Archivio Gennaio 2016

Questo pomeriggio, al Teatro Massimo di Cagliari,  ho assistito allo spettacolo teatrale “Sette bambine ebree” di Caryl Churchill, per la regia di Rosalba Ziccheddu con cinque valide attrici sul palcoscenico ( Eleonora Giua, Maria Grazia Sughi Marta Proietti Orzella, Noemi Medas Agnese Fois) e un altrettanto valido musicista (Alessandro Atzori).

La proposta drammaturgica  si inquadra nel ricordo della giornata della memoria e viene proposta alle scuole proprio nelle date del 26 e del 27 gennaio, giornate che per legge sono deputate al ricordo della Shoah. Pur tuttavia la proposta culturale di Sardegna Teatro quest’anno appare più articolata e complessa e meno scontata degli altri anni.

La rappresentazione è stata infatti preceduta dalla proiezione di tre cortometraggi proposti dall’Associazione Culturale Skepto e dall’Associazione Amicizia Sardegna Palestina. Il cortometraggio di quest’ultima associazione, Nakba, getta una luce nuova e diversa sulle vicende dello Stato d’Israele, nato nel maggio del 1948, sulle ceneri del grande massacro che i nazisti perpetrarono in odio agli Ebrei nel decennio precedente.

Qui non si tratta di disconoscere o sminuire l’orrore di quel tragico eccidio. E nemmeno di cercarne un contrappeso nelle sofferenze che i Palestinesi hanno dovuto subire dal 1948 ad oggi, a causa dello strapotere israeliano nei territori assegnati ai Sionisti da una politica internazionale,  a dir poco, miope e poco accorta.

Piuttosto la rappresentazione, così come si evidenzia anche dalle dichiarazioni esplicite della sua autrice, intende fare emergere,   il terribile, doloroso conflitto, interno ed esterno,  degli Ebrei senza terra, che si insediano in Palestina contro la volontà e comunque a discapito dei discendenti dei Cananei che in quelle terre abitano da millenni.

Il conflitto interno allo stesso popolo israeliano emerge sin dalle prime battute della rappresentazione: “Dille”, “Non dirle”; “Dille che è un gioco” , “Dille che è una cosa seria”.

Il conflitto esterno con i Palestinesi è perfino più marcato. Lo stesso titolo dell’opera vuole rappresentare le sette fasi dell’insediamento israeliano in Palestina: L’Olocausto,  l’immigrazione ebrea in Palestina, La creazione dello Stato d’Israele,  la lotta per l’espulsione degli Arabi  Palestinesi dai territori, le guerre arabo-palestinesi, la disputa per l’utilizzo dell’acqua e  le  rivolte palestinesi chiamate Intifada.

Qualcuno, anche nella patria dell’autrice (nata a Londra nel 1938 e quindi britannica, cittadina del Paese considerato il massimo responsabile dell’attuale disastrosa situazione israelo-palestinese) ha accusato il dramma della Churchill di antisemitismo, ma non tutti la pensano così, persino tra gli stessi intellettuali ebrei.

Non sono d’accordo sull’antisemitismo del lavoro.

Il testo della Churchill è pregevole perchè suscita delle domande, pone delle questioni, fa emergere dei dubbi.

La diplomazia internazionale (e in primis quella britannica) che  ha combinato il disastro, dovrebbe attivarsi per porvi rimedio.

Io non so come. Non è il mio mestiere e non faccio politica, ma sento nella mia coscienza che, come diceva quel mio vecchio professore, che due torti non fanno una ragione.

Che molti Palestinesi abbiano ricevuto dei torti a causa della vicenda israeliana non vi è alcun dubbio. E non serve a niente far finta di niente.

 

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SCENA QUINTA

(Detti e un venditore ambulante napoletano di timbri quadrati)

Venditore ambulante:- (con spiccato accento napoletano; porta con sè un’elegante valigetta con un campionario di timbri quadrati; parlerà a mezza voce, avvicinandosi ai cinque presenti, dopo avere contattato i vecchietti seduti alle panchine) Timbri quadrati e rettangolari per tutti gli usi!!! Piccoli e grandi!!! Risolvono ogni problema burocratico!!! Facili da usare, come gli originali. Accatativille!!! (a una cittadina che lo guarda con interesse) Ne volete uno signo’…so buoni come il pane (apre e mostra il campionario)!!!

Cittadina:- (un po’ incerta)Ma come funzionano? Sono buoni anche per i libretti del lavoro?

