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Giovanni Evangelista

Son chiamato, ma per Gesù

Luce della Sua vista

Ero. E Lui,  per me,  lo fu.

Era dolce nei tratti

E mansueto nei gesti!

Dai movimenti lesti

E gli occhi mai distratti!

Piuttosto in certe fasi

Gli coglievi nello sguardo

Un’assenza o un dardo

A seconda dei casi.

Ma era un lampo fugace

Che tosto ritornava

Serena quella pace

Che lo caratterizzava.

Avere Gesù  accanto

Per me significava gioia!

E se lontano da Lui noia,

Quando non anche pianto.

Mi piacque sull’istante

Quel dì che il Testimone,

Con profonda decisione,

Ce lo indicò distante.

Avvenne nel Giordano,

Alle quattro d’una sera,

ed io come chi spera

lo seguii mano a mano.

E quando Egli ci chiese:

“Cosa e chi cercate?”

Il cuore Lui mi prese

Rabbì, Signore e Vate.

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Divinità del Verbo

In principio era il Verbo

E il Verbo era presso Dio,

Il Qual teneva in serbo

Di riscattare il fio

Dell’umana corruzione

Mandandoci Suo figlio

Che,  nato da puro Giglio,

È Sua rivelazione,

In uno con lo Spirito,

Ma puoi elencarne tre!

Comela Legge  per Mosè

Fu data,la Grazia Cristo

Ci ha portato in Verità!

Pur se d’ogni cosa è Autore,

L’uomo, mal conoscitore,

Lo ha trattato con viltà.

Ma a color che L’hanno accolto,

Lui li ha resi fratelli

Dandogli i doni più belli,

Senza riceverne molto.

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Dal Capitolo 3 del Vangelo secondo Giovanni

VV 14-21

Come Mosè innalzò fisso

  nel deserto   il serpente ,

così sarà crocifisso

Gesù prossimamente.

      Dio Padre ha dato al mondo

Il Suo Unico Figlio

Per evitare il periglio

Ch’esso sia feo ed immondo

   e per mercede di Lui

si salvi! Così chi non crede

è condannato! Per cui

chi per la Luce non vede

      sarà condannato! Perché

odia la Luce il male,

ma chi d’esso non s’avvale

appare ed opera in me!”

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Ho letto l’interessante libro di Augias e Vannini  che dà il titolo al presente post, edito recentemente  da Rizzoli.

La sua interessante lettura mi ha riportato indietro nel tempo ai miei studi di filosofia, antropologia e storia delle religioni, condotti  invero da appassionato autodidatta, con particolare riferimento su autori come Sant’Agostino, B. Pascal,  E. Fromm, L. Feurbach, J.J. Bachofen e tanti altri illustri studiosi. Nel libro dei due autori italiani ne vengono citati anche altri e più di quanti  non abbia avuto la fortuna di studiare; ma, ripeto, iosono soltanto un autodidatta che ha studiato in maniera disorganica, spinto dalla passione e dalla ricerca della Verità.

Devo confessare che  in materia di fede io mi accontento delle verità semplici, non solo perchè sento mie certe rivelazioni della Bibbia e del Nuovo Testamento in particolare, ma soprattutto perchè le vivo nel mio animo come gioiose e vere.

Ciò non mi ha impedito pur tuttavia di trovare affascinanti certi passaggi del libro; per esempio laddove si rinvengono nelle dee madri, in Artemide, in Era e in altre figure della mitologia mediterranea, le antesignane di Maria, la Madre di Gesù, da noi venerata come Vergine e Santa. Oppure quando i due coautori ripercorrono l’evoluzione della figura materna di Maria, dalle origini ai nostri giorni, all’interno di un percorso le cui tappe sono i concilii di Nicea e di Efeso, congiuntamente alle Encicliche di vari Papi ed altri fondamentali scritti teologici.

Insomma una lettura che non offende i sentimenti di devozione che albergano nei cuori dei Cristiani,  anche se non sfugge che dietro i toni garbati di Augias e le  dotte esposizioni di Vannini si celano da un lato, l’incredulità del laico inveterato e dall’altro,  la scettica riserva mentale di chi è convinto di essere troppo colto per credere in ciò che credono le anime semplici dei devoti che Maria ha saputo attrarre in tutto il mondo, cattolico e non cattolico, tra i cristiani e i seguaci di tante altre religioni nel mondo intero.

