Articolo taggato “garibaldi”

La storia studiata a scuola, come tutti gli studenti hanno potuto personalmente constatare nel corso dei loro studi, è una materia alquanto ostica, per non dire addirittura antipatica.

Certo non è facile destreggiarsi tra dinastie dirette e rami cadetti, titoli onorifici e abdicazioni, guerre e trattati di pace, annessioni e concessioni, congiure e ribellioni; regni e giudicati, imperi e papati; senza contare le difficoltà connesse al linguaggio diplomatico, alle leggi e ai decreti, alle ordinanze, ai pregoni e a quant’altro servisse nei tempi andati per mandare avanti gli affari, dentro e fuori i confini  dello Stato.

I libri di storia sono in realtà un super concentrato di avvenimenti e di personaggi che gli storici cercano, giocoforza, di ridurre a sintesi. Cimento per niente facile, o forse impossibile, che mi fa pensare al tentativo di fare assumere ad un bambino, nell’arco temporale di un anno, tutte le proteine, le vitamine e i carboidrati, necessari alla crescita di tutta la sua vita.

Personalmente ho provato sempre un’attrazione speciale per la storia, anche se per capirla bene, ho provveduto sempre ad approfondire ed ampliare i singoli argomenti.

Ho scritto diverse commedie a fondo storico e volendo restare fedele agli avvenimenti storici entro  i quali situavo le vicissitudini dei miei personaggi, ho dovuto sviluppare una mia personale tecnica di indagine storica, onde venire a capo con una certa esattezza degli esatti contorni storici di riferimento.

Non si tratta di niente di eccezionale; e non si tratta neppure  di tecniche o formule più o meno magiche; in realtà si tratta di studiare; nel mio caso aggiungo che sono abituato a prendere degli appunti durante lo studio; e questi appunti poi mi guidano nella ricostruzione delle vicende storiche di riferimento.

E’ un lavoro che ho fatto anche recentemente in occasione della scrittura di uno degli ultimi drammi storici che ho composto e che sto proponendo agli studenti che mi sono stati assegnati per lo svolgimento di una materia alternativa allo studio della Religione Cattolica (in linguaggio burocratico: studenti non avvalentisi della R.C.).

L’opera che ho proposto a questi studenti è in lingua sarda (o se preferite in uno dei dialetti della lingua sarda) e s’intitola “Abettendi a Garibaldi” (Aspettando Garibaldi).

Fra realtà e finzione l’opera narra di un gruppo di studenti universitari cagliaritani che, durante i festeggiamenti del Carnevale  del 1849,  decidono di mettere in scena un copione (la prima rappresentazione è tradizionalmente prevista per il giorno dell’Assunta, cioè per il 15 Agosto) dal titolo “S’Annu doxi” ambientato durante i moti cagliaritani del 1812, che portarono alla congiura di Palabanda, una rivolta dei popolani Sardi, capeggiati da alcuni borghesi illuminati, repressa nel sangue dai Piemontesi.

La scelta del copione non è casuale, perchè gli studenti del 1849 stanno pensando ad una nuova ribellione contro la monarchia Sabauda.

Il dramma viaggia quindi su due binari storici : quello del 1812, dove primeggiano i moti di Palabanda (all’epoca era vicerè piemontese in Sardegna  Carlo Felice, futuro re di Sardegna dopo la morte del fratello)  e quella degli studenti rivoltosi del 1849, periodo in cui  è già re il famigerato Carlo Alberto.

Contemporaneamente, nello stesso anno 1849 abbiamo la morte di Anita Garibaldi e il primo sbarco dell’eroe in camicia rossa in Sardegna ( a Cagliari i Piemostesi non gli consentirono lo sbarco, ma Giuseppe Garibaldi approdò ugualmente in terra sarda, sbarcando a La Maddalena ed occupando  la prima metà di quell’isola di Caprera che più tardi sarà tutta sua).

In entrambi i contesti storici primeggiano però realmente le persone del popolo Sardo, quelle vere, quelle che patiscono la fame e gli stenti, quelle che sentono le emozioni e le istanze di libertà e di riscatto, quelle che nei libri di storia vengono sempre troppo frettolosamente liquidate in due righe, a favore dei grandi personaggi.

E per noi Sardi e per la Sardegna questo è ancor di più tristemente vero, dato che è noto a tutti come  noi Sardi, insieme alla terra e  alla lingua, siamo stati privati della cultura e della conoscenza diretta della storia  dell’isola dei nostri avi (  anche se la scuola di oggi sembra voler porre rimedio al silenzio millenario che sembra avvolgerci tutti quanti).

Io comunque proporrei un modo diverso di studiare la storia.

Partirei dallo studio delle vicende più vicne e più prossime alla realtà che circonda i bambini; solo dopo estenderei lo studio alle vicende degli altri luoghi e degli altri popoli.

Tanto per esemplificare, nel caso della storia della Sardegna, partire con lo studio dei nuraghi, delle tombe dei giganti, delle città puniche e dei monumenti che ci sono in Sardegna.

Solo dopo porrei ai ragazzi il tema: ma mentre i nostri avi costruivano i nuraghi che abbiamo visitato e che conosciamo, gli altri popoli cosa facevano?

La storia deve essere etnocentrica; per capire gli altri bisogna prima capire se stessi.

Ai miei tempi, nelle scuole sarde, non si studiava un solo rigo sui Sardi, sui nuraghi, sugli Shardana, sui Giudicati, su Eleonora d’Arborea, sulle città regie sarde e così via.

Non lo trovo giusto. Insieme alla lingua, hanno tentato di cancellare la nostra memoria.

Ma adesso è giunto il momento di svegliarci dal sonno millenario.

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SCENA QUINTA

LA SCENA si svolge nello studio di casa Straneo tra l’Avv. Straneo , la moglie Donna Margherita, e Luigia Straneo in occasione dell’arrivo della lettera diffamatoria nei confronti di Gaspare Nicolosi. L’arredamento consiste di un’ampia scrivania in stile posta in fondo al proscenio; più avanti ci saranno tre sedie e un basso tavolino sempre in stile ottocentesco, se non reperibili in stile Luigi XVI.

 

Luigia (in tono drammatico, restituendo la lettera al padre)

- No, padre, io non credo a una sola parola di quello che c’è scritto in questa lettera!!!

 

Avv. Straneo (in tono paterno)

-  Mi dispiace figlia mia! Cerca di aprire gli occhi davanti alla realtà!!!

 

Luigia

- E la verità sarebbero le falsità di quella lettera??? Mamma diteglielo anche voi che non si può credere ad occhi chiusi alla lettera di una persona sconosciuta!!!

 

Avv. Straneo

-         Veramente lo sconosciuto qui è proprio questo Gaspare non so che; quel garibaldino siciliano che vorrebbe sposarsi con mia figlia !!!

Luigia (gettandosi tra le braccia della madre singhiozzando)

-         Oh mamma, ma io lo amo e so che lui non mi inganna!!!!

(esce con un’ultima, fuggevole  carezza della mamma)

5. continua…

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Scena Terza

 

Nel salone delle feste del circolo ufficiali del 48° reggimento Piemonte  fanteria di Alessandria si balla un walzer.

I garibaldini indossano ormai l’elegante divisa degli ufficiali piemontesi e mischiati ai vecchi colleghi, ballano con le giovani dame della borghesia alessandrina convenute per dare il benvenuto ai nuovi ufficiali e festeggiare così l’unità d’Italia. Ad un certo punto le coppie, venuta a cessare la musica, si disporranno su due ali laterali: donne a destra e uomini a sinistra.

Luigia Straneo comincerà a cantare l’aria di benvenuto.

ARIA DI LUIGIA

(soprano)

Benvenuti o Garibaldini

benvenuti qui dove son nata!

Benvenuti o figli d’Italia

nella terra che adesso s’inasta

alle terre da sempre sorelle

verso il mare che confini non ha!!

Mentre si formano le nuove coppie e riprende il ballo, i quattro amici, ora in uniforme regia, si ritrovano al centro della scena.

Gaspare

- Che  bella voce! E che incantevole creatura! Sapete per caso come si chiami?

Leopoldo

- Io no, ma Lorenzo e Francesco forse ne possono sapere più di me!

Lorenzo

- Parlate di Luigia Straneo?

Francesco

- Hei,  Gaspare, punti in alto tu!

Gaspare

- In che senso?

Lorenzo

Quella è la figlia primogenita dell’avv. Sebastiano Straneo, ricco viticultore del Monferrato e cavaliere di casa Savoia!

Leopoldo

E bravo Gaspare! Lì troveresti sticchiu, sordi, e cosett’e sida!!!

Gaspare

- Amici, il vostro Gaspare, quando cerca la donna della vita ha ben altro per la testa!

Lorenzo

- E quindi?

Gaspare

-Quindi se potete, fatemi sapere se si tratta di donna dalla irreprensibile condotta oppure no!

Francesco

Ohè! Ma allora fai sul serio?

Leopoldo

- Colpo di fulmine fu!

Gaspare

- E già! Un siciliano quando s’innamora fa sempre sul serio!

ARIA DI GASPARE

(Tenore)

Quando lasciai Mazara

a seguito di Garibaldi

lo feci per amor dell’avventura:

la gloria fu il mio compenso!

Ma anche sotto l’uniforme regia

pulsa il mio cuore intrepido;

Ove non potè il Borbone infame

vinsero i suoi occhi, i suoi capelli biondi

e la sua voce infine lo espugnò!

fine scena terza

…continua…

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Scena Seconda

(Gaspare e tre suoi amici garibaldini giocano ai dadi)

Lorenzo Bardi:  (intascando i soldi in tono gioviale) – Hai perso ancora Gaspare! Oggi la fortuna è con me;

Francesco Lotti: (dando una pacca sulle spalle a Gaspare) -Sfortunato al gioco, fortunato in amore!

Gaspare Nicolosi : -Tutti ai bagni,amici! Oggi è giorno di festa!

Leopoldo Gast:  (dispiegando un foglio) – Il proclama del generale Garibaldi parla chiaro: il re gli ha promesso che saremo arruolati nell’esercito regio con il grado che ci compete!

F.L.:  ( impettito in una posa buffonesca)

Adesso siamo ufficiali del re!

L.G. (Cs) : – Caro Gaspare avrai un intero stipendio reale da spendere ai dadi e alle carte…

Gaspare: –  (dirigendosi ai bagni)… e alle donne!

I quattro si avvieranno ai bagni intonando slogans scurrili e goliardici.

2. continua…

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Musical con un prologo, un atto e 13 scene di ignazio salvatore  basile tratto dal romanzo  omonimo dello stesso autore.

Tra la scena Undicesima e la scena Dodicesima trascorre circa un anno.

Personaggi e interpreti

Gaspare Nicolosi: Ufficiale garibaldino

Luigia Straneo: Innamorata di Gaspare

Avv. Sebastiano Straneo: padre di Luigia

Margherita Doria: Moglie del precedente e madre di Luigia

Bartolo Straneo: cugino di Luigia e imprenditore

Lorenzo Bardi: collega garibaldino di Gaspare

Francesco Lotti: altro collega garibaldino

Leopoldo Gast: altro garibaldino

Pietro Massari: altro innamorato di Luigia e socio in affari di Bartolo

Emilio Ferrarini: altro socio in affari ed amico di Bartolo

Carletto: Cameriere in casa Straneo

Maitresse dei Bagni

Signorine dei Bagni

Soldati ai Bagni

Ballerini e Ballerine

Prologo

Su uno sfondo che ritrae l’immagine o la scultura di Giuseppe Garibaldi  che consegna le chiavi del Regno delle Due Sicilie al Re Vittorio Emanuele II un gruppo di garibaldini gozzoviglia e balla in un bordello di lusso.

