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Quando ad ottobre del 1968 iniziò la scuola noi “primini”, cioè gli sbarbatelli iscritti al primo anno della Ragioneria, trovammo davanti ai cancelli i ragazzi più grandi che distribuivano dei volantini di colore giallo che scoprii subito chiamarsi “ciclostile”.

Notai che molti  degli studenti degli anni superiori non entravano a scuola ma si fermavano nel cancello all’ingresso della scuola.  Discorrendo  tra loro, parlavano di sciopero, di operai, di politica; tanti paroloni per me sconosciuti e incomprensibili; come quelli che c’erano scritti nei volantini.  Io  sentii i lro discorsi soltanto perchè ero interessato all’acquisto dei libri usati che gli stessi studenti più grandi vendevano a noi “primini” a metà prezzo.

Per fortuna nessuno mi chiese di scioperare, perché io non capivo niente di politica e di sciopero e non avrei saputo come giustificare la mia assenza, non solo ai miei genitori, ma soprattutto a me stesso.

Nel corso dell’anno, questi scioperi sembravano ricorrenti, a ondate. Sui muri di fronte alla scuola apparirono delle scritte che inneggiavano al Movimento Studentesco e chiedevano di   liberare il Vietnam dagli USA.

I più attivi tra gli studenti giravano con un giornale sotto il braccio che si chiamava Lotta Continua.

Io li invidiavo perché portavano i capelli lunghi, vestivano alquanto trasandati e sembravano piacere a certe ragazze carine che io non osavo nemmeno guardare.

Io già da allora cominciavo a soffreire di quegli inevitabili complessi che colpiscono, im misura più o meno evidente, tutti gli adolescenti.

Il mio complesso più grande, in quel prim0 anno,  era la mia statura. Non che fossi proprio “piccolo” (avevo probabilmente già raggiunto il metro e sessanta) ma è probabile che questo complesso ne nascondesse degli altri; ma io desideravo tanto essere uno di quegli spilungoni che giravano con il giornale di Lotta Continua sotto il braccio e che rimorchiavano sulle loro motociclette quelle ragazze ragazze appariscenti che io sognavo di notte. Così, per sentirmi più grande e più alto, presi a fumare regolarmente le sigarette che riuscivo a comprare coi pochi soldi della mia paghetta (magari rinunciando al panino della ricreazione).

Una sera di autunno, guardando alla lavagna, mi accorsi che non riuscivo più a leggere  nella  lavagna (un’altro dei miei escamotages per sentirmi più altro era stato quello di sedermi nell’ultimo banco; infatti gli insegnanti, sin dal primo girono di scuola, non avevano fatto altro che ripetere che i ragazzi più bassi si sarebbero dovuti al primo banco).

Mia madre mi portò subito dall’oculista per una visita: la diagnosi cadde su di me impietosa come una mannaia; ero affetto da miopia ed avrei dovuto mettere gli occhiali.

Mio padre, senza perdere tempo, mi portò mel negozio di Franz, in via XX settembre (il negozio esiste ancora nella città di Cagliari). Scelsi gli occhiali più economici perché non mi andava che mio padre spendesse dei soldi per me. E naturalmente non seppi scegliere quelli più adatti al mio viso.

Gli occhiali furono per me un vero e proprio trauma che ho superato soltanto in tardissima età. Io, abituato a fare a botte con tutti; a tuffarmi nel fiume; a correre come un disperato dappertutto, come avrei fatto a sopportare quel corpo estraneo? Questo nuovo complesso si sommò a quello precedete rendendomi sempre più cupo e più scuro di carattere.

Intanto Nixon veniva eletto presidente degli Stati Uniti d’America. Io lo conobbi attraverso una scritta che comparve in un muro adiacente alla scuola. Vi era scritto “Nixon boia”.

A mio padre gli Americani non piacevano per niente (forse questo era un retaggio della seconda guerra  mondiale, prima dell’Armistizio del 1943, quando l’Italia e gli USA combattevano ancora su fronti contrapposti e lui fu mandato in Sardegna a difendere certi siti minerari, che il regime considerava strategici per l’economia dell’Italia in guerra, proprio dai raids che i caccia bombardieri americani cominciarono  a fare sin dal 1942); ma i capelloni, gli anarchici, i comunisti, i preti che si vestivano alla moda, le donne in minigonna, le femministe e le donne in cerca di emancipazione, le prostitute e gli omossessuali gli piacevano ancora meno.

