Archivio Febbraio 2014

Dal Capitolo 5 del Vangelo secondo Matteo

VV 33- fine

Sulla sacralità del giuramento

“Avete anche inteso ciò che fu detto

Ai vostri avi  antichi: Non spergiurare,

ma adempi col Signore Benedetto

i tuoi giuramenti; non devi fare

infatti né giuramento nè appello:

non per il cielo, perché è l’altare

di Dio; non per la terra, che è sgabello

dei suoi piedi, non per la città ‘n festa,

Gerusalemme, che del re è ‘l bello!

Non giurare neppur per la tua testa,

perché non devi sentirti potente

al punto che essa in guisa manifesta

tu possa trasformare solamente,

e per un sol capello in bianco o nero!

Avete inteso dir ‘Dente per dente


E occhio per occhio!’ Ma a onor del vero

Vi dico di non opporvi al malvagio,

anzi se uno la guancia destra invero

ti percuote, tu porgigli a suo agio

l’altra guancia; e se taluno ti vuol

costringere ad andar con lui adagio,

vacci di buona lena!  E tu stuol

di beni lascia a chi ti vuol portare

in giudizio per poco, anche se duol!

Dà a chi ti domanda e non voltare

Le spalle a chi desidera da te

Dei soldi! Avete inteso narrare:

‘Amerai il tuo prossimo e odierai chi è

Tuo nemico’; ma io vi dico: amate

I vostri nemici e pregate per

Chi vi perseguiterà, perché siate

I figli del Padre Vostro Celeste

Che col sole le cose ha illuminate

Sulle teste malvagie e sulle teste

Dei buoni e fa piovere sugli ingiusti

E sui giusti! Quale merito avreste

Infatti voi ad ammirar gli augusti,

che a volta lor vi fanno belli e sani?

Provatevi a lodare i non venusti!

Se fate come fanno i pubblicani,

che ossequiano i parenti diretti

soltanto, il vanto qual è? I pagani

fan lo stesso! Siate dunque perfetti

com’è perfetto il Padre mio celeste!”

Questi che qui ho scritto sono i detti

perchè le anime stian sempre deste!

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Era nato a Siniscola, in provincia di Nùoro,  nel 1947.

Era la voce solista del Banco del Mutuo Soccorso, un gruppo di rock progressivo che per quelli della mia generazione ha rappresentato molto sul piano musicale.

La sua voce mi emozionava. Ancora oggi, ascoltanto le sue canzoni, provo un sentimento di struggente malinconia.

A distanza di oltre quaranta anni, il Long Playing  Darwin mi avvolge nelle sue spire melodiose e accattivanti.

Mi tornano in mente i versi e le note del brano  Requiescant in pace: “Ora si è seduto il vento / il tuo sguardo è rimasto appeso al cielo…”.

Ciao Francesco. E grazie.


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La calunnia, nel linguaggio comune, è assai spesso confusa con la diffamazione; qualche più rara volta con l’ingiuria; per chi studia il diritto penale in maniera professionale le tre fattispecie criminose non possono e non devono essere confuse.

Senza scendere in oscuri tecnicismi dirò che la calunnia è l’attribuzione di una condotta riprovevole ed offensiva, il più delle volte falsa, contenuta in un atto giudiziario a carico di un’altra persona alla quale si vuole arrecare danno; essa è solitamente assai più grave della diffamazione; quest’ultima è solitamente commessa al di fuori delle aule giudiziarie o senza l’impiego di strumenti di giustizia, in assenza della persona diffamata, e contiene anch’essa l’attribuzione di una condotta riprovevole, solitamente falsa, e comunque offensiva a carico di un terzo; la figura più nota è quella che si perpetra a mezzo stampa; l’ingiuria infine è un’offesa fatta a taluno in presenza sua ed in presenza di altri che odono le offese rivolte  all’ingiurato.

Non di meno si continua a parlare di calunnia al di fuori di questo schema (che ho sopra esposto in maniera davvero semplicistica).

Forse è giusto così.

D’altronde, sin dai tempi antichi, e sicuramente prima dell’entrata in vigore dei canoni criminali attualmente in vigore, la calunnia era ciò che l’immortale Rossini descrive con le sue note mirabili come un venticello.

