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Chissà cosa avrebbe detto l’onorevole Andreotti, buonanima, della furibonda sparata che ha fatto Renzi a proposito della pronuncia dell’Unesco riguardante la Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Lui, l’enigmatico Giulio, il divo Giulio, erede di una diplomazia romana, con venature vaticane, sempre prudente e misurato nelle sue dichiarazioni, mai fuori dalle righe.

A me è sinceramente sembrata esagerata la sfuriata di Renzi. Non entro nel merito della questione, perchè mi riprometto di fare un post sull’argomento, troppo complesso e delicato per essere liquidato in quattro righe.

Ma mi è sembrata fuori luogo. E’ sicuramente segna una inversione di tendenza nella diplomazia italiana.

Una presa di posizione esagerata che spero  non abbia   conseguenze negative per l’Italia.

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Isaia

Cap.- 10

vv 5-19

“Assiria, verga del mio furore,

ti mando contro una nazione indegna

per distruggerla!” E quando il Signore

avrà terminato contro chi regna

su Gerusalemme e Siòn, sarà

il tuo turno a ritrovarti l’insegna

sporca nel fango! Infatti Dio ha

detto: ” Con la forza della mia mano

ho agito con la sapienza che dà

la mia intelligenza. Ogni sovrano

ho deposto, saccheggiando tesori

e spostando confini! Un insano

morbo manderò contro gli invasori,

la luce d’ Israele diverrà

un fuoco, divorando tra i bagliori

ogni cosa, e quel che resterà,

d’alberi e rovi, potrà enumerarlo

persino un bimbo con facilità!

Questo farò per voi e vorrò farlo.

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Dal Capitolo 17 del Vangelo secondo Matteo

VV 10-13

Domande degli Apostoli

    Più tardi si domandavano cosa

Mai volesse dire che Egli dai morti

Sarìa risuscitato. La spinosa

e annosa quaestio, per saperne i torti

e le ragioni, venne sottoposta

A Gesù in termini chiari e forti.

-“ Perché gli scribi dicono che vi osta

La venuta di Elia?” Gesù rispose

Scettico: – “ Sta pure scritto che tosta

Sarà la sorte Mia! Han fatto cose,

proprio al profeta Elia quando era in terra,

tante quante han voluto e dolorose

giusto gli scribi! Lo dico e non erra

su tali dolori il Libro dei Re!

Così anche il Figlio dell’Uomo, guerra

Subirà dai nemici di Jahvèh!”

Quei discepoli dalla corta vista

Compresero, ma io non so perché,

Che Egli parlasse di Giovan Battista!

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Dal Vangelo secondo Giovanni

  Capitolo 3 

Nicodemo

 Venne da Gesù una sera

Nicodemo gran dottore

Tu vieni dal Signore?”

gli disse in tal maniera.

 “In verità “ disse Gesù

non potrà vedere il Regno

chi non rinasce da lassù”.

Ma quando degli anni il segno”

 Nicodemo lo riprese

“taluno su di sé porti,

come può invertir le sorti

e rinascere?” Gli chiese.

     “Il vento soffia a suo piacer

e chi di carne è nato

non di spirito è formato”

Cristo Gesù rispose a quel.

 Ma il Fariseo richiese

Come può esser questo?”

Come mai tali contese

tu in Israel maestro

 non conosci?” lo rimbeccò

Rabbì! “Parlo in verità

Ognuno dice ciò che sa!

Or non credi! Se parlerò

    a te di cose del Cielo,

crederai tu? Il Figlio

dell’uomo il sacro consiglio

sopra l’azzurro velo

     del Padreterno ha preso

ed è l’Unico, credi a me,

che poi dal Cielo è sceso.

E come il serpente, Mosè

    ha innalzato nel deserto,

Ei dovrà esser innalzato,

affinchè sia salvato

l’uomo che in fede è certo!

