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Divinità del Verbo

In principio era il Verbo

E il Verbo era presso Dio,

Il Qual teneva in serbo

Di riscattare il fio

Dell’umana corruzione

Mandandoci Suo figlio

Che,  nato da puro Giglio,

È Sua rivelazione,

In uno con lo Spirito,

Ma puoi elencarne tre!

Comela Legge  per Mosè

Fu data,la Grazia Cristo

Ci ha portato in Verità!

Pur se d’ogni cosa è Autore,

L’uomo, mal conoscitore,

Lo ha trattato con viltà.

Ma a color che L’hanno accolto,

Lui li ha resi fratelli

Dandogli i doni più belli,

Senza riceverne molto.

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Isaia

Capitolo 7

 

I re di Samaria e di Damasco

mossero guerra ad Acaz re di Giuda;

la guerra  pei due re fu  proprio un fiasco;

 

infatti, nonostante il suda e suda,

Jerusalem non cadde ai loro piedi!

Isaia vaticinò: “Non si eluda

 

la parola del Signore e credi,

casa di Davide, in ciò che verrà,

dopo Efraim e le sue errate fedi:

 

Ecco, la Vergine concepirà

un figlio chiamato l’Emanuele,

finchè il bimbo non abbandonerà

 

la terra di Efraim e dell’infedele

e non respinga il male e scelga il bene,

mangerà in abbondanza panna e miele

 

e saran giorni di lacrime e pene!”

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‘Amerai il tuo prossimo e odierai chi è

Tuo nemico’; ma io vi dico: amate

I vostri nemici e pregate per

Chi vi perseguiterà, perché siate

I figli del Padre Vostro Celeste

Che col sole le cose ha illuminate

Sulle teste malvagie e sulle teste

Dei buoni e fa piovere sugli ingiusti

E sui giusti! Quale merito avreste

Infatti voi ad ammirar gli augusti,

che a volta lor vi fanno belli e sani?

Provatevi a lodare gli invenusti!

Se fate come fanno i pubblicani,

che ossequiano i parenti diretti

soltanto, il vanto qual è? I pagani

fan lo stesso! Siate dunque perfetti

com’è perfetto il Padre mio celeste!

Queste son parole incluse tra i detti

che leggonsi nei giorni delle feste!

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Dal Capitolo 2 del Vangelo secondo Luca

VV 21-35

 Circoncisione e Presentazione del Tempio

 

Ogni primo maschio della nazione”

-         così è scritto – “sarà sacro a Jahwèh!”

Al tempo della purificazione,

 

dunque, giusta la legge di Mosè,

Giuseppe e Maria al Tempio Gesù

Condussero in offerta a Chi in Cielo   è!

 

E per donargli, in obbligo e virtù

Una coppia di tortore o colombi,

secondo quanto usavan le tribù!

A Gerusalemme, vecchio di lombi,

stava Simeone, giusto e timorato,

 

al quale di non vedere i piombi

della morte,  era stato  preannunziato,

prima che avesse visto il Messia

e che Israele fosse  confortato!

Mosso dal Santo Spirito, la via

 

del Tempio, mentre l’offerta adempievano

i due  dell’antica legge giudìa,

ei prese e giuntovi,  benedicevano

 

Iddio le sue parole,  abbracciando

Quella Luce nella Quale  vedevano

I suoi occhi le genti illuminando,

Per la gloria del popolo Giudeo,

la salvezza che andava preparando

 

ad ogni popolo.  “Or che mi beo

di cotanto, secondo la Parola,

lascia che vada in pace,  Santo Teò’,

 

il Tuo servo!” Ancor si sente e  vola,

nelle orecchie stupite di Maria,

la voce di Simeon, cui disse sola:

 

“ Di molti uomini  in questa terra mia,

per la rovina e la  risurrezione

Egli è, segno di forte discrasia,

 

perché esprimano rivelazione

i pensieri di molti animi e cuori!

Ed anche nel tuo cor dello schidione

 

Udrai della Sua carne  i molti  fori!”

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Dal Capitolo 13 del Vangelo secondo Marco

VV 33-fine

“Vegliate dunque come’l servo che

 non sa se il suo padrone torni presto

o tardi; né al canto del gallo o nel

 

bel mezzo della notte e sarà desto

se non vuole trovarsi addormentato

quando verrà, comodo oppure lesto!

