Articolo taggato “potere”

Poteva trattarsi di una combinazione ma il suo fiuto di segugio gli fece prudere il naso. Questo significava due cose: primo, che il tipografo Baldini c’era dentro anche lui sino al collo; secondo  che anche se il Baldini non avesse avuto niente a che fare con gli eretici, lui avrebbe fatto in modo che il Baldini diventasse uno strumento per incastrare il De Regis.

Senza far capire che le sue indagini fossero collegate al Carminate, si informò dal Giudice dei Savi sulle attività del tipografo ferrarese, venendo a scoprire che il Baldini aveva diversi contenziosi relativi a certi dazi doganali che all’epoca occorreva assolvere sia per le risme di carta importate  dal Veneto (per lo più dalle cartiere di Salò), sia in uscita per i prodotti realizzati con la carta medesima dai tipografi, ciò che faceva infuriare il Baldini, inducendolo attraverso la distribuzione di mance adeguate ai vari doganieri, a evadere le dovute gabelle in ripetute occasioni.

Afferrato il Baldini, prima ancora che Tenoch gli mostrasse quanto efficaci e dolorose fossero le sue tecniche di tortura (all’uopo furono sufficienti tre dosi di acqua ingollate a forza con l’imbuto e qualche carezza di assaggio delle sue pinze strappa seni alle pudenda), il Baldini si convinse, obtorto collo, a firmare un atto d’accusa secondo il quale Pietro Marino De Regis gli aveva chiesto di stampare una sua opera, titolata “Il manuale del perfetto orologiaio” che inneggiava alle teorie copernicane e ad altre eresie allora in voga.

Ed avendo egli letto in quell’orribile libro, ove si osava affermare “come la terra non fosse punto piatta et immobile e come il sole fosse lo centro del mondo et eziandio in movimento continuo con la terra medesma”, ed altre cose dell’altro mondo, inenarrabili, insostenibili, inconfessabili, tanto più che esse, di conseguenza osavano smentire la veridicità delle Sacre Scritture; e  lui, che si fregiava dell’amicizia di uomini di Chiesa, “piissimo et devoto agli insegnamenti della nostra Mater Ecclesia”, si era rifiutato di stamparla.

Con quella carta accusatoria e confessoria,  allo stesso tempo il Baldini condannava il De Regis ed assolveva se stesso da ogni colpa. E’ superfluo  qui precisare che  in realtà il Baldini si sentì coartato nella sua volontà e violentato nelle sue convinzioni, al punto che una volta liberato, corse a confessarsi, in gran segreto, d’essere stato costretto dagli spagnoli ad accusare un innocente.

E mentre lui correva a liberarsi del suo fardello infame, il De Regis veniva afferrato e consegnato nelle mani dell’orrido torturatore Tenoch Tixtlancruz.

15. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Il vice legato capì, ancor prima di apprenderne il contenuto,  che si trattava di questioni riservatissime (le istruzioni collegate al suo ufficio di vice legato giungevano  solitamente  per iscritto).

Dal contenuto delle istruzioni ebbe inoltre conferma che il suo diretto superiore contava sull’appoggio della Spagna per la scalata al soglio pontificio (anche se personalmente non escludeva che lo scaltro porporato tramasse nascostamente per assicurarsi anche qualche voto dalla Francia).

Il cardinale lo informava che doveva giungere   a Ferrara un suo emissario, un abile hidalgo spagnolo specializzato nelle indagini e negli interrogatori degli eretici e che contava su di lui per fornire al militare ispanico tutti i mezzi necessari ad espletare il suo incarico, senza che mai, per alcun motivo, dovesse figurare il suo nome.

Ma ad agosto, quando giunse a Ferrara la notizia della elezione di Maffeo Virginio Romolo Barberini al soglio pontifico con il nome di Urbano VIII,  dell’hidalgo spagnolo preannunciato,   Pasini Frassoni non aveva visto neppure l’ombra.

 

5. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Pietro Marino De Regis, chiamato “Il Carminate”,  era uno dei 144 membri, tra poeti, musicisti, pittori  e artigiani,  che avevano contribuito nel dicembre dell’anno del Signore 1623 a rifondare  la Nuova Accademia degli Increduli di Ferrara. Si trattava infatti di una rifondazione della precedente Accademia degli Incerti, sorta sempre a Ferrara molti anni prima e sciolta nel 1597 dalla Congregazione dell’Indice Paolino,  per avere osato tradurre la Bibbia in volgare. Egli  era uno dei pochi sopravvissuti che poteva fregiarsi di essere appartenuto alla precedente fondazione accademica ferrarese.

Lo stesso  Pietro Marino, all’epoca già affermato fabbro-orologiaio, nonché promettente e giovane poeta,  era scampato però alla condanna personale,  in virtù di uno stratagemma di natura legale: gli avvocati degli imputati erano riusciti infatti a dimostrare che la Bibbia in volgare era stata composta dal 5 al 14 ottobre 1582, un periodo temporale che il papa  Gregorio XIII, decidendo di riformare il calendario giuliano, aveva dovuto abolire per decreto, onde correggere le imprecisioni del precedente calcolo giuliano, recuperando il tempo in esso perduto. In quanto “vacuum ac nullus”, avevano chiosato gli abili difensori degli imputati accademici (avvocati direttamente nominati dal duca d’Este, che con quella mossa aveva inteso difendere, ad un tempo,  un componente del suo casato, affiliato all’Accademia ed il suo stesso Ducato, da sempre nelle mire espansionistiche dello Stato Pontificio), in quel periodo non poteva essere validamente ascritto alcun crimine a chicchessia, in quanto “quod nullum est, nullum producit effectum”.

E non si sa se furono i brocardi di giustinianea memoria, profusamente decantati dai quei provetti principi dello Studium Juris Estense, capitanati da Renato Cato (già allievo prediletto di Bertazzoli nei corsi dell’università ferrarese in utroque jure) ovvero l’influenza del loro potente patrono, ovvero ancora il timore  del cardinale Aldobrandini di guastare i già difficili  rapporti con la Francia (Alfonso II d’Este era nipote del re francese  Enrico per parte di madre ed era di casa presso la sua corte), fatto sta che il Tribunale della Congregazione dovette assolvere tutti gli autori imputati. Certo è che le Note Difensive redatte dallo Studium Estense furono intelligentemente fatte circolare, seppure in copia informale  e per conoscenza,  nelle più importanti corti europee, ciò che mise in seria difficoltà la cerchia aldobrandina, sempre attenta a non turbare troppo gli equilibri diplomatici.

La Congregazione sfogò però tutta la sua rabbia potente contro l’Accademia, ordinandone lo scioglimento e contro  l’editore Manuzio di Venezia, acerrima nemica dello Stato Pontificio, che aveva pubblicato la traduzione vietata in mille esemplari andati a ruba, e che comunque aveva pensato bene di   rimanere contumace nel processo. E il duca Alfonso II, ormai al tramonto della sua vita, stanco e senza figli, sullo scioglimento dell’Accademia chiuse  tutti e due gli occhi perché comunque l’assoluzione degli imputati, tra cui quella del suo nipote affiliato che tanto gli era caro, fu considerata negli ambienti politici e diplomatici dell’epoca, una sua vittoria personale.

Ne era passata di acqua sotto i ponti da quel tempo! Estintasi la  linea diretta della casata degli  Estensi (Alfonso, nonostante i suoi due matrimoni,  era morto senza eredi legittimi diretti)  lo Stato Pontificio era riuscito finalmente ad inglobare i territori ferraresi del ducato sotto la sua sovranità, ed al posto dei duchi d’Este ora regnava a Ferrara un Legato Pontificio.

 

1. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Il primo ricordo che mi ritorna alla mente delle scuole superiori è un cancello bloccato dagli studenti delle classi più avanzate che distribuivano volantini in ciclostile. Io li leggevo con curiosità. Mi piacevano quelle cose che c’erano scritte e che parlavano dei grandi sitemi con roboanti paroloni; conobbi così le grandi correnti di pensiero nazionale ed internazionale: il capitalismo sfruttatore degli Agnelli; il colonialismo degli USA invasori; il libretto rosso di Mao; la riscossa di Ho-Chi-Min; le speranze rosse, bruciate con Ian Palach nella primavera di Praga.

I miei idoli giravano in Eskimo con il giornale di Lotta Continua sotto il braccio (qualcuno aveva Potere Operaio).

Per soggezione o non so per quale altra ragione decisi che per me era giusto aderire allo sciopero.

Più che capire intuivo, forse con un istinto primordiale,  che il mondo era più complesso di come me lo avevano descritto al Catechismo; o di quello che avevo studiato nei miei recenti trascorsi scolastici.

