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Il figliuol prodigo

Capito 15 del Vangelo secondo Luca

VV 11-fine

Disse ancora: – “ Un uomo avea due figli;

Il più giovane disse al genitore:

Padre, lascia che il patrimonio io pigli

 

Per la parte che mi spetta!’ L’Amore,

se non la legge, impose al buon üomo

di accontentarlo. Così, il successore,

dopo non molti giorni, tomo, tomo

se ne partì in un paese lontano.

Là, quel giovane, dissoluto e indomo,

prese a sperperare in ogni vano

capriccio le sue sostanze. Qüando

le ebbe spese tutte, piano, piano,

venne a trovarsi nel bisogno. Fu andando

a pascolare porci che si rese

conto, che quei maiali, mangiando

liberamente le carrube stese

per terra, stavano meglio di lui.

Allora rientrò in sé e disse: ‘Il mese

 

Che viene dato a chi lavora sui

Campi di mio padre avanza le spese

Di mantenimento, mentre io, qui,

 

muoio di fame. Ora mi alzerò

e andrò da mio padre a dirgli: Ho peccato

contro il Cielo e contro di te. Perciò

 

sono indegno d’essere chiamato

 tuo figlio. Trattami come un garzone!’

S’incamminò così determinato.

 

Il padre, che ne intuì l’intenzione

Vedendolo da lontano e, commosso,

gli corse incontro con grande emozione

 

abbracciandolo e baciandolo. Scosso,

non di meno, gli disse: Contro il Cielo

ho peccato e contro te. Con addosso

 

tanta vergogna e pentimento te lo

dico!’ Ma il padre disse ai servi: – “ Presto,

portate qui il meglio e rivestitelo,

 

mettetegli l’anello al dito e, lesto,

tu”- disse ad un altro servo- “va, porta

qui i suoi calzari! Nessuno sia mesto

 

in questa giornata e non sia corta

la festa, né sia parca. Il vitello

grasso arrostite e non manchi ogni sorta

 

di cibo e di bevanda.!” Il fratello

del prodigo, rientrando dal lavoro,

udì questi canti e cori a stornello;

chiamo subito i servi e chiese loro

cosa significasse tutto ciò;

un servo gli rispose: -“ Il ristoro

 

a base di vitello grasso io so

che l’ha voluto ‘l padre per il figlio,

rientrato sano e salvo!” S’indignò

il maggiore con il padre e con cipiglio

tale che non volle entrare. Allora

il padre uscì a pregarlo. Ma con piglio

deciso egli rispose al padre: – “Ora,

io ti servo da tanti anni, senza

mai trasgredire un tuo comando e ancora

 

non ho avuto da te soldi e licenza

per far festa coi miei amici. Adesso

che questo tuo figlio con impudenza

 

ha sperperato i soldi come un fesso,

tu fai uccidere il vitello grasso!”

Gli rispose il padre: – “Tu non hai smesso

 

Mai d’ esser con me, e quanto ho all’ammasso

E anche tuo. Ma era d’uopo fare

Festa e rallegrarsi, perché era lasso

 

Questo fratello prima di tornare,

ed era morto prima che la vita

tornasse nel suo cuore a palpitare!”

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 Dal Capitolo 5  del Vangelo di Luca

VV 27-32

Vocazione di Matteo Levi

 

-         “ Perché mangia e beve con pubblicani

E peccatori?”  – chiese un Fariseo

Ai discepoli di Gesù, chè  strani

Commensali, pel costume giudeo,

s’erano adunati insieme a mangiare

un giorno a casa di Levi Matteo!

Al mattino Gesù, a passeggiare

Di buon’ora era uscito lungo il lago!

Era il Maestro intento ad insegnare

A una gran  folla di seguaci! – “ Pago

Sei già, Levi, di tributi e gabelle,

quindi seguimi, figlio di Alfeo!”- Sago

fu nella scelta e svelto! Così quelle

schiere di seguaci, come già detto,

si ritrovarono a casa sua! Nelle

more del pranzo, il finto prediletto,

pose ai discenti il predetto quesito.

Così, Gesù, avendolo percetto,

rispose: – “ Non colui che è già guarito

abbisogna di medico e di cure!”-

Disse ancora, rivolto al redarguito

Gesù: – “ Non pei giusti son le premure

Mie, ma sono qui per i peccatori!”-

Ma orienti il  lettore le sue letture

ai testi originali assai migliori.

