Archivio Novembre 2015

SCENA SESTA

Aurora:- Che cosa hai in mente?

Mattia:- Ho in mente che dobbiamo reagire!!! Basta subire le prepotenze!!!

Aurora:- Ma come?

Mattia:- Ti ricordi cosa dicevano i due fidanzati americani a proposito dell’alternanza?

Aurora:- Johnny e Sheila?

Mattia.- Sì, loro, poco fa…Se un presidente non va bene, bisogna cambiarlo…

Aurora:- L’idea sembra buona… ma occorre realizzarla…

Mattia:- Vieni con me… Mi proporrò alle prossime elezioni come il capo del Partito del Timbro Quadrato!!!

Aurora:- Uaooo!!! Questa sì che mi sembra buona!!! Andiamo: io sarò la tua First Lady!!!!(escono)

Fine Primo Atto

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SCENA QUINTA

(detti e un venditore ambulante napoletano di timbri tondi)

Venditore ambulante:- (con spiccato accento napoletano; porta con sé un’elegante valigetta con un campionario di timbri tondi; parlerà a mezza voce, avvicinandosi ai cinque presenti, dopo avere contattato i vecchietti seduti alle panchine) Timbri tondi per tutti gli usi!!! Piccoli e grandi!!! Risolvono ogni problema burocratico!!! Facili da usare, come gli originali. Accatativille!!! (alla vecchina che lo guarda con interesse) Ne volete uno signo’…so buoni come il pane (apre e mostra il campionario)!!!

Vecchina:- (un po’ incerta)Ma come funzionano? Sono buoni anche per i libretti delle pensioni?

Venditore ambulante:- E come no, signo’? (estrae due timbri dal campionario) Eccoli qua: Inail e Previdenza Sociale!!! Voi che guaio avete? Pensione di invalidità, di vecchiaia o rendita da infortunio?

Vecchina:- (prendendo coraggio) Io devo fare l’aggiornamento ISTAT della mia pensione di vecchiaia!!!

Venditore ambulante:- (con sicurezza, rimette a posto i due e ne estrae un terzo) E allora è più facile ancora: eccolo qua! Questo manco il Supervisore Generale  ce l’ha più vero!!!

Vecchina:- (prendendolo in mano) Ma è facile da usare? Siamo sicuri?

Venditore ambulante:- Venite con me signo’!!! Ve lo mostro io… però appartiamoci che qui diamo nell’occhio…

Vecchina:- Ma quanto costa?

Venditore ambulante:- Ci accordiamo signora… In base al valore della pensione.. non vi preoccupate…

(si avvia verso l’uscita seguito dalla vecchina)

Johnny:- Ehi, aspettate! Vengo anch’io! Ne avete anche come souvenirs per turisti???

Venditore ambulante:- E come no? I miei timbri fanno da fermacarte… ne ho con la calamita… e pure da appendere allo specchietto dell’automobile (estrae dalle tasche della giacca alcuni timbri stile souvenirs)!!! Venite, venite cun me…vi mostro tutto il campionario completo!!!

Sheila:- (ad Aurora e Mattia) Voi non venite? Magari ha pure il vostro… per la Banca…

Mattia:- No grazie… voi andate pure se volete… io ho altre soluzioni per la testa…

Aurora: Anche io sto con Mattia…

Venditore ambulante:- Poi caso mai ripasso…

Johnny:- Arrivederci allora…

Mattia:- Addio… (escono il venditore, la vecchina, Johnny e Sheila)

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I miei cinque lettori sanno che io non faccio politica (o forse sarebbe più corretto scrivere che non ho frequentazioni partitiche, né indosso paraocchi ideologici, anche se in passato ho svolto attività politica e pur considerando che nella politica, in senso lato, siamo tutti, nel bene o nel male, volenti o nolenti, immersi e coinvolti).

Personalmente ritengo che le vicende storiche legate all’ultima guerra mondiale vadano riviste in un’ottica di riappacificazione nazionale, anche se capisco come non sia facile. Ma se ciascuna delle parti (che peraltro politicamente non esistono più), ex-comunisti, ex-fascisti, ex-democristiani, ex-socialisti, ecc., dopo un obiettivo esame di coscienza, cominciassero ad ammettere i loro torti, forse si potrebbe tentare di superare e abbattere le barriere che ci dividono.

Il mio post di oggi intende soltanto ricordare la MORTE di persone innocenti, senza pretendere di attribuire ragioni o torti, compito immane per un semplice blogger che racconta soltanto dei fatti.

