Archivio Marzo 2014

Il cièco nato

dal Vangelo secondo Giovanni 

Se taluno nasce cièco

rabbì, chi è peccatóre,

lui o il suo genitóre?”

- “Né l’un né l’altro è bièco

  

1.       ma pér la glòria di Dio

sòn cèrte còse nél móndo;

in ésso Io  luce inóndo

pér volontà dél Padre mio

 

1.       fintanto che ci sto. Muto

Io sarò dópo.” Détto ciò

inumidì cón lo sputo

il fango e al bagno di Silo’,

2.       dópo avérlo toccato,

mandò di córsa un tale,

che ‘l discórso avéva in cale,

essèndo un cièco nato.

3.         Sì féce , lo sventurato

e tornò che ci vedéva.

E c’èra chi nón credéva

dópo averlo incontrato;

1.       ma vi èra pur chi invéce

dicéva – “E’ pròprio lui!”

Tanto si disse e féce,

su quel prodigio di cui

2.         sópra v’ho détto, ch’alfine

lo condusser dai Giudèi.

S’èra nél dì che plebèi

e patrizi, sia crine

3.         o valle, vita o mòrte,

lavóro oppur dilètto,

d’ógni azióne  fan difètto,

in buòna o in malasòrte.

1.         – “Or dunque chi t’ha guarito?”

gli chieser quéi a più vóci.

- “Un tal chiamato Il Cristo “.

rispòse quéllo ai sòci

2.         dél sinèdrio. E i giudèi,

ch’èrano in malaféde

disser: – “Costui ci véde

da quando è nato. Ed éi

 

3. in cuor suo ci inganna!”

Perciò déi genitóri,

cón i notificatóri

effettuarono la chiama!

1.         – “Che paurósi, al figlio

Chiedéssero, a tu pér tu “-

gli dièdero  pér consiglio,

- “chè èra in età, di quel Gesù “.

2.         Riconvocato ancóra,

il neo-vedènte infine,

gli conférmo sènza spine

che profèta di buòn’óra

3.         èra l’autor dél fatto,

nón sènza Dio, cóme éssi

aveano détto. Mèssi

i timóri da un lato

1.         éi aggiunse: – “Nón s’è mai visto

che un sènza Dio, gl’òcchi

d’un cièco nato e tristo

guarisca cói suòi tócchi “.

2.         – “E tu, che nél peccato

sèi nato, insegnare

vorrésti a chi le are

e i dètti ha già imparato

 

3.       di Mosè?” Afferratolo

lo cacciarono di fuòri

cón insulti e clamóri

cóme un vècchio barattolo.

1.         “Io sòn venuto al móndo

-gli disse allóra Gesù-

perché chi sta nél fóndo

riemèrga e vènga su

2.         I farisèi che udirono

chiesero quindi a Gesù:

- “Nói siamo sópra o giù?”

détto ciò aspettarono.

3.         – “Se chi tra vói è pròno “-

rispòse lor l’Inviato

-”fósse cònscio dél suo stato,

allór sarèbbe buòno

 

1.       il suo sentier davanti

a Dio. Ma pér erètti

vi spacciate tutti quanti,

ciò che vi fa reiètti “-.

 

Tag:, , , , ,

Comments Nessun commento »

Chissà cosa direbbe oggi il grande poeta Trilussa delle statistiche che si pubblicano sulle vendite dei libri e sul numero dei loro lettori.

Ecco i fatti: annunciano le statistiche che vengono venduti in Italia circa 68 milioni di libri all’anno!

Bene! Si  potrebbe esclamare; non è poi così male, in fondo; tolti i bambini e gli analfabeti (ne residuano pochi degli uni e degli altri), la media indica che ogni italiano, più o meno, si compra più di un libro all’anno!

Ma occorre fare attenzione: la statistica di Trilussa è sempre in agguato!

Vi ricordate i celebri versi che il  poeta romanesco scriveva tempo fa? Li trascrivo a memoria;  la sostanza, se non la forma,  è corretta:

“La statistica è quella cosa in base alla quale tu te   magni un pollo all’anno!/ E se non rientra nelle spese tue, / allora vor dì che c’è quarcuno che se ne magna due!!!”

Proviamo ora a sostituire i polli coi libri.

Leviamo i libri di scuola: anche se ci fosse qualche studente che ancora li legge, non sono loro a comprarli, ma i genitori.

Non consideriamo neppure i libri comprati dalle biblioteche pubbliche: quelli qualcuno se li legge di certo, ma non li paga lui!

Cancelliamo i saggi inviati a docenti, scrittori e giornalisti.

Domanda: cosa resta?

Risposta: restano i libri comprati dagli scrittori che li scrivono.

Sembra uno scherzo, ma invece è proprio vero!

La maggior parte delle case editrici, infatti, pubblicano soltanto a spese degli autori, subordinando la pubblicazione all’acquisto di un numero minimo di copie da parte dell’autore.

Le copie così acquistate, superfluo dirlo, restano negli scaffali degli autori, non letti ed invenduti.

Riepilogando possiamo  concludere dicendo che in Italia la maggior parte degli italiani non legge e non compra libri. Alla faccia della statistica, appare quindi evidente che Trilussa ha ancora ragione: c’è qualche scrittore che di libri ne compra per dieci o per cento lettori.

Adesso ho capito chi era il Sarchiapone che Carlo Campanini teneva nascosto nel suo paniere in quel suo immaginario  viaggio in treno con Walter Chiari e Ornella Vanoni,  nell’Italia ancora in bianco e nero del 1958!

Ed ho capito persino a quale pollo Trilussa facesse riferimento nei suoi celebri versi sulle statistiche italiane!

E , parafrasando il grande Totò, mi chiedo  se noi italiani siamo dei polli oppure siamo dei sarchiaponi!