Intuivo che vi erano degli oppressi e degli oppressori; dei ricchi privilegiati e dei poveri condannati a subire dalla nascita modesta; dei poteri, più o meno occulti, che sfruttavano e godevano le ricchezze del mondo, approfittando dell’ignoranza delle masse indistinte, degli oppiati della religione, di quelli che non capivano i meccanismi complessi del potere; e vi era gente che non si rassegnava e voleva lottare per un mondo migliore.

Ed io volevo appartenere a quelli che avrebbero lottato per un mondo migliore.

Ero davvero  affascinato dai grandi oratori (quelli delle classi superiori) che arringavano noi matricole delle prime classi e tutti gli altri studenti, alla ribellione e allo sciopero.

Nel mio intimo pensavo che un giorno avrei anche io desiderato essere un leader di quel genere ed avere il coraggio di parlare in pubblico, ad alta voce e di organizzare i cortei per la città contro il sistema, contro i corrotti demociristiani, contro la guerra nel Vietnam, contro il perbenismo, contro i fascisti, contro le classi sociali, contro il capitalismo che sfruttava gli operai e bruciava il futuro dei giovani.

Insomma, contro tutto e contro tutti. Io facevo miei quegli slogans urlati al megafono e stampati nei volantini.

Tanto per cominciare e per vincere la mia timidezza (nonché  per consentire ai miei genitori di risparmiare sull’acquisto dei libri) mi cimentai nella compravendita dei libri usati.

Avevo ancora tanto da fare e da studiare per diventare come loro. E se volevo un domani essere ascoltato dagli, anche io dovevo progredire negli studi.

Così mi misi a studiare.

A fine anno il preside mi regalò un dizionartio di Oxford come premio per essere stato promosso a giugno.

Nonostante le mie idee rivoluzionarie ero ancora un bravo ragazzo.

2. continua…

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Capitolo Secondo

Qualche tempo prima delle vicende narrate nel precedente capitolo, le spie della Congregazione, in un dettagliato dispaccio, avevano informato il vice legato di Ferrara Francesco Pasini Frassoni che  Pietro Marino De Regis, noto il Carminate (con l’aiuto di altri membri dell’Accademia degli Increduli) stava scrivendo un libro che propagandava le idee rivoluzionarie diffuse  da Copernico nel libro proibito “De Revolutionibus Orbium Celestium, messo all’Indice sin dal 1616”.

Il vice legato Pasini Frassoni, che surrogava il titolare Giovanni Garzia Mellini, nominato da  Gregorio XV come  successore di Pietro Aldobrandini, pensò bene di mettersi   subito in contatto con  il cardinale suo diretto superiore, quantomeno per una duplice ragione. In primis perché il cardinale era il capo della Congregazione per la difesa della Fede e quindi non voleva rischiare che l’importante notizia  gli arrivasse da altri; in secundis egli voleva sapere da  Sua Eminenza come procedere, dandogli conferma così della sua fedeltà e della subordinazione, quantomeno formale. Conosceva inoltre assai bene le mire del grande porporato e già circolavano voci sulla salute precaria di papa Ludovisi. Una sua elevazione al soglio pontificio avrebbe significato per lui un sicuro avanzamento nella carriera ecclesiastica; forse la titolarità della legazione vacante e, in prospettiva, anche una investitura da  porporato.

E nella peggiore delle ipotesi, se fosse riuscito a far incriminare il De Regis, poteva pur sempre contare nella confisca delle sue lucrose proprietà, accresciutesi dopo la morte della madre e del patrigno, tra cui gli stava particolarmente a cuore la cascina di Lemole, in Greve di Chianti, che avrebbe potuto così unire a una piccola proprietà limitrofa ereditata dai suoi avi, senza contare la rendita di 20.000 scudi d’oro che essa rendeva all’anno all’eretico Carminate.

Originario di una famiglia che vantava in passato ricche ascendenze ma, al presente, scarsi mezzi economici, Francesco Pasini Frassoni aveva studiato grazie all’aiuto di uno zio, e dopo essersi laureato in diritto canonico, sempre aiutato dallo zio materno, era stato avviato alla carriera nella curia romana, raggiungendo il grado di consigliere della Segnatura Apostolica.  Uomo intelligente e ambizioso aveva però capito che altri, nella curia, vantavano appoggi più consistenti di quelli suoi e perciò svolse il suo sguardo in giro, riuscendo ad entrare in contatto con un potente cardinale che lo prese sotto la sua ala protettiva, promettendogli una facile carriera diplomatica. La vice legatura di Ferrara era per lui soltanto una tappa di questa carriera e sentiva che la sua spregiudicatezza lo avrebbe fatto arrivare ancora più in alto.

La primavera aveva già scacciato da un pezzo uno dei più rigidi inverni degli ultimi vent’anni (tutti  i ferraresi, a memoria d’uomo,  non ricordavano di aver visto  il Po ghiacciato), quando il vice legato scelse il più sveglio e il più giovane tra i suoi collaboratori e lo inviò a Roma dal cardinale Garzia Mellini per informarlo di quanto le spie locali della Congregazione gli avevano riportato.

Così, a fine maggio, il giovane chierico partì per la delicata ambasciata.

A metà giugno il suo segretario tornò con la notizia che le condizioni di salute del papa Gregorio XV si erano aggravate e che i cerusici di corte pensavano che il peggio fosse ormai inevitabile. Pertanto i grandi elettori, seppure in via informale, avevano di già iniziato le grandi manovre che precedevano il Conclave ormai imminente.

A maggior ragione occorreva che il cardinale papabile agisse con prudenza e con sagacia. Sia queste informazioni, sia le dettagliate istruzioni  che riguardavano il caso gravissimo della Nuova Accademia degli Increduli, erano state impartite  al giovane chierico,  inviato a Roma come messo fidatissimo, totalmente in forma verbale.   E meno male che egli godeva di  una memoria prodigiosa (affinatasi nello studi  classici e della grammatica della  lingua greca in particolare) perché le istruzioni che gli erano state dettate a voce dal cardinale medesimo, erano assai minuziose ed andavano riferite al vice legato tali e quali.

Il vice legato capì, ancor prima di apprenderne il contenuto,  che si trattava di questioni riservatissime (le istruzioni collegate al suo ufficio di vice legato giungevano  solitamente  per iscritto). Dal contenuto delle istruzioni ebbe inoltre conferma che il suo diretto superiore contava sull’appoggio della Spagna per la scalata al soglio pontificio (anche se personalmente non escludeva che lo scaltro porporato tramasse nascostamente per assicurarsi anche qualche voto dalla Francia). Il cardinale lo informava che doveva giungere   a Ferrara un suo emissario, un abile hidalgo spagnolo specializzato nelle indagini e negli interrogatori degli eretici e che contava su di lui per fornire al militare ispanico tutti i mezzi necessari ad espletare il suo incarico, senza che mai, per alcun motivo, dovesse figurare il suo nome.

Ma ad agosto, quando giunse a Ferrara la notizia della elezione di Maffeo Virginio Romolo Barberini al soglio pontifico con il nome di Urbano VIII,  dell’hidalgo spagnolo preannunciato,   Pasini Frassoni non aveva visto neppure l’ombra.

2. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

SCENA SESTA

(i due ragazzi si siederanno sconsolati in una panchina. Lui si terrà la testa tra le mani, lei cercherà di consolarlo)

Ragazza:- Coraggio, amore mio…

Ragazzo:- sono stanco di tutte queste prepotenze! E mi rifiuto di sottostare a questi imbrogli…

Ragazza:- Anche io sono schifata da tutto questo che succede qui a Timbrolandia…

Ragazzo:- I nostri genitori ci hanno insegnato la speranza, ma io sento di non poterne più per davvero…

Ragazza:- Io so che i nostri genitori hanno provato a cambiare… qualcuno perfino con la violenza… ma non c’è stato niente da fare…

Ragazzo.- Io con la violenza non voglio avere niente a che fare…E non ho neppure la voglia di distruggermi con l’alcool o con la droga…

Ragazza:- Ma allora cosa possiamo fare?

Ragazzo:- Vieni con me…

Ragazza:- Ma dove?

Ragazzo:- In un paese lontano, dove non ci siano timbri, ricatti, burocrazia, ingiustizie e soprusi!!!

Ragazza:- Io per amore ti seguirò ovunque!!!!

Ragazzo:- Almeno non lasciamogli distruggere i nostri sogni!!!

Ragazza:- (abbracciandolo) Quelli non ce li dobbiamo far togliere mai!!! Da nessuno!!!!

