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SCENA QUINTA

LA SCENA si svolge nello studio di casa Straneo tra l’Avv. Straneo , la moglie Donna Margherita, e Luigia Straneo in occasione dell’arrivo della lettera diffamatoria nei confronti di Gaspare Nicolosi. L’arredamento consiste di un’ampia scrivania in stile posta in fondo al proscenio; più avanti ci saranno tre sedie e un basso tavolino sempre in stile ottocentesco, se non reperibili in stile Luigi XVI.

 

Luigia (in tono drammatico, restituendo la lettera al padre)

- No, padre, io non credo a una sola parola di quello che c’è scritto in questa lettera!!!

 

Avv. Straneo (in tono paterno)

-  Mi dispiace figlia mia! Cerca di aprire gli occhi davanti alla realtà!!!

 

Luigia

- E la verità sarebbero le falsità di quella lettera??? Mamma diteglielo anche voi che non si può credere ad occhi chiusi alla lettera di una persona sconosciuta!!!

 

Avv. Straneo

-         Veramente lo sconosciuto qui è proprio questo Gaspare non so che; quel garibaldino siciliano che vorrebbe sposarsi con mia figlia !!!

Luigia (gettandosi tra le braccia della madre singhiozzando)

-         Oh mamma, ma io lo amo e so che lui non mi inganna!!!!

(esce con un’ultima, fuggevole  carezza della mamma)

5. continua…

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11) L’Aspromonte,  la terza delusione di Roma  e il  ritorno a Caprera
(1862 – 1870)

In attesa di adeguate possibilità di attaccare Roma nel maggio 1862 Garibaldi, che non è in grado di rimanere inattivo, va a Trescore Balneario, vicino al confine austriaco.

Dopo l’Unità d’Italia,  ora ha due scopi: come abbiamo già detto, uno è quello di fare  Capitale  Roma, che è ancora nelle mani del Papa e l’ altro è Venezia e il Veneto  che appartengono agli austriaci.

L’ Azione del Partito dell’indipendenza per il Veneto causa la protesta dell’Austria . Il 14 maggio, centinaia di volontari, comandati da Francesco Nullo e sostenuti da Garibaldi cercano di entrare in Austria e vengono arrestati dall’esercito italiano. Una manifestazione a sostegno di Brescia provoca la morte di tre persone, Garibaldi è responsabile per il colpo di stato e condanna la repressione.

In Europa l’emozione è enorme e l’Italia è divisa. L’esercito sdi difende richiamando l’ applicazione della legge ed i militari sono offesi dalle parole di Garibaldi che accusa gli  italiani. Si è allontanato dalla Associazione per la liberazione del Veneto e decide di non rivelare le sue intenzioni.

Non più fortunato sarà Garibaldi pochi mesi dopo, quando cercherà di attaccare Roma di nuovo partendo dalla  Sicilia: questa volta il suo viaggio si ferma   in Calabria, ai piedi del monte di Aspromonte dove  Garibaldi fu ferito e sconfitto dalle truppe italiane.

Ecco i fatti: 27 giugno 1862 si imbarca a Caprera, giunto Palermo, viene accolto da una folla festante. Rivede  i luoghi emblematici della sua spedizione a Marsala (20 luglio), dove ha iniziato la sua campagna per prendere Roma con 3000 uomini. Tuttavia, le condizioni non sono le stesse, gli uomini che ha non sono disposti a sacrificarsi per un grande ideale, i suoi funzionari coraggiosi sono ora parte dell’esercito italiano e l’operazione non è supportata dal parere pubblico. Nonostante gli appelli a  Vittorio Emanuele II, Garibaldi si ritrova senza il sostegno del sovrano sabaudo. Non di meno decide di andare avanti lo stesso.