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Ho letto l’interessante libro di Augias e Vannini  che dà il titolo al presente post, edito recentemente  da Rizzoli.

La sua interessante lettura mi ha riportato indietro nel tempo ai miei studi di filosofia, antropologia e storia delle religioni, condotti  invero da appassionato autodidatta, con particolare riferimento su autori come Sant’Agostino, B. Pascal,  E. Fromm, L. Feurbach, J.J. Bachofen e tanti altri illustri studiosi. Nel libro dei due autori italiani ne vengono citati anche altri e più di quanti  non abbia avuto la fortuna di studiare; ma, ripeto, iosono soltanto un autodidatta che ha studiato in maniera disorganica, spinto dalla passione e dalla ricerca della Verità.

Devo confessare che  in materia di fede io mi accontento delle verità semplici, non solo perchè sento mie certe rivelazioni della Bibbia e del Nuovo Testamento in particolare, ma soprattutto perchè le vivo nel mio animo come gioiose e vere.

Ciò non mi ha impedito pur tuttavia di trovare affascinanti certi passaggi del libro; per esempio laddove si rinvengono nelle dee madri, in Artemide, in Era e in altre figure della mitologia mediterranea, le antesignane di Maria, la Madre di Gesù, da noi venerata come Vergine e Santa. Oppure quando i due coautori ripercorrono l’evoluzione della figura materna di Maria, dalle origini ai nostri giorni, all’interno di un percorso le cui tappe sono i concilii di Nicea e di Efeso, congiuntamente alle Encicliche di vari Papi ed altri fondamentali scritti teologici.

Insomma una lettura che non offende i sentimenti di devozione che albergano nei cuori dei Cristiani,  anche se non sfugge che dietro i toni garbati di Augias e le  dotte esposizioni di Vannini si celano da un lato, l’incredulità del laico inveterato e dall’altro,  la scettica riserva mentale di chi è convinto di essere troppo colto per credere in ciò che credono le anime semplici dei devoti che Maria ha saputo attrarre in tutto il mondo, cattolico e non cattolico, tra i cristiani e i seguaci di tante altre religioni nel mondo intero.

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Dal Capitolo 2

VV 16-20

Di ciò che ora scrivo  è  san Luca il teste:

Andaron senza indugio quei pastori

E fecero ai tre santi giuste feste!

Ne furono sorpresi gli uditori

Mentre Maria serbava per sua parte

Tutto l’occorso in cor! ” Come i latori

alati gli avevano detto, ad arte

fecero quei pastori ritornando,

come ogni storia narra e si diparte

glorificando Dio e Dio lodando!!!”

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Dal Capitolo 2 del Vangelo secondo Luca

VV 21-35

 Circoncisione e Presentazione del Tempio

 

Ogni primo maschio della nazione”

-         così è scritto – “sarà sacro a Jahwèh!”

Al tempo della purificazione,

 

dunque, giusta la legge di Mosè,

Giuseppe e Maria al Tempio Gesù

Condussero in offerta a Chi in Cielo   è!

 

E per donargli, in obbligo e virtù

Una coppia di tortore o colombi,

secondo quanto usavan le tribù!

A Gerusalemme, vecchio di lombi,

stava Simeone, giusto e timorato,

 

al quale di non vedere i piombi

della morte,  era stato  preannunziato,

prima che avesse visto il Messia

e che Israele fosse  confortato!

Mosso dal Santo Spirito, la via

 

del Tempio, mentre l’offerta adempievano

i due  dell’antica legge giudìa,

ei prese e giuntovi,  benedicevano

 

Iddio le sue parole,  abbracciando

Quella Luce nella Quale  vedevano

I suoi occhi le genti illuminando,

Per la gloria del popolo Giudeo,

la salvezza che andava preparando

 

ad ogni popolo.  “Or che mi beo

di cotanto, secondo la Parola,

lascia che vada in pace,  Santo Teò’,

 

il Tuo servo!” Ancor si sente e  vola,

nelle orecchie stupite di Maria,

la voce di Simeon, cui disse sola:

 

“ Di molti uomini  in questa terra mia,

per la rovina e la  risurrezione

Egli è, segno di forte discrasia,

 

perché esprimano rivelazione

i pensieri di molti animi e cuori!

