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A gennaio, dopo le vacanze di Natale, si rientrava a scuola e si riprendeva a frequentare regolarmente.

Succedeva sempre e quell’anno 1971 non fece eccezione. Anche se occorre sottolineare che nella scuola c’era fermento anche tra i docenti, che rivendicavano degli aumenti stipendiali che  dei governi fragili (ricordo, oltre ai monocolore democristiani, i più frequenti quadripartiti con il PSI di Nenni e di Martino (che poi diverrà solo di Bettino Craxi), il PRI  ( di Ugo La Malfa e di Giovanni Spadolini) e il PLI di Valerio Zanone, che divennero più tardi governi di pentapartito, con l’aggiunta del Partito socialdemocratico, sino ai primi anni novanta, quando le inchieste giudiziarie di Tangentopoli spazzeranno via tutta quella classe politica .

Sia detto per chiarezza, anche se per inciso, che dal ciclone di tangentopoli sembrò salvarsi soltanto il PCI; qualcuno pensò che il motivo stesse nel fatto che i giudici della procura di Milano e di quelle che la imitarono nell’inquisire i politici corrotti, fossero degli uomini di sinistra; ma il motivo è un altro: i comunisti, a livello nazionale, non riuscirono mai ad entrare ufficialmente nel governo e diedero solo degli appoggi esterni nei momenti topici della vita del Paese; il povero Aldo Moro pagò con la vita il tentativo di far sedere i comunisti ai posti di comando, nei palazzi del potere nazionale; povero Aldo Moro, chissà se voleva farli entrare per dimostrare che anche i comunisti erano corruttibili come e più degli altri politici (Enrico Berlinguer a parte), come poi dimostreranno nelle sedi del  potere regionale e, più tardi, seppure sotto altre sigle e con altri nomi, anche alla guida dei governi nazionali (ma qui parliamo già dell’oggi; e la strada da percorrere è ancora lunga).

In quei primi mesi del  1971 , attraverso i giornali, la radio e la televisione (sempre e solo quella di Stato,  in bianco e nero e adesso,  con l’aggiunta del secondo canale ) apprendiamo dell’esistenza  dei Tupamaros uruguaiani e degli Halcones messicani; Tito si reca in Vaticano da Paolo VI (primo leader comunista a visitare un papa cattolico); a proposito di comunisti, quelli cinesi di Maotzetung  e Ciuenlai aprono al dialogo con gli USA con il pretesto del Ping-Pong (disciplina in cui i Cinesi sono bravissimi).

Si parla moltissimo, ma più sui giornali che in televisione,  anche di un colpo di stato organizzato dalla destra, su imitazione di quello avvenuto  in Grecia nello stesso anno, per portare i militari al governo. Il colpo di stato fallì miseramente ma non si seppe mai il perchè.

Sembra che l’anima del fallito golpe sia stato il principe Junio Valerio Borghese, un pluridecorato eroe, militare e militarista. Viene trovata anche la lista dei 500, una lista con 500 nomi di politici, imprenditori, militari e semplici cittadini (tra cui figurano nomi che vediamo ancora quotidianamente, o quasi, anche adesso in TV: Berlusconi, Cicchito e Costanzo son quelli che mi vengono i mente adesso; ma basta fare una ricerca su Internet per trovare la lista completa); sembra che questa lista sia legata a un certo Licio Gelli, grande maestro della massoneria, anticomunista, poeta ( che abbia ragione Francesco De Gregori? I poeti sono un imbroglio! O era Roberto Vecchioni? Ora non ricordo davvero…) e grande organizzatore.