   Dio Padre ha dato al mondo

Il Suo Unico Figlio

Per evitare il periglio

Ch’esso sia feo ed immondo

     e per mercede di Lui

si salvi! Così chi non crede

è condannato! Per cui

chi per la Luce non vede

   sarà condannato! Perché

odia la Luce il male,

ma chi d’esso non s’avvale

appare ed opera in me!”

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Capitolo 21

VV 1-11

Ingresso di Gesù in Gerusalemme

 

Quando giunsero al Monte degli Ulivi,

nei dintorni di Aelia Capitolina,

Jerusalem, verso Betania, quivi

Ove Lazzaro alla sorte meschina

Avea sottratto Gesù, da quel Monte

Disse a due dei Suoi: – “ Giù per quella china,

 

in quel villaggio che vi sta di fronte,

due animali vedrete legati;

Scioglieteli e conduceteli  al Monte!

 

Se vi chiedon chi vi abbia autorizzati,

rispondete che servono a Rabbì,

ma li rimanderà subito a te!”

Quanto annunciato quindi s’adempì:

Dite alla Figlia di sion che il Signore

Viene mite a dorso d’asinello

E un puledro che figlio è

Di bestia da soma! Con un mantello

Coprirono gli animali i discenti

E Gesù vi montò sopra bel bello!

Palme e mantelli sulla via contenti

Stendono tutti al Figlio prediletto

Osannandole con sentimenti

Festosi: – “ Osanna! Che sia benedetto

Colui che viene in nome del Signore!

Benedetto sia il Regno del Re Eletto!

Davide Padre nell’Alto Splendore

Dei Cieli! La gente si chiedea

A Gerusalemme con gran stupore

“ Chi è Costui?” E la folla rispondea:

- “ Questo è il profeta Gesù Nazareno!”

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Dal Capitolo 4 del Vangelo secondo Matteo

VV 1-11

Il diavolo tenta Gesù nel deserto

In quel tempo lo Spirito sospinse

Gesù nel deserto,  ed ivi il demonio

Lo tentò. Per quaranta giorni vinse

Gesù Cristo,  con digiuno e sermonio,

la fame e la  sete! Poi ebbe fame.

-         “ Perché non volgi in farina di conio

questi sassi?” Il tessitor  di trame

disse!   – “Non  di solo pane  vivrà

l’uomo, ma di ogni motto  che le brame

 

Divine per Sua  voce  Dio dirà!

Così sta scritto!”-, rispose Gesù!

Fu  condotto al Tempio della Città

Santa e Lo tentava ancora: – “ In giù,

gettati, che sta scritto: – ‘ Agl’armigèri

darà disposizioni a tu per tu

 

 ed essi Ti reggeranno leggeri

perché non abbia a urtare contro un sasso

il Tuo piëde’ – “ Fra gli scritti veri

 

c’è” – rispose Gesù al Satanasso –

non tentare il tuo Dio e il tuo Signore!”

Di nuovo Belzebù, sopra il masso

Più alto lo condusse,  tentatore.

Gli mostrò tutti i regni del mondo,

con la loro gloria e il loro onore

e disse : “ Se a me sarai secondo,

tutte queste cose darò a te!”

Ma Gesù rispose: “Vattene, immondo!

 

Sta scritto: ‘ Adorerai solo Iahwèh

E solo a Lui renderai il tuo culto!”

Indi il diavolo cedere dovè’,

andandosene senza più un insulto.

E Gli si avvicinarono i Suoi angeli

Che lo servirono di tutto punto!

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Che il papa emerito Benedetto fosse un fine teologo è risaputo. Stanno lì a dimostrarlo i due volumi della sua fondamentale opera teologica e pastorale, Gesù di Nazaret - Dal Battesimo alla Trasfigurazione  e Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla Resurrezione. A confermarlo nel 2012 è uscito, sempre per i tipi di Rizzoli, “L’Infanzia di Gesù”. Non si tratta di un terzo volume, si legge nella presentazione, ma piuttosto di un Preambolo ai due tomi pubblicati in precedenza.