Siamo a Teano ad ottobre del 1860.

Sullo sfondo si legge un cartello con la scritta ” Taverna Catena- Bagni per militari- Città di Teano”.

Sulla sinistra una maitresse stacca biglietti per il piano superiore (Ai Bagni);

sulla destra un gruppo di ragazze balla un ballo sensuale in abiti discinti osservate bramosamente da un pari numero di militari che le incitano a svestirsi un po’ di più durante il ballo, in una sorta di spogliarello improvvisato;

al centro Gaspare ed altri garibaldini giocano a dadi;

ad un certo punto la musica e i balli cesseranno e i militari con le ballerine saliranno “Ai Bagni” dopo aver pagato il biglietto di ingresso alla maitresse”

Scena Prima

(Di fronte al proscenio, proprio davanti a Gaspare ed ai suoi amici che giocano ai dadi, le dame del Bagni della Taverna Catena si esibiscono in una danza sfrenata e sensuale incitate dai soldati.

Primo soldato: – Dai, bella! Giù quei veli!!!

Secondo soldato: – Sei meglio della moglie del mio comandante!!!

Terzo soldato: – Oggi conoscerai come carica un soldato di fanteria!!!

Quarto Soldato: – Io sono un fante d’assalto e voglio espugnare monti e colline!!!

Le risate e i balli continueranno per un tratto; poi, cessata la musica, soldati e dame si recheranno alla biglietteria.

Maitresse: Signorine belle andate pure su a prepararvi. I vostri cavalieri vi raggiungeranno presto.

Primo soldato: – Ci puoi giurare, vecchia megera!!!

Maitresse:- (in tono di finta offesa)Piano con le confidenze, soldatino! Per tua norma e regola io sono la Maitresse!!!

Secondo soldato: Certo, come io sono il conte di Cavour!!!

Terzo: E io sua cugina  la marchesa di Castiglione.

Maitresse (c.s.ai soldati che si appressano ad entrare verso il piano superiore): Piano soldatini! Una lira a testa per il servizio completo!!!

Quarto soldato:  (imitato dai compagni pagherà la sua lira) Prego sciura la Madama! E spero che le sue damine se la sappiano guadagnare.

Maitresse (intascando i danari): Le mie damine son le più belle e le più brave della regione, cari i miei soldatini!!!

Primo soldato: (facendo per salire dopo aver pagato) Beh, poi le sapremo dire siora Maitresse!!!(escono)

1. continua…

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12) Con la Francia (gli anni 1870 -1871)

Due giorni dopo la sconfitta di Sedan durante la guerra franco-prussiana del 1870 che segna la caduta di Napoleone III, a Parigi  la Terza Repubblica è stata proclamata. Garibaldi segue gli eventi da vicino. Alla proclamazione della Repubblica, invia un messaggio al governo di difesa nazionale che rimane senza risposta “Cosa resta di me è a vostra disposizione.” La frangia cattolica e conservatrice lo vede come un rivoluzionario, e l’avversario del 1849 e del 1867.

Infine,Garibaldi, anche se indebolito da artrite, sbarca a Marsiglia, dove l’accoglienza è  entusiastica (7 ottobre). Ribadisce il suo sostegno per la Francia repubblicana: “Vengo a dare alla Francia il resto di me. La Francia è un paese che amo “,” Ero così infelice quando ho pensato che i repubblicani stavano combattendo senza di me. “

Dopo l’adesione di Tours, in qualità di capitale e Leon Gambetta, ministro della guerra e difensore della resistenza contro i Prussiani, gli viene offerto un piccolo comandamento, nessun alto ufficiale francese accettando di essere sotto il suo comando. Gambetta gli diede il comando di tutta l’area corpi dei Vosgi, da Strasburgo a Parigi e una brigata di polizia anti-sommossa che, come era solito, mal equipaggiate per affrontare un inverno particolarmente freddo.

 Garibaldi organizza l’esercito in quattro brigate sotto il comando dei suoi due figli, Ricciotti e Menotti,  Delpech, poi sostituito da Cristiano Lobbia e del  polacco Jozef Bossak-Hauke. Bordone è nel frattempo capo di stato maggiore  prima di diventare comandante della 5 ° Brigata.

Il 19 novembre, Ricciotti infligge una sonora sconfitta ai  prussiani  ma il teatro vero della battaglia è Digione. Il 26 novembre, la città che è stata occupata dal 31 ottobre non può essere ripresa dai prussiani. Essi sono respinti in una contro-offensiva il 1 ° dicembre. Il  21 Gennaio 1871  Garibaldi si trasferì a Digione, evacuata dai prussiani, il 17 dicembre.

Il 21, 22 e 23 gennaio 1871 Digione è attaccato da 4000 prussiani:  Garibaldi esce vittorioso mentre Ricciotti afferra una bandiera del 61 ° reggimento di Pomerania. L’armistizio è entrato in vigore 28 Gennaio 1871 ponendo fine alla partecipazione di Garibaldi.

Nel febbraio 1871, Garibaldi fu eletto nelle liste dell’Unione repubblicana senza essere un candidato, all’Assemblea nazionale francese come membro della Côte-d’Or, a Parigi, Algeri e Nizza. A Parigi, è arrivato al quarto posto dietro a Louis Blanc e Victor Hugo e  Gambetta. A causa della sua cittadinanza italiana  la sua elezione non viene convalidata.

Garibaldi fu eletto di nuovo in Algeria durante le elezioni suppletive , ma  l’Assemblea non invalida neanche questa elezione, perché egli non ha la cittadinanza francese.

Victor Hugo dpresetna le dimissioni dal  suo mandato come segno di sostegno.

Il 10 marzo, il corpo dei volontari di Garibaldi è sciolto. Il 13 marzo Garibaldi torna a Caprera

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Tutti sanno certamente che Francesco Nullo, nato a Bergamo nel 1826, è stato uno dei Mille di Garibaldi. La sua è una figura di spicco nella spedizione garibaldina che conquistò il Regno delle Due Sicilie alla causa italiana.

Oggi si festeggia il 150.m0 della sua morte in battaglia, avvenuta in terra polacca nel maggio del 1863.

Non dimentichiamoci di questi grandi eroi che hanno lottato per la libertà in tutto il mondo.

Francesco Nullo era figlio di ricchi commercianti e ricchissimo lui stesso: eppure si arruolò volontario per lottare contro i sorprusi a fianco dei popoli oppressi.

Come è potuto succedere che in Italia ci siamo dimenticati di questi eroi? Con quali altri eroi li abbiamo potuti sostituire?

Un  popolo che si scorda di simili eroi è un popolo dalla memoria breve: e un simile popolo non può andare troppo lontano.

Almeno nel nome dell’Unione Europea, rispolveriamo i nostri antichi e veri eroi. Nel loro nome ricostruiamo e rifondiamo un’Italia più libera, più giusta e più europea.

Nullo si occupò personalmente dell’arruolamento dei volontari della città di Bergamo che, visto il grande numero di adesioni, si poté fregiare dell’appellativo di Città dei Mille.

Inoltre si dice che, grazie alla sua attività nel campo dei tessuti, fu lui a fornire  le camicie rosse utilizzate dai garibaldini nella spedizione.

La spedizione dei Mille lo vide protagonista di atti di valore, tanto che fu lui a piantare per primo la bandiera tricolore nella città liberata di Palermo.

Pochi sanno però che Francesco Nullo è anche un eroe nazionale polacco.

Infatti l’eroe garibaldino, dopo la delusione di Aspromonte, che lo vide anche lì a fianco di Garibaldi, formò una legione di volontari per intervenire al fianco di polacchi contro gli invasori russi.  Nullo, con coraggio e sprezzo del pericolo,  partì per la Polonia alla testa di una formazione improvvisata di circa 600 volontari italiani e francesi, tra i quali una sessantina di ex garibaldini ed ex cacciatori delle Alpi come lui.

Morì da eroe  il 5 maggio 1863  trafitto da un proiettile nemico. La leggenda vuole che ebbe solo il tempo di sussurrare, nella sua parlata bergamasca: Sò mòrt! (“sono morto”).

Nonostante l’inesperienza degli insorti polacchi, si batté con un coraggio tale da creare attorno a sé un alone di invulnerabilità e guadagnarsi l’ammirazione di tutti.

In Polonia diverse scuole, strade e piazze sono dedicate al nostro grande eroe garibaldino.

Per saperne di più:

http://ansa.it/nuova_europa/en/news/sections/indepth/2013/05/06/Celebrations-Nullo-hero-killed-battle-Poland_8659817.html

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11) L’Aspromonte,  la terza delusione di Roma  e il  ritorno a Caprera
(1862 – 1870)

In attesa di adeguate possibilità di attaccare Roma nel maggio 1862 Garibaldi, che non è in grado di rimanere inattivo, va a Trescore Balneario, vicino al confine austriaco.

Dopo l’Unità d’Italia,  ora ha due scopi: come abbiamo già detto, uno è quello di fare  Capitale  Roma, che è ancora nelle mani del Papa e l’ altro è Venezia e il Veneto  che appartengono agli austriaci.

L’ Azione del Partito dell’indipendenza per il Veneto causa la protesta dell’Austria . Il 14 maggio, centinaia di volontari, comandati da Francesco Nullo e sostenuti da Garibaldi cercano di entrare in Austria e vengono arrestati dall’esercito italiano. Una manifestazione a sostegno di Brescia provoca la morte di tre persone, Garibaldi è responsabile per il colpo di stato e condanna la repressione.

In Europa l’emozione è enorme e l’Italia è divisa. L’esercito sdi difende richiamando l’ applicazione della legge ed i militari sono offesi dalle parole di Garibaldi che accusa gli  italiani. Si è allontanato dalla Associazione per la liberazione del Veneto e decide di non rivelare le sue intenzioni.

Non più fortunato sarà Garibaldi pochi mesi dopo, quando cercherà di attaccare Roma di nuovo partendo dalla  Sicilia: questa volta il suo viaggio si ferma   in Calabria, ai piedi del monte di Aspromonte dove  Garibaldi fu ferito e sconfitto dalle truppe italiane.

Ecco i fatti: 27 giugno 1862 si imbarca a Caprera, giunto Palermo, viene accolto da una folla festante. Rivede  i luoghi emblematici della sua spedizione a Marsala (20 luglio), dove ha iniziato la sua campagna per prendere Roma con 3000 uomini. Tuttavia, le condizioni non sono le stesse, gli uomini che ha non sono disposti a sacrificarsi per un grande ideale, i suoi funzionari coraggiosi sono ora parte dell’esercito italiano e l’operazione non è supportata dal parere pubblico. Nonostante gli appelli a  Vittorio Emanuele II, Garibaldi si ritrova senza il sostegno del sovrano sabaudo. Non di meno decide di andare avanti lo stesso.