 

Questo lo dico a voi: sia il vostro stato

Sempre di veglia, ma lo dico a tutti!”

Queste parole che Marco ha narrato

sian come semi che portano frutti.

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–“ Io sono il pane vivo,

chi ne mangia, in eterno

vivrà. Il Padre Superno

mi ha mandato. Non schivo

     chi m’accoglie e di carne

mia si ciba. Dal Cielo

son disceso e vi svelo

che a non necessitarne

    sarà chi crede in me.

E la Risurrezione

Per volontà di Dio Iavèh

Io porto per dazione!

   Colui che di me mangia

E beve, dentro me vivrà,

come io vivo per Abbà,

mio Padre, ed ei sì cangia,

     non come quel che gl’antichi

padri un dì nel deserto

ebbero per nutrimento,

finchè non si glorifìchi”.

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Dal Vangelo secondo Luca

Capitolo 11 – VV 27-28

Elogio della Madre di Gesù

“Beato il grembo che Ti ha concepito

ed il seno da cui hai preso il latte!”

S’udì gridare un giorno che guarito

avea un muto, tra concitate

voci della folla. Disse Gesù:

- “Quelli ligi, dopo averle ascoltate,

alle divine leggi, lo son di più!”

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Dal Vangelo secondo Giovanni

Capitolo X

vv 1-10

” Io entro nell’ovile come amico

il ladro entra soltanto per rubare:

in verità, in verità vi dico

è  ladro e brigante chi suole entrare

per altra parte che non sia la porta!

Io sono il Buon Pastore e per portare

al mio gregge la vita ed ogni scorta

copiosa di pascolo son venuto!

Sappiate che son la porta

per mezzo della quale

al Padre mio si sale!

Come un pastore che esorta

chiamo gli ovi uno ad uno

e poi cammino avanti;

ma di ladri e briganti

non ne seguono alcuno.

Per essi do la mia vita

ma non coattivamente;

e quando sarà finita

la riprendo nuovamente.”

Pur su ciò sorse contesa:

chi un demonio ‘l vedeva

chi un profeta  ’l diceva;

e d’altro essa era accesa.

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Proprio nel giorno della festa delle donne non avrei voluto vedere quel programma andato in onda su Rete 4 nel pomeriggio.

Dicono che siano degli attori ad interpretare le vicende, più o meno sfortunate, che vengono portate alla ribalta di “Sportello Forum”.

A me, quella donna,  che voleva indietro i soldi versati per un corso di difesa personale (ben 890 €, mi pare) sostenendo di essere incinta (pur non essendolo), è sembrata autenticamente affranta, visibilmente sofferente, assurdamente disperata.

Ma faceva spettacolo.

Ed è qui che mi sono dispiaciuto.

Non si può e non si deve  fare spettacolo  sulla pelle delle persone che sono in difficoltà; e quella donna era visibilmente in difficoltà; continuava a ripetere  di essere incinta e si capiva a tutto tondo che non lo era. Il pubblico delle donne, meno impietoso e più sensibile della conduttrice, cercava di dare una spiegazione per metafora, ma la ragazza non ne voleva sapere  di ragionare. Io non sono nè un medico e neppure uno psicologo; e ancora meno sono un neurologo o uno pschiatra.

Eppure mi sono sentito a disagio mentre quella poveretta mostrava al giudice onorario del programma, deputato a decidere che avesse ragione tra i due contendenti, la foto di un famoso attore, sostenendo che quello era il suo fidanzato, il papà eccezionale della creatura che sosteneva di portare in grembo da sei mesi (senza peraltro mostrare il certificato medico che l’amministratore della società erogatrice del servizio di difesa personale,  pretendeva di vedere, prima di prendere in considerazione l’ipotesi di restituire i soldi; salvo poi smentirsi sostenendo che la sua società, da lui definita seria, prepara alla difesa personale su un piano psicologico; e quindi neanche il certificato del ginecologo, ho paura, sarebbe valso alla poveretta la restituzione di quanto improvvidamente pagato in anticipo).

Fortuna che il giudice onorario (donna) ha mostrato un grande equilibrio nella sentenza, statuendo il diritto della sfortunata ragazza a riavere indietro i suoi sudati quattrini, a condizione che essa si recasse con lei in visita specialistica dal suo ginecologo (specializzato anche in psicoterapia o, forse, specializzata in psichiatria tout court).

