Articolo taggato “unità”

SCENA QUINTA

LA SCENA si svolge nello studio di casa Straneo tra l’Avv. Straneo , la moglie Donna Margherita, e Luigia Straneo in occasione dell’arrivo della lettera diffamatoria nei confronti di Gaspare Nicolosi. L’arredamento consiste di un’ampia scrivania in stile posta in fondo al proscenio; più avanti ci saranno tre sedie e un basso tavolino sempre in stile ottocentesco, se non reperibili in stile Luigi XVI.

 

Luigia (in tono drammatico, restituendo la lettera al padre)

- No, padre, io non credo a una sola parola di quello che c’è scritto in questa lettera!!!

 

Avv. Straneo (in tono paterno)

-  Mi dispiace figlia mia! Cerca di aprire gli occhi davanti alla realtà!!!

 

Luigia

- E la verità sarebbero le falsità di quella lettera??? Mamma diteglielo anche voi che non si può credere ad occhi chiusi alla lettera di una persona sconosciuta!!!

 

Avv. Straneo

-         Veramente lo sconosciuto qui è proprio questo Gaspare non so che; quel garibaldino siciliano che vorrebbe sposarsi con mia figlia !!!

Luigia (gettandosi tra le braccia della madre singhiozzando)

-         Oh mamma, ma io lo amo e so che lui non mi inganna!!!!

(esce con un’ultima, fuggevole  carezza della mamma)

5. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Scena Terza

 

Nel salone delle feste del circolo ufficiali del 48° reggimento Piemonte  fanteria di Alessandria si balla un walzer.

I garibaldini indossano ormai l’elegante divisa degli ufficiali piemontesi e mischiati ai vecchi colleghi, ballano con le giovani dame della borghesia alessandrina convenute per dare il benvenuto ai nuovi ufficiali e festeggiare così l’unità d’Italia. Ad un certo punto le coppie, venuta a cessare la musica, si disporranno su due ali laterali: donne a destra e uomini a sinistra.

Luigia Straneo comincerà a cantare l’aria di benvenuto.

ARIA DI LUIGIA

(soprano)

Benvenuti o Garibaldini

benvenuti qui dove son nata!

Benvenuti o figli d’Italia

nella terra che adesso s’inasta

alle terre da sempre sorelle

verso il mare che confini non ha!!

Mentre si formano le nuove coppie e riprende il ballo, i quattro amici, ora in uniforme regia, si ritrovano al centro della scena.

Gaspare

- Che  bella voce! E che incantevole creatura! Sapete per caso come si chiami?

Leopoldo

- Io no, ma Lorenzo e Francesco forse ne possono sapere più di me!

Lorenzo

- Parlate di Luigia Straneo?

Francesco

- Hei,  Gaspare, punti in alto tu!

Gaspare

- In che senso?

Lorenzo

Quella è la figlia primogenita dell’avv. Sebastiano Straneo, ricco viticultore del Monferrato e cavaliere di casa Savoia!

Leopoldo

E bravo Gaspare! Lì troveresti sticchiu, sordi, e cosett’e sida!!!

Gaspare

- Amici, il vostro Gaspare, quando cerca la donna della vita ha ben altro per la testa!

Lorenzo

- E quindi?

Gaspare

-Quindi se potete, fatemi sapere se si tratta di donna dalla irreprensibile condotta oppure no!

Francesco

Ohè! Ma allora fai sul serio?

Leopoldo

- Colpo di fulmine fu!

Gaspare

- E già! Un siciliano quando s’innamora fa sempre sul serio!

ARIA DI GASPARE

(Tenore)

Quando lasciai Mazara

a seguito di Garibaldi

lo feci per amor dell’avventura:

la gloria fu il mio compenso!

Ma anche sotto l’uniforme regia

pulsa il mio cuore intrepido;

Ove non potè il Borbone infame

vinsero i suoi occhi, i suoi capelli biondi

e la sua voce infine lo espugnò!

fine scena terza

…continua…

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Scena Seconda

(Gaspare e tre suoi amici garibaldini giocano ai dadi)

Lorenzo Bardi:  (intascando i soldi in tono gioviale) – Hai perso ancora Gaspare! Oggi la fortuna è con me;

Francesco Lotti: (dando una pacca sulle spalle a Gaspare) -Sfortunato al gioco, fortunato in amore!

Gaspare Nicolosi : -Tutti ai bagni,amici! Oggi è giorno di festa!

Leopoldo Gast:  (dispiegando un foglio) – Il proclama del generale Garibaldi parla chiaro: il re gli ha promesso che saremo arruolati nell’esercito regio con il grado che ci compete!

F.L.:  ( impettito in una posa buffonesca)

Adesso siamo ufficiali del re!

L.G. (Cs) : – Caro Gaspare avrai un intero stipendio reale da spendere ai dadi e alle carte…

Gaspare: –  (dirigendosi ai bagni)… e alle donne!

I quattro si avvieranno ai bagni intonando slogans scurrili e goliardici.

2. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Musical con un prologo, un atto e 13 scene di ignazio salvatore  basile tratto dal romanzo  omonimo dello stesso autore.

Tra la scena Undicesima e la scena Dodicesima trascorre circa un anno.

Personaggi e interpreti

Gaspare Nicolosi: Ufficiale garibaldino

Luigia Straneo: Innamorata di Gaspare

Avv. Sebastiano Straneo: padre di Luigia

Margherita Doria: Moglie del precedente e madre di Luigia

Bartolo Straneo: cugino di Luigia e imprenditore

Lorenzo Bardi: collega garibaldino di Gaspare

Francesco Lotti: altro collega garibaldino

Leopoldo Gast: altro garibaldino

Pietro Massari: altro innamorato di Luigia e socio in affari di Bartolo

Emilio Ferrarini: altro socio in affari ed amico di Bartolo

Carletto: Cameriere in casa Straneo

Maitresse dei Bagni

Signorine dei Bagni

Soldati ai Bagni

Ballerini e Ballerine

Prologo

Su uno sfondo che ritrae l’immagine o la scultura di Giuseppe Garibaldi  che consegna le chiavi del Regno delle Due Sicilie al Re Vittorio Emanuele II un gruppo di garibaldini gozzoviglia e balla in un bordello di lusso.

Siamo a Teano ad ottobre del 1860.

Sullo sfondo si legge un cartello con la scritta ” Taverna Catena- Bagni per militari- Città di Teano”.

Sulla sinistra una maitresse stacca biglietti per il piano superiore (Ai Bagni);

sulla destra un gruppo di ragazze balla un ballo sensuale in abiti discinti osservate bramosamente da un pari numero di militari che le incitano a svestirsi un po’ di più durante il ballo, in una sorta di spogliarello improvvisato;

al centro Gaspare ed altri garibaldini giocano a dadi;

ad un certo punto la musica e i balli cesseranno e i militari con le ballerine saliranno “Ai Bagni” dopo aver pagato il biglietto di ingresso alla maitresse”

Scena Prima

(Di fronte al proscenio, proprio davanti a Gaspare ed ai suoi amici che giocano ai dadi, le dame del Bagni della Taverna Catena si esibiscono in una danza sfrenata e sensuale incitate dai soldati.