(i due si prenderanno per mano e usciranno di scena lentamente accompagnati da un sottofondo musicale struggente e malinconico; alla loro uscita calerà il)

SIPARIO

 

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

SCENA QUARTA

(Detti e un trio di malavitosi. I tre saranno vestiti con abiti eleganti , gessati e pacchiani; tutti indosseranno inoltre  un cappello sulle ventitre; con movimenti sicuri si avvicineranno al portone e con colpi cadenzati e convenzionali lo batteranno con uno dei due batacchi. Una voce urlerà in risposta da dietro il portone).

Voce:- Completa la parola d’ordine: “Lunedì…?”!!!

Capo Trio:- (unendo le mani ad imbuto sulla bocca) “…non ti muovere de unni sì!!!”!!!

(Si udranno da dietro il portone suoni di chiavistelli e catene. Il portone si aprirà e uno dei due impiegati della prima di scena si affaccerà, e con ossequio consegnerà un plico voluminoso; ne riceverà in cambio una bustarella che provvederà ad intascare dopo essersi guardato attorno in maniera furtiva).

Primo Impiegato:- Grazie e alla prossima!

Capo trio:- (Assentirà con un cenno del capo e un tocco un po’ beffardo sulla tesa del cappello, imitato dagli altri due). Okappa…

Al trio si avvicineranno veloci i quattro.

Un cittadino:- Scusate, possiamo farvi una domanda?

Capotrio:- Non è che a noi le domande ci piacciano tanto… Siete giornalisti?

Altro cittadino:- No, non siamo giornalisti…

2° Malavitoso:- (con forte accento siciliano) E cosa siete, sbirri, per caso…?

(i tre malavitosi si guarderanno in faccia e rideranno sguaiatamente)

Terzo cittadino:- Non siamo poliziotti…

Capo Trio:- E allora cosa siete?

Una cittadina:- Siamo cittadini bisognosi di assistenza…

Capo Trio:- Il nostro presidente Calì ama assistere tutti… specialmente quelle giovani e carine come te… A lui piace assistere di più le donne… (ridono sguaiatamente con gesti che indicano procaci forme femminili).

Altra cittadina ancora:- E noi che non siamo giovani e carine possiamo sapere cosa c’è in quel plico?

Capo Trio:- ( in tono di sfottò, ma un po’ sorpreso dal temperamento della donna) Eh, ma che caratterino, signora mia… (poi, aprendo il lembo superiore del plico) Signora bella, mica ci posso far vedere i nomi sui fogli? Non lo sa che c’è la praivacy???

Ulteriore cittadina:- (per niente convinta) Quindi sono certificati e autorizzazioni?

Capo Trio:- Ma certo signora, che si crede?! Tutti timbrati e con marca da bollo!!! Noi siamo rispettosi della legge, non è vero picciotti???

(I due malavitosi confermeranno con battutacce le affermazioni del loro capo e tutti rideranno  sguaiatamente)

Secondo Malavitoso: -Eh, ci mancherebbe!!!

Terzo Malavitoso:- La legge è legge, cara nonnetta!!!

(ancora risate)

Altra cittadina:- Quindi se io adesso busso e dico la parola d’ordine, loro mi mettono un timbro sul certificato di disoccupazione???

Capo Trio:- Eh, la fa facile lei!!! A parte che la parola d’ordine si può usare una volta sola!!

Secondo Malavitoso:- E poi cambia di giorno in giorno, cara la mia signora!!!

Altra cittadina:- (c.s.)!  Insomma io come dobbiamo fare per avere un benedetto timbro sui nostri documenti?

Terzo Malavitoso:- Cara signora, bisogna affiliarsi…

Altra cittadina:- Affiliarsi? Che roba è?

Capo Trio:- Vedo di spiegare… Le due ragazze, qui, verrebbero affiliate subito… E otterrebbero il timbro quadrato direttamente dal presidente Calì!!! Non è vero picciotti??

(risate sguaiate e salaci come sopra)

Secondo Malavitoso:- E che vogliamo scherzare? Il nostro presidente c’ha un timbro spettacolare…!!!

Terzo Malavitoso:- Ma è chiaro come il sole!!!

Capo Trio:- (allungando dei bigliettini a tutti e cinque) Qui ci sono i recapiti del rag. Figaro Cannone, il factotum del presidente…Chiedete tutte cose a lui…

Secondo Malavitoso:- Affiliarsi è facile e conviene…

Terzo Malavitoso:- E diffidate delle imitazioni… Baciamo le mani…

(i tre malavitosi escono con passo solenne e deciso)

10…continua….

Tag:, , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Scena Seconda

(Detti e i piazzisti di Calì capeggiati dal rag. Cannone che parla in un megafono per sovrastare la voce di Mattia)

Rag. Cannone:-  (con voce da imbonitore) Cittadini di Timbrolandia, accostatevi che ho da dirvi e da darvi qualcosa di molto importante. Abbiamo: decoder gratis per visualizzare cento canali televisivi; schede per la Champions; schede telefoniche gratis, tutti i gestori; buoni pasto, voli gratis, soggiorni in Resort cinque stelle, buoni benzina, tessere annonarie, collezioni di telenovelas sudamericane e nordamericane su DVD, audizioni per cantanti e veline e buoni acquisti per i Grandi Magazzini Calì per tutti eeeeeeee………. tutto gratissssssss!!! Appropinquatevi gente!!! All free!!! Venite gente!!! Imperdibile!!!

(La folla si accalcherà attorno al gruppo del rag. Cannone e  i suoi scagnozzi distribuiranno a una folla vociante i gadget reclamati agli stessi cittadini che prima acclamavano Mattia sollecitando il cambiamento).

Un cittadino:- A me un buono benzina!

Una cittadina:- Io voglio il DVD delle telenovelas sudamericane!!

Un giovane cittadino:- A me la scheda Champions!!!

Un altro cittadino:- Io sono anni che sogno una vacanza a cinque stelle!!!

Un’altra cittadina:- E io voglio il decoder per la mia televisione!!!

Un altro giovane cittadino:- E io voglio le schede telefoniche!!!

(La piazza si svuoterà e alcuni fedelissimi resteranno a sentire la conclusione del comizio di Mattia)

Mattia:- Ecco l’ennesima riprova, cittadini di Timbrolandia, di come il potere sia arrogante!!! I cittadini si comprano per fame e desiderio di consumismo!!! Ma noi riusciremo lo stesso a cambiare la burocrazia statale  e a rendere  giustizia ai cittadini di Timbrolandia!!! Lunga vita al PTQ)

(I presenti rimasti acclameranno la fine del comizio del giovane Mattia. Poi usciranno da un lato. Ma dall’altro lato entreranno altri cittadini, come nel primo atto, tutti infuriati, con fogli in mano e bisognosi di aiuto e sostegno burocratico. Si ripete la prima scena del primo Atto)

8. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

SCENA SESTA

Aurora:- Che cosa hai in mente?

Mattia:- Ho in mente che dobbiamo reagire!!! Basta subire le prepotenze!!!

Aurora:- Ma come?

Mattia:- Ti ricordi cosa dicevano i due fidanzati americani a proposito dell’alternanza?

Aurora:- Johnny e Sheila?

Mattia.- Sì, loro, poco fa…Se un presidente non va bene, bisogna cambiarlo…

Aurora:- L’idea sembra buona… ma occorre realizzarla…

Mattia:- Vieni con me… Mi proporrò alle prossime elezioni come il capo del Partito del Timbro Quadrato!!!

Aurora:- Uaooo!!! Questa sì che mi sembra buona!!! Andiamo: io sarò la tua First Lady!!!!(escono)

Fine Primo Atto

Tag:, , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

SCENA QUINTA

(detti e un venditore ambulante napoletano di timbri tondi)

Venditore ambulante:- (con spiccato accento napoletano; porta con sé un’elegante valigetta con un campionario di timbri tondi; parlerà a mezza voce, avvicinandosi ai cinque presenti, dopo avere contattato i vecchietti seduti alle panchine) Timbri tondi per tutti gli usi!!! Piccoli e grandi!!! Risolvono ogni problema burocratico!!! Facili da usare, come gli originali. Accatativille!!! (alla vecchina che lo guarda con interesse) Ne volete uno signo’…so buoni come il pane (apre e mostra il campionario)!!!

Vecchina:- (un po’ incerta)Ma come funzionano? Sono buoni anche per i libretti delle pensioni?

Venditore ambulante:- E come no, signo’? (estrae due timbri dal campionario) Eccoli qua: Inail e Previdenza Sociale!!! Voi che guaio avete? Pensione di invalidità, di vecchiaia o rendita da infortunio?

Vecchina:- (prendendo coraggio) Io devo fare l’aggiornamento ISTAT della mia pensione di vecchiaia!!!

