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a.s. 1972-73 (terza parte)

Con il mio allontanamento da scuola e la mia sospensione,  gli scioperi e le proteste ebbero termine.

Le emozioni e i sentimenti che provai in quei quindici giorni passati a casa, lontano dalla scuola, furono assai intensi e contraddittori.

Passavo dal pentimento alla rabbia; dal vittimismo al desiderio di rivalsa; dalla rassegnazione ad un senso di sollievo perché, tutto sommato, poteva anche andarmi peggio; quindi subentrava un sentimento di disagio e di inadeguatezza, dovuto  all’ incapacità di ricapitolare razionalmente quanto mi era successo e, a momenti, perfino un sentimento di frustrazione per non poter tornare indietro, a riavvolgere gli ultimi avvenimenti occorsi e ad imprimergli un finale meno umiliante e amaro.

E in fondo all’animo riflettevo sulla condizione umana. Pensavo che siamo come i bagagli degli aeroporti. Qualcuno, un giorno, ci confeziona e ci imbarca; così iniziamo un viaggio lungo e contorto.  Se superiamo ostacoli e tragitti, finalmente  vediamo la luce, attraverso l’uscita del  nastro trasportatore che ci immette nella sala di recupero dei bagagli dove, se tutto va bene, qualcuno è ansioso di prendersi cura di noi. In casi estremi , ma non è raro, possiamo anche perderci per dimenticanza o menefreghismo degli stessi soggetti che ci hanno concepiti. E se vediamo la luce della sala d’attesa, uscendo da quel buffo carosello che si chiama nastro trasportatore, inizia la nostra vita. E siamo come pantaloni, cappelli, cravatte, camicie, giacche, mosse dal vento, spinti talvolta così lontano,  da non ritrovare neppure la strada per ricongiungerci a chi sembrava così affezionato da non poter vivere senza di noi.

O forse,  se siamo fortunati,  siamo come la pioggia, che scende da cielo sulla terra, la feconda, e poi evapora e ritorna in cielo.

Io mi sentivo come una pietra di fiume, rovente ed immobile nel greto secco, in estate; rotolando a valle sotto lo scorrere dell’acqua nei periodi di piena, capace di aggregarmi, lungo il percorso, con chiunque mi fosse capitato vicino: alghe, pesci, altri ciottoli tondeggianti, oggetti organici ed inorganici coinvolti con me in quel viaggio senza altra meta che una indefinita valle dove attendere un’altra stagione di pioggia o di sole per poter ricominciare tutto da capo.

Passavo le giornate ascoltando le canzoni che allora andavano per la maggiore: Alice di  Francesco De Gregori; E mi manchi tanto degli  Alunni Del Sole; Erba di casa mia di  Massimo Ranieri; Vento nel vento , Il mio canto libero e  Io vorrei non vorrei ma se vuoi di Lucio Battisti;  Viva l’Inghilterra di  Claudio Baglioni; Vado via di Drupi;  Canzone intelligente di  Cochi e Renato;
Crocodile rock e Daniel di  Elton John;   Walk on the wild side di  Lou Reed; You’re so vain di  Carly Simon e tante altre di cui cercavo gli accordi sulla chitarra, testardamente, per ore ed ore.

Quando rientrai a scuola feci appena in tempo a prendere visione del programma svolto e delle cose da studiare che fu subito Pasqua.

Riuscii a recuperare e ad ottenere la sufficienza in  tutte le materie. Così venni ammesso a sostenere l’esame di maturità.

Sfortuna volle però che venisse designato come Commissario Interno il docente  di Inglese, un certo prof. Zucca (che io avevo soprannominato Joe Vernaccia) e che apparteneva all’ala dei duri del consiglio di Classe (cioè di coloro che mi avrebbero ben volentieri fatto fuori per sempre). Oltretutto, ma questo lo scoprii dopo, qualche carogna di compagno di classe gli aveva riferito del soprannome che gli avevo rifilato.

A quel tempo i commissari esterni si affidavano completamente al commissario interno per conoscere la personalità del maturando, anche se i voti e un giudizio sommario stabiliti dal consiglio collegialmente potevano comunque fornire una indicazione, seppure sommaria e non decisiva. L’esame consisteva in due scritti (italiano e materia di indirizzo) e in un colloquio comprendente quattro materie designate in precedenza in parte dal Ministero e in parte dal Consiglio di Classe. Di queste quattro una veniva scelta dal candidato e l’altra, a sorpresa, dalla commissione d’esame (in realtà era invalso l’uso di consentire la scelta, tramite il commissario interno, anche della seconda materia).

Insomma l’esame non era un granché difficile.

Io scelsi il tema che invitava il candidato ad esporre con parole sue il significato che egli attribuiva all’art. 11 della Costituzione.

Era un tema sulla pace. Io ero per la pace, lo sono sempre stato e sempre lo sarò.

Nel tema parlavo dei miei idoli di allora: Marthin Luther King, il Mahatma Gandhi, Gesù Cristo (che allora riconoscevo e ammiravo come Uomo, vittima dell’incomprensione e della protervia degli uomini di potere; mentre oggi lo riconosco anche per quel che Egli effettivamente è: il Figlio di Dio sceso in terra per la nostra salvezza).

Ma il commissario interno mi aveva presentato come un sovversivo, rivoluzionario e di sinistra (e forse, chissà,  anche un potenziale terrorista).

Sostenne  che io avevo cercato di ingraziarmi la commissione presentandomi come un agnello innocente mentre in realtà ero un lupo.

Per farla breve il mio esame fu un disastro. Ma per fortuna riuscii a superarlo. Un altro anno in quella scuola nopn lo avrei davvero voluto fare.

E neanche loro, probabilmente, mi ci avrebbero voluto.

Ironia della sorte, la mia tesi di laurea, all’Università, avrebbe avuto ad oggetto, molti anni dopo, la risoluzione pacifica delle controversie internazionali in ambito ONU.

Mio relatore fu il vecchio  Preside, l’esimio prof. Giovanni  Pau, grande internazionalista, che riuscì a farmi dare il massimo punteggio che poteva essere  assegnato per la tesi, in proporzione alla media dei voti riportati (il che mi portò ad una votazione che veniva definita, al tempo, come corrispondente ai “pieni voti legali”).

Ma questo fa già parte di un’altra storia.

27. continua…

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Come tutti sono stato colpito al cuore dalla vicenda del piccolo Charlie Gard. Prima di tutto mi ha commosso la sua condizione: il respiratore e il sondino dell’alimentazione che gli occludono il visino; le palpebre  che nascondono gli occhi; i pugnetti serrati, sintomatici, forse, della sua lotta disperata contro il dolore, contro la morte.