Primo soldato: – Dai, bella! Giù quei veli!!!

Secondo soldato: – Sei meglio della moglie del mio comandante!!!

Terzo soldato: – Oggi conoscerai come carica un soldato di fanteria!!!

Quarto Soldato: – Io sono un fante d’assalto e voglio espugnare monti e colline!!!

Le risate e i balli continueranno per un tratto; poi, cessata la musica, soldati e dame si recheranno alla biglietteria.

Maitresse: Signorine belle andate pure su a prepararvi. I vostri cavalieri vi raggiungeranno presto.

Primo soldato: – Ci puoi giurare, vecchia megera!!!

Maitresse:- (in tono di finta offesa)Piano con le confidenze, soldatino! Per tua norma e regola io sono la Maitresse!!!

Secondo soldato: Certo, come io sono il conte di Cavour!!!

Terzo: E io sua cugina  la marchesa di Castiglione.

Maitresse (c.s.ai soldati che si appressano ad entrare verso il piano superiore): Piano soldatini! Una lira a testa per il servizio completo!!!

Quarto soldato:  (imitato dai compagni pagherà la sua lira) Prego sciura la Madama! E spero che le sue damine se la sappiano guadagnare.

Maitresse (intascando i danari): Le mie damine son le più belle e le più brave della regione, cari i miei soldatini!!!

Primo soldato: (facendo per salire dopo aver pagato) Beh, poi le sapremo dire siora Maitresse!!!(escono)

1. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

L’Epopea dei  Mille e le camicie rosse (1859-1861)

Se Garibaldi è il leone, coraggioso e combattivo, Cavour è la volpe, l’astuzia e l’attesa!

Cavour, presidente del governo del Regno di Sardegna, si   impegna nella guerra di Crimea per essere più vicino alla Francia di Napoleone III. A seguito di Plombières,  trattato di alleanza tra la Francia e la Sardegna, Cavour provoca  un attacco da parte dell’Austria,  per consentire l’attivazione dell’accordo di assistenza da parte della Francia.
Così Cavour sta sviluppando una serie di provocazioni, e l’Austria cadde nella trappola.

Il 26 Aprile 1859, l’Austria apre così le ostilità contro il Piemonte, ciò che innesca le condizioni di esecuzione dell’alleanza franco-sarda. Il 27 aprile 1859, gli austriaci hanno attraversato il confine del Ticino, e lo stesso giorno, i francesi hanno attraversato le Alpi.

Nel 1858-1859, Cavour e Garibaldi si vedono per la prima volta nel 1856. Lo statista sabaudo prevede di utilizzarlo attivamente nella guerra imminente, mettendolo a capo di volontari. I 3.200 uomini reclutati da Garibaldi diventano, il 17 marzo, il corpo dei Cacciatori delle Alpi sotto l’autorità del generale Cialdini. Garibaldi è  nominato maggiore generale. Per la prima volta incontra  Vittorio Emanuele II.

Il rapporto tra Garibaldi e Cavour soddisfa le esigenze della situazione fino alla fine della seconda guerra d’indipendenza (1859). Garibaldi supporta l’azione di governo e la preparazione del conflitto per  espellere l’Austria, mentre  Garibaldi propugna  il supporto per l’insurrezione lombarda per provocare la guerra.

I primi disaccordi appaiono poco dopo, soprattutto quando Cavour cede Nizza alla  Francia, nel 1860. E più tardi ancora, prima della morte di Cavour, Garibaldi, dopo avere  fortemente criticato il governo italiano perchè  vorrebbe sciogliere l’esercito del sud che ha partecipato alla spedizione dei Mill  (Garibaldi otterrà dal re l’immissione dei garibaldini nei ranghi dell’esercito regio ma, come diremo in seguito, Cavour boicotterà in parte questo accordo).

Ma torniamo al 1859 . Garibaldi, quindi, assume la difesa del  Lago Maggiore con il permesso di reclutare nuovi volontari. Il 23 maggio, ha iniziato una campagna di successo nel nord della Lombardia. Il 26 maggio, egli spinge il generale comandante austriaco  a Varese e dopo avere sconfitto l’esercito austriaco nella battaglia di San Fermo, prende la città di Como. Per le sue azioni, è stato insignito della medaglia d’oro al valor militare.  The Times riferisce le sue imprese e Marx ed Engels parlano regolarmente sul New York Daily Tribune delle imprese di Garibaldi.

L’8 Luglio 1859, Napoleone III firma l’armistizio  ponendo fine alla seconda guerra di indipendenza italiana. La Lombardia è unita al Regno di Sardegna, mentre Venezia rimane austriaca. Alcuni piccoli ducati (Firenze, Parma, Bologna, Modena) dichiarano la loro annessione al Regno di Sardegna e il 10 agosto, una lega militare è  affidata a Garibaldi, che ne accetta il comando, dopo le dimissioni dall’esercito sardo.

Questo ruolo di  organizzatore,  operativo in nulla, nonè  adatto a Garibaldi.  Torino manda così Manfredo Fanti a sostituire Garibaldi. Sotto l’autorità di Franti, è quindi in grado di svolgere l’azione per la quale egli chiede il supporto di Mazzini, tentando una invasione delle Marche e dell’Umbria pontificia. Una serie di decisioni contraddittorie lo porteranno a dimettersi il 15 novembre, su richiesta di Vittorio Emanuele II.

Nel mese di aprile 1860 Garibaldi fu chiesto di dirigere una spedizione per sostenere la rivolta iniziata a Palermo, Sicilia. Dopo qualche esitazione, ha deciso di partecipare alla invasione del Regno delle Due Sicilie, il numero di volontari ha raggiunto un migliaio di uomini, che ha dato il nome alla società leggendaria. Garibaldi è supportato con cautela da parte del governo del Regno di Sardegna.

L’imbarco delle truppe, avviene  la notte del 5 maggio a Quarto, vicino a Genova, e il viaggio comincia in disordine, senza munizioni e scarsità di carbone. L’11 maggio, le due navi, Piemonte e Lombardo,  arrivano in Sicilia e sbarcano a Marsala, godendo della protezione di due navi inglesi che entrano nel porto. Non di meno le navi borboniche, come dice Garibaldi nelle sue Memorie, sparano contro  i  Garibaldini, già sbarcati, ma senza successo.

Il combattimento svolge  a vantaggio di Garibaldi aiutato dai siciliani: vincono a Calatafimi il 15 maggio 1860, entrano vittoriosi a  Palermo il 27 maggio e risultano vincitori  nei pressi dello Stretto di Messina, a Milazzo, il 20 luglio.

