Archivio Agosto 2015

Scena Seconda

(Gaspare e tre suoi amici garibaldini giocano ai dadi)

Lorenzo Bardi:  (intascando i soldi in tono gioviale) – Hai perso ancora Gaspare! Oggi la fortuna è con me;

Francesco Lotti: (dando una pacca sulle spalle a Gaspare) -Sfortunato al gioco, fortunato in amore!

Gaspare Nicolosi : -Tutti ai bagni,amici! Oggi è giorno di festa!

Leopoldo Gast:  (dispiegando un foglio) – Il proclama del generale Garibaldi parla chiaro: il re gli ha promesso che saremo arruolati nell’esercito regio con il grado che ci compete!

F.L.:  ( impettito in una posa buffonesca)

Adesso siamo ufficiali del re!

L.G. (Cs) : – Caro Gaspare avrai un intero stipendio reale da spendere ai dadi e alle carte…

Gaspare: –  (dirigendosi ai bagni)… e alle donne!

I quattro si avvieranno ai bagni intonando slogans scurrili e goliardici.

2. continua…

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C’è un Parco naturale, in Sardegna, che si chiama Parco del Monte Linas, Marganai, Uridda e Monti Mannu. Esso si snoda tra Piscinas, Arbus, Guspini, Villacidro, Domusnovas, Iglesias, Fluminimaggiore, Ingurtosu, per poi virare di nuovo verso il mare di Buggerru, dove altre miniere hanno visto il sudore dei nostri padri grondare sulle rocce di granito e di galena, per estrarre il piombo, lo zinco e altri preziosi minerali; forse i nostri avi se ne servivano per costruire i capolavori d’arte che chiamiamo bronzetti, oppure i giganti di granito di Mont’e Prama, o le armi per combattere contro il nemico di turno; da sempre i nostri avi vi hanno cercato il pane, guadagnandolo col sudore della fronte.

Nessuno mi ha insegnato, da giovane, quanto siano belli i nostri paesaggi, quanto siano misteriosi i sentieri della montagna, quanto sia importante la loro conoscenza. Sono cresciuto nell’ignoranza dei nostri fiumi, dei nostri mari, dei nostri monti, della flora e della fauna.  A scuola ci era proibito parlar di Sardegna.

Se la sete di conoscenza della gioventù e la voglia di avventura non mi avessero spinto lontano, oggi sarei lì, nei boschi di leccio, lontano dalla fallace civiltà, a respirare il mirto, il cisto, il lentisco e il ginepro; forse vivrei di miele selvatico,  di bacche e di selvaggina, come un eremita che cerca le verità nascoste; dormirei dentro le grotte, nei giacigli improvvisati, coprendomi con le pelli dei mufloni e dei cinghiali.

E lì aspetterei l’eterna sorella, per affrontare con lei l’ultima battaglia.

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Quando mio zio Efisio mi disse al telefono che, se fossi andato a trovarlo,  mi avrebbe mostrato il luogo dove si trovava l’accampamento militare di mio padre, durante la guerra (lo stesso luogo dove poi avrebbe conosciuto mia madre), mi ero immaginato una piazza d’armi, da qualche parte nella periferia di Guspini, il paese del Medio Campidano  dove mia madre è nata, secondo le risultanze delle schede anagrafiche comunali, nel 1926.

Zio Efisio è uno dei suoi fratelli superstiti, classe 1932. Passiamo a prenderlo con mia moglie alle 10,30 del mattino di una giornata di metà agosto.

Ci guida verso le miniere di Montevecchio, sul costone nord del Monte Linas, nella parte sud occidentale della Sardegna. Una zona mineraria,  ricchissima fonte di approvvigionamento, sin dai tempi remoti, di piombo e zinco, che ha cessato l’attività estrattiva nel 1991.

-”Era divenuto più conveniente comprare il minerale all’estero”- ha commentato laconico zio Efisio che in quelle miniere ha lavorato per oltre trent’anni, sino al suo pensionamento, avvenuto, appunto, nel 1991.

Io sapevo che mia madre e i suoi tre fratelli minori erano nati in un villaggio di minatori (anche mio nonno, infatti, lavorava in quelle miniere), nella frazione guspinese di Montevecchio, sorta alle pendici del Monte Linas nella seconda metà del secolo XIX, grazie ad una concessione che il re aveva fatto a un certo commendator Sanna, per l’estrazione della galena.