Napoleone III, l’unico alleato del nuovo Regno d’Italia, tiene Roma sotto la sua protezione e questa operazione è una vergogna per il governo italiano che ha deciso di fermare Garibaldi in Calabria con l’invio dell’esercito regolare.
Garibaldi cerca di evitare il confronto attraverso un percorso nel cuore delle montagne dell’Aspromonte. Viene intercettato dalle truppe di  Emilio Pallavicini; i  Bersaglieri aprono il  mentre   Garibaldi ordina di non sparare. Hviene ferito alla coscia sinistra e al piede sinistro, la palla ancora alloggiata nel giunto. Finito lo scontro viene   fermato. Il 2 settembre è portato a La Spezia e rinchiuso nel carcere di Varignano. Il proiettile non è stato rimosso, l’infortunio al piede non guarisce. Molti medici accorrono al suo capezzale, tra i quali il francese Auguste Nélaton il  28 ottobre.

Questo ultimo medico è  convinto che la palla sia  sempre presente, e studia  un metodo per estrarlo. Il 20 novembre  Garibaldi viene condotto  a Pisa dove è  esaminato dal professor Paolo Tassinari e il 23 novembre il professor Ferdinando Zannetti estrae il proiettile col  metodo propugnato da Nélaton.

Garibaldi riottiene i suoi pieni poteri nel mese di agosto 1861. Nel mese di ottobre, in occasione del  matrimonio di una delle principesse italiane, il generale ei suoi uomini sono stati graziati da Vittorio Emanuele II su raccomandazione di Napoleone III, per non farne un martire. Nel frattempo, Garibaldi sostiene la rivolta polacca contro l’Impero russo.

Il nostro eroe trascorre la convalescenza a Caprera e lo troviamo nel  marzo 1864 nel Regno Unito con i due figli Menotti e Riciotti e il suo segretario privato Giuseppe Guerzoni contro il parere del governo britannico, che temeva il suo incontro con certi esuli, come Mazzini.

Arriva a Southampton, è si reca  a Portsmouth e Londra (11 aprile), dove ottiene  ogni volta  un successo trionfale (500 000 persone lo acclamano a Londra).

Viene ricevuto dalle più alte autorità civili, sindaci, aristocratici, signori. E’ospite del duca di Sutherland e il sindaco gli dà la cittadinanza onoraria. Solo il partito più conservatore non condivide questo entusiasmo, la regina Victoria dice di lui “onesto, altruista e coraggioso Garibaldi lo è certamente, ma è un leader rivoluzionario.”

Durante la sua visita, ha incontrato anche Mazzini.  Garibaldi, che spera raccogliere fondi per il Veneto, incontra anche Alexander Herzen e gli esuli francese Alexandre Ledru-Rollin e Louis Blanc.

Il 17 marzo, sotto la pressione di Torino, si allontana da Londra. ecide così  di tornare in Italia. Il 9 maggio, torna a Caprera. Nel 1865, la seconda metà dell ‘isola gli viene regalata da  donatori britannici.

Con un trattato dell’ 8 aprile 1866, la Prussia si allea con l’Italia, che spera ancora di ottenere il Veneto, e  a metà giugno ha inizio  la guerra.

Anche prima della guerra, il corpo di volontari, composto da 10 reggimenti, quasi 40.000 uomini male armati e mal equipaggiati, si svolge prima di essere assegnato al comando di Garibaldi. Ancora una volta, la missione è la stessa di quella effettuata intorno laghi lombardi nel 1848 e nel 1859 operano in una zona di operazioni secondaria, le Alpi tra Brescia e Trento, a ovest del Lago di Garda, con il obiettivo strategico per tagliare la strada tra il Tirolo e la fortezza austriaca di Verona. La principale azione strategica è affidata a due grandi eserciti di pianura, guidati da Alfonso La Marmora ed Enrico Cialdini.

Garibaldi bypassando Brescia passa poi all’offensiva a Ponte Caffaro 24 Giugno 1866.

IL 3 luglio, a Monte Suello,  ha subito una battuta d’arresto ed è stato ferito alla coscia ma costringe gli austriaci alla ritirata. Con la vittoria della battaglia di Bezzecca e Cimego 21 luglio, si apre la strada per Riva del Garda e quindi l’imminente occupazione di Trento,  impedito soltanto dalla tregua, il 12 agosto 1866, a causa della vittoria prussiana a Sadowa . In questa occasione, ha ricevuto la notizia dell’armistizio e l’ordine di abbandonare il territorio occupato. Telegrafa “Obbedisco.” Il Veneto viene ceduto all’Italia, Garibaldi ritorna a Caprera.

Rapidamente Garibaldi  riprende la sua crociata per conquistare Roma. Crea associazioni per raccogliere fondi ed è particolarmente  anticlericale. Cospiratori romani lo cercano e il 22 marzo 1867, gli riferiscono che  il titolo di generale, gli  è stato conferito dalla Repubblica Romana. Inizialmente il pubblico lo sostiene, a differenza del governo.

Come in passato, cerca di fomentare la ribellione nello Stato Pontificio per giustificare l’intervento. Crispi lo  mette in guardia contro un nuovo Aspromonte. Dopo le risoluzioni dei lavoratori tedeschi e francesi contro la guerra, ha partecipato a settembre del  1867 al Congresso Internazionale per la Pace e la Libertà  di Ginevra, dove viene  ricevuto trionfalmente, offrendo un visionario programma in 12 punti. La  Società delle Nazioni rimane scioccata dal suo anticlericalismo e dal suo tono bellicoso. Tra i partecipanti, ci sono Arago e Bakunin. L’intervento di questi ultimi è particolarmente degno di nota, “Garibaldi, che ha presieduto, si alza e dopo  qualche passo e lo abbraccia. Questo solenne incontro di due vecchi veterani della rivoluzione produce un’impressione straordinaria. Tutti si alzano per un lungo applauso. “

Dopo il suo ritorno in Italia, 24 Settembre, 1867, Garibaldi viene arrestato dopo aver  lasciato Firenze, l’allora capitale, al confine con lo Stato Pontificio,  ciò che  innesca violente proteste.

Lui è agli arresti domiciliari nella sua isola di Caprera, da cui fugge nel mese di ottobre per riprendere la lotta. Organizza una nuova spedizione di Roma (laterza), comunemente chiamata “campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma,” questa volta partendo da Terni ha preso la roccaforte di Monterotondo, ma la rivoluzione tanto attesa a Roma non si verifica. Il 30 ottobre 1867, le truppe francesi sbarcano a Civitavecchia e Garibaldi  combatte con decisione. 

Il 3 novembre 1867 nella battaglia di Mentana le truppe pontificie rinforzano quelle francesi, con nuovi fucili Chassepot, inviati da Napoleone III. Vittorio Emanuele II, nel frattempo, ha confermato gli accordi franco-italiani e sconfessa l’iniziativa Garibaldi. Un dispaccio del generale Failly datata 9 termina con queste parole: “Le nostre armi Chassepot hanno fatto prodigi” provocando forti critiche in Francia e in Italia.

Dopo la sconfitta dell’Impero francese e la resa di Napoleone III, il 20 settembre 1870 Roma fu conquistata dalle truppe italiane .

Il 2 ottobre 1870, Roma è capitale d’Italia, dopo un plebiscito.

Il sogno di Garibaldi  si realizza, ma è l’esercito italiano a compiere l’azione militare da lui tanto agognata.

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L’Epopea dei  Mille e le camicie rosse (1859-1861)

Se Garibaldi è il leone, coraggioso e combattivo, Cavour è la volpe, l’astuzia e l’attesa!

Cavour, presidente del governo del Regno di Sardegna, si   impegna nella guerra di Crimea per essere più vicino alla Francia di Napoleone III. A seguito di Plombières,  trattato di alleanza tra la Francia e la Sardegna, Cavour provoca  un attacco da parte dell’Austria,  per consentire l’attivazione dell’accordo di assistenza da parte della Francia.
Così Cavour sta sviluppando una serie di provocazioni, e l’Austria cadde nella trappola.

Il 26 Aprile 1859, l’Austria apre così le ostilità contro il Piemonte, ciò che innesca le condizioni di esecuzione dell’alleanza franco-sarda. Il 27 aprile 1859, gli austriaci hanno attraversato il confine del Ticino, e lo stesso giorno, i francesi hanno attraversato le Alpi.

Nel 1858-1859, Cavour e Garibaldi si vedono per la prima volta nel 1856. Lo statista sabaudo prevede di utilizzarlo attivamente nella guerra imminente, mettendolo a capo di volontari. I 3.200 uomini reclutati da Garibaldi diventano, il 17 marzo, il corpo dei Cacciatori delle Alpi sotto l’autorità del generale Cialdini. Garibaldi è  nominato maggiore generale. Per la prima volta incontra  Vittorio Emanuele II.

Il rapporto tra Garibaldi e Cavour soddisfa le esigenze della situazione fino alla fine della seconda guerra d’indipendenza (1859). Garibaldi supporta l’azione di governo e la preparazione del conflitto per  espellere l’Austria, mentre  Garibaldi propugna  il supporto per l’insurrezione lombarda per provocare la guerra.

I primi disaccordi appaiono poco dopo, soprattutto quando Cavour cede Nizza alla  Francia, nel 1860. E più tardi ancora, prima della morte di Cavour, Garibaldi, dopo avere  fortemente criticato il governo italiano perchè  vorrebbe sciogliere l’esercito del sud che ha partecipato alla spedizione dei Mill  (Garibaldi otterrà dal re l’immissione dei garibaldini nei ranghi dell’esercito regio ma, come diremo in seguito, Cavour boicotterà in parte questo accordo).

Ma torniamo al 1859 . Garibaldi, quindi, assume la difesa del  Lago Maggiore con il permesso di reclutare nuovi volontari. Il 23 maggio, ha iniziato una campagna di successo nel nord della Lombardia. Il 26 maggio, egli spinge il generale comandante austriaco  a Varese e dopo avere sconfitto l’esercito austriaco nella battaglia di San Fermo, prende la città di Como. Per le sue azioni, è stato insignito della medaglia d’oro al valor militare.  The Times riferisce le sue imprese e Marx ed Engels parlano regolarmente sul New York Daily Tribune delle imprese di Garibaldi.

L’8 Luglio 1859, Napoleone III firma l’armistizio  ponendo fine alla seconda guerra di indipendenza italiana. La Lombardia è unita al Regno di Sardegna, mentre Venezia rimane austriaca. Alcuni piccoli ducati (Firenze, Parma, Bologna, Modena) dichiarano la loro annessione al Regno di Sardegna e il 10 agosto, una lega militare è  affidata a Garibaldi, che ne accetta il comando, dopo le dimissioni dall’esercito sardo.

Questo ruolo di  organizzatore,  operativo in nulla, nonè  adatto a Garibaldi.  Torino manda così Manfredo Fanti a sostituire Garibaldi. Sotto l’autorità di Franti, è quindi in grado di svolgere l’azione per la quale egli chiede il supporto di Mazzini, tentando una invasione delle Marche e dell’Umbria pontificia. Una serie di decisioni contraddittorie lo porteranno a dimettersi il 15 novembre, su richiesta di Vittorio Emanuele II.