Dal mese di maggio, Garibaldi si proclamò dittatore (nel senso romano del termine), in nome di Vittorio Emanuele II, e nel mese di giugno, ha formato un governo. Pertanto, Garibaldi continua la sua conquista del continente e marcia su Napoli, che  prende il 7 SET 1860.

Cavour ha organizzato una spedizione per impedire il consolidamento del potere Garibaldi, temendo che egli  formi una repubblica. Le truppe piemontesi combattono le truppe pontificie a Castelfidardo. Garibaldi affronta e sconfigge i 20.000 soldati dell’esercito dei Borboni a Volturno.

I plebisciti in Sicilia e di Napoli ratificano l’annessione del Regno delle Due Sicilie in favore del  Piemonte. Il 26 ottobre nei pressi di Teano Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II e lo saluta  come il Re d’Italia.

Il 9 nov 1860, Garibaldi si ritira a Caprera dopo aver rifiutato tutte le ricompense, ciò che affascina i suoi contemporanei quasi quanto la sua attività.

Garibaldi è il vero artefice della unificazione del Regno d’Italia, il quale è solennemente   proclamato 17 marzo, 1861.

Quando egli entra  all’interno del parlamento italiano, dopo essere stato eletto deputato nel  primo parlamento italiano, i deputati accolgono il suo ingresso con una ovazione.

Questa è l’occasione per lui di prendere una posizione, ha espresso il suo disaccordo con il rifiuto delle autorità e in particolare di Fanti, ministro della guerra, di integrare i volontari dell’esercito meridionale nell’esercito regolare.

Cavour reagisce violentemente chiedendo invano, al presidente della Camera di Rattazzi di richiamare all’ ordine Garibaldi. La riunione è sospesa. Nino Bixio tenta nei giorni successivi una riconciliazione . Garibaldi, che è tornato a Caprera, ottiene un successo parziale. Dopo pochi giorni, molti dei suoi ufficiali e parte dell’esercito meridionale sono integrati.

A tal proposito mi sia consentita una digressione e una autocitazione: ho scritto un romanzo sulla storia vera di un Garibaldino siciliano, chiamato Gaspare Nicolosi, che è stato integrato nell’esercito regolare e che ha fatto carriera  fino al gradi di colonnello!
La  nipote del Garibaldi, che mi ha contato la storia, si chiamava Silvia Nicolosi, e viveva a Cagliari dove è morta a  100 anni nel 2012! Il romanzo è stato pubblicato con il titolo  “Un amore Garibaldino” che ha dato il  titolo anche a un  musical  che spero venga  rappresentato al più presto!

Cavour morì il 6 giugno, senza che i rapporti con il nostro eroe siano migliorate.
Il suo triste destino: ha visto l’Italia unita e subito dopo è avvenuta la sua morte. Questa è la vita, cari amici!

… continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

 La dimensione europea che Garibaldi aveva raggiunto nella sua vita si esprime anche in un impegno massonico totale e sincero. Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro di quasi tutte le convinzioni italiane, iniziò a frequentare la Massoneria e divenne la figura di laico e anticlericale più illustre d’Italia. In questo egli era veramente il massone numero uno in Italia e non solo: un forte sostenitore di ideali massonici europei e universali.

Questo è il motivo possiamo dire che Garibaldi è un figlio del suo tempo: gli ideali dei Lumi, il respiro rivoluzionario, i segreti napoleonici di massoneria, i desideri di  libertà e indenpendenza dei popoli nel mondo, l’anticlericalismo, le istanze liberali costituiscono la sua  lotta serrata a favore di coloro che cercano la libertà!

Garibaldi si insediò a Rio de Janeiro, ospite della piccola comunità di esuli italiani emigrati. Con uno di questi amici, il signor Rossetti, ha avviato un’attività  commerciale, ma i due non sono fatti per il commercio e per il mondo degli affari.
Durante questo periodo, decide di diffondere i sentimenti rivoluzionari tra i suoi connazionali e resta in contatto con gli attivisti in Europa di Mazzini e con i suoi corrispondenti  Antonio Ghiglione e Luigi Canessa.

Garibaldi divenne presidente della cellula locale della  Giovine Italia nel continente sudamericano. Aderisce anche alla loggia massonica di Vertud.

Certamente il nostro eroe è un uomo intelligente, ma non ama molto gli intrighi  della politica e i rituali delle logge massoniche: un uomo di azione come Lui non può amare  i dibattiti eil  tempo  dell’evanescenza! Egli è nato per l’azione che segue il pensiero, non per  il pensiero seguito da un altro pensiero e da un altro pensiero ancora all’infinito!

In ogni caso, la sua intenzione è quella di continuare a vivere grandi  avventure anche  in America.

Dopo il settembre 1835, proclamata la Repubblica Riograndense (1836) da Bento Gonçalves da Silva , Garibaldi si dichiara pronto a lottare per gli ideali  umanitari.

Nel maggio 1837, riceve una lettera di patente marittima  da parte del governo di Rio Grande do Sul, che si sta ribellando contro l’autorità dell’Impero del Brasile.

Sfida un impero con la sua barca di nome Mazzini.

L’11 aprile 1838,  respinge un battaglione  brasiliano imperiale (Battaglia di Galpon Xarqueada) e impedisce al  generale Davi Canabarro di prendere il porto di Laguna, capitale della provincia di Santa Caterina (25 luglio 1839); ciò  che facilita la creazione della Repubblica Catarinense Juliana, ma i repubblicani riappaiono sulle alture dove le battaglie si svolgono con alterne fortune di entrambe le parti.

 Garibaldi è  coinvolto per la prima volta in un combattimento esclusivamente terrestre, vicino Forquillas: attacca con i suoi marinai, che fanno arretrare i  nemici.

Durante questo periodo, egli  si invaghisce, contraccambiato, di Manuela Ferreira de Paula, nipote di Bento Gonçalves da Silva, alla quale  rinuncia a causa della differenza di status sociale.

Nel 1839, quando si trova a Laguna, incontra Ana Maria de Jesus Ribeiro, di appena 18 anni. Una storia d’amore nasce tra i due giovani, anche se Anita è già sposata con Manuel de Aguiar Durante. Lo lascia per  seguire Giuseppe: i due si  sposeranno nel 1842 dopo la morte del marito di Anita.

Nel 1841, non vedendo una rapida conclusione della guerra, e su richiesta di Francesco Anzani, un esule lombardo con il quale diventa amico e che vuole la sua presenza in Uruguay, Garibaldi si congeda con il permesso di Gonçalves, per trasferirsi a Montevideo dove sono attivi  molti stranieri, soprattutto francesi e italiani.