Venditore ambulante:- E come no, signo’? (estrae due timbri dal campionario) Eccoli qua: Agenzia del Lavoro  e Disoccupazione!!! Voi che guaio avete?

Cittadina:- (prendendo coraggio) Io devo fare l’aggiornamento del mio stato di disoccupazione per avere l’assegno di indennità!!!

Venditore ambulante:- (con sicurezza, rimette a posto i due e ne estrae un terzo) E allora è più facile ancora: eccolo qua! Questo manco il Supervisore Generale  ce l’ha più vero!!!

Cittadina:- (prendendolo in mano) Ma è facile da usare? Siamo sicuri?

Venditore ambulante:- Venite con me signo’!!! Ve lo mostro io… però appartiamoci che qui diamo nell’occhio…

Cittadina:- Ma quanto costa?

Venditore ambulante:- Ci accordiamo signora… In base al valore dell’assegno da percepire.. non vi preoccupate…

(si avvia verso l’uscita seguito dalla cittadina)

Altro cittadino:- Ehi, aspettate! Vengo anch’io! Ne avete anche per gli infortunati del lavoro???

Venditore ambulante:- E come no? I miei timbri so’ buoni per tutto!!! Venite, venite cun me…vi mostro tutto il campionario completo!!!

Altro cittadino:- (ai restanti) Voi non venite? Magari ha pure il vostro… per la Banca…

Terzo cittadino:- No grazie… voi andate pure se volete… io ho altre soluzioni per la testa…

Ulteriore cittadina: Anche io sto con lui

Venditore ambulante:- Poi caso mai ripasso…

Cittadina:- Arrivederci allora…

Altro cittadino:- Addio… (esce il venditore seguito da quasi tutto il gruppo. Resteranno in scena soltanto un ragazzo e una ragazza)

11…continua…

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SCENA QUARTA

(Detti e un trio di malavitosi. I tre saranno vestiti con abiti eleganti , gessati e pacchiani; tutti indosseranno inoltre  un cappello sulle ventitre; con movimenti sicuri si avvicineranno al portone e con colpi cadenzati e convenzionali lo batteranno con uno dei due batacchi. Una voce urlerà in risposta da dietro il portone).

Voce:- Completa la parola d’ordine: “Lunedì…?”!!!

Capo Trio:- (unendo le mani ad imbuto sulla bocca) “…non ti muovere de unni sì!!!”!!!

(Si udranno da dietro il portone suoni di chiavistelli e catene. Il portone si aprirà e uno dei due impiegati della prima di scena si affaccerà, e con ossequio consegnerà un plico voluminoso; ne riceverà in cambio una bustarella che provvederà ad intascare dopo essersi guardato attorno in maniera furtiva).

Primo Impiegato:- Grazie e alla prossima!

Capo trio:- (Assentirà con un cenno del capo e un tocco un po’ beffardo sulla tesa del cappello, imitato dagli altri due). Okappa…

Al trio si avvicineranno veloci i quattro.

Un cittadino:- Scusate, possiamo farvi una domanda?

Capotrio:- Non è che a noi le domande ci piacciano tanto… Siete giornalisti?

Altro cittadino:- No, non siamo giornalisti…

2° Malavitoso:- (con forte accento siciliano) E cosa siete, sbirri, per caso…?

(i tre malavitosi si guarderanno in faccia e rideranno sguaiatamente)

Terzo cittadino:- Non siamo poliziotti…

Capo Trio:- E allora cosa siete?

Una cittadina:- Siamo cittadini bisognosi di assistenza…

Capo Trio:- Il nostro presidente Calì ama assistere tutti… specialmente quelle giovani e carine come te… A lui piace assistere di più le donne… (ridono sguaiatamente con gesti che indicano procaci forme femminili).

Altra cittadina ancora:- E noi che non siamo giovani e carine possiamo sapere cosa c’è in quel plico?

Capo Trio:- ( in tono di sfottò, ma un po’ sorpreso dal temperamento della donna) Eh, ma che caratterino, signora mia… (poi, aprendo il lembo superiore del plico) Signora bella, mica ci posso far vedere i nomi sui fogli? Non lo sa che c’è la praivacy???

Ulteriore cittadina:- (per niente convinta) Quindi sono certificati e autorizzazioni?

Capo Trio:- Ma certo signora, che si crede?! Tutti timbrati e con marca da bollo!!! Noi siamo rispettosi della legge, non è vero picciotti???