Venditore ambulante:- (con sicurezza, rimette a posto i due e ne estrae un terzo) E allora è più facile ancora: eccolo qua! Questo manco il Supervisore Generale  ce l’ha più vero!!!

Vecchina:- (prendendolo in mano) Ma è facile da usare? Siamo sicuri?

Venditore ambulante:- Venite con me signo’!!! Ve lo mostro io… però appartiamoci che qui diamo nell’occhio…

Vecchina:- Ma quanto costa?

Venditore ambulante:- Ci accordiamo signora… In base al valore della pensione.. non vi preoccupate…

(si avvia verso l’uscita seguito dalla vecchina)

Johnny:- Ehi, aspettate! Vengo anch’io! Ne avete anche come souvenirs per turisti???

Venditore ambulante:- E come no? I miei timbri fanno da fermacarte… ne ho con la calamita… e pure da appendere allo specchietto dell’automobile (estrae dalle tasche della giacca alcuni timbri stile souvenirs)!!! Venite, venite cun me…vi mostro tutto il campionario completo!!!

Sheila:- (ad Aurora e Mattia) Voi non venite? Magari ha pure il vostro… per la Banca…

Mattia:- No grazie… voi andate pure se volete… io ho altre soluzioni per la testa…

Aurora: Anche io sto con Mattia…

Venditore ambulante:- Poi caso mai ripasso…

Johnny:- Arrivederci allora…

Mattia:- Addio… (escono il venditore, la vecchina, Johnny e Sheila)

Tag:, , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

SCENA QUARTA

(Detti e un trio di malavitosi. I tre saranno vestiti con abiti eleganti , gessati e pacchiani; tutti indosseranno inoltre  un cappello sulle ventitre; con movimenti sicuri si avvicineranno al portone e con colpi cadenzati e convenzionali lo batteranno con uno dei due batacchi. Una voce urlerà in risposta da dietro il portone).

Voce:- Completa la parola d’ordine: “Se voti Calì…?”!!!

Capo Trio:- (unendo le mani ad imbuto sulla bocca) “…farai festa sabato, domenica e lunedì!!!”!!!

(Si udranno da dietro il portone suoni di chiavistelli e catene. Il portone si aprirà e uno dei due impiegati della prima di scena si affaccerà, e con ossequio consegnerà un plico voluminoso; ne riceverà in cambio una bustarella che provvederà ad intascare dopo essersi guardato attorno in maniera furtiva).

Primo Impiegato:- Grazie e alla prossima!

Capo trio:- (Assentirà con un cenno del capo e un tocco un po’ beffardo sulla tesa del cappello, imitato dagli altri due). Okappa…

Al trio si avvicineranno veloci i quattro, seguiti dalla vecchina con passo lento.

Mattia:- Scusate, possiamo farvi una domanda?

Capotrio:- Non è che a noi le domande ci piacciano tanto… Siete giornalisti?

Mattia:- No, non siamo giornalisti…

2° Malavitoso:- (con forte accento siciliano) E cosa siete, sbirri, per caso…?

(i tre malavitosi si guarderanno in faccia e rideranno sguaiatamente)

Johnny:- Cosa vuol dire sbirri?

Mattia:- Non siamo poliziotti…

Terzo Malavitoso:- (indicando Johnny) Iddu è americanu…

Capo Trio:- (a Johnny) Sei americanu?

Johnny: Yes, sir!I come  from New York, U.S.A.!

Capo Trio:- (tendendo la mano) Very good, America!!!Il nostro capo, il presidente Calì, very good friend of president Bush, ‘you know? Casa Bianca?

Johnny:- Yes, I know. But now there is president Obama…

Capo Trio:- (ignorando l’osservazione e guardando le due ragazze) And you, girls, are you from America?

Aurora.- (tendendo la mano) Aurora, piacere. Lei è americana, io sono italiana!!!

Capo Trio:- (stringe la mano a entrambe) Il nostro presidente Calì non fa differenze tra americane  e italiane! A lui piacciono tutte (ridono sguaiatamente con gesti che indicano procaci forme femminili).

Vecchina:_ (che nel frattempo si è unita ai sette, in tono deciso e perentorio) Poche chiacchiere giovanotti!!! Potete dirmi cosa c’è in quel plico e perché a voi hanno aperto il portone e a me no?

Capo Trio:- (in tono di sfottò) Eh, quante domande nonnetta!!! Noi abbiamo la parola d’ordine…Voi, nonnetta, ce l’avete la parola d’ordine?

Vecchina:- (c.s.) Prima di tutto io non sono la tua nonnetta! In secondo luogo rispondi alla domanda che ti ho fatto prima: cosa c’è in quel plico?

Capo Trio:- (sempre in tono di sfottò, ma un po’ sorpreso dal temperamento della vecchina) Eh, ma che caratterino, nonne… signora bella… (poi, aprendo il lembo superiore del plico) Signora bella, mica ci posso far vedere i nomi sui fogli? Non lo sa che c’è la praivacy???

Vecchina:- (per niente convinta) Quindi sono certificati e autorizzazioni?

Capo Trio:- Ma certo nonnetta! Tutti timbrati e con marca da bollo!!! Noi siamo rispettosi della legge, non è vero picciotti???

(I due malavitosi confermeranno con battutacce le affermazioni del  capo e tutti rideranno  sguaiatamente)

Secondo Malavitoso: -Eh, ci mancherebbe!!!

Terzo Malavitoso:- La legge è legge, cara nonnetta!!!

(ancora risate)

Vecchina:- Quindi se io adesso busso e dico la parola d’ordine, di quel Calì o Calimero o come accidente si chiama il vostro presidente, loro mi mettono un timbro sul libretto della mia pensione???

Capo Trio:- Eh, la fa facile lei!!! A parte che la parola d’ordine si può usare una volta sola!!

Secondo Malavitoso:- E poi cambia di giorno in giorno, cara nonnetta!!!

Vecchina:- (c.s.) Vi ho già detto che non sono la vostra nonnetta!  Insomma io come devo fare per avere un benedetto timbro apposto sul mio libretto di pensione?

Terzo Malavitoso:- Cara signora, bisogna affiliarsi…

Vecchina:- Affiliarsi? Che roba è?

Capo Trio:- Vedo di spiegare… Le due ragazze, qui, verrebbero affiliate subito… E otterrebbero il timbro tondo direttamente dal presidente Calì!!! Non è vero picciotti??

(risate sguaiate e salaci come sopra)

Secondo Malavitoso:- E che vogliamo scherzare? Il nostro presidente c’ha un timbro tondo…!!!

Terzo Malavitoso:- Ma è chiaro come il sole!!!

Capo Trio:- (allungando dei bigliettini a tutti e cinque) Qui ci sono i recapiti del rag. Figaro Cannone, il factotum del presidente…Chiedete tutte cose a lui…

Secondo Malavitoso:- Affiliarsi è facile e conviene…

Terzo Malavitoso:- E diffidate delle imitazioni… Baciamo le mani…

(i tre malavitosi escono con passo solenne e deciso)

4. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

SCENA TERZA

(Detti e una vecchina. Una vecchina,  male in arnese, con passo lento si avvicina al portone e picchia con un batacchio in ferro sul portone chiuso. Dopo un po’, guardatasi in giro, si accosterà ai quattro giovani)

Vecchina:- Scusate giovanotti, vengo da un paese non distante da qui; mi hanno scritto dall’Ufficio Pensioni di presentarmi per l’adeguamento della mia pensione al minimo di sopravvivenza (porgerà una busta marrone che tiene in mano a Mattia). Sapete se è  questo l’ufficio giusto?

Mattia:- (dopo avere letto l’indirizzo della  busta la passerà a Johnny che fa mostra di volerla leggere) Sì, signora credo che sia qui…l’indirizzo, per lo meno, corrisponde…

Vecchina:- (in tono sconsolato)Ma come mai non c’è nessuno?

Johnny:- (leggendo con qualche difficoltà, inciampa sulle parole più inconsuete) La Signoria Vostra è pregata di presentarsi ai nostri uffici in indirizzo, munita  del suo libretto di quiescenza, per la vidimazione, necessaria all’adeguamento agli indici di riferimento del costo della vita. (restituendo la lettera alla vecchina ma rivolto a Mattia) Che cos’è questa vidimazione?

Mattia:- Vidimare è come dire timbrare… (mimerà un colpo di timbro, battendo col pugno chiuso sul palmo della mano sinistra). Timbro Tondo… do you know?

Johnny:- I see…just a circle stamp… a bloody …timbro tondo…

3. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Seconda Scena

(In scena sono rimasti due fidanzatini alquanto giovani, Aurora e Mattia,  e degli anziani, alquanto distanti e per conto loro,  seduti su delle panchine;  entreranno in scena, appena uscito l’ultimo dei contribuenti, una coppia di turisti americani, Johnny e Sheila,  che si avvicinerà ai fidanzatini).