Nel mese di aprile 1860 Garibaldi fu chiesto di dirigere una spedizione per sostenere la rivolta iniziata a Palermo, Sicilia. Dopo qualche esitazione, ha deciso di partecipare alla invasione del Regno delle Due Sicilie, il numero di volontari ha raggiunto un migliaio di uomini, che ha dato il nome alla società leggendaria. Garibaldi è supportato con cautela da parte del governo del Regno di Sardegna.

L’imbarco delle truppe, avviene  la notte del 5 maggio a Quarto, vicino a Genova, e il viaggio comincia in disordine, senza munizioni e scarsità di carbone. L’11 maggio, le due navi, Piemonte e Lombardo,  arrivano in Sicilia e sbarcano a Marsala, godendo della protezione di due navi inglesi che entrano nel porto. Non di meno le navi borboniche, come dice Garibaldi nelle sue Memorie, sparano contro  i  Garibaldini, già sbarcati, ma senza successo.

Il combattimento svolge  a vantaggio di Garibaldi aiutato dai siciliani: vincono a Calatafimi il 15 maggio 1860, entrano vittoriosi a  Palermo il 27 maggio e risultano vincitori  nei pressi dello Stretto di Messina, a Milazzo, il 20 luglio.

Dal mese di maggio, Garibaldi si proclamò dittatore (nel senso romano del termine), in nome di Vittorio Emanuele II, e nel mese di giugno, ha formato un governo. Pertanto, Garibaldi continua la sua conquista del continente e marcia su Napoli, che  prende il 7 SET 1860.

Cavour ha organizzato una spedizione per impedire il consolidamento del potere Garibaldi, temendo che egli  formi una repubblica. Le truppe piemontesi combattono le truppe pontificie a Castelfidardo. Garibaldi affronta e sconfigge i 20.000 soldati dell’esercito dei Borboni a Volturno.

I plebisciti in Sicilia e di Napoli ratificano l’annessione del Regno delle Due Sicilie in favore del  Piemonte. Il 26 ottobre nei pressi di Teano Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II e lo saluta  come il Re d’Italia.

Il 9 nov 1860, Garibaldi si ritira a Caprera dopo aver rifiutato tutte le ricompense, ciò che affascina i suoi contemporanei quasi quanto la sua attività.

Garibaldi è il vero artefice della unificazione del Regno d’Italia, il quale è solennemente   proclamato 17 marzo, 1861.

Quando egli entra  all’interno del parlamento italiano, dopo essere stato eletto deputato nel  primo parlamento italiano, i deputati accolgono il suo ingresso con una ovazione.

Questa è l’occasione per lui di prendere una posizione, ha espresso il suo disaccordo con il rifiuto delle autorità e in particolare di Fanti, ministro della guerra, di integrare i volontari dell’esercito meridionale nell’esercito regolare.

Cavour reagisce violentemente chiedendo invano, al presidente della Camera di Rattazzi di richiamare all’ ordine Garibaldi. La riunione è sospesa. Nino Bixio tenta nei giorni successivi una riconciliazione . Garibaldi, che è tornato a Caprera, ottiene un successo parziale. Dopo pochi giorni, molti dei suoi ufficiali e parte dell’esercito meridionale sono integrati.

A tal proposito mi sia consentita una digressione e una autocitazione: ho scritto un romanzo sulla storia vera di un Garibaldino siciliano, chiamato Gaspare Nicolosi, che è stato integrato nell’esercito regolare e che ha fatto carriera  fino al gradi di colonnello!
La  nipote del Garibaldi, che mi ha contato la storia, si chiamava Silvia Nicolosi, e viveva a Cagliari dove è morta a  100 anni nel 2012! Il romanzo è stato pubblicato con il titolo  “Un amore Garibaldino” che ha dato il  titolo anche a un  musical  che spero venga  rappresentato al più presto!

Cavour morì il 6 giugno, senza che i rapporti con il nostro eroe siano migliorate.
Il suo triste destino: ha visto l’Italia unita e subito dopo è avvenuta la sua morte. Questa è la vita, cari amici!

… continua…

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9) La repubblica romana e la morte di sua moglie Anita, con il suo secondo esilio (1849-1858)


Quando Garibaldi, il quale si è sempre tenuto in contatto con i patrioti italiani, apprende i cambiamenti che avvengono in Italia ( le nomine liberali del papa Pio IX, l’ insurrezione nel Regno delle Due Sicilie ecc.), egli si mostra  desideroso di tornare in Italia,  tanto più che la pace sembra imminente a Montevideo. Egli lascia la Legione italiana nelle mani di Antonio Susin.

Nel gennaio del 1848, Anita torna a Nizza con i suoi bambini.  Garibaldi la raggiungerà  in aprile insieme con 63 compagni, mentre inizialmente erano 150 gli uomini che lo dovevano seguire.

Alla fine del XIX secolo, Montevideo avrà ben sei strade intitolate a Garibaldi e il Paese ha almeno cinque monument a lui dedicatii. Il 4 luglio 1907, il centenario della nascita di Garibaldi, il presidente José Batlle y Ordóñez ha decretato una vacanza e commemora una festa  nazionale di fronte a 40 000 persone. Il 2 giugno 1882, cinque giorni prima della morte dell’eroe, il  Círculo de los Legionarios Garibaldinos è creato; esso ancora esiste in forma di associazione.

L’Europa sta vivendo nel corso dell’anno 1848, una serie di rivendicazioni con cui le persone chiedono più libertà; questa epopea di libertà è chiamata la Primavera delle Nazioni.

E ‘iniziata in Francia e ha dato vita alla Seconda Repubblica, si estende alla Germania, Romania, Ungheria, Polonia e Austria. Gli stati della penisola italiana, lo Stato Pontificio, il Granducato di Toscana, il Regno di Piemonte e di Sardegna sono impegnati a concedere riforme costituzionali.

Milano durante le “cinque giornate di Milano”, vive pienamente  la sua rivolta contro l’Impero austriaco, che ancora detiene la sovranità sul  Regno Lombardo-Veneto,  riconosciutagli dal Congresso di Vienna del 1815. Re Carlo Alberto di Sardegna, inizialmente sostenuto da alcuni stati della penisola, sposa causa dei milanesi e dichiara guerra all’Austria.

Il nostro eroe va il 5 luglio a Roverbella in provincia di Mantova, a offrirsi come volontario con il re Carlo Alberto, che non mostra però alcun entusiasmo e si rifiuta di vederlo combattere a fianco dell’esercito regolare. Garibaldi si rivolge allora  al governo provvisorio di Milano, e viene nominato generale; lì  trova Mazzini. Anche se ci sono stati scambi di posta , l’atmosfera tra i due uomini è fredda; essi infatti si trovano su tracciati divergenti; Mazzini vuole la rivoluzione unitari e  repubblicana;  Garibaldi, pur di liberare Milano dal giogo austriaco,  è disposto a mettere da parte, temporaneamente, le idee repubblicane.

Garibaldi si trova a  Brescia con la legione che ha organizzato e che lui chiama “Battaglione Italiano della Morte”, quando la sconfitta piemontese di Custoza ha  luogo,  il 25 luglio 1848. Il 9 agosto 1848 un armistizio è stato concluso tra l’Austria e il Piemonte, ciò  che Garibaldi violentemente rimprovera a Carlo Alberto.

Garibaldi rifiuta di smettere di lottare, nonostante l’ordine del re e ha fatto appello ai giovani: “L’Italia ha bisogno di voi … Accorrete, concentratevi intorno a me.”

 Il 27 agosto Garibaldi è costretto però a scappare in Svizzera, poi in Francia a Nizza. D’Aspre, comandante del secondo corpo d’armata austriaca composta da 20.000 uomini, è impressionato abbastanza per lodarlo nel corso di un incontro con un magistrato italiano: “l’uomo che avrebbe potentemente servito la vostra causa, non è stato da voi  riconosciuto: il suo nome  è Garibaldi “.

Nel mese di settembre, Garibaldi fu eletto al Parlamento per il college Cicagna vicino a Chiavari; raggiunge Genova il 26 dopo aver attraversato varie località: dappertutto l’accoglienza è stata entusiastica.

Ne segue un periodo di incertezza: dove intervenire? Decide di andare in  Sicilia,  ma quando  è in cammino, apprende la partenza del Papa Pio IX . Infatti, dopo aver sostenuto la causa milanese, Pio IX ha fatto un voltafaccia e richiama le sue truppe, ciò che farà arrabbiare i patrioti italiani.

Pellegrino Rossi è nominato  capo del governo, ma viene assassinato il 15 novembre, ciò che apre la strada per la rivolta, la fuga del papa e la proclamazione della Repubblica Romana.

Il 12 dicembre 1848, Giuseppe Garibaldi entra in Roma. Il 21 Gennaio 1849 viene eletto alla Costituente della futura Repubblica romana,  organizzata intorno a un triumvirato con Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini e Aurelio Saffi.

L’8 FEBBRAIO 1849, la Repubblica Romana fu proclamata.

L’altro grande evento di marzo è la ripresa dei combattimenti contro gli austriaci da parte di Carlo Alberto e la vittoria austriaca a Novara (22-23 marzo 1849), che suggella la definitiva sconfitta dei Piemontesi, il ritorno dei confini a quelli di prima dell’inizio del conflitto e l’abbandono di Milano.

Papa Pio IX ha chiesto assistenza internazionale contro i repubblicani di Giuseppe Mazzini. Luigi Napoleone, ansioso di ottenere il sostegno dei cattolici francesi si riserva l’onore di restaurare il papa.  Il 25 aprile, 7000 uomini comandati dal generale Oudinot sbarcano a Civitavecchia.

Garibaldi, nominato generale di brigata della Repubblica Romana si dimostra il più brillante generale dell’esercito romano.

E ‘vincitore dei francesi, il 30 aprile, ma lui non può sfruttare  la sua vittoria, per ordine di Mazzini e per ragioni politiche. Garibaldi  rimprovera aspramente Mazzini per questo suo atteggiamento di rassegnazione contro i Francesi. Questo è il primo confronto tra i due uomini: da allora in poi Garibaldi preferirà mantenere le distanze nei confronti di quello che ormai  lui chiama il suo “padrone”.

Il 9 maggio, Garibaldi affronta con successo i napoletani prima di tornare a Roma a causa dei movimenti di Oudinot.

Le forze francesi sono portate a 30.000 uomini, ciò che renderà inutile  la resistenza dei repubblicani a causa della sproporzione di forze.

Di fronte a truppe francesi ben preparate ed attrezzate, resiste un mese, dal 3 giugno al 2 luglio in feroci battaglie, dove molti dei suoi amici tra cui Emilio Morosini, Luciano Manara, Andrea Aguyar perderanno la vita.

Egli diventa ferocemente anticlericale a causa della posizione del clero che si schiera compatto con i francesi e gli austriaci.

La stampa italiana e internazionale, seguono con simpatia le azioni di Garibaldi: viene descritta ogni fase dell’operazione,  e viene pubblicato un ritratto di Garibaldi, con il titolo “Garibaldi, il generale romano.”

Per quanto riguarda il quotidiano britannico The Times, ha mandato un inviato speciale che non nasconde la sua ammirazione per Garibaldi.

