Articolo taggato “apocrifi”

Ho letto l’interessante libro di Augias e Vannini  che dà il titolo al presente post, edito recentemente  da Rizzoli.

La sua interessante lettura mi ha riportato indietro nel tempo ai miei studi di filosofia, antropologia e storia delle religioni, condotti  invero da appassionato autodidatta, con particolare riferimento su autori come Sant’Agostino, B. Pascal,  E. Fromm, L. Feurbach, J.J. Bachofen e tanti altri illustri studiosi. Nel libro dei due autori italiani ne vengono citati anche altri e più di quanti  non abbia avuto la fortuna di studiare; ma, ripeto, iosono soltanto un autodidatta che ha studiato in maniera disorganica, spinto dalla passione e dalla ricerca della Verità.

Devo confessare che  in materia di fede io mi accontento delle verità semplici, non solo perchè sento mie certe rivelazioni della Bibbia e del Nuovo Testamento in particolare, ma soprattutto perchè le vivo nel mio animo come gioiose e vere.

Ciò non mi ha impedito pur tuttavia di trovare affascinanti certi passaggi del libro; per esempio laddove si rinvengono nelle dee madri, in Artemide, in Era e in altre figure della mitologia mediterranea, le antesignane di Maria, la Madre di Gesù, da noi venerata come Vergine e Santa. Oppure quando i due coautori ripercorrono l’evoluzione della figura materna di Maria, dalle origini ai nostri giorni, all’interno di un percorso le cui tappe sono i concilii di Nicea e di Efeso, congiuntamente alle Encicliche di vari Papi ed altri fondamentali scritti teologici.

Insomma una lettura che non offende i sentimenti di devozione che albergano nei cuori dei Cristiani,  anche se non sfugge che dietro i toni garbati di Augias e le  dotte esposizioni di Vannini si celano da un lato, l’incredulità del laico inveterato e dall’altro,  la scettica riserva mentale di chi è convinto di essere troppo colto per credere in ciò che credono le anime semplici dei devoti che Maria ha saputo attrarre in tutto il mondo, cattolico e non cattolico, tra i cristiani e i seguaci di tante altre religioni nel mondo intero.

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Che il papa emerito Benedetto fosse un fine teologo è risaputo. Stanno lì a dimostrarlo i due volumi della sua fondamentale opera teologica e pastorale, Gesù di Nazaret - Dal Battesimo alla Trasfigurazione  e Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla Resurrezione. A confermarlo nel 2012 è uscito, sempre per i tipi di Rizzoli, “L’Infanzia di Gesù”. Non si tratta di un terzo volume, si legge nella presentazione, ma piuttosto di un Preambolo ai due tomi pubblicati in precedenza.

Nessuno si aspetti tuttavia di trovare nell’ultimo libro di Joseph Ratzinger dei riferimenti biografici  capaci di colmare quelle rilevanti lacune che i quattro Evangeli canonici presentano sulla vita del Cristo. E’ noto a tutti infatti come il Vangelo di Marco inizi la sua narrazione con il Battesimo di Gesù che Giovanni Battista operò quando suo cugino aveva già trent’anni; mentre Giovanni Evangelista pone all’inizio del suo racconto evangelico quel mirabile riferimento al Verbo divino incarnatosi in vesti umane.

Soltanto i Vangeli di Luca e Matteo contengono alcuni scarni riferimenti all’infanzia di Gesù. Il medico siriano, il più prolisso dei due, ci narra tre singoli episodi: la circoncisione, avvenuta quando il piccolo Gesù aveva otto giorni; la presentazione al Tempio di Gerusalemme, fatta quando il divino neonato aveva già quaranta giorni; e, infine, Gesù che insegna nel Tempio dopo essere “sfuggito” al controllo dei genitori, episodio accaduto all’età di dodici anni.  Matteo dal canto suo ci informa soltanto che appena Gesù fu nato, un angelo avvisò Giuseppe di prendere il Bambino e Sua Madre e portarli in salvo in Egitto; e lo fa in una maniera così sintetica da far pensare che tale racconto sia in antitesi con quello di Luca, omettendo ogni riferimento alle due fondamentali tappe di ogni nuovo nato dei maschi di Israele: la circoncisione e la presentazione al Tempio, per l’appunto.

Orbene è proprio su questi episodi “canonici” che l’occhio profondo del teologo Ratzinger  intrattiene il lettore, applicando i due fondamentali principii di ogni buon esegeta: la ricerca del significato del testo evangelico nel momento storico della loro scrittura e una ricerca,  proiettata nel presente, tesa a verificare la veridicità e l’interesse di un testo che per i Cristiani, in prima istanza, riconduce e riconosce lo stesso Dio come Autore.