Ecco di seguito, proposti dallo scrittore  Angelo Ruggeri, alcuni estratti del pensiero di un grande filosofo dell’antichità sulla calunnia. Il brano, oltre che profondamente filosofico,  è intriso di saggezza giuridica, a dimostrazione che non sono gli schemi e le categorie rigide a illuminare il pensiero degli uomini.

 

La calunnia è un’accusa contro una persona assente, ignota all’accusato, creduta sopra l’informazione di una sola parte senza contraddittorio. E questo è il soggetto del mio ragionamento.

Ma essendoci tre persone in scena, come nelle commedie, il calunniante, il calunniato, e colui presso il quale si fa la calunnia, consideriamo la parte di ciascuno.
E in primo luogo, se volete, facciamo comparire il protagonista del dramma, dico l’autore della calunnia. Che costui non sia un uomo dabbene, a tutti, credo, è chiaro. Perché nessun uomo dabbene causerebbe male al prossimo; ma gli uomini dabbene col beneficare gli amici, non coll’incolparli a torto, e farli odiare, vengono in reputazione e acquistano fama di bontà.

Ora colui che in segreto calunnia i lontani, come non è soverchiatore, se egli fa suo interamente chi lo ascolta, ne occupa le orecchie, le chiude e le  rende inaccessibili a ogni discorso della controparte, avendole già  riempite  con le sue calunnie?

Suprema giustizia è questa, come direbbero quegli ottimi legislatori Solone e Dracone, i quali obbligavano col giuramento i giudici ad ascoltare le due parti allo stesso modo e ad attendere con eguale benevolenza all’accusatore ed all’accusato, finché bilanciate le parole dell’uno e dell’altro , si potesse giudicare  dove fosse la  ragione e dove il torto. Prima di  aver contrapposto la difesa all’accusa, credevano che sarebbe stata del tutto empia e scellerata una sentenza.

Si può dire che anche gli Dei si sdegnerebbero, se lasciassimo dire sicuramente all’accusatore ciò che egli vuole, e  ci turassimo le orecchie alle difese dell’accusato o, imponendogli silenzio, lo condannassimo persuasi dal primo discorso.

Quindi si può conchiudere che le calunnie si fanno contro il giusto, contro la legge, contro il giuramento giudiziale. E se a qualcuno non basta l’autorità dei legislatori, i quali vogliono che così si facciano i giudizi giusti ed imparziali, io tirerò in ballo quella di un grande poeta, il quale dichiara la stessa cosa, anzi la pone come legge; e dice:

Non sentenziar sentenza, se non odi
prima parlare tutte e due le parti

Sapeva anch’egli, credo, che tra le tante ingiustizie che sono nel mondo, non se ne potrebbe trovare una più brutta e più ingiusta, di condannare uno senza conoscere le sue ragioni, e senza farlo parlare: e questo appunto si sforza di fare il calunniatore, il quale espone il calunniato allo sdegno di chi ascolta, senza farlo giudicare, e col segreto dell’accusa gli toglie la difesa.

Tutti gli uomini di questa risma ingenerosi e codardi, non vengono mai allo scoperto ma, come imboscati, saettano da luogo coperto, per modo che non puoi schierarti e combattere, ma ci sei ammazzato sprovveduto e nuovo di questa guerra.

E questo è un grandissimo indizio che i calunniatori non dicono mai la verità: perché se un uomo è veramente persuaso della verità della sua accusa, credo che egli accuserebbe apertamente, accettando esami , discussioni e contradditori: nessuno mai che può vincere scopertamente, fa uso di agguati e d’inganni contro i nemici.
Uomini del genere si vedono specialmente nei palazzi dei re, nelle corti dei principi e dei signori, dove c’è molta invidia, infiniti sospetti, e molte occasioni offerte agli adulatori ed ai calunniatori. Perchè dove maggiori sono le speranze, lì  sono più acerbe le invidie, gli odi più pericolosi, le gelosie più acute.
E qui sta bene quel verso d’Omero:

Comune è il rischio della zuffa e spesso
chi uccidere volea rimane ucciso

La calunnia,  originando da invidia, da odio, o da speranza, conduce a un miserevole  e tragico fine, ed è piena di sventure.
Né una calunnia è cosa leggera e semplice da farsi, come qualcuno potrebbe credere, ma ha bisogno di molta arte, non poca avvedutezza, e di un certo fine discernimento. Non farebbe certo tanto male la calunnia, se non fosse credibile in qualche modo, né avrebbe forza contro la verità, che è più forte d’ogni cosa, se  non fosse provvista di molte attrattive, e di probabilità, e di mille altre astuzie per insinuarsi nell’animo di chi l’ascolta.