Napoleone III, l’unico alleato del nuovo Regno d’Italia, tiene Roma sotto la sua protezione e questa operazione è una vergogna per il governo italiano che ha deciso di fermare Garibaldi in Calabria con l’invio dell’esercito regolare.
Garibaldi cerca di evitare il confronto attraverso un percorso nel cuore delle montagne dell’Aspromonte. Viene intercettato dalle truppe di  Emilio Pallavicini; i  Bersaglieri aprono il  mentre   Garibaldi ordina di non sparare. Hviene ferito alla coscia sinistra e al piede sinistro, la palla ancora alloggiata nel giunto. Finito lo scontro viene   fermato. Il 2 settembre è portato a La Spezia e rinchiuso nel carcere di Varignano. Il proiettile non è stato rimosso, l’infortunio al piede non guarisce. Molti medici accorrono al suo capezzale, tra i quali il francese Auguste Nélaton il  28 ottobre.

Questo ultimo medico è  convinto che la palla sia  sempre presente, e studia  un metodo per estrarlo. Il 20 novembre  Garibaldi viene condotto  a Pisa dove è  esaminato dal professor Paolo Tassinari e il 23 novembre il professor Ferdinando Zannetti estrae il proiettile col  metodo propugnato da Nélaton.

Garibaldi riottiene i suoi pieni poteri nel mese di agosto 1861. Nel mese di ottobre, in occasione del  matrimonio di una delle principesse italiane, il generale ei suoi uomini sono stati graziati da Vittorio Emanuele II su raccomandazione di Napoleone III, per non farne un martire. Nel frattempo, Garibaldi sostiene la rivolta polacca contro l’Impero russo.

Il nostro eroe trascorre la convalescenza a Caprera e lo troviamo nel  marzo 1864 nel Regno Unito con i due figli Menotti e Riciotti e il suo segretario privato Giuseppe Guerzoni contro il parere del governo britannico, che temeva il suo incontro con certi esuli, come Mazzini.

Arriva a Southampton, è si reca  a Portsmouth e Londra (11 aprile), dove ottiene  ogni volta  un successo trionfale (500 000 persone lo acclamano a Londra).

Viene ricevuto dalle più alte autorità civili, sindaci, aristocratici, signori. E’ospite del duca di Sutherland e il sindaco gli dà la cittadinanza onoraria. Solo il partito più conservatore non condivide questo entusiasmo, la regina Victoria dice di lui “onesto, altruista e coraggioso Garibaldi lo è certamente, ma è un leader rivoluzionario.”

Durante la sua visita, ha incontrato anche Mazzini.  Garibaldi, che spera raccogliere fondi per il Veneto, incontra anche Alexander Herzen e gli esuli francese Alexandre Ledru-Rollin e Louis Blanc.

Il 17 marzo, sotto la pressione di Torino, si allontana da Londra. ecide così  di tornare in Italia. Il 9 maggio, torna a Caprera. Nel 1865, la seconda metà dell ‘isola gli viene regalata da  donatori britannici.

Con un trattato dell’ 8 aprile 1866, la Prussia si allea con l’Italia, che spera ancora di ottenere il Veneto, e  a metà giugno ha inizio  la guerra.

Anche prima della guerra, il corpo di volontari, composto da 10 reggimenti, quasi 40.000 uomini male armati e mal equipaggiati, si svolge prima di essere assegnato al comando di Garibaldi. Ancora una volta, la missione è la stessa di quella effettuata intorno laghi lombardi nel 1848 e nel 1859 operano in una zona di operazioni secondaria, le Alpi tra Brescia e Trento, a ovest del Lago di Garda, con il obiettivo strategico per tagliare la strada tra il Tirolo e la fortezza austriaca di Verona. La principale azione strategica è affidata a due grandi eserciti di pianura, guidati da Alfonso La Marmora ed Enrico Cialdini.

Garibaldi bypassando Brescia passa poi all’offensiva a Ponte Caffaro 24 Giugno 1866.

