Archivio Marzo 2013

Grazie Signore Gesù

Per essere venuto in mezzo a noi

A dimostrarci che si può vivere

Senza l’assillo del potere

Senza il miraggio del danaro

Senza la brama della carne!

Grazie Signore Gesù

Che Ti sei degnato

Di vestire panni di Uomo

Mostrandoci che si può

Essere offesi

Senza reagire minacciando

Derisi senza deridere

Colpiti senza odiare

E perdonando!

Come potremo mai dimenticarTi

Tu, che hai accettato

Di caricarTi le nostre colpe

E di morire per la nostra salvezza?

Grazie Signore Gesù

Che ci hai donato la speranza

Nella vita eterna!

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Stanotte ho fatto un sogno. Ero di nuovo scolaro e marinavo la scuola per il Paese dei Balocchi. Entrato nel teatrino delle marionette trovavo il palcoscenico occupato da uno schermo TV al plasma in alta definizione su cui venivano proiettati, tra le risate generali dei numerosi scolari presenti, i personaggi più buffi che uno si possa immaginare: le maschere della commedia dell’arte, al confronto, sarebbero dei dilettanti.

C’era Calsecchio, una specie di Angelo Branduardi (chiedo scusa al cantante della “Fiera dell’Est” ma è per descrivere il personaggio),  con quel tipo di capigliatura, folta, lunga e crespa, intendo dire, e con gli occhiali, alto e allampanato, che gira con un enorme secchio di latta, che definirei super tecnologico, perchè dentro  c’è di tutto: Calsecchio vi estrae I-pad ,I-pod, Smartphone, PC portatili di ogni tipo e misura, tablets, e-books ed altre diavolerie a me sconosciute (ma gli altri spettatori commentano a voce alta e con grida di entusiastica meraviglia i ritrovati che la Maschera estrae dal suo secchio magico e con i quali interagisce con estrema maestria); ma le risate arrivano quando dal secchio Calsecchio estrae la buffissima marionetta Crì-Crì; immaginate un pupazzo tondo e goffo, con un filo di barba bianca e gli occhi sporgenti, che urla con un buffo accento ligure invettive contro tutto e contro tutti: Gargantua, sei uno zombie! Brambiska,  ti faccio arrestare! Montecchia,  sei un affamatore del popolo! Marino,  sei un pirla! Giorgione svegliati! Bindola, sei l’ottava nana! Neuro, vai fuori dalle balle! Little John vattene a scuola! Arrendetevi, siete circondati!

Insomma, ce n’era per tutti.

Come evocati da Crì’-Crì, ecco apparire sugli schermi, in sequenza, tutti i personaggi della commedia dell’arte (quella politica, però),  citati dalla marionetta.

Ecco Brambiska, un specie di Eolo (chiedo scusa al settenano), ma senza barba e con capelli finti, così abile da riuscire a vendere pettini di ogni misura a figuranti calvi; sommerso dalle critiche, Brambiska non si scompone e piazza agli infelici pelati, ad un prezzo speciale (un suo assitente dall’accento siciliano ma dalla faccia losca li reclamizza al prezzo di tcexdue) delle splendide e variopinte parrucche, consegnando al contempo un flacone contenente una lozione magica in omaggio per la ricrescita dei capelli.

Neanche si sono spenti gli applausi e le grida di approvazione per Brambiska che compare sullo schermo Gargantua. Dirige un Lavasecco ultramoderno: la pubblicità recita a caratteri cubitali che lì si smacchia di tutto: volpi, renne siberiane, lupi maremmani, balene che ritornano bianche, agnelli e vitelli. Ma noi riusciamo solo a vedere Gargantua che estrae dalle sue macchine numerose pelliccie di giaguaro più maculate che mai! Allora che cosa ti inventa Gargantua: tra le risate generali si arma di vernice bianca e pennello e trasforma i diversi giaguari in bianco candido (che più bianco non si può, urla uno dei suoi assistenti di bottega).

Si torna seri con Montecchia: tipica maschera bergamasca (ma io preferisco Arlecchino);  al suo concittadino contende una certa millanteria, anche se ben camuffata da lauree, attestati e masters, che solo Little John può fregiarsi di battere. Montecchia infatti non fa una grinza: elegantissimo, robotico, imperturbabile; padroneggia italiano e inglese, con formule alchemico-economiche di sicura efficacia. Quello che però fa riscoppiare la bolgia in platea è il fatto  che le formule sanitarie di Montecchia in realtà mantengono, è vero, le promesse di risolvere  i problemi degli ammalati, ma le risolvono mandandoli dall’ospedale al cimitero! “Più risolti di così” commenta gelida la Maschera!

Sul più bello, però, mi son svegliato. Il sogno era svanito. Mi sono ritrovato sul divano con il telecomando in mano, con cui cercavo con disperazione, ma inutilmente, di cambiare canale!

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Voglio proporvi oggi un’interessante corso di Psicoformazione che si terrà ad Iglesias il prossimo 14 aprile 2013 . Pubblico di seguito la locandina con la preghiera della massima condivisione.