Per cui maledì diecimila volte i giudici della  Corte Costituzionale quando, sul finire del 1968,  sentenziarono che era ingiusto considerare il reato di adulterio in maniera differente, a seconda che a commetterlo fosse  un uomo oppure una donna.

Naturalmente mia madre fu invece d’accordo coi giudici della Consulta.

Mio padre fu allora che cominciò a maledire la democrazia (e il partito Democrazia Cristiana che più di tutti sembrava incarnare la nuova frontiera della conquista delle libertà;  anche se a riguardo  della parità tra uomini e donne inveiva maggiormente contro i socialisti e i comunisti) e cercò di convincere mia madre a votare il Movimento Sociale Italiano.

Ma mia madre restò sempre fedele alla Democrazia Cristiana e si rifiutò sempre di votare a destra, anche se mio padre, im molte occasioni, ripeteva che la Destra avrebbe portato ordine, disciplina, carceri dure, capelli corti e treni in orario.

Forse fu allora che io cominciai a prendere in considerazione delle idee nuove e diverse da quelle che sembravano dividere i miei genitori;  idee che si andavano allora diffondendo e che andavo imparando anche a scuola, attraverso il confronto con i miei insegnanti e con i librdi di scuola.

14. continua…

 

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Chissà cosa avrebbe detto l’onorevole Andreotti, buonanima, della furibonda sparata che ha fatto Renzi a proposito della pronuncia dell’Unesco riguardante la Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Lui, l’enigmatico Giulio, il divo Giulio, erede di una diplomazia romana, con venature vaticane, sempre prudente e misurato nelle sue dichiarazioni, mai fuori dalle righe.

A me è sinceramente sembrata esagerata la sfuriata di Renzi. Non entro nel merito della questione, perchè mi riprometto di fare un post sull’argomento, troppo complesso e delicato per essere liquidato in quattro righe.

Ma mi è sembrata fuori luogo. E’ sicuramente segna una inversione di tendenza nella diplomazia italiana.

Una presa di posizione esagerata che spero  non abbia   conseguenze negative per l’Italia.

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Isaia

Capitolo 7

 

I re di Samaria e di Damasco

mossero guerra ad Acaz re di Giuda;

la guerra  pei due re fu  proprio un fiasco;

 

infatti, nonostante il suda e suda,

Jerusalem non cadde ai loro piedi!

Isaia vaticinò: “Non si eluda

 

la parola del Signore e credi,

casa di Davide, in ciò che verrà,

dopo Efraim e le sue errate fedi:

 

Ecco, la Vergine concepirà

un figlio chiamato l’Emanuele,

finchè il bimbo non abbandonerà

 

la terra di Efraim e dell’infedele

e non respinga il male e scelga il bene,

mangerà in abbondanza panna e miele

 

e saran giorni di lacrime e pene!”

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Molte persone, soprattutto tra i giovani, sono convinte che il ’68 sia stato un gran botto di cannone, i cui echi si sentono ancora nell’aria, come una canzone che ci ricordi i bei tempi andati.

In realtà il ’68, almeno qui a Cagliari (e più in generale in Italia) è stato soltanto l’inizio di un lungo e sofferto cammino che i giovani della mia generazione (e quelli di qualche anno più grandi di me) hanno percorso e vissuto attraverso diverse tappe; un decennio terribile, iniziato nella gioia e nei colori del ’68 (che, a sua volta, affondava le sue radici nella rivoluzione dei figli dei fiori di San Francisco e dintorni, della metà degli  anni sessanta, poi diramatosi in mille rivoli, a Berkeley, a Seattle, a Woodstock) e sviluppatasi negli anni successivi nelle lotte politiche e nei movimenti della sinistra extra-parlamentare, per sfociare infine nelle sanguinarie azioni dei gruppi armati, la cui deriva politica e storica, può farsi  risalire al rapimento e alla barbara uccisione dell’onorevole Aldo Moro (1978), la vittima innocente, l’agnello sacrificale, il capro espiatorio di una classe politica cinica e corrotta che ha segnato un’epoca.