Poi come uomo e come avvocato mi sono chiesto: ma perchè c’è un Tribunale che ha deciso di interrompere questa misteriosa, insondabile, terrificante battaglia che Charlie sta combattendo in silenzio?

Soprattutto come e perché questo distacco può avvenire contro la volontà dei genitori?

Leggendo l’estratto della sentenza del giudice della sezione famiglia dell’Alta Corte di Inghilterra e Galles, Sir Peter Nicholas Francis, che il giornale inglese “The Mirror” ha pubblicato, nell’articolo dell’11 aprile 2017 a cura di Sophie Evans, ho potuto avere delle risposte.

Come si legge nella parte introduttiva della sentenza dell’Alta Corte di Londra,  il procedimento giudiziario è iniziato con una istanza presentata dal  Great Ormond Street Hospital (GOSH), una vera e propria eccellenza mondiale in campo pediatrico. Il GOSH è un’ospedale pedriatico che fa capo al Servizio Sanitario Nazionale. E’ quindi un ospedale pubblico dove i ricoverati che non possono pagare, non pagano.

Questa breve premessa è stata necessaria per capire ciò che segue.

A un dato momento, infatti, i medici dell’ospedale GOSH, visti i peggioramenti dello stato di salute del piccolo Charlie (affetto, ricordiamolo,  da una rarissima malattia degenerativa che si può definire  immunodeficienza mitocondriale del DNA ovvero sindrome da esaurimento del DNA mitocondriale ),  considerate inesistenti le possibilità, non dico di guarigione, ma neppure di un miglioramento delle sue condizioni di vita; preoccupati infine dallo stato di sofferenza del piccolo Charlie, decidono di staccare le macchine che lo tengono in vita.

I genitori si oppongono strenuamente. I medici del GOSH inoltrano l’istanza all’Alta Corte di Giustizia competente per territorio, quella di Londra.

L’istanza del GOSH si articola su quattro punti, che corrispondono ad altrettante richieste di emissione di decreti o di ordinanze(orders in inglese). Insomma il GOSG chiede ai giudici che dichiarino ufficialmente (quindi con decreto o con ordinanza): 1. Che il piccolo Charlie, in quanto minorenne, non ha la capacità legale di decidere sui trattamenti sanitari di cui sta fruendo; 2. Che è legittimo e nell’interesse del piccolo Charlie distaccare le macchine che lo tengono in vita; 3. Che è legittimo a corrisponde all’interesse di Charlie somministrargli delle cure che sono dei palliativi al suo stato di malattia; 4. Che è legittimo e nel migliore interesse di Charlie non sottoporlo ad una terapia nucleosidica (una nuova terapia sperimentata negli Stati Uniti e, a quanto si apprende oggi, anche nnell’ospedale Bambin Gesù di Roma); il tutto, conclude l’istanza dell’ospedale GOSH, sempre fatta salva la dignità di Charlie.

Successivamente l’Alta Corte ha nominato un curatore per il piccolo Charlie (Guardian in inglese), mentre i genitori di Charlie sono stati difesi da altri avvocati (elogiati pubblicamente da Mr Justice Francis; mi sono chiesto se questi colleghi abbiano eccepito, in via pregiudiziale, con riguardo al quesito n. 1, che la mancanza di capacità legale in capo al piccolo Charlie era solo apparente, in quanto, essendo minorenne, tale capacità è dalla legge attribuita a i genitori esercenti la potestà; ma è un discorso teorico, in quanto l’ordinamento giuridico inglese può presentare delle differenze anche notevoli rispetto al nostro).

Arriviamo adesso al punto focale della questione.

Ebbene, anche se l’ottimo Mr Justice Francis ha fatto di tutto per non attribuire alla umile estrazione sociale dei genitori di Charlie (lui postino, lei casalinga) una qualche importanza (in più di un passaggio,  anzi, l’ha esplicitamente esclusa) io devo invece sottolineare come la condizione economica qui abbia giocato un ruolo davvero fondamentale.

Il GOSH ha fatto l’istanza all’Alta Corte per ottenere l’autorizzazione al distacco delle macchine che tengono in vita il piccolo Charlie proprio perchè non intendeva sostenere più la spesa per tenerlo in vita, considerandola uno spreco inutile di risorse pubbliche.

Se i genitori di Charlie lo avessero ricoverato a pagamento, il GOSH non avrebbe avuto titolo per inoltrare l’istanza ai giudici londinesi.

Tanto ciò è vero che, successivamente, i genitori di Charlie, quando hanno avuto sentore che la sentenza dell’Alta Corte poteva essere contraria ai loro desideri, hanno promosso una raccolta di fondi p’er portare il bambino negli Stati Uniti (nella sentenza si dà ampio spazio anche a questo aspetto del problema; ma qui il sistema giudiziario inglese, mi permetto di dire, ha mostrato dei lilimiti e delle lacune; Mr Justice Francis dà atto infatti di avere conferito per telefono con un medico americano, il quale gli avrebbe esposto le scarse o quasi nulle possibilità di successo delle loro cure).

Arrivo ad una prima, amara conclusione, su questa straziante vicenda, parlando  chiaramente: se tu hai i soldi, tuo figlio ha diritto di vivere; se non ne hai, sono gli altri a decidere per te.

Questa è la triste realtà. Se sei povero la tua vita è nelle mani dello Stato e i giudici e i medici decidono per te. Se tu invece hai soldi vai dove vuoi: in America, a Roma, in Vaticano.

Mettetela come volete ma su questo punto la vicenda è chiarissima. Per me questo è un colpo basso a tutti i miei principii, principalmnte a quello di uguaglianza.

Poi possiamo discutere di accanimento sanitario, di eutanasia; se sia giusto tenere una vita attaccata alle macchine oppure no; ma per questo  rimando alle questioni già affrontate nel caso  Englaro e in altri strazianti casi.

Io qui sto discutendo la vicenda per quella che è.  Se i genitori di Charlie avessero avuto da subito i soldi, il GOSH non avrebbe mai potuto chiedere  l’autorizzazione a staccare le macchine al piccolo bambino, supposto che i genitori sarebbero stati in grado  di pagare, lì o in un altro ospedale, le costose cure per la sua degenza; e se stanchi della inutilità delle cure, se ne sarebbero andati liberamente negli Stati Uniti, in cerca di fortuna; o sarebbero venuti a Roma. Invece la loro libertà è stata limitata dalla sentenza dell’Alta Corte che ha dato ragione al GOSH.