Tra il settembre del 1943 e il 15 giugno 1945, le milizie jugoslave del maresciallo Tito, esaltate dal sogno della grande federazione jugoslava che andava delineandosi, incattivite dagli eccessi fascisti e dagli ultimi graffi del drago teutonico, ormai ferito a morte; accecati dall’ideologia del drago comunista, il nuovo male assoluto,  il mostro dalle sette teste, che era riuscito a sconfiggere  il drago nazi-fascista (non certo meno malvagio e selvaggio del suo rivale comunista) e che ora si apprestava ad inglobare i frutti della sua vittoria, massacrarono migliaia di vittime innocenti, colpevoli soltanto di essere italiane, in un territorio destinato a divenire il “nuovo paradiso socialista in terra ” (Palmiro Togliatti dixit) dove non c’era posto per bambini, donne incinte, preti, finanzieri e italofoni vari, che non mostrassero di volersi prostrare ad adorare il nuovo feticcio con la stella rossa, stampata nell’incavo di una  falce a croce col martello.

Ma il 15 giugno 1945  l’incubo finì solo per Trieste, Gorizia e Pola; quest’ultima visse un biennio di speranza, sino al 10 febbraio 1947, quando insieme a tutta l’Istria (escluse, come già detto Trieste, Gorizia e qualche altra porzione di territorio giuliano) passò definitivamente nelle mani della Federazione Jugoslava del Maresciallo Tito.

Ma tutto questo nei libri di storia non l’ho mai letto. Incominciai a intravvedere la verità negli anni settanta del secolo scorso, quando svolgevo il servizio militare di leva a Trieste.

In seguito le ripetute stragi, le follie utopistiche dei post-sessantottini, gli studi universitari, la silente ipocrisia dell’apparato politico italiano acquietarono, senza estinguerla però del tutto, quella sete di verità che prorompe tanto più fragorosa, quanto più a lungo è trattenuta e repressa.

Poi venne infatti  la legge 30 marzo  2004 n. 92 con cui viene istituito il giorno del ricordo delle vittime delle foibe. Il giorno prescelto, non a caso, è il 10 febbraio.

Ora le vittime delle foibe aspettano il riposo eterno che i loro parenti vorrebbero innalzare, in loro memoria,  nella volta celeste, nella speranza che lassù, un giorno, si possano ricongiungere ai cari scomparsi nel silenzio della furia ideologica, colpevoli solo di avere rifiutato il paradiso socialista in terra. O forse soltanto ignari degli sporchi giochi che la politica gioca sulle teste innocenti.

Il velo ha cominciato a squarciarsi ma tanto c’è ancora da fare per restituire ai morti la dignità ed ai vivi la verità.

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SCENA QUARTA

(Detti e un trio di malavitosi. I tre saranno vestiti con abiti eleganti , gessati e pacchiani; tutti indosseranno inoltre  un cappello sulle ventitre; con movimenti sicuri si avvicineranno al portone e con colpi cadenzati e convenzionali lo batteranno con uno dei due batacchi. Una voce urlerà in risposta da dietro il portone).

Voce:- Completa la parola d’ordine: “Se voti Calì…?”!!!

Capo Trio:- (unendo le mani ad imbuto sulla bocca) “…farai festa sabato, domenica e lunedì!!!”!!!

(Si udranno da dietro il portone suoni di chiavistelli e catene. Il portone si aprirà e uno dei due impiegati della prima di scena si affaccerà, e con ossequio consegnerà un plico voluminoso; ne riceverà in cambio una bustarella che provvederà ad intascare dopo essersi guardato attorno in maniera furtiva).

Primo Impiegato:- Grazie e alla prossima!

Capo trio:- (Assentirà con un cenno del capo e un tocco un po’ beffardo sulla tesa del cappello, imitato dagli altri due). Okappa…

Al trio si avvicineranno veloci i quattro, seguiti dalla vecchina con passo lento.

Mattia:- Scusate, possiamo farvi una domanda?

Capotrio:- Non è che a noi le domande ci piacciano tanto… Siete giornalisti?

Mattia:- No, non siamo giornalisti…

2° Malavitoso:- (con forte accento siciliano) E cosa siete, sbirri, per caso…?

(i tre malavitosi si guarderanno in faccia e rideranno sguaiatamente)

Johnny:- Cosa vuol dire sbirri?

Mattia:- Non siamo poliziotti…

Terzo Malavitoso:- (indicando Johnny) Iddu è americanu…

Capo Trio:- (a Johnny) Sei americanu?

Johnny: Yes, sir!I come  from New York, U.S.A.!