Ed anche nel tuo cor dello schidione

 

Udrai della Sua carne  i molti  fori!”

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Dal Cap. 2 del Vangelo secondo Luca

VV 1-14

NASCITA DI GESU’

Cesare Augusto ordinò per decreto

Che di tutta la terra un censimento

Si facesse! Giuseppe, quieto e lieto,

a registrarsi nel borgo di Iesse,

padre di  re Davide, che in  Giudea

aveva luogo, ordunque si diresse

verso Betlemme dalla Galilea,

con Maria sua sposa matura  incinta!

I giorni del parto quivi essa avea

Completati  e, dalla stanchezza vinta,

poiché non si trovava alloggio alcuno,

in una mangiatoia fu sospinta

dove, senza l’aiuto di nessuno,

al figlio primogenito diè luce!

Avvolgerlo e deporlo fu tutt’uno

In fasce ed in pastoie che di un Duce

Erano indegne per sicuro! In quella

Regione, onde  sottrarre il gregge al truce

Lupo, alcuni pastori a sentinella

Stavano. Un Angelo del Signore

Si presentò davanti a loro nella

Notte, avvolgendoli di lor fulgore!

Quelli furono presi da spavento.

Ei disse: “Non abbiate alcun timore!

 

Ecco, annunzio al popolo un lieto evento.

Nella città di Davide oggi è nato

Cristo Signore, Salvezza e Portento!

 

Questo è per voi il segno che Egli vi ha dato:

troverete un bambino in fasce avvolto

che giace con due ruminanti a lato

 

in una mangiatoia!” All’ascolto

tosto si udì l’esercito celeste

gloriare Dio l’Altissimo che molto

ama i suoi figli e della pace è teste!

Andaron senza indugio quei pastori

E fecero ai tre santi giuste feste!

Ne furono sorpresi gli uditori

Mentre Maria serbava per sua parte

Tutto l’occorso in cor! Come i latori

alati gli avevano detto, ad arte

fecero quei pastori ritornando,

come ogni storia narra e si diparte

glorificando Dio e Dio lodando!!!

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Dal Capitolo 1 del Vangelo secondo Luca

VV 28-36

-         “Ave,  Maria, che di grazia sei piena

il Signore è con te” – disse Gabriele

ad una vergine, mentre serena,

secondo i consueti usi  di Israele

operosa  attendeva il compimento

della promessa delle antiche stele,

che a conclusione del fidanzamento,

portava  alla carnale conoscenza

dello sposo. E fu nel turbamento

che Maria si chiedeva quale scienza

avesse un tal saluto. – “ Non temere”-

le disse il messaggero di Sapienza

-“ Maria, perché tu dovrai avere

un figlio, al quale  Tu darai la luce

e il nome di Gesù l’Emmanuele,

 

pur noto qual Figlio del Sommo Duce

e sarà grande per Sua volontà!

Per sempre la via, che al trono conduce

 

Del Re  Davide,  Dio Gli assegnerà!”

-         “ Non conosco uomo! Ciò è impossibile?”-

esclamò Maria, pura  in verità!

L’Angiol rispose: -“ Lo Spirto Mirabile

Scenderà su di te e la Sua scia

Di Eterna Santità sarà estensibile

 

Su te, grazie all’Altissimo, Maria!

Colui che nasce da te  sarà Santo:

sarà chiamato figlio di Dio. Pria,

 

anche di Elisabetta un nero manto

dicevano che avesse nel suo  seno;

adesso  d’aver concepito ha vanto

 

Questo dei nove è il sesto mese almeno

per quella tua vecchia parente!Nulla

è per il Signore Jahwèh alieno!”

Quindi  Maria gli rispose: – “La culla

sia pronta per la serva del Signore!

Avvenga dunque ciò che hai detto sulla

 

Mia maternità, me lo  dice ‘l cuore!”

E l’Angelo partì quindi da lei!

Se hai letto sino a qui , o mio lettore,

sappi che  solo a metà strada sei.

Inoltre devo dirti per chiusura,

che nella Bibbia trovi assai più bei

accenti che dell’anima son cura.

