Articolo taggato “inglese”

Quando il latino era la prima lingua al mondo, tutti gli scrittori dovevano cimentarsi nelle composizioni letterarie in quella lingua per sentirisi, in qualche misura, parte del consorzio letterario internazionale.

La stessa cosa succede oggi con la lingua inglese.

Piaccia o non piaccia, la conoscenza della lingua di Albione costituisce un veicolo di comunicazione internazionale. E come i nostri antenati dovettero rassegnarsi a veder nascere le mille varianti dei latino-parlanti, nel loro immenso impero, così gli Inglesi, fino al tramonto del loro attuale potere culturale, devono accettare i diversi modi idiomatici di esprimersi degli Americani, degli Indiani, dei Giamaicani e di tutti gli altri stranieri che, in differente misura, entrano in contatto con la loro lingua.

Nella linguascritta  il discorso si fa più sottile e più esigente. La lingua scritta infatti mal sopporta le alterazioni e gli imbastardimenti che invece devono essere, giocoforza, accettati nella lingua parlata. Può tollerarsi magari, in qualche misura, un uso idiomatico di certe frasi, ma occorre stare più accorti, perché la critica letteraria dei puristi può risultare alquanto impietosa, con chiunque si discosti dai modelli classici.

Infatti le regole grammaticali nello scritto sono più stringenti e inoltre la matrice linguistica dei grandi scrittori del passato (i cc.dd. classici) si impone a chiunque voglia cimentarsi nella scrittura della lingua madre. Non di meno io penso che ciascun popolo, anche nella scrittura, saprà distinguersi, nel senso che la propria lingua di appartenenza non potrà fare a meno di influenzare lo scrittore nella elaborazione del suo pensiero e del suo estro letterario nella lingua inglese.

Con questa premessa (che mi auguro dei lettori più preparati di me nella materia possano rilanciare ed approfondire) comunico che  mi sono recentemente cimentato nella scrittura di una commedia in lingua inglese, iscrivendola a partecipare  ad un concorso internazionale che si chiama “stroytelleruk2017″ (il relativo sito è raggiungibile attraverso il link sottostante).

Anche se dirigo un blog in lingua inglese da parecchio tempo e pur se scrivo  in lingua inglese da molti  anni ed ho pubblicato, in quella lingua,  diversi libri, forse questa è la prima volta che partecipo ad un vero concorso internazionale con un’opera composta direttamente in lingua inglese e con ambizioni di carattere letterario (spero non venga considerata troppo audace la mia messa in scena di un nuovo incontro, a 700 anni di distanza,  tra l’inarrivabile Virgilio ed il sommo poeta Dante).

Spero comunque che i miei sette lettori vorranno valutare  i miei sforzi letterari in lingua inglese esprimendo liberamente il loro giudizio attraverso il servizio recensioni di Amazon.

https://www.amazon.co.uk/Travelling-space-time-Virgil-drama-prologue-ebook/dp/B071FB9SGV/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1495895377&sr=1-1&keywords=travelling+in+the+spacetime+with+Virgil

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Non so voi, ma io non ne posso più di sentire certi giornalisti della RAI (e non solo) pronunciare strafalcioni irripetibili in un idioma similinglese (tralascio qui, per non uscire troppo fuori tema sugli strafalcioni, ancora più inammissibili, sulla lingua italiana e su quella latina: dissuadere sdrucciolo anziché piano; leccornie con accento sulla “o”; e addirittura, una imbelle giornalista di RAI 3, tempo fa se n’è uscita pronunciando  una “coena domini” senza tener conto del dittongo latino “oe” ma con uno iato preceduto da una “c” dura o gutturale che dir la si voglia).

Tornando a quello strano idioma che ho chiamato “similinglese” (non sapendo come altro definirlo) da qualche tempo, complice l’attivismo vitale del Premier Renzi, in TV e alla Radio è tutto un risuonare di “spending rèviu” (con accento sulla povera “e”); “giobett” (ma chi se ne fotte del genitivo sassone, della “a” anglofona a metà tra le prime due vocali e della “c”che precede la “t”!); i più corretti (si fa per dire!) se la cavano con una spending reviù e un jobect che sono tutto un programma per la delizia delle nostre italiche orecchie!

Ma insomma!!! Io dico basta!!! Ma per caso c’è bisogno che torni LUI? Quello che quando c’era i treni arrivavano in orario e aveva fatto emanare un decreto che vietava l’uso delle parole straniere, così che al posto di comò si doveva dire cassettone e invece di abat-jour doveva pronunciarsi per decreto paralume e buonanotte al secchio?

Ma almeno allora  i francesismi si pronunciavano correttamente!!!

Io non dico neppure di arrivare agli eccessi della Accademia della Crusca di Francia che per difendere la lingua francese dall’Inglese ha chiesto ed ottenuto delle leggi a tutela ed a salvaguardia dell’idioma nazionale. (In Francia non sentirete mai un francese pronunciare la parola computer: è stata sostituita con “ordinateur”; e così è stato per il resto della terminologia informatica; e non solo per quella).

Ma se almeno questi giornalisti italiani pronunciassero a dovere le parole inglesi!!!  Qui sentiamo parlare gente che di Inglese non ha neppure i fondamentali. Ma questi giornalisti mangiano o no in Italiano? Intendo dire: quelli del servizio pubblico, soprattutto, sono pagati o no, direttamente o indirettamente, dallo Stato italiano?

E allora mi viene da dire: E parla come magni, a fra’!!!!!

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