Johnny: – (con evidente accento americano) – Scusate ragazzi, io e la mia ragazza eravamo in un bar dei paraggi e siamo stati attratti da un grande trambusto e da grida di protesta…

Sheila: – (tendendo la mano) Io sono Sheila e lui è Johnny, il mio boyfriend!!!

Aurora : – (contraccambiando la stretta di mano) Piacere. Io sono Aurora e lui è il mio ragazzo Mattia!

Mattia: – Piacere mio! Siete stranieri, da dove venite?

Johhnny:- Dall’America! Ma Sheila è di origine italiana! Siamo venuti a trovare i suoi nonni che sono di qui!

Mattia:- (rivolto a Sheila)Beati voi che siete riusciti ad andarvene in America!!!

Sheila: – Perche mai? Qui da voi è tutto così bello: c’è il sole, belle spiagge, opere d’arte dappertutto!!!

Johnny: – (toccandosi la pancia) Buon cibo!!!

Mattia: – (in tono sarcastico) Già: sole, pizza e fantasia!!!

Aurora: -  (in tono serio)Almeno voi, in America, non dovete combattere contro la burocrazia.

Johnny:- Quindi quelle urla di protesta che sentivamo prima e quel trambusto avevano a che fare con questa burocrazia?

Sheila: – Ma che cosa è esattamente questa burocrazia?

Mattia: – (Ad Aurora) Visto che fortunati!!! In America non sanno neppure cosa sia la burocrazia!!!

Johnny:- Beh, qualcosa però, sui giornali io l’ho letta sulla burocrazia!

Mattia:- E come viene descritta dai vostri esperti americani la nostra burocrazia?

Johnny: – In particolare ricordo la definizione di un giornalista del New York Times: la burocrazia italiana è come un mostro cangiante e inafferrabile!

Mattia:- (guardando il portone chiuso) Perbacco! Cangiante non lo so, ma inafferrabile, il nostro Direttore Generale, lo è di sicuro!!!

Aurora:- A quanto dicono, però, pare che il Direttore Supervisore Generale sia anche cangiante: davanti si presenterebbe con una faccia da bambino e dietro ha la testa di un vecchio pelato!!!

Sheila:- Ma allora la burocrazia, qui da voi, è rappresentata da un solo uomo al comando?

Mattia:- Beh, nessuno lo sa, in effetti ! Quello che è certo  è che la burocrazia viene rappresentata da un solo timbro: il Timbro Tondo!!!!!

Johnny:- Santo cielo! Ma io credevo che certe cose esistessero soltanto nelle repubbliche delle banane del centro America!!!

Sheila:- Qui sembra di assistere ad una vera dittatura!

Mattia:- (sempre con sarcasmo) Eh già! La repubblica del Timbro Tondo!!!

Aurora (anch’essa unendosi al sarcasmo di Mattia) E per di più senza le banane!!!

Johnny: – Ma come funziona esattamente questa dittatura del Timbro Tondo?

Aurora:- (tornando seria e indicando Mattia) Semplice! Tu prendi noi due: noi non possiamo mettere su casa perché ci manca il timbro tondo in questo foglio… (estrae un foglio dalla borsetta mostrandolo a Johnny).

Sheila:- (in tono indignato) Cioè,  mi stai dicendo che questo mostro con la faccia da ragazzino e la nuca da vecchio pelato,  vi impedisce di sposarvi?

Aurora:- Non esattamente! Il matrimonio qui da noi si può superare con una convivenza di fatto!

Mattia:- Ma senza il timbro tondo su quel foglio la Banca non ci dà i soldi per comprarci la casa!!!

Aurora:- E siccome non abbiamo abbastanza soldi per pagare un affitto…

Mattia:- … e il Comune non costruisce più case popolari…

Aurora… E se non abbiamo soldi sufficienti per l’affitto, potete immaginare quanti ne abbiamo per comprarci noi la casa, senza la banca…

Mattia:- Insomma, per farla breve, noi non possiamo mettere su casa insieme!!!

Aurora:- E men che meno programmare un figlio!!!

Sheila:- (c.s.) Ma tutto questo è…tremendamente aberrante! Totalmente aberrante e intollerabile!!!

Johnny:- Ma io stento ancora a credere che qui ci sia una specie di Giano bifronte che possiede un timbro con cui la fa da padrone!

Sheila:- Ma non c’è un modo per mandare a casa questo Direttore Supervisore Generale? Come da noi, che quando un presidente non va bene, si cambia…

Johnny:- Oh sì! Noi la chiamiamo alternanza…

Mattia:- Magari!!!

.2. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Il timbro tondo

Commedia brillante

In 2 Atti e 12 scene

 In una città immaginaria, Timbrolandia, spadroneggia un potente e misterioso personaggio  che, grazie al possesso di un Timbro Tondo, ha imposto la sua dittatura su tutta la città.

Con il Timbro Tondo tutto si può a Timbrolandia.  Senza di esso, tutto è negato, anche i più elementari diritti.

Sulla scena si alterneranno una serie di personaggi che, per i più svariati motivi, mostreranno di avere bisogno del Timbro Tondo.

Alcuni cercheranno di conquistare il potere sostituendo il timbro tondo con uno quadrato; altri penseranno di spazzare via ogni potere comunque legato ai timbri.

Alla fine però tutto resterà immutato. E il timbro sembrerà un grottesco gattopardo che insegue se stesso.

 

Atto Primo

Scena prima

(La scena si apre su un ampio piazzale gremito. Sullo sfondo capeggia un grosso portone di legno sormontato da effigi e scritte di variegata burocrazia quali ad es. “Annona”; “Passaporti”; “Affari Interni” etc;sulla soglia del portone, regolarmente sbarrato e munito di due batacchi in ferro al centro delle due metà,  diversi impiegati tentano, con malcelata arroganza,  di rabbonire la piccola  folla in subbuglio. Se possibile, per tutto il tempo, su delle panchine sparse ai lati della piazza, siederanno dei vecchietti intenti a parlare tra loro, oppure a leggere, ma senza mai interagire cogli altri personaggi).

 

Primo impiegato: – Vi ho già detto che il Direttore Supervisore Generale oggi non è in sede e pertanto è del tutto inutile che vi accalchiate qui come un gregge di pecore!!!

Secondo impiegato: – Avete sentito? Tornate domani! (con gesti appropriati della mano: sciò, sciò, circolare!!!)

Un contribuente.- Ma siamo sicuri che domani il Direttore Supervisore Generale sarà presente in ufficio? Anche ieri mi avete detto la stessa cosa?

Primo impiegato: – (in tono stizzito) Non incominciamo ad offendere eh? Io ieri non ero neppure in servizio!!! Ma tu guarda…gli utenti… Più ti spendi per loro e più ti offendono!!!

Altro contribuente: – Io ho fatto ben 100 chilometri per avere un timbro sul mio passaporto…

Terzo contribuente: – E io devo avere un timbro per la restituzione delle tasse pagate in più negli anni scorsi….

Quarto contribuente: – E per il rinnovo del mio soggiorno di lavoro? Devo forse perdere una giornata di paga anche domani???

Secondo impiegato:  (con un vago accento milanese) Ehi, marumba! Non ti ci mettere anche tu adesso a rompere i maroni… Se non ti va bene tornatene in Africa al tuo villaggio, te capì?

Un quinto contribuente:- Siete proprio degli arroganti…

Primo impiegato: – (sovrastando a voce alta il brusio di malcontento) Vi do cinque minuti di tempo per sciogliere l’assembramento. Dopo di che, senza neanche riscendere, chiamerò le forze dell’ordine!!!!

(Dopo avere aperto il portone si infileranno dentro alla svelta richiudendolo dall’interno. Il gruppo, dopo varie minacce e  variopinti impropèri  rivolti all’indirizzo del portone, se ne andranno sconsolati e alla spicciolata usciranno di scena quasi tutti).

…1… continua

 

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Venivano dal buio

 quegli uomini

che gambizzavano

sequestravano

ammazzavano

Ed io

che non stavo con loro

ma neanche con il loro nemico

cercai lontano

la Luce della Verità

Roma, marzo 1978

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Fu proprio in quel caldissimo autunno del 1968 che iniziai la mia avventura quinquennale  all’Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri “Leonardo da Vinci” di Cagliari. Mio padre sognava che io potessi diventare il contabile per la  grande impresa di famiglia che lui sognava di consolidare e ingrandire a Cagliari (povero papà, quante delusioni ti abbiamo dato, in cambio della tua grande generosità!); mia madre era comunque contenta di essere riuscita a strappare,  per la prima volta, uno dei suoi figli maschi al vortice dell’azienda familiare che, per amore o per necessità, aveva già inghiottiti i primi tre; ed io… beh, anche io avevo i miei sogni; anche se a quell’età, i sogni sono alquanto confusi ed inespressi.