 

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Comments 3 Commenti »

Dal Vangelo secondo Giovanni

La Samaritana

 

1.    Nélla tèrra di Samaria,

a sud délla Galilèa

e a nòrd délla Giudèa,

un dì di sóle il Messìa,

2. si fermò, stanco e assetato,

dóve Giacobbe un pózzo

a Giuseppe avea donato.

Vénne una dònna al mòzzo:

3.- “Se l’acqua dél pózzo mi dai,

quélla di spirito ti do “-

le disse Gesù dópo un po’!

-”A darmela cóme farai,

 

1.       s’altro nón hai che le mani?”-

cón meraviglia rispòse,

che dai samaritani,

un giudèo délle còse

2.       volésse.  “Chiunque béve

di quest‘acqua, assetato

ancor sarà, com‘è già stato!

Invéce, chi dalle lève

 

3.       dél mio pózzo attinge,

mai più avrà stimoli

di liquidi o intingoli:

per sèmpre ogni séte spènge!”

1.       Disse la dònna:  -Signóre,

dammi l’acqua di spirito,

così nón avrò più ardóre “-

- “Prima chiama tuo marito

 

2.       e qui tórna “, – riprése

Il Cristo. Ma quélla disse:

- “Niun me ne sopravvisse “.

-        Bèn cinque te ne prése

 

3.       infatti la mòrte e tu

nón vivi óra còl sèsto “-,

sènza attèndere il rèsto

l’anticipò Cristo Gesù.

1.       -  “Tu sèi cèrto un profèta

disse corrèndo a Sicar lèi;

e giunta che fu alla mèta,

confidò a tutti quéi

2.       che incontrava, di quéllo

che le èra accaduto,

dell’uom che avea veduto

la sua vita e il suo fardèllo.

3.       Ed a ragion di tal vanto

tanti credévano in Cristo;

ma pòi che l’èbbero visto

tutti credettero tanto.

Tag:, , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Oggi è la giornata internazionale della Poesia. L’Italia, Paese di santi, navigatori e poeti, è dunque in festa!

Ma cos’è esattamente la Poesia?

Oggi che ci sono più poeti e scrittori che lettori, ha ancora un senso parlare di Poesia?

Mi tornano in mente i versi graffianti di Vecchioni (… ipoeti si fanno le pippe… e han visto la guerra con gli occhi degli altri…); oppure quelli altrettanto espliciti di De Gregori (Mussolini ha scritto anche poesie… ipoeti che brutte creature ogni volta che parlano è una truffa…); poi mi rifaccio la b occa pensando al poeta di Bruno Lauzi; oppure ai poeti francesi ripresi in Italia da De Andrè.

Insomma, c’è poesia e Poesia.

In realtà ci sono i bozzettisti, i piagnoni, i romantici, i satirici, i ritrattisti, gli incompresi, i solitari, i segaiuoli..- poi ci sono i Poeti.

Non voglio scomodare Melpomene, Erato e Calliope ma questo tsunami di versi che sembra avere travolto questo mondo globalizzato e alfabetizzato mi sembra abbia poco a che fare con le Muse e lel loro rigide regole poetiche.

Oggi, per recuperare un poco della dignità perduta, i poeti dovrebbero rileggersi (o leggersi?) le vecchie regole della tecnica poetica, almeno  in termini di metrica, ritmo e sillabismo, così da porre un argine a questo effluvio dilagante di versi che sta sommergendo il mondo e la rete; poi sarebbe bene rileggersi (o leggersi?) i grandi poeti della classicità: Omero su tutti; ma anche Dante, Leopardi, Manzoni, Foscolo, Carducci e Pascoli (cito a caso; ma ci sono altri grandi poeti da leggere prima di scrivere).

Ancora,  ogni poeta, per dirla con Orazio, dovrebbe aspettare almeno nove anni, dopo avere composto i suoi versi, prima di pubblicarli; e nel frattempo lavorar di lima (labor limae, la chiamava l’Autore dell’Ars Poetica).

Infine (ma siamo solo alla fine dell’introduzione di questo improvvisato mini-manuale “Essere poeti oggi”) ogni poeta dovrebbe ricordarsi, almeno quando compone i suoi versi, che il centro del mondo non risiede nel suo ombelico, ma che al contrario, noi uomini siamo atomi alla deriva, nella periferia del Cosmo il cui centro qualcuno chiama Dio ma che qualunque cosa sia è raggiungibile solo attraverso una continua ricerca fatta di studio, pensiero, riflessione, meditazione, umiltà, modestia e chissà cos’altro ancora.

Tag:, , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Michele R. è un ingegnere nato in un paese della campagna romana che egli lasciò ancor bambino per  trasferirsi a Roma dove , con personale fatica e soldi dei genitori, conseguì la laurea in ingegneria civile nell’Università la Sapienza.  Ma non trovò lavoro in Italia e dovette emigrare  in un paese africano.

Tornato nel paese natio dopo vari anni ed una vita travagliata, tentò lì di esercitare la professione nella quale si era laureato, ma non ebbe il successo sperato.

Decise perciò di diventare scrittore, come tanti altri che avevano avuto sorte simile alla sua e mi piace ricordare che molti scrittori e poeti famosi cominciarono l’attività letteraria dopo aver rinunciato alla professione prescelta, es. il Petrarca e il Boccaccio che avevano studiato per diventare avvocati e perfino il Goldoni seguì la stessa via, il padre l’aveva destinato alla professione forense ma lui preferì scrivere commedie.

Camilla Cardella è una giornalista che, avendo casualmente acquistato in una bancarella un suo libro,  lo volle conoscere personalmente ed intervistare.

La poesia che segue piacque a Camilla e face in lei nascere il desiderio dell’intervista per saperne qualcosa di più . Segue un sunto dell’intervista.