E’ calunniato dunque specialmente chi è più onorato e perciò invidiato da quelli che gli rimangono indietro; i quali tutti lanciano dardi contro di lui, che considerano come un ostacolo ed un impedimento; e ciascuno crede che, scavalcato costui, sarà egli il primo favorito.
E per far credere la calunnia, non la forgiano così a caso, ma vi mettono tutta l’astuzia, e si guardano dall’aggiungervi qualcosa che discordi o  sembri strana. Spesso col malignare sulle qualità di qualcuno, rendono verosimile l’accusa; così dicono che il medico è avvelenatore, che il ricco vuol farsi tiranno,  che il ministro medita un tradimento. Talvolta ancora chi ascolta porge lui le occasioni alla calunnia, ed i maligni accomodandosi al suo umore tirano al segno. Se vedono che il messere è geloso, dicono: il tale occhieggiava alla tua donna durante il pranzo, e guardandola fisso sospirava, e guardato da lei se ne compiaceva, e gli faceva gli occhi dolci; ed anche qualche calunnia d’adulterio.

Se si atteggia a poeta, e se ne tiene: Oh, dicono, giuro a Giove che Filosseno rideva dei tuoi versi, e ne ha sparlato, e ha detto che sono prosa, e mal cuciti.

Insomma inventano e dicono quelle cose, che conoscono più potenti per  eccitare lo sdegno in chi li ascolta; e conoscendo dove uno può esser ferito, lì mirano e lì colpiscono; in modo che quello, turbato da improvviso sdegno, non ha più tempo di ricercare la verità; e se uno volesse giustificarsi, egli non l’ammette, preoccupato delle  cose inaspettate che ha udito, e che prende per vere…..”

Luciano di Samosata

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PROLOGO

Canto del Padre  Eterno la Creazione
i cui primordi furô ‘ Adamo ed Eva
del gene eletto  primiera Nazione
ai tempi che soltanto si godeva
senza patemi né disperazione
nell’Eden che fiorito sêr soleva.
E prima che il serpente ingannatore
il seme della sfida contro Dio
[all’Uom mettesse  in core].

Canto altresì dei valorosi prodi,
che discendendo da quel gene eletto,
in varia guisa e coraggiosi modi
il popol d’Israele al santo tetto
di Palestina addussero. E gli odi,
gli amori, i tradimenti non ometto:
quei tra uomini e regni e quei con Dio
e leggi, guerre, esilii ed altro ancora
[io  narro in questo canto mio].

Ardua è però sì tanto la materia
E lungo e pien d’insidie il mio cimento
E la paura che il mio cuore assedia
Soltanto se m’ardisco e in un momento
Vacillo e manco come per inedia!
Signore Dio, Creator del Firmamento
Dona sostanza e luce alla favella
Mia, ch’io possa intelligere l’Antica
[Tua parola e la Novella]

E dalla Genesi all’Apocalisse
Guida la mano mia tra rime e accenti
che con  la mente mia come vibrisse
sappiano intercettare i sentimenti
e trasmutarli con le leggi affisse
in quei settantatre componimenti!
Certo, per quanto questo libro vale
ed esser vuole: un chiaro e breve invito
[ al pieno assaggio dell’Originale].

Canto Primo
Creazione del mondo

I

In principïo Dio creò il cielo
e la terra, che era informe e deserta,
e il buio ricopriva come un velo
il nero abisso; ma sulle acque all’erta
stava Dio che,  col Suo divino zelo,
volle che  l’oscurità fosse aperta
dalla luce. E la luce ovunque fu!
La chiamò giorno e il buio  ‘l chiamò notte.
[ E al primo giorno Ei non pensò più].