Si sente inoltre parlare per la prima volta di Gladio, un’organizzazione, anch’essa segreta, coma la P2  di Lico Gelli, che sottotraccia deve monitare la politica italiana, pronta ad intervenire nel caso i comunisti, con le buone (attraverso normali elezioni) o con le cattive ( Lotta Continua, Potere Operaio, I gruppuscoli marxisti-leninisti, la stessa Unità ed altri movimenti comunisti più o meno ufficiali, più o meno clandestini, perfino gruppi terroristici in via di azione e formazione, come le Brigate Rosse e i GAP, che si faranno sentire molto di più in futuro, in effetti continuano ad inneggiare alla rivoluzione proletaria) assumano il potere.

Insomma, si vive in un gran bailamme di notizie non confermate, di sospetti, di intrighi e di misteri.

Io, coi miei poveri diciasette anni, neppure compiuti, avrei mai potuto dipanare quelle matasse aggrovigliate di complotti, di intrecci politici, di associazioni segrete, di poteri occulti, quando in realtà non avevo neppure presernti e chiari i poteri palesi e istituzionali (peraltro fragili e perfino poco autorevoli e sacrsamente indilendenti in un mondo che sembrava dominato alla grande dal gigante USA)?

Infatti non li capivo.Protestavo, come tanti giovani di allora, contro la corruzione, lo strapotere democristiano, l’imperialismo americano, l’arroganza dei ricchi, le scarse opportunità offerte ai figli dei proletari, lo sfruttamento degli operai, la scarsa libertà, il perbenismo interessato (come cantava il grande Francesco Guccini), il consumismo, l’alienazione di una civiltà destinata all’autodistruzione, la paura dell’atomica e della guerra nucleare; si protestava, a volte scimiottando le mode e i grandi intellettuali di allora, per  la voglia e il desiderio di un mondo diverso, con più uguaglianza, con una più equa distribuzione della ricchezza, con più lavoro e più benessere per tutti. Protestavo perchè intuivo, più che capire, che era il momento di far sentire la nostra voce, la voce dei deboli, di coloro che erano stati zitti per lunghi anni, forse per decenni o addirittura per secoli!

Ma il 1968 ( e gli anni di riverbero e prosecuzione di quella magica, incredibile rivoluzione culturale) non sarà stato il prosieguo dei moti del 1848?

Ci sarà un filo comune che lega le ribellioni di ogni tempo contro il potere costituito, contro ogni forma di oppressione, contro chi si arroga il diritto di tenere per sé tutta la ricchezza che si produce, prima nelle terre e nelle miniere, poi nelle industrie e nelle fabbriche?

Forse la vita è soltanto un susseguirsi di sopraffazioni cui fanno seguito delle illusioni, dei sogni, delle ribellioni, delle piccole, provvisorie conquiste; eppoi, inevitabile, subentra nuovamente la repressione che si riprende, con gli interessi e la vendetta, quello che ha dovuto cedere obtorto collo!!!

Mi sembra di averlo letto, forse nei libri di storia; o in qualche romanzo; o forse nei giornali. O magari l’ho inventato io! Però mi sembra che sia proprio così!

Ed a pensarci bene, certi misteri e certi intrecci italiani non li ho capiti neppure oggi che negli -anta ci sono da molti decenni!

A giugno arrivò un’altra promozione diretta.

Promosso alla quarta classe, diceva la pagella!

Potrà sembrare buffo ma leggendo quella pagella io mi chiesi se sarei stato all’altezza di quella promozione! Sarei stato capace di organizzare gli scioperi, di condurre dei dibattiti, di affrontare il preside e i professori con il piglio che esercitavano quei fratelli maggiori che andavano diplomandosi (seppure con fatica, visto che i professori, stanchi di chiedere, senza esito, gli aumenti stipendiali, proprio quell’anno bloccarono gli scrutini degli studenti  licenziandi  di ogni ordine e grado!)?

Dicono che per maturare, ciascuno di noi debba percorrere i suoi sentieri; e dicono anche che questi sentieri siano sempre costellati di errori, ingenuità e fraintedimenti, frutto della nostra inesperienza, della nostra spalvalderia, del nostro carattere, più o meno forte, più o meno profondo, più o meno riflessivo; frutto della nostra cifra intellettiva, ma anche di ciò che abbiamo vissuto, del latte cha abbiamo succhiato, dell’aria che abbiamo respirato, della cultura di cui siamo stati imbevuti sin dai nostri primi passi sulla terra. Frutti del mistero chiamato uomo.