So già cosa penseranno in molti: ma cosa dici mai? straparli!!! quella si è messa in tasca i bigliettoni, alla faccia tua e dei tuoi sentimentalismi del cavolo; svegliati, che siamo già nel terzo millennio, dove apparire è persino più importante di essere.

Non di meno io resto perplesso e ribadisco che se anche quella donna fosse stata un’attrice, resta il fatto che lo spettacolo era comunque imperniato sul malessere e sulla sofferenza, visibilmente palpabili di una donna in difficoltà (che poi fosse affetta da  isterismo uterino o da altra patologia non ha molta importanza) sacrificati all’audience e  al dio quattrino.

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Dal Vangelo secondo Marco

Capitolo 8
VV 1-9
La seconda moltiplicazione dei pesci

Avevano soltanto sette pani,
da dare ai quattromila nel deserto,
c’avevano soltanto per le mani

quei sette pani e alcuni pesci! – “ Certo
non possono sfamar tutti i presenti
accorsi da tre giorni qui all’aperto,

a udir, Maestro, i Tuoi comandamenti!”
- “ Ma se digiuni li rimando a casa”-
Rispose Gesù Cristo ai Suoi discenti

-    “ lungo questo cammin di terra rasa,
Rischiano di perire o venir meno!”
E, benedetto il poco cibo, evasa,

ogni richiesta, d’ogni fame alieno
fu ciascun dei quattromila! Perciò
piene d’avanzi sette ceste almeno,

sazi e felici Lui li licenziò!

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Ritorno dall’Egitto

Morto Erode, un Angelo del Signore
Apparve in sogno a Giuseppe in Egitto
E disse: -“ Alzati, prendi con amore

Il bambino e sua madre e vai dritto
Nel paese d’Israele, perché
Son morti quei che con iniquo diritto

Volean la morte del bambino che
Ti è stato affidato!”  Però, avendo
Saputo che Archelao era re,

al posto di suo padre Erode, fuggendo
nelle regioni della Galilea
si fermò a Nazaret, così adempiendo

quanto l’antica tradizione giudea
predisse: “Sarà detto ‘l Nazareno!”

Questi son versi che il poeta crea

ma dell’Original valgono meno.

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“Ave,  Maria, che di grazia sei piena
il Signore è con te” – disse Gabriele
ad una vergine, mentre serena,

secondo i consueti usi  di Israele
operosa  attendeva il compimento
della promessa delle antiche stele,

che a conclusione del fidanzamento,
portava  alla carnale conoscenza
dello sposo. E fu nel turbamento

che Maria si chiedeva quale scienza
avesse un tal saluto. – “ Non temere”-
le disse il messaggero di Sapienza

-“ Maria, perché tu dovrai avere
un figlio, al quale  Tu darai la luce
e il nome di Gesù l’Emmanuele,

pur noto qual Figlio del Sommo Duce
e sarà grande per Sua volontà!
Per sempre la via, che al trono conduce

Del Re  Davide,  Dio Gli assegnerà!”
-    “ Non conosco uomo! Ciò è impossibile?”-
esclamò Maria, pura  in verità!

L’Angiol rispose: -“ Lo Spirto Mirabile
Scenderà su di te e la Sua scia
Di Eterna Santità sarà estensibile

Su te, grazie all’Altissimo, Maria!
Colui che nasce da te  sarà Santo:
sarà chiamato figlio di Dio. Pria,

anche di Elisabetta un nero manto
dicevano che avesse nel suo  seno;
adesso  d’aver concepito ha vanto

Questo dei nove è il sesto mese almeno
per quella tua vecchia parente!Nulla
è per il Signore Jahwèh alieno!”

Quindi  Maria gli rispose: – “La culla
sia pronta per la serva del Signore!
Avvenga dunque ciò che hai detto sulla

Mia maternità, me lo  dice ‘l cuore!”
E l’Angelo partì quindi da lei!
Nel contempo Maria con tanto ardore,

per giungere a una città dei Giudei,
verso la montagna si mise in viaggio!
Giunta alfine  alla casa di colei

Che era stata   incinta fuor di lunaggio,
la salutò! Appena Elisabetta
ebbe udito il suo  saluto, un raggio

sembrò colpire come una saetta
il bimbo di cui era in dolce attesa
che le fece in grembo una  piroetta!