Poi partì  le acque e mise il firmamento
e separandole, emerse l’asciutto
in dove dispose che dal frumento,
dai germogli, dagli alberi  da frutto
e da ogni specie idonea al giovamento,
producesse col seme e dappertutto.
Nominati il cielo, la terra e il mare
al dover del quarto giorno il Buon Dio
[  si diè da fare].

Indi le luci per il  cielo Ei pose
per ben distinguere la notte e il giorno.
E tanto Egli è perfetto nelle cose,
che fece sole e luna tutto attorno
ed altri segni e stelle in giusta dose,
più per utilità che per adorno!
Pensava sin d’allora il Padreterno
ai giorni, ai mesi, agli anni e alle stagioni
[ e a tanto più ch’io non secerno].

…continua…

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Dal Vangelo secondo Marco

Capitolo 8
VV 1-9
La seconda moltiplicazione dei pesci

Avevano soltanto sette pani,
da dare ai quattromila nel deserto,
c’avevano soltanto per le mani

quei sette pani e alcuni pesci! – “ Certo
non possono sfamar tutti i presenti
accorsi da tre giorni qui all’aperto,

a udir, Maestro, i Tuoi comandamenti!”
- “ Ma se digiuni li rimando a casa”-
Rispose Gesù Cristo ai Suoi discenti

-    “ lungo questo cammin di terra rasa,
Rischiano di perire o venir meno!”
E, benedetto il poco cibo, evasa,

ogni richiesta, d’ogni fame alieno
fu ciascun dei quattromila! Perciò
piene d’avanzi sette ceste almeno,

sazi e felici Lui li licenziò!

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Movimento studentesco Romano

 

“Fammi capire Fantasio, tu dici che l’idea trasmessa dalla stampa popolare e recepita dal popolo secondo la quale gli studenti contestatori erano quelli che avevano poca voglia di studiare è falsa?”

“Falsissima, e te lo dimostro facilmente: tutte le occupazioni delle facoltà furono votate in libere assemblee…”

“Alle quali partecipavano una minoranza degli studenti…”

“Certo: se tu conoscessi la situazione dell’Università di Roma capiresti perché. Una piccola minoranza degli studenti segue regolarmente le lezioni e se tutti  frequentassero, non ci sarebbero aule sufficienti a contenerli. Pensa, già ai miei tempi l’Università di Roma contava più di centomila studenti.”

“E dunque, tu dici, la minoranza di studenti che partecipava alle assemblee era la stessa che frequentava regolarmente.”

“Tu lo dici e mi sembra evidente”

“Dunque non è vero che la polizia interveniva soltanto quando era chiamata dagli studenti che volevano frequentare le lezioni e non potevano perché impediti da una “minoranza violenta?”

“Non è vero”

“Anche a ingegneria, dove tu avevi una qualche parte?”

“A ingegneria non ci fu intervento della polizia e l’occupazione terminò quando gli studenti in assemblea votarono a maggioranza la fine dell’occupazione”

“E non ci fu violenza alcuna?”

“No, anche perché da noi il dibattito non fu mai violentemente politicizzato”

“Nonostante ciò, tu dici che fosti discriminato e dopo la laurea non ti fu permesso di lavorare in Italia”.

“Certo”

“E degli altri che furono attivi nell’occupazione che mi dici?”

“So che alcuni cambiarono Facoltà, ma poi persi i contatti con tutti”.

“E degli studenti contestatori delle altre facoltà?”

“Seppi qualcosa dai giornali. Ma nessuno di quelli che io conobbi, almeno per nome, ebbe trionfi nella vita pubblica o professionale e temo che molti abbiano avuto sorte pari alla mia e forse peggiore”

“E tu dici anche che il movimento ebbe all’inizio la “spinta” delle autorità sia accademiche che politiche?”

“Ti dico che io ho visto  ed ascoltato gli esponenti delle “pantere nere” americane parlare, trionfalmente accolti, nell’aula magna dell’università di Roma. Così come ho visto autorevolissimi professori ed uomini politici corteggiare gli studenti contestatori”

“I quali poi furono così malamente trattati”

“Così è!”

