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Capitolo Decimo

 

Appena si sparse in città la notizia che il “Carminate” era stato arrestato Giuditta, con molta discrezione, fece pervenire un biglietto al suo amico Don Agostino Barozzi, il quale non ci impiegò molto tempo a raggiungere la bella peccatrice nella sua alcova dorata.

Il presidente del locale tribunale dell’Inquisizione ferrarese fu più dispiaciuto che  sorpreso, nell’apprendere la notizia dell’arresto di Pietro Marino de Regis che Giuditta gli comunicò tra carezze e lusinghe sospiranti d’amore.

Promise nell’accommiatarsi che si sarebbe informato adeguatamente e che avrebbe fatto di tutto, dato che essa mostrava di tenere così tanto al “Carminate” (come una figlia può tenere al proprio padre, ci tenne a precisare Giuditta, per non creare inutili e dannose gelosie), per levarlo alle grinfie dell’ inquisizione spagnola.

E l’alto prelato fu di parola. Oltretutto, pensava il domenicano impenitente, si trattava anche di difendere le prerogative della Chiesa Romana contro l’invadenza  della Spagna.

Il giorno dopo si incontrò con il vice-legato Pasini Frassoni, il quale era stato informato dall’hidalgo a cose fatte (cioè dopo aver effettuato personalmente l’arresto del De Regis) ma sapeva già tutto dai suoi informatori ancora prima che il comandante delle guardie del Borgo del Barco (il cui nucleo militare, ormai ridotto a poche decine di uomini, era stato messo a disposizione dell’hidalgo sin dal suo arrivo a Ferrara) gli facesse pervenire, su preciso incarico di Don Pedro Mendoza, la notizia dell’arresto del Carminate.

Dopo una schermaglia iniziale fatta in punto di diritto (“poteva la Spagna avere giurisdizione nei territori soggetti alla sovranità di Sua Santità?” “l’immunità diplomatica di cui godeva l’Hidalgo era così estesa da coprire ogni tipo di azione, compresi eventuali abusi?” e così via discettando), il Presidente del Tribunale la gettò in politica, osservando come l’agire dello spagnolo (usò il termine in senso dispregiativo, anche perché lui era filo-francese) avrebbe potuto avere ripercussioni anche diplomatiche, dato che il non avere informato il suo, pur umile ufficio, avrebbe sicuramente urtato la sensibilità del Cardinale che presiedeva la Congregazione per la difesa della fede, con sede a Roma e non certo a Madrid.

Pasini Frassoni che era solito contare le stelle anche mentre guardava per terra, e che fiutava i guai quand’erano ancora così lontani da prendere persino forma, all’inizio finse di opporre una formale e cortese resistenza ma, avendo di già capito dove volesse andare a parare il passionale domenicano,  stava già preparandosi a prendere la palla al balzo, appena quello l’avesse lanciata.

E l’occasione arrivò quando il presidente dell’inquisizione credette di calare  il suo asso decisivo e vincente. Egli aveva saputo da un sacerdote, di cui era amico e confessore, in via del tutto riservata, che la confessione di Raspo Baldini (su cui si reggeva l’arresto e, presumibilmente tutto l’impianto accusatorio degli spagnoli) era stata estorta con la violenza ed era comunque, a detta dello stesso Baldini, del tutto inventata e da lui scritta e firmata, sotto dettatura dell’hidalgo spagnolo.

Ed ovviamente tutto questo, concludeva l’alto prelato, rendevo nullo ed inefficace l’intero procedimento.

Stando così le cose, chiosò il vice legato a conclusione dell’appassionata filippica del suo interlocutore, lui si sentiva in dovere di suggerire che lo stesso Don Agostino organizzasse la fuga del De Regis in territorio veneto. L’inquisitore gaudente disse che conosceva una donna, giovane e intraprendente, che per amore filiale avrebbe accompagnato lo sventurato e che lui le avrebbe affiancato un suo uomo di fiducia, non potendosi esporre in prima persona.

Detto fatto, Pasini Frassoni, seduta stante, firmò un lasciapassare a nome della donna  indicatagli dall’interlocutore, estendendo il salvacondotto “a due uomini che,  in sua compagnia e in veste di scorta non armata, dovevano transitare per una delicata missione diplomatica, in territorio veneto, fatte salve le prerogative della Repubblica di Venezia e la garanzia del rispetto delle sue leggi secondo lo jus gentium vigente ”. Seguivano la suddetta formula di salvaguardia,  la firma ed il sigillo della Legatura Pontificia,  che attribuivano così allo scritto una piena ed efficace immunità  diplomatica.