Se è giusto che lo Stato si opponga ai parenti, quando questi ultimi vorrebbero staccare le macchine di un congiunto in stato vegetativo (magari per la fretta di incamerare l’eredità dell’impotente moribondo), qui le cose si sono ribaltate: è lo Stato che pretende di staccare le macchine contro la volontà dei parenti. E questo io lo trovo davvero inaccettabile.

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Giovanni Evangelista

Son chiamato, ma per Gesù

Luce della Sua vista

Ero. E Lui,  per me,  lo fu.

Era dolce nei tratti

E mansueto nei gesti!

Dai movimenti lesti

E gli occhi mai distratti!

Piuttosto in certe fasi

Gli coglievi nello sguardo

Un’assenza o un dardo

A seconda dei casi.

Ma era un lampo fugace

Che tosto ritornava

Serena quella pace

Che lo caratterizzava.

Avere Gesù  accanto

Per me significava gioia!

E se lontano da Lui noia,

Quando non anche pianto.

Mi piacque sull’istante

Quel dì che il Testimone,

Con profonda decisione,

Ce lo indicò distante.

Avvenne nel Giordano,

Alle quattro d’una sera,

ed io come chi spera

lo seguii mano a mano.

E quando Egli ci chiese:

“Cosa e chi cercate?”

Il cuore Lui mi prese

Rabbì, Signore e Vate.

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Divinità del Verbo

In principio era il Verbo

E il Verbo era presso Dio,

Il Qual teneva in serbo

Di riscattare il fio

Dell’umana corruzione

Mandandoci Suo figlio

Che,  nato da puro Giglio,

È Sua rivelazione,

In uno con lo Spirito,

Ma puoi elencarne tre!

Comela Legge  per Mosè

Fu data,la Grazia Cristo

Ci ha portato in Verità!

Pur se d’ogni cosa è Autore,

L’uomo, mal conoscitore,

Lo ha trattato con viltà.

Ma a color che L’hanno accolto,

Lui li ha resi fratelli

Dandogli i doni più belli,

Senza riceverne molto.

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Dal Capitolo 16°

del Vangelo secondo Marco

VV 1-8

Risurrezione di Gesù

 

-         “ Non abbiate paura, voi cercate

Gesù di Nazareth, Il Crocifisso!

Non è qui, è risuscitato; andate

 

A dire ai Suoi discenti che Egli è gisso

In Galilea;colà sarà veduto

Come Egli vi ha detto!”-. Né più prolisso,

né men loquace, il giovane seduto

dentro al sepolcro aperto di Gesù

fu colle Sue donne, che avrian voluto

fare su di Lui quelle unzioni più

usuali. Era il primo giorno dopo

il sabato che andarono laggiù

le due Marie, con Salòme, allo scopo

di compiere quell’uffizio predetto

con gli unguenti profumati all’isòpo!

Le donne tennero un riserbo stretto

Sull’accaduto di quella mattina,

per la paura di ciò che ho già detto!

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 Dal Vangelo secondo Marco

Cap. 14

VV 1-2

Congiura del Sinèdrio

Ricorrevala Pasquae, dopo due

giorni, gli Azzimi. Gli scribi ed i grandi

sacerdoti volevano le Sue

mani afferrare ed i Suoi piedi, blandi,

legare con l’inganno, perché poi

l’avrebbero ucciso! Gli alti comandi,

però, così dicevano: – “ A noi

non ci conviene afferrarLo durante

la festa, perché il popolo, coi

 

Suoi amici, un tumulto per scusante

Potrebbero causare!” E così

Decisero di rinviar l’istante!

VV 3-9

Maria alla cena di Betania

Trovandosi a Betania da Simone

Il lebbroso, mentre erano seduti

A tavola, venne con l’intenzione

Di lavare, dopo averli imbevuti,

i capelli di Gesù, una donna

con un di quei profumi conosciuti

per il loro gran valore! S’indonna

di Gesù, spargendoGli sulla testa

nardo odoroso, al punto che s’assonna

quasi il Maestro!Lo spreco e la festa

non piacquero però ai Suoi discenti:

-         “ Se colei non avesse così lesta

 

rotto il vaso d’alabastro, gli unguenti

  ivi tenuti avremmo, per trecento

e più danari venduti, e contenti

 

sarian stati i poveri!” Il lamento

giunse all’orecchio di Gesù che disse:

-         “ Perché vi causa scandalo  l’evento?

D’esso, per sempre, fra ordinate e ascisse

Ove  spazio troverà  il mio Vangelo,

si parlerà, fra quelli che ella visse!

 

Quanto ai più poveri, col vostro zelo

Potrete sempre, con azioni buone,

aiutarli, senza che sia di velo

 

l’occorso, ma caso mai, l’intenzione

vostra, chè li avrete sempre con voi!

Lasciatela dunque fare: l’unzione

 

Del mio corpo, per quanto  accadrà poi,

è necessaria! Godete con me,

perché presto sarò preso dai goi!”

VV 10-11

Il tradimento di Giuda

Or, Giuda Iscariota si recò

Da quei del Sinedrio per consegnarLo

A loro. Caifa se ne rallegrò

Coi suoi e gli promise di premiarlo

Con dei soldi. Intanto egli cercava

Un’opportunità per indicarLo

Agli sbirri di quella gente prava!

VV 12-16

Preparativi per l’ultima cena

Il primo giorno degli Azzimi, giorno

In cui si immolala Pasqua, i discenti

Gli chiedono: – “ Dove vuoi che d’attorno

 

Predisponiamo pei festeggiamenti

Della Tua Pasqua?” Inviò allora

Due dei Suoi dicendo loro: - “Attenti,

 

come arrivate in città, di buon’ora,

vi imbatterete in un uomo che porta

una brocca d’acqua; anche se ignora

tutto, seguitelo, dopo una corta

distanza, entrate con lui nella casa;

 dite al padrone che Gesù lo  esorta:

 

Dov’è la sala, chè non sia inevasa,

ove  Egli adempia la santa funzione

della Pasqua coi discenti?’ Evasa

 

sarà tale richiesta dal padrone,

che  mostreravvi un cenacolo al piano

di sopra, grande e provvisto, a ragione,

 

di quanto vi occorre! Di vostra mano

apparecchiate per noi!”  Essi andarono:

giunti in città, trovarono de plano,

come avea detto! Ivi prepararono

onde la sera immolarela Pasqua!