Capo Trio:- (tendendo la mano) Very good, America!!!Il nostro capo, il presidente Calì, very good friend of president Bush, ‘you know? Casa Bianca?

Johnny:- Yes, I know. But now there is president Obama…

Capo Trio:- (ignorando l’osservazione e guardando le due ragazze) And you, girls, are you from America?

Aurora.- (tendendo la mano) Aurora, piacere. Lei è americana, io sono italiana!!!

Capo Trio:- (stringe la mano a entrambe) Il nostro presidente Calì non fa differenze tra americane  e italiane! A lui piacciono tutte (ridono sguaiatamente con gesti che indicano procaci forme femminili).

Vecchina:_ (che nel frattempo si è unita ai sette, in tono deciso e perentorio) Poche chiacchiere giovanotti!!! Potete dirmi cosa c’è in quel plico e perché a voi hanno aperto il portone e a me no?

Capo Trio:- (in tono di sfottò) Eh, quante domande nonnetta!!! Noi abbiamo la parola d’ordine…Voi, nonnetta, ce l’avete la parola d’ordine?

Vecchina:- (c.s.) Prima di tutto io non sono la tua nonnetta! In secondo luogo rispondi alla domanda che ti ho fatto prima: cosa c’è in quel plico?

Capo Trio:- (sempre in tono di sfottò, ma un po’ sorpreso dal temperamento della vecchina) Eh, ma che caratterino, nonne… signora bella… (poi, aprendo il lembo superiore del plico) Signora bella, mica ci posso far vedere i nomi sui fogli? Non lo sa che c’è la praivacy???

Vecchina:- (per niente convinta) Quindi sono certificati e autorizzazioni?

Capo Trio:- Ma certo nonnetta! Tutti timbrati e con marca da bollo!!! Noi siamo rispettosi della legge, non è vero picciotti???

(I due malavitosi confermeranno con battutacce le affermazioni del  capo e tutti rideranno  sguaiatamente)

Secondo Malavitoso: -Eh, ci mancherebbe!!!

Terzo Malavitoso:- La legge è legge, cara nonnetta!!!

(ancora risate)

Vecchina:- Quindi se io adesso busso e dico la parola d’ordine, di quel Calì o Calimero o come accidente si chiama il vostro presidente, loro mi mettono un timbro sul libretto della mia pensione???

Capo Trio:- Eh, la fa facile lei!!! A parte che la parola d’ordine si può usare una volta sola!!

Secondo Malavitoso:- E poi cambia di giorno in giorno, cara nonnetta!!!

Vecchina:- (c.s.) Vi ho già detto che non sono la vostra nonnetta!  Insomma io come devo fare per avere un benedetto timbro apposto sul mio libretto di pensione?

Terzo Malavitoso:- Cara signora, bisogna affiliarsi…

Vecchina:- Affiliarsi? Che roba è?

Capo Trio:- Vedo di spiegare… Le due ragazze, qui, verrebbero affiliate subito… E otterrebbero il timbro tondo direttamente dal presidente Calì!!! Non è vero picciotti??

(risate sguaiate e salaci come sopra)

Secondo Malavitoso:- E che vogliamo scherzare? Il nostro presidente c’ha un timbro tondo…!!!

Terzo Malavitoso:- Ma è chiaro come il sole!!!

Capo Trio:- (allungando dei bigliettini a tutti e cinque) Qui ci sono i recapiti del rag. Figaro Cannone, il factotum del presidente…Chiedete tutte cose a lui…

Secondo Malavitoso:- Affiliarsi è facile e conviene…

Terzo Malavitoso:- E diffidate delle imitazioni… Baciamo le mani…

(i tre malavitosi escono con passo solenne e deciso)

4. continua…

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SCENA TERZA

(Detti e una vecchina. Una vecchina,  male in arnese, con passo lento si avvicina al portone e picchia con un batacchio in ferro sul portone chiuso. Dopo un po’, guardatasi in giro, si accosterà ai quattro giovani)

Vecchina:- Scusate giovanotti, vengo da un paese non distante da qui; mi hanno scritto dall’Ufficio Pensioni di presentarmi per l’adeguamento della mia pensione al minimo di sopravvivenza (porgerà una busta marrone che tiene in mano a Mattia). Sapete se è  questo l’ufficio giusto?

Mattia:- (dopo avere letto l’indirizzo della  busta la passerà a Johnny che fa mostra di volerla leggere) Sì, signora credo che sia qui…l’indirizzo, per lo meno, corrisponde…

Vecchina:- (in tono sconsolato)Ma come mai non c’è nessuno?