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Dal Vangelo secondo Marco

Capitolo Primo VV  14-20

Gesù sceglie i primi discepoli

 

-“Seguitemi, vi farò diventare

Pescatori di uömini”  Gesù

Disse ad Andrea e Simone, che in mare

Le reti gettavano e ancor più giù,

sempre lungo il gran mar di Galilea,

vide anche Giacomo e Giovanni. –“Su”-

  disse – “venite, stirpe Zebedea!”

E tutti lo seguirono lasciando

 reti alla barca e barca alla marea!

Intanto Gesù iva predicando

Il Vangelo di Dio e sì diceva:

“Il Regno di Dio ora sta arrivando,

 

convertitevi!” E questo accadeva

quando Giovanni veniva arrestato

dal re Erode, che alle grazie cedeva

di colei che per lui avea danzato.

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–“ Io sono il pane vivo,

chi ne mangia, in eterno

vivrà. Il Padre Superno

mi ha mandato. Non schivo

     chi m’accoglie e di carne

mia si ciba. Dal Cielo

son disceso e vi svelo

che a non necessitarne

    sarà chi crede in me.

E la Risurrezione

Per volontà di Dio Iavèh

Io porto per dazione!

   Colui che di me mangia

E beve, dentro me vivrà,

come io vivo per Abbà,

mio Padre, ed ei sì cangia,

     non come quel che gl’antichi

padri un dì nel deserto

ebbero per nutrimento,

finchè non si glorifìchi”.

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Dal Vangelo secondo Giovanni

  Capitolo 3 

Nicodemo

 Venne da Gesù una sera

Nicodemo gran dottore

Tu vieni dal Signore?”

gli disse in tal maniera.

 “In verità “ disse Gesù

non potrà vedere il Regno

chi non rinasce da lassù”.

Ma quando degli anni il segno”

 Nicodemo lo riprese

“taluno su di sé porti,

come può invertir le sorti

e rinascere?” Gli chiese.

     “Il vento soffia a suo piacer

e chi di carne è nato

non di spirito è formato”

Cristo Gesù rispose a quel.

 Ma il Fariseo richiese

Come può esser questo?”

Come mai tali contese

tu in Israel maestro

 non conosci?” lo rimbeccò

Rabbì! “Parlo in verità

Ognuno dice ciò che sa!

Or non credi! Se parlerò

    a te di cose del Cielo,

crederai tu? Il Figlio

dell’uomo il sacro consiglio

sopra l’azzurro velo

     del Padreterno ha preso

ed è l’Unico, credi a me,

che poi dal Cielo è sceso.

E come il serpente, Mosè

    ha innalzato nel deserto,

Ei dovrà esser innalzato,

affinchè sia salvato

l’uomo che in fede è certo!

   Dio Padre ha dato al mondo

Il Suo Unico Figlio

Per evitare il periglio

Ch’esso sia feo ed immondo

     e per mercede di Lui

si salvi! Così chi non crede

è condannato! Per cui

chi per la Luce non vede

   sarà condannato! Perché

odia la Luce il male,

ma chi d’esso non s’avvale

appare ed opera in me!”

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Dal Vangelo secondo Matteo

Cap. 16 -VV 13-20

Confessione di Pietro

 

E Gesù se ne andò coi Suoi discenti

Verso i villaggi intorno a Cesarea;

camminando e parlando coi presenti

Gesù li interrogava: – “Quale idea

Hanno gli uomini sulla mia persona?”

Essi Gli risposero: – “ Chi Michea,

 

chi Il Battista, chi Elia, Amos e Giona,

dicono che sei!” – Poi gli chiese ancora:

-         “ Voi, chi dite che io sia?” – Pietro con buona

Lena disse: -“  Il Cristo!”- Gesù, allora

Gli ordinò di non dire quella frase

Con alcuno, giammai, in alcuna ora!

Questi miei versi son solo una  base:

la verità vera la puoi trovare

nel libro della Bibbia, ove inevase

ancor ci sono, pagine più chiare!

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Io sono il pane vivo

chi ne mangia, in eterno

vivrà. Il Padre Superno

mi ha mandato. Non schivo

      chi m’accoglie e di carne

mia si ciba. Dal Cielo

son disceso e vi svelo

che a non necessitarne

   sarà chi crede in me.

E la Risurrezione

Per volontà di Dio Iavèh

Io porto per dazione!

   Colui che di me mangia

E beve, dentro me vivrà,

come io vivo per Abbà,

mio Padre, ed ei sì cangia,

     non come quel che gl’antichi

padri un dì nel deserto

ebbero per nutrimento,

finchè non si glorifìchi”.