Lì, la guerra tra il presidente uruguayano Manuel Oribe, che è stato rovesciato, ma è sostenuto dal governo di Buenos Aires di Juan Manuel de Rosas, e il nuovo governo guidato dal generale Fructuoso Rivera che ha   il sostegno di Brasile, delle flotte francesi e inglesi, e dell’Argentina “unitaria” (Partido Unitario di liberale).

Dichiarata nel dicembre del 1838, la guerra è  chiamata Grande Guerra 1839-1851.

A Montevideo, Garibaldi insegna matematica.

La flotta della Confederazione argentina opera sotto il comando dell’ammiraglio William Brown di origine inglese, mentre Montevideo è sotto il comando del commodoro John Coe di origine americana.

Il governo di Montevideo chiama Garibaldi.

Presso il  Río de la Plata, la Marina argentina cerca di bloccare il porto di Montevideo. Il 16 Agosto 1842 una battaglia navale  svolge sul fiume Paraná, vicino alla città della Costa Brava. Le navi comandate da Garibaldi combattono contro le forze e i  mezzi di Brown,  il quale ha  navi e uomini nettamente  superiori. Dopo aver subito pesanti perdite, Garibaldi dà fuoco alle sue navi per impedire che cadano nelle mani di Brown; riesce così  a farla franca, salvandosi  con i sopravvissuti.

Come già detto, lo stesso anno 1842, Garibaldi sposa Ana Maria de Jesus Ribeiro, dalla quale avrà quattro figli: Domenico, Ricciotti e  Menotti; mentre Rosita  muore in tenera età.

Garibaldi è diviso tra le operazioni di terra e di mare, si ricostruisce una flottiglia a capo della quale è riuscito nel mese di aprile 1842, ad evitare che le navi Brown riescano nell’obiettivo di  occupare la Isla de Ratas, nella baia di Montevideo.

Nel mese di aprile 1843, poi torna a Montevideo dove  Garibaldi riesce ad organizzare e dirigere un gruppo di volontari chiamato Legion Italiana (legione italiana), che è al servizio del governo di Montevideo, il Gobierno de la Defensa (Governo della Difesa). Questi uomini inesperti, combattono la loro  prima battaglia in occasione del ” Combate de Tres Cruces” il 17 novembre 1843, nei pressi di Montevideo.

Gran parte dei combattenti è di origine straniera, soprattutto francesi (2500 uomini)  e italiani (da 500 a 700 uomini):  su 6.500 soltanto 800 sono uruguaiani.

La Legione italiana formata da  Garibaldi adotta  la camicia rossa,originariamente in uso dei lavoratori tessili destinati ai mattatoi argentini.

Questa maglia rossa è un elemento essenziale del mito di Garibaldi, ma dobbiamo ricordare anche il cappello e il poncho gaucho della pampa.

I suoi legami con le logge massoniche gli valgono, nel 1844, l’ammissione agli “Amici della Patria”, che dipendono dal Grande Oriente di Francia.

Per difendere gli interessi dei loro cittadini, i francesi e gli inglesi chiedono agli argentini di ritirare e , di fronte al loro rifiuto,  bloccano  la flotta argentina. Brown, sconfitto,  torna alla vita civile. I rapporti tra le nazioni si inaspriscono, consentendo a  Montevideo, con il sostegno dei suoi alleati, di allentare la morsa del blocco.

Nel mese di aprile 1845,  Garibaldi si imbarca in una nuova flotta di 20 navi e circa 900 uomini, gli Alleati sbarcano e riescono ad occupare e saccheggiare Colonia del Sacramento con la partecipazione di squadre francesi e inglesi.

L’8 febbraio 1846, nell territorio di Salto, nei pressi del fiume San Antonio, un affluente del fiume Uruguay, Garibaldi e la sua legione italiana vincono la Battaglia di San Antonio contro le forze superiori della Confederazione, alla quale  infliggono pesanti perdite, sbaragliandola  dopo aver perso circa un terzo della propria forza d’urto.

Le implicazioni di questa vittoria sono immense, he varrà ai vincitori  lo status di eroi;  la  fama di Giuseppe Garibaldi diviene internazionale e la stampa italiana racconta le sue imprese agli entusiasti lettori.

Egli rinuncia a fama e denaro, alle terre che  Gonçalvo Bento gli ha promesso, desideroso  di vedere cosa lo attende al di là dell’oceano.

Lascia così il  certo per l’incerto, la sicurezza per l’avventura, gli agi per  i disagi!

Lasciando l’America sulla barca Esperance,  Garibaldi è preso da una febbre spirituale, ansioso per l’Italia,  ancora dominata da stranieri e divisa, come abbiamo già descritto. I suoi pensieri, le sue emozioni durante quel viaggio, mi fanno  ripensare alle immortali  parole che Dante ha messo in bocca a Ulisse nel Canto 23 dell’ Inferno:

” Compagni, che siete arrivati nei mari d’Occidente, dopo avere sfidato molti pericoli, e che avete, come me, poco tempo da vivere ancora, non rifiutate di  camminare incontro al sole, per avere  la soddisfazione di vedere i nobili abitanti dell’altro emisfero! Considerate la vostra umana essenza : fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza “

Il 23 giugno 1848, dopo 14 anni di assenza, Garibaldi sbarca a Nizza con i suoi compagni, la guerra è già cominciata;   ha lasciato Nizza per  Genova con 150 volontari. Garibaldi, la cui fama ha preceduto il suo arrivo, offre la sua spada al re di Sardegna, pur  ripetendo che è un repubblicano, ansioso soltanto, in quella contingenza,  di cacciare l’austriaco; anche se Carlo Alberto è contestato dai democratici, che lo sospettano di voler annettere Milano e i milanesi, e di non essersi impegnato abbastanza per cacciare gli austriaci.

…continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Prima di continuare,  dobbiamo descrivere brevemente la situazione del Brasile e dell’America meridionale quando Garibaldi arriva a Rio de Janeiro. Nel 1835 regna  in Brasile e in  tutto il Sud America una  grande tensione,  a causa di conflitti per l’ indipendenza.
Dopo la conquista napoleonica della Spagna, le colonie del Sud America si sono  impegnate in un processo di indipendenza  che si è concluso con la sconfitta della Spagna. I vice-regni sono suddivisi in un certo numero di repubbliche indipendenti tra cui la Provincia  Cisplatino, la Confederazione Argentina,  ilParaguay.
Per quanto riguarda il Brasile, dopo l’invasione del Portogallo da parte di Napoleone, la famiglia reale (che discende da un ramo collaterale dei Capetingi), andò in esilio a Rio de Janeiro e la colonia fu elevata a  regno. Giovanni VI tornò a Lisbona, a causa della rivoluzione liberale del 1820, mentre suo figlio Pietro divenne reggente del Brasile. Nel 1822, divenne imperatore del Brasile sotto il nome di Pietro I . Nel 1831, fu costretto ad abdicare in favore del figlio Pietro II, per recarsi in Portogallo a ripristinare la figlia sul trono di  Lisbona,  usurpatole dal fratello minore dell’imperatore Michele I.
Pietro II, tuttavia, è ancora minorenne (la maggiore età è prevista al 2 dicembre 1843., Anche se i liberali, riescono a fare approvare una legge per abbassare la maggiore età Pietro II dai diciotto ai quattordici anni). E’ stata istituita una reggenza , ma la sua autorità mostra i suoi limiti. Il Brasile ha vinto tre conflitti internazionali ( la guerra de la Plata, quella contro l’Uruguay e la guerra del Paraguay).
Credendo che la concessione di una maggiore autonomia ai governi provinciali e locali avrebbe calmato il crescente dissenso, l’Assemblea generale ha adottato nel 1834, un emendamento costituzionale chiamato Ato Adicionale (Atto Aggiuntivo) che aumenta i loro poteri. Invece di porre fine al caos, questo emendamento esacerba vieppiù le rivalità locali e le ambizioni. La violenza è scoppiata in tutto il paese. I partiti politici di tutti i colori cercano con tutti i mezzi di dirigere le amministrazioni provinciali e comunali, e ciascuna parte che ha preso il potere in una provincia sta anche cercando di prendere il controllo di tutto il sistema elettorale e politico. Mentre le parti che hanno perso le elezioni, cercano di  sollevare  le popolazioni e  di prendere il potere con la forza, provocando rivolte diverse, come la guerra Farrapos, Cabanagem e Balaiada.
Questa è la situazione che trova il nostro eroe nel 1835, quando sbarca a Rio de Janeiro.

… continua…

Tag:, , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Per chi ne avesse piacere, comunico che la Casa Editrice “La Riflessione” di Davide Zedda, organizza una serata di presentazione al Lazzaretto di Cagliari (Salone Principale) sabato 9 febbraio alle ore 17,00. L’autore sarà lieto di accogliervi personalmente e di rispondere alle domande che gli organizzatori e il pubblico vorranno sottoporgli. Vedere Locandina a lato.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

5)Il primo esilio(1835-1848)

Prima di continuare con la nostra storia,  dobbiamo brevemente descrivere la situazione del Brasile e del Sud America quando Garibaldi arriva a Rio de Janeiro. Una grande confusione regna nel 1835 in Brasile e in tutto il Sud America a causa di una guerra di potere .

 

Dopo la conquista napoleonica della Spagna, le colonie del Sud America si impegnano in un processo di indipendenza che si conclude con la sconfitta della Spagna. Il territorio è suddiviso in una serie di repubbliche indipendenti incluse località cisplatine, la Confederazione Argentina, Paraguay.
Per quanto riguarda il Brasile, l’invasione del Portogallo da parte di Napoleone,  obbligò la famiglia reale (che discende da un ramo collaterale dei Capetingi, ), andò all’esilio a  Rio de Janeiro e la colonia è elevata a  regno .

Giovanni ritornò a Lisbona causa della rivoluzione liberale del 1820, mentre suo figlio Pierre divenne reggente del Brasile. Nel 1822 divenne imperatore del Brasile sotto il nome di Pietro il primo. Nel 1831, fu costretto ad abdicare in favore del figlio Pietro II °, per  recarsi in Portogallo a ripristinare la figlia sul trono di  Lisbona usurpato dal fratello minore dell’imperatore Michele I.

 

Pietro II, tuttavia, è ancora minorenne (il raggiungimento della maggiore età è prevista  per il 2 dicembre, 1843).

 

Anche se i liberali riescono a fare passare una legge che abbassa l’età  di Pietro II,  da 18 a 14), una reggenza è stata istituita con l’obbiettivodi affrontare i suoi limiti di autorità. Il Brasile vince  tre conflitti internazionali (la guerra cisplatina, la  Guerra uruguaiana e la guerra contro il Paraguay).

 

Credendo che la concessione di una maggiore autonomia alle entità provinciali e locali dovrebbe calmare il crescente dissenso, l’Assemblea Generale nel 1834, ha adottato l’emendamento costituzionale chiamato Ato Adicionale (Atto aggiuntivo) che aumenta il loro potere.

Invece di porre fine al caos, questo emendamento non fa che aumentare le rivalità locali e le ambizioni. La violenza esplode in tutto il paese. I partiti politici di tutti i colori cercano con tutti i mezzi  di prendere il controllo del sistema elettorale e il potere politico sull’ intera regione.

Questa è la situazione che il nostro eroe scopre  quando arriva nel 1835 a Rio de Janeiro.

 

La dimensione europea che Garibaldi aveva raggiunto  lo spinge a  un impegno totale e sincero nella loggia massonica. Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro di quasi tutti italiani, entra  al servizio della massoneria e diviene la figura di spicco dell’Italia laica e anticlericale.

In questo egli era veramente il massone n. 1 in Italia, e non solo, un forte sostenitore di ideali massonici europei e universali.

 

Possiamo dire che Garibaldi è un figlio del suo tempo: gli ideali dell’Illuminismo, il respiro napoleonico,  i segreti della Massoneria, i desideri di libertà e di indipendenza di tutti i popoli del mondo, l’anticlericalismo, sono tutti ideali da infonedere  in  una lotta serrata per tutti coloro che cercano e combattono per la libertà!

…continua…

Tag:, , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Se vi dicessi che Cagliari é stata la Capitale d’Italia per diversi secoli, cosa rispondereste?

A) Che sono il solito Sardo orgoglioso in cerca di riscatto storico;

B) Che Cagliari non é mai stata capitale di niente;

C) Che le capitali d’Italia sono state nell’ordine: Torino, Firenze e Roma;

D) Sì, é vero, Cagliari é stata Capitale del Regno di Sardegna (poi divenuto Regno d’Italia) dal 19 giugno 1324 al  17 marzo 1861.

Se avete risposto A) siete uno che crede troppo negli stereotipi;

Se avete risposto B) o siete un Continentale un po’ razzista oppure siete un Sardo vittimista e autodistruttivo;

Se avete risposto C)  siete una persona preparata ma potete scoprire, se volete, che la Storia non é così come ce l’hanno insegnata e che la si può studiare cercando anche di divertirsi;

Se avete risposto D), infine,  avete letto il libro di Francesco Cesare Casula dal titolo “La Terza Via” Edizioni ETS e aderite al metodo storico di cui lo studioso sardo é fondatore.

Andiamo  c0n ordine: intanto la mia domanda é stata appositamente formulata in modo ambiguo; se  interpretata in senso sincronico, la risposta giusta era appunto la D); in caso contrario (se interpretata in senso diacronico) come  risposta giusta doveva  accettarsi    la C).

