Archivio Aprile 2013

XVI

Secondo diritto e giustizia ho agito;
non abbandonarmi ai miei oppressori.
Dona ogni  bene  a chi Ti ha obbedito;
gli occhi nell’attesa dei salvatori
son consunti. Secondo l’infinito
Tuo amore agisci contro i violatori
Della Tua legge e mettili alla gogna!
Detesto ogni sentiero di menzogna!

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Non ho votato il Movimento 5 Stelle. Anzi, a causa di un impedimento,  non ho votato affatto alle elezioni del 24 febbraio appena scorso. Eppure,  anche se alla mia età è sempre più difficile illudersi e perfino sperare, potendo, credo che avrei votato il Movimento 5 Stelle, perchè credevo nella sua capacità di incidere sul cambiamento.

Invece, a distanza di due mesi, i privilegi, le auto blu, le prebende, forse anche i barbieri senatoriali da 8.000,00 al mese e gli impiegati delle Camere e dei Ministeri con stipendi da favola, incluse quattordicesime e quindicesime mensilità, son sempre là; insieme ai vari portaborse, ai corrotti e ai corruttori di sempre, ai parolai, ai nani e alle ballerine del grande Circo Barnum della politica italiana, tutti pronti, più che non mai,  a reinsediarsi nella stanza dei bottoni.

Che delusione! Sarebbe bastato che i Grillini avessero stipulato un bel patto di legislatura con il Partito Democratico, imponendogli l’immediata abolizione di tutti i privilegi dei politici e del mondo corrotto che gli ruota attorno, fatto di sprechi che offendono la miseria che la società italiana si trova ad affrontare in grande solitudine!  Una povertà generale aggravata dal senso di impotenza, di frustrazione, di mancanza di prospettive e di incertezza per il futuro di giovani e vecchi!

Confesso che sentire Beppe Grillo che ancora arringa le piazze, sproloquiando sul cambiamento, sul rinnovamento, sul reddito di cittadinanza, sugli sprechi e sui privilegi dei politici da abbattere mi suscita un ventaglio di sensazioni che va dalla rabbia allo sgomento, dalla delusione alla sorpresa, dalla incredulità alla malinconia! Ma la speranza che l’Italia possa cambiare davvero, come pensavo prima delle elezioni di febbraio, quella se n’è andata. E forse per sempre.

Che grande occasione perduta! Chissà se i Grillini eletti al Parlamento se ne saranno resi conto! L’Italia non avrà più una simile, grande occasione per cambiare! La loro ritrosia verginale, più frutto di inesperienza e insicurezza che di reale purezza, ha perfino portato al corto circuito e sull’orlo del baratro, lo stesso Partito Democratico (che comunque ci ha messo suo; su questo non c’è dubbio).

Continuate pure a dormire e a sentenziare, nella torre d’avorio della vostra non verificata incorruttibilità; continuate pure ad accusare i satrapi del malaffare, mentre le vostre grazie invecchiano e degradano all’ombra di una clausura immateriale ma non spirituale,  senza avere neppure affrontato la benchè minima sfida con la realtà che vi circonda e che ben presto vi restituirà alla inutilità da cui la Storia ha pur tentato di riscattarvi ed il cui sentiero avevate il dovere di seguire e di perseguire. Continuate invece  a seguire i vostri esoterici e scalmanati comandanti, duumviri di un consolato che sembra avere  annacquato i cervelli e le personalità individuali, disperdendoli in una mare ristagnante che già odora di stantio.

Auguri Enrico Letta, per il suo Governo. Per il bene dell’Italia Le auguro i successi che sicuramente si merita.

Anche se io avevo sognato un altro Governo.

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XV

Non amo affatto gli amori incostanti.
Io amo Te, mio rifugio e mio scudo.
Spero nella Tua parola! Ho tanti
Malvagi accanto. Non lasciarmi nudo
Nella mia speranza! Per tutti quanti
I Tuoi precetti gioirò! Non eludo,
come fanno   gli empi,  il Tuo avvertimento.
Freme la mia carne per lo spavento.

