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Capitolo Secondo

Qualche tempo prima delle vicende narrate nel precedente capitolo, le spie della Congregazione, in un dettagliato dispaccio, avevano informato il vice legato di Ferrara Francesco Pasini Frassoni che  Pietro Marino De Regis, noto il Carminate (con l’aiuto di altri membri dell’Accademia degli Increduli) stava scrivendo un libro che propagandava le idee rivoluzionarie diffuse  da Copernico nel libro proibito “De Revolutionibus Orbium Celestium, messo all’Indice sin dal 1616”.

Il vice legato Pasini Frassoni, che surrogava il titolare Giovanni Garzia Mellini, nominato da  Gregorio XV come  successore di Pietro Aldobrandini, pensò bene di mettersi   subito in contatto con  il cardinale suo diretto superiore, quantomeno per una duplice ragione. In primis perché il cardinale era il capo della Congregazione per la difesa della Fede e quindi non voleva rischiare che l’importante notizia  gli arrivasse da altri; in secundis egli voleva sapere da  Sua Eminenza come procedere, dandogli conferma così della sua fedeltà e della subordinazione, quantomeno formale. Conosceva inoltre assai bene le mire del grande porporato e già circolavano voci sulla salute precaria di papa Ludovisi. Una sua elevazione al soglio pontificio avrebbe significato per lui un sicuro avanzamento nella carriera ecclesiastica; forse la titolarità della legazione vacante e, in prospettiva, anche una investitura da  porporato.

E nella peggiore delle ipotesi, se fosse riuscito a far incriminare il De Regis, poteva pur sempre contare nella confisca delle sue lucrose proprietà, accresciutesi dopo la morte della madre e del patrigno, tra cui gli stava particolarmente a cuore la cascina di Lemole, in Greve di Chianti, che avrebbe potuto così unire a una piccola proprietà limitrofa ereditata dai suoi avi, senza contare la rendita di 20.000 scudi d’oro che essa rendeva all’anno all’eretico Carminate.

Originario di una famiglia che vantava in passato ricche ascendenze ma, al presente, scarsi mezzi economici, Francesco Pasini Frassoni aveva studiato grazie all’aiuto di uno zio, e dopo essersi laureato in diritto canonico, sempre aiutato dallo zio materno, era stato avviato alla carriera nella curia romana, raggiungendo il grado di consigliere della Segnatura Apostolica.  Uomo intelligente e ambizioso aveva però capito che altri, nella curia, vantavano appoggi più consistenti di quelli suoi e perciò svolse il suo sguardo in giro, riuscendo ad entrare in contatto con un potente cardinale che lo prese sotto la sua ala protettiva, promettendogli una facile carriera diplomatica. La vice legatura di Ferrara era per lui soltanto una tappa di questa carriera e sentiva che la sua spregiudicatezza lo avrebbe fatto arrivare ancora più in alto.

La primavera aveva già scacciato da un pezzo uno dei più rigidi inverni degli ultimi vent’anni (tutti  i ferraresi, a memoria d’uomo,  non ricordavano di aver visto  il Po ghiacciato), quando il vice legato scelse il più sveglio e il più giovane tra i suoi collaboratori e lo inviò a Roma dal cardinale Garzia Mellini per informarlo di quanto le spie locali della Congregazione gli avevano riportato.

Così, a fine maggio, il giovane chierico partì per la delicata ambasciata.

A metà giugno il suo segretario tornò con la notizia che le condizioni di salute del papa Gregorio XV si erano aggravate e che i cerusici di corte pensavano che il peggio fosse ormai inevitabile. Pertanto i grandi elettori, seppure in via informale, avevano di già iniziato le grandi manovre che precedevano il Conclave ormai imminente.

A maggior ragione occorreva che il cardinale papabile agisse con prudenza e con sagacia. Sia queste informazioni, sia le dettagliate istruzioni  che riguardavano il caso gravissimo della Nuova Accademia degli Increduli, erano state impartite  al giovane chierico,  inviato a Roma come messo fidatissimo, totalmente in forma verbale.   E meno male che egli godeva di  una memoria prodigiosa (affinatasi nello studi  classici e della grammatica della  lingua greca in particolare) perché le istruzioni che gli erano state dettate a voce dal cardinale medesimo, erano assai minuziose ed andavano riferite al vice legato tali e quali.

Il vice legato capì, ancor prima di apprenderne il contenuto,  che si trattava di questioni riservatissime (le istruzioni collegate al suo ufficio di vice legato giungevano  solitamente  per iscritto). Dal contenuto delle istruzioni ebbe inoltre conferma che il suo diretto superiore contava sull’appoggio della Spagna per la scalata al soglio pontificio (anche se personalmente non escludeva che lo scaltro porporato tramasse nascostamente per assicurarsi anche qualche voto dalla Francia). Il cardinale lo informava che doveva giungere   a Ferrara un suo emissario, un abile hidalgo spagnolo specializzato nelle indagini e negli interrogatori degli eretici e che contava su di lui per fornire al militare ispanico tutti i mezzi necessari ad espletare il suo incarico, senza che mai, per alcun motivo, dovesse figurare il suo nome.