E sapevo anche che mio padre e mia madre si erano conosciuti nel periodo in cui mio padre  era stato mandato,  dalla Sicilia, a prestare il servizio militare, a difesa di certe postazioni della zona di Guspini.

Ma chissà perché, nella confusa ricostruzione di quella  storia familiare, avevo finito col dissociare il luogo in cui era nata e cresciuta mia madre, dal luogo in cui mio padre prestava il suo servizio militare, immaginando addirittura che si fossero conosciuti in un terzo e diverso luogo.

Eppure sarebbe stato logico supporre che il gruppo di fuoco a cui apparteneva mio padre fosse stato mandato lì, a Monte Linas,  proprio per difendere le ricche miniere di piombo e zinco, dalle incursioni aeree degli Inglesi e dei Francesi, ai quali l’Italia aveva improvvidamente dichiarato guerra, come tutti sanno, il 10 giugno del 1940. Ma tant’è.

Ed è stato con sorpresa ed emozione che, al seguito di mio zio Efisio, ho scoperto che il cantiere di Telle e l’accampamento militare di mio padre erano entrambi lì, in quegli anfratti ricchi di lecci e odorosi di mirto, ginepro e cisto.

E non immaginavo neppure che gli oltre 4.000 minatori che negli anni quaranta estraevano piombo e zinco dalle viscere del Monte Linas, vivessero sparsi in centinaia di case, disseminate in un territorio di inimmaginabili proporzioni: agglomerati residenziali di due, tre massimo quattro case, distanti tra loro anche chilometri e collegati da sentieri percorribili con difficoltà persino dai cervi e dalle capre selvatiche che lo popolano.

E in mezzo a quei boschi, a mezza costa, zio Efisio, a dispetto dei suoi 83 anni suonati e del bastone con cui si accompagna nelle passeggiate in piano, mi ha condotto nella grotta dove mio padre dormiva, su brandine di legno, con due commilitoni che completavano la sua squadra di mitraglieri.

Ora le case che un tempo  ospitavano i minatori e le loro famiglie, sono fatiscenti, così come gli edifici che ospitavano gli uffici, la cantina o lo spaccio  (oggi diremmo il supermarket), i refettori, i dormitori, le laverie, la chiesa, l’ospedale, la farmacia, la caserma dei carabinieri, la scuola; solo ruderi e rovine di un microcosmo vitale, un circuito economico con oltre 4.000 buste paga e un indotto economico con ricadute in tutti i paesi limitrofi al Monte Linas: Guspini, Arbus, Fluminimaggiore, Gonnosfanadiga, Ingurtosu e che idealmente si estendeva alle storiche miniere di Buggerru, di Carbonia, di Iglesias e di Domusnovas. Tutto morto,  avvinghiato e vinto dalle radici e dagli arbusti dei lecci e della macchia mediterranea.

A Montevecchio sono rimaste ormai soltanto 200 persone, in poche palazzine attorno al museo minerario e al bar-ristorante che ospitava il cinema domenicale, in cui i divi di Hollywood riuscivano persino a far sognare i giovani di questo angolo di mondo isolato e lontano, sperduto tra i monti.

-”La sera”- racconta ancora zio Efisio, immerso nella sua vena di malinconia, si andava a letto presto. – “Qualcuno aveva la forza di leggere un libro o un articolo di giornale, prima di spegnere la lampada a carburo che illuminava quelle case immerse nel folto della vegetazione boschiva. D’altronde i turni di lavoro erano impegnativi: il mio iniziava alle 7 del mattino e si concludeva alle 15 del pomeriggio. Ma la domenica si organizzavano le feste da ballo, nelle case delle diverse famiglie. Così si sono conosciuti i tuoi genitori.”- conclude zio Efisio con una nota di dolce nostalgia nella voce.

Penso che dovremmo valorizzare questo ricco patrimonio di archeologia mineraria e culturale in senso lato. Si parla tanto di richiamare i turisti in circuiti alternativi al mare e alle spiagge, necessariamente limitati ai pochi mesi estivi.