VV 17-21

Il traditore è a mensa tra i dodici  

Venuta la sera, Egli arrivò coi

Dodici. Ora, mentre erano a mensa

E mangiavano, Gesù disse ai Suoi:

-“ In verità vi dico, c’è chi pensa,

tra di voi, di  tradirmi.  Uno che

sta mangiando con me!” Pensa e ripensa,

contristati, essi chiesero: – “ Chi è?

Son forse io?” Ma Egli rispose loro:

-“ Uno che mette la mano con me

 

Nel mio piatto!Me ne andrò, non lo ignoro,

poiché così sta scritto di me, ma

guai a colui che, senza alcun decoro,

 

il Figlïo dell’Uomo tradirà!

Meglio  per lui sarìa esser mai nato!”

 

VV 22-25

Istituzione dell’Eucarestia

 

Poi, mentre mangiavano, Gesù prese

Del pane e, dopo averlo benedetto

Lo spezzò e ai discepoli lo tese

Dicendo: – “ Questo cibo che Io ora metto

Nelle vostre mani è il mio corpo!”  Dopo,

prese il calice e, senza aver negletto

di rendere le grazie, con lo scopo

di fare bere tutti quanti, disse:

-“ Bevete questo vino, esso è un tropo

 

Che rappresenta il sangue della eclisse

Mia, sparso per l’alleanza di molti!

Non attingerò  più a tai favisse,

 

(lo dico perché al vero siate volti),

fino al ricongiungimento con Dio!”

VV 26-31

Predizione dell’abbandono dei discepoli e delle negazioni di Pietro

 

Uscirono, dopo aver recitato

L’inno e andarono al Monte degli Ulivi!

Gesù disse loro: – “ E’ decretato

 

‘Il Pastore sarà percosso e privi

Ne saranno i greggi!’ Perciò, voi tutti,

quando avrete di fronte strade a bivi,

 

sceglierete la via che non ai frutti

del mio albero conduce, ma  a quea

che ha i corpi lassi e gli animi distrutti!

 

Ma vi precederò in Galilea,

dopo che Iö sarò risuscitato!”

Allora Pietro Gli disse: – “Ho idea

 

Che io, cogli altri, non sarò trascinato

A terra!” Però Gesù l’ammonì:

-“ Oggi, prima che il gallo abbia cantato,

per ben due volte il suon chicchiricchì,

ti dico in verità, m’avrai tradito

e rinnegato per tre volte!” – “ Chi?”-

insistette ancora Piëtro, afflitto

e sorpreso – “ Io Ti sarò professo

anche se dovessi finir perito

 

con Te!” Gli altri dicevano lo stesso!

VV 32-42

Al Getsemani

 

-         “ Sedete qui, finchè sarò orante!”-

Disse Gesù, quando sentì ‘l momento

della Sua Passione poco distante,

ai Suoi discenti, in un appezzamento

che Getsemani era detto. Con Pietro,

Giacomo e Giovanni, pien di spavento

Prese a sentirsi! – “ State qui diëtro,

voi tre e vegliate! L’anima mia

è triste sino alla morte e sì tetro

 

è anche il mio cuore! Or vado via,

voi restate qui e vegliate”. Poco

lontano, volse questa litania

a faccia in terra, in quello stesso loco:

- “ Abbà, Padre! Tutto per Te è possibile;

questo calice brucia come un fuoco;

 

se Tu puoi, rendilo per me imbevibile;

però, non quello che Io voglio, sia fatto,

ma quello che vuoi Tu!” Ristette immobile,

per un po’,  pregando, quindi l’anfratto

lasciò, per tornare indietro, trovando

i tre addormentati. – “ Non sei stato

 

capace di stare un’ora vegliando?”

-         disse a Pietro. – “ Vigilate e pregate

per non cadere in tentazione; blando,

 

anche per   le anime bene temprate

è il corpo, debole per sua natura!”

Poi, le parole già sperimentate,

ripeteva nella stessa radura

isolata ove era  prima. E ancora,

tornato indietro, avvolti nell’oscura

notte, li trovò dormienti! Allora

li interrogò, ma quelli non sapevano

cosa rispondere, come chi ignora

perché gli occhi ha molto stanchi. E avevano

le palpebre chiuse, come i padroni

di certe ricche magioni solevano

sbarrare la notte i loro portoni,

quando Gesù tornò la terza volta!

Ma Egli non diè loro più scossoni

e gli disse. – “ Sia finalmente accolta

la vostra smania di viver sognando!

L’ora è giunta della penosa svolta:

 

colui che mi tradisce sta arrivando,

per consegnarmi in mani peccatrici!”

 

VV 43-52

Il tradimento. Cattura di Gesù

 

Or, mentre ancora parlava, arrivò

Giuda, uno dei Dodici, accompagnato

Da una turba armata quanto si può

Di spade e di bastoni, con mandato

Dei grandi sacerdoti, degli anziani

E degli scribi. Avea concordato,

Giuda, un segnale con quei scalzacani,

dicendo: – “ Quel che bacerò è Lui;

prendeteLo, legateGli le mani

 

ben forte e conduceteLo ai Suoi bui

destini!” Appena giunto, Giüda

si avvicinò e Lo baciò! Per cui

L’afferrarono e sulla pelle ignuda

Dei polsi, Lo legarono! Or, uno

Di quei di Gesù, la spada denuda

E colpisce con violenza taluno

Dei servi di Caifa con un fendente

Che gli mozza un orecchio! – “ Opportuno

 

Parvi arrestarmi come un delinquente?”-

disse loro Gesù. – “ Ogni giorno ero

In mezzo a voi, insegnando alla gente

 

E non mi avete arrestato! Ma è vero

Che devono adempiersi le scritture!”

Allora, abbondonandoLo davvero,

tutti si squagliarono! Vi fu pure

un giovane che Lo seguiva avvolto

in un lenzuolo. Le loro premure

gli rivolsero gli sgherri, ma tolto

il lenzuolo si scoprì che era nudo!

Se ne scappò così, come fu colto!

Capitolo 15°

PROLOGO

Difenditi uomo, che sei innocente!

Io ti ho visto, or sono otto giorni, a dorso

D’una mula, acclamato dalla gente

Semplice e sincera! Questi, che il morso

Vonno per Te, hanno invidia e paura!

E tanto più che mia moglie, nel corso

Della notte ha sognato che sventura

Sarebbe per noi mandarTi a morire!

Difenditi uomo:la Tuacattura

L’hanno voluta quelli che hanno mire

Di comando e potere, e in Te hanno visto

L’ostacolo che gliele può inibire!

 

VV 1-15

Gesù davanti a Pilato

 

Come fu giorno, i grandi sacerdoti.