Io amavo ascoltare “Un fiume amaro”, nella traduzione dal greco proposto dalla voce di Iva Zanicchi. E mi crogiolavo così, in quella età incerta che chiamano adolescenza, dove non si è ancora uomini e non si è più ragazzi. E si vorrebbe essere un altra persona, da un’altra parte della terra, in un luogo ideale, nel mondo  dei sogni che non  si avverano mai, ma senza dei quali non possiamo vivere.

Amavo ascoltare anche  ”My sweet Lord!” di George  Harrison, e mi chiedevo chi fosse mai quel Dio cantato dal più mistico dei Beatles (ormai sulla via dello scioglimento, se non addirittura in Tribunale per la divisione del loro immenso patrimonio); sicuramente era un Dio, pensavo io nella mia ignoranza, diverso da quello di papi del nepotismo rinascimentale, grandi predicatori e voluttuosi razzolatori;  un Dio diverso da quello che risiedeva nel Vaticano dei mille misteri e dei ricchi cardinali; delle chiese e delle prediche così distanti da noi poveri giovani, in cerca di libertà e piacere a basso e pronto consumo.

Forse era un Dio permissivo e generoso, che riusciva a parlare e ad ispirare i musicisti del movimento rock; un Dio giovane e moderno, non un vecchio barbone semiaddormentato nei cieli che non riusciva a vedere le storture e le ingiustizie del mondo; che non riusciva a fermare le sempiterne guerre dell’uomo, le sue avidità, la sua prepotenza, la sua violenza.

Beata presunzione della prima età! Come se i peccati dell’uomo non fossero un frutto dell’uomo stesso,  ma fossero da addebitare ad un’entità esterna e responsabile delle nefandezze umane!

Ma in fondo  la canzone che ascoltavo con maggiore coinvolgimento emotivo, in assoluto, era “Samba pa ti” di Carlos Santana (un altro mistico che cercava Dio). Con le sue note faceva vibrare il mio stesso corpo al contatto con altri corpi, nei balli che riuscivo a strappare nelle balere di provincia, dove la domenica cercavo di dimenticare i miei  enigmi esistenziali.

20. continua…

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Ieri sera, guardando in TV il film di Gianluca Maria Tavarelli intitolato ” Aldo Moro – Il presidente” ,  interpretato da Michele Placido e da altri ottimi attori, un mare di ricordi mi ha avvolto, riportandomi indietro agli anni della mia gioventù.

Avevo finito da qualche anno  il servizio militare e studiavo ancora all’università quando, nel 1978, le Brigate Rosse sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana, l’onorevole Aldo Moro, trucidando i poliziotti della  sua scorta: Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi e Bruno Seghetti.

Non mi trovavo in Italia quando avvenne il triste fatto di sangue. Ero all’estero, in cerca di me stesso o forse fuggivo da qualche cosa, anche se  neanche io sapevo cosa.

Ricordo che negli anni immediatamente precedenti (prima che mi iscrivessi all’Università) ero stato impegnato nel Movimento Studentesco. Erano anni di scioperi, di proteste, di lotte sociali, attraverso le quali si cercava di ottenere una società più giusta, meno classista, dove la ricchezza fosse meglio distribuita. A livello politico si contestava la Democrazia Cristiana e si lottava per ottenere un’alternativa di governo e, seppure confusamente, forse ci si illudeva che il comunismo potesse essere una valida alternativa a quel tipo di capitalismo che non ci convinceva.

Mi allonatanai dal Movimento Studentesco per tanti motivi.