 

Io non ho fatto altro che rivendicare i diritti

che la Costituzione Repubblicana riconosce a ogni cittadino:

che mi fosse data la possibilità

di compiere i doveri che la mia laurea

in ingegneria civile, ottenuta con mia  personale fatica

e spesa notevole della mia famiglia e dello stato mi imponeva,

esercitare la mia  professione di ingegnere

nel paese dove sono nato e dove sono cittadino,

nel rispetto delle leggi emanate dallo stato

allo scopo di permettere una crescita urbana

obbediente ai criteri della ragione e dell’equità,

non rovinosa per l’ambiente naturale  e non insalubre per i cittadini.

In presenza di voci dubbiose e malumori

diffusi fra la gente sulla gestione degli affari comuni,

io ho chiesto che il Sindaco  spiegasse in un pubblico dibattito

le ragioni del proprio operato,

perché chi riceve dal popolo la propria autorità

è giusto che al popolo renda ragione

di quello che spende e di quello che fa.

Meraviglioso e degno di essere tramandato ai posteri

è stato il comportamento di amministratori e pubblici ufficiali.

Io avevo semplicemente chiesto il rispetto delle Leggi

che il Parlamento aveva emanato, il Comune recepito

e le guardie e i giudici vigilare a che fossero applicate.

E guardate voi cittadini per bene  cosa mi è stato risposto:

“ In questo paese non c’è mafia,e siamo tutti persone oneste,

la gente si vuol bene, nativi ed immigrati sono tutti amici,

l’amministrazione è in buona fede e non dice bugie.

L’architettura fiorisce, dalla piazza fuori porta

recentemente restaurata si gode una vista meravigliosa.

Che dire poi dei nuovi insediamenti industriali?

Dell’agricoltura? Dell’allevamento?

Sei tu l’unico scontento, l’unico infelice!”

“ Ma io avevo soltanto chiesto

perché certe costose opere pubbliche

sono state abbandonate non finite,

perché  lottizzatori privati

non hanno rispettato gli impegni presi!”

“ Hai visto luoghi dove si fa altrimenti?

Vai pur là e porta con te le tue domande!”

 

Michele racconta come  al ritorno in Italia  si fosse stabilito con la propria famiglia nel paese dove era nato, Boscobello in provincia di Roma, e lì avesse tentato di intraprendere la libera professione di ingegnere.. Il momento gli sembrava favorevole per tale attività, perché il paese che. fino a pochi decenni prima era un piccolo villaggio agricolo con poco più di  mille abitanti, si era grandemente esteso, sia per la vicinanza a Roma , sia in conseguenza della costruzione di una nuova strada a scorrimento rapido. Proprio a causa di questa urbanizzazione , avvenuta in maniera alquanto selvaggia, cioè senza regole e controllo alcuno da parte delle autorità,  il paese era stato al centro di un grosso scandalo edilizio che coinvolgeva addirittura un capo dello Stato : era semplicemente accaduto ciò che stava accadendo in tanti altri paesi italiani prossimi alle grandi città , diventati appetibili agli abitanti delle città vicine in virtù della motorizzazione diffusa e delle nuove strade. Le sue campagne erano state prese d’assalto da lottizzatori forestieri, i quali avevano costruito le case senza preoccuparsi delle opere pubbliche che  l’urbanizzazione comportava e neppure del decoro e della tutela del paesaggio.

 La gravità del problema era stata compresa , o almeno sembrava che fosse stata compresa  a livello nazionale dai governanti del tempo, che per porre un freno alla speculazione edilizia avevano emanato nuove leggi che  imponevano ai comuni, anche piccoli, di dotarsi di piani regolatori che definissero le aree destinate all’edificazione urbana e quelle lasciate all’agricoltura. Per ottenere il permesso di edificare non bastava più la semplice licenza, ma si voleva il rilascio di una Concessione per ottenere la quale bisognava pagare una tassa  i cui proventi sarebbero stati utilizzati per la costruzione delle opere di urbanizzazione, strade, fogne , scuole, giardini etc.. (Legge Bucalossi). Questa legge aveva proprio lo scopo di proteggere l’ambiente dai nefasti effetti dell’abusivismo,  evitando che si costruissero interi quartieri privi di opere pubbliche, le famose borgate,  per risanare le quali il Comune di Roma aveva speso cifre ingenti.

 Coloro che avevano fino ad allora costruito abusivamente potevano mettersi in regola,  pagando quanto dovuto secondo la legge Bucalossi, oppure impegnandosi a costruire  a loro spese la parte delle opere di urbanizzazione  che ad essi toccava in proporzione di quanto avevano costruito. Un’altra legge, la legge Merli, era stata emanata con lo scopo di proteggere le acque ed i terreni dall’inquinamento che l’urbanizzazione e l’industrializzazione comportavano. Fino ad allora le fogne, anche quelle nere, scaricavano solitamente nei corsi d’acqua o direttamente nel terreno appena fuori dei centri abitati senza subire alcun trattamento preliminare.

 Michele racconta come  l’amministrazione comunale di Boscobello, in ossequio alle nuove leggi, avesse stipulato  convenzioni con i lottizzatori presenti nel suo territorio, i quali si erano impegnati a costruire  a loro spese le opere di urbanizzazioni secondo ciò che prescriveva la legge in cambio della sanatoria degli abusi, ed avesse anche fatto costruire un depuratore delle acque di fogna, che però era  stato abbandonato prima ancora di essere completato e reso operativo.. Michele, in quanto ingegnere, il primo ingegnere laureato nativo di Boscobello, fu anche messo nella Commissione edilizia, ma vi rimase per breve tempo, fino alle elezioni successive. Accadde infatti che in queste elezioni il Sindaco che aveva stipulato le Convenzioni, lo stesso che aveva fatto costruire il depuratore, fosse sconfitto e tornasse in carica proprio colui che in una ventennale amministrazione, aveva permesso tutti gli abusi.

