Articolo taggato “promozione”

Scolasticamente parlando quell’anno fu davvero poco fruttuoso per me. E  non posso attribuire la colpa a quei  professori, tutti, o quasi tutti, assai seri e valenti.

Come fu e come non fu, fatto sta che io mi dovetti passare l’estate a studiare la matematica e la fisica  E sì che con Paolo e Giorgio avevamo realizzato una bilancia in legno, (nell’ambito dello studio pratico della Fisica) che era un capolavoro di perfezione artigianale.

 

Sulla scuola voglio ancora confessare ancora due cose di cui non vado per niente orgoglioso, frutto anch’esse di quel mio stato d’animo irrequieto e insoddisfatto che mi porterà anche in seguito a cercare , in giro per il mondo, ciò che poi scoprii avere già dentro di me, come credo che sia per ogni adolescente che si rispetti.

La prima è che decidemmo, con Giorgio e Paolo,di saltare le lezioni di latino, per poter godere di qualche ora di libertà da spendere in vagabondaggio e poltronismo. La seconda, di cui mi vergogno ancora di più, è che in un momento di buio dell’anima, fui spinto a dare fuoco a un piccolo, prezioso libro sacro. Si trattava di un piccolo Vangelo, un ricordo dell mia permanenza in Seminario. Gli diedi fuoco in un sottoscala che era divenuto il mio rifugio segreto. Lì i miei fratelli maggiori, ed io stesso, nascondevamo i libri e le riviste proibite, per sfuggire alla severa censura di mio padre che era impietoso ed estremo nelle sanzioni: ai giornaletti, che distraevano i suoi coadiuvanti di bottega dal lavoro e dal retto vivere, veniva dato fuoco. Ma i miei fratelli, per ogni giornaletto bruciato ne sembrava ne procurassero  altri due. Si trattava di libri gialli della Mondadori, con annessa la serie viola, quella erotica, su cui alimentai le prime fantasie amorose. I giornaletti proibiti erano Kriminal, Satanic,Diabolik,Vartan,Wallala,Lando e altre amenità dell’epoca che stuzzicavano le mie fantasie ormonali con appropriati e sconci disegni, corredati di particolari anatomici veritieri e arrapanti. Certo le mie aspirazioni, in quel campo proibito,  erano di potere sfogliare “Le Ore” , il summit delle riviste pornografiche di allora, ma quei giornalacci li conobbi, per fortuna, solo più tardi, durante la naja. Per quanto riguarda lo studio del latino, ebbi modo ( ma in un certo senso ne fui costretto, pur se lo feci assai volentieri) di rifarmi più avanti, quando giovane studente universitario, mi appassionai così tanto allo studio del diritto (ed in particolare allo studio delle istituzioni di dirtto romano) che volli assaporare il piacere di leggere ed apprezzare la saggezza e la profondita del pensiero giuridico dei grandi giureconsulti romani nella loro lingua originale. Così che mi diedi, tra un esame e l’altro, allo studio indefesso della lingua latina; e anche se, per ragioni di tempo, non andai oltre la lettura della comprensione di testi del livello del “De bello gallico”, riuscii comunque nell’intento di comprendere e tradurre gli aforismi e i brocardi che incontravo nella piacevole lettura dei testi universitari. Per quanto riguarda invece il Vangelo, ho cercato e cerco di riscattare quello stupido e inverecondo gesto, componendo la Bibbia in versi dalla A alla Zeta; e debbo dire di essere a un buon punto, dopo venti anni di lavoro e spero nel giro di un altro lustro di terminare il monumentale lavoro. Ma di questo, e di altro,     avrò modo di parlare al paziente lettore in seguito, se avrà la pazienza di seguirmi sino in fondo.

In quello scorcio del 1968 che segnò la seconda parte di quel mio disgraziato anno scolastico molte altre cose erano successe.

A marzo, con mio padre, che era un grande appassionato di boxe, avevamo passato una notte svegli a guardare Nino Benvenuto conquistare il titolo di campione del mondo contro Emil Griffith. Mio padre, cresciuto a fantasticare le sventole micidiali di Primo Carnera, trovò inadeguata la tecnica del grande campione istriano, fatta di saltelli e di sapienti colpi mordi e fuggi. Ma io la trovavo affascinante, anche se non avevo il coraggio e la maturità per dirlo. Comunque gioimmo tutti per la grande vittoria del campione italiano.

Poi arrivò giugno e, come già detto, io fui rimandato in matematica e fisica.

Comunque a settembre feci un esamone di riparazione assai brillante e sicuro e fui promosso per la scuola superiore.

Ma questo fa già parte di un’altra storia.

12. Continua…

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Il primo ricordo che mi ritorna alla mente delle scuole superiori è un cancello bloccato dagli studenti delle classi più avanzate che distribuivano volantini in ciclostile. Io li leggevo con curiosità. Mi piacevano quelle cose che c’erano scritte e che parlavano dei grandi sitemi con roboanti paroloni; conobbi così le grandi correnti di pensiero nazionale ed internazionale: il capitalismo sfruttatore degli Agnelli; il colonialismo degli USA invasori; il libretto rosso di Mao; la riscossa di Ho-Chi-Min; le speranze rosse, bruciate con Ian Palach nella primavera di Praga.

I miei idoli giravano in Eskimo con il giornale di Lotta Continua sotto il braccio (qualcuno aveva Potere Operaio).

Per soggezione o non so per quale altra ragione decisi che per me era giusto aderire allo sciopero.

Più che capire intuivo, forse con un istinto primordiale,  che il mondo era più complesso di come me lo avevano descritto al Catechismo; o di quello che avevo studiato nei miei recenti trascorsi scolastici.

Intuivo che vi erano degli oppressi e degli oppressori; dei ricchi privilegiati e dei poveri condannati a subire dalla nascita modesta; dei poteri, più o meno occulti, che sfruttavano e godevano le ricchezze del mondo, approfittando dell’ignoranza delle masse indistinte, degli oppiati della religione, di quelli che non capivano i meccanismi complessi del potere; e vi era gente che non si rassegnava e voleva lottare per un mondo migliore.

Ed io volevo appartenere a quelli che avrebbero lottato per un mondo migliore.

Ero davvero  affascinato dai grandi oratori (quelli delle classi superiori) che arringavano noi matricole delle prime classi e tutti gli altri studenti, alla ribellione e allo sciopero.

Nel mio intimo pensavo che un giorno avrei anche io desiderato essere un leader di quel genere ed avere il coraggio di parlare in pubblico, ad alta voce e di organizzare i cortei per la città contro il sistema, contro i corrotti demociristiani, contro la guerra nel Vietnam, contro il perbenismo, contro i fascisti, contro le classi sociali, contro il capitalismo che sfruttava gli operai e bruciava il futuro dei giovani.

Insomma, contro tutto e contro tutti. Io facevo miei quegli slogans urlati al megafono e stampati nei volantini.

Tanto per cominciare e per vincere la mia timidezza (nonché  per consentire ai miei genitori di risparmiare sull’acquisto dei libri) mi cimentai nella compravendita dei libri usati.

Avevo ancora tanto da fare e da studiare per diventare come loro. E se volevo un domani essere ascoltato dagli, anche io dovevo progredire negli studi.

Così mi misi a studiare.

A fine anno il preside mi regalò un dizionartio di Oxford come premio per essere stato promosso a giugno.

Nonostante le mie idee rivoluzionarie ero ancora un bravo ragazzo.

2. continua…

 

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