Con la fine della Repubblica Romana, Garibaldi rifiuta la proposta dell’Ambasciatore degli Stati Uniti di imbarcarsi su una nave americana e arringa la folla al grido  di “Chi ama l’Italia mi segua! “, con l’intento di portare la guerra in Umbria, Marche e Toscana.

Un certo numero di sostenitori va in esilio in Uruguay, grazie alla complicità del console uruguaiano a Genova.

Circondato dagli eserciti di diverse nazioni, Garibaldi attraversa l’Appennino . Inseguiti dalle truppe del Maresciallo Constantin Aspre, con soli 1.500 uomini, si rifugia nella Repubblica di San Marino il 31 luglio, dopo essersi dichiarato un rifugiato.

Egli riconosce che “la guerra romana per l’indipendenza italiana è finita.”

 Sua moglie, Anita, che è venuta a Roma il 26 giugno e ha scelto di seguirlo nella sua fuga, vestita da uomo, si ammala. Tuttavia, con 200 uomini, ha deciso di unirsi a Venezia p’er  resistere  contro l’esercito austriaco.

Il 2 agosto 1849 Garibaldi prende in Cesenatico, 13 barche da pesca per unirsi con i suoi uomini;  Venezia cade il 22 luglio. Il 3 agosto, durante l’attacco di un brigantino austriaco, otto barche cadono nelle mani degli austriaci, 162 legionari sono catturati.

La salute di Anita è peggiorata: muore nella pineta di Ravenna il 4 agosto ed è sepolta lì.

La stessa notte, ha preso la strada per raggiungere il Regno di Sardegna. Dopo un lungo viaggio, il 5 settembre, ha raggiunto Chiavari, Liguria.

La Marmora, commissario straordinario di Genova per il Regno di Sardegna, ansioso di rendere Garibaldi politicamente innocuo, lo fa arrestare.

Il 16 settembre, si imbarca per Tunisi, è rifiutato  a Cagliari, e sbarca finalmente nel l’arcipelago di La Maddalena.

Sua madre è morta 20 marzo 1852.


Dopo lunghi viaggi durati più di cinque anni, tra il continente americano e l’Inghilterra
torna  in Italia e  si trasferisce a Nizza prima di acquistare, nel dicembre 1855, la metà dell’isola di Caprera (l’isola sarda della Maddalena) per il prezzo di 35.000 lire dal eredità che ha ricevuto dopo la morte del fratello Felice. Ha iniziato la costruzione di una casa con gli amici, e poi ha ripreso la sua vita come un marinaio. 

Nel 1857, si trasferisce a Caprera, dove si scopre un contadino piantando,  alberi di ulivo e un vigneto.

Nel 1865, ammiratori gli  compreranno il resto dell’isola.

 

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 La dimensione europea che Garibaldi aveva raggiunto nella sua vita si esprime anche in un impegno massonico totale e sincero. Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro di quasi tutte le convinzioni italiane, iniziò a frequentare la Massoneria e divenne la figura di laico e anticlericale più illustre d’Italia. In questo egli era veramente il massone numero uno in Italia e non solo: un forte sostenitore di ideali massonici europei e universali.

Questo è il motivo possiamo dire che Garibaldi è un figlio del suo tempo: gli ideali dei Lumi, il respiro rivoluzionario, i segreti napoleonici di massoneria, i desideri di  libertà e indenpendenza dei popoli nel mondo, l’anticlericalismo, le istanze liberali costituiscono la sua  lotta serrata a favore di coloro che cercano la libertà!

Garibaldi si insediò a Rio de Janeiro, ospite della piccola comunità di esuli italiani emigrati. Con uno di questi amici, il signor Rossetti, ha avviato un’attività  commerciale, ma i due non sono fatti per il commercio e per il mondo degli affari.
Durante questo periodo, decide di diffondere i sentimenti rivoluzionari tra i suoi connazionali e resta in contatto con gli attivisti in Europa di Mazzini e con i suoi corrispondenti  Antonio Ghiglione e Luigi Canessa.

Garibaldi divenne presidente della cellula locale della  Giovine Italia nel continente sudamericano. Aderisce anche alla loggia massonica di Vertud.

Certamente il nostro eroe è un uomo intelligente, ma non ama molto gli intrighi  della politica e i rituali delle logge massoniche: un uomo di azione come Lui non può amare  i dibattiti eil  tempo  dell’evanescenza! Egli è nato per l’azione che segue il pensiero, non per  il pensiero seguito da un altro pensiero e da un altro pensiero ancora all’infinito!

In ogni caso, la sua intenzione è quella di continuare a vivere grandi  avventure anche  in America.

Dopo il settembre 1835, proclamata la Repubblica Riograndense (1836) da Bento Gonçalves da Silva , Garibaldi si dichiara pronto a lottare per gli ideali  umanitari.

Nel maggio 1837, riceve una lettera di patente marittima  da parte del governo di Rio Grande do Sul, che si sta ribellando contro l’autorità dell’Impero del Brasile.

Sfida un impero con la sua barca di nome Mazzini.

L’11 aprile 1838,  respinge un battaglione  brasiliano imperiale (Battaglia di Galpon Xarqueada) e impedisce al  generale Davi Canabarro di prendere il porto di Laguna, capitale della provincia di Santa Caterina (25 luglio 1839); ciò  che facilita la creazione della Repubblica Catarinense Juliana, ma i repubblicani riappaiono sulle alture dove le battaglie si svolgono con alterne fortune di entrambe le parti.

 Garibaldi è  coinvolto per la prima volta in un combattimento esclusivamente terrestre, vicino Forquillas: attacca con i suoi marinai, che fanno arretrare i  nemici.

Durante questo periodo, egli  si invaghisce, contraccambiato, di Manuela Ferreira de Paula, nipote di Bento Gonçalves da Silva, alla quale  rinuncia a causa della differenza di status sociale.

Nel 1839, quando si trova a Laguna, incontra Ana Maria de Jesus Ribeiro, di appena 18 anni. Una storia d’amore nasce tra i due giovani, anche se Anita è già sposata con Manuel de Aguiar Durante. Lo lascia per  seguire Giuseppe: i due si  sposeranno nel 1842 dopo la morte del marito di Anita.

Nel 1841, non vedendo una rapida conclusione della guerra, e su richiesta di Francesco Anzani, un esule lombardo con il quale diventa amico e che vuole la sua presenza in Uruguay, Garibaldi si congeda con il permesso di Gonçalves, per trasferirsi a Montevideo dove sono attivi  molti stranieri, soprattutto francesi e italiani.

Lì, la guerra tra il presidente uruguayano Manuel Oribe, che è stato rovesciato, ma è sostenuto dal governo di Buenos Aires di Juan Manuel de Rosas, e il nuovo governo guidato dal generale Fructuoso Rivera che ha   il sostegno di Brasile, delle flotte francesi e inglesi, e dell’Argentina “unitaria” (Partido Unitario di liberale).

Dichiarata nel dicembre del 1838, la guerra è  chiamata Grande Guerra 1839-1851.

A Montevideo, Garibaldi insegna matematica.

La flotta della Confederazione argentina opera sotto il comando dell’ammiraglio William Brown di origine inglese, mentre Montevideo è sotto il comando del commodoro John Coe di origine americana.

Il governo di Montevideo chiama Garibaldi.

Presso il  Río de la Plata, la Marina argentina cerca di bloccare il porto di Montevideo. Il 16 Agosto 1842 una battaglia navale  svolge sul fiume Paraná, vicino alla città della Costa Brava. Le navi comandate da Garibaldi combattono contro le forze e i  mezzi di Brown,  il quale ha  navi e uomini nettamente  superiori. Dopo aver subito pesanti perdite, Garibaldi dà fuoco alle sue navi per impedire che cadano nelle mani di Brown; riesce così  a farla franca, salvandosi  con i sopravvissuti.

Come già detto, lo stesso anno 1842, Garibaldi sposa Ana Maria de Jesus Ribeiro, dalla quale avrà quattro figli: Domenico, Ricciotti e  Menotti; mentre Rosita  muore in tenera età.

Garibaldi è diviso tra le operazioni di terra e di mare, si ricostruisce una flottiglia a capo della quale è riuscito nel mese di aprile 1842, ad evitare che le navi Brown riescano nell’obiettivo di  occupare la Isla de Ratas, nella baia di Montevideo.

Nel mese di aprile 1843, poi torna a Montevideo dove  Garibaldi riesce ad organizzare e dirigere un gruppo di volontari chiamato Legion Italiana (legione italiana), che è al servizio del governo di Montevideo, il Gobierno de la Defensa (Governo della Difesa). Questi uomini inesperti, combattono la loro  prima battaglia in occasione del ” Combate de Tres Cruces” il 17 novembre 1843, nei pressi di Montevideo.

Gran parte dei combattenti è di origine straniera, soprattutto francesi (2500 uomini)  e italiani (da 500 a 700 uomini):  su 6.500 soltanto 800 sono uruguaiani.

La Legione italiana formata da  Garibaldi adotta  la camicia rossa,originariamente in uso dei lavoratori tessili destinati ai mattatoi argentini.

Questa maglia rossa è un elemento essenziale del mito di Garibaldi, ma dobbiamo ricordare anche il cappello e il poncho gaucho della pampa.

I suoi legami con le logge massoniche gli valgono, nel 1844, l’ammissione agli “Amici della Patria”, che dipendono dal Grande Oriente di Francia.

Per difendere gli interessi dei loro cittadini, i francesi e gli inglesi chiedono agli argentini di ritirare e , di fronte al loro rifiuto,  bloccano  la flotta argentina. Brown, sconfitto,  torna alla vita civile. I rapporti tra le nazioni si inaspriscono, consentendo a  Montevideo, con il sostegno dei suoi alleati, di allentare la morsa del blocco.

Nel mese di aprile 1845,  Garibaldi si imbarca in una nuova flotta di 20 navi e circa 900 uomini, gli Alleati sbarcano e riescono ad occupare e saccheggiare Colonia del Sacramento con la partecipazione di squadre francesi e inglesi.

L’8 febbraio 1846, nell territorio di Salto, nei pressi del fiume San Antonio, un affluente del fiume Uruguay, Garibaldi e la sua legione italiana vincono la Battaglia di San Antonio contro le forze superiori della Confederazione, alla quale  infliggono pesanti perdite, sbaragliandola  dopo aver perso circa un terzo della propria forza d’urto.

Le implicazioni di questa vittoria sono immense, he varrà ai vincitori  lo status di eroi;  la  fama di Giuseppe Garibaldi diviene internazionale e la stampa italiana racconta le sue imprese agli entusiasti lettori.

Egli rinuncia a fama e denaro, alle terre che  Gonçalvo Bento gli ha promesso, desideroso  di vedere cosa lo attende al di là dell’oceano.

Lascia così il  certo per l’incerto, la sicurezza per l’avventura, gli agi per  i disagi!