All’udir queste parole

La gente si partì a metà:

chi lo vedea come il sole,

profeta di gran verità;

2. chi, cieco per ignoranza

o mala fede, la legge

di Mosè e le avite regge

abusava ad oltranza

 e non vedeanla Luce,

e Chi,  prima di Abramo,

già era. Anzi all’amo,

per recargli fine truce,

 i Giudei chieser aiuto;

perché le mani addosso

mettergli avrian voluto,

come un toro verso il rosso!

 E avean le pietre pronte,

ma dato che non ancora

era giuntala Suaora

ascose a lor la fronte!

 

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Dal Capitolo XIV

del Vangelo secondo Giovanni

Promessa dello Spirito Santo

Osservate i precetti

Che vi ho dato, se m’amate;

Pregherò perché perfetti,

Grazie al Padre vostro siate”.

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Capitolo XIV del Vangelo secondo Giovanni

vv 1-9

Gesù conforta i discepoli

Disse in quel tempo  Gesù

Ai suoi dodici discenti:

Ora io  vado lassù

a trovar  posto ai presenti.

 

E del luogo dove vado

così saprete   la via”.

“ Ma dove realmente  sia

né per scienza né per dado

io so”, contestò Tommaso.

Nessuno può venire  a Dio

Padre se non per mezzo mio

ribattè all’impersuaso,

Gesù,  Vita e Verità.

Se vedete me,  sin d’ora

conoscete il Padre Abbà”.

Ma disse Filippo ancora:

“Mostraci il Padre e basta”.

Sono nel Padre ed Egli

è in me. Per quei segni

credetelo. E la vista

 

che di me hai avuto,

Filippo,  sia sufficiente;

ché chi vede il Docente

anche il Padre ha veduto.”

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Dal Vangelo secondo Giovanni

Capitolo XX

LA RESURREZIONE DI GESU’

Giovanni! Pietro! Correte!

Gesù L’han portato via

Dal Sepolcro! Conoscete

Voi due ”  gridava Maria

Di Magdala concitata

dove l’abbian portato?”

Corsero a perdifiato

Per la discesa sterrata

I due interpellati.

Arrivò primo Giovanni,

chè lento era di più anni

Pietro. Ma abbandonati

Erano i sacri teli

Che le membra avean strette

E ‘l sudario qual ne’ cieli

Sospeso, vide, e credette,

anche il discente più acerbo,

dopo l’anziano. E intanto

che Maria in gran pianto

si scioglieva, con in serbo

quelle grandi emozioni

a casa rientravano

i due e capivano

infine le narrazioni

delle Scritture, che Egli

doveva risuscitare

dall’oltretomba. Due begli

angeli a domandare

il perché del suo pianto

a Maria, prona verso

la bara, di lino terso

vestiti apparvero. – “Tanto

 

io piango perché hanno

portato via il mio Signore

e non ho pace al cuore

- rispose ella con affanno -

 “ al non conoscer neanche

dove lo abbiano  posto”- .

Ciò detto le ciglia stanche

Posò su un uomo discosto

Che era Gesù incognìto.

- “Donna, chi piangi e cerchi?”-

le chiese. Di sottecchi,

credendolo di quel sito

lei, così lo supplicò:

-“ Se Lo hai portato via tu,

il mio Signore Gesù,

dimmelo; io stessa andrò

 

a prenderLo”. Il Suo rostro

mostrando Egli le disse

-“ Salgo al Padre mio e vostro.

Dillo, che pria che salisse

 

Gesù ai Suoi fratelli

Per te lo ha inteso dir!”

Dopo aver detto : “Rabbunì!”

Ella andò a dirlo a quelli.

La sera di quello stesso

Giorno, il primo passato

Il sabato, inserrato

Per timore,  il consesso

Dei discepoli stava,

Dei Giudei, allor quando

Gesù si manifestava

A lor così parlando:

“-Pace a voi” E mostrò

le mani e il  costato.

Come il Padre mi ha mandato

Così vi mando”. Alitò

 

Gesù, quindi  disse ad essi

Gioiosi e stupefatti

-“ A coloro  cui i  peccati

rimetterete, rimessi

 

saranno. E non rimessi

a quei cui non li avrete

rimessi.” Di ciò messi

li fece. “ E ricevete

 

ora lo Spirito Santo”.

