Archivio Gennaio 2015

Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco

Capitolo 4 – VV 35-41.

VV 30-fine
La tempesta sedata

Lo stesso giorno, venuta la sera
Disse loro. – “ Passiamo all’altra sponda.”
Essi allora Lo presero com’era

Sulla loro barca che, onda dopo onda,
a causa di una tempesta furiosa
imbarcava acqua, tanto che alla fonda

se ne andava mentre Egli, senza posa,
a poppa dormiva sopra un guanciale!
Uno Lo sveglia spaventato e  chiosa:

-    “ Per Te, niente la nostra vita vale,
-    Maestro?” – Gesù, svegliatosi, disse
Al mare e comandò ‘l vento: – “ Cotale

Movimento fermate e siano fisse
Le onde e le folate! “ E si fè sereno!
Poi disse loro: -“ Ancora sono scisse

In voi fede e paura?” – Il cuor pieno
D’ogni paura ebbero i Suoi discenti,
tanto che con raziocinio terreno

chiedevano tra loro: “ Ai mari e ai venti
chi è Costui, che manda e signoreggia?”

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Se c’è qualcuno che sa, parli!
Dica perché il Figlio

è stato strappato alla Madre…
E il fratello al fratello….

E perché bambini senza colpa?
E vecchi senza tempo?
Perché?

Io, li vedo ancora,
in spirito e corpo
fluttuare attraverso i comignoli
e salutarci, con un sorriso pietoso.

Io, odo ancora latrati e voci
che radunano,
spaventano,
disperdono,
recidono legami e affetti
che non vedremo mai più.

Io, sento
la vergogna di essere uomo!
E la paura di vivere e di amare!

Ma perché,
se perfino Gesù Cristo,
dalla Croce,
ci aveva già perdonati!
Perché ? Perché?

Parlate, voi che potete! Voi che sapete!

Parlate!

Io prometto che parlerò…

Per non dimenticare.

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Dal Vangelo secondo Marco

Capitolo Primo VV  14-20

Gesù sceglie i primi discepoli

 

-“Seguitemi, vi farò diventare

Pescatori di uömini”  Gesù

Disse ad Andrea e Simone, che in mare

Le reti gettavano e ancor più giù,

sempre lungo il gran mar di Galilea,

vide anche Giacomo e Giovanni. –“Su”-

  disse – “venite, stirpe Zebedea!”

E tutti lo seguirono lasciando

 reti alla barca e barca alla marea!

Intanto Gesù iva predicando

Il Vangelo di Dio e sì diceva:

“Il Regno di Dio ora sta arrivando,

 

convertitevi!” E questo accadeva

quando Giovanni veniva arrestato

dal re Erode, che alle grazie cedeva

di colei che per lui avea danzato.

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Amico, dopo i fatti crudeli di Parigi, che ha visto la morte di diciassette persone, vorrei offrire le mie seguenti reflessioni Principalmente un abbraccio e condoglianze a ll’intera nazione francese. Quelquno disse un giorno “” Non sono d’accordo con voi, ma lotterò  sino alla  morte per il vostro diritto di dirlo

Vedi, mio caro amico, io non sono d’accordo con Charlie Hebdo, anche se nella mia giovinezza ho molto amato sia la satira religiosa, sia la  satira politica, ma quello che i fanatici islamici hanno fatto a  Parigi la settimana scorsa, perpetrando una vera e propria strage nella redazione della rivista parigina, mi ha fatto pensare ai grandi pensatori dell’epoca  dei Lumi.
A Parigi gli assassini hanno sparato contro la nostra storia, la nostra cultura, il nostro tempo. Sono cattolico praticante, ma credo anche che ci debba essere per tutti la libertà di credere e non credere.
I Terroristi islamici hanno ucciso i vignettisti di Charlie Hebdo,  ma  non hanno ucciso le conquiste della nostra civiltà e della nostra stessa libertà.
C’è un gap, forse un abisso,  tra la nostra cultura e quelle di altri continenti del mondo,  di altre civiltà della terra; ma se facciamo un confronto corretto si deve parlare di cultura cristiana da un lato, e di cultura islamica, dall’altro.
E ora la domanda è: chi saprà colmare il divario che separa le nostre civiltà? Credo che sarebbe un errore pensare che il mondo islamico debba  vivere la sua epoca dei Lumi o, ancora peggio, che  noi  dovremmo rinunciare alle nostre conquiste liberali.
E dunque? Penso che noi europei dobbiamo rapportarci agli islamisti come cristiani: entrambe rappresentano delle  civiltà importanti che devono cercare  di comprendersi l’un  l’altra.
Ho vissuto in Italia l’epopea dei terroristi; c’era chi diceva che i terroristi di sinistra erano  compagni che  sbagliavano; e io non so se i terroristi islamici siano o meno dei fratelli che sbagliano ( è un problema che deve essere risolto all’interno della cultura islamica); ma credo che noi, gli europei, tutti insieme, abbiamo bisogno di essere uniti e  relazionarci meglio con gli altri.
Avanti coon l’Europa, dunque,  amico mio.
Lasciamo perdere la differenze e diffidenza tra noi e camminiamo tutti insieme, non contro, ma incontro  agli altri, affermando e confermando i nostri baluardi culturali. Vi abbraccio e vi mano i miei auguri per un 2015 pieno di felicità.
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I Re Magi

