Articolo taggato “teologia”

Ho appena finito di leggere il bellissimo libro che dà il titolo a questo post, scritto a quattro mani da Vito Mancuso e Corrado Augias per i tipi di Mondadori.

Disputa su Dio e dintorni “è un libro davvero interessante, uno dei più avvincenti nel suo genere (divulgazione scientifica o, se preferite, saggistica divulgativa).

Lo può leggere sia il credente (di ogni religione, ma a maggior ragione, se cattolico) così come può venir letto dall’agnostico o dall’ateo.

In effetti i due chiari autori del libro (Augias, illustre penna dell’intellighenzia di sinistra e Vito Mancuso, intrepido teologo dichiaratamente cattolico, anche se non troppo amato da certi “maìtre à pénser” dell’ortodossia cattolica)  espongono appassionatamente e con raffinata intelligenza i loro opposti modi di vedere il fenomeno culturale e la fede religiosa che vanno sotto il nome di Dio.

Io, che da giovane avrei parteggiato senza riserve per il punto di vista di Augias, mi ci sono comunque riconosciuto,quando  giovane e razionale ribelle, mi rifacevo al pensiero Illuminista per buttare a mare tutte le becere tradizioni cattoliche, fatte di gesti superstiziosi, di riti ripetitivi e formalistici, di abili manipolazioni da parte di smaliziate gerarchie vaticane che tanto mi ricordavano (e mi ricordano) i Farisei descritti nei Vangeli di Gesù, con le loro cordicelle legate alle dita delle mani e i loro 632 precetti da ripetere a memoria ogni santo giorno (escluso il sabato); alla fine del libro mi sono però schierato con Vito Mncuso, con la sua ricerca incessante di Dio, con la sua visione di un Dio immanente che cancella e obnubila definitivamente il Dio vecchio e barbuto che ci terrorizzava, quando adolescenti,   per sfuggire al suo occhio indiscreto e ultrascopico, ci nascondevamo in qualche remoto sottoscala per rubargli  un attimo di intimità.

Anche le dotte citazioni di Spinoza, Feuerbach, Sant’Agostino, San Paolo, Ratzinger e di altri dotti filosofi e teologi, su cui i due eruditi contendenti poggiano di volta in volta i propri assunti, sono comprensibilmente apprezzabili e rendono la lettura, non di meno, scorrevole e interessante.

Un libro da leggere tutto d’un fiato, ben scritto, rispettoso del pensiero altrui, dove due persone intelligenti si fronteggiano con garbo e rispetto reciproci.

Un libro che io farei leggere a scuola e che consiglierei di leggere a tutti.

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Che il papa emerito Benedetto fosse un fine teologo è risaputo. Stanno lì a dimostrarlo i due volumi della sua fondamentale opera teologica e pastorale, Gesù di Nazaret - Dal Battesimo alla Trasfigurazione  e Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla Resurrezione. A confermarlo nel 2012 è uscito, sempre per i tipi di Rizzoli, “L’Infanzia di Gesù”. Non si tratta di un terzo volume, si legge nella presentazione, ma piuttosto di un Preambolo ai due tomi pubblicati in precedenza.

Nessuno si aspetti tuttavia di trovare nell’ultimo libro di Joseph Ratzinger dei riferimenti biografici  capaci di colmare quelle rilevanti lacune che i quattro Evangeli canonici presentano sulla vita del Cristo. E’ noto a tutti infatti come il Vangelo di Marco inizi la sua narrazione con il Battesimo di Gesù che Giovanni Battista operò quando suo cugino aveva già trent’anni; mentre Giovanni Evangelista pone all’inizio del suo racconto evangelico quel mirabile riferimento al Verbo divino incarnatosi in vesti umane.

Soltanto i Vangeli di Luca e Matteo contengono alcuni scarni riferimenti all’infanzia di Gesù. Il medico siriano, il più prolisso dei due, ci narra tre singoli episodi: la circoncisione, avvenuta quando il piccolo Gesù aveva otto giorni; la presentazione al Tempio di Gerusalemme, fatta quando il divino neonato aveva già quaranta giorni; e, infine, Gesù che insegna nel Tempio dopo essere “sfuggito” al controllo dei genitori, episodio accaduto all’età di dodici anni.  Matteo dal canto suo ci informa soltanto che appena Gesù fu nato, un angelo avvisò Giuseppe di prendere il Bambino e Sua Madre e portarli in salvo in Egitto; e lo fa in una maniera così sintetica da far pensare che tale racconto sia in antitesi con quello di Luca, omettendo ogni riferimento alle due fondamentali tappe di ogni nuovo nato dei maschi di Israele: la circoncisione e la presentazione al Tempio, per l’appunto.

Orbene è proprio su questi episodi “canonici” che l’occhio profondo del teologo Ratzinger  intrattiene il lettore, applicando i due fondamentali principii di ogni buon esegeta: la ricerca del significato del testo evangelico nel momento storico della loro scrittura e una ricerca,  proiettata nel presente, tesa a verificare la veridicità e l’interesse di un testo che per i Cristiani, in prima istanza, riconduce e riconosce lo stesso Dio come Autore.

Ne segue una lettera agevole e affascinante allo stesso tempo, tesa a chiarire e ad approfondire degli episodi che, con la forza dell’abitudine, si tende col tempo quasi a banalizzare, dandone per scontato ogni significato più recondito e tralasciando di porsi degli interrogativi che invece ne arricchiscono la comprensione.

Insomma, un libro eccellente di una persona eccellente.

Certo resta inappagata la curiosità del lettore che vi cercava invece notizie sui primi trent’anni della vita di Gesù.

Ma questo non è un lavoro per teologi sopraffini e così altamente qualificati. Qui la parola deve passare ai poeti e ai narratori, che magari traendo ispirazione dagli Apocrifi, possono soddisfare finalmente la legittimità curiosità di quanti si chiedono ancora come abbia vissuto e come sia stata l’infanzia e la gioventù di questo nostro fratello così importante e così amato (che è anche nostro Dio)  chiamato Gesù Cristo Il Nazareno, che ha voluto regalarci la sua presenza di Uomo sulla terra, condividendo con noi le fatiche di nascere, vivere e morire, per poi risorgere.

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