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Dal Vangelo di San Luca
VV 45-fine
Gesù caccia i profanatori dal Tempio

-    “ Andate via, briganti impenitenti!
Non è forse scritto che la mia casa
È un luogo di preghiera per le genti

di tutto il mondo? Voi l’avete invasa,
facendone tana di malaffari!
Via, massacanaglia, ciurma pervasa

dalla frenesia di affari e danari!
Al cortile dei Gentili del Tempio
Non si convengono commerci vari,

ma orazioni e silenzio!” Fece scempio,
Gesù, nel Tempio di Gerusalemme,
facendo alle parol seguir l’esempio,

d’ogni mercante che nel baïlamme
snaturava quel luogo sacro a Dio,
trattando ed ordendo negozi e trame

davvero indegne di quel luogo pio!
Essendo ciò venuto a conoscenza
Di scribi e grandi sacerdoti, il fio

Decisero, di quella riverenza,
a lor contraria, ma dai più gradita,
di fargliela pagar con la cruenza

di quell’atroce morte, poi patita
da Gesù Cristo Nostro Redentore!

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casta1RABBIA: La casta riduce gli emolumenti dei parlamentari, dei ministri, dei consiglieri regionali ma solo a partire dalle prossime elezioni.

Non è uno uno scherzo. E’ un comma che il Consiglio dei Ministri ha inserito in calce alla norma del disegno di legge che prevede il ridimensionamento degli emolumenti dei parlamentari per adeguarli alla media di  quelli europei.

La RABBIA per l’ennesima presa in giro mi porta a scendere in piazza, ogni giorno, per protestare. E siccome la piazza di noi bloggers è la rete, invito tutti i bloggers di buona ad indignarsi, ogni giorno, ad ogni riga, ad ogni post, per questi assurdi, incomprensibili, intollerabili privilegi dei nostri politici. E senza dimenticare le altre caste: sindacalisti, imboscati, presidenti di enti inutili, fruitori di auto blu, inquilini di case pubbliche di lusso a canoni stracciati, ecc. ecc.

NOSTALGIA: Quando ero un ragazzo o poco più, mi indignavo a vedere la fila negli uffici postali, i raccomandati che andavano avanti a discapito dei meritevoli, i ricchi sempre più arroganti e i poveri, talvolta vecchi, che quasi si umiliavano perchè non sapevano esprimersi come avrebbero voluto negli uffici pubblici, negli ospedali coi saccenti di turno. Alle elezioni mi aspettavo dalle urne un responso che cambiasse le cose, che invertisse la rotta, un segnale di volontà democratica… invece il regime di allora perpetuava se stesso, forse coi voti di quegli ultimi dei quali io soffrivo il disagio, quei dannati della fila alle poste, dal medico, negli uffici pubblici…

Si consumavano allora la ricchezza finanziaria fasulla del debito a venire, scaricato sulle generazioni future e gli interessi a due cifre, agnello sacrificale offerto sull’altare del potere per tacitare le coscienze di tutti: io ti dò la ricchezza e tu taci e votami, magari tappandoti il naso… Poi emigrai, alla ricerca di me stesso, o per disperazione sociale, perchè non mi riconoscevo nelle sirene rosse che ci avevano incantato, negli anni successivi al ‘68, illudendoci che esistesse un’alternativa alla balena bianca; ma l’orca rossa, arrogante, sprezzante, dispotica, inghiottiva gli umili, generando mostri con la pistola (che qualcuno chiamava “compagni che sbagliano”)che crearono morte, lacrime, disperazione in nome di un’ideologia egualitaria dalla radice marcia, che per alimentarsi ha bisogno del sangue altrui; e invece di riconoscere che Gandhi, M.L. King e i veri pacifisti eranop rappresentati da Chi il Suo sangue lo ha versato davvero per i fratelli, i migliori di noi si persero per le strade dell’oriente, lungo piste di morte, alla ricerca di sentieri sconosciuti che in realtà sono tracciati nella nostra anima,ma noi, ciechi, non li vedevamo.

Da lontano mitizzai la Sardegna, sulle ali della nostalgia, mi scoprii Sardo e quel vento impetuoso degli anni ottanta che sembrava volesse sbaragliare “gli italioti” e affermare la nostra identità politica insieme e sovrapposta a quella culturale mi trattenne dal ripartire…

Che delusione! Noi gestivamo la cosa pubblica come e peggio dei partiti italiani… canis de isterzu li chiamava il poeta…almeno lui coerente, forse lui un fratello che sbaglia, ma con la penna e il cuore in mano, per amore della cultura non del potere.

Certo potremmo essere ricchi con il turismo, con le bellezze naturali e paesaggistiche, con il nostro inestimabile patrimonio culturale; ma per creare ricchezza e danaro per la comunità, benessere generale, occorre sacrificarsi per gli altri; e nessuno è disposto a farlo; siamo chiusi nel nostro piccolo mondo egoistico, se non per danaro, se non per potere, per la misera gloria del mondo, ma pur sempre chiusi nel nostro piccolo guscio fatto di egoismi, tornaconti e narcisistici voli dell’ego assetato di riconoscimenti fatui e posticci.

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talentiHo conosciuto l’invidia da grande. Da giovane sapevo, sì, che esiste, quella grande tormentatrice dell’animo umano, ma non immaginavo fosse così diffusa.

Ho scoperto, addirittura, che c’è gente che si sente male anche fisicamente, a causa dell’invidia provata nei confronti di amici, colleghi e conoscenti vari.