Avvénne un dì che il re di Palestina,

Eróde, saputo che dall’oriènte,

eran partiti di  buona mattina

tre re, tra i più ricchi  e pronti di  ménte,

che avean patito quéi tanti disagi,

pér vedére il sovrano più potènte,

chiamò segretaménte a sé quéi Magi

e  féce  dire  lor cón esattézza,

quando délla lucènte  stélla i raggi

in éssi avesser mossa l’accortézza,

avéndo il re avuto turbaménto,

che  secóndo ‘l vedéssero in grandézza!

E appréso che il Sant’Avveniménto

luògo dovéva avere  in Betlemme,

ve li inviò nón sènza avvertiménto

che vistolo, tòsto in Gerusalemme

sólo a lui riportassero la nuòva,

affinché égli, lèsto, nón già lèmme,

andasse ad adorarlo nell’alcòva!

Udito ciò andarono i Persiani,

éd ècco comparire in ciel la pròva

dél luògo óve il Padre déi Cristiani,

in fasce e cón la Madre si trovavano!

E i Magi quegli scrigni nélle mani,

in cui òro, incènso e mirra istavano,

donarono a quel Re  in adorazióne,

méntre che déntro all’anima provavano

una gran giòia  a quell’apparizióne

di ridondante e fulgido splendóre!

Infine  pér diversa direzióne,

cóme gli suggerì ‘l sógno latóre,

fécero ritórno al loro paése,

e sènza ripassar dal mentitóre,

 che  passati due anni in vani attése,

  immaginando vana la sua fròde,

e risentito per le sue pretése,

che di lui s’avésse maggiore lòde

e glòria, senza capire che ‘l regno

dél Messïa nón era in terra, Erode

 diede ordine con un decreto indegno,

che i bimbi di   in Betlèmme di Giudèa,

fino a due anni avesser morte in pegno!

Pér la qual còsa, ancor sèrba nomea!

Intanto il Signóre Iddio in difésa

Dél Santo Suo Figliuòlo, in sógno avea

Mandato a  Giuseppe un Angiol, che présa

La Madre e préso il Figlio se ne andò

In Egitto e soltanto dópo attésa

la mòrte dél   tiranno ritornò!

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Anche se c’è davvero l’imbarazzo della scelta, parlare dei misteri d’Italia non è facile.

La prima domanda che sorge spontanea: da dove iniziare?

A ben vedere anche la nascita di Roma, la città che diventerà Caput Mundi, è avvolta nel mistero, con la sua affascinante leggenda sui gemelli Romolo e Remo allattati dalla Lupa.

Per vedere l’Italia politica, da quel fatidico 753 a.C. ( data nota come “ab Urbe condita”) dovremo aspettare più di 2.600 anni.

Troppo lunghi per le mie modeste ambizioni, e troppi misteri per il tempo a disposizione.

Preferisco parlare subito e direttamente della Repubblica Italiana, limitandomi al periodo che ho vissuto come testimone dotato di un minimo di consapevolezza, concedendomi qualche flashback e qualche fuga in avanti.

Inizierò così la mia storia partendo dagli anni settanta.