Ma avvenne che Tommaso

Del fatto non persuaso,

quando i colleghi vanto

menaron d’aver visto

il Signore Gesù, disse:

-“ Non credo che chi già visse,

viva ancor, se il mio dito

 

non metto e le ferite

dei Suoi chiodi non vedo”.

Dalle cose riferite,

dopo otto giorni, credo,

ricomparve a porte chiuse

Gesù nello stesso luogo

Con l’autore dello sfogo.

A lui le piaghe dischiuse

Mostrò. Ed egli disse: “Mio

Signore Cristo Gesù

Maestro e amico!   Tu

Sei il Signore mio Dio”!.

-“Beato chi avrà fede” -

diss’Ei – “  non avendo visto

e  pur col cuore crede,

chè avrà la vita in Cristo!”

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La   Risurrezióne di Lazzaro

1.     ”Lazzaro, vièni  fuòri!
Ritórnino  in te a pulsare
Il ritmo e i vigóri
Dell’età tua solare!

2.    Tu, Beliàr, sciògli i lacci
Che l’avvincono precòci
E i bramiti feróci
Placa infine e taci!

3.    E vói Marta e Maria
Cessate il vòstro pianto!
Se credéte nél Dio Santo
Éi rivivrà! Così sia!

1.    Ti ringrazio Padre mio
So che m’hai sèmpre ascoltato!
Ma il pòpolo, nón io
Sappia che m’hai mandato.”

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Il cièco nato

dal Vangelo secondo Giovanni 

Se taluno nasce cièco

rabbì, chi è peccatóre,

lui o il suo genitóre?”

- “Né l’un né l’altro è bièco

  

1.       ma pér la glòria di Dio

sòn cèrte còse nél móndo;

in ésso Io  luce inóndo

pér volontà dél Padre mio

 

1.       fintanto che ci sto. Muto

Io sarò dópo.” Détto ciò

inumidì cón lo sputo

il fango e al bagno di Silo’,

2.       dópo avérlo toccato,

mandò di córsa un tale,

che ‘l discórso avéva in cale,

essèndo un cièco nato.

3.         Sì féce , lo sventurato

e tornò che ci vedéva.

E c’èra chi nón credéva

dópo averlo incontrato;

1.       ma vi èra pur chi invéce

dicéva – “E’ pròprio lui!”

Tanto si disse e féce,

su quel prodigio di cui

2.         sópra v’ho détto, ch’alfine

lo condusser dai Giudèi.

S’èra nél dì che plebèi

e patrizi, sia crine

3.         o valle, vita o mòrte,

lavóro oppur dilètto,

d’ógni azióne  fan difètto,

in buòna o in malasòrte.

1.         – “Or dunque chi t’ha guarito?”

gli chieser quéi a più vóci.

- “Un tal chiamato Il Cristo “.

rispòse quéllo ai sòci

2.         dél sinèdrio. E i giudèi,

ch’èrano in malaféde

disser: – “Costui ci véde

da quando è nato. Ed éi

 

3. in cuor suo ci inganna!”

Perciò déi genitóri,

cón i notificatóri

effettuarono la chiama!

1.         – “Che paurósi, al figlio

Chiedéssero, a tu pér tu “-

gli dièdero  pér consiglio,

- “chè èra in età, di quel Gesù “.

2.         Riconvocato ancóra,

il neo-vedènte infine,

gli conférmo sènza spine

che profèta di buòn’óra

3.         èra l’autor dél fatto,

nón sènza Dio, cóme éssi

aveano détto. Mèssi

i timóri da un lato

1.         éi aggiunse: – “Nón s’è mai visto

che un sènza Dio, gl’òcchi

d’un cièco nato e tristo

guarisca cói suòi tócchi “.

2.         – “E tu, che nél peccato

sèi nato, insegnare

vorrésti a chi le are

e i dètti ha già imparato

 

3.       di Mosè?” Afferratolo

lo cacciarono di fuòri

cón insulti e clamóri

cóme un vècchio barattolo.

1.         “Io sòn venuto al móndo

-gli disse allóra Gesù-

perché chi sta nél fóndo

riemèrga e vènga su

2.         I farisèi che udirono

chiesero quindi a Gesù:

- “Nói siamo sópra o giù?”

détto ciò aspettarono.

3.         – “Se chi tra vói è pròno “-

rispòse lor l’Inviato

-”fósse cònscio dél suo stato,

allór sarèbbe buòno

 

1.       il suo sentier davanti

a Dio. Ma pér erètti

vi spacciate tutti quanti,

ciò che vi fa reiètti “-.