Leggendo il Vangelo sono arrivato alla conclusione che non si deve essere invidiosi perchè quando riusciamo in qualcosa nella vita, spesso siamo riusciti a mettere a frutto a frutto i talenti  che Dio ci ha assegnato e di cui ci chiederà di rendere il conto il giorno in cui ci troveremo alla Sua presenza.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che le umane fortune non sempre si costruiscono onestamente, mettendo a frutto i talenti divini. Qualche mariuolo potrebbe, ad esempio, sostenere che egli è dotato di scaltrezza e di furbizia, e quindi è giusto che le metta a frutto quelle doti che si ritrova.

Ed è pur vero che molti ricchi, devono la loro ricchezza, non già a meriti propri, ma a meriti altrui (per esempio, colui che eredita una fortuna di famiglia, dallo zio d’America o magari diviene ricco vincendo al lotto).

Ma tutto ciò non inficia la mia convinzione.

Non nutro dubbi sul fatto  che i talenti di Dio vadano messi a frutto con onestà, nel rispetto delle leggi di Dio e di quelle umane.

Inoltre sono convinto che la  ricchezza materiale, qualunque sia la sua provenienza, acquista un senso diverso e superiore, agli occhi di Dio e non solo, se gestita con un occhio altruista al debole , al povero, al bisognoso e a quelle iniziative filantropiche che sono di servizio nell’interesse pubblico.

Personalmente, tuttavia, pur dietro la mia scelta di insegnare e svolgere la professione di avvocato (o magari proprio per questo) ho preferito coltivare i talenti che mi son visto assegnare, in una  maniera più diretta all’accumulo di quelle ricchezze che non appassiscono mai, piuttosto che di quelle ricchezze che solitamente suscitano la bramosia e l’invidia degli animi pavidi.

Ecco perchè ho privilegiato la poesia e la scrittura, pur memore del virgiliano “carmina non dant panem”.

Non di meno talvolta avverto quasi un alone di invidia che mi aleggia attorno.

Vorrei tranquillizzare queste apprensioni livorose, peraltro mal riposte.

La mia scelta di fare la professione forense, completa idealmente la mia funzione docente, arricchendola di quei contributi di aggiornamento e di casistica concreta che come docente non avrei avuto a disposizione; intanto perchè lo Stato non vuole pagare un centesimo di aggiornamento ai suoi dipendenti insegnanti (che così sono costretti ad aggiornarsi a spese loro; cosa però assai ardua, da coprire con gli emolumenti percepiti;).

Certamente, poi, c’è anche l’orgoglio di svolgere una professione agognata e voluta   sin dalla prima gioventù; la voglia di mettere a frutto una laurea faticosa e impegnativa (ecco i talenti che rispuntano!); e perchè no? anche l’esigenza di integrare i non eccelsi emolumenti stipendiali; ma sempre come conseguenza del  lavoro svolto, mai come premessa indispensabile dell’incarico.

Si tranquillizzino ordunque gli irrequieti invidiosi e riflettano sui versetti 14-30 del Capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo.

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…. essendo ricco di suo, dovette avere qualche altro motivo per tradire il Suo Maestro. Personalmente sono convinto che egli sia stato plagiato dal Gran Sacerdote Caifa. Ecco con quali argomentazioni io immagino che Caifa abbia convinto Giuda che Gesù Cristo, per il fatto che si rifiutava di imbracciare le armi contro gli occupanti Romani, fosse da considerare un traditore della causa di liberazione giudea. O se preferite, amici bloggers, fu una buona scusa che il potere utilizzò per liberarsi di “un uomo scomodo”…

? Dimmi Giuda prediletto
di Giudea! Chi, eletto
a profeta si vuole

il suol, la Patria, il Tempio
lascerebbe ai suoi nemici?
Coi nemici van gli amici
O vanno contro all?empio?

Lui, che or ne avrebbe agio
Col gran seguito di folle
Perché non ha il coraggio
E la spada in alto tolle?

Chi è Re, sul trono siede
E in armi gli hosti infidi
Ricaccia ai loro lidi
E ai Padri l?onor riede!

Chi invece si rifiuta
Di adempiere la legge
Il fronte rompe in schegge
Ed il nemico aiuta!?

Muta ebbi la lingua e mesta.
Conchiuse me infelice
:
-?E chi inerte se ne resta
dell?empio è ben complìce!?

Non fu per trenta danari
Che io dunque lo baciai!
Non per soldi! Quando mai,
per simili salari,

tradito avrei il Signore!?!
Ma il Grande Sacerdote
Sommo suonò le note
Del canto ingannatore!

Così, mentre lo baciavo
Infatuato da quel canto
Israele liberavo
E di ciò menavo vanto!

Ma il tintinnio d?argento
Gli occhi sul mio malanno
E sul Suo vile inganno
spalancò! E fu il tormento

Che terminò sol quando
Preda dei miei rimorsi
All?orto me ne corsi
E mi spensi penzolando.

Gesù, Figlio dell?Eterno
Mio Maestro e Fratello
Dal fuoco dell?Inferno
Ti giunga quest?appello

Perdono, ancor perdono
ChiederTi, Gesù, io voglio
Per la viltà e l?orgoglio
Con cui ho accolto il dono

Della Tua Missione in terra.
E voi che m?ascoltate
Lì, d?ogni ben lasciate
Di cura, affanno e guerra!

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