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Napolitano è un’ottima persona. Sotto ogni punto di vista. Tutti gli Italiani dovrebbero ringraziarlo ed amarlo per essersi caricato sulle spalle, a 87 anni suonati, il peso di una crisi politica così devastante. Non di meno la sua rielezione segna una doppia sconfitta: una in capo al Partito Democratico; l’altra in capo ai Grillini.

Molti, in Italia e all’Estero, si sono chiesti per quale ragione il PD non abbia appoggiato la candidatura al Quirinale di Stefano Rodotà, proposta dai Grillini.

Sarebbe facile rispondere che il PD era diviso sulla decisone di appoggiare l’emerito giurista e che perciò ha lasciato cadere l’offerta del Movimento 5 Stelle.

Ma la risposta non convince. Le divisioni del PD, infatti, sia per la candidatura Marini, sia per la candidatura Prodi (entrambe miseramente naufragate per colpa delle divisioni interne al Partito Democratico), si sono manifestate dopo i relativi voti di scrutinio. Per quale motivo si sarebbero dovute manifestare prima nella candidatura di Rodotà?

Resta quindi in piedi la domanda: perchè il Partito Democratico, dopo avere cercato lungamente l’alleanza con Grillo, si è fatto sfuggire l’occasione di appoggiare il  candidato del Movimento 5 Stelle al Quirinale?  Domanda ancor più bruciante, per il fatto che Stefano Rodotà è notoriamente uomo di sinistra, avendo  militato perfino nel Partito Comunista Italiano (poi dissolto e riversato nell’attuale PD).

Ebbene, potrà sembrare strano, ma la risposta non va ricercata in arzigogolanti ragionamenti, degni dell’autore del Principe, di cui pur siamo, volenti o nolenti, discendenti.

La risposta va ricercata nell’orgoglio e nella paura.

Nell’orgoglio ferito del Partito Democratico, che ha impedito ai suoi uomini di accettare una candidatura proposta da altri; una candidatura nata fuori dall’apparato (apparatnick, mi pare dicessero i comunisti sovietici) e caduta su di un uomo che per la sua caratura culturale ed intellettuale, nonostante i suoi trascorsi politici, era ed è fuori dall’apparato. Nella paura degli eredi del Partito Comunista, che ciò potesse creare un pericoloso precedente (se non addirittura una trappola): se avessero abboccato, da allora in poi, ogni decisione sarebbe potuta provenire da Grillo e dal Movimento 5 Stelle, escludendo e vanificando ogni iniziativa politica del Partito di maggioranza relativa.

A queste due ragioni principali aggiungeteci poi il fatto che qualcuno all’interno del Partito Democrato ha remato a favore del grande inciucio nazionale ed il quadro sarà completo.

Ma tutto ciò non toglie niente (casomai ne aggiunge) al valore ed al coraggio di Giorgio Napolitano.

Resta perciò la consolazione che il Grande Vecchio esiste veramente; ma non è quel vecchio torvo che trama nell’oscurità a danno dell’Italia e degli Italiani.

E’ un uomo di 87 anni che ha più forza e più senso dello Stato e della res publica  di tanti giovani rampanti che occupano senza troppa dignità degli alti scranni, ove ben altre terghe si son posate e dovrebbero ancora posarvisi.

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 La dimensione europea che Garibaldi aveva raggiunto nella sua vita si esprime anche in un impegno massonico totale e sincero. Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro di quasi tutte le convinzioni italiane, iniziò a frequentare la Massoneria e divenne la figura di laico e anticlericale più illustre d’Italia. In questo egli era veramente il massone numero uno in Italia e non solo: un forte sostenitore di ideali massonici europei e universali.

Questo è il motivo possiamo dire che Garibaldi è un figlio del suo tempo: gli ideali dei Lumi, il respiro rivoluzionario, i segreti napoleonici di massoneria, i desideri di  libertà e indenpendenza dei popoli nel mondo, l’anticlericalismo, le istanze liberali costituiscono la sua  lotta serrata a favore di coloro che cercano la libertà!