IL 3 luglio, a Monte Suello,  ha subito una battuta d’arresto ed è stato ferito alla coscia ma costringe gli austriaci alla ritirata. Con la vittoria della battaglia di Bezzecca e Cimego 21 luglio, si apre la strada per Riva del Garda e quindi l’imminente occupazione di Trento,  impedito soltanto dalla tregua, il 12 agosto 1866, a causa della vittoria prussiana a Sadowa . In questa occasione, ha ricevuto la notizia dell’armistizio e l’ordine di abbandonare il territorio occupato. Telegrafa “Obbedisco.” Il Veneto viene ceduto all’Italia, Garibaldi ritorna a Caprera.

Rapidamente Garibaldi  riprende la sua crociata per conquistare Roma. Crea associazioni per raccogliere fondi ed è particolarmente  anticlericale. Cospiratori romani lo cercano e il 22 marzo 1867, gli riferiscono che  il titolo di generale, gli  è stato conferito dalla Repubblica Romana. Inizialmente il pubblico lo sostiene, a differenza del governo.

Come in passato, cerca di fomentare la ribellione nello Stato Pontificio per giustificare l’intervento. Crispi lo  mette in guardia contro un nuovo Aspromonte. Dopo le risoluzioni dei lavoratori tedeschi e francesi contro la guerra, ha partecipato a settembre del  1867 al Congresso Internazionale per la Pace e la Libertà  di Ginevra, dove viene  ricevuto trionfalmente, offrendo un visionario programma in 12 punti. La  Società delle Nazioni rimane scioccata dal suo anticlericalismo e dal suo tono bellicoso. Tra i partecipanti, ci sono Arago e Bakunin. L’intervento di questi ultimi è particolarmente degno di nota, “Garibaldi, che ha presieduto, si alza e dopo  qualche passo e lo abbraccia. Questo solenne incontro di due vecchi veterani della rivoluzione produce un’impressione straordinaria. Tutti si alzano per un lungo applauso. “

Dopo il suo ritorno in Italia, 24 Settembre, 1867, Garibaldi viene arrestato dopo aver  lasciato Firenze, l’allora capitale, al confine con lo Stato Pontificio,  ciò che  innesca violente proteste.

Lui è agli arresti domiciliari nella sua isola di Caprera, da cui fugge nel mese di ottobre per riprendere la lotta. Organizza una nuova spedizione di Roma (laterza), comunemente chiamata “campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma,” questa volta partendo da Terni ha preso la roccaforte di Monterotondo, ma la rivoluzione tanto attesa a Roma non si verifica. Il 30 ottobre 1867, le truppe francesi sbarcano a Civitavecchia e Garibaldi  combatte con decisione. 

Il 3 novembre 1867 nella battaglia di Mentana le truppe pontificie rinforzano quelle francesi, con nuovi fucili Chassepot, inviati da Napoleone III. Vittorio Emanuele II, nel frattempo, ha confermato gli accordi franco-italiani e sconfessa l’iniziativa Garibaldi. Un dispaccio del generale Failly datata 9 termina con queste parole: “Le nostre armi Chassepot hanno fatto prodigi” provocando forti critiche in Francia e in Italia.

Dopo la sconfitta dell’Impero francese e la resa di Napoleone III, il 20 settembre 1870 Roma fu conquistata dalle truppe italiane .

Il 2 ottobre 1870, Roma è capitale d’Italia, dopo un plebiscito.

Il sogno di Garibaldi  si realizza, ma è l’esercito italiano a compiere l’azione militare da lui tanto agognata.

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L’Epopea dei  Mille e le camicie rosse (1859-1861)

Se Garibaldi è il leone, coraggioso e combattivo, Cavour è la volpe, l’astuzia e l’attesa!

Cavour, presidente del governo del Regno di Sardegna, si   impegna nella guerra di Crimea per essere più vicino alla Francia di Napoleone III. A seguito di Plombières,  trattato di alleanza tra la Francia e la Sardegna, Cavour provoca  un attacco da parte dell’Austria,  per consentire l’attivazione dell’accordo di assistenza da parte della Francia.
Così Cavour sta sviluppando una serie di provocazioni, e l’Austria cadde nella trappola.