Quello che voglio dire é che lo stato italiano odierno é l’erede del Regno di Sardegna, fondato di fatto a Cagliari il 19 giugno 1324, in seguito alla sconfitta dei Pisani ad opera degli Aragonesi sul Colle di Bonaria, a Cagliari (ma già esistente di diritto, con il nome di Regno di Sardegna e Corsica sin dal 4 aprile 1297 ad opera del papa Bonifacio VIII ,proprio quello dell’Inferno di Dante; il nome di Corsica, il Regno, lo perderà nel 1420; nel 1718, col trattato di Londra, che assegnerà il Regno ai Savoia, lo strappo sarà ancora più violento, sradicando il Regno dall’alveo originario voluto dal papa Bonifacio VIII; ma vane furono le proteste della Chiesa anche in questa occasione).

In conclusione Cagliari é stata capitale del Regno per oltre cinque secoli ma noi Sardi continuiamo ad ignorarlo, trascurando la storia patria, che (quantomeno) dovrebbe essere studiata in tutte le scuole sarde di ogni ordine  e grado.

Scuotiamoci, o Sardi, dal nostro torpore millenario, e impariamo ad apprezzare le tante cose belle che abbiamo, senza più piangerci addosso e autocommiserarci (o autocolonizzarci).

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments 5 Commenti »

1) Gli anni di apprendistato e l’incontro con i simoniani  e con il misterioso credente in Turchia (1822-1834);

Peppino, quindi, a quindici anni, convinse il padre a fargli seguire una carriera marittima e si arruolò come mozzo, poi, a 17 anni, si imbarcò sulla Costanza comandata da un  italiano, il signor Angelo Pesante. Il suo primo viaggio si  svolge a Odessa, Mar Nero, e fino a Taganrog, Mar d’Azov,  per il commercio del grano.

A  18 anni, nel 1825, si trova a Roma dove era andato con suo padre con un carico di vino per i pellegrini del Giubileo di papa Leone XII. Questo viaggio a Roma è una rivelazione, ma anche una delusione: la Roma dei papi, è molto diversa da quella che immaginava. Da lì inizia la disaffezione  contro i papi e comincia a maturare la sua idea di restituire   Roma all’ Italia, ma il destino non sarà molto benevolo con il nostro eroe, per quanto riguarda Roma, come vedremo in seguito.

Nel 1827, a bordo del brigantino Cortese,  riparte per il Mar Nero, ma i marinai verranno attaccati  da   corsari greci; nel mese di agosto 1828, si ammala e viene sbarcato a Costantinopoli, dove rimane fino alla fine del 1831 .

Si integra nella comunità italiana e si guadagna da vivere insegnando   italiano, francese e matematica,  a dimostrazione che Garibaldi era anche in grado di lavorare con la penna, non solo con l’azione, nonostante la spada  prevarrà in tutta la sua  vita.

Nel febbraio 1832  riceve il brevetto di capitano e naviga di nuovo sul brigantino Clorinde  per il Mar Nero.

Dopo più di un anno di navigazione  torna a Nizza nel marzo 1833 e, successivamente,  parte per Costantinopoli.

In questa circostanza, con l’equipaggio si imbarcano tra i passeggeri anche tredici adepti francesi di Henri de Saint-Simon, che intendono creare una comunità nella capitale ottomana. Il loro leader è Emile Barrault, un professore di retorica che espone le  idee “Saint-Simoniane” a Garibaldi. Questo è un incontro fondamentale per lo sviluppo del pensiero di Garibaldi, che matura  il primo nucleo dei suoi convincementi di libertà e di fraternità universale, il cosmopolitismo tra  i popoli di tutto il mondo.

In particolare lo colpisce la frase chiave:
“Un uomo che ha scelto l’umanità cosmopolita come patria di adozione, offrendo la sua spada e il suo sangue a favore di tutti i popoli,  lottando contro la tirannia,  è qualcosa  più di un soldato:  è un eroe!”

Garibaldi stesso, d’altronde,  diventerà un eroe: l’eroe dei due mondi!

La nave, dopo Costantinopoli,   prosegue per Taganrog. In una locanda, Garibaldi incontra un marinaio soprannominato “il credente” che espone le idee di Mazzini e della Giovine Italia: idee di repubblica e  di unità nazionale;  così come della Giovine Europa per  l’indipendenza di tutti i popoli che non sono ancora liberi.

Non si sa con certezza il nome di questo personaggio, ma sarà veramente importante nella vita futura del nostro eroe.

…Continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

 

Capitolo Sesto

Luigia Straneo era la primogenita delle tre figlie che erano nate dal matrimonio di Sebastiano e Margherita Doria.

Forse non era la più bella ma sicuramente era la più intelligente, la più estroversa e la più pudica e osservante delle tre.

Ma non furono certo queste tre doti, che pur acquistarono un peso determinante in un secondo momento, a colpire di primo acchito Gaspare Nicolosi.

Il focoso e passionale siciliano, almeno inizialmente, era rimasto incantato dalla voce della ragazza, che aveva sentito cantare divinamente ad un ricevimento per i neo-promossi ufficiali del Regno, oltre che dalle sue forme rotonde e generose, che gli ricordavano tanto le donne della sua amata isola.

Il resto lo fecero certamente quelle doti e complessivamente la personalità della più matura delle sorelle Straneo.

L’intelligenza di Luigia la portava ad ascoltare più che a chiacchierare; ed a Gaspare Nicolosi non dispiaceva affatto essere ascoltato, dato che essendo nato in una famiglia assai numerosa, tempo di ascoltarlo in casa sua non ce n’era mai stato abbastanza; la sua estroversione, d’altro canto, compensava il carattere fondamentalmente introverso di Gaspare Nicolosi; e in quanto alla ferrea osservanza cattolica, che per Luigia Stranèo non era un fatto di costume ma di autentica vocazione interiore, per Gaspare Nicolosi costituiva una sorta di recupero di quei valori che la sua prima educazione e soprattutto sua madre, gli avevano inculcato sin da piccolo, ma che lui, abbandonando la famiglia per seguire Garibaldi, aveva voluto deliberatamente e apertamente rinnegare.

Insomma i due giovani erano i classici opposti che però si attraevano a vicenda.

Ma Luigia, in particolare, non avrebbe mai scelto di accettare la corte del valoroso siciliano se le sue doti e le sue caratteristiche personali non le avessero ricordato la personalità di un cugino, con il quale lei era cresciuto e che aveva voluto bene come ad un fratello; il quale cugino, unico dei tre figli di un suo zio paterno, aveva abbandonato carriera e agi borghesi, per seguire proprio Giuseppe Garibaldi sin dalle sue prime avventure libertarie e che Luigia, una volta venutogli a mancare, rivide nella personalità altrettanto avventurosa e leale del suo corteggiatore siciliano.

Anche se in effetti i due garibaldini non si incontrarono mai sui campi di battaglia e si conobbero soltanto in maniera superficiale quando Lionello aveva ormai i giorni contati.