Certo il primo giorno di scuola non fu quello che uno può essersi immaginato nei suoi pensieri.

Trovammo infatti l’ingresso presidiato dai picchetti degli studenti scioperanti che impedivano l’accesso a qualunque studente, lasciando passare soltanto i docenti che non fossero già entrati con l’auto attraverso il carraio.

Le parole d’ordine che giravano tra gli studenti erano diverse e alle mie orecchie di studentello di primo pelo, suonavano quasi come oracoli di una divinità lontana e misteriosa. Alcuni sembravano anche semplici, nella loro formulazione: “Diritto allo studio”; “Scuola di tutti e per tutti“; altri erano rivestiti di un’aurea quasi mitica:”Fuori i baroni dalla scuola” (più tardi scoprii che lo slogan era rivolto all’università e che il barone Siviller, che al mio paese era stato degradato dai Savoia al loro arrivo in Sardegna, all’inizio del ’700, colpevole soltanto di essere da sempre fedele ai sovrani iberici, non c’entrava per niente); “Assemblea Permanente”; “Potere Operaio”; “Lotta Continua”; “Morte ai fascisti”; “Boia chi molla“.

Insomma gli slogans che si urlavano fuori dalla scuola erano tanti e per me, tutti, o quasi tutti, ancora incomprensibili.

Andò avanti così per qualche giorno fino a quando alcuni signori  (più tardi capii che si trattava di agenti della Digos in borghese), spiegarono agli studenti che facevano servizio di picchetto al cancello , che avrebbero dovuto lasciare libero l’ingresso e consentire a chi non avesse voluto aderire allo sciopero, di entrare a scuola.

Così finalmente potei incominciare la mia carriera scolastica. Anche se, a onor del vero, per non rischiare di venire scambiato per un fascista o, peggio ancora, di venire considerato un boia, attesi che un buon numero di studenti, vecchi e nuovi, fosse deciso a interrompere la protesta, con la promessa che il Preside avrebbe concesso un certo numero di assemblee per poter discutere i problemi della scuola e di noi giovani studenti, se avessimo ripreso prontamente  la frequenza (che per noi “primini” non era invero mai iniziata).

Così scoprii finalmente la mia classe. Si trattava di una prima super affollata. Eravamo oltre trenta, per lo più di sesso femminile. i miei compagni e le mie compagne venivano quasi tutti da Quartu S.E., da Pirri (che, precisavano i Pirresi, è come se fosse Cagliari; anzi “Pirri è’ Casteddu!), Selargius, Monserrato.

Mi ero già affezionato a questa classe allegra e rumorosa; mi ero già innamorato (senza che loro ne sapessero niente) di tre o quattro compagne e di una o forse due professoresse particolarmente giovani e carine. Mi piacevano inoltre le lezioni di italiano, di storia, di inglese; un po’ meno quelle di fisica e matematica, mentre mi affascinarono subito la dattilografia e la stenografia (che più tardi, ma io ero già passato dall’altra parte della barricata,  sarebbero state soppiantate dal “trattamento testi” e, più tardi ancora, sino ai nostri giorni, dall’informatica); mi risultò invece ostica la computisteria, che negli anni successivi si trasformava in “tecnica”, e tale antipatia durò per tutti e cinque gli anni e si estese anche alla “ragioneria” (le due materie, oggi, si studiano  unificate sotto il nome di “economia aziendale”).

Presto però arrivò la notizia che alcuni di noi sarebbero stati trasferiti e smistati in altre classi di nuova formazione e che un certo numero di classi avrebbero iniziato, con il sistema della rotazione, il doppio turno.

Ci fu spiegato infatti, in maniera alquanto sommaria e sbrigativa, che le aule non erano sufficienti ad ospitare tutti gli iscritti, dato l’alto numero dei nuovi studenti, e quindi, per evitare classi troppo numerose (più tardi si sarebbero definite “classi pollaio”) avremmo dovuto alternarci nella frequenza pomeridiana, dalle 14,30 alle 19,30. Tale turno avrebbe riguardato ciascuna classe, ma soltanto per uno, massimo due mesi, all’anno.

Più avanti negli anni successe invece che alcuni corsi venissero destinati a frequentare di pomeriggio tutto l’anno scolastico.

Ma questo fa già parte di un’altra storia.

9. continua…

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Dal Capitolo 4 del Vangelo secondo Matteo

VV 1-11

Il diavolo tenta Gesù nel deserto

In quel tempo lo Spirito sospinse

Gesù nel deserto,  ed ivi il demonio

Lo tentò. Per quaranta giorni vinse

Gesù Cristo,  con digiuno e sermonio,

la fame e la  sete! Poi ebbe fame.

-         “ Perché non volgi in farina di conio

questi sassi?” Il tessitor  di trame

disse!   – “Non  di solo pane  vivrà

l’uomo, ma di ogni motto  che le brame

 

Divine per Sua  voce  Dio dirà!

Così sta scritto!”-, rispose Gesù!

Fu  condotto al Tempio della Città

Santa e Lo tentava ancora: – “ In giù,

gettati, che sta scritto: – ‘ Agl’armigèri

darà disposizioni a tu per tu

 

 ed essi Ti reggeranno leggeri

perché non abbia a urtare contro un sasso

il Tuo piëde’ – “ Fra gli scritti veri

 

c’è” – rispose Gesù al Satanasso –

non tentare il tuo Dio e il tuo Signore!”

Di nuovo Belzebù, sopra il masso

Più alto lo condusse,  tentatore.

Gli mostrò tutti i regni del mondo,

con la loro gloria e il loro onore

e disse : “ Se a me sarai secondo,

tutte queste cose darò a te!”

Ma Gesù rispose: “Vattene, immondo!

 

Sta scritto: ‘ Adorerai solo Iahwèh

E solo a Lui renderai il tuo culto!”

Indi il diavolo cedere dovè’,

andandosene senza più un insulto.

E Gli si avvicinarono i Suoi angeli

Che lo servirono di tutto punto!

Tag:, , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

 

 “Fantasio tu parli generalmente male degli uomini politici ma io ti chiedo: per arrivare nei luoghi alti del potere gli uomini politici devono possedere qualche buona qualità, altrimenti non si spiegherebbe, con la competizione feroce che c’è, come mai alcuni, pochi fra tanti, raggiungono le vette e vi rimangono per tanto tempo.”

“Devono possedere delle qualità, non necessariamente buone e le qualità necessarie per conquistare il potere sono spesso in contrasto con quello che occorrono per ben governare.

Chi aspira al successo, in ogni campo ma soprattutto in politica , deve essere animato in primo luogo da una forte ambizione.

L’ambizione non è di per se una qualità negativa perché è sempre uno stimolo all’azione e chi non la possiede non farà mai niente di notevole.

Ma in chi si dedica alla politica essa è strettamente legata al desiderio di potere ed in ciò sta il male, perché chi governa, lo sostengono tutti i filosofi, deve in primo luogo servire il popolo , cioè porre come fine della propria azione il bene pubblico e non quello personale  o quello della parte che lo ha aiutato nella scalata..

Per ben governare occorre molta onestà e la capacità di sapersi mettere al di sopra delle parti e per conquistare il potere è necessario in primo luogo saper ingannare ed illudere gente di tutte le parti, con promesse che non sarà possibile mantenere perché, avendo a disposizione risorse limitate, è impossibile accontentare tutte le classi sociali che hanno interessi contrastanti.: imprenditori e operai , giovani e anziani, pensionati e disoccupati , piccoli commercianti  e megastores. L’onestà personale può non essere sufficiente se non è accompagnata dalla competenza in tantissime arti e mestieri : se è così difficile amministrare un condominio, figurarsi quanto dev’esserlo amministrare una città o uno stato. Però a ciò nessuno pensa quando si va a votare.

L’’argomento è stato ampiamente trattato da Niccolò Macchiavelli:

“ Chi aspira al potere in una società corrotta  deve saper usare con maestria le arti del leone e della volpe cioè conciliare l’astuzia con la forza.

Deve essere bravo negli intrighi, saper adulare le folle, promettere e mentire conservando l’apparenza dell’onestà, concedere di tanto in tanto qualche favore agli “amici”, pensare una cosa, farne credere un’altra,  quando necessario corrompere o in altro modo neutralizzare gli avversari facendo ampio uso della calunnia, non escludendo la violenza.”