Elisabetta esclamò a gran voce:
-    “ Tu sei tra le donne la benedetta
e benedetto il seme che ti cuoce

in grembo! Perché oggi, alla  casetta
mia, la madre del mio  Signore viene?
Appena la tua voce io ho percetta,

il bambino di gioia nelle vene
 ha esultato! Beata chi ha riposto,
nella parola che da Dio proviene

fiducia!” E Maria rispose tosto:
-    “ La  mia anima magnifica Dio
che ha guardato l’umiltà che ha posto

in me;   esulta lo spirito mio
in Lui Onnipotente e Salvatore!
D’ora in poi da tutte le genti, io

In eterno sarò  beata! Grandi
 cose Il Signore ha fatto in me. Santo
è il Suo nome e su chi ne ha timore

si stende la Sua pietà come un manto,
di generazione in generazione.
E il Suo braccio è tanto potente quanto

Nei pensieri della loro intenzione
Disperde i superbi; innalza a santo
Gli umili, e a  chi copre una posizione

di comando, l’ ha invece rovesciato!
Ha rimandato i ricchi a mani vuote,
ha lasciato scontento anche  il protervo

e colmato di beni l’affamato!
Ha soccorso Israele, il  Suo servo,
come aveva promesso all’antenato

Abramo e al suo predetto coäcervo
Discendente, ligio alla  piëtà!”

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-“State in guardia per voi stessi, poiché
Vi condurranno davanti ai potenti,
sarete frustati davanti ai re

per causa mia sarete confidenti
davanti a loro! Ma prima bisogna
che sia predicato a tutte le genti

il Vangelo! Quando andrete alla gogna,
per esser giudicati e condannati,
non abbiate paura né vergogna

per quello da dirsi, ché imbeccati
voi sarete dallo Spirito Santo.
Per causa mia certo sarete odiati,

i figli uccideranno i padri, quanto
questi uccideranno i figli e il germano
odierà il suo germano! Ma intanto,

chi il suo spirito avrà tenuto sano,
questi sarà salvo e sarà beato!!”

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Vado regolarmente al Santuario di Bonaria; proprio quello gemellato con Buenos Aires; o forse sarebbe meglio dire quello da cui la capitale dell’Argentina deriva il suo nome, come correttamente ha osservato Papa Francesco in occasione della sua recente visita in Sardegna.

Di vista conosco un po’ tutti e tuttti mi conoscono ma, in realtà, nessuno dei Padri confessori conosce il mio nome.

Per questo,  ieri, mi sono sorpreso quando, ieri, nel salutarmi, il mio confessore mi ha augurato “Buon Onomastico”.

Lì per lì ho ringraziato; ma mentre andavo via mi chiedevo come facesse quel Padre Mercedario a conoscere il mio nome e come mai mi avesse fatto gli auguri di Buon Onomastico.

Poi ho avuto un flash, un lampo, un’illuminazione: ma certo! Il 1° Novembre è la festa di Tutti i Santi! Quindi è la festa di tutti noi! Ciascuno di noi può e deve festeggiare il suo onomastico in questa festa che vede sugli altari tutti i santi: da quelli più conosciuti a quelli ignoti e forse mai dichiarato tale ma comunque assurto alla corte celeste!

Auguri a tutti, dunque! Speriamo che tutti possiamo trascorrere una  giornata di serenità e di  festa.

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Salmo 118

XXII

 

Giunga il mio grido sino a Te Signore,

la mia supplica pervenga al Tuo volto;

sgorghi dalle mie labbra con ardore

la lode e i canti che io amo molto!

Ti desidero come Salvatore;

non lasciarmi dal mio gregge risolto.

Fa che io  viva a lungo per  darTi lode;

Il mio cuore della Tua legge gode!

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Parla bene chi testimonia con le azioni, ciò che annuncia con la bocca.

I poveri in spirito sono il popolo di Dio. Staccati dalle cose terrestri, nelle altezze della povertà, essi contemplano il figlio di Dio nei misteri della sua vita e nella gloria del cielo. I mondani, che hanno fede solo di parole, e ripongono la speranza in se stessi e nelle loro cose, e si appoggiano unicamente sull’uomo, sono ingordi di cose terrestri e puzzano di mondo.