In tal modo Pasini Frassoni si garantì la fuga del Carminate, guadagnandosi una confisca sicura dei suoi beni (dato che sarebbe stato condannato in contumacia) ed evitandosi un mare di guai che gli sarebbero piovuti dalla gestione di un prigioniero così scomodo (che anche se eretico, poteva pur sempre trovare, tra i suoi influenti amici, qualche aggancio capace di piantar grane in alto loco) nel territorio soggetto, di fatto,  alla sua giurisdizione; e per di più col rischio che il De Regis, difendendosi in giudizio, riuscisse a dimostrare l’invalidità nel procedimento di raccolta delle prove a suo carico.

Don Agostino, non di meno, con quel salvacondotto, sarebbe riuscito nell’impresa di dare scacco all’inquisizione avversaria e si sarebbe guadagnato la riconoscenza immediata e futura di Giuditta.

10. continua…

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SECONDO GIORNO-6.10.1582
POMERIGGIO
(Simone Il Cananeo raggiunge i quattro evangelisti e narra le sue emozioni con Gesù. Marco espone un brano tratto dal suo terzo capitolo, Giovanni la sua versione del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Luca i vv 1-16 del suo cap. 5, Matteo il Disc. Della Montagna)

Simone:

- Mia madre era di Cana
Mio padre dei Giudei,
Di quella casta insana
Che memore dei Maccabei

E di Giuda il Condottiero
Faceva obbligo ai credenti
D’esser dei combattenti
Per rifare ‘l Regno   intero!

Fui Zelote anch’io
Prima che il Nazareno
Di quel regno terreno
Spiegasse che a Dio

Niente gli cale. Segno
Per il popolo ebreo
Di seguire un altro regno.
Io, Simone Cananeo

Ben intesi la lezione.
Così, deposte le armi
L’amore, le preci e i carmi
Furono la tenzone!

Dimenticai mio padre
Ed il mondo suo protervo;
i miei beni diedi a un servo
e presi il nome di mia madre.

Marco

Elezione dei Dodici
VV 13-19

-“ Tu, Simone, ti chiamerai Pïetro;
tu, Giacomo, figlio di Zebedeo
E Giovanni, tuo fratello, dïetro

A noi, con Andrea e Bartolomeo,
Filippo, Tommaso, Simon Zelote,
Matteo, cugini Giacomo e Taddeo,

figli d’Alfeo e Giuda Iscariote
(colui che Lo tradì), vi stabilisco
Qui, sul monte Tabor, con queste note:

‘Andate a predicare. Vi attribuisco
Il potere di cacciare i demòni!
Andate, vi ho scelto e non vi tradisco!’”

Risposta ai malignatori VV 20-30

-“ Come può Satana cacciare Satana?
Se un regno è diviso in sè, questo regno
Non può reggersi; una casa o una tana,

divisa in se stessa, in pietra o di legno,
non può durare, ma sta per finire!
Vi dico in verità, non sarà degno

Dell’ eterno perdono ed a morire
nel peccato senza fine è dannato
chi contro Dio continuerà a mentire

e lo Spirito Santo ha bestemmiato!
E sarà colpevole imperituro!”
Così Gesù, un giorno ha predicato

Ai farisei, che da spirito impuro
Lo dichiaravano esser posseduto.
Questo successe a Nazareth, sicuro!

Non da me, ma da Marco, l’ho saputo!

I parenti di Gesù VV 31-fine

 

Giovanni:

La moltiplicazione dei pani e dei pesci.
1.    Pesci, pani d’orzo e pesci!
Pesci e pani d’orzo!
Chi li compra? Sono freschi!
Chi li compra? E’ senza sforzo!

2.    “Cosa, da mangiare e  bere
Andrea, mio caro discente,
daremo a questa gente
che ci circonda a schiere?”

3.    –“ Vi è solo mio Maestro
un pescatore in erba
che nella cesta serba
poco pane e pesce fresco!”