Costui non si curò per niente né del depuratore ,né di far rispettare gli impegni presi.

Michele, condotto a vedere il depuratore , essendo ingegnere idraulico, si rese conto che esso era stato abbandonato  perché  sbagliato nella progettazione , mancando di parti essenziali: ma questo era un problema comune a tantissimi depuratori costruiti in Italia in quel periodo, perchéla LeggeMerli, buona nelle intenzioni, non teneva conto che in Italia  c’era  poca esperienza nel campo della depurazione delle acque e poche delle tante imprese che in quel periodo avevano intrapreso quell’attività , avevano la competenza necessaria per farlo.

Egli scrisse allora al Sindaco chiedendogli che facesse periziare il depuratore e , nel caso si riscontrasse la sua inadeguatezze, pretendesse dai costruttori, che avevano anche progettato l’impianto, che lo mettessero in grado di farlo funzionare o pagassero perché lo facessero altri. Non ottenne dal Sindaco nessuna risposta.

Gli scrisse poi a proposito delle opere di urbanizzazione che i lottizzatori si erano impegnati a costruire in cambio della sanatoria e che non avevano costruito. Non ottenne risposta.  Mandò allora i suoi esposti al Tar, Tribunale Amministrativo del Lazio, e dopo aver aspettato molto tempo che qualcuno rispondesse, spedì il fascicolo ai carabinieri. Nessuna risposta, ma poco tempo dopo egli ebbe un grave incidente e in seguito problemi medici a non finire. Da allora nessuna Amministrazione del paese si è più rivolta a lui per un incarico e nemmeno privati cittadini.

Michele pensa che la sua emarginazione progressiva dalla vita sociale del paese sia stata provocata dall’aver  urtato contro gli interessi economici di molte persone ed anche dalla  semplice incomprensione dei suoi concittadini sui suoi propositi. Nel suo paese per decenni l’attività economica più redditizia era stata quella delle costruzioni, l’edilizia e tutte le attività ad essa connesse. Molta gente si era arricchita ed altri avevano trovato il modo di vivere dignitosamente. L’edilizia aveva fatto crescere il valore dei terreni una volta agricoli. Attorno all’edilizia si era creato un cerchio di formidabili interessi contro i quali egli aveva urtato, ma , se ci fu incomprensione, questa non fu la sua,  perché egli non si era mai proposto di impedire lo sviluppo edilizio di Boscobello e la sua trasformazione da piccolo paese agricolo in elegante cittadina. Lui semplicemente avrebbe voluto che si costruisse secondo ragione in accordo con un piano regolatore ben progettato e nel rispetto delle leggi e delle norme stabilite dallo Stato onde evitare le ingenti spese che il disordine presente avrebbe comportato nel futuro , ma si scontrò con quelli che avevano già costruito o speravano di costruire ovunque ci fosse un pezzo di terra edificabile, senza curarsi di piano regolatore ed opere pubbliche.

Molta gente è ancora oggi convinta che chi possiede un pezzo di terra possiede il diritto di costruirci come e quanto vuole, e questo è un problema di cultura più che di leggi. Molto era stato costruito nel paese e molti possedevano terreni dove speravano di costruire, ma il costruito poi lo si deve vendere e per vendere non bisogna far conoscere tutte quelle pecche che potrebbero diminuire il valore dei fabbricati. Tutto deve essere in regola, tutto eseguito in accordo alle leggi, le quali si devono adeguare alla volontà dei cittadini.  Perciò, in casi del genere, la gente semplicemente nega un qualunque abuso contro l’ambiente e contro le leggi,, ma ciò accade ovunque in Italia e guai a chi mette in piazza i panni sporchi del paese. Così mentre egli con le sue denunce pensava di farsi un merito, incorse nella riprovazione generale e certamente nell’odio di alcuni.

A giustificazione del proprio operato , dopo molti anni dagli episodi narrati, Michele oggi afferma che le sue previsioni di allora si sono avverate: il paese ha decuplicato la sua popolazione espandendosi su un’area molto grande grazie all’afflusso di molta gente in gran parte proveniente da Roma ed altri luoghi lontani, ma lo stato dei servizi pubblici è deplorevole, la popolazione è quasi totalmente dipendente dalle automobili private per gli spostamenti anche quelli necessari alle più comuni esigenze della vita: andare a far compere, portare i figli a scuola, andare dal medico o in farmacia e quasi sempre la sede del lavoro è lontana. Ogni famiglia è costretta a possedere due automobili, con quello che costano! In molti luoghi mancano le fogne e la morfologia del territorio rende costoso il costruirle, le strade che ricalcano gli antichi viottoli di campagna sono strette e tortuose.

Ma la cosa forse più negativa è che non esiste più una comunità  che possa dirsi propria del paese: ormai essendo le case così lontane le une dalle altre  e mancando un centro di aggregazione collettiva ognuno vive per sé.

A cura di Angelo Ruggeri

Terzo premio  nel concorso AlberoAndronico di Roma 2013

Tag:, , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Dal Capitolo 17 del Vangelo secondo Matteo

VV 1-9

La trasfigurazione

Un giorno Gesù prese con sé Pietro,

con Giacomo e Giovanni sopra un monte.

C’erano solo loro. E il Maestro

Si trasfigurò. Non acqua di fonte,

non cenere d’alcuna laveria,

in fiume aperto oppure  sotto il ponte

farebbe sì splendente biancheria

com’erano le vesti del Signore!

Ed apparvero  Mosè ed Elia

che parlavano a Gesù con amore.