Il 26 Aprile 1859, l’Austria apre così le ostilità contro il Piemonte, ciò che innesca le condizioni di esecuzione dell’alleanza franco-sarda. Il 27 aprile 1859, gli austriaci hanno attraversato il confine del Ticino, e lo stesso giorno, i francesi hanno attraversato le Alpi.

Nel 1858-1859, Cavour e Garibaldi si vedono per la prima volta nel 1856. Lo statista sabaudo prevede di utilizzarlo attivamente nella guerra imminente, mettendolo a capo di volontari. I 3.200 uomini reclutati da Garibaldi diventano, il 17 marzo, il corpo dei Cacciatori delle Alpi sotto l’autorità del generale Cialdini. Garibaldi è  nominato maggiore generale. Per la prima volta incontra  Vittorio Emanuele II.

Il rapporto tra Garibaldi e Cavour soddisfa le esigenze della situazione fino alla fine della seconda guerra d’indipendenza (1859). Garibaldi supporta l’azione di governo e la preparazione del conflitto per  espellere l’Austria, mentre  Garibaldi propugna  il supporto per l’insurrezione lombarda per provocare la guerra.

I primi disaccordi appaiono poco dopo, soprattutto quando Cavour cede Nizza alla  Francia, nel 1860. E più tardi ancora, prima della morte di Cavour, Garibaldi, dopo avere  fortemente criticato il governo italiano perchè  vorrebbe sciogliere l’esercito del sud che ha partecipato alla spedizione dei Mill  (Garibaldi otterrà dal re l’immissione dei garibaldini nei ranghi dell’esercito regio ma, come diremo in seguito, Cavour boicotterà in parte questo accordo).

Ma torniamo al 1859 . Garibaldi, quindi, assume la difesa del  Lago Maggiore con il permesso di reclutare nuovi volontari. Il 23 maggio, ha iniziato una campagna di successo nel nord della Lombardia. Il 26 maggio, egli spinge il generale comandante austriaco  a Varese e dopo avere sconfitto l’esercito austriaco nella battaglia di San Fermo, prende la città di Como. Per le sue azioni, è stato insignito della medaglia d’oro al valor militare.  The Times riferisce le sue imprese e Marx ed Engels parlano regolarmente sul New York Daily Tribune delle imprese di Garibaldi.

L’8 Luglio 1859, Napoleone III firma l’armistizio  ponendo fine alla seconda guerra di indipendenza italiana. La Lombardia è unita al Regno di Sardegna, mentre Venezia rimane austriaca. Alcuni piccoli ducati (Firenze, Parma, Bologna, Modena) dichiarano la loro annessione al Regno di Sardegna e il 10 agosto, una lega militare è  affidata a Garibaldi, che ne accetta il comando, dopo le dimissioni dall’esercito sardo.

Questo ruolo di  organizzatore,  operativo in nulla, nonè  adatto a Garibaldi.  Torino manda così Manfredo Fanti a sostituire Garibaldi. Sotto l’autorità di Franti, è quindi in grado di svolgere l’azione per la quale egli chiede il supporto di Mazzini, tentando una invasione delle Marche e dell’Umbria pontificia. Una serie di decisioni contraddittorie lo porteranno a dimettersi il 15 novembre, su richiesta di Vittorio Emanuele II.

Nel mese di aprile 1860 Garibaldi fu chiesto di dirigere una spedizione per sostenere la rivolta iniziata a Palermo, Sicilia. Dopo qualche esitazione, ha deciso di partecipare alla invasione del Regno delle Due Sicilie, il numero di volontari ha raggiunto un migliaio di uomini, che ha dato il nome alla società leggendaria. Garibaldi è supportato con cautela da parte del governo del Regno di Sardegna.