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Dal Vangelo secondo Luca

Capitolo 1 – VV 26-35

L’Annunzio a Maria 

I

-         “Ave,  Maria, che di grazia sei piena

il Signore è con te” – disse Gabriele

ad una vergine, mentre serena,

secondo i consueti usi  di Israele

operosa  attendeva il compimento

della promessa delle antiche stele,

che a conclusione del fidanzamento,

portava  alla carnale conoscenza

dello sposo. E fu nel turbamento

che Maria si chiedeva quale scienza

avesse un tal saluto. – “ Non temere”-

le disse il messaggero di Sapienza

-“ Maria, perché tu dovrai avere

un figlio, al quale  Tu darai la luce

e il nome di Gesù l’Emmanuele,

 

pur noto qual Figlio del Sommo Duce

e sarà grande per Sua volontà!

Per sempre la via, che al trono conduce

 

Del Re  Davide,  Dio Gli assegnerà!”

-         “ Non conosco uomo! Ciò è impossibile?”-

esclamò Maria, pura  in verità!

L’Angiol rispose: -“ Lo Spirto Mirabile

Scenderà su di te e la Sua scia

Di Eterna Santità sarà estensibile

 

Su te, grazie all’Altissimo, Maria!

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Dopo averLo schernito Lo spogliarono

E Gli rimisero addosso le vesti.

Lo condussero fuori e prepararono

 

Per crocifiggerLo! Fra tanti testi

Che osservavano Gesù sul sentiero

Del Calvario, tutti atterriti e mesti,

 

vi era un certo Simone, uno straniero

della Cirenaïca, fu costretto

a prendere la Croce, chè davvero

 

Gesù, sotto quel peso, sul Suo petto

Era caduto già più d’una volta,

fino in cima al monte, in un luogo detto

 

Golgota. Qui, dopo averGli disciolta

La veste, sulla quale poi i soldati

Tirarono la sorte, mirra sciolta

 

Nel vino, come usava ai condannati

Gli porsero, ma non ne prese! Era

L’ora terza quando gli acuminati

 

Chiodi, con penetrazione severa,

squarciarono le carni di Gesù!

La scritta sulla Croce era sincera:

 

-         “ Il Re dei Giudei!”-. Chi l’ha messa giù,

forse l’ha fatta per ischerno! Ma

altri l’ha vista con sospetto! Su,

 

due ladri, hanno  crocifisso insieme a

Lui: uno sta a sinistra, l’altro a destra,

adempiendo ciò che la Scrittura ha

 

predetto: ‘ E’ stato messo tra gente estra

nel malaffare!’ Nel frattempo quei

che passavano, peggio che balestra,

 

con la lingua Gli lanciavano dei

dardi che s’aggiungevano al dolore:

-         Scendi dalla Croce!” – E un altro: – “ Ehi,

-          

dico a Te, che del tempio distruttore

Ti sei detto in tre giorni!”- Anche i grandi

Sacerdoti, con sarcasmo e livore,

 

Lo sbeffeggiavano: – “ Tu, che comandi,

da Re d’Israele, scendi da lì!

Tu che hai salvato tutti i miserandi,

 

salva Te stesso e i ladroni, così

 noi  crederemo! In Dio ha fidato,

che  Lo liberi subito se Gli

 

 vuol bene! Egli ha infatti dichiarato:

-         “ Son Figlio di Dio!” Neppur dai ladroni

         In croce con Lui Gli fu risparmiato

 

Lo scherno pari a quegli altri cialtroni!”

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I dieci lebbrosi

 

Durante il viaggio verso la città

santa, Gesù passò sia attraverso

la Samaria, che attraverso la

Galilea. Vedendo venir verso

di loro Gesù, un gruppo di dieci

lebbrosi, prima ancor che fosse emerso

all’entrata di un villaggio, le preci

Gli rivolsero affinché li guarisse!

Vistili coperti di lebbra e cenci,

seppur distanti, Gesù gli disse:

- “Andate a presentarvi ai sacerdoti!”

Furono sanati proprio mentre essi

andavano. Uno di quegli ignoti

e proscritti, vedendosi guarito,

tornò lodando Dio e le Sue doti;

e ai piedi del Salvatore adito

piangeva e ringraziava in un momento!

Apparteneva costui al partito

Samaritano! Con severo intento

Gesù osservò: – “Non son stati invero

guariti in dieci? E il ringraziamento

a Dio lo rende solo lo straniero?”

E gli disse: – ” La fede ti ha salvato!

Alzati e va, guarito per intero!”

Questo racconto Luca lo ha narrato.

