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Se mi chiedessero oggi, in forza di  quale sfrontatezza o coraggio, in nome di quale diritto o in base a quale dovere,  in quell’ottobre del 1972, io mi misi a capo  degli studenti  della mia scuola e, insieme ad altri coraggiosi e sfrontati,  del movimento studentesco  delle scuole superiori, non saprei cosa rispondere.

O forse risponderei che io sentivo di vivere intensamente  uno di quei momenti, ciclicamente ricorrenti nella storia dell’umanità, in cui delle forze ancestrali e misteriose, sembrano muovere delle masse umane contro il potere costituito, illudendole di poter alfine spezzare quei vincoli invisibili che li costringono a seguire per una strada già segnata, senza alternativa e senz’altra scelta che quella, per essere finalmente protagonista della tua storia , della tua vita, del tuo destino. E allora, come un’aquila che spicchi per la prima il suo volo dalle sommità di una vetta, trattieni il respiro e poi ti lanci nell’aria, per vedere se le tue ali son capaci di volare, per vivere realmente o morire.

Oppure, più prosaicamente, risponderei che i vecchi leaders si erano diplomati e se non avessi preso io le redini in mano, tutto si sarebbe fermato. E io non volevo che quel sogno di riscatto e di libertà, in cui ormai credevo ciecamente,  finisse soltanto perché io non avevo trovato la forza o l’ardire di continuare quella lotta che sentivo giusta e sacrosanta.

Per capire meglio quegli anni e quei sentimenti occorre ricordare che mentre in Francia  il movimento del 68 si è accontentato della testa del generalissimo De Gaulle (ed è finito con la caduta della sua onorevole testa); e che  se in Inghilterra la rivoluzione è stata subito assorbita e metabolizzata nel tessuto di concessioni e miglioramenti economici e sociali che la classe politica astutamente e prontamente ha concesso ai giovani ed ai proletari in rivolta (qualcuno ha scritto che la nobiltà inglese soffre ancora la sindrome della ghigliottina del 1789, per cui, pur di tenere la testa ben salda sul collo, e le rendite parassitarie intatte , sarebbbe disposta a cedere ad ogni richiesta che la Casa dei Comuni, l’unica Assemblea elettiva e realmente  rappresentativa, avanzi in nome del popolo sovrano);  e che se infine le diverse dittature hanno soffocato nel sangue  i rigurgiti rivoluzionari degli spagnoli e  dei paesi dell’est europeo, in Italia la rivoluzione sessantottina è stata soltanto l’inizio di un lungo e sofferto cammino che i giovani della mia generazione  hanno percorso e vissuto attraverso diverse tappe; un decennio terribile, iniziato nella gioia e nei colori del ’68 (che, a sua volta, affondava le sue radici nella rivoluzione dei figli dei fiori di San Francisco e dintorni, della metà degli  anni sessanta, poi diramatosi in mille rivoli, a Berkeley, a Seattle, a Woodstock) e sviluppatasi negli anni successivi nelle lotte politiche e nei movimenti della sinistra extra-parlamentare, per sfociare infine nelle sanguinarie azioni dei gruppi armati, la cui deriva politica e storica, può farsi  risalire al rapimento e alla barbara uccisione dell’onorevole Aldo Moro (1978), la vittima innocente, l’agnello sacrificale, il capro espiatorio di una classe politica cinica e corrotta che ha segnato un’epoca.

Insomma l’Italia, forse anche a causa della sua instabilità politica, di quel suo essere una terra di confine ideologico, dove ancora si fronteggiavano due partiti di opposte ed inconciliabili vedute politiche (la DC ed il PCI) che facevano capo ai due blocchi allora predominanti nel mondo (la Nato ed il Patto di Varsavia), fu teatro di uno scontro interno in cui alle schegge impazzite di una sinistra ormai decisa a rompere  definitivamente  il cordone ombelicale che la legava a Mosca, per entrare a far parte delle forze di governo, risposero le manovre occulte di apparati dello stato, collusi e manovrati dai burattinai americani, per niente convinti della buona fede dei comunisti, anzi diffidenti che   la loro manovra fosse un cavallo di Troia i cui fili erano mossi dai sovietici per espugnare Roma. Solo così si spiega il triste epilogo del tentativo di Aldo Moro di traghettare i comunisti italiani nell’area di influenza ideologica occidentale. Ma i grandi uomini e i grandi progetti spesso vengono equivocati ed interpretati con diffidenza dagli animi affetti di piccineria e dagli uomini offuscati dalla sete di potere.