Garibaldi si insediò a Rio de Janeiro, ospite della piccola comunità di esuli italiani emigrati. Con uno di questi amici, il signor Rossetti, ha avviato un’attività  commerciale, ma i due non sono fatti per il commercio e per il mondo degli affari.
Durante questo periodo, decide di diffondere i sentimenti rivoluzionari tra i suoi connazionali e resta in contatto con gli attivisti in Europa di Mazzini e con i suoi corrispondenti  Antonio Ghiglione e Luigi Canessa.

Garibaldi divenne presidente della cellula locale della  Giovine Italia nel continente sudamericano. Aderisce anche alla loggia massonica di Vertud.

Certamente il nostro eroe è un uomo intelligente, ma non ama molto gli intrighi  della politica e i rituali delle logge massoniche: un uomo di azione come Lui non può amare  i dibattiti eil  tempo  dell’evanescenza! Egli è nato per l’azione che segue il pensiero, non per  il pensiero seguito da un altro pensiero e da un altro pensiero ancora all’infinito!

In ogni caso, la sua intenzione è quella di continuare a vivere grandi  avventure anche  in America.

Dopo il settembre 1835, proclamata la Repubblica Riograndense (1836) da Bento Gonçalves da Silva , Garibaldi si dichiara pronto a lottare per gli ideali  umanitari.

Nel maggio 1837, riceve una lettera di patente marittima  da parte del governo di Rio Grande do Sul, che si sta ribellando contro l’autorità dell’Impero del Brasile.

Sfida un impero con la sua barca di nome Mazzini.

L’11 aprile 1838,  respinge un battaglione  brasiliano imperiale (Battaglia di Galpon Xarqueada) e impedisce al  generale Davi Canabarro di prendere il porto di Laguna, capitale della provincia di Santa Caterina (25 luglio 1839); ciò  che facilita la creazione della Repubblica Catarinense Juliana, ma i repubblicani riappaiono sulle alture dove le battaglie si svolgono con alterne fortune di entrambe le parti.

 Garibaldi è  coinvolto per la prima volta in un combattimento esclusivamente terrestre, vicino Forquillas: attacca con i suoi marinai, che fanno arretrare i  nemici.

Durante questo periodo, egli  si invaghisce, contraccambiato, di Manuela Ferreira de Paula, nipote di Bento Gonçalves da Silva, alla quale  rinuncia a causa della differenza di status sociale.

Nel 1839, quando si trova a Laguna, incontra Ana Maria de Jesus Ribeiro, di appena 18 anni. Una storia d’amore nasce tra i due giovani, anche se Anita è già sposata con Manuel de Aguiar Durante. Lo lascia per  seguire Giuseppe: i due si  sposeranno nel 1842 dopo la morte del marito di Anita.

Nel 1841, non vedendo una rapida conclusione della guerra, e su richiesta di Francesco Anzani, un esule lombardo con il quale diventa amico e che vuole la sua presenza in Uruguay, Garibaldi si congeda con il permesso di Gonçalves, per trasferirsi a Montevideo dove sono attivi  molti stranieri, soprattutto francesi e italiani.

Lì, la guerra tra il presidente uruguayano Manuel Oribe, che è stato rovesciato, ma è sostenuto dal governo di Buenos Aires di Juan Manuel de Rosas, e il nuovo governo guidato dal generale Fructuoso Rivera che ha   il sostegno di Brasile, delle flotte francesi e inglesi, e dell’Argentina “unitaria” (Partido Unitario di liberale).

Dichiarata nel dicembre del 1838, la guerra è  chiamata Grande Guerra 1839-1851.

A Montevideo, Garibaldi insegna matematica.

La flotta della Confederazione argentina opera sotto il comando dell’ammiraglio William Brown di origine inglese, mentre Montevideo è sotto il comando del commodoro John Coe di origine americana.

Il governo di Montevideo chiama Garibaldi.