 

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Dal Vangelo secondo Giovanni

La Samaritana

 

1.    Nélla tèrra di Samaria,

a sud délla Galilèa

e a nòrd délla Giudèa,

un dì di sóle il Messìa,

2. si fermò, stanco e assetato,

dóve Giacobbe un pózzo

a Giuseppe avea donato.

Vénne una dònna al mòzzo:

3.- “Se l’acqua dél pózzo mi dai,

quélla di spirito ti do “-

le disse Gesù dópo un po’!

-”A darmela cóme farai,

 

1.       s’altro nón hai che le mani?”-

cón meraviglia rispòse,

che dai samaritani,

un giudèo délle còse

2.       volésse.  “Chiunque béve

di quest‘acqua, assetato

ancor sarà, com‘è già stato!

Invéce, chi dalle lève

 

3.       dél mio pózzo attinge,

mai più avrà stimoli

di liquidi o intingoli:

per sèmpre ogni séte spènge!”

1.       Disse la dònna:  -Signóre,

dammi l’acqua di spirito,

così nón avrò più ardóre “-

- “Prima chiama tuo marito

 

2.       e qui tórna “, – riprése

Il Cristo. Ma quélla disse:

- “Niun me ne sopravvisse “.

-        Bèn cinque te ne prése

 

3.       infatti la mòrte e tu

nón vivi óra còl sèsto “-,

sènza attèndere il rèsto

l’anticipò Cristo Gesù.

1.       -  “Tu sèi cèrto un profèta

disse corrèndo a Sicar lèi;

e giunta che fu alla mèta,

confidò a tutti quéi

2.       che incontrava, di quéllo

che le èra accaduto,

dell’uom che avea veduto

la sua vita e il suo fardèllo.

3.       Ed a ragion di tal vanto

tanti credévano in Cristo;

ma pòi che l’èbbero visto

tutti credettero tanto.

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Dal Vangelo secondo Matteo

VV 12-17

Gesù a Cafarnao

 

“ Il paese di Zabulon e quello

Di Neftali, sulla strada del mare,

oltre il Giordano, un Messagger Novello,

 

Dispensator di Luce a illuminare,

Il popolo,  immerso nel buio,  ha visto

come ombra di morte!” Ad  abitare

proprio lì, dove Isaia avea scritto,

si recò Gesù, lasciando la natìa

Patria, poi che il Battista fu coscritto,

cominciando a predicare: “Che sia

convertito che si dèe convertire,

perché il Regno dei Cieli è sulla via!”

VV 18-22

I primi quattro apostoli

 

-         “ Seguitemi, vi farò diventare

-         pescatori di uomini!” – Fu così

che Gesù, camminando lungo il mare

di Galilea, chiamò due coppie di

fratelli: Giacomo e Giovanni e Pietro

con Andrea, che coi genitori lì

pescavano; ma reti e barche dietro

si lasciarono per seguir Gesù!

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1. Ecco l’Agnello di Dio

Che riscatterà del mondo

Il peccato; e non sono io

Il primo, ma a Lui secondo!

 

2. E se io qui vi consacro

In pura acqua soltanto,

Egli, in Spirito Santo,

vi battezzerà! ‘Sì sacro

 

3. da non essere io degno

d’allacciare i Suoi calzari!

Egli viene per il Regno

Così sta scritto negli Annuari!

 

4. Sul Suo capo si è posa

La colomba della pace,

come ha deciso e piace

a Chi pensa ad ogni cosa!

 

5. Spianate colline e monti

Preparate tutte le vie;

queste son parole mie

convertitevi da santi.

 

6. Solo un’,  son’ tra i profeti,

E non sono io la Luce

Che al Dio Signor conduce,

Ai Cieli sempre lieti!

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Divinità del Verbo

In principio era il Verbo
E il Verbo era presso Dio,
Il Qual teneva in serbo
Di riscattare il fio

Dell’umana corruzione
Mandandoci Suo figlio
Che,  nato da puro Giglio,
È Sua rivelazione,

In uno con lo Spirito,
Ma puoi elencarne tre!
Come la Legge  per Mosè
Fu data, la Grazia Cristo

Ci ha portato in Verità!
Pur se d’ogni cosa è Autore,
L’uomo, mal conoscitore,
Lo ha trattato con viltà.

Ma a color che L’hanno accolto,
Lui li ha resi fratelli
Dandogli i doni più belli,
Senza riceverne molto.

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Parabola del seminatore

VV
4-18

-“ Ascoltate ciò che dirvi or mi preme!