Infatti, nell’autunno del 1969, alla ripresa dell’anno scolastico 1969-1970, che mi vedeva approdare alla seconda classe,  forte di una promozione a giugno,  con encomio personale da parte del Preside prof. Antonio Mattu, , gli scioperi ripresero più chiassosi e virulenti che mai.

Io stavo ancora a guardare. C’erano gli studenti di quarta e di quinta che organizzavano gli scioperi e i cortei.

All’ingresso i picchetti avevano lasciato il posto al semplice volantinaggio. Chi voleva poteva entrare. Ma anche a quelli che entravano per fare lezione venivano consegnati dei volantini in ciclostile.

Come avrei scoperto più avanti (quando mi toccò di sostituire gli organizzatori già licenziati) il ciclostile era una macchina che all’apparenza, può essere assimilata alle attuali macchine fotocopiatrici (che allora non esistevano; o magari erano troppo costose per gli studenti). Il ciclostile consisteva in pratica in un motore a rullo, azionato da una manovella. Tu preparavi un dattiloscritto (foglio battuto alla macchina da scrivere, per intenderci con quelli troppo giovani per capire al volo, con l’aggiunta di qualche slogan in caratteri manoscritti con il pennarello) con i tuoi proclami; poi lo posizionavi sul rullo del ciclostile che, imbevuto di inchiostro, ne riproduceva i caratteri, trasmettendoli ai fogli che in sequenza circolare venivano spinti e pressati sul rullo tramite l’azione di una manovella. Potevi così stampare, in poco meno di un’ora, migliaia di volantini, che venivano distribuiti, come già detto, all’ingresso degli istituti superiori della città capoluogo.

Il contenuto di questi volantini (che dovevano portare obbligatoriamente la dicitura “ciclostilati in proprio” per evitare rogne con la censura e con la legge sulla stampa)inneggiava regolarmente  all’unione degli studenti medi e universitari con le forze operaie,  contro la borghesia italiana e il capitalismo internazionale; poi dovevano contenere gli appuntamenti del giorno, con i diversi cortei che si concludevano, attraverso degli snodi fondamentali nei diversi istituti superiori cittadini (Siotto, Pacinotti, Leonardo, Liceo Artistico, ecc.), o davanti alla sede della Provincia (responsabile della inadeguatezza dell’edilizia scolastica) oppure davanti al Provveditorato agli Studi (che allora si trovava ancora in via San Saturnino) oppure alla Facoltà di Lettere (tutti i salmi, in effetti, finiscono in gloria). Infatti lì, in Piazza d’Armi c’era il centro nevralgico degli intellettuali di sinistra, la famosa macchina per ciclostilare i volantini e la sede della Casa dello Studente (con annessa la Mensa).

Golda Meir e Arafat si fronteggiavano in medio oriente; Dubceck veniva dimissionato in Cecoslavacchia dalle mire anti-imperialistiche dell’unione Sovietica; Fanfani,  con l’appoggio della gerarchia vaticana, organizzava la campagna suicida dei democristiani contro il referendum promosso dai radicali per l’introduzione del divorzio in Italia.

Battisti cantava “Fiori rosa, fiori di pesco”; Lucio Dalla “Occhi di ragazza”; Domenico Modugno “La lontananza”.

Il Cagliari, grazie alle reti strepitose del grande Gigi Riva, vinceva il suo primo e unico scudetto.

10. continua

 

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Che il papa emerito Benedetto fosse un fine teologo è risaputo. Stanno lì a dimostrarlo i due volumi della sua fondamentale opera teologica e pastorale, Gesù di Nazaret - Dal Battesimo alla Trasfigurazione  e Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla Resurrezione. A confermarlo nel 2012 è uscito, sempre per i tipi di Rizzoli, “L’Infanzia di Gesù”. Non si tratta di un terzo volume, si legge nella presentazione, ma piuttosto di un Preambolo ai due tomi pubblicati in precedenza.