L’accumulatore di ricchezze è più povero dei poveri, perchè non è padrone di se stesso: é il denaro il suo signore; sembra un pssessore, in realtà è proprietà del danaro. Chi non é mai sazio, seppure diventi padrone del mondo, é un mendico; non é povero colui che si accontenta di quello che ha.

Quanto più l’uomo allarga i suoi possessi, tanto più si limita, perché perde la sua libertà. La smania delle ricchezze lo rende schiavo e, facendosi servo di esse, si immeschinisce. Infelice chi è più piccolo delle cose che possiede.

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Capitolo Ottavo

Il Notaio Giovanni Willer si accomodò nello studio dell’Avv. Sebastiano Stranio, posando la capace borsa di lavoro nella poltroncina a fianco. Rifiutò con un sospiro di cortese nostalgia il sigaro che il vecchio collega di Università gli porgeva. L’Avvocato stesso optò per la pipa, che accese mentre si scambiavano i convenevoli di rito.

 

I loro rapporti, nonostante fossero ormai quasi esclusivamente professionali, rimanevano molto cordiali ed erano assai frequenti. La famiglia Straneo infatti possedeva numerosi immobili ed estesi possedimenti agricoli nel Monferrato; non era raro, inoltre, che dei suoi clienti personali richiedessero dei servizi notarili, per i quali egli interessava regolarmente il suo amico Notaio, che in quanto a competenza e discrezione, non era secondo a nessuno nel Distretto Notarile di Alessandria e Asti.

 

Perciò il Notaio non si era sorpreso quando il segretario dell’avv. Straneo lo aveva invitato,  il giorno prima , a conferire con lui nel suo studio, in quella tarda serata di giugno.

 

Capì subito che doveva trattarsi  di una questione alquanto urgente e delicata, altrimenti il suo amico non lo avrebbe convocato con un solo giorno di anticipo. Eppoi nello studio non aveva visto alcun collaboratore ed il suo amico lo aveva ricevuto personalmente.

 

-“ Mia cognata Adelaide mi ha informato che mio nipote Lionello Straneo ha un appuntamento con te a giorni.”

 

Il Notaio controllò il libro degli appuntamenti, che portava sempre con sé, estraendolo dalla borsa. Normalmente non avrebbe mai risposto ad una domanda così intimamente legata al suo ambito professionale. Ma il Cavaliere Straneo era qualcosa di più e di diverso di un semplice avvocato. Inoltre, da quando la NobilDonna Adelaide era rimasta vedova del fratello del Cavaliere, morto in Crimea nel 1855, era lui che si occupava delle questioni amministrative e legali riguardanti la cognata ed i tre figli che aveva avuto da Oddone Straneo.

 

-         “ Esattamente Lunedì prossimo alle quattro del pomeriggio”- precisò il Notaio senza battere ciglio, riponendo il libro degli appuntamenti in borsa.

-         “ Hai saputo delle sue condizioni di salute?”

-         “No”- rispose il Notaio sollevando le ciglia con aria interrogativa; anche se in realtà qualcosa l’aveva sospettata, dato che la NobilDonna Adelaide, nel richiedergli l’appuntamento, gli aveva precisato che suo figlio Lionello intendeva dettare, in maniera solenne, le sue ultime volontà.

 

Ma aveva preferito non mostrare all’amico di avere, in qualche misura, chiosato mentalmente su una intenzione che, in fondo, poteva anche avere ragioni diverse, da quelle legate alla salute.

 

-         “ Ufficialmente si sta spegnendo a causa della recidiva di alcune infezioni conseguenti alle ferite riportate nell’ultima battaglia a cui ha preso parte nel Meridione con quel filibustiere in camicia rossa, quell’avventuriero nizzardo…”

L’Avvocato si interruppe con la scusa di ravvivare il fornello della pipa che si era spento. L’amico Notaio intuì il suo imbarazzo e volle dargli una mano.

 

-         “ Parli di Giuseppe Garibaldi?”

-         “ Sì, sì, esattamente!”