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Il figliuol prodigo

Disse ancora: – “ Un uomo avea due figli;

Il più giovane disse al genitore:

Padre, lascia che il patrimonio io pigli

 

Per la parte che mi spetta!’ L’Amore,

se non la legge, impose al buon üomo

di accontentarlo. Così, il successore,

dopo non molti giorni, tomo, tomo

se ne partì in un paese lontano.

Là, quel giovane, dissoluto e indomo,

prese a sperperare in ogni vano

capriccio le sue sostanze. Or quando

le ebbe spese tutte, piano, piano,

venne a trovarsi nel bisogno. Fu andando

a pascolare porci che si rese

conto, che quegli animali, mangiando

liberamente le carrube stese

per terra, stavano meglio di lui.

Allora rientrò in sé e disse: ‘Il mese

 

Che viene dato a chi lavora sui

Campi di mio padre avanza le spese

Di mantenimento, mentre io, qui,

 

muoio di fame. Ora mi alzerò

e andrò da mio padre a dirgli: Ho peccato

contro il Cielo e contro di te. Perciò

 

sono indegno d’essere nominato

 tuo figlio. Trattami come un garzone!’

S’incamminò così determinato

 

Verso ‘l padre, che ne intuì l’intenzione

Vedendolo da lontano e, commosso,

gli corse incontro con grande emozione,

 

abbracciandolo e baciandolo. Scosso,

non di meno, gli disse: Contro il Cielo

ho peccato e contro te. Con addosso

 

tanta vergogna e pentimento te lo

dico!’ Ma il padre disse ai servi: – “ Presto,

portate qui il meglio e rivestitelo,

 

mettetegli l’anello al dito e, lesto,

tu”- disse ad un altro servo- “va, porta

qui i suoi calzari! Nessuno sia mesto

 

in questa giornata e non sia corta

la festa, né sia parca. Il vitello

grasso arrostite e non manchi ogni sorta

 

di cibo e di bevanda.!” Il fratello

del prodigo, rientrando dal lavoro,

udì questi canti e cori a stornello;

chiamo subito i servi e chiese loro

cosa significasse tutto ciò;

un servo gli rispose: -“ Il ristoro

 

a base di vitello grasso io so

che l’ha voluto ‘l padre per il figlio,

rientrato sano e salvo!” S’indignò

il maggiore con il padre e con cipiglio

tale che non volle entrare. Allora

il padre uscì a pregarlo. Ma con piglio

deciso egli rispose al padre: – “Ora,

io ti servo da tanti anni, senza

mai trasgredire un tuo comando e ancora

 

non ho avuto da te soldi e licenza

per far festa coi miei amici. Adesso

che questo tuo figlio con impudenza

 

ha sperperato i soldi come un fesso,

tu fai uccidere il vitello grasso!”

Gli rispose il padre: – “Tu non hai smesso

 

Mai d’ esser con me, e quanto ho all’ammasso

E anche tuo. Ma era d’uopo fare

Festa e rallegrarsi, perché era lasso

 

Questo fratello prima di tornare,

ed era morto prima che la vita

tornasse nel suo cuore a palpitare!”

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Il ricco epulone

C’era una volta un uomo molto ricco

Che vestiva abiti fini e lussuosi,

desinando con persone di spicco

ogni giorno con banchetti fastosi.

Giaceva alla sua porta un mendicante

Di nome Lazzaro, afflitto da cisposi,

foruncoli e da piaghe purulente,

affamato a tal punto da bramare

il cibo che cadeva sottostante

dalla mensa del ricco. A leccare

le tante piaghe del suo corpo gramo

c’erano i cani! Vennero a portare

Lazzaro in seno al profeta Abramo

Quand’egli morì, gli angeli in schiera!

Morì anche quel ricco e fu preso all’amo

Dal demonio ove ognuno si dispera

E piange, se vi è condotto. Da lì,

levando gli occhi oltre la coltre nera,

vide il padre Abramo e Lazzaro gli

stava accanto. Disse allora gridando:

-“ Padre Abramo, per pietà, manda qui

 

Lazzaro, perché egli possa, bagnando

La mia lingua con dell’acqua, alleviare

Questa fiamma che mi va torturando!”

