Archivio Ottobre 2015

Sono un melomane cagliaritano di vecchia data: ricordo ancora le belle stagioni liriche estive all’Anfiteatro Romano e quelle all’Auditorium del Conservatorio di via Bacaredda , prima che vedesse la luce l’attuale Teatro Civico Comunale di via Sant’Alenixedda. Ho dei bei ricordi. Meno belli sono quelli degli ultimi anni: un buco di molti milioni di Euro, tre sovrintendenti succedutisi nell’arco degli ultimi tre anni (l’ultimo dimissionato dal consiglio di indirizzo per non avere superato il periodo di prova, svariati ricorsi al TAR Sardegna, il presidente, anch’egli dimissionato (o autosospeso, poco importa) sotto inchiesta per presunti abusi di potere , stagioni liriche sottotono (uso un eufemismo) e stagioni sinfoniche cancellate;  dipendenti e maestranze vilipesi e sbeffeggiati, sindacati esautorati o quasi; e noi abbonati con le pive nel sacco. Ben poco c’è da stare allegri, insomma. Non voglio gettarla in politica (l’arte e la musica non hanno bandiere, anche se troppi politicanti hanno fatto svolazzare le tessere, da Roma in giù) ma mi sta tornando la sopita rabbia dei miei anni giovanili, trascorsi sotto le insegne dei Quattro Mori (anch’essi comunque traditi da politicanti da strapazzo di razza italiota, canis de isterzu, per dirla con il compianto Cicitu Masala). Insomma, adesso basta! Per rilanciare il Teatro Lirico ai massimi livelli vogliamo  a capo della più grande istituzione musicale isolana (una delle 14 più importanti d’Italia e tra le prime cinquanta d’Europa) un  musicista internazionale esperto e titolato, con programma  artistico triennale  pronto, e piano quinquennale di rientro del debito;  ; un  musicista col titolo di management dello spettacolo, esperto di marketing,   che non sia un riciclato di altri teatri cacciato via per aver lasciato debiti , e magari con sangue sardo nelle vene. Chiediamo troppo? Io parlo anche a nome di tanti altri amici abbonati storici che sono pronti a rifare tutti gli abbonamenti di sinfonica e lirica se le condizioni della muova gestione garantiscono una volta per tutte serietà e continuità.

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SCENA QUINTA

LA SCENA si svolge nello studio di casa Straneo tra l’Avv. Straneo , la moglie Donna Margherita, e Luigia Straneo in occasione dell’arrivo della lettera diffamatoria nei confronti di Gaspare Nicolosi. L’arredamento consiste di un’ampia scrivania in stile posta in fondo al proscenio; più avanti ci saranno tre sedie e un basso tavolino sempre in stile ottocentesco, se non reperibili in stile Luigi XVI.

 

Luigia (in tono drammatico, restituendo la lettera al padre)

- No, padre, io non credo a una sola parola di quello che c’è scritto in questa lettera!!!

 

Avv. Straneo (in tono paterno)

-  Mi dispiace figlia mia! Cerca di aprire gli occhi davanti alla realtà!!!

 

Luigia

- E la verità sarebbero le falsità di quella lettera??? Mamma diteglielo anche voi che non si può credere ad occhi chiusi alla lettera di una persona sconosciuta!!!

 

Avv. Straneo

-         Veramente lo sconosciuto qui è proprio questo Gaspare non so che; quel garibaldino siciliano che vorrebbe sposarsi con mia figlia !!!

Luigia (gettandosi tra le braccia della madre singhiozzando)

-         Oh mamma, ma io lo amo e so che lui non mi inganna!!!!

(esce con un’ultima, fuggevole  carezza della mamma)

5. continua…

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