Ma ad agosto, quando giunse a Ferrara la notizia della elezione di Maffeo Virginio Romolo Barberini al soglio pontifico con il nome di Urbano VIII,  dell’hidalgo spagnolo preannunciato,   Pasini Frassoni non aveva visto neppure l’ombra.

2. continua…

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RIEPILOGO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Quattro poeti, alla fine del XVII secolo, sfidando i divieti del Pontefice Clemente VIII, decidono di narrare la vita di Gesù in lingua volgare, ricavandola direttamente dalla versione  ufficiale latina del Nuovo Testamento. Il loro scopo è diffondere la parola di Gesù  tra il popolo e dimostrare che per capire ed amare il Cristo non c’è bisogno di intermediazioni culturali ma chiunque può pervenire alla Sua parola direttamente e per conto proprio.

 

Per sfuggire alla repressione del  Sant’Uffizio e del suo braccio armato, il temibile Tribunale dell’Inquisizione, che attraverso una fitta rete di spie controlla tutto il territorio dello Stato Pontifico e degli stati limitrofi, decidono di retrodatare la loro opera di circa cento anni e di celare la loro vera identità assumendo i nomi dei quattro evangelisti, segregandosi in una remota località al confine con la Toscana.

 

Ma la notizia, pur gelosamente custodita, circola tra i poeti e gli amici  dei quattro, i quali, attingendo alle fonti apocrife,   li aiuteranno  a colmare le lacune dei Vangeli canonici nella vita terrena di Gesù.

 

5 Ottobre 1582 – POMERIGGIO- Prima Parte

(Luca, Matteo e Giovanni vengono raggiunti da Marco che porta seco Giacomo di Alfeo e Giuda Taddeo, due poeti dell’Accademia che assumono i nomi dei cugini di Gesù, i quali narrano i loro ricordi d’infanzia, colmando così alcune lacune dei quattro scrittori canonici. Matteo ottiene di narrare la storia dei Re Magi)

 

Marco: – Salve amici!

 

Luca: – Salve a te, o Marco!

 

Giovanni: – Benvenuto a te ed agli amici che porti con te!

 

Marco: – Grazie! Penso che vi ricordiate di questi due grande letterati!

 

Luca: – E chi potrebbe mai dimenticarsi di loro e dei loro versi? Essi saranno decantati anche fra tre secoli e più!

 

Giovanni: – Sedetevi amici! Ti attendevamo con ansia, caro Marco!

 

Marco: E perché addirittura con ansia?

 

Matteo: – Prima di tutto non vedevo l’ora di proporti di svolgere tu le  funzioni di segretario dell’Accademia!

 

Marco: Per così poco? In fondo non dovrebbe esserci molto da scrivere! Io ho con me la mia versione in volgare già bella e  tradotta e, secondo gli accordi, ciascuno di voi dovrebbe aver fatto altrettanto: si tratta quindi soltanto di collazionare il tutto!

 

Matteo: Beh, però c’è da verbalizzare le sedute, espungere i brani ridondanti, correggere quelli ammessi, registrare quelli degli ospiti e così via discorrendo!

 

Luca: Ma così tu lo farai spaventare, Matteo!

 

Marco: Oh no, Luca! Stai tranquillo! Accetto l’incarico! Tanto più se confermate il ruolo centrale degli avvenimenti da me narrati sulla vita pubblica di Gesù!

 

Matteo: -Per me è il giusto riconoscimento per la tua personale biografia e confermo tale riconoscimento! E  voi Luca e Giovanni?

 

Luca: -Sì, sì, naturalmente!  Però ci resta comunque un vuoto nella vita di Gesù: quello che va dall’età di 40 giorni sino a quella dei dodici anni…….

 

Giovanni: – Anche per noi non ci sono problemi, ma c’è anche  un altro vuoto dai dodici sino ai trent’anni!!!

 

Marco: – Beh, animo allora! Perché cosa pensate che siano venuti qui Giacomo e Taddeo?

 

Matteo: – Ma…..loro due….sanno tutto?

 

Marco: – Certo! E sono venuti appunto per aiutarci!!

 

Matteo: – E non avete paura delle possibili conseguenze?

 

Marco: – Rilassati, Matteo! Ho pensato a tutto! Io verbalizzerò i loro interventi sotto i nomi dei due discepoli e cugini di Gesù!

 

Giovanni: – Sì, d’accordo! Ma c’è un altro problema!

 

Marco: Ah! C’è dell’altro, dunque!?