Ma Abramo disse: – “E’ d’uopo ricordare,

figlio, che hai ricevuto il tuo conforto

in vita, mentre era Lazzaro a stare

 

nei tormenti. Ora va tutto storto

a te; Lazzaro è invece consolato.

In più, tra noi, vi è come un tratto morto:

 

chi da qui vuol passar al vostro lato

certo non può; né di costì si può

attraversare sino a noi!” – “Allora,

 padre, ti prego –colui replicò-

di mandarlo a casa mia perché ancora

cinque fratelli sulla terra io ho!

 

Li ammonisca perché questa malora

Mia non tocchi pure a loro!” Rispose

Abramo: – “ Hanno Mosè e i profeti;

 

li ascoltino predire queste cose!”

E lui: – “No, padre Abramo, ché se feti

Della madre terra in loro ch?ose

 

Forse udissero, si ravvederebbero!”

Rispose Abramo: – “Non voglion sentire

Mosè ed i profeti; non sarebbero

 

Persuasi neppure se dalle spire

Della morte ritornasse un riverbero

Di vita a contrastar le loro mire!”

E di lui le fiamme, pietà non ebbero!

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Parabola del seminatore

VV
4-18

-“ Ascoltate ciò che dirvi or mi preme!

Un seminatore,  per seminare,

uscì un bel giorno! Parte del seme

 

Cadde lungo la strada. A beccare

Quei semi scesero però gli uccelli!

Altri semi s’andarono a posare

 

In luogo roccioso. Come labelli

Prima sbocciarono, ma non avendo

Terreno profondo, come castelli

 

Sulla sabbia, al primo sole, cuocendo

tutti inaridirono. Altri semi

caddero tra le spine, ma crescendo

 

le spine li soffocarono. Premi

invece spettarono, a chi del  trenta,

  sessanta e cento, a quei semi, quai in gremi

 

caddero nella buona terra. Senta

e comprenda chi ha orecchi per intendere!”

Ed  aggiunge il poeta, che si penta,

dal suo canto, chi deve e può comprendere!

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Che il papa emerito Benedetto fosse un fine teologo è risaputo. Stanno lì a dimostrarlo i due volumi della sua fondamentale opera teologica e pastorale, Gesù di Nazaret - Dal Battesimo alla Trasfigurazione  e Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla Resurrezione. A confermarlo nel 2012 è uscito, sempre per i tipi di Rizzoli, “L’Infanzia di Gesù”. Non si tratta di un terzo volume, si legge nella presentazione, ma piuttosto di un Preambolo ai due tomi pubblicati in precedenza.

Nessuno si aspetti tuttavia di trovare nell’ultimo libro di Joseph Ratzinger dei riferimenti biografici  capaci di colmare quelle rilevanti lacune che i quattro Evangeli canonici presentano sulla vita del Cristo. E’ noto a tutti infatti come il Vangelo di Marco inizi la sua narrazione con il Battesimo di Gesù che Giovanni Battista operò quando suo cugino aveva già trent’anni; mentre Giovanni Evangelista pone all’inizio del suo racconto evangelico quel mirabile riferimento al Verbo divino incarnatosi in vesti umane.

Soltanto i Vangeli di Luca e Matteo contengono alcuni scarni riferimenti all’infanzia di Gesù. Il medico siriano, il più prolisso dei due, ci narra tre singoli episodi: la circoncisione, avvenuta quando il piccolo Gesù aveva otto giorni; la presentazione al Tempio di Gerusalemme, fatta quando il divino neonato aveva già quaranta giorni; e, infine, Gesù che insegna nel Tempio dopo essere “sfuggito” al controllo dei genitori, episodio accaduto all’età di dodici anni.  Matteo dal canto suo ci informa soltanto che appena Gesù fu nato, un angelo avvisò Giuseppe di prendere il Bambino e Sua Madre e portarli in salvo in Egitto; e lo fa in una maniera così sintetica da far pensare che tale racconto sia in antitesi con quello di Luca, omettendo ogni riferimento alle due fondamentali tappe di ogni nuovo nato dei maschi di Israele: la circoncisione e la presentazione al Tempio, per l’appunto.

Orbene è proprio su questi episodi “canonici” che l’occhio profondo del teologo Ratzinger  intrattiene il lettore, applicando i due fondamentali principii di ogni buon esegeta: la ricerca del significato del testo evangelico nel momento storico della loro scrittura e una ricerca,  proiettata nel presente, tesa a verificare la veridicità e l’interesse di un testo che per i Cristiani, in prima istanza, riconduce e riconosce lo stesso Dio come Autore.