(I due malavitosi confermeranno con battutacce le affermazioni del loro capo e tutti rideranno  sguaiatamente)

Secondo Malavitoso: -Eh, ci mancherebbe!!!

Terzo Malavitoso:- La legge è legge, cara nonnetta!!!

(ancora risate)

Altra cittadina:- Quindi se io adesso busso e dico la parola d’ordine, loro mi mettono un timbro sul certificato di disoccupazione???

Capo Trio:- Eh, la fa facile lei!!! A parte che la parola d’ordine si può usare una volta sola!!

Secondo Malavitoso:- E poi cambia di giorno in giorno, cara la mia signora!!!

Altra cittadina:- (c.s.)!  Insomma io come dobbiamo fare per avere un benedetto timbro sui nostri documenti?

Terzo Malavitoso:- Cara signora, bisogna affiliarsi…

Altra cittadina:- Affiliarsi? Che roba è?

Capo Trio:- Vedo di spiegare… Le due ragazze, qui, verrebbero affiliate subito… E otterrebbero il timbro quadrato direttamente dal presidente Calì!!! Non è vero picciotti??

(risate sguaiate e salaci come sopra)

Secondo Malavitoso:- E che vogliamo scherzare? Il nostro presidente c’ha un timbro spettacolare…!!!

Terzo Malavitoso:- Ma è chiaro come il sole!!!

Capo Trio:- (allungando dei bigliettini a tutti e cinque) Qui ci sono i recapiti del rag. Figaro Cannone, il factotum del presidente…Chiedete tutte cose a lui…

Secondo Malavitoso:- Affiliarsi è facile e conviene…

Terzo Malavitoso:- E diffidate delle imitazioni… Baciamo le mani…

(i tre malavitosi escono con passo solenne e deciso)

10…continua….

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Uno dei temi più accesi di questi disgraziati tempi che stiamo vivendo, è quello contro oppure a favore dell’accoglienza degli immigrati asiatici e africani che come un’orda inarrestabile si stanno riversando sulle coste del nostro mondo occidentale.

Non intendo schierarmi, come un soldatino al servizio di leva, a destra o a sinistra, a seconda del partito di appartenenza. In realtà non appartengo (né ho fatto mai parte ) ad alcun partito o schieramento; inoltre non mi piacciono le posizioni per partito preso. Per questo invito i miei cinque lettori a leggere questo articolo senza lenti o paraocchi che ne deformino il significato o la comprensione. Il tema non è facile, ma affrontandolo con spirito manicheo, si rischia di perdere di vista la realtà.

E la realtà di base è questa: non si possono erigere barriere per respingere un’orda inarrestabile, ma è altrettanto sbagliato subire l’arrivo di queste schiere di disperati, in mezzo ai quali si celano sicuramente degli elementi pericolosi.

E allora che fare?

Io non sono un politico e mi aspetto delle risposte dai governanti italiani ed europei.

Finora hanno mostrato grande inettitudine, pressapochismo e  indecisione. Non saprei dire se gli scarsi risultati ottenuti nella gestione del fenomeno epocale che si sta svolgendo sotto i nostri impotenti, sia frutto di un’azione politica inefficiente,  condotta dai nostri governanti in buona o in mala fede. Non so dire, cioè, se i nostri governanti abbiano agito in questo modo vago e inconcludente,   con dei secondi fini o semplicemente perché sono degli inetti. Il risultato però non cambia ed è sotto gli occhi di tutti.

Ormai mi sottraggo ai grandi  (si fa per dire) dibattiti dei talk show televisivi e dei giornali. Attingo le mie informazioni per lo più dall’WEB,  dalla radio (quando sono in auto) e da qualche buon libro (ce ne sono sempre in meno in giro).

Mi ha colpito recentemente quanto ho letto a pag. 4 del numero 1 del gennaio 2016 del Mensile di cultura religiosa e popolare “Frate Indovino” che mi arriva a casa ma che apro per leggerne dei brani a mia madre quasi novantenne (è meglio comunque di tanta blasonata carta stampata, ma come ho già detto, non leggo più carta stampa ma solo informazioni on line).

Ebbene, a pag. 4 del Mensile, Federica Mormando si occupa, con diversi articoli, del problema immigrazione, mettendo in evidenza la subalternità di uno Stato incapace persino di identificare le persone che arrivano a casa nostra in cerca di aiuto. Eppure di fronte ad un fenomeno così eccezionale e straordinario non  bisogna essere dei geni per capire che anche le norme del diritto internazionale possono e debbono subire delle modifiche unilaterali che si adattino all’emergenza. Nessun aiuto, in danaro, in viveri o in assistenza, pertanto, a chi si rifiuti di farsi identificare.