Nessuno si aspetti tuttavia di trovare nell’ultimo libro di Joseph Ratzinger dei riferimenti biografici  capaci di colmare quelle rilevanti lacune che i quattro Evangeli canonici presentano sulla vita del Cristo. E’ noto a tutti infatti come il Vangelo di Marco inizi la sua narrazione con il Battesimo di Gesù che Giovanni Battista operò quando suo cugino aveva già trent’anni; mentre Giovanni Evangelista pone all’inizio del suo racconto evangelico quel mirabile riferimento al Verbo divino incarnatosi in vesti umane.

Soltanto i Vangeli di Luca e Matteo contengono alcuni scarni riferimenti all’infanzia di Gesù. Il medico siriano, il più prolisso dei due, ci narra tre singoli episodi: la circoncisione, avvenuta quando il piccolo Gesù aveva otto giorni; la presentazione al Tempio di Gerusalemme, fatta quando il divino neonato aveva già quaranta giorni; e, infine, Gesù che insegna nel Tempio dopo essere “sfuggito” al controllo dei genitori, episodio accaduto all’età di dodici anni.  Matteo dal canto suo ci informa soltanto che appena Gesù fu nato, un angelo avvisò Giuseppe di prendere il Bambino e Sua Madre e portarli in salvo in Egitto; e lo fa in una maniera così sintetica da far pensare che tale racconto sia in antitesi con quello di Luca, omettendo ogni riferimento alle due fondamentali tappe di ogni nuovo nato dei maschi di Israele: la circoncisione e la presentazione al Tempio, per l’appunto.

Orbene è proprio su questi episodi “canonici” che l’occhio profondo del teologo Ratzinger  intrattiene il lettore, applicando i due fondamentali principii di ogni buon esegeta: la ricerca del significato del testo evangelico nel momento storico della loro scrittura e una ricerca,  proiettata nel presente, tesa a verificare la veridicità e l’interesse di un testo che per i Cristiani, in prima istanza, riconduce e riconosce lo stesso Dio come Autore.

Ne segue una lettera agevole e affascinante allo stesso tempo, tesa a chiarire e ad approfondire degli episodi che, con la forza dell’abitudine, si tende col tempo quasi a banalizzare, dandone per scontato ogni significato più recondito e tralasciando di porsi degli interrogativi che invece ne arricchiscono la comprensione.

Insomma, un libro eccellente di una persona eccellente.

Certo resta inappagata la curiosità del lettore che vi cercava invece notizie sui primi trent’anni della vita di Gesù.

Ma questo non è un lavoro per teologi sopraffini e così altamente qualificati. Qui la parola deve passare ai poeti e ai narratori, che magari traendo ispirazione dagli Apocrifi, possono soddisfare finalmente la legittimità curiosità di quanti si chiedono ancora come abbia vissuto e come sia stata l’infanzia e la gioventù di questo nostro fratello così importante e così amato (che è anche nostro Dio)  chiamato Gesù Cristo Il Nazareno, che ha voluto regalarci la sua presenza di Uomo sulla terra, condividendo con noi le fatiche di nascere, vivere e morire, per poi risorgere.

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Salmo 118

X

 

Le Tue mani mi hanno fatto e plasmato,

 

fammi apprendere Dio i Tuoi comandi;

 

nella Tua parola io ho sperato;

 

Io so che giusti sono i Tuoi rimandi

 

e con ragione Tu mi hai umiliato!

 

Se la misericordia a me Tu mandi

 

Avrò vita! Siano confusi quelli

 

Che non hanno osservato i Tuoi libelli!

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Salmi 110-111

Glorificazione e Felicità del Giusto

Acrostico in terzine di versi

Endecasillabi e Decasillabi

 

Ammiro Dio con tutto il mio cuore;

Benedico l’Assemblea quando è retta;

Contemplo le opere del mio Signore!

Dura per sempre l’opera perfetta;

E’ il Signore tenerezza e speme;

Fa stabile l’eredità eletta;

Giustizia e verità Gli son  supreme;

Ha lasciato un segno dei Suoi prodigi;

Il Signore dà ‘l cibo a chi lo teme;

loda i Suoi atti: son sinceri e ligi!