Ma cosa aspettano e cosa fanno i nostri politici? Perchè non si danno da fare per ricostruire i villaggi minerari di Monte Linas? Ho sofferto nel vedere quelle case diroccate dove i nostri nonni e i nostri padri hanno vissuto e sofferto, lavorato e gioito, cantato e ballato, sicuramente sognando un mondo lontano e più felice. Perchè lasciar morire la nostra civiltà, il nostro passato, così ancora vivo nei nostri cuori e nei nostri ricordi!? Aspettano forse che tutti i nostri giovani se ne vadano ad arricchire la Germania, la Francia e l’Inghilterra???

E dovremmo valorizzare anche questi nostri vecchi, così preziosi, coi loro ricordi, con il loro vissuto, con le loro storie.

Quando se ne andranno, con loro avremmo perso la nostra storia se non provvediamo a raccogliere le loro preziose testimonianze di vita.

Grazie zio Efisio di avermi fatto conoscere quel passato così intimo e familiare che mia madre non ha fatto in tempo a narrarmi. Un passato che ci appartiene e che unisce un’intera comunità; patrimonio di ricordi  familiari ma insieme patrimonio storico e culturale della regione del Monte Linas, del Sulcis Iglesiente, dell’intera Sardegna.

Grazie zio Efisio per questa piacevole gita di mezzo agosto a Montevecchio, nelle profondità del Monte Linas.

Video importato

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Musical con un prologo, un atto e 13 scene di ignazio salvatore  basile tratto dal romanzo  omonimo dello stesso autore.

Tra la scena Undicesima e la scena Dodicesima trascorre circa un anno.

Personaggi e interpreti

Gaspare Nicolosi: Ufficiale garibaldino

Luigia Straneo: Innamorata di Gaspare

Avv. Sebastiano Straneo: padre di Luigia

Margherita Doria: Moglie del precedente e madre di Luigia

Bartolo Straneo: cugino di Luigia e imprenditore

Lorenzo Bardi: collega garibaldino di Gaspare

Francesco Lotti: altro collega garibaldino

Leopoldo Gast: altro garibaldino

Pietro Massari: altro innamorato di Luigia e socio in affari di Bartolo

Emilio Ferrarini: altro socio in affari ed amico di Bartolo

Carletto: Cameriere in casa Straneo

Maitresse dei Bagni

Signorine dei Bagni

Soldati ai Bagni

Ballerini e Ballerine

Prologo

Su uno sfondo che ritrae l’immagine o la scultura di Giuseppe Garibaldi  che consegna le chiavi del Regno delle Due Sicilie al Re Vittorio Emanuele II un gruppo di garibaldini gozzoviglia e balla in un bordello di lusso.

Siamo a Teano ad ottobre del 1860.

Sullo sfondo si legge un cartello con la scritta ” Taverna Catena- Bagni per militari- Città di Teano”.

Sulla sinistra una maitresse stacca biglietti per il piano superiore (Ai Bagni);

sulla destra un gruppo di ragazze balla un ballo sensuale in abiti discinti osservate bramosamente da un pari numero di militari che le incitano a svestirsi un po’ di più durante il ballo, in una sorta di spogliarello improvvisato;

al centro Gaspare ed altri garibaldini giocano a dadi;

ad un certo punto la musica e i balli cesseranno e i militari con le ballerine saliranno “Ai Bagni” dopo aver pagato il biglietto di ingresso alla maitresse”

Scena Prima

(Di fronte al proscenio, proprio davanti a Gaspare ed ai suoi amici che giocano ai dadi, le dame del Bagni della Taverna Catena si esibiscono in una danza sfrenata e sensuale incitate dai soldati.

Primo soldato: – Dai, bella! Giù quei veli!!!

Secondo soldato: – Sei meglio della moglie del mio comandante!!!

Terzo soldato: – Oggi conoscerai come carica un soldato di fanteria!!!

Quarto Soldato: – Io sono un fante d’assalto e voglio espugnare monti e colline!!!

Le risate e i balli continueranno per un tratto; poi, cessata la musica, soldati e dame si recheranno alla biglietteria.

Maitresse: Signorine belle andate pure su a prepararvi. I vostri cavalieri vi raggiungeranno presto.

Primo soldato: – Ci puoi giurare, vecchia megera!!!