1.    Ma ai cinquemila intorno
Di certo esso non basta
Che già dal mezzogiorno
Lungi è trascorsa l’asta!”

2.    –“Fateli sedere” disse
Gesù a Filippo e Andrea.
-“Né vi sgomenti la marea!”
Poi i pani benedisse
3.    e i pesci. Quindi lesti
si diedero a  distribuire.
E non fu ‘l vitto a finire!
Infatti dodici cesti

1.    riempirono con quanto
di pani era avanzato
di quel banchetto santo.
E ciascun ebbe pranzato.

2.    –“ Io sono il pane vivo,
chi ne mangia, in eterno
vivrà. Il Padre Superno
mi ha mandato. Non schivo

3.    chi m’accoglie e di carne
mia si ciba. Dal Cielo
son disceso e vi svelo
che né la sete né  fame

1.    avrà più, chi crede in me.
E la Risurrezione
Per volontà di Dio Iavèh
Io porto per dazione!

2.    Colui che di me mangia
E beve, dentro me vivrà,
come io vivo per Abbà,
mio Padre, ed ei sì cangia,

3.    non come quel che gl’antichi
padri un dì nel deserto
ebbero per nutrimento,
finchè non si glorifìchi”.

1.    All’udir queste parole
La gente si partì a metà:
chi lo vedea come il sole,
profeta di gran verità;

2. chi, cieco per ignoranza
o mala fede, la legge
di Mosè e le avite regge
abusava ad oltranza

2.    e non vedean la Luce,
e Chi,  prima di Abramo,
già era. Anzi all’amo,
per recargli fine truce,

1.    i Giudei chieser aiuto;
perché le mani addosso
mettergli avrian voluto,
come un toro verso il rosso!

2.    E avean le pietre pronte,
ma dato che non ancora
era giunta la Sua ora
ascose a lor la fronte!

Luca:
Capitolo 5
Pesca Miracolosa
VV 1-11

Un giorno Gesù, mentre stava in piedi
Presso il lago,  e la folla lo pressava
Verso l’acqua, come bramosi eredi,

ma della Parola di Dio, notava
due barche ormeggiate in riva a quel mare.
La sua ciurma ne era scesa e levava

Le reti. Chiese a Pietro di scostare
La sua barca da terra e vi salì.
Sedutosi, si mise ad ammaestrare

Le folle dalla barca. –“ Getta lì
Le tue reti, poi prendi il mare aperto”-
Disse a Simone che rispose: “Sì”,

non senza averGli detto che era certo
che non vi fosse niente da pescare,
avendo faticato in modo esperto

tutta la notte. Gettatele a mare
sulla Sua parola presero tanti
pesci che rischiavano di sfondare

le reti e chiamarono aiutanti
dall’altra barca, così da riempire
all’inverosimile i due natanti.

Al veder questo Pietro prese a dire,
gettandosi ai suoi piedi: – “Signore,
allontanati da queste mie spire

di peccatore!” un grande stupore
aveva preso lui  e tutti quelli
che avevano visto quel pescatore

miracoloso, compresi i fratelli
Giacomo e Giovanni. Disse Gesù
A Pietro: – “ Non più su questi battelli

Sarai pescatore Simone. Tu
Sarai invece pescatore d’uomini!”
Laciaron tutto e non tornaron più.

Matteo:
- Il Discorso della Montagna

Adattamento della Canzone Petrachersca
Con versi novenari e versi endecasillabi

a. Il Regno dei Cieli sarà
b.  Di quei che son  poveri in spirito.
C.  Beati loro e beati gli afflitti

a. Ognuno dei beati avrà
b. Consolazione, e all’uopo cito:
C.  per la beätitudine anche  i miti;

c.  beati quelli che sfiniti
d. dalla fame e pur dalla sete

d. di giustizïa e d’altre mete,
e. e puri di cuore e beati
e. di misericordia estasiati

D. da Dio;    operai di pace, sarete
f. anche voi beati e chiamati
F. figli di Dio; ed i perseguitati

f. per la giustizia sian beati
g. perché di essi è il Regno dei Cieli;

g. beati voi quando coi teli
h. vi perseguiteranno e mentendo,
I. faranno a voi ogni sorta di stenti

g.  per causa mia e senza peli
h.sulla lingüa, offendendo
I.voi, i vostri amici e parenti!

i.Siate allegri e siate contenti,
l.chè una grande ricompensa

l.avrete nei cieli! Intensa
m.persecuzione hanno subito
m. prima di voi i profeti in sito!