“Spiegami meglio cosa accadde”

“A questo punto ti devo fare un lungo e complesso discorso. Per prima cosa ti devo dire che, contrariamente a quanto si crede, gli anni attorno al ’68 – ’69 non videro l’inizio del movimento riformatore nelle università, ma piuttosto il culmine dopo il quale ci fu la decadenza e la fine. Quel movimento era nato molti anni prima, nei primi anni ’60 quando Papa Giovanni XXIII aprì ai comunisti con la famosa teoria “condanniamo l’errore, rispettiamo l’errante” e per dare l’esempio accolse in Vaticano l’inviato e genero del Capo comunista russo Nikita Krusciov.

Oggi tutti parlano bene di quel papa e sembra che lo vogliano fare Santo, ma ti assicuro che a quel tempo i giudizi su di lui erano molto discordi. C’era chi l’odiava. Nello stesso periodo, dopo la grave crisi di Cuba,  fra Americani e Russi iniziò un dialogo che si pensava avrebbe portato alla distensione fra i due paesi nemici. Il mondo intellettuale poi, sia in Italia che in tutto l’occidente si era spostato molto a sinistra. A mano a mano che l’impegno americano cresceva nel Vietnam molte illustri personalità della cultura europea come Bertrand Russell in Inghilterra, Sartre in Francia , Lelio Basso in Italia  presero nette posizioni contro l’intervento americano e  addirittura costituirono un tribunale contro i crimini americani in Vietnam, al quale aderirono numerosi registi ed attori di Hollywood. Il cinema, che allora era molto seguito ed aveva grossa influenza sui giovani, produceva ottimi film di contenuto che può essere definito progressista se non apertamente rivoluzionario.

Da Hollywood ci venivano film come “Soldato blu” – “Piccolo grande uomo” – “Indovina chi viene a cena” – “Vincitori e vinti” – “Zapata” – “Il fronte del porto” e tanti che, rivedendo la storia americana, si schieravano apertamente a favore delle minoranze oppresse, fossero gli indiani pellirossa o i neri americani. E tutto ciò valse molto ad orientare la parte più colta degli studenti verso un impegno progressista.

La chiesa cattolica, pur se negli alti gradi si manteneva conservatrice, intervenne nel dibattito con i preti progressisti fra i quali il più famoso in Italia fu Don Milani, ma ci fu anche il gruppo dell’Isolotto di Firenze  e a Roma l’abate di S.Paolo. I  libri di Don Milani, “Lettere ad una professoressa” ed altri, affrontarono proprio il problema della scuola di classe che stava a cuore a noi studenti ed anche l’altro grave e sempre attuale dell’obiezione di coscienza agli ordini ingiusti. Perfino la grande stampa italiana  sembrò simpatizzare per un breve periodo con gli studenti.

Io posso dire con tutta sincerità che quando per la prima volta parlai nell’assemblea di Ingegneria ero persuaso che, se non sull’appoggio della maggior parte dei professori, almeno potevamo contare sulla loro neutralità e sulla simpatia degli assistenti. Perciò non ebbi alcun timore a parlare francamente, non aspettandomi per niente di andare incontro a seri guai.

C’era un’altra ragione molto grossa che giustificava questa mia convinzione. Nel 1966 l’Italia era stata sconvolta da quella grande inondazione che provocò gravi danni a Firenze, e sempre in quegli anni, sulle pagine dei giornali c’era il resoconto del processo ai responsabili del disastro del Vajont.

Queste a me sembravano prove che nel nostro paese ed anche nella nostra Università qualcosa doveva cambiare per forza.

Dal romanzo inedito  di Angelo Ruggeri – 2 Continua

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Capitolo 5

del Vangelo secondo Matteo

VV 1-20

Il Discorso della Montagna

 

Adattamento della Canzone Petrachersca

Con versi novenari e versi endecasillabi

 

a. Il Regno dei Cieli sarà

b.  Di quei che son  poveri in spirito.