Gli scribi, gli anziani e il Sinedrio, senza

Peraltro dar conto ai diversi voti,

si riunirono con la presidenza

di Caifa! Fu deciso di portare

Gesù da Pilato! – “ Tu, in coscienza

 

Sei il re dei Giudei?” – Gli chiese con fare

burbero il Procuratore romano!

-         “ Tu lo dici!”- rispose Gesù. Tare

Gravi e molte, ripresero de plano,

quei del Sinedrio. Allora Pilato

Lo interrogò di nuovo: – “ Perché mano

 

Non metti alla difesa e non dai fiato

A discolparTi dalle gravi accuse?”

Gesù, però, non rispondeva affatto,

al punto che Pilato si confuse,

tra sorpresa e rispetto! Si era in festa

di Pasqua, e per non essere deluse

le folle, dato che era manifesta

l’usanza che Pilato liberasse

un carcerato, domandò chi in testa

avessero di liberar le masse!

E loro, alla domanda di Pilato,

istigate dai capi fuöri asse

del Sinedrio, che fosse liberato

Barabba, e non Gesù, a tutta voce

 risposero! E Pilato, affacciato,

di nuovo chiese alla folla: – “ Vi nuoce

dirmi che devo fare di Colui

che chiamate il re dei Giudei?” In croce!”-

 

ripresero a gridare i cuori bui!

E Pilato disse loro: – “ Ma cosa

Ha fatto di male?”- Indi per cui

Quelli gridarono ancora più a iosa:

-“ CrocifiggiLo!”-. Pilato, volendo

Accontentar la gente livorosa,

liberò Barabba! Ed incidendo

per sempre nella storia quel suo gesto,

affidò Gesù alle guardie, venendo

meno all’ obbligo di un verdetto onesto,

mandando sulla Croce un Innocente!

PROLOGO ALL’INCORONAZIONE E ALLA CROCIFISSIONE

Tutto ciò che l’uomo potrà usare

Sarà contro di Te! Vai, Bianco Lirio,

botte ed offese dovrai sopportare!

Vai, Agnello Innocente, al Tuo Martirio

Che ingrato e ignaro l’uomo ha predisposto

Per Te,  condannato senza temmìrio!

Dopo saprà che il sangue Tuo è il costo

Versato per la salvezza del mondo!

VV 16-19

L’Incoronazione di spine

 

Le guardie Lo condussero all’interno,

nel Pretorio, e convocarono tutta

la Coorte.Poiricominciò lo scherno

e il tormento della marmaglia brutta!

Uno Gli mette in testa una corona

Di spine, l’altro uno straccio Gli butta

Addosso per mantello, e c’è chi intona

Cori e inchini di finta reverenza,

sputandoGli addosso; altri ancor l’introna,

colpendoLo con una canna senza

quel riguardo che si darebbe a un mulo!

VV 20-41

La via al Calvario- La Crocifissione- Agonia e morte di Gesù

 

Dopo averLo schernito Lo spogliarono

E Gli rimisero addosso le vesti.

Lo condussero fuori e prepararono

Per crocifiggerLo! Fra tanti testi

Che osservavano Gesù sul sentiero

Del Calvario, tutti atterriti e mesti,

vi era un certo Simone, uno straniero

della Cirenaïca, fu costretto

a prenderela Croce, chè davvero

Gesù, sotto quel peso, sul Suo petto

Era caduto già più d’una volta,

fino in cima al monte, in un luogo detto

Golgota. Qui, dopo averGli disciolta

La veste, sulla quale poi i soldati

Tirarono la sorte, mirra sciolta

Nel vino, come usava ai condannati

Gli porsero, ma non ne prese! Era

L’ora terza quando gli acuminati

Chiodi, con penetrazione severa,

squarciarono le carni di Gesù!

La scritta sulla Croce era sincera:

-         “ Il Re dei Giudei!”-. Chi l’ha messa giù,

forse l’ha fatta per ischerno! Ma

altri l’ha vista con sospetto! Su,

due ladri, hanno  crocifisso insieme a

Lui: uno sta a sinistra, l’altro a destra,

adempiendo ciò chela Scritturaha

predetto: ‘ E’ stato messo tra gente estra

nel malaffare!’ Nel frattempo quei

che passavano, peggio che balestra,

con la lingua Gli lanciavano dei

dardi che s’aggiungevano al dolore:

-         “ Scendi dalla Croce!” – E un altro: – “ Ehi,

-          

dico a Te, che del tempio distruttore

Ti sei detto in tre giorni!”- Anche i grandi

Sacerdoti, con sarcasmo e livore,

Lo sbeffeggiavano: – “ Tu, che comandi,

da Re d’Israele, scendi da lì!

Tu che hai salvato tutti i miserandi,

 

salva Te stesso e i ladroni, così

che vedendo, crediämo!” Ma all’ora

nona Gesù esclamò: – “ Eloì,

 

 

 

 

lema sabactàni!”-  Che per chi ignora

l’Aramaico, vuole dire: – “ Mio Dio,

perché mi hai abbandonato!”- Allora,

uno di quelli presenti disse: – “ Io

dico che Egli chiama Elia!”- Un altro empio

corre, mentre già si ode il brontolìo

che sta per squarciare il velo del tempio,

 mestte una spugna  in cima ad una canna,

e,  avendola empita d’aceto, scempio

alle labbra aggiunge, a Chi già s’affanna

nell’ora estrema! Infatti la mente

Sua, dopo un ultimo grido, s’appanna

Per sempre! Il Centurione, talmente

Fu colpito da quella morte strana

Che disse: – “ Quest’uomo era veramente

 

Figlio di Dio!”-  Vi erano alla lontana,

alcune donne discoste, che avevano

Visto tutto, di quella scena insana!

Erano Galilee e L’assistevano,

in patria, ovunque, ed in Gerusalemme!

VV 42-fine

Sepoltura di Gesù

 

Essendo già sopraggiunta la sera,

un certo Giuseppe d’Arimatea,

membro distinto del Consiglio, che era

speranzoso anch’ei nella fede ebrea

predicata da Gesù Cristo, dato

che era prossima la festa giudea

(l’indomani infatti sarebbe stato

Sabato di Pasqua), venne in città

E si presentò dinanzi a Pilato.

Sprezzante del rischio e d’ogni viltà

Gli chiese di dargli il corpo del Cristo!

Nel dubbio che non fosse morto già

Chiese al Centurione s’avesse visto

L’evento e,  udito che tal L’avea scorto

Coi suoi occhi, diede a Giuseppe il visto!