L.Voi siete come  luce immensa;
n.non può restare nascosta una
N.città su un monte; né alcuna

n. lanterna s’accende se è luna
o. piena, ma al buio, per fare

o.luce in casa! A illuminare
p.gli uomini davanti serva
Q.dunque la vostra luce, cosicché

o.vedano il vostro operare
p.in buona lena e non proterva,
Q. a gloria di vostro padre Jahvèh

q.che è nei Cieli! Il sale che
r. condisce la terra siate;

r. ma se il sale, supponete,
s.perdesse il sapore, chi osa
s.pensar che esista un’ altra cosa

R. che possa ridargli il gusto? Vedete
t. che esso sarìa così gettato
T. in terra e da ogni uomo calpestato!

t. Non pensate che io sia  mandato
u. qui per abolire la legge

u..o i profeti; ciascuno vegge
v. che son venuto in verità
Z. no ad abrogare, ma a dar compimento!

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RIEPILOGO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Quattro poeti, alla fine del XVII secolo, sfidando i divieti del Pontefice Clemente VIII, decidono di narrare la vita di Gesù in lingua volgare, ricavandola direttamente dalla versione ufficiale latina del Nuovo Testamento. Il loro scopo è diffondere la parola di Gesù tra il popolo e dimostrare che per capire ed amare il Cristo non c’è bisogno di intermediazioni culturali ma chiunque può pervenire alla Sua parola direttamente e per conto proprio. Per sfuggire alla repressione del Sant’Uffizio e del suo braccio armato, il temibile Tribunale dell’Inquisizione, che attraverso una fitta rete di spie controlla tutto il territorio dello Stato Pontifico e degli stati limitrofi, decidono di retrodatare la loro opera di circa cento anni e di celare la loro vera identità assumendo i nomi dei quattro evangelisti, segregandosi in una remota località al confine con la Toscana. Ma la notizia, pur gelosamente custodita, circola tra i poeti e gli amici dei quattro, i quali, attingendo alle fonti apocrife, li aiuteranno a colmare le lacune dei Vangeli canonici nella vita terrena di Gesù.

5 Ottobre 1582 – POMERIGGIO

Dopo gli interventi di Luca e Marco, tocca adesso a Matteo, Giacomo Minore e Giuda Taddeo parlare di Gesù.

Matteo:

I Re Magi Avvenne un dì che il re di Palestina,

Erode, saputo che dall’Oriente,

eran partiti all’alba una mattina

tre re, tra i più ricchi e pronti di mente,

che avean patito quei tanti disagi,

per vedere il sovrano più potente,

chiamò segretamente a sé quei Magi

e fece dire lor con esattezza, quando della lucente

stella i raggi in essi avesser mosso l’accortezza,

avendo il re avuto turbamento,

che secondo ‘l vedessero in grandezza!

E appreso che il Sant’Avvenimento

luogo doveva avere in Betlemme,

ve li inviò non senza avvertimento

che vistolo, tosto in Gerusalemme

solo a lui riportassero la nuova,

affinché egli, lesto, non già lemme,

andasse adorardolo nell’alcova!

Udito ciò andarono i Persiani,

ed ecco comparire in ciel la prova

del luogo ove il Padre dei Cristiani,

in fasce con la Madre si trovavano!

E i Magi quegli scrigni nelle mani,

in cui oro, incenso e mirra istavano,

donarono a quel Re in adorazione,

mentre che dentro all’anima provavano

una gran gioia a quell’apparizione

di ridondante e fulgido splendore!

Infine per diversa direzione,

come gli suggerì ‘l sogno latore,

fecero ritorno al loro paese,

e senza ripassar dal mentitore

che passati due anni in vani attese

immaginando vana la sua frode,

fu risentito per le sue pretese,

che di lui s’avesse maggior lode

e gloria, senza capire che il Regno

del Messïa non era in terra!

Erode infine, ordinò con un decreto indegno,

che i bimbi di Betlemme di Giudea,

fino a due anni avesser morte in pegno!

Per la qual cosa, ancor serba nomea!

Intanto il Signore in difesa

Del santo Suo figliuolo, in sogno avea

Mandato a Giuseppe un Angiol, che presa

La Madre e preso il Figlio se ne andò

In Egitto e soltanto dopo attesa

la morte del tiranno ritornò!