Nessuno si aspetti tuttavia di trovare nell’ultimo libro di Joseph Ratzinger dei riferimenti biografici  capaci di colmare quelle rilevanti lacune che i quattro Evangeli canonici presentano sulla vita del Cristo. E’ noto a tutti infatti come il Vangelo di Marco inizi la sua narrazione con il Battesimo di Gesù che Giovanni Battista operò quando suo cugino aveva già trent’anni; mentre Giovanni Evangelista pone all’inizio del suo racconto evangelico quel mirabile riferimento al Verbo divino incarnatosi in vesti umane.

Soltanto i Vangeli di Luca e Matteo contengono alcuni scarni riferimenti all’infanzia di Gesù. Il medico siriano, il più prolisso dei due, ci narra tre singoli episodi: la circoncisione, avvenuta quando il piccolo Gesù aveva otto giorni; la presentazione al Tempio di Gerusalemme, fatta quando il divino neonato aveva già quaranta giorni; e, infine, Gesù che insegna nel Tempio dopo essere “sfuggito” al controllo dei genitori, episodio accaduto all’età di dodici anni.  Matteo dal canto suo ci informa soltanto che appena Gesù fu nato, un angelo avvisò Giuseppe di prendere il Bambino e Sua Madre e portarli in salvo in Egitto; e lo fa in una maniera così sintetica da far pensare che tale racconto sia in antitesi con quello di Luca, omettendo ogni riferimento alle due fondamentali tappe di ogni nuovo nato dei maschi di Israele: la circoncisione e la presentazione al Tempio, per l’appunto.

Orbene è proprio su questi episodi “canonici” che l’occhio profondo del teologo Ratzinger  intrattiene il lettore, applicando i due fondamentali principii di ogni buon esegeta: la ricerca del significato del testo evangelico nel momento storico della loro scrittura e una ricerca,  proiettata nel presente, tesa a verificare la veridicità e l’interesse di un testo che per i Cristiani, in prima istanza, riconduce e riconosce lo stesso Dio come Autore.

Ne segue una lettera agevole e affascinante allo stesso tempo, tesa a chiarire e ad approfondire degli episodi che, con la forza dell’abitudine, si tende col tempo quasi a banalizzare, dandone per scontato ogni significato più recondito e tralasciando di porsi degli interrogativi che invece ne arricchiscono la comprensione.

Insomma, un libro eccellente di una persona eccellente.

Certo resta inappagata la curiosità del lettore che vi cercava invece notizie sui primi trent’anni della vita di Gesù.

Ma questo non è un lavoro per teologi sopraffini e così altamente qualificati. Qui la parola deve passare ai poeti e ai narratori, che magari traendo ispirazione dagli Apocrifi, possono soddisfare finalmente la legittimità curiosità di quanti si chiedono ancora come abbia vissuto e come sia stata l’infanzia e la gioventù di questo nostro fratello così importante e così amato (che è anche nostro Dio)  chiamato Gesù Cristo Il Nazareno, che ha voluto regalarci la sua presenza di Uomo sulla terra, condividendo con noi le fatiche di nascere, vivere e morire, per poi risorgere.

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Salmi 114-115-116 – 117

Invocazione, Ringraziamento, Canto dei Popoli e Fiducia

I

Amo il Signore perché ascolta il grido

Della mia preghiera. L’orecchio ha teso

Verso di me, nel giorno in cui l’infido

Mi stringeva a morte ed ero preso

Nei lacci degli inferi. Da quel nido

di oblio Lo invocavo perché reso

Fossi a salvezza. Ritorna anima mia

Alla tua pace; percorri la Sua via!

II

Ho creduto anche quando mi dicevo:

sono troppo  sgomento ed infelice!

E in ogni uomo l’inganno vedevo!