Infatti mentre Gaspare Nicolosi si faceva onore nel modo che abbiamo già narrato, Lionello, nella stessa battaglia di Calatafimi, era stato ferito in modo serio, seppure apparentemente non gravissimo, e quindi insieme ad una trentina di altri feriti aveva preso la via del rientro a casa.

Un solido e fraterno legame univa Luigia a suo cugino Lionello, molto più che ai due suoi fratelli (Bartolo, il più piccolo e Aimone il maggiore).

Lionello, oltre che essere in maniera assoluta il più intelligente e capace dei tre fratelli Straneo, condivideva con la cugina un estro artistico particolare al punto che, quando Lionello ebbe la geniale idea di abbellire e rivoluzionare l’etichettatura della cospicua produzione vinicola che gli Stranèo ottenevano dalla loro tenute viticole del Monferrato, l’unica a credere veramente in lui e ad affiancarlo nel lavoro artistico e manuale, alla ricerca dei disegni da inserire nelle spente ed anonime etichette, fu proprio Luigia, anche se la madre di Lionello, in cambio del finanziamento che il figlio richiese per mettere in piedi un laboratorio di stampa e grafica (con tanto di operai e addetti per la produzione in proprio delle etichette) pretese ed ottenne che venisse inserito nella direzione della stamperia il figlio minore Bartolo che, in attesa di prestare il servizio militare di leva, frequentava con scarsi risultati e poca convinzione la Facoltà di Scienze Matematiche dell’Università di Pavia dove, se non altro, qualche nozione di disegno doveva pur averla ricevuta.

Sfruttando una legge favorevole del 1855 Lionello era riuscito poi, tra un intervallo e l’altro delle sue campagne a fianco di Garibaldi, a far riconoscere e tutelare a livello legale una tecnica grafica di disegno e riproduzione assai innovativa che si rivelò, contrariamente alle aspettative di tutto il parentado, un notevole successo commerciale, tale da conquistare il mercato, attirando l’interesse degli altri produttori di vino in bottiglia.

Quando anni dopo l’ingegnoso inventore seppe di avere i mesi contati, la sua geniale invenzione, che aveva conquistato tutti i mercati del nuovo Regno d’Italia, al punto che la nuova stamperia di famiglia si era dovuta trasferire in un capace locale del centro ed occupava, tra grafici e operai, una ventina di dipendenti, lo aveva di già reso un uomo ricco e di successo.

Lionello non amava il danaro; Luigia lo sapeva, perché sin da ragazzo aveva mostrato un’attitudine quasi vicina alla prodigalità; e non solo nello spendere danaro a piene mani si era mostrato prodigo, ma anche nello sperperare la sua salute, la sua giovane vita; nel consumarsi nei vizi e per i vizi; con le donne, nell’alcool, nel gioco, nella guerra; Luigia ricordava bene quando da ragazzo sfidava la morte, in ogni occasione, fosse un tuffo nell’acqua di un fiume da un’altezza straordinaria, o il lanciarsi (e a volte nel fare finta di lanciarsi per impaurirla) nel vuoto; o lanciando a folle corsa il calesse di casa sua; forse godeva a sentirla supplicare di stare attento, di non farlo, per carità di Dio e per amor suo, che gli voleva bene come una sorella; ma Lionello ne usciva sempre indenne e più spavaldo che mai; era arrivato a confidarle che tanto lui si sarebbe accontentato di vivere sino a quarant’anni, purché avesse vissuto a modo suo, godendo di ogni piacere, correndo ogni rischio, accettando e lanciando ogni e qualsiasi sfida, a Dio, alla sorte, alla vita.

E anche adesso che era diventato ricco di suo, mostrava ancora totale disinteresse per i soldi; e non li considerava affatto, se non in funzione dei piaceri che egli poteva ottenere spendendoli. In questo lui si sentiva simile al condottiero Giuseppe Garibaldi, che teneva in sommo dispregio il danaro, l’interesse personale ed il profitto; ciò che aveva portato Luigia, insieme alle gesta che il cugino le narrava in tono ammirato ed esaltante, ad apprezzare intimamente quel leggendario Garibaldi che, tuttavia, in casa sua, non godeva di molte simpatie, soprattutto da parte di suo padre.

Ma quel che a Lionello faceva più male, come confidò segretamente a Luigia in quella splendida mattina primaverile, che solo a respirarla faceva amare la vita al più disgraziato degli uomini, quando le aveva chiesto, procurandole una strana inquietudine che solo dopo comprese, di accompagnarlo per una passeggiata in carrozza, non era il pensiero di tutti quei soldi che aveva già fruttato la sua invenzione (e di quelli che prometteva di fruttare ancora di più in futuro ) e di cui lui non avrebbe potuto godere; e neppure il fatto che non avrebbe più indossato quella camicia rossa, lottando a fianco del suo generale, per portare a termine la missione di unificare l’Italia che Garibaldi si era prefisso, strappando Roma ai preti e Venezia agli Austriaci.

Quel che gli aveva quasi sussurrato, mentre Luigia ignara godeva follemente della sua compagnia, lungo i viali con gli alberi già in fiore della sua città, era il pensiero che se ne stava andando, lasciando la cosa più preziosa che la vita gli aveva dato e di cui solo adesso, a un passo dalla morte, capiva l’importanza: una figlia di quattro anni.

Quella notizia, che lei cercò disperatamente di fargli confessare come uno dei suoi soliti scherzi, architettati per farle paura, la sconvolse tanto da farla piangere.

Anche la delusione di essere stata tenuta all’oscuro da quella paternità che lei avrebbe accettato con lo stesso amore sincero che provava per lui, scomparve di fronte alla terribile notizia che suo cugino aveva una malattia incurabile che lo avrebbe presto portato alla morte.

E mentre quelle lacrime amare le rigavano il volto senza più ritegno, lui le chiedeva di interessarsi in prima persona di quella sua creatura che, almeno, perdendo il padre, si ritrovasse a fianco un riferimento affettivo sicuro (dato che la madre, non avrebbe potuto sopperire in tutto e dato che comunque il suo affetto, in aggiunta a quello della madre, non avrebbe di sicuro nuociuto alla sua bimba) e una persona fidata e onesta che amministrasse oculatamente i suoi beni di famiglia e quei profitti tanto copiosi quanto inaspettati, sino alla sua maggiore età.

Quando aveva capito che quella notizia atroce non era una delle sue burle, ancora scossa dal pianto e affranta dal dolore, Lionello, che da par suo riuscì a ribattere a tutte le sue obiezioni, vincendo la sua paura di non essere all’altezza di un simile incarico, le fece promettere che si sarebbe interessata all’educazione e alla crescita della sua bambina, pregandola di mantenere il segreto che nel suo testamento l’avrebbe nominata tutrice e curatrice dei beni che avrebbe lasciato a sua figlia.