C.  Beati loro e beati gli afflitti

a. Ognuno dei beati avrà

b. Consolazione, e all’uopo cito:

C.  per la beätitudine anche  i miti;

c.  beati quelli che sfiniti

d. dalla fame e pur dalla sete

d. di giustizïa e d’altre mete,

e. e puri di cuore e beati

e. di misericordia estasiati

D. da Dio;    operai di pace, sarete

f. anche voi beati e chiamati

F. figli di Dio; ed i perseguitati

f. per la giustizia sian beati

g. perché di essi è il Regno dei Cieli;

g. beati voi quando coi teli

h. vi perseguiteranno e anche mentendo,

I. infliggeranno a voi molti e assai stenti

g.  per causa mia e senza peli

h.sulla lingüa, offendendo

I.voi, i vostri amici e parenti!

i.Siate allegri e siate contenti,

l.perchè una grande ricompensa

l.avrete nei cieli! Intensa

m.persecuzione hanno subito

m. prima di voi i profeti in sito!

L.Voi siete come  luce immensa;

n.non può restare nascosta una

N.città su un monte; né alcuna

n. lanterna s’accende se è luna

o. piena, ma al buio, per fare

o.luce in casa! A illuminare

p.gli uomini davanti serva

Q.dunque la vostra luce, cosicché

o.vedano il vostro operare

p.in buona lena e non proterva,

Q. a gloria di vostro padre Jahvèh

q.che è nei Cieli! Il sale che

r. condisce la terra siate;

r. ma se il sale, supponete,

s.perdesse il sapore, chi osa

s.pensar che esista un’ altra cosa

R. che possa ridargli il gusto? Vedete

t. che esso sarìa così gettato

T. in terra e da ogni uomo calpestato!

t. Non pensate che io sia  mandato

u. qui per abolire la legge

u..o i profeti; ciascuno vegge

v. che son venuto in verità

Z. no ad abrogare, ma a dar compimento!

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Nel 1968 gli studenti di mezza Europa avevano dato origine ad un grande movimento che si proponeva di cambiare radicalmente non tanto la società, quanto il modo di pensare della gente.

Non si voleva allora né distruggere, né saccheggiare, né violentare vergini e bambini.

Ma si pensava che la società doveva essere cambiata perché l’industrializzazione forzata, il consumismo esasperato, l’avvento della nuova 

scienza dell’automazione degli impianti, avrebbero portato alla disoccupazione di massa, alla concentrazione del potere nelle mani di pochi, alla miseria di molti.

In quel tempo si cominciò a parlare non più in termini di nazione ma in quelli dell’umanità intera. 

E si parlava di “Rivoluzione culturale”, parole che ci vennero dalla Cina, con le quali si voleva affermare l’idea che il cambiamento doveva avvenire  nella mente e nel modo di pensare della gente, prima che nelle strutture sociali: ” portare la cultura al popolo”, questo era lo slogan più diffuso fra gli studenti. 

Si pensava, e lo scrivevano anche i giornali, che la povertà nei paesi in via di sviluppo, fra i quali si comprendevano tutti i paesi africani e gran parte di quelli latino-americani ed asiatici e la rapina sistematica delle ricchezze di questi, da parte delle multinazionali dell’Occidente ricco, avrebbero dato origine a tensioni che potevano portare ad una guerra totale. In quel tempo gli studenti guardavano con simpatia ai movimenti di liberazione di questi paesi, molti dei quali proprio in quegli anni avevano ottenuto l’indipendenza.

Agli americani non piaceva che il movimento di liberazione nazionale fosse guidato dai comunisti, che dopo avere sconfitto i francesi e costituito una repubblica indipendente e socialista nella metà settentrionale del Paese, avrebbero voluto riunificare tutto il Vietnam.

Dal Vietnam la guerriglia comunista si era estesa nei paesi vicini, il Laos e la Cambogia.

Gli americani, dopo essere intervenuti prima con pochi “consiglieri”, non riuscendo a vincere, accrebbero progressivamente il numero delle loro truppe fino a raggiungere i cinquecentomila soldati, facendo anche un uso massiccio di bombardamenti aerei ed armi chimiche , i defoglianti e il napalm.

Ma i Vietnamiti resistevano gagliardamente e la guerra degli americani divenne ben presto impopolare sia in Europa che negli Stati Uniti.

Il movimento studentesco si schierò unitariamente col Vietnam e con il suo capo Ho Chi Min, e popolare divenne il comandante dell’esercito vietnamita, il generale Giap, che a Dien Bien Fu nel 1953 aveva sconfitto clamorosamente i francesi.