Un seminatore,  per seminare,

uscì un bel giorno! Parte del seme

 

Cadde lungo la strada. A beccare

Quei semi scesero però gli uccelli!

Altri semi s’andarono a posare

 

In luogo roccioso. Come labelli

Prima sbocciarono, ma non avendo

Terreno profondo, come castelli

 

Sulla sabbia, al primo sole, cuocendo

tutti inaridirono. Altri semi

caddero tra le spine, ma crescendo

 

le spine li soffocarono. Premi

invece spettarono, a chi del  trenta,

  sessanta e cento, a quei semi, quai in gremi

 

caddero nella buona terra. Senta

e comprenda chi ha orecchi per intendere!”

Ed  aggiunge il poeta, che si penta,

dal suo canto, chi deve e può comprendere!

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Che il papa emerito Benedetto fosse un fine teologo è risaputo. Stanno lì a dimostrarlo i due volumi della sua fondamentale opera teologica e pastorale, Gesù di Nazaret - Dal Battesimo alla Trasfigurazione  e Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla Resurrezione. A confermarlo nel 2012 è uscito, sempre per i tipi di Rizzoli, “L’Infanzia di Gesù”. Non si tratta di un terzo volume, si legge nella presentazione, ma piuttosto di un Preambolo ai due tomi pubblicati in precedenza.

Nessuno si aspetti tuttavia di trovare nell’ultimo libro di Joseph Ratzinger dei riferimenti biografici  capaci di colmare quelle rilevanti lacune che i quattro Evangeli canonici presentano sulla vita del Cristo. E’ noto a tutti infatti come il Vangelo di Marco inizi la sua narrazione con il Battesimo di Gesù che Giovanni Battista operò quando suo cugino aveva già trent’anni; mentre Giovanni Evangelista pone all’inizio del suo racconto evangelico quel mirabile riferimento al Verbo divino incarnatosi in vesti umane.

Soltanto i Vangeli di Luca e Matteo contengono alcuni scarni riferimenti all’infanzia di Gesù. Il medico siriano, il più prolisso dei due, ci narra tre singoli episodi: la circoncisione, avvenuta quando il piccolo Gesù aveva otto giorni; la presentazione al Tempio di Gerusalemme, fatta quando il divino neonato aveva già quaranta giorni; e, infine, Gesù che insegna nel Tempio dopo essere “sfuggito” al controllo dei genitori, episodio accaduto all’età di dodici anni.  Matteo dal canto suo ci informa soltanto che appena Gesù fu nato, un angelo avvisò Giuseppe di prendere il Bambino e Sua Madre e portarli in salvo in Egitto; e lo fa in una maniera così sintetica da far pensare che tale racconto sia in antitesi con quello di Luca, omettendo ogni riferimento alle due fondamentali tappe di ogni nuovo nato dei maschi di Israele: la circoncisione e la presentazione al Tempio, per l’appunto.

Orbene è proprio su questi episodi “canonici” che l’occhio profondo del teologo Ratzinger  intrattiene il lettore, applicando i due fondamentali principii di ogni buon esegeta: la ricerca del significato del testo evangelico nel momento storico della loro scrittura e una ricerca,  proiettata nel presente, tesa a verificare la veridicità e l’interesse di un testo che per i Cristiani, in prima istanza, riconduce e riconosce lo stesso Dio come Autore.

Ne segue una lettera agevole e affascinante allo stesso tempo, tesa a chiarire e ad approfondire degli episodi che, con la forza dell’abitudine, si tende col tempo quasi a banalizzare, dandone per scontato ogni significato più recondito e tralasciando di porsi degli interrogativi che invece ne arricchiscono la comprensione.

Insomma, un libro eccellente di una persona eccellente.

Certo resta inappagata la curiosità del lettore che vi cercava invece notizie sui primi trent’anni della vita di Gesù.

Ma questo non è un lavoro per teologi sopraffini e così altamente qualificati. Qui la parola deve passare ai poeti e ai narratori, che magari traendo ispirazione dagli Apocrifi, possono soddisfare finalmente la legittimità curiosità di quanti si chiedono ancora come abbia vissuto e come sia stata l’infanzia e la gioventù di questo nostro fratello così importante e così amato (che è anche nostro Dio)  chiamato Gesù Cristo Il Nazareno, che ha voluto regalarci la sua presenza di Uomo sulla terra, condividendo con noi le fatiche di nascere, vivere e morire, per poi risorgere.

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