L’imbarco delle truppe, avviene  la notte del 5 maggio a Quarto, vicino a Genova, e il viaggio comincia in disordine, senza munizioni e scarsità di carbone. L’11 maggio, le due navi, Piemonte e Lombardo,  arrivano in Sicilia e sbarcano a Marsala, godendo della protezione di due navi inglesi che entrano nel porto. Non di meno le navi borboniche, come dice Garibaldi nelle sue Memorie, sparano contro  i  Garibaldini, già sbarcati, ma senza successo.

Il combattimento svolge  a vantaggio di Garibaldi aiutato dai siciliani: vincono a Calatafimi il 15 maggio 1860, entrano vittoriosi a  Palermo il 27 maggio e risultano vincitori  nei pressi dello Stretto di Messina, a Milazzo, il 20 luglio.

Dal mese di maggio, Garibaldi si proclamò dittatore (nel senso romano del termine), in nome di Vittorio Emanuele II, e nel mese di giugno, ha formato un governo. Pertanto, Garibaldi continua la sua conquista del continente e marcia su Napoli, che  prende il 7 SET 1860.

Cavour ha organizzato una spedizione per impedire il consolidamento del potere Garibaldi, temendo che egli  formi una repubblica. Le truppe piemontesi combattono le truppe pontificie a Castelfidardo. Garibaldi affronta e sconfigge i 20.000 soldati dell’esercito dei Borboni a Volturno.

I plebisciti in Sicilia e di Napoli ratificano l’annessione del Regno delle Due Sicilie in favore del  Piemonte. Il 26 ottobre nei pressi di Teano Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II e lo saluta  come il Re d’Italia.

Il 9 nov 1860, Garibaldi si ritira a Caprera dopo aver rifiutato tutte le ricompense, ciò che affascina i suoi contemporanei quasi quanto la sua attività.

Garibaldi è il vero artefice della unificazione del Regno d’Italia, il quale è solennemente   proclamato 17 marzo, 1861.

Quando egli entra  all’interno del parlamento italiano, dopo essere stato eletto deputato nel  primo parlamento italiano, i deputati accolgono il suo ingresso con una ovazione.

Questa è l’occasione per lui di prendere una posizione, ha espresso il suo disaccordo con il rifiuto delle autorità e in particolare di Fanti, ministro della guerra, di integrare i volontari dell’esercito meridionale nell’esercito regolare.

Cavour reagisce violentemente chiedendo invano, al presidente della Camera di Rattazzi di richiamare all’ ordine Garibaldi. La riunione è sospesa. Nino Bixio tenta nei giorni successivi una riconciliazione . Garibaldi, che è tornato a Caprera, ottiene un successo parziale. Dopo pochi giorni, molti dei suoi ufficiali e parte dell’esercito meridionale sono integrati.

A tal proposito mi sia consentita una digressione e una autocitazione: ho scritto un romanzo sulla storia vera di un Garibaldino siciliano, chiamato Gaspare Nicolosi, che è stato integrato nell’esercito regolare e che ha fatto carriera  fino al gradi di colonnello!
La  nipote del Garibaldi, che mi ha contato la storia, si chiamava Silvia Nicolosi, e viveva a Cagliari dove è morta a  100 anni nel 2012! Il romanzo è stato pubblicato con il titolo  “Un amore Garibaldino” che ha dato il  titolo anche a un  musical  che spero venga  rappresentato al più presto!

Cavour morì il 6 giugno, senza che i rapporti con il nostro eroe siano migliorate.
Il suo triste destino: ha visto l’Italia unita e subito dopo è avvenuta la sua morte. Questa è la vita, cari amici!

… continua…

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Per chi ne avesse piacere, comunico che la Casa Editrice “La Riflessione” di Davide Zedda, organizza una serata di presentazione al Lazzaretto di Cagliari (Salone Principale) sabato 9 febbraio alle ore 17,00. L’autore sarà lieto di accogliervi personalmente e di rispondere alle domande che gli organizzatori e il pubblico vorranno sottoporgli. Vedere Locandina a lato.