Non solo gli studenti ma anche la gran parte degli intellettuali europei e americani simpatizzavano col movimento di liberazione vietnamita.

Si diceva poi che negli stessi paesi ricchi dell’Occidente la democrazia era più apparente che reale perché le classi dominanti mediante i mezzi di comunicazione di massa che essi controllavano, giornali, televisione e in una certa misura la stessa scuola, potevano formare a loro piacimento l’opinione pubblica.

Questa tesi era affermata con particolare forza dagli studenti tedeschi che organizzarono grosse manifestazioni contro l’editore Springer. Il capo degli studenti tedeschi Rudi Dutsche subì un attentato, prendendosi un colpo di pistola alla testa e morì anni più tardi misteriosamente in Svezia.

Negli Stati Uniti la figlia di un grosso editore fu rapita da un misterioso movimento di liberazione, si innamorò del capo e si unì ai guerriglieri.

Ci fu un ampio dibattito nella società americana, discutendosi molto sulla sincerità di quell’amore.

Si constatava pure come la nostra società non assicurava per niente l’eguaglianza dei diritti fra tutti i cittadini.

Si poteva facilmente osservare nell’Università che i figli degli operai e dei contadini erano una minoranza.

“La scuola italiana è una scuola di classe due volte”, diceva uno degli slogan più famosi.

Due volte: perché l’istruzione universitaria era principalmente riservata ai figli dei benestanti e perché i contenuti di quell’istruzione erano (e sono) quelli che servono alla classe dominante.

Esempio: in materia di arte e letteratura l’interpretazione che si da alle opere dei nostri grandi artisti, scrittori, poeti, etc. non tiene affatto conto delle idee che costoro professarono in vita, ma si attribuiscono ad essi quelle idee e quei pensieri che piacciono alla nostra classe borghese.

Nel lavoro non è il merito quello che permette di progredire, non sono i migliori che vanno avanti, ma coloro che si sono “integrati” nel sistema, cioè quelli che hanno acriticamente accettato tutti i valori, le abitudini, le tradizioni, il modo di procedere, i pensieri di quelli che hanno il potere. Gli altri vengono emarginati.

Quanto ciò sia vero, io ho potuto constatare direttamente nella mia carriera professionale.

In un ambiente dominato dalla legge del profitto, la competizione si svolge sul piano della capacità di ciascuno di assicurare quei servizi leciti o illeciti, morali o immorali per i quali viene pagato, senza che egli si ponga problemi sul fine di quello che fa, sia in bene che in male; cioè l’imprenditore si rivolge all’impiegato dicendogli: “Io voglio da te un lavoro che a me produca un reddito. Tu non ti devi porre problemi sulla moralità di quello che io faccio e faccio fare a te. Siamo qui per guadagnare”.

Così nel campo dell’arte non sarà il grande scrittore ad aver successo, ovvero colui che indaga con l’animo acuto nel cuore dell’uomo e nei problemi della società, ma colui che sfruttando i pregiudizi, le illusioni ed il desiderio d’evasione di masse indottrinate, plagiate dalla pubblicità, riesce a sfornare un best seller dietro l’altro.

Nel campo della politica vince il demagogo, colui che ignorando i problemi profondi, si rivolge alle masse proclamando: “Dobbiamo pagare tutti meno tasse” o solletica le corde nazionalistiche “Siamo i più grandi nel mondo e dobbiamo restarci” o colui che porta avanti rivendicazioni settoriali per niente curando se queste danneggino gli interessi collettivi.

Nel campo finanziario viene premiato chi è più abile nel gioco in borsa, ed in quello dell’ingegneria e dell’architettura chi meglio riesce ad evadere le leggi edilizie ed a gestire i contratti d’appalto con vantaggio dell’imprenditore.

Un avvocato è considerato “bravo” quando riesce a far assolvere i più noti criminali, un commercialista quando è bravo a trovare il modo di non far pagare le tasse ai suoi clienti senza che il fisco se ne accorga e così via.

Poi c’era il grande problema del rapporto con gli operai: “E’ giusto, si diceva, che il lavoro e quindi la vita di milioni di operai dipendano dalle decisioni di poche migliaia di persone che in fabbrica non ci entrano mai?