 Questo si  faceva in tempi più violenti dei nostri e le pratiche erano considerate “normali” tanto che il  “Principe” di Machiavelli, probabilmente scritto a scopo di denuncia, è stato da molti propagandato come opera seria .Oggi forse le arti del “leone” sono cadute in disuso , ma non quelle della “volpe”: è assolutamente necessario per essere eletti a una qualche carica pubblica saper  mentire..

 Ma questi mezzi usati spregiudicatamente in campagna elettorale, si ritorcono poi contro chi li ha usati quando si trova a dover governare, perché le promesse fatte si devono in qualche modo mantenere.

Se prima la gente si accontentava del fumo, poi vuole l’arrosto, quasi mai si hanno i mezzi per accontentare tutti i sostenitori  e gli avversari non staranno a guardare inerti i vincitori spartirsi la torta, ma in tutti i modi cercheranno di  ripagare con gli interessi. i torti subiti o che pensano di aver subiti.. Lo stesso Machiavelli lo dimostrò, narrando la miserevole fine e i disastri causati da tanti principi del suo tempo, pur abili nell’usare le arti  necessarie a conquistare il potere: “chi di spada ferisce , di spada perisce”, non ci si può illudere di essere invulnerabili contro quelle armi di cui si è fatto ampio uso.

Ecco allora che tutti i nostri governanti  si sono specializzati nell’arte del temporeggiamento e le elezioni si susseguono con una rapidità che meraviglia gli stranieri, Si rinvia al governo successivo quello che non si è avuta né  la voglia né la capacità di fare.

Mio padre  raccontava spesso la storia di un giudice che chiamato a decidere fra due contendenti, li convocò separatamente, prima l’uno e poi l’altro, ed ascoltate le rispettive autodifese, al primo disse: “Tu hai ragione” e altrettanto  al secondo, mandando tutti e due a casa felici e contenti, poi per non smentirsi e non perdere il favore delle due parti rinviava continuamente l’emanazione della sentenza.. Ma questo è un gioco che non si può fare troppo a lungo anche se in Italia spesso riesce perché gli italiani, contrariamente a ciò che essi pensano, sono in politica molto ingenui. .

Le nuove elezioni non risolveranno mai niente finchè non cambia il modo di fare politica , cioè finchè le forze politiche non impareranno a presentare programmi concreti e fattibili , anche  sostenuti da valori ideali. I governi si succederanno gli uni agli altri , inconcludenti e litigiosi, mentre  la situazione del paese peggiora.. Ma anche l’atteggiamento del popolo deve cambiare: è necessario che esso impari a giudicare i candidati dalla capacità dimostrate nella vita attiva e non solo da quelle vantate,  ed anche dalla chiarezza nell’esposizione delle proprie idee e dei propri programmi perché è vero che chi sa ben dire e ben scrivere generalmente sa anche ben fare. Chiarezza nell’esposizione di idee e programmi vuol dire anche saper dimostrare che un provvedimento proposto giova veramente al bene della comunità  e questo è proprio ciò che nessuno fa. Per cui votare in queste condizioni è come giocare al lotto.

Ci vuole poi coerenza fra l’ideologia cui un uomo politico dice di ispirarsi  e i programmi che propone e le azioni che  mette in atto. Quante volte negli anni passati abbiamo visto  partiti ed uomini vincere le elezioni e poi fallire miseramente  nell’opera di governo?

Tutti i capi socialisti europei da Mitterand a Craxi e potrei anche nominare i “riformatori” russi, Gorbaciov in primo luogo, hanno  fallito, confermando che la politica del Giano-Bifronte che consiste per esempio nel fare agli industriali un discorso  ed agli operai uno diverso, illudendo gli uni e gli altri sulla propria sincerità, non permette di restare al governo per lungo tempo. Un socialista  che pratica una politica liberista in economia è destinato a fallire perché scontenta gli uni senza conquistare la fiducia degli altri. Nel passato maestra di questa politica era la chiesa cattolica che così riusciva a soddisfare tutte le parti in conflitto, approfittando della presenza nel suo interno di una gerarchia alta che gestiva i rapporti coi potentati   mondani e di ordini religiosi poveri  che   predicavano al popolo mostrando esempi di povertà. 

Oggi la chiesa può ben dire di aver superato con successo in duemila anni di storia, infinite traversie, rivoluzioni, persecuzioni  etc.., i Re, gli Stati, gli Imperi sono caduti, l’Impero Romano è crollato, così come quello di Carlo Magno, quello degli Asburgo e quello inglese, Napoleone, Hitler e Stalin sono passati,. ma la Chiesa è sempre lì e il suo potere si conserva senza legioni di armati né divisioni corazzate. I fedeli possono vedere in ciò il segno della protezione divina, ed altri la forza della superstizione e dell’abilità politica.

Ma al di là della potenza apparente della Chiesa Cattolica sorge spontanea una domanda: “Degli antichi ideali del Cristianesimo quali ancora oggi vengono insegnati con il Vangelo, cosa   ne è stato in questi duemila anni?”.La pace, la fratellanza universale, la liberazione dei poveri e degli oppressi, cosa ne è stato di tutto ciò?

Per duemila anni popoli “cristiani” si sono massacrati a vicenda ed hanno massacrato popoli non cristiani. All’interno di uno stesso stato, spesso all’interno di una stessa città, cristiani hanno perseguitato e ucciso altri cristiani di idee diverse. Allora ci chiediamo: la potenza della chiesa cattolica non è stata forse fondata sull’abbandono di quegli antichi ideali?

Sui compromessi con i potentati di tutti i tempi e di tutte la Nazioni?

Ma questa politica del giudice astuto ha avuto ed ha altri seguaci: in Italia i socialisti e tutte le sinistre  negli ultimi decenni hanno agito allo stesso modo. Facendo discorsi diversi alle varie classi sociali, essi hanno ottenuto grandi successi: in Italia c’è stato un periodo in cui il Capo dello Stato ed il Primo Ministro erano socialisti, per non parlare degli innumerevoli posti di rilievo in tutti gli enti e corporazioni statali che essi erano riusciti a conquistare.

Ma oggi possiamo direttamente constatare l’efficacia di questa politica: in breve tempo, per iniziativa di pochi giudici e di alcuni giornali, i socialisti hanno perso tutto ciò che avevano ottenuto Il loro capo è stato costretto all’esilio in un paese africano e gli Enti da essi nazionalizzati sono stati restituiti ai privati. Del partito socialista rimangono scarsi frammenti, della politica socialista degli anni passati non è rimasto nulla.

Però- qui sta la cosa interessante- nemmeno quelle forze che si sono succedute nel potere sono riuscite a realizzare i loro programmi, ammesso che ne avessero alcuno , sotto il loro governo la situazione dell’Italia è sicuramente peggiorata, essi hanno distrutto quanto avevano fatto pure di buono i governi precedenti , senza apportare niente di nuovo. Avevano promesso di risanare le finanze dello stato con le privatizzazioni, hanno svenduto i beni pubblici ma il debito pubblico è cresciuto a dismisura, in quanto alla lotta alla corruzione , gli scandali  si sono succeduti agli scandali ,travolgendo  alla fine quella che voleva essere la Repubblica dalle mani pulite!

 

E già sembra che si stia affermando un nuovo gruppo con gli stessi slogan di quelli che avevano fatto cadere la prima repubblica, nuova gente con le mani pulite, ma senza idee e senza programmi.

Articolo a cura di Angelo Ruggeri. Già pubblicato dall’Accademia Belli.

Per saperne di più:http://arspoeticamagazine.altervista.org/

Tag:, , , , , , ,

Comments Nessun commento »

 Chissà se gli storici di domani, magari ricordando che la storia è fatta di corsi e ricorsi, faranno un paragone tra l’eclatante  caduta di Benito Mussolini (che ci riporta al 25 luglio 1943, quando il Gran Consiglio del Fascismo lo sfiduciò, costringendolo a rassegnare le dimissioni nelle mani del re, che non aspettava altro) e l’inizio della fine  di Silvio Berlusconi (che secondo me riporterà gli storici alla data del 27 novembre 2013).

Ci sono tante similitudini nelle vicende politiche di queste due grandi e controverse figure della recente storia italiana.

Certo il voto di oggi in Senato, a prima vista, non sembra assimilabile a quello che si svolse nel massimo organo del partito fascista il 25 luglio 1943  in danno di Mussolini.

Eppure le similitudini non mancano.

Non  può infatti sfuggire ad una  profonda analisi della giornata di oggi che qualcosa di grave è avvenuto a danno della figura politica di Berlusconi.

E se le massime istituzioni dello Stato italiano (Senato compreso) non avessero già perso agli occhi dei cittadini ogni residua credibilità, qualcosa di molto grave dovrebbe registrarsi anche a danno della Repubblica.