Lo Stato ha l’obbligo di proteggere i cittadini e le persone pacifiche: nessuno può aggirarsi per le nostre strade in completo anonimato.

La giornalista ha messo bene in evidenza un’altra cosa: noi stiamo disconoscendo i nostri valori, le nostre radici, svendendole per quattro voti, per il consenso elettorale o chissà per quali altri fini.

La considerazione mi è sembrata ancor più azzeccata dopo aver sentito alla radio l’intervista di un sociologo francese, autore di un recente libro intitolato “Parole armate”, da cui si evince chiaramente che i giovani terroristi del sedicente stato islamico, rimpolpa le sue schiere di aspiranti assassini con giovani stanchi dei vuoti riti opulenti e ipocriti del mondo occidentale, ormai votato all’ateismo, al materialismo più becero, al deicidio assoluto.

E questo mi ha fatto venire in mente che da tempo noi europei, anche nella cd. Costuzione Europea, abbiamo rinnegato le nostre radici cristiane.

E il vuoto spirituale del mondo occidentale qualcuno sta cercando di riempirlo con la sua spiritualità.

 

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SCENA TERZA

(Detti e due impiegati:gli stessi del primo atto )

Primo impiegato: – Vi ho già detto che il Direttore Supervisore  Generale oggi non è in sede e pertanto è del tutto inutile che vi accalchiate qui come un gregge di pecore!!!

Secondo impiegato: – Avete sentito? Tornate domani! (con gesti appropriati della mano) Sciò, sciò, circolare!!!

Un contribuente.- Ma siamo sicuri che domani il Direttore Supervisore Generale sarà presente in ufficio? Anche ieri mi avete detto la stessa cosa?

Primo impiegato: – (in tono stizzito) Non incominciamo ad offendere eh? Io ieri non ero neppure in servizio!!! Ma tu guarda…gli utenti… Più ti spendi per loro e più ti offendono!!!

Altro contribuente: – Io ho fatto ben 100 chilometri per avere un timbro sul mio passaporto…

Terzo contribuente: – E io devo avere un timbro per la restituzione delle tasse pagate in più negli anni scorsi….

Quarto contribuente: – E per il rinnovo del mio soggiorno di lavoro? Devo forse perdere una giornata di paga anche domani???

Secondo impiegato:  (con un vago accento milanese)Ehi, Bingo, bongo! Non ti ci mettere anche tu adesso a rompere i maroni… Se non ti va bene tornatene in Africa al tuo villaggio, te capì?

Un quinto contribuente:- Siete proprio degli arroganti…

Primo impiegato: – (sovrastando a voce alta il brusio di malcontento) Vi do cinque minuti di tempo per sciogliere l’assembramento. Dopo di che, senza neanche riscendere, chiamerò le forze dell’ordine!!!!

(Si infileranno dentro alla svelta richiudendo dall’interno. Con varie minacce e  variopinti impropèri  i cittadini proveranno a bussare, chiedendo inutilmente agli impiegati di aprire. Poi sciameranno a poco a poco; stazioneranno lì davanti soltanto due giovani fidanzati e quattro-cinque persone ancora in età lavoro. Arriverà quindi  il trio dei malavitosi; lo stesso del primo atto, vestito uguale e con capello sulla ventitrè).

…9…continua…

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Giovanni Evangelista

Son chiamato, ma per Gesù

Luce della Sua vista

Ero. E Lui,  per me,  lo fu.

Era dolce nei tratti

E mansueto nei gesti!

Dai movimenti lesti

E gli occhi mai distratti!

Piuttosto in certe fasi

Gli coglievi nello sguardo

Un’assenza o un dardo

A seconda dei casi.

Ma era un lampo fugace

Che tosto ritornava

Serena quella pace

Che lo caratterizzava.

Avere Gesù  accanto

Per me significava gioia!

E se lontano da Lui noia,

Quando non anche pianto.

Mi piacque sull’istante

Quel dì che il Testimone,

Con profonda decisione,

Ce lo indicò distante.

Avvenne nel Giordano,

Alle quattro d’una sera,

ed io come chi spera

lo seguii mano a mano.

E quando Egli ci chiese:

“Cosa e chi cercate?”

Il cuore Lui mi prese

Rabbì, Signore e Vate.

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