Matteo: – Questo è quanto, per ora!! Tieni, Marco, prendi le pergamene da unire al testo. Aggiungici che dopo, Gesù, Giuseppe e Maria tornarono a Nazareth, dove Gesù cresceva e si fortificava pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di Lui, come dimostrerà Luca con l’episodio di Gesù tra i dottori del Tempio!

Giacomo Minore: Parole Sante, Matteo! Altrochè se cresceva e si fortificava! Eppoi, sin da quando acquistò il dono della parola si capì che mio cugino aveva qualcosa di veramente speciale in termini di Sapienza e Grazia divina!

Giuda Taddeo: Per non parlare di zia Maria! Che grazia speciale e che sapienza grande e semplice allo stesso tempo! E ti ricordi, Giacomo, la meraviglia dei nostri parenti?

Giacomo Minore: Oh, certo! Anche se poi, da grande, quella ammirazione si trasformò in ostilità!

Marco: Davvero? E chi osò tanto?

Giuda Taddeo: Non certo Sua mamma Maria!

Giacomo Minore: Anzi, proprio zia Maria e zio Giuseppe, finchè fu in vita, furono gli unici ad accettare Gesù fino in fondo!

Giuda Taddeo: E già! Certi ricordi preferirei non averli!

Giacomo Minore: Sentite: io e mio fratello abbiamo preparato due differenti scritti, sintetici ma chiari. Il mio arriva sino ai dodici anni di Gesù! Per non appesantire la narrazione tralascio la storia dei Suoi nonni materni, Anna e Gioacchino e dell’infanzia nel Tempio di Sua mamma Maria.

Giuda Taddeo: Beh, anche il mio scritto è solo uno schizzo veramente breve sulla nostra adolescenza e sulla prima maturità! L’ho voluto apposta così bre

Giovanni: Siete due grandi poeti, ma anche due amici generosi ed altruisti! Dai Giacomo, inizia subito tu, perché non vedo l’ora di sentire!

Giacomo Minore

Prologo

- “Se chiudo gli occhi e penso

A quando ero bambino

Ti vedo chiaro e terso

Mio Gesù, caro cugino.

Palpitava il mio cuore

Emozioni ed afflati

Nei meriggi soleggiati

A giocar nel chiarore!

Chi avrebbe immaginato

Che a quel compagno di giochi

Così dolce come pochi

Lo avrebbero inchiodato?

Che fosse eccezionale,

ogni cosa che faceva,

non lo si può negare:

chè chiunque lo vedeva.

Ma solamente più in là

Chiaramente si seppe

Che il figlio di zio Giuseppe

Veniva dall’Eternità.

Non solo perché aveva

Occhi e capelli splendenti

Non perché sorprendenti

Motti e parol diceva

Qualcosa intuita l’aveo

D’una divina essenza

Da Maria e da Alfeo

Per quella coincidenza

Che un tal promesso seme

Secondo gli antichi detti

Dei più grandi profeti

Nascer dovèa in Betlemme!

Gli indugi furon rotti

Quando Giovan Battista

Con chiari segni e motti

Di Lui ci fece vista.

Era Gesù, il Messia

Da noi tanto bramato!

Per Lui avean professato

Ezechiele ed Isaia!

Ecco perché apprendeva

Le lezioni di zia Maria

Con agile maestria

Poi ce le ripeteva!

A me, Giacomo Minore

Come fu da bambino

Con fede e con amore

M’accolse nel cammino.

La vita in quei tre anni

È raccontata in altra sede.

Qui si legge e qui si vede

Delle gioie e degli affanni

Di due sposi sin genìa C

he di anni già avanzati

Vengono poi premiati

Dall’arrivo di Maria,

Madre del Bambino Gesù

Che per dono di natura,

Come se vuoi leggerai tu,

resterà vergine e pura,

pur dando la luce invero,

al Padre Suo e al Figlio eterno,

pio consiglio, salvezza al mondo intero.

Mistero impenetrabile

Che è opera di Dio Frutto di fè e desìo

All’uom insuperabile.

Marco: Che bella storia! Grazie per averci illuminato sull’infanzia di Gesù!

Giovanni: Se non sbaglio, però, anche Luca ha detto di aver scritto qualcosa su Gesù ragazzo!