Egli, avendo scavato in un suo orto

Una roccia, per farla a sepoltura,

vi depose il corpo di Gesù morto,

non prima d’averLo avvolto con cura

in un candido lenzuolo comprato

ad hoc! Ei sigillò, come chi mura,

perché mai più l’interno sia mostrato,

il selpocro di Gesù con un masso!

E tutto dalle donne fu osservato!

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‘Amerai il tuo prossimo e odierai chi è

Tuo nemico’; ma io vi dico: amate

I vostri nemici e pregate per

Chi vi perseguiterà, perché siate

I figli del Padre Vostro Celeste

Che col sole le cose ha illuminate

Sulle teste malvagie e sulle teste

Dei buoni e fa piovere sugli ingiusti

E sui giusti! Quale merito avreste

Infatti voi ad ammirar gli augusti,

che a volta lor vi fanno belli e sani?

Provatevi a lodare gli invenusti!

Se fate come fanno i pubblicani,

che ossequiano i parenti diretti

soltanto, il vanto qual è? I pagani

fan lo stesso! Siate dunque perfetti

com’è perfetto il Padre mio celeste!

Queste son parole incluse tra i detti

che leggonsi nei giorni delle feste!

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Ho letto l’interessante libro di Augias e Vannini  che dà il titolo al presente post, edito recentemente  da Rizzoli.

La sua interessante lettura mi ha riportato indietro nel tempo ai miei studi di filosofia, antropologia e storia delle religioni, condotti  invero da appassionato autodidatta, con particolare riferimento su autori come Sant’Agostino, B. Pascal,  E. Fromm, L. Feurbach, J.J. Bachofen e tanti altri illustri studiosi. Nel libro dei due autori italiani ne vengono citati anche altri e più di quanti  non abbia avuto la fortuna di studiare; ma, ripeto, iosono soltanto un autodidatta che ha studiato in maniera disorganica, spinto dalla passione e dalla ricerca della Verità.

Devo confessare che  in materia di fede io mi accontento delle verità semplici, non solo perchè sento mie certe rivelazioni della Bibbia e del Nuovo Testamento in particolare, ma soprattutto perchè le vivo nel mio animo come gioiose e vere.

Ciò non mi ha impedito pur tuttavia di trovare affascinanti certi passaggi del libro; per esempio laddove si rinvengono nelle dee madri, in Artemide, in Era e in altre figure della mitologia mediterranea, le antesignane di Maria, la Madre di Gesù, da noi venerata come Vergine e Santa. Oppure quando i due coautori ripercorrono l’evoluzione della figura materna di Maria, dalle origini ai nostri giorni, all’interno di un percorso le cui tappe sono i concilii di Nicea e di Efeso, congiuntamente alle Encicliche di vari Papi ed altri fondamentali scritti teologici.

Insomma una lettura che non offende i sentimenti di devozione che albergano nei cuori dei Cristiani,  anche se non sfugge che dietro i toni garbati di Augias e le  dotte esposizioni di Vannini si celano da un lato, l’incredulità del laico inveterato e dall’altro,  la scettica riserva mentale di chi è convinto di essere troppo colto per credere in ciò che credono le anime semplici dei devoti che Maria ha saputo attrarre in tutto il mondo, cattolico e non cattolico, tra i cristiani e i seguaci di tante altre religioni nel mondo intero.

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Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco

Capitolo 4 – VV 35-41.

VV 30-fine
La tempesta sedata

Lo stesso giorno, venuta la sera
Disse loro. – “ Passiamo all’altra sponda.”
Essi allora Lo presero com’era

Sulla loro barca che, onda dopo onda,
a causa di una tempesta furiosa
imbarcava acqua, tanto che alla fonda

se ne andava mentre Egli, senza posa,
a poppa dormiva sopra un guanciale!
Uno Lo sveglia spaventato e  chiosa:

-    “ Per Te, niente la nostra vita vale,
-    Maestro?” – Gesù, svegliatosi, disse
Al mare e comandò ‘l vento: – “ Cotale

Movimento fermate e siano fisse
Le onde e le folate! “ E si fè sereno!
Poi disse loro: -“ Ancora sono scisse

In voi fede e paura?” – Il cuor pieno
D’ogni paura ebbero i Suoi discenti,
tanto che con raziocinio terreno

chiedevano tra loro: “ Ai mari e ai venti
chi è Costui, che manda e signoreggia?”

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Dal Vangelo secondo Marco

Capitolo Primo VV  14-20

Gesù sceglie i primi discepoli

 

-“Seguitemi, vi farò diventare

Pescatori di uömini”  Gesù

Disse ad Andrea e Simone, che in mare

Le reti gettavano e ancor più giù,

sempre lungo il gran mar di Galilea,

vide anche Giacomo e Giovanni. –“Su”-

  disse – “venite, stirpe Zebedea!”

E tutti lo seguirono lasciando

 reti alla barca e barca alla marea!

Intanto Gesù iva predicando

Il Vangelo di Dio e sì diceva:

“Il Regno di Dio ora sta arrivando,

 

convertitevi!” E questo accadeva

quando Giovanni veniva arrestato

dal re Erode, che alle grazie cedeva

di colei che per lui avea danzato.

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I Re Magi

Avvénne un dì che il re di Palestina,

Eróde, saputo che dall’oriènte,

eran partiti di  buona mattina

tre re, tra i più ricchi  e pronti di  ménte,

che avean patito quéi tanti disagi,

pér vedére il sovrano più potènte,

chiamò segretaménte a sé quéi Magi

e  féce  dire  lor cón esattézza,

quando délla lucènte  stélla i raggi

in éssi avesser mossa l’accortézza,

avéndo il re avuto turbaménto,

che  secóndo ‘l vedéssero in grandézza!

E appréso che il Sant’Avveniménto

luògo dovéva avere  in Betlemme,

ve li inviò nón sènza avvertiménto

che vistolo, tòsto in Gerusalemme

sólo a lui riportassero la nuòva,

affinché égli, lèsto, nón già lèmme,

andasse ad adorarlo nell’alcòva!

Udito ciò andarono i Persiani,

éd ècco comparire in ciel la pròva

dél luògo óve il Padre déi Cristiani,

in fasce e cón la Madre si trovavano!

E i Magi quegli scrigni nélle mani,

in cui òro, incènso e mirra istavano,

donarono a quel Re  in adorazióne,

méntre che déntro all’anima provavano

una gran giòia  a quell’apparizióne

di ridondante e fulgido splendóre!