Nel suo patetico crepuscolo Berlusconi, da quell’ingegnoso combattente che egli è, ha tenuto un accorato comizio a Piazza del Plebiscito, mentre non molto distante, a Palazzo Madama, i suoi avversari politici vincevano al pallottoliere della decadenza.

Se l’abilità di Silvio non ha evitato la sua decadenza dal seggio di senatore, è riuscita comunque a mostrare all’ Italia che la sua parabola politica non è ancora del tutto compiuta. E quello sventolare di bandiere azzurre ha contribuito ad addolcire l’amara pozione che i senatori di Palazzo Madama preparavano per lui.

Certo che il nuovo Ciano, che fa pure rima, (Angelino Alfano) e il nuovo Nino Grandi (che potrebbe essere Fabrizio Cicchito) sono pronti, dietro le maschere dell’ipocrisia, a pugnalare a morte il vecchio leader ormai sul viale dell’inevitabile tramonto.

Ma a ben vedere,  in realtà,  questi paralleli sono soltanto un gioco senza importanza.

Questa volta  non ci saranno i tedeschi a soccorrere il duce sfiduciato; anzi, i russi, che secondo  qualcuno erano a in Italia per soccorrere il leader deposto, si sono limitati a firmare contratti ultramiliardari con il nuovo Badoglio e il suo governo; e speriamo che l’assemblea popolare di piazza Plebiscito non  preannunci una nuova, cruenta guerra civile.

Spero perciò che i ricorsi si fermino a quelli già evidenziati e che B. sconti il fio dei suoi errori e delle sue colpe (storiche e giudiziarie) con dignità e rassegnazione.

Anche se ho paura che così non sarà.

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

“Il potere logora chi non ce l’ha!” chiosava un grande vecchio oramai trapassato.

Al di là del fascino ambiguo e paradossale di questo apparente ossimoro, ho sempre pensato che invece il potere finisca per logorare chiunque lo gestisca; e quanto maggiore sarà l’incapacità nella gestione del potere, tanto più celere e definitvo scaturirà il suo logoramento.

La gestione del potere, infatti, è un’ alchimia alquanto complessa, fatta di forza, ma anche di fantasia; è una navigazione precaria tra bonaccia e marosi, fatta di dare e prendere, di illusione e materia, di dialoghi fittizi e di monologhi apparenti, tanto più oggi, in questa multiforme e stratificata democrazia che al popolo lascia in realtà poco o niente da decidere.

Lo dimostra anche la vicenda che ha visto da più di  un anno contrapposti la presidenza della Fondazione lirico-sinfonica di Cagliari ai sindacati dei lavoratori dello spettacolo più rappresentativi.

Arcinoto è il pomo della discordia: la presidenza (nella persona del sindaco pro-tempore di Cagliari, presidente di diritto della Fondazione) con l’accondiscendenza non proprio unanime dei membri del Consiglio di amministrazione della Fondazione, pretende di imporre, a capo della Fondazione, nel ruolo di sovrintendente, una figura  di scarso spessore professionale (magari anche con tanti pregi in numerosi altri campi, chi lo sa?), in dispregio non solo delle più basilari norme della gestione pubblica (e anche di quella privata) ma addirittura della sua stessa autonormazione e del tuo stesso Statuto.

Esempio eclatante, questo cagliaritano, di esercizio scriteriato del potere, che ha finito di logorare in capo al sindaco, un credito di potere enorme, riducendolo al lumicino e, forse, avviandolo al definitivo e precoce tramonto.

Nella sua inesperienza (ma qualcuno più maliziosamente parla di arroganza vera e propria) il sindaco-presidente prima si è autovincolato con una “Manifestazione di interesse” che ha sollecitato (giustamente) i legittimi appetiti di grossi calibri del mondo manageriale del mondo dell’opera (44 curricula tra nomi noti e meno noti); poi, inopinatamente, Zedda presenta in Consiglio un 45.mo curriculum, neppure firmato, di una aspirante sovrintendente, che fino a poco prima aveva svolto il ruolo di impiegata del servizio di biglietteria (pare su raccomandazione dello zio d’Italia Gianni Letta) che essendo totalmente priva dei requisiti di “esperienza nel settore dell’organizzazione musicale” e di “gestione di enti consimili”, congiuntamente richiesti dall’art. 9.2. dello statuto della Fondazione e dall’art. 13, comma 2, del d.lgs. n. 367/1996,  (v. sentenza TAR Sardegna n. 695/2013 – parte normativa), gode però della completa fiducia del sindaco-presidente (che qui pretende di comportarsi come un despota).

L’inizio della fine di questa gestione scriteriata del potere si è già vista nella sentenza del TAR sopra calendata. Non credo a grossi sconvolgimenti di un ipotetico ricorso al Consiglio di Stato,  azionabile nei 60 giorni dalla notifica della sentenza in caso di termine breve, oppure nei sei mesi dalla pubblicazione, nel caso di termine lungo (qui la scelta, giustamente,  spetta ai legali dei ricorrenti vincitori), così come non credo che il giudice amministrativo di secondo grado vorrà concedere una sospensione dell’efficacia di cui è dotata la sentenza di primo grado.

Pertanto resta in piedi soltanto il contratto che lega professionalmente la Fondazione e la sovrintendente.  Il contratto, a mio parere (ma si tratta di un parere a livello di blog, per così dire; sempre meglio acquisire i pareri professionalmente validi, nelle sedi a ciò deputate) si trova in una condizione di invalidità. Esso infatti risulta viziato in uno degli elementi essenziali; anzi direi che la volontà della Fondazione, a seguito dell’annullamento delle delibere di nomina della Crivellenti operata dal TAR nella nota, recente sentenza, manca del tutto. Al momento non ho ancora studiato a fondo il profilo di questa invalidità: se fosse di genere assoluto (nullità, per capirci) quel contratto è già morto prima ancora di nascere, e chiunque (anche i lavoratori, ad esempio) potrebbero rivolgersi al Tribunale Ordinario per farlo dichiarare nullo. A seguito di tale nullità la sovrintendente, a pare mio, dovrebbe restituire tutti gli emolumenti percepiti, in quanto mancherebbe radicalmente ogni titolo che giustifichi la riscossione di tali emolumenti. Se si profilasse invece uuna invalidità di tipo relativo (annullabilità, sempre per chiarezza) la situazione sarebbe più complessa e meno netta, ferma restando l’illegittimità e l’irregolarità della nomina a sovrintendente.

Per quanto riguarda i danni, anche qui io farei una distinzione: se chi ha agito istituzionalmente a nome della Fondazione (il presidente di diritto, ad esempio) risultasse avere agito con dolo o colpa grave, non c’è dubbio che dovrebbe lui (o loro, se risultassero responsabili anche altri soggetti) a pagare tutti i danni subiti. Se invece si fosse di fronte ad una incapacità gestionale, a una dabbenaggine di tipo caratteriale, ovvero ad una vera e propria deficienza nel discernere tra il bene e il male, tra il lecito e l’illecito, tra il positivo ed il negativo, beh, in tal caso, pur angosciato come cittadino e come appassionato dell’opera, il problema diventa più complesso sul piano delle responsabilità.

Mi piacerebbe sapere comunque cosa ne pensa la Corte dei Conti; a parer mio chi amministra la cosa pubblica dovrebbe comunque ascoltare i consiglieri più esperti e capaci, soprattutto quando si arriva in giovane età, del tutto inesperti, ad occupare cariche troppo importanti (come è il caso del sindaco di Cagliari, presidente di diritto della Fondazione; anche se qui c’è stato un investimento popolare che comunque giustifica la sua presenza in quello scranno per lui tropppo alto);; io non credo però che la giovane età, l’inesperienza e l’immaturità possano giustificare decisione strampalate, eccentriche ed originali, come quella di nominare un ssovrintendente che non ha neppure firmato il suo curriculum, al di fuori di una procedura adottata dalla stessa Fondazione e contro un’alzata di scudi subito avvenuta da parte di sindacati, mondo politico e una parte della stampa (c’è tutto o quasi scritto nella sentenza del TAR).

In conclusione, non oso pensare a cosa sarebbe successo se i sindacati non si fossero per tempo e con le garanzie di legge; e soprattutto cosa sarebbe successo se la magistratura, da potere indipendente qualee essa ancora è, non si fosse espressa in maniera così chiara e perentoria.

Il potere, comunque lo si voglia definire, è meglio perciò che sia separato, in capo a centri separati e indipendenti, e distribuito in maniera sempre più equa tra datori di lavoro e dipendenti, con la magistatura a fare da garante su uno scranno indipendente.

Tag:, , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »