Archivio Febbraio 2016

Oggi si celebra il giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe e dei profughi dell’ Istria (L. 30 marzo  2004 n. 92).

Tra il settembre del 1943 e il 15 giugno 1945, le milizie jugoslave del maresciallo Tito, esaltate dal sogno della grande federazione jugoslava che andava delineandosi nello scacchiere internzionale, incattivite dagli eccessi fascisti e accecate dall’ideologia comunista, massacrarono migliaia di vittime innocenti, colpevoli soltanto di essere italiane, in un territorio destinato a divenire il “nuovo paradiso socialista in terra ” (Palmiro Togliatti dixit) dove non c’era posto per donne incinte e bambini italiani, preti, finanzieri, cattolici e italofoni vari, che non mostrassero di volersi prostrare ad adorare il nuovo feticcio con la stella rossa, stampata nell’incavo di una  falce a croce col martello.

Il  15 giugno 1945  l’incubo finì solo per Trieste, Gorizia e Pola; quest’ultima visse un biennio di speranza, sino al 10 febbraio 1947, quando insieme a tutta l’Istria (escluse, come già detto Trieste, Gorizia e qualche altra porzione di territorio giuliano) passò definitivamente nelle mani della Federazione Jugoslava del Maresciallo Tito.

Ma tutto questo nei libri di storia non l’ho mai letto. Incominciai a intravvedere la verità negli anni settanta del secolo scorso, quando svolgevo il servizio militare di leva a Trieste.

In seguito,  le ripetute stragi, le follie utopistiche dei post-sessantottini, gli studi universitari, la silente ipocrisia dell’apparato politico italiano acquietarono, senza estinguerla però del tutto, quella sete di verità che prorompe tanto più fragorosa, quanto più a lungo è trattenuta e repressa.

Poi venne promulgata  infatti  la legge 30 marzo  2004 n. 92 con cui viene istituito il giorno del ricordo delle vittime delle foibe. Il giorno prescelto, non a caso, è il 10 febbraio.

Ora le vittime delle foibe aspettano il riposo eterno che i parenti vorrebbero innalzare, in loro memoria,  nella volta celeste, nella speranza che lassù, un giorno, si possano ricongiungere ai cari scomparsi nel silenzio della furia ideologica, colpevoli solo di avere rifiutato il paradiso socialista in terra. O forse soltanto ignari degli sporchi giochi che la politica gioca sulle teste innocenti.

Il velo ha cominciato a squarciarsi ma tanto c’è ancora da fare per restituire ai morti la dignità ed ai vivi la verità.

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Ogni tanto vado al Bingo cittadino. Giusto per trascorrere un’ora diversa dal solito. Il gioco non è il mio forte. Anche se da bambino, al mio paese, giocavo a “pisci e bastoi“. Si lanciavano in aria delle monetine da cinque lire  (che portavano sul dritto un’asta di bandiera, “su bastoi“, per l’appunto,  e sul rovescio un pesciolino “su pisci“); si vincevano le monetine di cui  si azzeccava il verso di caduta.   Più avanti ha giocato  a sette e mezzo, con monete da 50 e da 100 lire; si stabiliva la posta, il mazziere distribuiva una carta e testa: se avevi un sette oppure un sei, potevi anche dichiarare “sto” (significava che non volevi altre carte; altrimenti proseguivi chiedendo al mazziere altre carte, scoprendo la prima distribuita: ma se superavi il sette e mezzo, avevi perso e vinceva il mazziere (le figure valevano solo mezzo punto, mentre le altre valevano il numero di semi riportato in figura; con il sette di denari e il re di danari facevi “Lintu e ratapintu” (o Settebello in italiano) e non ti batteva nessuno Da giovanotto giocavo il poker, quando ero sotto la naja; giravano le banconote di Giuseppe Verdi, massimo si arrivava a Leonardo da Vinci o a Michelangelo; (traduco per i più giovani: mille lire, cinquemila lire, massimo diecimila lire). Ricordo che vincevo spesso: applicavo pochi principiii: bluffare con moderazione, restare impassibile e rilanciare al momento opportuno; per ultimo, ma non in ordine di importanza: ritirarsi al momento in cui si vince e non accanirsi a giocare quando si perde; insomma, occorre sapersi gestire. Dopo congedato  ho avuto altro da fare. Ho abbandonato molte abitudini. Credo che giocare a soldi sia fondamentalmente una cosa sbagliata. Però un gratta e vinci con moderazione o una macchinetta da poker, come quando sono andato in crociera, non si disdegnano. E nemmeno un Bingo, ogni tanto!

L’altra sera avevamo programmato con mia moglie una giocata di un’ora con un budget massimo predefinito. Dopo alcune cartelle mi ha visitato la dea bendata: BINGOOOO!! La mia vicina si è spaventata. Da giovane cantavo da baritono e la mia voce è sempre stata squillante!!! Trascorsa la nostra ora, abbiamo deciso di fare l’ultima giocata. Evidentemente la dea bendata era ancora in circolazione dalle mie parti: Doppio BINGOOOO!!!! Non grosse cifre, intendiamoci, ma grandi, enormi soddisfazioni! Bingooooo è diventato, per una sera, un dolce suono!!! Me me ricorderò la prossima volta, quando la dea bendata si sarà trasferita negli altri tavoli, e udrò gli altri gridare Bingoooo!!!

Comunque sia, dopo un’ora esatta, siamo andati via. Anche se la tentazione di restare a giocare è stata forte. Ma io ritengo, che nella buona o nella cattiva sorte (parlo del gioco) occorra essere coerenti (e prudenti).

Voglio essere io,  il padrone del gioco e non, viceversa, diventarne l’umile schiavo.

E anche se parlo del gioco, è un principio che ho cercato di applicare con coerenza lungo tutta la mia esistenza.

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SCENA SESTA

(i due ragazzi si siederanno sconsolati in una panchina. Lui si terrà la testa tra le mani, lei cercherà di consolarlo)

Ragazza:- Coraggio, amore mio…

Ragazzo:- sono stanco di tutte queste prepotenze! E mi rifiuto di sottostare a questi imbrogli…

Ragazza:- Anche io sono schifata da tutto questo che succede qui a Timbrolandia…

Ragazzo:- I nostri genitori ci hanno insegnato la speranza, ma io sento di non poterne più per davvero…

Ragazza:- Io so che i nostri genitori hanno provato a cambiare… qualcuno perfino con la violenza… ma non c’è stato niente da fare…

Ragazzo.- Io con la violenza non voglio avere niente a che fare…E non ho neppure la voglia di distruggermi con l’alcool o con la droga…

Ragazza:- Ma allora cosa possiamo fare?

Ragazzo:- Vieni con me…

Ragazza:- Ma dove?

Ragazzo:- In un paese lontano, dove non ci siano timbri, ricatti, burocrazia, ingiustizie e soprusi!!!

Ragazza:- Io per amore ti seguirò ovunque!!!!

Ragazzo:- Almeno non lasciamogli distruggere i nostri sogni!!!

Ragazza:- (abbracciandolo) Quelli non ce li dobbiamo far togliere mai!!! Da nessuno!!!!

(i due si prenderanno per mano e usciranno di scena lentamente accompagnati da un sottofondo musicale struggente e malinconico; alla loro uscita calerà il)

SIPARIO

 

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