-“ Cosa renderò a Dio?”- mi dice

il cuore- “di ciò che Gli devo?

A Te io loderò, servo supplìce!

Popoli tutti, lodate il Superno!

La Sua fedeltà durerà in eterno!

III

La Sua misericordia è eterna,

dall’angoscia Dio in salvo  mi ha tratto.

Egli è con me anche senza lanterna;

affronto il buio e senza un contratto

sfiderò la  rivalità, interna

ed esterna. Nel Suo nome ho disfatto

il cerchio ostile che mi circondava:

in mio aiuto il Signore li annientava!

IV

Mia forza e mio canto è il Signore!

Egli è stato mia salvezza e vittoria.

S’ode gridar di gioia nel tepore

Delle tende dei giusti!  Dato ha gloria

la  Sua destra a Dio e ha fatto clamore!

Non morirò, manterrò la memoria

e annuncierò l’ opera del Signore!

Ei non ha voluto fermarmi ‘l cuore!

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Valutando la storia artistica e personale di Adriano Celentano, son portato a pensare che, mentre demoliva dal palco di Sanremo  le espressioni più vistosamente affaristiche ed ipocrite della CEI e dei Paolini (il quotidiano “Avvenire” e il settimanale “Famiglia Cristiana”) il Molleggiato aveva in mente quel bellissimo brano dei Vangeli dove Gesù, poco prima di essere catturato e condannato a morte, scacciava i mercanti dal Tempio di Gerusalemme, prendendoli a frustate ed apostrofandoli con male parole.

Anche se Celentano (come già prima di lui Giovanni Il Battista) non può (e credo neppure voglia) essere accostato neanche lontanamente al Figlio di Dio, non di meno, fatte le dovute proporzioni, il paragone, a parer mio, ci sta tutto. In fondo egli si é sempre dichiarato un profeta del Verbo, anche in tempi non sospetti, quando invece andavano di moda i portavoce dell’altra sponda, ed era più comodo e conveniente, spacciarsi per rivoluzionari  altruisti e proletari.

Gli affaristi diocesani e i mercanti paolini hanno reagito nello  stesso modo in cui reagirono quei mercanti scacciati da Gesù nel tempio di Gerusalemme, duemila anni fa.

Anche quei mercanti, si aspettavano le scuse di Gesù, chiedendosi chi mai credeva di essere quell’energumeno presuntuoso e violento che si permetteva di criticare chi nel Tempio, da tempo immemore, svolgeva un servizio (a pagamento) a favore dei fedeli.

Io capisco che i Paolini e la CEI facilmente potrebbero controbattere che essi vivono in un mondo di serpenti e che a essere troppo agnelli, in questo mondo, si perde facilmente la pellaccia (e la pelliccia).

E’ vero. Purtroppo la gestione materiale dei beni e la diffusione delle idee non si può delegare completamente ai laici, e che per il bene della Chiesa occorre occupare degli spazio che altrimenti verrebbero gestiti dal nemico (quello delle idee avverse, nemico di Dio per scelta e per partito preso).

Ma ciò non toglie che Celentano abbia colto nel segno anche questa volta, stigmatizzando un eccessivo attaccamento al potere materiale da parte  di chi, per vocazione, dovrebbe invece gestirlo a beneficio degli altri (magari degli ultimi, degli svantaggiati e degli oppressi).

E invece di offendersi come dei galletti permalosi avrebbero fatto meglio a presentare delle scuse (invece di chiederle con precipitazione all’autore delle scudisciate morali), per essere costretti a svolgere il lavoro sporco che purtroppo sono costretti a svolgere per necessità e per dovere (ma facendo attenzione a non attaccarsi troppo alle poltrone e a non darsi troppe arie da soloni e sapientoni).

Dio i profeti li sceglie sin da quando riposano nel seno materno.

Che piaccia o no ai farisei di oggi, come non piaceva a quelli di ieri.

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(continua…)

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