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Quarta Puntata – L’11 febbraio 1834, devono partecipare alla rivolta mazziniana per rovesciare la monarchia. Garibaldi scende a terra per mettersi in contatto con mazziniani, ma il fallimento della rivolta in Savoia e qualcuno che avverte l’esercito e la polizia causano il fallimento dell’operazione. Garibaldi, non può tornare a bordo della Geneys ed è considerato un disertore. Riconosciuto come uno dei capi della cospirazione, viene condannato “alla pena di morte ignominiosa” in absentia, come un nemico della nazione e dello Stato.

Garibaldi diventa così un “bandito”. Si rifugia prima a Nizza,  poi,  attraversato il confine si reca a Marsiglia, ospite del suo amico Giuseppe Pares2. Per evitare il sospetto, ha preso il nome di Giuseppe Pane e nel mese di luglio si imbarca sul Mar Nero, e il marzo 1835 lo troviamo a Tunisi. Garibaldi rimane in contatto con l’ associazione mazziniana tramite Luigi Cannessa e nel giugno 1835 è  introdotto nella giovine  Europa, prendendo come nome di battaglia Borel,  in memoria del martire per la causa rivolutionaria.

L’Italia ora è diventata inaccessibile a causa della pena di morte che incombe su di lui,; la sua vita sta prendendo in considerazione orizzonti temporali più lunghi. L’occasione gli  si presenta quando un brigantino italiano deve andare a Rio de Janeiro, in Brasile, l’8 settembre 1835. Garibaldi parte da Marsiglia, sotto il nome di Giuseppe Pane, con l’intento di diffondere gli ideali mazziniani. Inoltre, Rio ha una vasta comunità di marina ligure, che permetterà un arrivo inosservato.

Dopo la conquista napoleonica della Spagna, le colonie del Sud America sono impegnate in un processo di indipendenza  conclusosi con la sconfitta della Spagna. Il vice-regno viene suddiviso in un certo numero di repubbliche indipendenti tra cui la Provincia  Cisplatina, la Confederazione Argentina, Paraguay. Per quanto riguarda il Brasile, dopo l’invasione del Portogallo da parte di Napoleone, la famiglia reale andò in esilio a Rio de Janeiro e la colonia fu elevata a un regno. Giovanni VI tornò a Lisbona, a causa della rivoluzione liberale del 1820, mentre suo figlio Pietro divenne reggente del Brasile. Nel 1822, divenne imperatore del Brasile sotto il nome di Pietro I.  La sua politica centralizzata  porta presto alla rivolta e nel 1832 è costretto ad abdicare in favore del figlio Pedro II.

…continua…

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Abbiamo già visto come la penisola italiana fosse, all’epoca in cui nasce Garibaldi,  divisa in tanti piccoli stati indipendenti. La Rivoluzione francese e la costituzione della Repubblica Cisalpina e del Regno d’Italia (quest’ultima nata in epoca napoleonica), segneranno un deciso e significativo  aumento del sentimento nazionale degli  italiani repubblicani.

Ci furono molti  movimenti insurrezionali primavera del 1820 fino al 1831. Garibaldi, come molti della sua generazione, sta acquisendo una spiccata  coscienza nazionale, cui consegue   il desiderio di unificare l’Italia, divisa ormai sin dall’epoca della caduta  dell’Impero Romano d’Occidente.

Per Garibaldi, le tesi per la lotta dell’unità d’ Italia della grande epopea risorgimentale di Giuseppe Mazzini, sembrano essere il risultato diretto delle idee sint-simoniane di Barrault, momento iniziale della redenzione per tutti i popoli oppressi.

Su questo viaggio,  che cambia la sua vita,  Garibaldi nelle sue memorie scrisse: “Christoforo Columbo certamente non sentiva  tanta soddisfazione nello scoprire l’America,  quanta ne sentivo io nel trovare qualcuno che si interessava al riscatto del  nostro Paese “.