Infine  pér diversa direzióne,

cóme gli suggerì ‘l sógno latóre,

fécero ritórno al loro paése,

e sènza ripassar dal mentitóre,

 che  passati due anni in vani attése,

  immaginando vana la sua fròde,

e risentito per le sue pretése,

che di lui s’avésse maggiore lòde

e glòria, senza capire che ‘l regno

dél Messïa nón era in terra, Erode

 diede ordine con un decreto indegno,

che i bimbi di   in Betlèmme di Giudèa,

fino a due anni avesser morte in pegno!

Pér la qual còsa, ancor sèrba nomea!

Intanto il Signóre Iddio in difésa

Dél Santo Suo Figliuòlo, in sógno avea

Mandato a  Giuseppe un Angiol, che présa

La Madre e préso il Figlio se ne andò

In Egitto e soltanto dópo attésa

la mòrte dél   tiranno ritornò!

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Dal Capitolo 2

VV 16-20

Di ciò che ora scrivo  è  san Luca il teste:

Andaron senza indugio quei pastori

E fecero ai tre santi giuste feste!

Ne furono sorpresi gli uditori

Mentre Maria serbava per sua parte

Tutto l’occorso in cor! ” Come i latori

alati gli avevano detto, ad arte

fecero quei pastori ritornando,

come ogni storia narra e si diparte

glorificando Dio e Dio lodando!!!”

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Dal Capitolo 2 del Vangelo secondo Luca

VV 21-35

 Circoncisione e Presentazione del Tempio

 

Ogni primo maschio della nazione”

-         così è scritto – “sarà sacro a Jahwèh!”

Al tempo della purificazione,

 

dunque, giusta la legge di Mosè,

Giuseppe e Maria al Tempio Gesù

Condussero in offerta a Chi in Cielo   è!

 

E per donargli, in obbligo e virtù

Una coppia di tortore o colombi,

secondo quanto usavan le tribù!

A Gerusalemme, vecchio di lombi,

stava Simeone, giusto e timorato,

 

al quale di non vedere i piombi

della morte,  era stato  preannunziato,

prima che avesse visto il Messia

e che Israele fosse  confortato!

Mosso dal Santo Spirito, la via

 

del Tempio, mentre l’offerta adempievano

i due  dell’antica legge giudìa,

ei prese e giuntovi,  benedicevano

 

Iddio le sue parole,  abbracciando

Quella Luce nella Quale  vedevano

I suoi occhi le genti illuminando,

Per la gloria del popolo Giudeo,

la salvezza che andava preparando

 

ad ogni popolo.  “Or che mi beo

di cotanto, secondo la Parola,

lascia che vada in pace,  Santo Teò’,

 

il Tuo servo!” Ancor si sente e  vola,

nelle orecchie stupite di Maria,

la voce di Simeon, cui disse sola:

 

“ Di molti uomini  in questa terra mia,

per la rovina e la  risurrezione

Egli è, segno di forte discrasia,

 

perché esprimano rivelazione

i pensieri di molti animi e cuori!

Ed anche nel tuo cor dello schidione

 

Udrai della Sua carne  i molti  fori!”

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Dal Cap. 2 del Vangelo secondo Luca

VV 1-14

NASCITA DI GESU’

Cesare Augusto ordinò per decreto

Che di tutta la terra un censimento

Si facesse! Giuseppe, quieto e lieto,

a registrarsi nel borgo di Iesse,

padre di  re Davide, che in  Giudea

aveva luogo, ordunque si diresse

verso Betlemme dalla Galilea,

con Maria sua sposa matura  incinta!

I giorni del parto quivi essa avea

Completati  e, dalla stanchezza vinta,

poiché non si trovava alloggio alcuno,

in una mangiatoia fu sospinta

dove, senza l’aiuto di nessuno,

al figlio primogenito diè luce!

Avvolgerlo e deporlo fu tutt’uno

In fasce ed in pastoie che di un Duce

Erano indegne per sicuro! In quella

Regione, onde  sottrarre il gregge al truce

Lupo, alcuni pastori a sentinella

Stavano. Un Angelo del Signore

Si presentò davanti a loro nella

Notte, avvolgendoli di lor fulgore!

Quelli furono presi da spavento.

Ei disse: “Non abbiate alcun timore!

 

Ecco, annunzio al popolo un lieto evento.

Nella città di Davide oggi è nato

Cristo Signore, Salvezza e Portento!

 

Questo è per voi il segno che Egli vi ha dato:

troverete un bambino in fasce avvolto

che giace con due ruminanti a lato

 

in una mangiatoia!” All’ascolto

tosto si udì l’esercito celeste

gloriare Dio l’Altissimo che molto

ama i suoi figli e della pace è teste!

Andaron senza indugio quei pastori

E fecero ai tre santi giuste feste!

Ne furono sorpresi gli uditori

Mentre Maria serbava per sua parte

Tutto l’occorso in cor! Come i latori

alati gli avevano detto, ad arte

fecero quei pastori ritornando,

come ogni storia narra e si diparte

glorificando Dio e Dio lodando!!!

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Dal Vangelo secondo Luca

Capitolo 1 – VV 26-35

L’Annunzio a Maria 

I

-         “Ave,  Maria, che di grazia sei piena

il Signore è con te” – disse Gabriele

ad una vergine, mentre serena,

secondo i consueti usi  di Israele

operosa  attendeva il compimento

della promessa delle antiche stele,

che a conclusione del fidanzamento,

portava  alla carnale conoscenza

dello sposo. E fu nel turbamento

che Maria si chiedeva quale scienza

avesse un tal saluto. – “ Non temere”-

le disse il messaggero di Sapienza

-“ Maria, perché tu dovrai avere

un figlio, al quale  Tu darai la luce

e il nome di Gesù l’Emmanuele,

 

pur noto qual Figlio del Sommo Duce

e sarà grande per Sua volontà!

Per sempre la via, che al trono conduce

 

Del Re  Davide,  Dio Gli assegnerà!”

-         “ Non conosco uomo! Ciò è impossibile?”-

esclamò Maria, pura  in verità!

L’Angiol rispose: -“ Lo Spirto Mirabile

Scenderà su di te e la Sua scia

Di Eterna Santità sarà estensibile

 

Su te, grazie all’Altissimo, Maria!

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Dal Vangelo secondo Matteo

Capitolo 9 – Vv 35-fine

Gesù andava per ogni città

E per ogni villaggio predicando

E curando ogni malattia e infermità!

Insegnava il Vangelo ed osservando

Le folle, ne provò gran compassione,

perché erano sfinite come quando

un gregge sia senza guida e bastone!

Allora disse ai discenti: – “ Pregate

Perché alle folti messi del padrone

Molte più maestranze siano mandate!”