L’Avvocato fu grato al suo amico per aver saputo interpretare in modo così discreto ed elegante il suo disagio. Non era per niente facile, né piacevole parlare di quelle cose. Suo nipote Lionello era stato il figlio prediletto di suo fratello Oddone, e dei tre era indubbiamente il più in gamba, per intelligenza e coraggio; doti che da ragazzo erano state il vanto del suo povero fratello; ma il suo temperamento ribelle ed anticlericale, con la prima maturità,  aveva preso il sopravvento,  allontanandolo prima da suo padre e, dopo la sua morte, ancora di più dalla madre.

 

-         “ In realtà sta morendo a causa del mal francese… capisci?”

-         “ Mmm! Brutta storia” – commentò seccamente il Notaio, questa volta sorpreso per davvero.

-         “ Eh già! Gli errori di gioventù si pagano sempre, caro Giovanni! E non è il solo che abbia commesso mio nipote Lionello!”

-         “ A cosa ti riferisci? Alle sue scelte politiche?”

-         “ No non quelle,  oramai…”

Il Cavaliere tirò una lunga boccata dalla sua pipa. Per un attimo i pensieri gli si accavallarono in testa come draghi di fumo. Pensò al suo desiderio inappagato di un figlio maschio,   scacciato dal pensiero che era stato meglio non averne, se poi dovevano comportarsi in quel modo; ma questo secondo fu scacciato a sua volta dal pensiero di sua figlia Luigia,  che si mischiò con l’agognata e da lui temuta unione del Piemonte con quegli stati di quella gente strana e lontana del sud; poi sopravvennero impetuosi i ricordi felici dell’infanzia spensierata con suo fratello Oddone. Infine vuotò il sacco quasi d’un fiato:

 

-         “ Viene da te per riconoscere, in una sorta di articulo mortis, una figlia minore, frutto di una relazione con una ballerina o una cantante di non so quale città del regno delle Due Sicilie o giù di lì…”

-         “Caspita!” – interloquì il Notaio sempre più sorpreso- “ E quanti anni ha questa figlia?”

-         “Appena quattro, mio caro amico! E la vuole istituire erede universale di tutte le sue sostanze; ma siccome non si fida delle capacità della madre della bambina, che non sarebbe comunque, né  legalmente, né praticamente,  capace di amministrare i suoi beni, intende nominare curatrice speciale mia figlia Luigia, sino al compimento della maggiore età della bimba, capisci?”

-         “ Certo, capisco. Anche se, tuo fratello, la buonanima del compianto Oddone, aveva altri due figli maschi, se non sbaglio…”

-         “ Non sbagli affatto, Giovanni; ma Lionello non vuol sentir ragioni; sai, è sempre stato molto affezionato alla mia figlia maggiore…”

-

Il Cavaliere reputò opportuno e conveniente, nonostante la antica conoscenza e l’amicizia con il Notaio (o forse proprio per questo) tacere che Lionello aveva deciso di escludere il fratello minore, Bartolo, dalla curatela speciale della costituenda erede, a causa di una gestione poco chiara che costui aveva condotto di certi affari finanziari che una volta gli aveva affidato, tra una campagna militare e l’altra delle sue scorribande garibaldine.

 

-         “ Quanto al fratello maggiore Aimone”- proseguì l’Avvocato Stranio come se i precedenti pensieri non fossero rimasti inespressi nella sua mente – “pensa che quel mollusco si è fatto persino esonerare dal servizio militare! Pensa un po’ te quanto vale!!!”

Ancora una volta la discrezione e la sensibilità dell’amico Notaio gli vennero in aiuto.

 

-“ Può darsi che lui abbia valutato che affidando la curatela a Luigia, sarai poi tu a doverti interessare della gestione in nome del principio: ‘tutela  major  potestatis’,  è chiaro no?”

Il Notaio sottolineò la citazione sintetica del brocardo con uno sguardo d’intesa, riferendosi all’istituto che prevedeva che quando una donna sotto tutela del padre (com’era il caso di Luigia), venisse per qualsiasi ragione nominata tutrice di una persona incapace di agire, la tutela maggiore, appartenendo al maschio, assorbiva quella successiva e minore.  Il principio era stato reintrodotto dal Codice Albertino del 1838, ma il nuovo codice unitario sembrava  invece  volersi ispirare nuovamente al Codice Napoleonico che, parificando l’uomo e la donna, ed affrancando quest’ultima dalla tutela necessaria del maschio, avrebbe impedito l’applicazione dell’istituto dell’estensione maschile della tutela a danno della donna, se non diversamente disposto in testamento.