Nei  primi anni settanta hanno luogo avvenimenti   cruciali nella storia recente della Repubblica Italiana.

Ancora non si sono spenti gli echi della bomba di Piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), che si viene a sapere di un colpo di stato programmato (e poi revocato  dallo stesso ideatore) dal principe  Junio Valerio Borghese (nomen omen, scriverà qualche ideologo di sinistra,  all’epoca), figura di spicco della Repubblica di Salò, in combutta con la loggia massonica  P2 di Licio Gelli, per sovvertire le istituzioni repubblicane.

Al Quirinale, con i voti del Movimento Sociale Italiano, capeggiato da Giorgio Almirante, era stato eletto il democristiano Giovanni Leone, destinato a non completare il settennato a causa di un processo  in materia di tangenti che lo vide coinvolto, antesignano dei grandi processi di Tangentopoli che, venti anni dopo, affosseranno ingloriosamente la Prima Repubblica.

Nel frattempo le indagini per la strage di Piazza Fontana imboccano stranamente e misteriosamente la pista anarchica, portando all’arresto di un ballerino dalla vita sciroppata, un certo Pietro Valpreda, il capro espiatorio ideale per un’opinione pubblica impaurita e benpensante, preoccupata di tutto e di tutti (degli studenti capelloni, delle droghe, della musica psichedelica, degli estremisti di destra e di sinistra, degli anarchici, del caro-dollaro e del collegato caro-petrolio, della guerra fredda, di quella del Vietnam, dell’avanzata delle donne che rivendicano la loro  libertà sessuale, del risveglio del movimento degli omosessuali, degli scioperi, dell’inflazione e persino degli UFO).

La stampa si butta a pesce sul mostro Valpreda: ballerino, separato e  anarchico. quali altri prove si aspettano per fare giustizia del responsabile della strage di Piazza Fontana?

La controinformazione di sinistra si scatena sul fronte opposto, dopo che un altro anarchico, Giuseppe Pinelli, amico di Valpreda, vola misteriosamente dal quarto piano della questura milanese, nel corso di un drammatico interrogatorio, teso probabilmente a fargli ammettere delle colpe non sue. Il commissario Luigi Calabresi viene additato come il responsabile di quella morte truce e inspiegabile. Il 17 maggio 1972 anche la vita del  commissario Calabresi viene crudelmente spenta, come quella di Pinelli, come quella delle 17 vittime di Piazza Fontana; e come i morti delle stragi che seguiranno nel 1974: quelli sul treno Italicus a Milano e quelli di Piazza della Loggia a Brescia. Tutte vittime innocenti e inconsapevoli di un periodo oscure, in cui forze occulte e tenebrose hanno tramato per fini politici contro l’Italia, fragile crocevia di uno scacchiere politico internazionale che vedeva contrapposti cinici imperialismi atlantici e orientali, che hanno mosso le loro pedine in maniera spericolata, in una lotta spietata, all’ultimo sangue, la cui posta in gioco era il potere e  la supremazia in Europa e nel mondo intero.

Il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro (marzo-maggio 1978) vanno letti in questa ottica. altrimenti resteranno per sempre retaggio di quel groviglio di trame inestricabili e di disegni tanto temerari quanto inconfessabili, arditi e illeciti, che hanno visto coinvolti pezzi deviati dei servizi segreti italiani, gruppuscoli terroristici di destra e di sinistra, servizi segreti americani e sovietici, spie venute dal freddo e teste calde venute da lontano. Il tutto in nome del potere, mascherato dall’ipocrisia della giustizia, dalla retorica comunista che voleva il riscatto delle masse popolari, oppresse dall’imperialismo borghese; ma anche dal maccartismo cieco e barbaro, che vedeva nel diverso, nel comunista, nell’anarchico, nell’omosessuale, nell’artista eccentrico e anti-borghese, il nemico da battere (e da abbattere).

Nascono ballate, canzoni, pièces teatrali per celebrare la vittima dell’arroganza borghese, Giuseppe Pinelli, colpevole, prima di tutto, di essere un anarchico. Non saprei dire perchè non siano nate canzoni anche per Luigi Calabresi, per le guardie del corpo di AldoMoro e per lo stesso onorevole democristiano, vittima di un sistema democristiano che non volle e non seppe accettare e rischiare per un’alternativa che aprisse la società italiana verso il futuro. Il sangue di Aldo Moro (e delle altre vittime innocenti) è ricaduto su di noi, come il sangue innocente di Cristo, in un contesto universale e perpetuo, ricadde sui figli dei responsabili. E gli innocenti, come Cristo in Croce, continuano a piangere per il male perpetrato dai malvagi.

In quegli anni frequentavo  l’istituto Tecnico per Ragionieri “Leonardo da Vinci” di Cagliari.

Noi studenti, testimoni e vittime di quegli inganni del potere, non volevamo essere complici passivi e partecipi inconsapevoli di quelle manovre, di quelle stragi; e a modo nostro ci ribellammo.

Da parte mia (come di tanti altri) fu una ribellione pacifica; rumorosa ma non violenta; scomposta e confusa ma sincera; dietro il pretesto della guerra del Vietnam e delle altre guerre imperialiste (come in effetti furono l’invasione dell’Ungheria prima e quella della Cecoslovacchia poi); dietro gli slogans apparentemente vuoti e di facciata, si celava il nostro desiderio di capire cosa stesse succedendo veramente nel mondo; la nostra voglia di libertà; l’ambizione di poter contare e di potere incidere su una realtà più grande di noi. Altri ci provarono invece con la forza armata, con la violenza. Ma il nemico, palese oppure occulto che esso fosse, era più forte di loro e li ha sconfitti.

Anche noi siamo stati sconfitti, ma almeno non ci siamo macchiati le mani di sangue innocente.

E forse ha ragione il poeta quando scrive che i migliori della nostra generazione, quelli che hanno rifiutato la violenza e propugnavano solo la pace, l’amore e la musica, sono morti nelle spirali di morte della droga oppure affogati nei fumi dell’alcool. Noi siamo i superstiti di quella stagione e abbiamo il dovere di raccontare ciò che abbiamo visto e vissuto: senza falsità senza alibi, senza scuse, senza nostalgie, senza sensi di colpa, senza vanagloria, senza mitizzare un passato che va soltanto raccontato e, tutt’al più, analizzato. Non certo mitizzato.

Oggi capisco perché i nostri governanti non vollero intervenire contro di noi in maniera frontale e  diretta, preferendo controllarci e tenerci a bada da lontano.

In alto si giocava una partita più grande e più importante.

Per i nostri governanti era fondamentale poterla giocare sino in fondo.  Una rivolta interna, o peggio, una rivoluzione, non rientrava nei loro piani. Qualche schedatura alla DiGos e qualche colpo di manganello potevano bastare.

1. – continua

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Divinità del Verbo

In principio era il Verbo

E il Verbo era presso Dio,

Il Qual teneva in serbo

Di riscattare il fio

Dell’umana corruzione

Mandandoci Suo figlio

Che,  nato da puro Giglio,

È Sua rivelazione,

In uno con lo Spirito,

Ma puoi elencarne tre!

Come la Legge  per Mosè

Fu data,la Grazia Cristo

Ci ha portato in Verità!

Pur se d’ogni cosa è Autore,

L’uomo, mal conoscitore,

Lo ha trattato con viltà.

Ma a color che L’hanno accolto,

Lui li ha resi fratelli

Dandogli i doni più belli,

Senza riceverne molto.

Il Verbo fu carne e storia

venendo a vivere di qua!

Noi vedemmo la Sua Gloria

d’unigenità verità!

Tutto è stato fatto da Lui,

ma senza, niente è stato creato!

Lui non è stato accettato,

astro splendente in cieli bui!

Dio nessuno l’ha mai visto,

l’Unigenito Suo Figlio,

che nel Padre è consiglio,

venne rivelato in Cristo!

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Dal Capitolo 2

VV 16-20

Di ciò che ora scrivo  è  san Luca il teste:

Andaron senza indugio quei pastori

E fecero ai tre santi giuste feste!

Ne furono sorpresi gli uditori

Mentre Maria serbava per sua parte

Tutto l’occorso in cor! ” Come i latori

alati gli avevano detto, ad arte

fecero quei pastori ritornando,

come ogni storia narra e si diparte

glorificando Dio e Dio lodando!!!”

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