Lasciando l’America sulla barca Esperance,  Garibaldi è preso da una febbre spirituale, ansioso per l’Italia,  ancora dominata da stranieri e divisa, come abbiamo già descritto. I suoi pensieri, le sue emozioni durante quel viaggio, mi fanno  ripensare alle immortali  parole che Dante ha messo in bocca a Ulisse nel Canto 23 dell’ Inferno:

” Compagni, che siete arrivati nei mari d’Occidente, dopo avere sfidato molti pericoli, e che avete, come me, poco tempo da vivere ancora, non rifiutate di  camminare incontro al sole, per avere  la soddisfazione di vedere i nobili abitanti dell’altro emisfero! Considerate la vostra umana essenza : fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza “

Il 23 giugno 1848, dopo 14 anni di assenza, Garibaldi sbarca a Nizza con i suoi compagni, la guerra è già cominciata;   ha lasciato Nizza per  Genova con 150 volontari. Garibaldi, la cui fama ha preceduto il suo arrivo, offre la sua spada al re di Sardegna, pur  ripetendo che è un repubblicano, ansioso soltanto, in quella contingenza,  di cacciare l’austriaco; anche se Carlo Alberto è contestato dai democratici, che lo sospettano di voler annettere Milano e i milanesi, e di non essersi impegnato abbastanza per cacciare gli austriaci.

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Prima di continuare,  dobbiamo descrivere brevemente la situazione del Brasile e dell’America meridionale quando Garibaldi arriva a Rio de Janeiro. Nel 1835 regna  in Brasile e in  tutto il Sud America una  grande tensione,  a causa di conflitti per l’ indipendenza.
Dopo la conquista napoleonica della Spagna, le colonie del Sud America si sono  impegnate in un processo di indipendenza  che si è concluso con la sconfitta della Spagna. I vice-regni sono suddivisi in un certo numero di repubbliche indipendenti tra cui la Provincia  Cisplatino, la Confederazione Argentina,  ilParaguay.
Per quanto riguarda il Brasile, dopo l’invasione del Portogallo da parte di Napoleone, la famiglia reale (che discende da un ramo collaterale dei Capetingi), andò in esilio a Rio de Janeiro e la colonia fu elevata a  regno. Giovanni VI tornò a Lisbona, a causa della rivoluzione liberale del 1820, mentre suo figlio Pietro divenne reggente del Brasile. Nel 1822, divenne imperatore del Brasile sotto il nome di Pietro I . Nel 1831, fu costretto ad abdicare in favore del figlio Pietro II, per recarsi in Portogallo a ripristinare la figlia sul trono di  Lisbona,  usurpatole dal fratello minore dell’imperatore Michele I.
Pietro II, tuttavia, è ancora minorenne (la maggiore età è prevista al 2 dicembre 1843., Anche se i liberali, riescono a fare approvare una legge per abbassare la maggiore età Pietro II dai diciotto ai quattordici anni). E’ stata istituita una reggenza , ma la sua autorità mostra i suoi limiti. Il Brasile ha vinto tre conflitti internazionali ( la guerra de la Plata, quella contro l’Uruguay e la guerra del Paraguay).
Credendo che la concessione di una maggiore autonomia ai governi provinciali e locali avrebbe calmato il crescente dissenso, l’Assemblea generale ha adottato nel 1834, un emendamento costituzionale chiamato Ato Adicionale (Atto Aggiuntivo) che aumenta i loro poteri. Invece di porre fine al caos, questo emendamento esacerba vieppiù le rivalità locali e le ambizioni. La violenza è scoppiata in tutto il paese. I partiti politici di tutti i colori cercano con tutti i mezzi di dirigere le amministrazioni provinciali e comunali, e ciascuna parte che ha preso il potere in una provincia sta anche cercando di prendere il controllo di tutto il sistema elettorale e politico. Mentre le parti che hanno perso le elezioni, cercano di  sollevare  le popolazioni e  di prendere il potere con la forza, provocando rivolte diverse, come la guerra Farrapos, Cabanagem e Balaiada.
Questa è la situazione che trova il nostro eroe nel 1835, quando sbarca a Rio de Janeiro.

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Garibaldi si insedia a Rio de Janeiro, ospitato dalla piccola comunità di esuli italiani e degli emigranti. Con uno di questi amici, il signor Rossetti, ha abbracciato una attività commerciale, ma i due non sono stati fatti  per il commercio e degli affari.

Durante questo periodo egli sceglie di diffondere sentimenti rivoluzionari tra i suoi compatrioti, e rimane in contatto con gli attivisti in Europa, Mazzini e i suoi corrispondenti Ghiglione Antonio e Luigi Canessa.

Garibaldi diviene presidente della cella Giovine Italia nel continente sudamericano. Aderisce anche al Masonic Lodge Asilo de Vertud.

Va detto che il nostro eroe è  certo un uomo intelligente, ma egli non amava tanto gli intrighi della politica o le riunioni massoniche in cui le discussioni e tesi , erano un spreco di tempo nella evanescenza! Così egli aderisce alla massoneriaa, perché crede nei suoi ideali, ma lui è nato per l’azione che segue il pensiero, non per il pensiero che si espande  all’infinito!

Dopo il settembre 1835, Bento Gonçalves da Silva proclama la Riograndense Repubblica (1836), Garibaldi è pronto a lottare per gli ideali e umanitari, il 4 maggio 1837,  riceve una lettera  da parte del governo di Rio Grande do Sul, ribelle all’autorità dell’Impero del Brasile.

Egli sfida un impero con la sua barca di nome Mazzini. L’11 aprile 1838, respinge verso il basso un battaglione del brasiliano Imperiale (Battaglia di Galpon Xarqueada) e prende parte alla prossima  cattura del porto di Laguna, la capitale della provincia di Santa Caterina, (25 luglio 1839 ), che facilita la creazione della Repubblica o Repubblica Catarinense Juliana.

Il 15 novembre l’esercito imperiale riconquista la città ma il nostro eroe riappare coi repubblicani sulle alture dove il combattimento si svolge con vari gradi di successo. Garibaldi è coinvolto per la prima volta in un combattimento esclusivamente terrestre nei pressi di Forquillas: attacca con i suoi marinai e costringe  i suoi nemici a ritirarsi.

Durante questo periodo, gode delle simpatie incondizionate di  Manuela Ferreira de Paula, nipote di Bento Gonçalves da Silva, ma vi rinuncia a causa della differenza di status sociale.

Nel 1839, mentre è in Laguna, ha incontrato Ana Maria de Jesus Ribeiro, di appena 18 anni. Una storia d’amore nasce tra due giovani, anche se Anita è già sposata con Manuel de Aguiar Durante. Abbandona il marito per seguire Giuseppe econ si sposa nel 1842 dopo la morte del primo marito.

Nel 1841, non vedendo una rapida conclusione della guerra, e su richiesta di Francesco Anzani, un lombardo in esilio, con il quale diventa amico e che vuole la sua presenza in Uruguay, Garibaldi, con il permesso di Gonçalves, lascia il Rio Grande per Montevideo dove molti stranieri, soprattutto francesi e italiani.

Lì, la guerra tra il presidente uruguayano Manuel Oribe, che è stato rovesciato, ma è sostenuto dal governo di Buenos Aires di Juan Manuel de Rosas, e il nuovo governo guidato dal generale Fructuoso Rivera si trasferisce a Montevideo.  Dichiarata nel dicembre del 1838, la guerra chiamata guerra mondiale,  durò  per tutto il periodo 1839-1851.

Con sede a Montevideo, Garibaldi insegna matematica.

La flotta della Confederazione argentino opera sotto il comando dell’ammiraglio William Brown dall’Inghilterra, mentre quello Montevideo è sotto il comando del commodoro John Coe di origine americana.

Il governo di Montevideo appello a Garibaldi.

A Rio de la Plata, la marina argentina sta cercando di bloccare il porto di Montevideo. Il 16 agosto 1842 un battaglia navale si svolge sul fiume Paraná, vicino alla città della Costa Brava. Le navi comandate da Garibaldi combattuta dalle forze di Brown che significa in navi e uomini sono superiori. Dopo aver subito pesanti perdite, Garibaldi fuoco le sue navi per evitare che cadano nelle mani di Brown, è riuscito a mettersi al riparo con l’equipaggio superstite.

Lo stesso anno, Garibaldi sposò Ana Maria de Jesus Ribeiro, che ha incontrato nel 1839 e che ha avuto quattro figli: Domenico Menotti, Rosita, che morì in tenera età.

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Per chi ne avesse piacere, comunico che la Casa Editrice “La Riflessione” di Davide Zedda, organizza una serata di presentazione al Lazzaretto di Cagliari (Salone Principale) sabato 9 febbraio alle ore 17,00. L’autore sarà lieto di accogliervi personalmente e di rispondere alle domande che gli organizzatori e il pubblico vorranno sottoporgli. Vedere Locandina a lato.

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5)Il primo esilio(1835-1848)

Prima di continuare con la nostra storia,  dobbiamo brevemente descrivere la situazione del Brasile e del Sud America quando Garibaldi arriva a Rio de Janeiro. Una grande confusione regna nel 1835 in Brasile e in tutto il Sud America a causa di una guerra di potere .

 

Dopo la conquista napoleonica della Spagna, le colonie del Sud America si impegnano in un processo di indipendenza che si conclude con la sconfitta della Spagna. Il territorio è suddiviso in una serie di repubbliche indipendenti incluse località cisplatine, la Confederazione Argentina, Paraguay.
Per quanto riguarda il Brasile, l’invasione del Portogallo da parte di Napoleone,  obbligò la famiglia reale (che discende da un ramo collaterale dei Capetingi, ), andò all’esilio a  Rio de Janeiro e la colonia è elevata a  regno .

Giovanni ritornò a Lisbona causa della rivoluzione liberale del 1820, mentre suo figlio Pierre divenne reggente del Brasile. Nel 1822 divenne imperatore del Brasile sotto il nome di Pietro il primo. Nel 1831, fu costretto ad abdicare in favore del figlio Pietro II °, per  recarsi in Portogallo a ripristinare la figlia sul trono di  Lisbona usurpato dal fratello minore dell’imperatore Michele I.

 

Pietro II, tuttavia, è ancora minorenne (il raggiungimento della maggiore età è prevista  per il 2 dicembre, 1843).

 

Anche se i liberali riescono a fare passare una legge che abbassa l’età  di Pietro II,  da 18 a 14), una reggenza è stata istituita con l’obbiettivodi affrontare i suoi limiti di autorità. Il Brasile vince  tre conflitti internazionali (la guerra cisplatina, la  Guerra uruguaiana e la guerra contro il Paraguay).

 

Credendo che la concessione di una maggiore autonomia alle entità provinciali e locali dovrebbe calmare il crescente dissenso, l’Assemblea Generale nel 1834, ha adottato l’emendamento costituzionale chiamato Ato Adicionale (Atto aggiuntivo) che aumenta il loro potere.

Invece di porre fine al caos, questo emendamento non fa che aumentare le rivalità locali e le ambizioni. La violenza esplode in tutto il paese. I partiti politici di tutti i colori cercano con tutti i mezzi  di prendere il controllo del sistema elettorale e il potere politico sull’ intera regione.

Questa è la situazione che il nostro eroe scopre  quando arriva nel 1835 a Rio de Janeiro.

 

La dimensione europea che Garibaldi aveva raggiunto  lo spinge a  un impegno totale e sincero nella loggia massonica. Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro di quasi tutti italiani, entra  al servizio della massoneria e diviene la figura di spicco dell’Italia laica e anticlericale.

In questo egli era veramente il massone n. 1 in Italia, e non solo, un forte sostenitore di ideali massonici europei e universali.