La storia ufficialmente racconta che Giuseppe Garibaldi, avrebbe incontrato Giuseppe Mazzini nel  1833 a Marsiglia e che si sarebbe unito alla Giovine Italia, l’associazione segreta politica di Mazzini che mira a trasformare l’Italia in una repubblica democratica unitaria, senza il re di Torino, e senza il Papa di Roma, con la Città Eterna come  capitale del nuovo stato repubblicano.

Come  marinaio, Garibaldi deve assolvere il servizio militare per cinque anni nella Marina Militare della Sardegna dove viene  arruolato in dicembre 1833. In linea con la tradizione, prendendo come nome di battaglia Cleombroto , un eroe di Sparta (Cleombroto Primo, per la precisione, era il fratello del grande eroe greco Leonidas, del cui figlio divenne il tutore, dopo la battaglia di Termofili).

Con gli amici e Marco Edoardo Pes Mutru, egli cerca di fare proselitismo per la loro causa, esponendosi con leggerezza. Sono segnalati alla polizia che monitora Mutru e Garibaldi, i quali sono trasferiti dal Geneys  alla fregata Conte, il 3 febbraio, pronti per partire per il Brasile.

Come avremo occasione di dire, Garibaldi, per amore d’Italia e per  la libertà del suo popolo,  abbandona gli ideali repubblicani, diventando amico del re Vittorio Emanuele II di Sardegna e del suo primo ministro, il conte Camillo Cavour, gli altri due principali autori della unificazione italiana con i nostri eroi Mazzini e Garibaldi.

… continua..

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Sto studiando l’epopea garibaldina, nell’ambito di un romanzo che avevo iniziato e che sto portando a conclusione in queste settimane.

Da ragazzo ero affascinato dalla figura di Garibaldi; un po’ meno da quella di Mazzini e di Cavour.

Ora che sto riscoprendo la vita e le gesta del grande condottiero nizzardo ho capito perchè il suo mito conquistò il mondo intero ed ancora resiste inossidabile.

Giuseppe Garibaldi non era solo un uomo coraggioso, un condottiero abile, un intelligente stratega.

Garibaldi era una persona generosa, altruista e disinteressata.

Egli non agiva per il suo tornaconto personale, per i soldi, per gli onori, per il successo.

Aveva un ideale (che era la lotta per la libertà e per l’autodeterminazione dei popoli, in cui si inserì magistralmente anche l’Unità d’Italia) e lottava per esso, anche in dispregio della propria vita.

Qualcuno lo assimilò, esagerando,   a una divinità; qualcuno addirittura alla Trinità.

Effettivamente, rileggendo le sue gesta,  ho visto in Garibaldi, pur nella sua dimensione umana, alcuni tratti che mi ricordano Gesù: il disinteresse per le cose materiali; il suo altruismo; la prontezza nell’offrire la sua vita per i suoi fratelli.

Fermiamoci qui: Gesù era un’altra cosa; ma ribadisco che si tratta di una somiglianza limitata e intesa in un’accezione umana e come tale soggetta alle debolezze della carne (Garibaldi era anche  un grande donnaiolo).

Certo il suo anticlericalismo lo rese inviso alle istituzioni ecclesiastiche. Ma anche Cristo non fu certo amato dalle autorità religiose del suo tempo. Anch’esse, come quelle ottocentesche e temporali dell’epoca di Garibaldi, avevano pauradi chi parlava in modo troppo sincero e fuori dai denti.

Adesso sento il desiderio di vedere un nuovo Garibaldi o un nuovo Mazzini che rilancino l’idea di un’Italia libera e unita in maniera sincera e disinteressata.

E se a qualcuno non piace l’Italia, beh, mi accontenterei anche di un Garibaldi o di un Cavour che rilanciassero  l’idea di una Sardegna libera e unita.garibasldfi 1

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