 

Giovanni: – C’è che ci serve il tuo parere ed il tuo aiuto per decidere quale delle due vie seguire nel prosieguo della nostra storia: se quella di Luca, che da Betlemme  conduce a Nazareth e quindi a Gerusalemme per poi riportarci subito dopo, ancora a Nazareth, oppure quella di Matteo, che da Betlemme ci conduce invece ad Egitto,  sino alla morte di Erode il Grande, prima di giungere a Nazareth!!!

 

Marco: – Ma io sono il meno indicato per dipanare questa matassa; chiediamo invece ai nostri due ospiti, che hanno studiato le fonti scritte dai due cugini di Gesù in persona!!! Chi più di loro, che oltretutto sono cresciuti insieme a Gesù, potrebbe illuminarci e fugare ogni dubbio??

 

Giacomo Minore: – Io sono pronto a dire tutto ciò che so, senza riserve; ma tenete in debito conto che i miei ricordi, così come quelli di mio fratello Taddeo, retroagiscono, al massimo, ai tre anni di Gesù e lì si fermano!

 

Marco: – E dai vostri parenti non avete appreso niente a proposito del viaggio in Egitto?

 

Giuda Taddeo: – Niente di niente!

 

Giovanni: – Nemmeno nel senso che magari siano partiti in Egitto dopo la presentazione al Tempio?

 

Giacomo Minore: – No davvero! Né zia Maria, né zio Giuseppe, né i miei genitori fecero mai alcun accenno a questo viaggio in Egitto. Naturalmente con questo io non voglio dire che tale viaggio non ci sia stato! Semplicemente dico di non averne mai sentito parlare!

 

Giuda Taddeo: – Zia Maria parlava volentieri del Tempio dove lei era stata allevata, come sta scritto nelle fonti da noi consultate e come vi dirà mio fratello Giacomo!

 

Giovanni: – Allora, se siamo tutti  d’accordo, chi ci impedisce di situare il viaggio in Egitto dopo la presentazione di Gesù al Tempio?

 

Matteo:- Ben detto, fratello! Propongo dunque che si prosegua con la presentazione di Gesù al Tempio! Ed io di seguito vi narrerò l’avventuroso viaggio della Sacra famiglia in Egitto!

 

Marco: – Bene! La parola ancora a Luca, ordunque!

Luca:

            – “Ogni primo maschio della nazione”

1        così è scritto – “sarà sacro a Jahwèh!”

Al tempo della purificazione,

dunque, giusta la legge di Mosè,

Giuseppe e Maria al Tempio Gesù

Condussero in offerta a Chi in Cielo   è!

E per donargli, in obbligo e virtù

Una coppia di tortore o colombi,

secondo quanto usavan le tribù!

A Gerusalemme, vecchio di lombi,

Simeone, giusto e timorato,

al quale di non vedere i piombi

della morte,  era stato  preannunziato,

prima che avesse visto il Messia

e che Israele fosse  confortato!

Mosso dal Santo Spirito, la via

del Tempio, mentre l’offerta adempievano

i due  dell’antica legge giudìa,

ei prese e giuntovi,  benedicevano

Iddio le sue parole,  abbracciando

Quella Luce nella Quale  vedevano

I suoi occhi le genti illuminando,

Per la gloria del popolo Giudeo,

la salvezza che andava preparando

ad ogni popolo.  “Or che mi beo

di cotanto, secondo la Parola,

lascia che vada in pace,  Santo Teò’,

 

il Tuo servo!” Ancor si sente e  vola,

nelle orecchie stupite di Maria,

la voce di Simeon, cui disse sola:

 

“ Di molti uomini  in questa terra mia,

per la rovina e la  risurrezione

Egli è, segno di forte discrasia,

 

perché esprimano rivelazione

i pensieri di molti animi e cuori!

Ed anche nel tuo cor dello schidione

 

Udrai della Sua carne  i molti  fori!”

 

 

Matteo: – Questa profezia fa venire i brividi solo al sentirla!!!

 

Marco: Se non sbaglio, oltre a Simeone, c’era anche una profetessa di nome Anna?

 

Giovanni: – Sì, è vero! Dai, Luca, narraci anche di Anna!

 

Luca:

 

 

-C’era anche Anna, una profetessa

Figlia di Fanuéle, della Tribù

Di Aser. Avanzata d’età, essa,

 

rimasta vedova, non s’era più

sposata. Aveva ottantaquattro anni

e serviva Dio notte e giorno, su

 

nel Tempio, con digiuni, preci e affanni!

Anche Anna s’unì dunque a Simeone,

nelle lodi a Dio; e a quanti dei danni

 

morali dei Giudei,  la Redenzione

aspettavano per mezzo del Messìa,

parlava di Gesù! A conclusione

 

dei riti, attraverso la Samaria

tornarono alla città Galilea

di Nazareth. Il Bambino via, via

 

cresceva forte e sapiente ed avea

sopra di Lui la grazia del signore!”

…continua…

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