 

Possiamo dire che Garibaldi è un figlio del suo tempo: gli ideali dell’Illuminismo, il respiro napoleonico,  i segreti della Massoneria, i desideri di libertà e di indipendenza di tutti i popoli del mondo, l’anticlericalismo, sono tutti ideali da infonedere  in  una lotta serrata per tutti coloro che cercano e combattono per la libertà!

…continua…

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Quarta Puntata – L’11 febbraio 1834, devono partecipare alla rivolta mazziniana per rovesciare la monarchia. Garibaldi scende a terra per mettersi in contatto con mazziniani, ma il fallimento della rivolta in Savoia e qualcuno che avverte l’esercito e la polizia causano il fallimento dell’operazione. Garibaldi, non può tornare a bordo della Geneys ed è considerato un disertore. Riconosciuto come uno dei capi della cospirazione, viene condannato “alla pena di morte ignominiosa” in absentia, come un nemico della nazione e dello Stato.

Garibaldi diventa così un “bandito”. Si rifugia prima a Nizza,  poi,  attraversato il confine si reca a Marsiglia, ospite del suo amico Giuseppe Pares2. Per evitare il sospetto, ha preso il nome di Giuseppe Pane e nel mese di luglio si imbarca sul Mar Nero, e il marzo 1835 lo troviamo a Tunisi. Garibaldi rimane in contatto con l’ associazione mazziniana tramite Luigi Cannessa e nel giugno 1835 è  introdotto nella giovine  Europa, prendendo come nome di battaglia Borel,  in memoria del martire per la causa rivolutionaria.

L’Italia ora è diventata inaccessibile a causa della pena di morte che incombe su di lui,; la sua vita sta prendendo in considerazione orizzonti temporali più lunghi. L’occasione gli  si presenta quando un brigantino italiano deve andare a Rio de Janeiro, in Brasile, l’8 settembre 1835. Garibaldi parte da Marsiglia, sotto il nome di Giuseppe Pane, con l’intento di diffondere gli ideali mazziniani. Inoltre, Rio ha una vasta comunità di marina ligure, che permetterà un arrivo inosservato.

Dopo la conquista napoleonica della Spagna, le colonie del Sud America sono impegnate in un processo di indipendenza  conclusosi con la sconfitta della Spagna. Il vice-regno viene suddiviso in un certo numero di repubbliche indipendenti tra cui la Provincia  Cisplatina, la Confederazione Argentina, Paraguay. Per quanto riguarda il Brasile, dopo l’invasione del Portogallo da parte di Napoleone, la famiglia reale andò in esilio a Rio de Janeiro e la colonia fu elevata a un regno. Giovanni VI tornò a Lisbona, a causa della rivoluzione liberale del 1820, mentre suo figlio Pietro divenne reggente del Brasile. Nel 1822, divenne imperatore del Brasile sotto il nome di Pietro I.  La sua politica centralizzata  porta presto alla rivolta e nel 1832 è costretto ad abdicare in favore del figlio Pedro II.

…continua…

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Abbiamo già visto come la penisola italiana fosse, all’epoca in cui nasce Garibaldi,  divisa in tanti piccoli stati indipendenti. La Rivoluzione francese e la costituzione della Repubblica Cisalpina e del Regno d’Italia (quest’ultima nata in epoca napoleonica), segneranno un deciso e significativo  aumento del sentimento nazionale degli  italiani repubblicani.

Ci furono molti  movimenti insurrezionali primavera del 1820 fino al 1831. Garibaldi, come molti della sua generazione, sta acquisendo una spiccata  coscienza nazionale, cui consegue   il desiderio di unificare l’Italia, divisa ormai sin dall’epoca della caduta  dell’Impero Romano d’Occidente.

Per Garibaldi, le tesi per la lotta dell’unità d’ Italia della grande epopea risorgimentale di Giuseppe Mazzini, sembrano essere il risultato diretto delle idee sint-simoniane di Barrault, momento iniziale della redenzione per tutti i popoli oppressi.

Su questo viaggio,  che cambia la sua vita,  Garibaldi nelle sue memorie scrisse: “Christoforo Columbo certamente non sentiva  tanta soddisfazione nello scoprire l’America,  quanta ne sentivo io nel trovare qualcuno che si interessava al riscatto del  nostro Paese “.

La storia ufficialmente racconta che Giuseppe Garibaldi, avrebbe incontrato Giuseppe Mazzini nel  1833 a Marsiglia e che si sarebbe unito alla Giovine Italia, l’associazione segreta politica di Mazzini che mira a trasformare l’Italia in una repubblica democratica unitaria, senza il re di Torino, e senza il Papa di Roma, con la Città Eterna come  capitale del nuovo stato repubblicano.

Come  marinaio, Garibaldi deve assolvere il servizio militare per cinque anni nella Marina Militare della Sardegna dove viene  arruolato in dicembre 1833. In linea con la tradizione, prendendo come nome di battaglia Cleombroto , un eroe di Sparta (Cleombroto Primo, per la precisione, era il fratello del grande eroe greco Leonidas, del cui figlio divenne il tutore, dopo la battaglia di Termofili).

Con gli amici e Marco Edoardo Pes Mutru, egli cerca di fare proselitismo per la loro causa, esponendosi con leggerezza. Sono segnalati alla polizia che monitora Mutru e Garibaldi, i quali sono trasferiti dal Geneys  alla fregata Conte, il 3 febbraio, pronti per partire per il Brasile.

Come avremo occasione di dire, Garibaldi, per amore d’Italia e per  la libertà del suo popolo,  abbandona gli ideali repubblicani, diventando amico del re Vittorio Emanuele II di Sardegna e del suo primo ministro, il conte Camillo Cavour, gli altri due principali autori della unificazione italiana con i nostri eroi Mazzini e Garibaldi.

… continua..

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1) Gli anni di apprendistato e l’incontro con i simoniani  e con il misterioso credente in Turchia (1822-1834);

Peppino, quindi, a quindici anni, convinse il padre a fargli seguire una carriera marittima e si arruolò come mozzo, poi, a 17 anni, si imbarcò sulla Costanza comandata da un  italiano, il signor Angelo Pesante. Il suo primo viaggio si  svolge a Odessa, Mar Nero, e fino a Taganrog, Mar d’Azov,  per il commercio del grano.

A  18 anni, nel 1825, si trova a Roma dove era andato con suo padre con un carico di vino per i pellegrini del Giubileo di papa Leone XII. Questo viaggio a Roma è una rivelazione, ma anche una delusione: la Roma dei papi, è molto diversa da quella che immaginava. Da lì inizia la disaffezione  contro i papi e comincia a maturare la sua idea di restituire   Roma all’ Italia, ma il destino non sarà molto benevolo con il nostro eroe, per quanto riguarda Roma, come vedremo in seguito.

Nel 1827, a bordo del brigantino Cortese,  riparte per il Mar Nero, ma i marinai verranno attaccati  da   corsari greci; nel mese di agosto 1828, si ammala e viene sbarcato a Costantinopoli, dove rimane fino alla fine del 1831 .

Si integra nella comunità italiana e si guadagna da vivere insegnando   italiano, francese e matematica,  a dimostrazione che Garibaldi era anche in grado di lavorare con la penna, non solo con l’azione, nonostante la spada  prevarrà in tutta la sua  vita.

Nel febbraio 1832  riceve il brevetto di capitano e naviga di nuovo sul brigantino Clorinde  per il Mar Nero.

Dopo più di un anno di navigazione  torna a Nizza nel marzo 1833 e, successivamente,  parte per Costantinopoli.

In questa circostanza, con l’equipaggio si imbarcano tra i passeggeri anche tredici adepti francesi di Henri de Saint-Simon, che intendono creare una comunità nella capitale ottomana. Il loro leader è Emile Barrault, un professore di retorica che espone le  idee “Saint-Simoniane” a Garibaldi. Questo è un incontro fondamentale per lo sviluppo del pensiero di Garibaldi, che matura  il primo nucleo dei suoi convincementi di libertà e di fraternità universale, il cosmopolitismo tra  i popoli di tutto il mondo.

In particolare lo colpisce la frase chiave:
“Un uomo che ha scelto l’umanità cosmopolita come patria di adozione, offrendo la sua spada e il suo sangue a favore di tutti i popoli,  lottando contro la tirannia,  è qualcosa  più di un soldato:  è un eroe!”

Garibaldi stesso, d’altronde,  diventerà un eroe: l’eroe dei due mondi!

La nave, dopo Costantinopoli,   prosegue per Taganrog. In una locanda, Garibaldi incontra un marinaio soprannominato “il credente” che espone le idee di Mazzini e della Giovine Italia: idee di repubblica e  di unità nazionale;  così come della Giovine Europa per  l’indipendenza di tutti i popoli che non sono ancora liberi.

Non si sa con certezza il nome di questo personaggio, ma sarà veramente importante nella vita futura del nostro eroe.

…Continua…

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Giuseppe Garibaldi nasce a Nizza il 4 luglio del 1807, secondo di sei figli di Domenico e di Rosa Raimondo, entrambi di origine ligure ma trapiantati da diversi anni nell’importante  porto del piccolo regno sabaudo. In realtà, però, quando il nostro eroe nasce, Nizza non é più sabauda da quattordici, da quando cioè, Napoleone Bonaparte, ha annesso la città (unitamente alla Savoia) a far parte della Francia. La città, peraltro,  tornerà a far parte del Regno di Sardegna alla caduta del condottiero corso, per ridiventare definitivamente francese, a seguito degli accordi di Plombières, siglati da Cavour e Napoleone III, nel 1860, alla vigilia dell’Unità d’Italia. L’eroe nizzardo non perdonerà mai a Cavour la cessione della sua città natale.

Garibaldi é giustamente noto come l’Eroe dei Due Mondi, avendo combattuto a lungo sia in Europa e sia in America per la libertà dei popoli. Questo fascino di valoroso combattente, ampiamente meritato per il suo coraggio e il valore mostrati nei campi di battaglia, ha però inevitabilmente offuscato altri suoi pregi.

Non tutti sanno, ad esempio, che Garibaldi aveva una bellissima voce da baritono e che a Marsiglia, dove si era rifugiato nel 1834, dopo la sua condanna a morte da parte dei giudici del Re di Sardegna, per avere complottato insieme a mazzini per spodestare il re a vantaggio della repubblica, si guadagnò da vivere cantando le romanze italiane allora in auge nelle trattorie e nelle taverne, dove le arie d’opera del bel canto italiano, anche allora, andavano per la maggiore.

Garibaldi inoltre è stato anche insegnante di francese, di italiano, di fisica e di matematica. L’italiano era la sua lingua madre; il francese lo padroneggiava alla grande, avendolo respirato, se non in casa (dove il giovane Peppino udì risuonare sempre il dolce italico sì), quantomeno in certi ambienti cittadini che ebbe modo di frequentare sin dalla sua prima giovinezza.

Quanto alla Fisica ed alla Matematica occorre ricordare che Garibaldi era un maestro della navigazione (a 27 anni ottenne già il brevetto di Capitano) e, come tale, conosceva alla perfezione certi fenomeni fisici e le leggi matematiche che stanno alla base dell’istruzione di un marinaio del suo livello.

Avremo modo di tornare su queste vicende.