Mostrò ‘l Suo popolo la Sua potenza

Nei secoli fedele, e Lo  respingi?!

Opera con le mani di Sapienza,

per sempre immutabile il Signore!

Quelli che Gli son fedeli valenza,

rettitudine, esempio, splendore,

saggezza mostrano di possedere!

Terribile e Santo è il Suo timore,

Universale, Eterno è il Suo potere;

vede e s’adira e si consuma l’empio;

zittisce Ei però, l’iniquo  volere!

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In quel tempo sul trono di Israele
Acab regnava, che tanti profeti
di Dio, pel tramite di Gezabele,
avea mandato a morte, ed i suoi veti
ai sacri usi degli Ebrei, per le stele
pagane, gli usi licenziosi e vieti
e gli idoli di Bàal, aveva posto!
Ragion per cui dal re e da sua moglie
[ Elia stava nascosto].

Quando il pio tisbita chiese ad Abdìa,
che con Acàb in cerca di sorgenti,
nella parte verde di Samarìa
si era recato per intendimenti
suoi, di voler vedere il re, Elia,
il quale per divini arrangiamenti
là si trovava pure, per protesta
udì dall?impaurito maggiordomo,
[che ciò metteva in gioco la sua testa!]

Elia lo rassicurò: ?Per la vita
Del Signore degli eserciti, nanti
Il Quale sto, oggi medesmo adìta
Che sia la mia presenza, a lui davanti
comparirò!?
Al re fu riferita
la consegna ed accettò! Senza tanti
preamboli Acab ?sì lo apostrofò:
- ? Salve a te, oh rovina d?Israele!?
[ Elia così lo rintuzzò:]

? Io non rovino Israele, ma tu
e la tua famiglia, perchè i comandi
del Signore non osservate più
e seguite per sentieri e per blandi
e vani territori il dio Bàal! Su,
con un bando fai radunare i grandi
profeti di Bàal sul monte Carmelo
e il popolo intero! Vedrem così
[a chi appartiene il Cielo!]?

Elia si accostò quindi a quel consesso
E disse: ?Fin quando zoppicherete
Da entrambi i piedi? Il dio Bàal professo
seguite, se esso è dio, ma seguirete
invece il mio Signor , se Dio è Lui stesso!!!
Pertanto due giovenchi ora prendete:
io son rimasto solo come messo
del Signore; quattrocentocinquanta
ve n?è di Bàal; scelgano essi per primi
[ che propongo una tenzone santa!].

? Squartino dei due giovenchi il prescelto,
lo pongan sulla legna senza foco;
io l?altro giovenco avrò pur divelto,
allo stesso modo, dopo d? un poco,
sia pure senza fuoco; quindi, svelto,
ciascuno invocherà ?l suo dio, qui, in loco!
La divinità che prima darà
fuoco ai giovenchi, per tutti noi l?Unico,
[ Vero, Dio sarà!].

?Proposta buona!? urlò l?Assemblea,
dichiarando di fatto l?ordalìa!
I profeti di Bàal, in gran marea
attaccarono con la litanìa
al mattino! Ma Elia, di stirpe ebrea,
vista la lor fallace ignofilìa,
così li canzonava all?ora media:
? Insistete col vostro dio dormiente,
[ che di vostre preci non si tedia!].
Più tardi, visto che il fuoco pagano
Non giungeva, prese dodici sassi,
quante le tribù di quel dì lontano,
per far fare un?ara. – ? Acqua ne passi?,
indi ordinò a chi il canal piovano
costruito intorno avea ? ? e che lassi
i falsi profeti siano in battaglia
!!!?
Chiese infine al Signore di mostrare
[ ? Chi vive in vero e qual invece sbaglia!]?

Cadde giù dal cielo fuoco sì tanto,
che bue, legna e fino l?acqua, bruciò
in tal guisa che il popolo diè vanto
ad Elia, e a faccia in terra esclamò:
- ? Il Signore è il nostro Dio?- come un canto!
Trascinatili al torrente Kisòn,
e presili tutti per i capelli,
Elia, i profeti di Bàal scannò
[ come vitelli].

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