Maitresse:- (in tono di finta offesa)Piano con le confidenze, soldatino! Per tua norma e regola io sono la Maitresse!!!

Secondo soldato: Certo, come io sono il conte di Cavour!!!

Terzo: E io sua cugina  la marchesa di Castiglione.

Maitresse (c.s.ai soldati che si appressano ad entrare verso il piano superiore): Piano soldatini! Una lira a testa per il servizio completo!!!

Quarto soldato:  (imitato dai compagni pagherà la sua lira) Prego sciura la Madama! E spero che le sue damine se la sappiano guadagnare.

Maitresse (intascando i danari): Le mie damine son le più belle e le più brave della regione, cari i miei soldatini!!!

Primo soldato: (facendo per salire dopo aver pagato) Beh, poi le sapremo dire siora Maitresse!!!(escono)

1. continua…

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Quali sarebbero  i poteri del nuovo Senato?

Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di “funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”, che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo per le riforme costituzionali, per le leggi costituzionali, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali degli enti locali, diritto di famiglia, matrimonio e salute e ratifiche dei trattati internazionali.

Il ruolo consultivo del Senato. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio, le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l’ultima parola spetta alla Camera.

Insomma, una vera e propria rivoluzione copernicana sulla forma di governo disegnata dai padri costituenti nel fervido biennio 1946-1947, al punto che qualcuno ha gridato al colpo di stato; fatto sta che, lo si dica o no apertamente,  un fantasma aleggia sui palazzi romani del potere: il fantasma dell’uomo forte, del duce, dell’uomo solo al comando che richiama gli improvvidi anni del ventennio fascista; una riforma nel senso auspicato da chi è stato al palazzo Chigi, quasi ininterrottamente,  in quest’ultimo ventennio, e che si lamentava perché i lacci e i lacciuoli, predisposti dai padri costituenti proprio per paura che un uomo solo potesse ancora nuocere all’Italia, non gli permettevano di lavorare e di realizzare i suoi ambiziosi (c’ e’ chi li chiamava  velleitari) programmi elettorali.

Riuscirà il pupillo a fare ciò che non è riuscito al suo maestro?

Personalmente penso che l’Italia non abbia ancora superato il trauma del ventennio fascista; troppa gente ha ancora davanti agli occhi le macerie della guerra, sicuro retaggio dell’uomo forte che voleva decidere da solo.

Eppure mi sorprende che Giorgio Napolitano, politico già comunista e sicuramente ancora antifascista, abbia recentemente spezzato una lancia a favore della riforma del senato in senso non elettivo.

Il fatto che lui i palazzi del potere li conosca bene mi fa pensare che chi rema contro questa riforma forse non ha del tutto la coscienza pulita.

Una cosa è però certa: noi cittadini siamo stufi di questa classe politica, sempre unita quando c’è da  chiederci soldi, sangue e tasse, salvo poi litigare in maniera improduttiva su tutto il resto.

Chi scrive questi appunti ha per decenni creduto nelle istituzioni democratiche ed elettive della repubblica.

Adesso,  invecchiando, mi tornano in mente le parole di quel vecchio professore che ricordava con nostalgia l’epoca in cui i treni arrivavano in orario; quando un uomo decideva per tutti e si era tutti contenti (o forse, quasi tutti). In fondo, chiosava quel grande vecchio, che cos’è diventata questa nostra  democrazia malata, se non  un esercizio di stile e di retorica, nelle cui pieghe si annidano affaristi, mazzettari, opportunisti, corrotti e corruttori?

La tentazione di cedere all’uomo solo al comando è veramente grande.

Forse per rinascere e per ricostruire davvero, occorre distruggere tutto, toccare il fondo e risalire.

Sperando che i ratti restino finalmente e per sempre nella fogna.

Ma il c.d. fronte trasversale, contrario al senato non elettivo di stampo renziano, non si dà per vinto, e sembra costituire un fronte invalicabile sulla via delle riforme costituzionali.

A settembre vedremo cosa succede.

Per adesso godiamoci queste brevi vacanze di Ferragosto.

Altre imposte e altre  tasse  ci aspettano a settembre. E quelle tocca di sicuro a noi cittadini pagarle.

Il resto è ancora nebuloso e incerto.

Chi vivrà, insomma, poi vedrà.