-“ Facciamo una tenda per ciascheduno

di voi tre”- pronunciò per lo stupore

Pietro, – “ poiché è bello tal raduno!”

-Questo è Gesù,  mio Figlio prediletto!

Da  una nube  si udì parlar qualcuno:

         

-         Ascoltatelo!”Ciò udito e detto,

la nube disparve e risoleggiò.

Ma pur guardatosi  attorno, il terzetto,

non altri che Gesù con lor notò!

E mentre ritornavano da basso

il Figlio del Perfetto gli ordinò

Che su quel fatto non vi fosse chiasso,

se non dopo la Sua Resurrezione!

Ed essi vi posero sopra un sasso,

pur non intendendone  la ragione!

Tag:, , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Dal Capitolo 4 del Vangelo secondo Matteo

VV 1-11

Il diavolo tenta Gesù nel deserto

In quel tempo lo Spirito sospinse

Gesù nel deserto,  ed ivi il demonio

Lo tentò. Per quaranta giorni vinse

Gesù Cristo,  con digiuno e sermonio,

la fame e la  sete! Poi ebbe fame.

-         “ Perché non volgi in farina di conio

questi sassi?” Il tessitor  di trame

disse!   – “Non  di solo pane  vivrà

l’uomo, ma di ogni motto  che le brame

 

Divine per Sua  voce  Dio dirà!

Così sta scritto!”-, rispose Gesù!

Fu  condotto al Tempio della Città

Santa e Lo tentava ancora: – “ In giù,

gettati, che sta scritto: – ‘ Agl’armigèri

darà disposizioni a tu per tu

 

 ed essi Ti reggeranno leggeri

perché non abbia a urtare contro un sasso

il Tuo piëde’ – “ Fra gli scritti veri

 

c’è” – rispose Gesù al Satanasso –

non tentare il tuo Dio e il tuo Signore!”

Di nuovo Belzebù, sopra il masso

Più alto lo condusse,  tentatore.

Gli mostrò tutti i regni del mondo,

con la loro gloria e il loro onore

e disse : “ Se a me sarai secondo,

tutte queste cose darò a te!”

Ma Gesù rispose: “Vattene, immondo!

 

Sta scritto: ‘ Adorerai solo Iahwèh

E solo a Lui renderai il tuo culto!”

Indi il diavolo cedere dovè’,

andandosene senza più un insulto.

E Gli si avvicinarono i Suoi angeli

Che lo servirono di tutto punto!

Tag:, , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Proprio nel giorno della festa delle donne non avrei voluto vedere quel programma andato in onda su Rete 4 nel pomeriggio.

Dicono che siano degli attori ad interpretare le vicende, più o meno sfortunate, che vengono portate alla ribalta di “Sportello Forum”.

A me, quella donna,  che voleva indietro i soldi versati per un corso di difesa personale (ben 890 €, mi pare) sostenendo di essere incinta (pur non essendolo), è sembrata autenticamente affranta, visibilmente sofferente, assurdamente disperata.

Ma faceva spettacolo.

Ed è qui che mi sono dispiaciuto.

Non si può e non si deve  fare spettacolo  sulla pelle delle persone che sono in difficoltà; e quella donna era visibilmente in difficoltà; continuava a ripetere  di essere incinta e si capiva a tutto tondo che non lo era. Il pubblico delle donne, meno impietoso e più sensibile della conduttrice, cercava di dare una spiegazione per metafora, ma la ragazza non ne voleva sapere  di ragionare. Io non sono nè un medico e neppure uno psicologo; e ancora meno sono un neurologo o uno pschiatra.

Eppure mi sono sentito a disagio mentre quella poveretta mostrava al giudice onorario del programma, deputato a decidere che avesse ragione tra i due contendenti, la foto di un famoso attore, sostenendo che quello era il suo fidanzato, il papà eccezionale della creatura che sosteneva di portare in grembo da sei mesi (senza peraltro mostrare il certificato medico che l’amministratore della società erogatrice del servizio di difesa personale,  pretendeva di vedere, prima di prendere in considerazione l’ipotesi di restituire i soldi; salvo poi smentirsi sostenendo che la sua società, da lui definita seria, prepara alla difesa personale su un piano psicologico; e quindi neanche il certificato del ginecologo, ho paura, sarebbe valso alla poveretta la restituzione di quanto improvvidamente pagato in anticipo).

Fortuna che il giudice onorario (donna) ha mostrato un grande equilibrio nella sentenza, statuendo il diritto della sfortunata ragazza a riavere indietro i suoi sudati quattrini, a condizione che essa si recasse con lei in visita specialistica dal suo ginecologo (specializzato anche in psicoterapia o, forse, specializzata in psichiatria tout court).

So già cosa penseranno in molti: ma cosa dici mai? straparli!!! quella si è messa in tasca i bigliettoni, alla faccia tua e dei tuoi sentimentalismi del cavolo; svegliati, che siamo già nel terzo millennio, dove apparire è persino più importante di essere.

Non di meno io resto perplesso e ribadisco che se anche quella donna fosse stata un’attrice, resta il fatto che lo spettacolo era comunque imperniato sul malessere e sulla sofferenza, visibilmente palpabili di una donna in difficoltà (che poi fosse affetta da  isterismo uterino o da altra patologia non ha molta importanza) sacrificati all’audience e  al dio quattrino.

Tag:, , , , , ,

Comments Nessun commento »

Capitolo 3

IL MOVIMENTO STUDENTESCO NELLA FACOLTA’ DI INGEGNERIA

 

- “Fantasio, lasciamo stare, queste cose, visto che sono lontane nel tempo e forse è anche rischioso parlarne,  raccontami invece delle tue esperienze nella Facoltà di Ingegneria. Mi hai detto più volte che avete occupato la vostra Facoltà in varie occasioni e che il vostro movimento si differenziava da quello delle Facoltà umanistiche, in cosa voi studenti di Ingegneria eravate diversi?”