Ne segue una lettera agevole e affascinante allo stesso tempo, tesa a chiarire e ad approfondire degli episodi che, con la forza dell’abitudine, si tende col tempo quasi a banalizzare, dandone per scontato ogni significato più recondito e tralasciando di porsi degli interrogativi che invece ne arricchiscono la comprensione.

Insomma, un libro eccellente di una persona eccellente.

Certo resta inappagata la curiosità del lettore che vi cercava invece notizie sui primi trent’anni della vita di Gesù.

Ma questo non è un lavoro per teologi sopraffini e così altamente qualificati. Qui la parola deve passare ai poeti e ai narratori, che magari traendo ispirazione dagli Apocrifi, possono soddisfare finalmente la legittimità curiosità di quanti si chiedono ancora come abbia vissuto e come sia stata l’infanzia e la gioventù di questo nostro fratello così importante e così amato (che è anche nostro Dio)  chiamato Gesù Cristo Il Nazareno, che ha voluto regalarci la sua presenza di Uomo sulla terra, condividendo con noi le fatiche di nascere, vivere e morire, per poi risorgere.

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  •  
  • " Avete per caso visto Gesù?
  • Alfeo! Marta! Non riusciamo a trovare
  •  

    (continua…)

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(continua…)

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Carissimi bloggers, prima di dare la parola a Giuda Taddeo, che aspetta di riprendere il discorso avviato da suo fratello Giacomo Minore eccovi una perla più unica che rara! Si tratta dell’unico brano dei vangeli canonici che si soffermi sulle azioni di Gesù prima dei suoi 30 anni! Si tratta di un fermo immagine stupendo che potrete leggere direttamente dal Cap.2° di San Luca. Qui, il vostro umile poeta, lo ha traslato in terzine classiche di endecasillabi, rivivendolo nel modo che segue:

- ? Avete per caso visto Gesù?
- Alfeo! Marta! Non riusciamo a trovare
- Gesù!!! Non L?hai visto neppure tu,

Taddeo? Giuseppe, dobbiamo tornare
Indietro a Gerusalemme, perché
Deve essere rimasto lì, a fare

Dio sa cosa, quel ragazzo!!!Non c?è
Tempo da perdere, siamo in viaggio
Già da un giorno! Signore mio, Jahvèh,

proteggilo Tu!? ? ? Su, fatti coraggio,
mia amata, mia sposa! Ora torniamo
indietro e Lo cerchiamo, il nostro raggio,

la nostra luce, il nostro amore! Bramo
quanto te, trovarLo e stringerLo forte
forte a me!? Con quest?ansia e questo spasmo

Giuseppe e Maria, per le più corte
Vie, tornarono a Jerusalem dove,
permettendo salute e buona sorte,

in ricordo di quel dì che ancor commuove,
le tribù della giudea nazione,
andavano ogni anno più che altrove,

a festeggiare la liberazione
dalla pesante schiavitù d?Egitto
che, con uguale denominazione,

a noi ricorda quando fu trafitto
il nostro Salvatore sulla Croce!
Dopo tre giorni di cercare fitto,

gridando il Nome Santo a squarciavoce,
dove lo ritrovano i disperati
genitori? Nel Tempio, ove Egli doce

e ammaestra quei sommi letterati
della Bibbia, che pieni di stupore
coi presenti, Li udivano ammirati!

Maria, stupita come il genitore
Putativo, Gli disse: – ?Perché, figlio,
ci hai fatto così? Noi con gran tremore

Ti cercavamo! Ed Egli con piglio
Rispose: – ?E perché mi cercavate?
Del vostro stupore, Io mi meraviglio!!

Che devo occuparmi, non sapevate,
dunque, delle cose del Padre mio?!?

Essi, come risposte strampalate

Le accolsero, senza capirne il brio!
Gesù, che avea soltanto dodici anni,
all?epoca del narrato disvio,

torna a casa nei Suoi consueti panni,
restando ai genitori sottomesso!
Maria serbava nel suo cuor gli affanni

E le gioie che il figlio suo professo
Le donava! E suo figlio, in sapienza,
grazia ed età cresceva, nel consesso

degli uomini e davanti a Dio Onniscienza!!!

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