Johnny:- (leggendo con qualche difficoltà, inciampa sulle parole più inconsuete) La Signoria Vostra è pregata di presentarsi ai nostri uffici in indirizzo, munita  del suo libretto di quiescenza, per la vidimazione, necessaria all’adeguamento agli indici di riferimento del costo della vita. (restituendo la lettera alla vecchina ma rivolto a Mattia) Che cos’è questa vidimazione?

Mattia:- Vidimare è come dire timbrare… (mimerà un colpo di timbro, battendo col pugno chiuso sul palmo della mano sinistra). Timbro Tondo… do you know?

Johnny:- I see…just a circle stamp… a bloody …timbro tondo…

3. continua…

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Seconda Scena

(In scena sono rimasti due fidanzatini alquanto giovani, Aurora e Mattia,  e degli anziani, alquanto distanti e per conto loro,  seduti su delle panchine;  entreranno in scena, appena uscito l’ultimo dei contribuenti, una coppia di turisti americani, Johnny e Sheila,  che si avvicinerà ai fidanzatini).

Johnny: – (con evidente accento americano) – Scusate ragazzi, io e la mia ragazza eravamo in un bar dei paraggi e siamo stati attratti da un grande trambusto e da grida di protesta…

Sheila: – (tendendo la mano) Io sono Sheila e lui è Johnny, il mio boyfriend!!!

Aurora : – (contraccambiando la stretta di mano) Piacere. Io sono Aurora e lui è il mio ragazzo Mattia!

Mattia: – Piacere mio! Siete stranieri, da dove venite?

Johhnny:- Dall’America! Ma Sheila è di origine italiana! Siamo venuti a trovare i suoi nonni che sono di qui!

Mattia:- (rivolto a Sheila)Beati voi che siete riusciti ad andarvene in America!!!

Sheila: – Perche mai? Qui da voi è tutto così bello: c’è il sole, belle spiagge, opere d’arte dappertutto!!!

Johnny: – (toccandosi la pancia) Buon cibo!!!

Mattia: – (in tono sarcastico) Già: sole, pizza e fantasia!!!

Aurora: -  (in tono serio)Almeno voi, in America, non dovete combattere contro la burocrazia.

Johnny:- Quindi quelle urla di protesta che sentivamo prima e quel trambusto avevano a che fare con questa burocrazia?

Sheila: – Ma che cosa è esattamente questa burocrazia?

Mattia: – (Ad Aurora) Visto che fortunati!!! In America non sanno neppure cosa sia la burocrazia!!!

Johnny:- Beh, qualcosa però, sui giornali io l’ho letta sulla burocrazia!

Mattia:- E come viene descritta dai vostri esperti americani la nostra burocrazia?

Johnny: – In particolare ricordo la definizione di un giornalista del New York Times: la burocrazia italiana è come un mostro cangiante e inafferrabile!

Mattia:- (guardando il portone chiuso) Perbacco! Cangiante non lo so, ma inafferrabile, il nostro Direttore Generale, lo è di sicuro!!!

Aurora:- A quanto dicono, però, pare che il Direttore Supervisore Generale sia anche cangiante: davanti si presenterebbe con una faccia da bambino e dietro ha la testa di un vecchio pelato!!!

Sheila:- Ma allora la burocrazia, qui da voi, è rappresentata da un solo uomo al comando?

Mattia:- Beh, nessuno lo sa, in effetti ! Quello che è certo  è che la burocrazia viene rappresentata da un solo timbro: il Timbro Tondo!!!!!

Johnny:- Santo cielo! Ma io credevo che certe cose esistessero soltanto nelle repubbliche delle banane del centro America!!!

Sheila:- Qui sembra di assistere ad una vera dittatura!

Mattia:- (sempre con sarcasmo) Eh già! La repubblica del Timbro Tondo!!!

Aurora (anch’essa unendosi al sarcasmo di Mattia) E per di più senza le banane!!!

Johnny: – Ma come funziona esattamente questa dittatura del Timbro Tondo?

Aurora:- (tornando seria e indicando Mattia) Semplice! Tu prendi noi due: noi non possiamo mettere su casa perché ci manca il timbro tondo in questo foglio… (estrae un foglio dalla borsetta mostrandolo a Johnny).

Sheila:- (in tono indignato) Cioè,  mi stai dicendo che questo mostro con la faccia da ragazzino e la nuca da vecchio pelato,  vi impedisce di sposarvi?

Aurora:- Non esattamente! Il matrimonio qui da noi si può superare con una convivenza di fatto!