Sicuramente ero rimasto deluso dal fatto che mentre io ci credevo davvero nel cambiamento della società e, nel mio piccolo mi impegnavo per ottenerla, la maggior parte dei giovani studenti di allora si atteggiava a rivoluzionario ma in fondo cercava solo una vacanza dalla scuola.

Ma la cosa che mi allontanò più di qualsiasi altra dal Movimento Studentesco fu la mia percezione che il suo zoccolo duro, gli irriducibili, per così dire, fossero fautori e sostenitori della violenza.

Mi ricordo che a un certo punto girava la voce che l’estrema destra e l’estrema sinistra si sarebbero  dovuti unire nella lotta contro il potere e poi, una volta che lo avessero sconfitto, si sarebbero disputate la supremazia.

Ricordo anche che alcune frange del Movimento della mia città  si scontravano con i “fasci” (si chiamavano così quelli che militavano nei movimenti estremi di destra) a colpi di spranga.

Io non presi mai parte a questi scontri.

 

Ero sì, confuso; non sapevo bene cosa volevo (anche se sentivo l’ingiustizia della società, l’ipocrisia dei politici al potere e avevo sofferto, con rabbia, per le stragi di Stato, tipo quella di Piazza Fontana;  e avvertivo  la falsità delle accuse mosse a Valpreda e agli anarchici per nascondere le colpe di settori deviati dello Stato) ma ero certo di una cosa: io ero contro la violenza.

I miei idoli di allora erano Gandhi, Marthin Luther King, I Kennedy, Gesù Cristo (l’Uomo, non il Dio che ho riscoperto nella maturità).

Io ero per la pace. Forse anche per questo me ne andai lontano, a cercare un mondo ideale, nell’illusione che esistesse e senza capire che la pace la dovevo cercare dentro di me.

Nella tristezza che mi ha avvolto durante la visione del film, nel mio cuore ho ringraziato Dio per non avere mai ceduto alla violenza.

La mia rabbia di allora mi ha portato lontano ma mai verso la violenza.

Almeno in quello sono stato fedele ai principii nei quali continuo a credere.

Non voglio giudicare nessuno e so bene che il potere , a quel tempo, non si sarebbe mai potuto conquistare con la pace, in quanto lo Stato era armato ed i suoi uomini imbracciavano mitra, pistole e fucili.

Ma io non volevo e non ho mai voluto il potere.

Eppoi ho sempre detestato la violenza.

Che importa se qualcuno allora mi considerava un povero illuso?

Oggi mi sento contento di quella scelta; di essere sempre fuggito alla violenza.

Continuo a considerare la vita umana la cosa più sacra che ci sia.

E prego Dio che la pace vinca per sempre sulla guerra e sulla violenza.

 

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Venivano dal buio

 quegli uomini

che gambizzavano

sequestravano

ammazzavano

Ed io

che non stavo con loro

ma neanche con il loro nemico

cercai lontano

la Luce della Verità

Roma, marzo 1978

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Non passa giorno che non giungano notizie drammatiche sulla situazione dei nostri fratelli cristiani in Iraq, ma anche di grandi esempi di Fede vera in Cristo.

Come la storia di Khiria Al-Kas Isaac, 54 anni, cristiana irachena di Qaraqosh, fuggita dallo Stato islamico in Kurdistan, dopo essere stata imprigionata e frustata da miliziani jihadisti.

Nonostante le violenze subite e la minaccia di essere decapitata, Khiria, insieme ad altre donne del villaggio imprigionate insieme a lei, ha rifiutato di convertirsi all’Islam.
Sarò felice di essere una martire ha detto Khiria ai suoi aguzzini!

Coraggiosi credenti come Khiria non possono essere dimenticati!

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Di fronte alla cecità, all’arroganza ed alla schizofrenia  dei due attuali schieramenti politici italiani, rimpiango sempre più quel Centro Politico della Prima Repubblica, anche se i miei ideali e le mie illusioni di allora non mi consentirono mai di apporre una croce su quello scudo già crociato.

(continua…)

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