Presso il  Río de la Plata, la Marina argentina cerca di bloccare il porto di Montevideo. Il 16 Agosto 1842 una battaglia navale  svolge sul fiume Paraná, vicino alla città della Costa Brava. Le navi comandate da Garibaldi combattono contro le forze e i  mezzi di Brown,  il quale ha  navi e uomini nettamente  superiori. Dopo aver subito pesanti perdite, Garibaldi dà fuoco alle sue navi per impedire che cadano nelle mani di Brown; riesce così  a farla franca, salvandosi  con i sopravvissuti.

Come già detto, lo stesso anno 1842, Garibaldi sposa Ana Maria de Jesus Ribeiro, dalla quale avrà quattro figli: Domenico, Ricciotti e  Menotti; mentre Rosita  muore in tenera età.

Garibaldi è diviso tra le operazioni di terra e di mare, si ricostruisce una flottiglia a capo della quale è riuscito nel mese di aprile 1842, ad evitare che le navi Brown riescano nell’obiettivo di  occupare la Isla de Ratas, nella baia di Montevideo.

Nel mese di aprile 1843, poi torna a Montevideo dove  Garibaldi riesce ad organizzare e dirigere un gruppo di volontari chiamato Legion Italiana (legione italiana), che è al servizio del governo di Montevideo, il Gobierno de la Defensa (Governo della Difesa). Questi uomini inesperti, combattono la loro  prima battaglia in occasione del ” Combate de Tres Cruces” il 17 novembre 1843, nei pressi di Montevideo.

Gran parte dei combattenti è di origine straniera, soprattutto francesi (2500 uomini)  e italiani (da 500 a 700 uomini):  su 6.500 soltanto 800 sono uruguaiani.

La Legione italiana formata da  Garibaldi adotta  la camicia rossa,originariamente in uso dei lavoratori tessili destinati ai mattatoi argentini.

Questa maglia rossa è un elemento essenziale del mito di Garibaldi, ma dobbiamo ricordare anche il cappello e il poncho gaucho della pampa.

I suoi legami con le logge massoniche gli valgono, nel 1844, l’ammissione agli “Amici della Patria”, che dipendono dal Grande Oriente di Francia.

Per difendere gli interessi dei loro cittadini, i francesi e gli inglesi chiedono agli argentini di ritirare e , di fronte al loro rifiuto,  bloccano  la flotta argentina. Brown, sconfitto,  torna alla vita civile. I rapporti tra le nazioni si inaspriscono, consentendo a  Montevideo, con il sostegno dei suoi alleati, di allentare la morsa del blocco.

Nel mese di aprile 1845,  Garibaldi si imbarca in una nuova flotta di 20 navi e circa 900 uomini, gli Alleati sbarcano e riescono ad occupare e saccheggiare Colonia del Sacramento con la partecipazione di squadre francesi e inglesi.

L’8 febbraio 1846, nell territorio di Salto, nei pressi del fiume San Antonio, un affluente del fiume Uruguay, Garibaldi e la sua legione italiana vincono la Battaglia di San Antonio contro le forze superiori della Confederazione, alla quale  infliggono pesanti perdite, sbaragliandola  dopo aver perso circa un terzo della propria forza d’urto.

Le implicazioni di questa vittoria sono immense, he varrà ai vincitori  lo status di eroi;  la  fama di Giuseppe Garibaldi diviene internazionale e la stampa italiana racconta le sue imprese agli entusiasti lettori.

Egli rinuncia a fama e denaro, alle terre che  Gonçalvo Bento gli ha promesso, desideroso  di vedere cosa lo attende al di là dell’oceano.

Lascia così il  certo per l’incerto, la sicurezza per l’avventura, gli agi per  i disagi!