4. fine

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No, tu non eri pronto per il viaggio verso l’universo

Nel Tutto infinito che ci circonda

E del quale non siamo che una piccola pausa spazio-temporale,

invisibile pulviscolo nelle complesse ruote del Cosmo.

No, tu non eri pronto!

Chi lo sa cosa farai ancora dentro quei tuoi panni di uomo?

Dentro il tuo tempo puoi essere che puoi, ciò che vuoi.

Un uomo assorbito nei suoi affetti, nei suoi amori,

con molte gioie, mille piaceri, tanto potere

ed un tramonto grigio e disperato;

Un uomo solo, che cerca tra la sua gente

Le verità nascoste dietro ai pregiudizi

E riposte negli anfratti della nostra mente,

nelle pieghe antiche del Libro del Mondo;

oppure  andrai lontano, spinto dalla paradisiaca,

ulissica volontà di sapere,

oltre i confini del consosciuto!

No, tu non eri pronto per il tuo viaggio nell’Universo.

Ti hanno fermato i visi amati, ahi, quanto amati;

i tuoi mali, il tuo misero potere;

o forse era solo la tua barca,

ancora troppo fragile per affrontare

il mare fluttuante di misteriose tempeste nello Spazio.

Dovrai godere e soffrire ancora,

racchiuso in quei confini di materia,

prima che tu possa meritare di ricongiungerti

alla Divina Unità che Tutto ha generato.

Ignazio S. Basile

Villasor 1983

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La riforma del Senato allo studio del Parlamento

 

A marzo 2015 è stata approvata in seconda lettura la riforma costituzionale con i soli voti della maggioranza.

Ricordiamo che si tratta di una legge  che riforma la Costituzione, quindi  i passaggi minimi sono quattro. Per considerare una legge approvata definitivamente, però, è decisivo che le camere la approvino senza apporvi modifiche, altrimenti continuerà il suo passaggio tra Camera e Senato. Se la legge non viene approvata con almeno due terzi dei voti favorevoli, può essere sottoposta a referendum confermativo (e di fatto la cosa avviene sempre, anche se in caso contrario la legge è da considerarsi approvata).

 

La riforma adesso deve comunque superare un ultimo passaggio a Senato. Illustri commentatori osservano che si sta formando un fronte trasversale per affossare la riforma.

Ma il Governo non sembra intenzionato a mollare.

Su questa riforma potrebbe crollare il Governo; e si tornerebbe a votare presto.

In tal caso alla Camera si profilerebbe, sempre secondo questi autorevoli opinionisti, un ballottaggio tra PD e Cinque Stelle; con probabile vittoria di Beppe Grillo.

Ma al Senato? Qui casca l’asino (lascio ai lettori dare un nome e un cognome all’epiteto, senza offesa, naturalmente, per l’ amico asino, nobile figura letteraria di antico lignaggio e utile ancora oggi nei lavori dei campi e nel trasporto in tante parti  del mondo): infatti al Senato si voterebbe, a questo punto, con il consultellum ma su base regionale; con gravi rischi di instabilità (stante, anzi, restante il bicameralismo perfetto) ma con grande pregio e rilancio della rappresentanza democratica.

Ma torniamo alla riforma del Senato.

Cosa cambia e cosa prevede questa riforma del Senato? Come funziona la riforma del Senato?

Ecco i punti principali:

  1. A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica.
  2. Saranno i Consigli regionali a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre le regioni eleggeranno ciascuna un altro senatore scegliendolo tra i sindaci dei rispettivi territori, per un totale, quindi, di 21 primi cittadini che arriveranno a Palazzo Madama.
  3. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà “in proporzione alla loro popolazione” ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: “cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti”.
  4. I senatori non saranno quindi più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà invece di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali, il primo rinnovo del Senato li vedrà “eletti” tutti contemporaneamente, dopodiché la loro elezione sarà legata al rinnovo dei consigli regionali.
  5. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione.
  6. I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre 50 milioni di euro ogni anno. Con i risparmi che dovrebbero arrivare grazie all’unificazione degli uffici di Camera e Senato (e altro modifiche all’insegna dell’ottimizzazione, non meglio specificate) si dice che si potrebbe arrivare anche a mezzo miliardo di risparmi.
3. continua…
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