Mattia:- Ma senza il timbro tondo su quel foglio la Banca non ci dà i soldi per comprarci la casa!!!

Aurora:- E siccome non abbiamo abbastanza soldi per pagare un affitto…

Mattia:- … e il Comune non costruisce più case popolari…

Aurora… E se non abbiamo soldi sufficienti per l’affitto, potete immaginare quanti ne abbiamo per comprarci noi la casa, senza la banca…

Mattia:- Insomma, per farla breve, noi non possiamo mettere su casa insieme!!!

Aurora:- E men che meno programmare un figlio!!!

Sheila:- (c.s.) Ma tutto questo è…tremendamente aberrante! Totalmente aberrante e intollerabile!!!

Johnny:- Ma io stento ancora a credere che qui ci sia una specie di Giano bifronte che possiede un timbro con cui la fa da padrone!

Sheila:- Ma non c’è un modo per mandare a casa questo Direttore Supervisore Generale? Come da noi, che quando un presidente non va bene, si cambia…

Johnny:- Oh sì! Noi la chiamiamo alternanza…

Mattia:- Magari!!!

.2. continua…

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Il timbro tondo

Commedia brillante

In 2 Atti e 12 scene

 In una città immaginaria, Timbrolandia, spadroneggia un potente e misterioso personaggio  che, grazie al possesso di un Timbro Tondo, ha imposto la sua dittatura su tutta la città.

Con il Timbro Tondo tutto si può a Timbrolandia.  Senza di esso, tutto è negato, anche i più elementari diritti.

Sulla scena si alterneranno una serie di personaggi che, per i più svariati motivi, mostreranno di avere bisogno del Timbro Tondo.

Alcuni cercheranno di conquistare il potere sostituendo il timbro tondo con uno quadrato; altri penseranno di spazzare via ogni potere comunque legato ai timbri.

Alla fine però tutto resterà immutato. E il timbro sembrerà un grottesco gattopardo che insegue se stesso.

 

Atto Primo

Scena prima

(La scena si apre su un ampio piazzale gremito. Sullo sfondo capeggia un grosso portone di legno sormontato da effigi e scritte di variegata burocrazia quali ad es. “Annona”; “Passaporti”; “Affari Interni” etc;sulla soglia del portone, regolarmente sbarrato e munito di due batacchi in ferro al centro delle due metà,  diversi impiegati tentano, con malcelata arroganza,  di rabbonire la piccola  folla in subbuglio. Se possibile, per tutto il tempo, su delle panchine sparse ai lati della piazza, siederanno dei vecchietti intenti a parlare tra loro, oppure a leggere, ma senza mai interagire cogli altri personaggi).

 

Primo impiegato: – Vi ho già detto che il Direttore Supervisore Generale oggi non è in sede e pertanto è del tutto inutile che vi accalchiate qui come un gregge di pecore!!!

Secondo impiegato: – Avete sentito? Tornate domani! (con gesti appropriati della mano: sciò, sciò, circolare!!!)

Un contribuente.- Ma siamo sicuri che domani il Direttore Supervisore Generale sarà presente in ufficio? Anche ieri mi avete detto la stessa cosa?

Primo impiegato: – (in tono stizzito) Non incominciamo ad offendere eh? Io ieri non ero neppure in servizio!!! Ma tu guarda…gli utenti… Più ti spendi per loro e più ti offendono!!!

Altro contribuente: – Io ho fatto ben 100 chilometri per avere un timbro sul mio passaporto…

Terzo contribuente: – E io devo avere un timbro per la restituzione delle tasse pagate in più negli anni scorsi….

Quarto contribuente: – E per il rinnovo del mio soggiorno di lavoro? Devo forse perdere una giornata di paga anche domani???

Secondo impiegato:  (con un vago accento milanese) Ehi, marumba! Non ti ci mettere anche tu adesso a rompere i maroni… Se non ti va bene tornatene in Africa al tuo villaggio, te capì?

Un quinto contribuente:- Siete proprio degli arroganti…

Primo impiegato: – (sovrastando a voce alta il brusio di malcontento) Vi do cinque minuti di tempo per sciogliere l’assembramento. Dopo di che, senza neanche riscendere, chiamerò le forze dell’ordine!!!!

(Dopo avere aperto il portone si infileranno dentro alla svelta richiudendolo dall’interno. Il gruppo, dopo varie minacce e  variopinti impropèri  rivolti all’indirizzo del portone, se ne andranno sconsolati e alla spicciolata usciranno di scena quasi tutti).

…1… continua

 

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