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Dal Vangelo secondo Matteo

Cap. 25- VV 31-46

Il Giudizio finale

-“Quando ho avuto fame, m’avete dato

Da mangiare e quando ho avuto

Sete, da voi da bere ho ricevuto;

ero straniero e m’avete ospitato;

nudo e m’avete vestito, malato

e m’avete visitato, in galera

e siete venuti a trovarmi!” Questo

dirà Gesù alle genti, alla Sua maniera,

seduto nella Gloria, radunato

che avrà, a destra chi sia stato onesto,

e a sinistra chi invece disonesto,

nel giorno del Giudizio

Universale! Esenti dal vizio

Diranno i giusti: – “ Quand’è che sfamato

Da noi sei stato e straniero ospitato?

Quando da bere

Ti abbiam dato? Ed al Tuo letto a vedere

Te siamo stati? E Tu visitato

E prigioniero? Nudo e rivestito?”

E il Re, rispondendo dirà loro:

- “ In verità, in verità: A quelli

Che hanno agito per dare ristoro,

amore, conforto, pane o un vestito

a uno solo di questi miei fratelli,

dico, l’avete fatto a me! Ribelli”-

dirà poi a quegli altri

di sinistra – “ Via, lungi da me, scaltri

diävoli, nel fuoco preparato

per l’eternità! Non m’avete dato

da mangiare, mentre ero

affamato, e malato e forestiero

non m’avete né curato, né ospitato;

ero assetato e non m’avete dato

da bere, e carcerato non m’avete

visitato! Allora anch’essi diranno:

-         “ Quandomai T’abbiamo visto aver sete,

-         E quando nudo, Signore o con l’affanno

-         T’abbiam lasciato solo o col malanno?”

Ma Egli risponderà:

-         “ Ogni volta, vi dico in verità,

-         Che non avete così operato

-         Incontro ai più deboli, in senso lato,

-          negato a me l’avrete!

-         Vadano i giusti alle superne mete

-         E i malvagi all’inferno meritato!”

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Dal Capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo

VV 14-30

La parabola dei talenti

Là dove sempre brucia il fuoco eterno

Sarà pianto e udrai stridore di denti!

Nel giorno dell’Universal secerno

 

  i giusti spartirò dagli irredenti:

dopo,  condotti i primi nella Gloria,

Gli altri farò dannare nei tormenti!

 

Udite dunque, voi,  questa mia storia:

-“ Un padrone partendo per un viaggio,

volendo prevenir qualunque  scoria

nella casa sua ed ogni disagio,

i suoi beni affidò a tre suoi servi,

per metterne in prova fede e coraggio”.

Partendo ho pensato  concedèrvi,

  secondo le vostre capacità,

diversi miei talenti onde ponervi

 

alla  prova!’ Ciò detto,  una unità

diè all’uno,  e agli altri servi  cinque e  un paio

di talenti! E se n’andò di città!

 

Colui che n’ebbe due, lesto e gaio

Al suo ritorno aveva raddoppiato,

e, altrettanto ben, fece quel Caio

al quale invece cinque ne avea dato!

Il terzo sotto terra avea nascosto

Il suo, mentre che lì fosse tornato,

 

affinché egli, d’essersi discosto

dalle avite leggi non ‘l redarguisse!

Ma guai ai paurosi che dal lor posto

Attenderian che il mondo li seguisse!

Il premio avranno quei che per amore

Serviranno Dio, non le leggi fisse!

Questa è Parola vera del Signore!

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Ho appena finito di leggere il bellissimo libro che dà il titolo a questo post, scritto a quattro mani da Vito Mancuso e Corrado Augias per i tipi di Mondadori.

Disputa su Dio e dintorni “è un libro davvero interessante, uno dei più avvincenti nel suo genere (divulgazione scientifica o, se preferite, saggistica divulgativa).

Lo può leggere sia il credente (di ogni religione, ma a maggior ragione, se cattolico) così come può venir letto dall’agnostico o dall’ateo.

In effetti i due chiari autori del libro (Augias, illustre penna dell’intellighenzia di sinistra e Vito Mancuso, intrepido teologo dichiaratamente cattolico, anche se non troppo amato da certi “maìtre à pénser” dell’ortodossia cattolica)  espongono appassionatamente e con raffinata intelligenza i loro opposti modi di vedere il fenomeno culturale e la fede religiosa che vanno sotto il nome di Dio.

Io, che da giovane avrei parteggiato senza riserve per il punto di vista di Augias, mi ci sono comunque riconosciuto,quando  giovane e razionale ribelle, mi rifacevo al pensiero Illuminista per buttare a mare tutte le becere tradizioni cattoliche, fatte di gesti superstiziosi, di riti ripetitivi e formalistici, di abili manipolazioni da parte di smaliziate gerarchie vaticane che tanto mi ricordavano (e mi ricordano) i Farisei descritti nei Vangeli di Gesù, con le loro cordicelle legate alle dita delle mani e i loro 632 precetti da ripetere a memoria ogni santo giorno (escluso il sabato); alla fine del libro mi sono però schierato con Vito Mncuso, con la sua ricerca incessante di Dio, con la sua visione di un Dio immanente che cancella e obnubila definitivamente il Dio vecchio e barbuto che ci terrorizzava, quando adolescenti,   per sfuggire al suo occhio indiscreto e ultrascopico, ci nascondevamo in qualche remoto sottoscala per rubargli  un attimo di intimità.

Anche le dotte citazioni di Spinoza, Feuerbach, Sant’Agostino, San Paolo, Ratzinger e di altri dotti filosofi e teologi, su cui i due eruditi contendenti poggiano di volta in volta i propri assunti, sono comprensibilmente apprezzabili e rendono la lettura, non di meno, scorrevole e interessante.

Un libro da leggere tutto d’un fiato, ben scritto, rispettoso del pensiero altrui, dove due persone intelligenti si fronteggiano con garbo e rispetto reciproci.

Un libro che io farei leggere a scuola e che consiglierei di leggere a tutti.

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–“ Io sono il pane vivo,

chi ne mangia, in eterno

vivrà. Il Padre Superno

mi ha mandato. Non schivo

     chi m’accoglie e di carne

mia si ciba. Dal Cielo

son disceso e vi svelo

che a non necessitarne

    sarà chi crede in me.

E la Risurrezione

Per volontà di Dio Iavèh

Io porto per dazione!

   Colui che di me mangia

E beve, dentro me vivrà,

come io vivo per Abbà,

mio Padre, ed ei sì cangia,

     non come quel che gl’antichi

padri un dì nel deserto

ebbero per nutrimento,

finchè non si glorifìchi”.

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