Non ha l’operaio, che in fabbrica ci passa otto ore al giorno, il diritto di partecipare alle decisioni ed alle scelte da cui dipende la sua vita e quella dei suoi figli? Ed oltre che il diritto non ha anche il dovere di mantenere le sue rivendicazioni e le sue richieste di aumenti salariali ed altro nei limiti consentiti dall’economia dell’impresa?”

Dobbiamo costruire una società a misura d’uomo od a misura di macchine?

Dobbiamo licenziare gli operai e far lavorare i computer e gli automi solo perché così l’azienda può dare maggiori profitti agli azionisti? E dobbiamo produrre l’inutile, il superfluo, il dannoso, come le armi, piuttosto che cose utili e necessarie in un mondo nel quale più della metà della popolazione soffre la fame? ( E perché non dar posto al bello oltre che all’utile? Aggiungo io oggi, perché il bello è utile! Se si torna ad apprezzare il bello nelle cose, allora veramente può rinascere l’artigianato e le piccole imprese posso riemergere, altrimenti sono dannate all’estinzione).

Questi erano i temi del ’68 prima che il movimento venisse coscientemente spinto su posizioni estreme, utopistiche, irrealizzabili, per essere poi criminalizzato e sconfitto, oppure essere deviato su altri temi che non incidevano sulla struttura della società, liberazione sessuale, etc. tutti argomenti nei quali lo stato meno interviene, meglio è, ovvero dovrebbe intervenire solo allo scopo di punire reati esplicitamente riconosciuti come tali dalla Legge.

Angelo Ruggeri

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Circoncisione e Presentazione del Tempio

Dal Vangelo secondo  Luca

VV 21-35

Ogni primo maschio della nazione”

-         così è scritto – “sarà sacro a Jahwèh!”

Al tempo della purificazione,

 

dunque, giusta la legge di Mosè,

Giuseppe e Maria al Tempio Gesù

Condussero  a Colui che in Cielo   è!

 

E per donargli, in obbligo e virtù

Una coppia di tortore o colombi,

secondo quanto usavan le tribù!

 

A Gerusalemme, vecchio di lombi,

Simeone, giusto e timorato,

al quale di non vedere i piombi

 

della morte,  era stato  preannunziato,

prima che avesse visto il Messia

e che Israele fosse  confortato!

 

Mosso dal Santo Spirito, la via

del Tempio, mentre l’offerta adempievano

i due  dell’antica legge giudìa,

 

ei prese e giuntovi,  benedicevano

Iddio le sue parole,  abbracciando

Quella Luce nella Quale  vedevano

 

I suoi occhi le genti illuminando,

Per la gloria del popolo Giudeo,

la salvezza che andava preparando

 

ad ogni popolo.  “Or che mi beo

di cotanto, secondo la Parola,

lascia che vada in pace,  Santo Teò’,

 

il Tuo servo!” Ancor si sente e  vola,

nelle orecchie stupite di Maria,

la voce di Simeon, cui disse sola: 

 

“ Di molti uomini  in questa terra mia,

per la rovina e la  risurrezione

Egli è, segno di forte discrasia,

 

perché esprimano rivelazione

i pensieri di molti animi e cuori!

Ed anche nel tuo cor dello schidione 

 

Udrai della Sua carne  i molti  fori!”

La Profetessa Anna

 

VV 36-40

 

C’era anche Anna, una profetessa

Figlia di Fanuéle, della Tribù

Di Aser. Avanzata d’età, essa,

 

rimasta vedova, non s’era più

sposata. Aveva ottantaquattro anni

e serviva Dio notte e giorno, su

 

nel Tempio, con digiuni, preci e affanni!

Anche Anna s’unì dunque a Simeone,

nelle lodi a Dio; e a quanti dei danni

 

morali dei Giudei,  la Redenzione

aspettavano per mezzo del Messìa,

parlava di Gesù! A conclusione

 

dei riti, attraverso la Samara

tornarono alla città Galilea

di Nazareth. Il Bambino via, via

 

cresceva forte e sapiente ed avea

sopra di Lui la grazia del signore!

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