Ne segue una lettera agevole e affascinante allo stesso tempo, tesa a chiarire e ad approfondire degli episodi che, con la forza dell’abitudine, si tende col tempo quasi a banalizzare, dandone per scontato ogni significato più recondito e tralasciando di porsi degli interrogativi che invece ne arricchiscono la comprensione.

Insomma, un libro eccellente di una persona eccellente.

Certo resta inappagata la curiosità del lettore che vi cercava invece notizie sui primi trent’anni della vita di Gesù.

Ma questo non è un lavoro per teologi sopraffini e così altamente qualificati. Qui la parola deve passare ai poeti e ai narratori, che magari traendo ispirazione dagli Apocrifi, possono soddisfare finalmente la legittimità curiosità di quanti si chiedono ancora come abbia vissuto e come sia stata l’infanzia e la gioventù di questo nostro fratello così importante e così amato (che è anche nostro Dio)  chiamato Gesù Cristo Il Nazareno, che ha voluto regalarci la sua presenza di Uomo sulla terra, condividendo con noi le fatiche di nascere, vivere e morire, per poi risorgere.

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SECONDO GIORNO-6.10.1582
POMERIGGIO
(Simone Il Cananeo raggiunge i quattro evangelisti e narra le sue emozioni con Gesù. Marco espone un brano tratto dal suo terzo capitolo, Giovanni la sua versione del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Luca i vv 1-16 del suo cap. 5, Matteo il Disc. Della Montagna)

Simone:

- Mia madre era di Cana
Mio padre dei Giudei,
Di quella casta insana
Che memore dei Maccabei

E di Giuda il Condottiero
Faceva obbligo ai credenti
D’esser dei combattenti
Per rifare ‘l Regno   intero!

Fui Zelote anch’io
Prima che il Nazareno
Di quel regno terreno
Spiegasse che a Dio

Niente gli cale. Segno
Per il popolo ebreo
Di seguire un altro regno.
Io, Simone Cananeo

Ben intesi la lezione.
Così, deposte le armi
L’amore, le preci e i carmi
Furono la tenzone!

Dimenticai mio padre
Ed il mondo suo protervo;
i miei beni diedi a un servo
e presi il nome di mia madre.

Marco

Elezione dei Dodici
VV 13-19

-“ Tu, Simone, ti chiamerai Pïetro;
tu, Giacomo, figlio di Zebedeo
E Giovanni, tuo fratello, dïetro

A noi, con Andrea e Bartolomeo,
Filippo, Tommaso, Simon Zelote,
Matteo, cugini Giacomo e Taddeo,

figli d’Alfeo e Giuda Iscariote
(colui che Lo tradì), vi stabilisco
Qui, sul monte Tabor, con queste note:

‘Andate a predicare. Vi attribuisco
Il potere di cacciare i demòni!
Andate, vi ho scelto e non vi tradisco!’”

Risposta ai malignatori VV 20-30

-“ Come può Satana cacciare Satana?
Se un regno è diviso in sè, questo regno
Non può reggersi; una casa o una tana,

divisa in se stessa, in pietra o di legno,
non può durare, ma sta per finire!
Vi dico in verità, non sarà degno

Dell’ eterno perdono ed a morire
nel peccato senza fine è dannato
chi contro Dio continuerà a mentire

e lo Spirito Santo ha bestemmiato!
E sarà colpevole imperituro!”
Così Gesù, un giorno ha predicato

Ai farisei, che da spirito impuro
Lo dichiaravano esser posseduto.
Questo successe a Nazareth, sicuro!

Non da me, ma da Marco, l’ho saputo!

I parenti di Gesù VV 31-fine

 

Giovanni:

La moltiplicazione dei pani e dei pesci.
1.    Pesci, pani d’orzo e pesci!
Pesci e pani d’orzo!
Chi li compra? Sono freschi!
Chi li compra? E’ senza sforzo!

2.    “Cosa, da mangiare e  bere
Andrea, mio caro discente,
daremo a questa gente
che ci circonda a schiere?”

3.    –“ Vi è solo mio Maestro
un pescatore in erba
che nella cesta serba
poco pane e pesce fresco!”

1.    Ma ai cinquemila intorno
Di certo esso non basta
Che già dal mezzogiorno
Lungi è trascorsa l’asta!”

2.    –“Fateli sedere” disse
Gesù a Filippo e Andrea.
-“Né vi sgomenti la marea!”
Poi i pani benedisse
3.    e i pesci. Quindi lesti
si diedero a  distribuire.
E non fu ‘l vitto a finire!
Infatti dodici cesti

1.    riempirono con quanto
di pani era avanzato
di quel banchetto santo.
E ciascun ebbe pranzato.

2.    –“ Io sono il pane vivo,
chi ne mangia, in eterno
vivrà. Il Padre Superno
mi ha mandato. Non schivo

3.    chi m’accoglie e di carne
mia si ciba. Dal Cielo
son disceso e vi svelo
che né la sete né  fame

1.    avrà più, chi crede in me.
E la Risurrezione
Per volontà di Dio Iavèh
Io porto per dazione!

2.    Colui che di me mangia
E beve, dentro me vivrà,
come io vivo per Abbà,
mio Padre, ed ei sì cangia,

3.    non come quel che gl’antichi
padri un dì nel deserto
ebbero per nutrimento,
finchè non si glorifìchi”.

1.    All’udir queste parole
La gente si partì a metà:
chi lo vedea come il sole,
profeta di gran verità;

2. chi, cieco per ignoranza
o mala fede, la legge
di Mosè e le avite regge
abusava ad oltranza

2.    e non vedean la Luce,
e Chi,  prima di Abramo,
già era. Anzi all’amo,
per recargli fine truce,

1.    i Giudei chieser aiuto;
perché le mani addosso
mettergli avrian voluto,
come un toro verso il rosso!

2.    E avean le pietre pronte,
ma dato che non ancora
era giunta la Sua ora
ascose a lor la fronte!

Luca:
Capitolo 5
Pesca Miracolosa
VV 1-11

Un giorno Gesù, mentre stava in piedi
Presso il lago,  e la folla lo pressava
Verso l’acqua, come bramosi eredi,

ma della Parola di Dio, notava
due barche ormeggiate in riva a quel mare.
La sua ciurma ne era scesa e levava

Le reti. Chiese a Pietro di scostare
La sua barca da terra e vi salì.
Sedutosi, si mise ad ammaestrare

Le folle dalla barca. –“ Getta lì
Le tue reti, poi prendi il mare aperto”-
Disse a Simone che rispose: “Sì”,

non senza averGli detto che era certo
che non vi fosse niente da pescare,
avendo faticato in modo esperto

tutta la notte. Gettatele a mare
sulla Sua parola presero tanti
pesci che rischiavano di sfondare

le reti e chiamarono aiutanti
dall’altra barca, così da riempire
all’inverosimile i due natanti.

Al veder questo Pietro prese a dire,
gettandosi ai suoi piedi: – “Signore,
allontanati da queste mie spire

di peccatore!” un grande stupore
aveva preso lui  e tutti quelli
che avevano visto quel pescatore

miracoloso, compresi i fratelli
Giacomo e Giovanni. Disse Gesù
A Pietro: – “ Non più su questi battelli

Sarai pescatore Simone. Tu
Sarai invece pescatore d’uomini!”
Laciaron tutto e non tornaron più.

Matteo:
- Il Discorso della Montagna

Adattamento della Canzone Petrachersca
Con versi novenari e versi endecasillabi

a. Il Regno dei Cieli sarà
b.  Di quei che son  poveri in spirito.
C.  Beati loro e beati gli afflitti

a. Ognuno dei beati avrà
b. Consolazione, e all’uopo cito:
C.  per la beätitudine anche  i miti;

c.  beati quelli che sfiniti
d. dalla fame e pur dalla sete

d. di giustizïa e d’altre mete,
e. e puri di cuore e beati
e. di misericordia estasiati

D. da Dio;    operai di pace, sarete
f. anche voi beati e chiamati
F. figli di Dio; ed i perseguitati

f. per la giustizia sian beati
g. perché di essi è il Regno dei Cieli;

g. beati voi quando coi teli
h. vi perseguiteranno e mentendo,
I. faranno a voi ogni sorta di stenti

g.  per causa mia e senza peli
h.sulla lingüa, offendendo
I.voi, i vostri amici e parenti!

i.Siate allegri e siate contenti,
l.chè una grande ricompensa

l.avrete nei cieli! Intensa
m.persecuzione hanno subito
m. prima di voi i profeti in sito!