I genitori, facoltosi basta per poterselo permettere, assunsero tre precettori per dare al giovane Peppino una brillante educazione e una solida formazione culturale. Volevano infatti che egli diventasse un medico o un avvocato; la madre, fervente cattolica, sperava in cuor suo che l’amato Peppino si facesse prete. Ma il destino di Garibaldi era un altro.

Per adesso, lasciato il Garibaldi bambino (lui stesso ha scritto nelle sue Memorie che amava più i giochi degli studi, come ogni altro bambino che si rispetti, aggiungo io!), troviamo Peppino quindicenne che, presa in prestito una barca, alla rimessa del porto di Nizza, si avventura con altri amici alla scoperta della Liguria.

Ma viene scoperto e riportato a casa la sera stessa!!!

 

Fine Parte Prima- Continua…

 

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Capitolo Nono

Luigia Straneo era la primogenita delle tre figlie che erano nate dal matrimonio di Sebastiano e Margherita Doria.

Forse non era la più bella ma sicuramente era la più intelligente, la più estroversa e la più pudica e osservante delle tre.

Ma non furono certo queste tre doti, che pur acquistarono un peso determinante in un secondo momento, a colpire di primo acchito Gaspare Nicolosi.

Il focoso e passionale siciliano, almeno inizialmente, era rimasto incantato dalla voce della ragazza, che aveva sentito cantare divinamente ad un ricevimento per i neo-promossi ufficiali del Regno, oltre che dalle sue forme rotonde e generose, che gli ricordavano tanto le donne della sua amata isola.

Il resto lo fecero certamente quelle doti e complessivamente la personalità della più matura delle sorelle Stranèo.

L’intelligenza di Luigia la portava ad ascoltare più che a chiacchierare; ed a Gaspare Nicolosi non dispiaceva affatto essere ascoltato, dato che essendo nato in una famiglia assai numerosa, tempo di ascoltarlo in casa sua non ce n’era mai stato abbastanza; la sua estroversione, d’altro canto, compensava il carattere fondamentalmente introverso di Gaspare Nicolosi; e in quanto alla ferrea osservanza cattolica, che per Luigia Stranèo non era un fatto di costume ma di autentica vocazione interiore, per Gaspare Nicolosi costituiva una sorta di recupero di quei valori che la sua prima educazione e soprattutto sua madre, gli avevano inculcato sin da piccolo, ma che lui, abbandonando la famiglia per seguire Garibaldi, aveva voluto deliberatamente e apertamente rinnegare.

Insomma i due giovani erano i classici opposti che però si attraevano a vicenda.

Ma Luigia, in particolare, non avrebbe mai scelto di accettare la corte del valoroso siciliano se le sue doti e le sue caratteristiche personali non le avessero ricordato la personalità di un cugino, con il quale lei era cresciuto e che aveva voluto bene come ad un fratello; il quale cugino, unico dei tre figli di un suo zio paterno, aveva abbandonato carriera e agi borghesi, per seguire proprio Giuseppe Garibaldi sin dalle sue prime avventure libertarie e che Luigia, una volta venutogli a mancare, rivide nella personalità altrettanto avventurosa e leale del suo corteggiatore siciliano.

Anche se in effetti i due garibaldini non si incontrarono mai sui campi di battaglia e si conobbero soltanto in maniera superficiale quando Lionello aveva ormai i giorni contati.

Infatti mentre Gaspare Nicolosi si faceva onore nel modo che abbiamo già narrato, Lionello, nella stessa battaglia di Calatafimi, era stato ferito in modo serio, seppure apparentemente non gravissimo, e quindi insieme ad una trentina di altri feriti aveva preso la via del rientro a casa.

Un solido e fraterno legame univa Luigia a suo cugino Lionello, molto più che ai due suoi fratelli (Bartolo, il più piccolo e Aimone il maggiore).

Lionello, oltre che essere in maniera assoluta il più intelligente e capace dei tre fratelli Stranèo, condivideva con la cugina un estro artistico particolare al punto che, quando Lionello ebbe la geniale idea di abbellire e rivoluzionare l’etichettatura della cospicua produzione vinicola che gli Stranèo ottenevano dalla loro tenute viticole del Monferrato, l’unica a credere veramente in lui e ad affiancarlo nel lavoro artistico e manuale, alla ricerca dei disegni da inserire nelle spente ed anonime etichette, fu proprio Luigia, anche se la madre di Lionello, in cambio del finanziamento che il figlio richiese per mettere in piedi un laboratorio di stampa e grafica (con tanto di operai e addetti per la produzione in proprio delle etichette) pretese ed ottenne che venisse inserito nella direzione della stamperia il figlio minore Bartolo che, in attesa di prestare il servizio militare di leva, frequentava con scarsi risultati e poca convinzione la Facoltà di Scienze Matematiche dell’Università di Pavia dove, se non altro, qualche nozione di disegno doveva pur averla ricevuta.

Sfruttando una legge favorevole del 1855 Lionello era riuscito poi, tra un intervallo e l’altro delle sue campagne a fianco di Garibaldi, a far riconoscere e tutelare a livello legale una tecnica grafica di disegno e riproduzione assai innovativa che si rivelò, contrariamente alle aspettative di tutto il parentado, un notevole successo commerciale, tale da conquistare il mercato, attirando l’interesse degli altri produttori di vino in bottiglia.

Quando anni dopo l’ingegnoso inventore seppe di avere i mesi contati, la sua geniale invenzione, che aveva conquistato tutti i mercati del nuovo Regno d’Italia, al punto che la nuova stamperia di famiglia si era dovuta trasferire in un capace locale del centro ed occupava, tra grafici e operai, una ventina di dipendenti, lo aveva di già reso un uomo ricco e di successo.

Lionello non amava il danaro; Luigia lo sapeva, perché sin da ragazzo aveva mostrato un’attitudine quasi vicina alla prodigalità; e non solo nello spendere danaro a piene mani si era mostrato prodigo, ma anche nello sperperare la sua salute, la sua giovane vita; nel consumarsi nei vizi e per i vizi; con le donne, nell’alcool, nel gioco, nella guerra; Luigia ricordava bene quando da ragazzo sfidava la morte, in ogni occasione, fosse un tuffo nell’acqua di un fiume da un’altezza straordinaria, o il lanciarsi (e a volte nel fare finta di lanciarsi per impaurirla) nel vuoto; o lanciando a folle corsa il calesse di casa sua; forse godeva a sentirla supplicare di stare attento, di non farlo, per carità di Dio e per amor suo, che gli voleva bene come una sorella; ma Lionello ne usciva sempre indenne e più spavaldo che mai; era arrivato a confidarle che tanto lui si sarebbe accontentato di vivere sino a quarant’anni, purché avesse vissuto a modo suo, godendo di ogni piacere, correndo ogni rischio, accettando e lanciando ogni e qualsiasi sfida, a Dio, alla sorte, alla vita.

E anche adesso che era diventato ricco di suo, mostrava ancora totale disinteresse per i soldi; e non li considerava affatto, se non in funzione dei piaceri che egli poteva ottenere spendendoli. In questo lui si sentiva simile al condottiero Giuseppe Garibaldi, che teneva in sommo dispregio il danaro, l’interesse personale ed il profitto; ciò che aveva portato Luigia, insieme alle gesta che il cugino le narrava in tono ammirato ed esaltante, ad apprezzare intimamente quel leggendario Garibaldi che, tuttavia, in casa sua, non godeva di molte simpatie, soprattutto da parte di suo padre.

Ma quel che a Lionello faceva più male, come confidò segretamente a Luigia in quella splendida mattina primaverile, che solo a respirarla faceva amare la vita al più disgraziato degli uomini, quando le aveva chiesto, procurandole una strana inquietudine che solo dopo comprese, di accompagnarlo per una passeggiata in carrozza, non era il pensiero di tutti quei soldi che aveva già fruttato la sua invenzione (e di quelli che prometteva di fruttare ancora di più in futuro ) e di cui lui non avrebbe potuto godere; e neppure il fatto che non avrebbe più indossato quella camicia rossa, lottando a fianco del suo generale, per portare a termine la missione di unificare l’Italia che Garibaldi si era prefisso, strappando Roma ai preti e Venezia agli Austriaci.

Quel che gli aveva quasi sussurrato, mentre Luigia ignara godeva follemente della sua compagnia, lungo i viali con gli alberi già in fiore della sua città, era il pensiero che se ne stava andando, lasciando la cosa più preziosa che la vita gli aveva dato e di cui solo adesso, a un passo dalla morte, capiva l’importanza: una figlia di quattro anni.

Quella notizia, che lei cercò disperatamente di fargli confessare come uno dei suoi soliti scherzi, architettati per farle paura, la sconvolse tanto da farla piangere.

Anche la delusione di essere stata tenuta all’oscuro da quella paternità che lei avrebbe accettato con lo stesso amore sincero che provava per lui, scomparve di fronte alla terribile notizia che suo cugino aveva una malattia incurabile che lo avrebbe presto portato alla morte.

E mentre quelle lacrime amare le rigavano il volto senza più ritegno, lui le chiedeva di interessarsi in prima persona di quella sua creatura che, almeno, perdendo il padre, si ritrovasse a fianco un riferimento affettivo sicuro (dato che la madre, non avrebbe potuto sopperire in tutto e dato che comunque il suo affetto, in aggiunta a quello della madre, non avrebbe di sicuro nuociuto alla sua bimba) e una persona fidata e onesta che amministrasse oculatamente i suoi beni di famiglia e quei profitti tanto copiosi quanto inaspettati, sino alla sua maggiore età.

Quando aveva capito che quella notizia atroce non era una delle sue burle, ancora scossa dal pianto e affranta dal dolore, Lionello, che da par suo riuscì a ribattere a tutte le sue obiezioni, vincendo la sua paura di non essere all’altezza di un simile incarico, le fece promettere che si sarebbe interessata all’educazione e alla crescita della sua bambina, pregandola di mantenere il segreto che nel suo testamento l’avrebbe nominata tutrice e curatrice dei beni che avrebbe lasciato a sua figlia.

Luigia promise, anche se in cuor suo sperava che i medici si fossero sbagliati e che per lui, col tempo, si trovasse qualche nuova cura.

Ma così non fu.

Luigia si ritrovò praticamente sulle spalle il peso dell’educazione di una bambina di quattro anni (che contava di condividere con la madre, ma che invece, forse affetta dallo stesso morbo del cugino, o magari angosciata dalla prematura dipartita di quel suo grande amore, dopo neanche un anno, morì anch’essa) e l’amministrazione di un patrimonio immobiliare, societario e finanziario che diveniva sempre più cospicuo (per la qual cosa, ad ogni buon conto, vista la sua completa inesperienza, come d’altronde aveva previsto suo cugino, poteva contare su suo padre; anche se, come si dirà più avanti, Lionello, nonostante la sua capacità precognitiva nell’escludere i fratelli dalla previsione testamentaria, non riuscì a impedire del tutto che i fratelli superstiti, seppure con le difficoltà e gli ostacoli che quella previdente designazione comportava, mettessero le mani sul patrimonio della infelice minore).

Una domanda angustiava però segretamente Luigia: ma quel giovane siciliano, che tanto si era mostrato interessato a lei, al punto da manifestare l’intenzione di chiedere la sua mano, avrebbe accettato quella situazione?

…continua…

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