Luigia promise, anche se in cuor suo sperava che i medici si fossero sbagliati e che per lui, col tempo, si trovasse qualche nuova cura.

Ma così non fu.

Luigia si ritrovò praticamente sulle spalle il peso dell’educazione di una bambina di quattro anni (che contava di condividere con la madre, ma che invece, forse affetta dallo stesso morbo del cugino, o magari angosciata dalla prematura dipartita di quel suo grande amore, dopo neanche un anno, morì anch’essa) e l’amministrazione di un patrimonio immobiliare, societario e finanziario che diveniva sempre più cospicuo (per la qual cosa, ad ogni buon conto, vista la sua completa inesperienza, come d’altronde aveva previsto suo cugino, poteva contare su suo padre; anche se, come si dirà più avanti, Lionello, nonostante la sua capacità precognitiva nell’escludere i fratelli dalla previsione testamentaria, non riuscì a impedire del tutto che i fratelli superstiti, seppure con le difficoltà e gli ostacoli che quella previdente designazione comportava, mettessero le mani sul patrimonio della infelice minore).

Una domanda angustiava però segretamente Luigia: ma quel giovane siciliano, che tanto si era mostrato interessato a lei, al punto da manifestare l’intenzione di chiedere la sua mano, avrebbe accettato quella situazione?

http://ilmiolibro.kataweb.it/categorie.asp?act=ricerca&genere=tutte&searchInput=dalla+sicilia+al+piemonte&scelgoricerca=nel_sito

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Copertina gaspareCirca sette anni or sono, parlando con una signora novantaduenne mia conoscente, venni folgorato dalla storia di suo nonno, un garibaldino della prima ora di nome Gaspare Nicolosi.

Ciò che   mi colpì maggiormente fu il fatto che suo nonno Gaspare, garibaldino e siciliano,  fu inizialmente rifiutato dalla famiglia di sua nonna Luigia, originaria di una famiglia piemontese del Monferrato, da sempre fedele ai Savoia.

Dopo qualche giorno iniviai alla  sig.ra Silvia (così si chiama la mia  simpatica ed intelligente informatrice oggi quasi centenaria) il primo capitolo della storia che mi aveva: in esso descrivevo come la mia fantasia aveva immaginato il  dialogo avvenuto tra i genitori di Luigia (futuri suoceri dell’eroe garibaldino Gaspare Nicolosi) nel momento in cui era pervenuta la domanda della mano di Luigia (come usava allora).

La sig.ra silvia restò colpita dalla mia descrizione e dalla incredibile ricorrenza di circostanze e particolari di cui essa in realtà non mi aveva parlato.

Ci ripromettemmo di rivederci per dare nuovo alimento alla storia; ma per varie ragioni di famiglia, ora mie, ora della sig.ra Silvia, non riuscimmo ad incontrarci per sette anni. Ed il mio romanzo ronzava come un moscono tra il cassetto ove conservavo il mio primo capitolo e la mia testa.

A gennaio di quest’anno ecco scoccare il 150.mo anniversario dell’Unità d’Italia. Sentivo che se avessi asspettato ancora quella storia che avevo iniziato a raccontare non l’avrei mai concluso.

Ho preso subito a scrivere il seguito della storia (otto capitoli in tutto) e li ho mandati alla sig.ra Silvia la quale, con grande entusiasmo, mi ha mandato a chiamare.

Inocntro dopo incontro i capitoli sono diventati quindici ed il romanzo ora ha visto la luce. L’ho pubblicato on line con il mio libro.it, praticamente uno dei tanti servizi on line di “print on demand”, con il titolo “Dalla Sicilia al Piemonte” con Giuseppe Garibaldi – Storia ed avventure di un garibaldino vero; ma non escludo che la storia possa interessare quyalche editore tradizionale che magari si convinca a finanziarne la pubblicazione e la diffusione.

Martedì 11 ottobre p.v., al Bar Barcellona di Cagliari, in via Barcellona 84, ang. Piazzetta Dettori, alle ore 19 e 30 ci sarà la presentazione del libro.

L’attore Gaetano Marino leggerà alcuni brani, intervallati da qualche canto popolare d’epoca, interpretato alla chitarra dall’artista Teo Spigno.

Cisaranno graditi ospiti anche due figli della sig.ra Silvia Nicolosi Dessy Deliperi, che purtroppo, per motivi di salute, non potrà essere tra noi.

Siete tutti invitati. L’ingresso è libero, senza obbligo di consumazione.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , ,

Comments 2 Commenti »

Sto studiando l’epopea garibaldina, nell’ambito di un romanzo che avevo iniziato e che sto portando a conclusione in queste settimane.

Da ragazzo ero affascinato dalla figura di Garibaldi; un po’ meno da quella di Mazzini e di Cavour.

Ora che sto riscoprendo la vita e le gesta del grande condottiero nizzardo ho capito perchè il suo mito conquistò il mondo intero ed ancora resiste inossidabile.

Giuseppe Garibaldi non era solo un uomo coraggioso, un condottiero abile, un intelligente stratega.

Garibaldi era una persona generosa, altruista e disinteressata.

Egli non agiva per il suo tornaconto personale, per i soldi, per gli onori, per il successo.

Aveva un ideale (che era la lotta per la libertà e per l’autodeterminazione dei popoli, in cui si inserì magistralmente anche l’Unità d’Italia) e lottava per esso, anche in dispregio della propria vita.

Qualcuno lo assimilò, esagerando,   a una divinità; qualcuno addirittura alla Trinità.

Effettivamente, rileggendo le sue gesta,  ho visto in Garibaldi, pur nella sua dimensione umana, alcuni tratti che mi ricordano Gesù: il disinteresse per le cose materiali; il suo altruismo; la prontezza nell’offrire la sua vita per i suoi fratelli.

Fermiamoci qui: Gesù era un’altra cosa; ma ribadisco che si tratta di una somiglianza limitata e intesa in un’accezione umana e come tale soggetta alle debolezze della carne (Garibaldi era anche  un grande donnaiolo).

Certo il suo anticlericalismo lo rese inviso alle istituzioni ecclesiastiche. Ma anche Cristo non fu certo amato dalle autorità religiose del suo tempo. Anch’esse, come quelle ottocentesche e temporali dell’epoca di Garibaldi, avevano pauradi chi parlava in modo troppo sincero e fuori dai denti.

Adesso sento il desiderio di vedere un nuovo Garibaldi o un nuovo Mazzini che rilancino l’idea di un’Italia libera e unita in maniera sincera e disinteressata.

E se a qualcuno non piace l’Italia, beh, mi accontenterei anche di un Garibaldi o di un Cavour che rilanciassero  l’idea di una Sardegna libera e unita.garibasldfi 1

Tag:, , , , , , ,

Comments 8 Commenti »