La politica mi interessa sempre meno, anche se sono cosciente che della politica non si possa fare a meno.

 I nostri politici, e in particolare quelli italiani degli ultimi cinque lustri, hanno toccato il livello più basso dell’indice di gradimento (che corrisponde, grosso modo, al livello più basso della qualità dell’azione politica messa in campo).

I settori dove i politici hanno mnostrato tutta la loro pochezza e la loro estrema inefficienza sono stati molteplici: dalla cultura alla difesa; dalla gestione dell’immenso patrimonio archeologico e artistico al governo del debito; dalla gestione delle banche e del credito alla politica del lavoro e così via elencando.

Ma oggi mi voglio soffermare sulla politica dell’immigrazione che costituisce l’apice dell’incapacità e del malaffare della nostra classe politica. La scienza demografica ha mostrato, dati alla mano, che l’arrivo degli stranieri ha sopperito e rimediato al disastroso calo demografico  dell’Italia. Ma anche questo calo demografico è, seppure solo in parte,  il risultato di una mancata  politica di incentinvazione in favore della maternità che ha costretto le donne italiane (e le famiglie italiane) a rifugiarsi in una egoistica e quasi obbligata scelta di non fare figli.

E l’ISTAT e l’INPS hanno  da tempo evidenziato da un lato,  come il contributo degli immigrati al PIL sia maggiore di quanto nel complesso gli stranieri ricevano a titolo di provvidenze, dall’altro come i contributi e gli oneri previdenziali versati dai lavoratori stranieri consentano oggi all’Istituto della Previdenza Sociale di pagare agevolmente le pensioni agli Italiani.

Quindi, per favore, sgombriamo il campo da populismi e da facili speculazioni politiche che qui non interessano e che comunque sono fuorvianti.

Qui si vuole parlare della cattiva gestione della politica dell’immigrazione da parte dei governi italiani.

In che cosa ha fallito la politica dell’immigrazione dei governi italiani che si sono succeduti negli ultimi 25 anni?

Cominciamo col dire che non c’è stata alcuna politica dell’immigrazione. E le poche cose fatte sono state fatte male. Vogliamo parlarne?

Bene. Primo errore madornale. Gli accordi di Dublino, sottoscritti anche dall’Italia in ambito europeo, in forza dei quali il Paese del primo approdo è obbligato a ospitare il migrante sino al disbrigo delle pratiche di accoglienza. Ci vuole una grande scienza politica per capire che un simile accordo andava in danno dell’Italia, che con i suoi chilometri di coste costituisce l’approdo naturale, insieme alla Grecia, di tutte le rotte marittime dei migranti?

L’errore commesso dai governi di centro destra (molto impegnati nello smantellamento della scuola pubblica e nella finanza di fantasia, a voler tacere d’altro) è stato reiterato dai governi di centro-sinistra, quando, non molti anni orsono, ci si è impegnati a ricevere nei nostri porti tutti i migranti, dovunque  raccolti in mare da una marea di avvoltoi europei in combutta con i trafficanti di esseri umani, senza chiedere niente in cambio agli altri partners europei, se non una manciata di euro. Ma si può essere più gonzi di così?

Secondo errore. In realtà l’Italia (cioè i governi italiani) l’immigrazione l’hanno subita e non governata.

Si è permesso ad una marea di disperati di entrare in Italia, forse strizzando l’occhio alle organizzazioni malavitose o magari per favorire amici e sodali, ingolositi dalla gestione dei fondi europei e dei fondi di bilancio italiani, senza pensare che dopo due anni tali fondi sarebbero finiti e delle persone assitite per due anni, difficilmente sarebbero state in grado di mantenersi decorosamente con le proprie gambe oppure di inserirsi, da soli, in un tessuto economico sfilacciato, precario  e lacunoso. con il risultato che i migliori e i più onesti li troviamo ai semafori e davanti, ormai, ad ogni esercizio commerciali, chiedendo praticamente l’elemosina, mentre i peggiori sono quelli che riempiono le pagine di cronaca nera: aggressori, spacciatori, violenti, protettori, ladri, scippatori e rapinatori (ovviamente in aggiunta ai colleghi malfattori  italiani).

E oggi ci si accorge che la tenuta sociale è a rischio. al punto che anche papa Francesco, un uomo  dalle porte aperte, per carattere e per la carica istituzionale che ricopre, ha dovuto avvertire i politici che l’accoglienza va coniugata con la tenuta della convivenza sociale.

Tutto manca all’Italia all’infuori di  una guerra tra i poveri italiani e questi derelitti che il mare e la disperazione hanno sospinto sulle nostre coste in cerca di un po’ di pace e di una speranza di vita. Parliamoci chiaro: niente e nessuno può arrestare questa marea umana. Neppure le orribili e impressionanti soluzioni estreme proposte da arringatori e populisiti di facile parole e di scarso intelletto,  che vorrebbero sparare addosso ai migranti all’atto di sbarcare in Italia! Come se i migranti, al di là dell’idea inaccettabile e odiosa di sparare a degli esseri umani inermi,  fossero tutti in quella singola barca e come se la loro morte potesse servire da monito alle altre centinaia di migliaia di disperati in fuga da dittatori, da guerre, dalla  miseria e dalla fame, da una forza misteriosa e antica, come quella che nei millenni trascorsi ha portato le civiltà di tutto il mondo a mischiarsi tra loro.

Mi chiedo se le nostre radici più antiche non siano poi proprio in quella terra siriana da cui scappano molti di questi disperati; o in quell’Africa che ci sta di fronte, continente in tumulto, dove la gente nasce e muore a ritmi vorticosi; dove la gente fugge attratta anche da illusioni e da sogni che si rivelano poi altrettante delusioni.

Non voglio nemmeno, fuggendo dal  populismo e dall’odio razzistico, cadere nell’accoglienza facilona e superficiale in cui è caduta, in buona fede, una parte dell’opinione pubblica italiana (sulla buona fede dei politici sono, invece, alquanto dubbioso).

L’accoglienza è fatta di inserimento nel tessuto culturale e nel tessuto economico, con la creazione di nuovi cittadini e di posti di lavoro utili alla collettività. Invece i nostri governi hanno scambiato l’accoglienza con una botttiglietta di acqua minerale e un panino alla mortadella (che gli islamici, oltretutto, non possono nemmeno accettare).

L’accoglienza è fatta di assistenza morale e materiale nei primi tempi ma nella trasmissione successiva di una capacità di autosostentamento.

Certo non è facile. Ed è mancata completamente l’Europa. Quell’Europa che nei primi anni duemila ha rifiutato la costituzione europea e le radici cristiane degli europei.

E questa mancanza di radici, o meglio, questo mancato riconoscimento delle nostre radici cristiane ci ha resi più fragili e più timorosi dell’altro e del diverso.

E anche qui l’Italia non ha saputo fare il suo dovere.

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