 

Il Cavaliere, che per carattere e da buon avvocato, contestava sempre tutto e tutti, non mancò di farlo osservare all’amico Notaio.

 

-         “ Nuovo codice civile unitario permettendo!!! Eppoi, non siamo mica eterni, caro Giovanni! Pensa se dovessi venire a mancare io!”

-         “ In tal caso”- rispose il Notaio senza scomporsi- “in applicazione dello stesso principio, se il tuo testamento non la esclude,  subentrerebbe  tua moglie, oppure  il marito di tua figlia!”

-         “ Eh, già! Esattamente, caro Giovanni!” – esclamò il Cavaliere, astenendosi anche stavolta dal manifestare i suoi pensieri più reconditi all’amico di studi e di gioventù.

-         “E quindi?!” – gli fece eco il Notaio dopo una breve pausa di silenzio.

-         “Inserisci pure la clausola della tutela potestatis, anche in dispregio del principio di uguaglianza fra uomo e donna che il  nuovo codice civile dovesse reintrodurre”- sentenziò il Cavaliere che aveva in testa mille espedienti per il caso che lui fosse morto prima del raggiungimento della maggiore età di quella figlia illegittima di suo nipote Lionello. Calcolò mentalmente quale età avrebbe dovuto avere al compimento dei ventuno anni di quella bambina, dato che lui aveva   già compiuto i suoi 53 anni.

-         “ Se è arrivato l’amato Vittorio Amedeo III all’età di 70 anni, perché non potrei farcela anch’io ad arrivarci?” – concluse ottenendo il plauso del suo vecchio collega di studi, nato come lui nel 1808!

Si strinsero calorosamente la mano e si salutarono con rispettoso affetto dopo un brindisi d’auspicio fatto alla loro lunga vita futura e alla  salute di Vittorio Emanuele II di Savoia, re d’Italia.

…continua…

 

 

 

 

 

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pinocchioQuando ho messo piede sulla nave per la mia prima crociera, il mio pensiero è subito corso al paese dei balocchi che Carlo Collodi ha descritto magistralmente nel suo romanzo capolavoro “Pinocchio”.

Mentre attraversi i sontuosi  corridoi suoni, luci e bagliori ti avvolgono come un Eden sospeso nel mare, lontano dalle noie  e dai fastidi che quelli rimasti a terra devono affrontare giorno per giorno, nella spenta e ordinaria routine della quotidianità!

Uno stuolo di camerieri, inservienti, mozzi, sottocapi, animatori, fotografi, commesse, presentatori e ufficiali di vario grado ti sorridono, dandoti il benvenuto a bordo, mentre spostandoti da un ambiente all’altro, uno stuolo di cantanti e suonatori, segna la colonna sonora del paese delle meravilglie, mischiandosi al chiacchiericcio rilassato degli ospiti ed ai luccicanti flash di macchine fotografiche e  macchinette per i giochi d’azzardo, riprese e centuplicate dagli specchi e dalle superfici riflettenti di pareti, pilastri e vetrine.

pinocchio1

Ma mentre il povero Pinocchio, per la sua dabbenaggine, veniva trasformato in un somaro, l’incauto e ingenuo ospite qui, al massimo, rischia di trovarsi con il conto corrente bancario in rosso, se non ha provveduto a rifornirlo con cifre sostanziose prima di imbarcarsi.

A meno che, come ha fatto il sottoscritto, ormai indisponibile a fornire carte di credito e codici IBAN a chiunque ne sia il richiedente (società operanti tramite call centers, adescatori aeroportuali e stradali, società di navigazione internazionali e quant’altro) non abbia preferito il versamento del contante.

Così, anche a costo di essere additato a camerieri e animatori come un limone con poco succo da spremere, si riesce a tenere la spesa sotto controllo,  mettendo a fuoco le spese già sostenute e quelle ancora da sostenere per i servizi  extra, senza farsi accecare dalle troppe luci e senza rinunciare a quella che resta, comunque, una bella vacanza.

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  •  
  • " Avete per caso visto Gesù?
  • Alfeo! Marta! Non riusciamo a trovare
  •  

    (continua…)

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(continua…)

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