Lasciando l’America sulla barca Esperance,  Garibaldi è preso da una febbre spirituale, ansioso per l’Italia,  ancora dominata da stranieri e divisa, come abbiamo già descritto. I suoi pensieri, le sue emozioni durante quel viaggio, mi fanno  ripensare alle immortali  parole che Dante ha messo in bocca a Ulisse nel Canto 23 dell’ Inferno:

” Compagni, che siete arrivati nei mari d’Occidente, dopo avere sfidato molti pericoli, e che avete, come me, poco tempo da vivere ancora, non rifiutate di  camminare incontro al sole, per avere  la soddisfazione di vedere i nobili abitanti dell’altro emisfero! Considerate la vostra umana essenza : fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza “

Il 23 giugno 1848, dopo 14 anni di assenza, Garibaldi sbarca a Nizza con i suoi compagni, la guerra è già cominciata;   ha lasciato Nizza per  Genova con 150 volontari. Garibaldi, la cui fama ha preceduto il suo arrivo, offre la sua spada al re di Sardegna, pur  ripetendo che è un repubblicano, ansioso soltanto, in quella contingenza,  di cacciare l’austriaco; anche se Carlo Alberto è contestato dai democratici, che lo sospettano di voler annettere Milano e i milanesi, e di non essersi impegnato abbastanza per cacciare gli austriaci.

…continua…

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Salmo 118

XIV

La Tua parola è luce dei miei passi;
giuro di custodire i Tuoi precetti.
Signore, sono stanco di salassi,
dammi la vita secondo i Tuoi detti!
Signore non mi scordo la Tua prassi,
insegnami i Tuoi giudizi perfetti!
Mia eredità sono i Tuoi insegnamenti.
Il mio cuore è pei Tuoi comandamenti!

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Prima di continuare,  dobbiamo descrivere brevemente la situazione del Brasile e dell’America meridionale quando Garibaldi arriva a Rio de Janeiro. Nel 1835 regna  in Brasile e in  tutto il Sud America una  grande tensione,  a causa di conflitti per l’ indipendenza.
Dopo la conquista napoleonica della Spagna, le colonie del Sud America si sono  impegnate in un processo di indipendenza  che si è concluso con la sconfitta della Spagna. I vice-regni sono suddivisi in un certo numero di repubbliche indipendenti tra cui la Provincia  Cisplatino, la Confederazione Argentina,  ilParaguay.
Per quanto riguarda il Brasile, dopo l’invasione del Portogallo da parte di Napoleone, la famiglia reale (che discende da un ramo collaterale dei Capetingi), andò in esilio a Rio de Janeiro e la colonia fu elevata a  regno. Giovanni VI tornò a Lisbona, a causa della rivoluzione liberale del 1820, mentre suo figlio Pietro divenne reggente del Brasile. Nel 1822, divenne imperatore del Brasile sotto il nome di Pietro I . Nel 1831, fu costretto ad abdicare in favore del figlio Pietro II, per recarsi in Portogallo a ripristinare la figlia sul trono di  Lisbona,  usurpatole dal fratello minore dell’imperatore Michele I.
Pietro II, tuttavia, è ancora minorenne (la maggiore età è prevista al 2 dicembre 1843., Anche se i liberali, riescono a fare approvare una legge per abbassare la maggiore età Pietro II dai diciotto ai quattordici anni). E’ stata istituita una reggenza , ma la sua autorità mostra i suoi limiti. Il Brasile ha vinto tre conflitti internazionali ( la guerra de la Plata, quella contro l’Uruguay e la guerra del Paraguay).
Credendo che la concessione di una maggiore autonomia ai governi provinciali e locali avrebbe calmato il crescente dissenso, l’Assemblea generale ha adottato nel 1834, un emendamento costituzionale chiamato Ato Adicionale (Atto Aggiuntivo) che aumenta i loro poteri. Invece di porre fine al caos, questo emendamento esacerba vieppiù le rivalità locali e le ambizioni. La violenza è scoppiata in tutto il paese. I partiti politici di tutti i colori cercano con tutti i mezzi di dirigere le amministrazioni provinciali e comunali, e ciascuna parte che ha preso il potere in una provincia sta anche cercando di prendere il controllo di tutto il sistema elettorale e politico. Mentre le parti che hanno perso le elezioni, cercano di  sollevare  le popolazioni e  di prendere il potere con la forza, provocando rivolte diverse, come la guerra Farrapos, Cabanagem e Balaiada.
Questa è la situazione che trova il nostro eroe nel 1835, quando sbarca a Rio de Janeiro.

… continua…

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