Ma su Aldo Moro e sul 1978 tornerò ancora, se il lettore vorrà seguirmi. Adesso siamo ancora nel 1972, anche se molti avvenimenti di quell’anno sono come un preludio degli avvenimenti futuri, come d’altronde è per ogni vicenda umana.

A scuola rientrammo  Lunedì 2 ottobre 1972.

Voglio ricordare però tre episodi importanti che avvennero prima del rientro a scuola:

Il primo avvenne a Venezia il Sabato 16 settembre 1972.

Il papa Paolo VI a Venezia nella sua breve visita pastorale nella città lagunare, al termine della Messa celebrata  in piazza San Marco,  si toglie la stola papale, la mostra alla folla e la mette sulle spalle del patriarca, Albino Luciani, visibilmente imbarazzato. Il gesto del Pontefice non viene ripreso dalle telecamere che hanno già chiuso il collegamento ma è documentato da numerose fotografie. Albino Luciano sarà il papa di un mese nel 1978. La sua morte repentina è ancora oggetto di tante chiacchiere e dicerie sulla congiura che sarebbe maturata nei palazzi a suo danno.

La seconda è datata Giovedì 21 settembre 1972. L’isola di Santo Stefano, in Sardegna,  viene concessa agli USA come appoggio militare per i sommergibili nucleari. Di tale concessione non venne mai esibito da Andreotti (e dagli altri politici responsabili) alcun Trattato, per cui si dovette presumere trattarsi di un accordo segreto. Tutto il movimento studentesco si sollevò contro tale concessione e non soltanto in Sardegna.

La terza ed ultima notizia e di Lunedì 25 settembre 1972 e riguarda le dimissioni di Storti, segretario CISL, per contrasti con la destra interna contraria all’unificazione sindacale. Si tratta della famosa unificazione sindacale nella triplice, CGL, CISL e UIL che fu per decenni una vera e propria potenza politicl-sindacale.

Venerdì 13 ottobre 1972 la Corte di cassazione trasferisce a Catanzaro il processo per la strage di piazza Fontana, anche su richiesta della stessa procura di Milano, convinta che «il procedimento non possa essere celebrato in Milano in un clima di sufficiente serenità».

Venerdì 20 ottobre 1972 vengono iIndiziati  di reato, Catenacci, Provenza e Allegra   per omissione di atti d’ufficio nelle indagini sulla strage di piazza Fontana. Elvio Catenacci era dirigente degli Affari riservati del ministero degli Interni. Gli altri due erano i capi degli uffici politici delle questure di Roma e Milano e si chiamavano Bonaventura Provenza e Antonino Allegra. Il provvedimento è legato in particolare alle indagini sulle borse usate per gli attentati di Milano. Valpreda continua però ad essere detenuto (verrà scarcerato soltanto a dicembre).

Sabato 21 ottobre 1972 ci sono degli attentati ai treni che portano a Catanzaro i sindacalisti per una conferenza sul Mezzogiorno: 6 feriti.

Mercoledì 8 novembre 1972 Richard  Nixon trionfa nelle presidenziali Usa. Farà un’uscita di scena ingloriosa a seguito dello scandalo denominato Watergate prima della fine del suo mandato. Vicepresidente è confermato Spiro T. Agnew.

A novembre la 126 scalza la 500 Fiat nelle preferenze degli automobilisti italiani.

Venerdì 10 novembre 1972 si festeggia In tv “Nascita di una dittatura” . A cinquant’anni dalla “marcia su Roma” (28 ottobre 1922), Sergio Zavoli conduce la prima delle sei puntate di Nascita di una dittatura, trasmissione storiografica che ricostruisce la situazione politica, economica e sociale che portò all’avvento del fascismo.

Lunedì 13 novembre 1972 nel corse del XXXIX congresso del PSI a Genova viene eletto segretario  Francesco De Martino.

Domenica 26 novembre 1972 viene dato fuoco alle auto di nove impiegati Fiat.

L’atto criminoso verrà rivendicato dalle   Brigate rosse . Questa organizzazione terroristica di sinistra farà a lungo parlare di sé per tutti gli anni settanta. Il suo potere e il suo terrore culmineranno nel 1978 con il rapimento dell’onorevole Aldo Moro e con lo sterminio sanguinoso della sua scorta. Si erano illusi di poter conquistare l’Italia non con le armi della democrazia ma attraverso un’insurrezione popolare. Si accorsero ben presto che gli italiani non erano disposti a seguirli e che erano soltanto un gruppo di fanatici sanguinari che sognavano una rivoluzione impossibile. E meno male che gli italiani non li hanno seguiti: che cosa sarebbe uscito fuori di buono da una ennesima rivoluzione comunista fondata sul sangue innocente?

Sono stato sempre contrario alla violenza, oggi come allora. Con la maturità di oggi posso dire che preferisco dare retta a San Paolo e invitare i giovani a seguire le leggi. Chi rispetta e segue le leggi non sbaglia mai.

Ma soprattutto raccomando di non affidarsi mai alla violenza. Essa è foriera di altra violenza e non porta mai a nulla di buono.

Venerdì 1 dicembre 1972 muore a Roma, in una stanza all’undicesimo piano del policlinico Agostino Gemelli, l’ex presidente della Repubblica Antonio Segni. Accanto a lui la moglie Laura, i quattro figli Celestino, Giuseppe, Paolo e Mario con le nuore, il medico curante professor Breda e il medico personale professor Giunchi. La notizia della morte è comunicata al Senato dal vicepresidente Spataro.

Sempre il 1º dicembre, a Torino,  il pugile Bruno Arcari conserva il titolo mondiale dei Welters junior vincendo ai punti contro lo sfidante Costa Azevedo.

Il 3 dicembre a Roma: viene arrestato il boss mafioso Tommaso Buscetta. Estradato dal Brasile, dovrà scontare 14 anni di carcere. Diventerà la gola profonda di Cosa Nostra e inaugurerà la stagione del pentitismo di mafia.

Il 14 dicembre a Bonn viene eletto cancelliere il socialdemocratico  Willy Brandt. Sarà il fautore della c.d. Ostpolitik, la politica di apertura verso l’Est che, indebolendo l’unione sovietica, porterà alla riunificazione della Germania nel 1989.

Il 15 dicembre viene  approvata la legge n. 773 (legge Valpreda) con la quale viene concessa la libertà provvisoria prima della sentenza anche agli imputati per reati gravi che siano in attesa di giudizio da lungo tempo. Grazie a questa legge, l’anarchico Pietro Valpreda verrà scarcerato dopo tre anni di ingiusta detenzione.

Entra  in vigore in via definitiva la legge 772 che permette l’obiezione di coscienza al servizio militare.

Il 19 dicembre l’Apollo 17 ammara nell’oceano riportando a casa Eugene Cernan, Ronald Evans e Harrison Schmitt. È la conclusione della prima (finora) esplorazione umana della Luna.

Il 21 dicembre: Germania Ovest e Germania Est si riconoscono vicendevolmente.

25. continua…

 

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Ieri sera, guardando in TV il film di Gianluca Maria Tavarelli intitolato ” Aldo Moro – Il presidente” ,  interpretato da Michele Placido e da altri ottimi attori, un mare di ricordi mi ha avvolto, riportandomi indietro agli anni della mia gioventù.