Luca: Non ti sbagli! E’ su Gesù dodicenne! Ve lo racconto subito! Accadde, come vi dicevo, quando Gesù aveva dodici anni. Quell’anno, come ogni anno, Gesù, con tutto il tutto il parentado si era recato a Gerusalemme per la festa più importante, quella che ai Giudei ricorda il viaggio di liberazione dalla schiavitù d’Egitto e a noi cristiani ricorda invece la morte e Resurrezione di Gesù. Beh, insomma state a sentire cosa accadde:

“ Avete per caso visto Gesù?

Alfeo! Marta! Non riusciamo a trovare

Gesù!!! Non L’hai visto neppure tu,

Taddeo? Giuseppe, dobbiamo tornare

Indietro a Gerusalemme, perché

deve essere rimasto lì, a fare

Dio sa cosa, quel ragazzo!!!Non c’è

Tempo da perdere, siamo in viaggio

Già da un giorno! Signore mio, Jahvèh,

proteggilo Tu!” – “ Su, fatti coraggio,

mia amata, mia sposa! Ora torniamo

indietro e Lo cerchiamo, il nostro raggio,

la nostra luce, il nostro amore! Bramo

quanto te, trovarLo e stringerLo forte

forte a me!” Con quest’ansia e questo spasmo

Giuseppe e Maria, per le più corte

Vie, tornarono a Jerusalem dove,

permettendo salute e buona sorte,

in ricordo di quel dì che ancor commuove,

le tribù della giudea nazione,

andavano ogni anno più che altrove,

a festeggiare la liberazione

dalla pesante schiavitù d’Egitto

che, con uguale denominazione,

a noi ricorda quando fu trafitto

il nostro Salvatore sulla Croce!

Dopo tre giorni di cercare fitto,

gridando il Nome Santo a squarciavoce,

dove lo ritrovano i disperati genitori?

Nel Tempio, ove Egli doce

e ammaestra quei sommi letterati

della Bibbia, che pieni di stupore

coi presenti, Li udivano ammirati!

Maria, stupita come il genitore

Putativo, Gli disse: – “Perché, figlio,

ci hai fatto così? Noi con gran tremore

Ti cercavamo! Ed Egli con piglio

Rispose: – “E perché mi cercavate?

Del vostro stupore, Io mi meraviglio!!

Che devo occuparmi, non sapevate,

dunque, delle cose del Padre mio?!?

Essi, come risposte strampalate

Le accolsero, senza capirne il brio!

Gesù, che avea soltanto dodici anni,

all’epoca del narrato disvio,

torna a casa nei Suoi consueti panni,

restando ai genitori sottomesso!

Maria serbava nel suo cuor gli affanni

E le gioie che il figlio suo professo

Le donava! E suo figlio, in sapienza,

grazia ed età cresceva, nel consesso

degli uomini e davanti a Dio Onniscienza!!!”

Giuda Taddeo:

“Condivido in pieno

Ciò che ha detto mio fratello

Prima, sul Nazareno.

Su quanto Egli era bello

Di come emozionante fosse

vivere, scherzare, patire,

gioire, amare insieme a Lui.

Ogni istante, qualsiasi istante,

era magico per noi cugini.

Mamma ci volle vicini

E fu fratellanza vera!

Ad insegnarci fu Maria

il primo apprendimento

Del Divino Testamento.

Era dolce anche mia zia!

Dopo i dodici anni,

Anche se già era emersa

La Sua Sapienza tersa,

A piallar solidi scranni

Ante, finestre e porte

Con Suo padre Giuseppe

Mite e umile si stette.

Ma non era la Sua sorte!

Così cresceva in età

In Grazia e Sapienza

Stupiva in eloquenza

Luce, amore e beltà!

Che anni furon quelli!

Le ragazze con occhiate

Languide e innamorate

Modello tra i modelli

Dolci lo accarezzavano.

E non vi sono gelosie

In queste confessioni

Perché tutti l’amavano

Di quello amor celeste

Che mira verso il Cielo

Che non il corpo veste

Ma dell’anima è lo stelo.

E quando il mio genitore

E il senso generale

Di ciò che è bene e male

Mi dissero in errore

I retaggi, io, Giuda Taddeo,

seppure triste e affranto

depositai in un canto

di chiunque e di papà Alfeo.

Non vi era più ragione

Di seguire i vecchi riti

Della vecchia religione

Dai sensi inariditi.

Ora che all’orizzonte

Gesù già ci indicava

Il mondo che cambiava

La via che appiana il monte

Là ci portava il cuore

E là noi ci portammo

Ove lieti ascoltavamo

La Parola del Signore.”

…continua…

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