- “Ciò che faceva la differenza era il tipo di studi; io ho sempre pensato che la professione dell’Ingegnere fosse naturalmente legata alla politica nel senso che l’Ingegnere più di ogni altro laureato affronta e dovrebbe risolvere quei problemi dai quali dipende la  vita della città. Il significato della parola “ politica” per un certo aspetto è lo stesso di quello della parola “urbanistica” e l’Ingegnere più che il medico o il laureato in lettere o  il laureato in scienze politiche, svolge la sua attività a contatto diretto col mondo del lavoro e gli operai delle fabbriche, i muratori e gli altri artigiani dell’edilizia, e perfino i contadini per tutta una serie di questioni principalmente legati a quelle dell’acqua, irrigazione, protezione da dissesti geologici, uso razionale delle macchine, tutti, dovrebbero lavorare a stretto contatto con l’Ingegnere.”

- “Anche io, Fantasio, spesso mi meraviglio a sentir parlare sempre alla radio ed alla televisione medici, avvocati e uomini politici che non si sa quale professione svolgano nella vita, e mai ingegneri che ci spieghino il perché di tanti disastri, allagamenti ogni volta che piove, scuole con i tetti che crollano sopra gli studenti, le strade col traffico che non si cammina più, e i lavori pubblici lunghi, eterni che non finiscono mai…Ma non dovrebbero essere in primo luogo gli ingegneri a occuparsi di questi problemi?”

- “Brava Lucrezia, tu hai compreso il problema, ma gli ingegneri di questi argomenti non vogliono parlare, si sentono colpevolizzati se tu lo fai. “E’ tutta colpa dei politici” essi dicono, ed anche io sono d’accordo, perché tutti questi sono problemi   che concernono direttamente la politica intesa nel senso primitivo della parola: “Scienza  del governo della città”. E tuttavia ai miei tempi ed ancora oggi, parafrasando il Campanella, potremmo dire che: “ gli ingegneri non lo sanno”.  Parlare di politica agli Ingegneri, oggi come allora,  è difficilissimo. Me ne accorgo leggendo i giornali periodici editi dagli ordini professionali che regolarmente ricevo, essendo ancora iscritto all’ordine e tutti possono constatare come più volte ogni giorno si odono alla radio medici, sociologi, politologi, psicologi ed esperti in ogni campo che espongono ad un vasto pubblico i problemi della loro professione e rarissimamente si ascoltano ingegneri.”

- “Fantasio io non voglio pensare che gli ingegneri non vogliono parlare di questi problemi perché hanno paura di affrontare il giudizio del pubblico sentendosi in colpa, o perché indifferenti a ciò che pensa la gente…”

- “Hai toccato un problema grosso Lucrezia, ma è meglio procedere con ordine. Ora stiamo parlando di quello che accadde quando ero all’Università.

Anche allora gli studenti di ingegneria, non dico tutti ma la maggioranza, non volevano sentir parlare di politica e quando nelle facoltà umanistiche si discuteva sui problemi del lavoro e dei rapporti  fra intellettuali e lavoratori, ad Ingegneria prevalevano altri problemi, in primo luogo  quello della difficoltà e pesantezza degli studi  che gli studenti dovevano affrontare, e su questo tema c’era l’accordo assoluto. Infatti il corso di ingegneria teoricamente dura cinque anni ma una minima percentuale di studenti riesce a completarlo in tale periodo e quando si è costretti per otto ore al giorno sui banchi di scuola  e poi ad altre ore di studio notturno in casa, poco tempo rimane per frequentare gruppi politici.

Ai miei tempi il 60 – 70% di quanti iniziavano gli studi di ingegneria, rinunciavano nei primi due anni. Il corso dei cinque anni era suddiviso in un biennio ed un triennio, per accedere al triennio bisognava aver superato tutti gli esami del biennio e ciò era impresa difficilissima e bastava che non si superasse un esame per perdere un intero anno accademico. Questa è la prima critica che si poteva fare, ed io feci nelle assemblee, a quel tipo di studi:

“Ci disumanizza, ci trasforma in computer, non ci lascia il tempo per dedicarci ad altri problemi umani.” La critica colpiva il segno, ma non procurava ferite. Era più importante darsi da fare per ottenere concessioni che rendessero più facili gli esami, e per il resto rinviare il discorso a dopo la laurea.

La nostra prima occupazione ci fu durante il mio primo anno di università,  precedette quella delle altre Facoltà e ebbe come scopo lo “sblocco del biennio”.

Ottenemmo che agli studenti fosse concesso di portare nel triennio un esame del biennio.

L’anno successivo la città universitaria fu occupata in seguito alla morte dello studente Paolo Rossi; le aule del biennio  di ingegneria che stavano nella città universitaria furono occupate per solidarietà con gli altri studenti, ma il triennio che stava a San Pietro in Vincoli non partecipò.

La terza occupazione, quella diventata più celebre, avvenne in concomitanza con l’occupazione della città universitaria: era questo il periodo delle grandi manifestazioni,  battaglia di Valle Giulia, Piazza Cavour , incursione della banda di Caradonna.

La Facoltà di ingegneria in S. Pietro in Vincoli fu occupata, ma più per motivi interni che per vera e propria solidarietà col movimento.

Non voglio dire che questa occupazione fu incoraggiata da alcuni professori ed assistenti: furono convocate dai rappresentanti degli studenti nel consiglio di Facoltà  alcune assemblee ed a queste parteciparono professori ed assistenti. Ci fu un dibattito abbastanza vasto ed alcuni professori fecero discorsi molto critici sull’ordinamento degli studi di ingegneria ed anche parlarono del ruolo degli Ingegneri nella società italiana, a loro dire non adeguato al valore della laurea e all’impegno richiesto per ottenerla.