L.Voi siete come  luce immensa;
n.non può restare nascosta una
N.città su un monte; né alcuna

n. lanterna s’accende se è luna
o. piena, ma al buio, per fare

o.luce in casa! A illuminare
p.gli uomini davanti serva
Q.dunque la vostra luce, cosicché

o.vedano il vostro operare
p.in buona lena e non proterva,
Q. a gloria di vostro padre Jahvèh

q.che è nei Cieli! Il sale che
r. condisce la terra siate;

r. ma se il sale, supponete,
s.perdesse il sapore, chi osa
s.pensar che esista un’ altra cosa

R. che possa ridargli il gusto? Vedete
t. che esso sarìa così gettato
T. in terra e da ogni uomo calpestato!

t. Non pensate che io sia  mandato
u. qui per abolire la legge

u..o i profeti; ciascuno vegge
v. che son venuto in verità
Z. no ad abrogare, ma a dar compimento!

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LA VERA BIOGRAFIA DI GESU’
NARRATA DA  4 LETTERATI DI FINE SEICENTO
IN LINGUA VOLGARE
(attingendo alle fonti canoniche, ma non solo)

- Prologo-

Questa è la ricostruzione della biografia di un Uomo chiamato Gesù, mandato sulla terra da Dio per la salvezza dell’Umanità, composta in dieci giorni da quattro poeti di fine seicento, forse dal 5 ottobre al 14 ottobre 1690 e si basa sulle fonti canoniche del Nuovo Testamento (e non solo) per narrare le vicende terrene del Figlio di Dio, dalle Sue Origini sino alla Sua Resurrezione. Volendo scrivere  e diffondere la loro opera in lingua italiana, gli originari autori, seppure le loro intenzioni fossero oneste e devote, a causa del divieto assoluto di volgarizzazione della Bibbia che la Chiesa Cattolica Romana aveva introdotto con Papa Clemente VIII nel 1596 (che aveva incaricato il  Sant’Uffizio di reprimere con severità ed intransigenza  le relative violazioni), decisero non solo di restare anonimi, ma anche di  cambiare le date delle loro riunioni sostituendole con quelle che vanno dal 5 ottobre al 14 ottobre 1582. Avevano infatti studiato la questione da un punto di vista giuridico ed erano arrivati alla conclusione che, qualora fossero stati scoperti, l’imputazione contro di loro sarebbe dovuta cadere dinanzi al famigerato Tribunale dell’Inquisizione (il braccio armato del Sant’Uffizio) per il fatto che in seguito al Decreto con cui   Papa Gregorio XIII aveva riformato il calendario Giuliano, dal 4 ottobre 1582 doveva passarsi direttamente al 15 ottobre 1582. Così che nessun Ufficio Pubblico dello Stato Pontificio, e tanto meno un suo Tribunale, avrebbe potuto condannare qualcuno per un reato commesso in un periodo mai esistito. Gli autori pensarono così di celarsi dietro il nome dei quattro evangelisti canonici, attribuendo ai loro occasionali ospiti e collaboratori l’identità fittizia dei discepoli più stretti di Gesù. Si riservarono tuttavia di rilevare la loro vera identità soltanto dopo la stampa del libro. L’opera di ricostruzione è stata condotta su  alcuni frammenti degli scritti originari che hanno consentito, seppure con evidenti difficoltà, la presente pubblicazione.  L’idea originaria era dunque quella di narrare la storia di Gesù Cristo, Figlio di Dio, fattosi Uomo sulla Terra, in lingua volgare, facendo convergere  in un unico contesto letterario, tutte le vicende narrate dai testimoni diretti. Per loro maggiore tutela, ad ogni buon conto, come già detto, gli autori celarono la loro identità dietro gli pseudonimi di Marco, Matteo, Luca e Giovanni, attribuendo ai loro amici e sodali, volenterosi di dare un contributo personale alla storia di Gesù,  l’identità di Pietro, Andrea, Giacomo il Maggiore, Giacomo il Minore, Giuda Taddeo, Bartolomeo Natanaele, Simone il Cananeo, Filippo, Tommaso e Giuda Iscariota. Anche il luogo ove i quattro si riunirono ed ospitarono i loro collaboratori occasionali è rimasta segreta, pur se si crede che essi furono ospitati in una casa isolata di Làmole, oggi sotto l’amministrazione toscana ma all’epoca  territorio soggetto alla sovranità del Papa. Nella stesura della loro opera letteraria gli autori  sembrano aver privilegiato la forma metrica della terzina di endecasillabi, anche se non mancano adattamenti della Canzone petrarchesca, della Ballata Grande, del Sonetto e numerose quartine di settenari, frammisti ad ottonari.

Prima Giornata – 5 ottobre 1582
Mattino (Parte Prima)

[Luca, Matteo e Giovanni, in attesa di Marco, che li raggiungerà nel pomeriggio con due tanto inattesi quanto graditi ospiti, gettano le basi della loro storia, presentando il loro personaggio sia nella sua origine divina (In principio era il Verbo), sia in quella terrena (Antenati di Gesù), proseguendo poi con l’Annunciazione, il Concepimento e la Nascita di Gesù.]

Luca: - Dunque, amici, siamo d’accordo?
Giovanni: – Sì, io sì! Mi sembra la cosa più saggia. Tu, Matteo, che ne pensi?
Matteo: – Ma sì! Anche se la nostra fama non se ne gioverà molto…. Pensate se questo libro, che in pratica sarà  il primo Vangelo in volgare, dovesse diffondersi! In fondo, oggi, con la stampa, potrebbe anche accadere…
Luca: - Beh, intanto la nostra è una storia, un romanzo, come si usa dire oggi e  non una Bibbia di carattere teologico…
Matteo: - Però ci siamo ripromessi di essere fedeli nel riportare le parole autentiche e le vicende vere della vita di Gesù! E poi, proprio i caratteri di originalità costituiscono motivo giusto per l’attribuzione di paternità che io reclamo, anche se, per altro verso, avrei paura delle conseguenze. La gloria e la fama attirerebbero l’attenzione del Sant’Uffizio…
Luca: - Se la mettiamo su questo piano ti do ragione; ma  mi viene   un’idea capace di salvare il vino e la botte…
Matteo: - Un’idea? Che idea?
Luca: - Sentite: potremmo compilare una carta testamentaria, rivendicando con essa la paternità letteraria dell’opera ma incaricando il Notaro ricevente di non rendere pubblica la nostra Carta prima che l’ultimo di noi abbia lasciato questa valle di lacrime…
Matteo: - Mi pare proprio una bella idea, nevvero Giovanni?
Giovanni: - Sì, certo! Ma Marco sarà d’accordo?
Luca: - Basterà chiederglielo al pomeriggio, quando arriva! Ma vedrete che sarà d’accordo!
Giovanni: - D’altronde sarebbe comunque prudente compilare la Carta a fine storia…
Matteo: – Già! Non si sa mai che qualche spia dell’inquisizione… Se quelli vengono a sapere che stiamo traducendo ampi stralci del nuovo Testamento in volgare, poveri noi…
Luca: - La prudenza non è mai troppa, anche se qui a Làmole i giudici dello stato pontificio non sono certo vicini!
Matteo: - Bene, animo dunque: come inizia la nostra storia!?
Luca: - Dal principio, naturalmente!
Giovanni: - In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio…
Matteo: - Bello! Come suona bene! Quindi questa sarà la  pagina uno del nostro libro?
Luca: – Penso di sì! Ma questo lo vedrà il tipografo! Non dimenticare che si usa anteporre il titolo e poi la prefazione… Noi cerchiamo di numerare le nostre pergamene secondo l’ordine prestabilito.
Matteo: - E’ vero! Hai ragione! Ti chiedo scusa, ma io fremo d’emozione: questo dovrebbe essere il mio primo libro a venire stampato!
Luca: - Anche per me. Ma non comparirà col nostro nome! Buffo vero?
Matteo: Già! Il nostro nome apparirà dopo morti!
Luca: Non ci pensiamo. Dai Giovanni, leggici il tuo primo brano per intero!

Giovanni:

-“In principio era il Verbo
E il Verbo era presso Dio
Il Qual teneva in serbo
Di riscattare il fio

Dell’umana corruzione
Mandandoci Suo figlio
Che nato da puro Giglio
È Sua rivelazione

In uno con lo Spirito
Ma puoi elencarne tre!
Come la Legge per Mosè
Fu data, la Grazia Cristo

Ci ha portato e Verità.
Pur se d’ogni cosa è Autore
L’uomo, mal riconoscitore
Lo ha trattato con viltà.

Ma a color che L’hanno accolto
Lui li ha resi fratelli
Dandogli i doni più belli
Senza riceverne molto.

Il Verbo fu carne e storia
Venendo a vivere di qua!
Noi vedemmo la Sua gloria
D’unigenità Verità!

Venne un uomo inviato
Da Dio, a nome Giovanni;
venne negli stessi anni,
la Luce ha testimoniato!

Egli non era la Luce,
ma d’Essa era testimone,
nel mondo il Vero Timone,
poscia venne, Vero Duce!

Tutto è stato fatto da Lui,
ma senza, niente è creato!
Lui non è stato accettato,
Astro splendente in cieli bui!

Dio, nessuno l’ha mai visto;
l’Unigenito Suo Figlio,
che nel Padre è consiglio,
viene rivelato in Cristo!

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