Avevo finito da qualche anno  il servizio militare e studiavo ancora all’università quando, nel 1978, le Brigate Rosse sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana, l’onorevole Aldo Moro, trucidando i poliziotti della  sua scorta: Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi e Bruno Seghetti.

Non mi trovavo in Italia quando avvenne il triste fatto di sangue. Ero all’estero, in cerca di me stesso o forse fuggivo da qualche cosa, anche se  neanche io sapevo cosa.

Ricordo che negli anni immediatamente precedenti (prima che mi iscrivessi all’Università) ero stato impegnato nel Movimento Studentesco. Erano anni di scioperi, di proteste, di lotte sociali, attraverso le quali si cercava di ottenere una società più giusta, meno classista, dove la ricchezza fosse meglio distribuita. A livello politico si contestava la Democrazia Cristiana e si lottava per ottenere un’alternativa di governo e, seppure confusamente, forse ci si illudeva che il comunismo potesse essere una valida alternativa a quel tipo di capitalismo che non ci convinceva.

Mi allonatanai dal Movimento Studentesco per tanti motivi.

Sicuramente ero rimasto deluso dal fatto che mentre io ci credevo davvero nel cambiamento della società e, nel mio piccolo mi impegnavo per ottenerla, la maggior parte dei giovani studenti di allora si atteggiava a rivoluzionario ma in fondo cercava solo una vacanza dalla scuola.

Ma la cosa che mi allontanò più di qualsiasi altra dal Movimento Studentesco fu la mia percezione che il suo zoccolo duro, gli irriducibili, per così dire, fossero fautori e sostenitori della violenza.

Mi ricordo che a un certo punto girava la voce che l’estrema destra e l’estrema sinistra si sarebbero  dovuti unire nella lotta contro il potere e poi, una volta che lo avessero sconfitto, si sarebbero disputate la supremazia.

Ricordo anche che alcune frange del Movimento della mia città  si scontravano con i “fasci” (si chiamavano così quelli che militavano nei movimenti estremi di destra) a colpi di spranga.

Io non presi mai parte a questi scontri.

 

Ero sì, confuso; non sapevo bene cosa volevo (anche se sentivo l’ingiustizia della società, l’ipocrisia dei politici al potere e avevo sofferto, con rabbia, per le stragi di Stato, tipo quella di Piazza Fontana;  e avvertivo  la falsità delle accuse mosse a Valpreda e agli anarchici per nascondere le colpe di settori deviati dello Stato) ma ero certo di una cosa: io ero contro la violenza.

I miei idoli di allora erano Gandhi, Marthin Luther King, I Kennedy, Gesù Cristo (l’Uomo, non il Dio che ho riscoperto nella maturità).

Io ero per la pace. Forse anche per questo me ne andai lontano, a cercare un mondo ideale, nell’illusione che esistesse e senza capire che la pace la dovevo cercare dentro di me.

Nella tristezza che mi ha avvolto durante la visione del film, nel mio cuore ho ringraziato Dio per non avere mai ceduto alla violenza.

La mia rabbia di allora mi ha portato lontano ma mai verso la violenza.

Almeno in quello sono stato fedele ai principii nei quali continuo a credere.

Non voglio giudicare nessuno e so bene che il potere , a quel tempo, non si sarebbe mai potuto conquistare con la pace, in quanto lo Stato era armato ed i suoi uomini imbracciavano mitra, pistole e fucili.

Ma io non volevo e non ho mai voluto il potere.

Eppoi ho sempre detestato la violenza.

Che importa se qualcuno allora mi considerava un povero illuso?

Oggi mi sento contento di quella scelta; di essere sempre fuggito alla violenza.

Continuo a considerare la vita umana la cosa più sacra che ci sia.

E prego Dio che la pace vinca per sempre sulla guerra e sulla violenza.

 

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Venivano dal buio

 quegli uomini

che gambizzavano

sequestravano

ammazzavano

Ed io

che non stavo con loro

ma neanche con il loro nemico

cercai lontano

la Luce della Verità

Roma, marzo 1978

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