Fra coloro che parlarono, sostenendo questa tesi e riscuotendo notevoli applausi ci furono il Professor Castagna di Meccanica e i Professori Gandino e Misiti assistenti del Prof. Arredi, titolare della cattedra di Idraulica che anche lui parlò sostenendo la parte conservatrice.

Anche alcuni Ingegneri esterni alla Facoltà parlarono, confermando che il mondo del lavoro non concedeva agli Ingegneri quel ruolo che essi avrebbero meritato.

“L’Ingegnere nelle fabbriche fa il guardiano degli operai, le decisioni importanti vengono prese da chi possiede il capitale e non da chi ha la competenza, nel mondo degli appalti e dei lavori pubblici c’è il caos. La ricerca scientifica non si fa; problema ancora più grosso: gli ingegneri ricevono una preparazione quasi solamente teorica. Dopo la laurea, perché siano veramente in grado di esercitare la professione di ingegnere, dovrebbero fare un lungo tirocinio in cantiere oppure in uno studio di progettazione, ma il mondo dell’ingegneria è un mondo chiuso. Non tutti hanno la possibilità di compiere questo tirocinio.

Sarebbe poi opportuno visto che la professione dell’Ingegnere si divide in due principali campi di attività, la direzione dei lavori in cantiere e la progettazione, organizzare gli studi in maniera da tener conto di queste differenze. Cioè avere un corso di laurea di durata più breve che abbia lo scopo di formare principalmente gli ingegneri desiderosi di lavorare in cantiere, ed un altro destinato a coloro che vogliono dedicarsi più specificamente alla progettazione ed alla ricerca scientifica”.

Questo discorso a me sembrava saggio, ed anche io nelle assemblee parlai di questi problemi. L’occupazione durò qualche mese e si concluse perché ad un certo punto, avvicinandosi gli esami, la maggioranza degli studenti pensò bene di non perdere altro tempo rischiando la perdita di un anno accademico. In realtà accadde che, individuati i problemi, nessuno seppe indicare una soluzione, i professori e gli assistenti che in un primo tempo sembrava volessero appoggiarci, non si fecero più vedere nelle assemblee. Ricordo che una volta vennero in facoltà alcuni alti esponenti del Partito Comunista, fra i quali l’Onorevole Ingrao e la Signora Cinciari – Rodano, moglie dell’Onorevole Rodano, a quel tempo ascoltato consigliere di Berlinguer e anzi si diceva che egli fosse il tramite fra il Vaticano e il Partito Comunista.

Essi parlarono della politica italiana, fascismo, anti-fascismo e resistenza. A me personalmente, anche se non lo dissi, la cosa piacque poco, poiché ad ingegneria la maggioranza degli studenti erano di destra e nel gruppo degli studenti più attivi nell’occupazione molti erano quelli che appartenevano alle associazioni degli studenti di destra.

L’occupazione di ingegneria si concluse quando la maggioranza degli studenti votò la fine dell’occupazione. Poco era stato ottenuto dal Consiglio di Facoltà dei Professori: la concessione agli studenti di scegliersi un paio di esami nel gruppo dei trenta/trentuno necessari per ottenere la laurea, la concessione di non aver scritto “respinto” sul libretto universitario quando un esame andava male.

La soluzione di tutti gli altri problemi fu demandata ad un consiglio di studenti i quali avrebbero dovuto discuterli coi professori.

Ogni corso di laurea avrebbe dovuto eleggere uno o più  rappresentanti, a seconda del numero degli studenti. Nel corso di idraulica io ero stato il più attivo nelle assemblee, ed ero il solo che seguisse quanto accadeva nella Città universitaria, l’unico che avesse partecipato alle grandi manifestazioni del Movimento, però non fui eletto.

Non so assolutamente cosa gli studenti eletti abbiano poi fatto, se fecero qualcosa. Tuttavia l’occupazione della Facoltà di Ingegneria non fu indifferente ed estranea a quanto accadde nel resto dell’Università. Perché accadde  una cosa veramente curiosa: fu convocata in questo periodo l’assemblea generale del movimento studentesco di Roma, nella quale si sarebbero dovute confrontare le varie tesi emerse nel movimento e si sarebbero dovuti eleggere i dirigenti degli studenti, cioè si voleva finalmente dare una direzione unitaria al movimento studentesco romano.

In questa assemblea comparvero quattro studenti di Ingegneria, i quali parlando a nome del “movimento studentesco di ingegneria”, presentarono una  mozione, cioè un documento che riassumeva i motivi e gli scopi che si volevano indicare all’intero movimento. La cosa curiosa è che questa mozione vinse sulle altre due più forti, una degli studenti di lettere che fino ad allora costituivano l’anima del movimento, l’altra proveniente dal partito comunista ed era illustrata dalla figlia adottiva di Togliatti e da Petruccioli, che poi è diventato Direttore dell’Unità.

E dunque il movimento studentesco di Roma si trovò per un momento ad avere come guida un inesistente movimento studentesco di Ingegneria, perché quei quattro studenti non avevano mai discusso quella mozione nelle assemblee di Ingegneria, dove i temi in discussione erano di tutt’altro genere.

Io sono convinto che pochissimi studenti di Ingegneria abbiano mai saputo di questa loro vittoria nel movimento studentesco romano, e tuttavia questa vittoria ebbe conseguenze importanti. In seguito all’occupazione il preside, prof. Parolini, si dimise; al suo posto fu eletto il prof. Vaccaro che , grazie anche all’ingresso della nostra facoltà nel movimento progressista ( se non rivoluzionario), ottenuto in virtù della nostra occupazione, potè dopo breve tempo essere eletto Rettore dell’Università di Roma.  A lui successe un altro ingegnere, il prof. Ruberti, ed i due riportarono l’Ordine,  ovviamente col concorso delle altre autorità accademiche.