 

ore 9,00 – Presentazione
ore 10,00 – Il questionario,
strumento di acquisizione
d’informazioni (esperienza
pratica)
ore 11,00 – Pausa
ore 11,15 – Il gioco di ruolo,
cos’è?
ore 12,30 – Pausa pranzo a
buffet
ore 14,00 – Gioco di ruolo
(esperienza pratica)
ore 16,00 – Pausa
ore 16,15 – La valutazione della
formazione (esperienza pratica)
ore 18,00 – Fine lavori

Iglesias, via Roma 25, 7/B Cell. 3428883603   agusantonio@tiscali.it- marticarta@tiscali.it

 

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Salmo 118

XIII

Amo tanto la Tua legge, Signore!

Tutto il giorno la vado meditando;

Il Tuo precetto mi fa superiore,

perché con esso mi sto dilettando!

Sono più saggio di ogni precettore,

perché i decreti Tuoi vado osservando.

Tengo lungi i miei passi da ogni male.

La Tua parola più di tutto vale!

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Diceva un mio vecchio professore che due torti non fanno una ragione.

Mussolini (con l’appoggio del re Vittorio Emanuele III) nel 1922 intendeva porre un argine al comunismo che, ai loro occhi,  avanzava pericolosamente dopo avere conquistato, cinque anni prima, la Russia dei Romanov.

Tutti ricorderanno infatti le occupazioni delle terre e delle fabbriche, succedutesi ininterrottamente dopo la fine della guerra 1915-1918  e culminate, a livello organizzativo,  con la nascita  del Partito Comunista Italiano (P.C.I.), avvenuta a Livorno nel 1921.

Mussolini, da socialista quale egli era, detestava i comunisti (questa rivalità sarà una costante in Italia,  per tutta la durata della vita di questi partiti , sino ai  tempi di E. Berlinguer e di B. Craxi); il re savoiardo, dal suo canto, essendo anche  parente dei Romanov, alla sola idea dell’avanzata dei comunisti, si sentiva mancare la terra sotto i piedi.

Ecco dunque come salì al potere il Fascismo.

Tanti, troppi, per purezza d’animo e ingenuità oppure per comodità e opportunismo,  fermarono il loro giudizio a questa iniziale valutazione  del Fascismo, attribuendole il merito di avere salvato l’Italia dal torto che avrebbe subìto se il  comunismo, come allora si paventava, fosse pervenuto al potere  (si tratta forse di un comodo giudizio ex-post, ma la storia è spietatamente inconfutabile con riguardo ai terribili danni causati dall’ideologia comunista; tanto ciò è vero che tutti i comunisti, non soltanto quelli italiani, hanno voluto cambiare nome e simboli);  ma queste anime candide e questi opportunisti furbacchioni non seppero o non vollero vedere e considerare i torti perpetrati dal Fascismo a danno dei propri avversari e quindi dellla stessa Nazione Italiana(non parlo qui soltanto della sciagurata decisione di entrare in   guerra a fianco della Germania e del Giappone, ma anche della prepotenza e dell’arroganza nel confronto politico, del delitto Matteotti, del pestaggio a Gobetti, dell’incarcerazione di Gramsci, dei Tribunali Speciali, dei reati di opinione, dell’indottrinamento, del culto del duce, delle scellerate leggi sulla purezza della razza e così via discorrendo per venti lunghi anni).

Il Fascismo fu un torto alla libertà, alla democrazia, alla ragione; nè più, nè meno come fu un torto il comunismo, seppure con volti e forme diversi.

Io non sono così vecchio da avere conosciuto il Fascismo, ma lo sono abbastanza per ricordare che gli strali antifascisti, particolarmente ardenti negli sessanta e settanta, costituirono un comodo schermo dietro al quale i comunisti  celarono le loro magagne, nell’ulteriore tentativo di salire al potere, prima della degenerazione brigatista.

Se i nostalgici della mascella (gli ex-fascisti, per intenderci) e quelli del baffone (parlo degli ex-comunisti più o meno camuffati, per capirci) non prenderanno atto dei reciproci torti che la storia in maniera equanime gli attribuisce, l’Italia non ritroverà mai una vera unità di popolo e di cultura, e continuerà a vivacchiare nel sospetto e nella diffidenza reciproci, impantandosi in   paralisi istituzionali, oggi incarnate dai Grillini (che non  sono certo la causa, ma casomai l’effetto) domani non oso pensare da chi e da cosa.

E intanto i giovani crescono nella confusione e nell’ambiguità, disconoscendo i reali contorni e i veri contenuti della nostra storia, celati dietro una cortina fumogena di falsi ideologismi e partigianerie di comodo.

Usciamo dagli steccati ideologici e pensiamo all’Italia. Forse il Movimento 5 Stelle, da questo punto di vista, una opportunità.

Speriamo di saperla cogliere al meglio.

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Salmo 118

XII

Il Tuo credo è stabile come il cielo!
La Tua fedeltà durerà ‘n eterno!
Alla Tua legge eterna sempre anelo,
Signore, perché sei del mondo il perno!
Ho cercato il Tuo volere con zelo!
La gioia  dai Tuoi decreti secerno!
Io so il limite di ogni perfezione,
ma la Tua legge è senza dimensione.

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