Disgraziatamente per me, questo “ordine” richiedeva che fossero allontanati gli elementi giudicati “perturbatori”, cioè gli studenti che erano stati più attivi durante l’occupazione. A poco a poco io mi trovai solo, senza più amici né compagni, gli esami cominciarono ad andarmi male, subii anche varie delusioni amorose.

Decisi di cambiare aria per un po’ e partii militare, come soldato semplice ovviamente, la mia domanda per il corso ufficiali essendo andata perduta. Utilizzai questo periodo per completare gli esami e riuscii a laurearmi con  un piccolo ritardo  sul corso regolare degli studi. Poi, non trovando lavoro in Italia, partii come emigrante per il S.Africa.”

- “Fammi capire, Fantasio, anche tu dunque sei stato usato, hai fatto il “pollo”, come suol dirsi. Non avevano ragione allora quelli che dicevano – l’ho inteso dire anch’io -che voi studenti  contestatori eravate manovrati dai politici di professione e chissà da chi altri, e non hanno fatto bene quelli  che sono rimasti a casa a farsi gli affari loro in attesa che le acque tornassero calme?”

- “ Non so, Lucrezia, se ho fatto bene. Certamente non ho fatto il male, perché i motivi della protesta erano giusti e che lo fossero lo prova quanto in seguito è accaduto in Italia e nel mondo. Il disastro delle nostre città sta sotto gli occhi di tutti. Come per ironia della sorte, quasi tutti gli uomini politici che governavano l’Italia in quel tempo sono stati condannati dalla magistratura  per gravi delitti, mafia, corruzione etc.., dal caos è emersa una nuova classe dirigente che ha rinnegato tutto quanto avevano fatto i predecessori. Purtroppo la vicenda del Vietnam non ha insegnato niente e l’Italia si trova coinvolta con proprie truppe in una guerra non sua…”

“Cara Lucrezia, ho voluto raccontarti distesamente quanto accadde nella  nostra Facoltà  anche per farti comprendere le ragioni del fallimento complessivo del movimento studentesco: gli studenti neppure in quel periodo seppero liberarsi di quelli che sono i difetti politici di tutti gli italiani. Cioè sempre voler intrigare, mai battersi a viso aperto dichiarando esplicitamente i propri scopi, sempre litigiosi fra di loro e pronti a mettersi alla mercè di qualche protettore esterno. Io più volte fui rimproverato dai miei compagni per i miei discorsi nelle assemblee: “Non dovevi dire queste cose, sono giuste, va bene, ma tu conosci qual è l’ambiente di Ingegneria, qui sono quasi tutti “destrorsi”, tu li fai “incazzare”, e ci fai perdere l’appoggio dei moderati.” E poi hanno chiamato a parlare Ingrao e la Conciari-Rodano ( zia di un mio compagno di banco al liceo).

Questa propensione per l’intrigo ha fatto poi  che il movimento si mettesse nelle mani di gente estranea, uomini politici di professione, ed anche “Baroni universitari” e chissà chi altri.

Costoro hanno sostenuto anche finanziariamente il movimento fino a che giovava ai loro interessi, poi l’hanno abbandonato. Anche io, come tanti altri, mi sono trovato coinvolto in una storia troppo grande per me, ma non provo rimorsi.”

- “I rimorsi dovrebbero provarli quelli che per ambizione di potere e altri interessi vi hanno spinti alla lotta e poi abbandonati e quegli altri che hanno voluto fare di voi i capri espiatori per i mali della nostra società”

-“Grazie Lucrezia, fa piacere trovare qualcuno che ci comprende, anche se dopo tanti anni.” 

Dal romanzo inedito di Angelo Ruggeri

…continua…

Tag:, , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Dal Vangelo secondo Matteo
Capitolo 6 – VV 24-fine 
Fiducia illimitata in Dio

Nessuno può sentirsi così scaltro
Da potere servire due padroni:
o detesterà l’uno e amerà l’altro,

oppur lo condurranno le passioni
a preferire l’uno o a disprezzare
l’altro; non si può, con le vostre azioni

servir mammona e il vostro Dio ossequiare!
Perciò vi dico: per la vostra vita
Non affannatevi per il mangiare

O pel bere; né per come vestita
Sarà domani la vostra persona!
Vale  più una vivanda saporita

O la vita? Ciò che lo confeziona,
val forse più del corpo contenuto?
Guardate gli uccelli del cielo: buona

Semina forse attendono in aiuto
Per mangiare? O ammassano nei granai?
Eppur dal vostro Padre, il più minuto

Tra loro, statene certi, giammai
Sarà privato del cibo! Contate
Forse voi meno di loro? Chi mai

Di voi, aggiungere una o più giornate
Può della sua vita, per quanto si
Dia da fare? E perché vi affannate

Per il vestito? Guardate come i
Bei gigli del campo, senza lavoro
O fatica, crescono! Eppur vi

Dico: Salomone, carico d’oro
e di gemme, splendente come un lampo,
non potè dirsi ornato come loro!

E se il Buon  Dio veste l’erba del campo,
che oggi è qui, ma domani è già nel forno,
non farà assai più pel vostro scampo,

gente di poca fede? In musòrno
siate quindi riguardo al vostro vitto
quotidiano, il Padre Celeste, giorno

per giorno provvede al vostro convitto.
Non comportatevi come  i pagani:
prima cercate il Regno del Dio invitto

e non affannatevi pel domani,
perché il domani avrà già i suoi crucci!
A ciascun giorno bastano i suoi affanni!

Tag:, , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »