Archivio Novembre 2012

Ha il profumo del Vangelo la vita di Madre Teresa di Calcutta. Nata nel 1910 a Skopje (città prima albanese, poi jugoslava) sentì ben presto il desiderio di assistere gli ultimi della terra, ponendosi la domanda : “Ma come si fa ad essere sicuri che Dio ti chiama?” Un confessore le rispose: ” Attraverso la gioia”.

Bellissima e illuminante questa risposta, il cui significato profondo  sfugge a molti di noi.

Alzi la mano, infatti, chi di noi sarebbe felice di abbracciare i lebbrosi di Calcutta e di lavare le loro piaghe purulente?!?

Dopo essere diventata suora di Loreto, a 18 anni, dalla casa madre irlandese volle andare proprio nella metropoli bengalese. Ma i suoi superiori la vollero maestrina alla prestigiosa “St Mary High School” dove studiiavano le ragazze della borghesia mercantile di Calcutta.

Il permesso di andare nella città nera (la parte più povera di Calcutta, fatta di baracche e miseria) lo riceve soltanto nel 1948.

Nel 1975 altre 870 suorine si erano unite a lei per la cura e l’assistenza dei bambini abbandonati, degli ammalati e dei moribondi. con centinaia di centri di assistenza in tutto il mondo.

Il resto è noto a tutti.

Sa di miracolo l’opera creata da questa minuta suorina.

Già questo fatto, a chi vuol vedere, mostra la grandezza di Dio.

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L’ITALIA?

NON UN PAESE PER GIOVANI…

Saranno forse “non + disposti a tutto” -ricalcando un noto slogan sindacale- ma i giovani italiani dovranno al più presto farsi le ossa per crescere in un Paese di “lupi travestiti d’agnello”, pronti a sbatterli sommariamente sul banco degli accusati.

? Vivete coi genitori? “Ma che bamboccioni!” (le parole paterne dell’ex ministro Padoa Schioppa);
? Siete dei “Neet”? “Ma che lazzaroni!” (il pensiero tagliente di Vittorio Feltri, firma storica del giornalismo italiano);
? Non siete ancora laureati? “Ma che sfigati!” (il commento pungente del viceministro Martone);
? Siete alla ricerca di prima occupazione? “Ma andate ai mercati a scaricare cassette!” (l’invito fraterno dell’ex ministro Brunetta);
? Cercate un lavoro? “Non siate choosy, per carità!” (l’esortazione spocchiosa del ministro Fornero);
? Volete un consiglio? “L’agricoltura rende le persone sempre giovani…” (altro suggerimento materno di Elsa Fornero);
? Non trovate lavoro? “È ovvio, lo cercate accanto a mammà!” (lo sfogo seccato del ministro Cancellieri);
? Ancora non lavorate? “Che poveri disgraziati!” (sempre parole di Renato Brunetta);
? Siete precari? “Semplicemente l’Italia peggiore!” (altra perla di saggezza dell’on. Brunetta);
? Guadagnate appena 500 euro al mese? “Ma quanto siete sfigati…” (la chiosa dell’on. Straquadagno);
? Cercate un posto fisso? “Ma che monotonia…” (il pensiero borioso del premier Monti);
? Lo avete trovato, ma nel pubblico impiego? “I soliti fannulloni!” (la sintesi ideale del Brunetta-pensiero);
? Lo state ancora cercando, non più giovanissimi? “Che generazione perduta…” (la conclusione pilatesca del senator Monti…).

L’articolo è tratto dal blog Pantarei di Gaspare Serra

http://gaspareserra.blogspot.it/2012/11/gioventu-bruciata.html

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Salmo 118

VI

Venga a me, o Signore, la Tua grazia,

la salvezza secondo la promessa!

Dalla  bocca la parola che sazia,

Tu non togliermi mai, confido in essa!

Custodirò la Tua legge che spazia

Per l’ eterno universo   che mai cessa!

Della Tua alleanza davanti ai seggi

Dei re parlerò! Amo le Tue leggi!

… continua…

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Salmo 118
La legge di Dio

I
Beato l’uomo di integra condotta
Che marcia nella legge del Signore!
Beato chi per i Suoi detti lotta
E chi Lo cerca con tutto il suo cuore,
chi cammina e chi segue la Sua rotta
perché siano osservati con fervore!
Non dovrò arrossire se i Tuoi precetti
Avrò obbedito insieme ad i Tuoi detti!

II
Come si potrà mantenere pura
la nostra via se non con le  parole
di Dio nel cuore? Io,  senza paura,
Ti cerco, studiando nelle Tue scuole,
per non ferirti con l’anima scura.
Mostrami quella luce che ci vuole.
Tutti i Tuoi gïudizi ho enumerato!
Ho fatto  quanto da Te ordinato!

III
Sii buono col Tuo servo ed avrò vita;
custodirò la Tua parola:  imprimi
Dio nella mia anima, l’ infinita
meraviglia colle Tue leggi esprimi.
I Tuoi comandi e chiunque li cita,
Tu ami! Ma chi ne devia  deprimi!
Con disprezzo sïedono i potenti,
ma ïo medito i Tuoi sentimenti!

IV
Io sono nella polvere prostrato;
dammi vita secondo la parola;
le mie vie io ti ho manifestato;
insegnami i Tuoi detti alla Tua scuola!
Sono con Te perché m’hai dilatato
Il cuore! Scelgo la Tua legge sola!
Ai Tuoi insegnamenti ïo sono aduso
Signore! Fa ch’io non resti confuso!

V

Indicami la via dei Tuoi precetti
Ed io la seguirò sino alla fine!
Dammi luce affinchè osservi i Tuoi detti
E li custodisca con cuore incline
Ai Tuoi comandi, che a me son diletti.
Distogli i miei occhi, Dio,  dalle chine
Vane! Fammi viver sulla Tua via.
Alla Tua parola, fedele io sia!

…continua…

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Vorrei  parlare ancora di scuola. Ieri si è riunito  il Collegio dei Docenti nell’Istituto Superiore dove insegno. Fra le varie incombenze, collegate ovviamente alla didattica (che costituisce il suo campo specifico di competenza), alla fine   si è deciso di ritagliare uno spazio per dibattere i temi legati alla legge di stabilità, con riferimento alle modifiche proposte per la scuola. Il tema è ormai noto a tutti: per risparmiare si sta pensando di portare l’orario di cattedra dalle attuali 18 ore alle 24 ore. Le conseguenze più rilevanti, se passasse una tale proposta, sarebbero due:

1. Verrebbero eliminate, per assorbimento,  migliaia di cattedre occupate attualmente dai precari, con conseguente aumento della disoccupazione;

2. Ogni docente dovrebbe, giocoforza, abbassare il livello della qualità delle sue lezioni.

Chiariamo subito una cosa, a scanso di equivoci: io non sono pregiudizialmente contrario alle modifiche dell’impegno orario dei docenti ma esse andrebbero inserite in un discorso più ampio.

Innanzitutto occorrerebbe capire cosa sia la scuola per lo Stato e cosa si aspettino i cittadini dalla scuola.

Se si vuole che la scuola divenga (o ritorni ad essere) il centro della vita sociale e culturale, allora occorre cambiare davvero.

Se lo Stato vuole assegnare questa centralità alla istituzione scolastica deve fare le cose sul serio. Vediamo alcune idee, limitatamente al livello di istruzione che conosco meglio (quello della scuola superiore).

La scuola deve intrattenere lo studente per un numero superiore di ore durante la giornata. Tutti gli studenti devono essere messi in condizione di studiare e prepararsi a scuola nel pomeriggio. i più lontani e disagiati nel viaggio dovrebbero avere la possibilità di pernottare a scuola dal lunedì al venerdì.

Questo significa che la scuola deve essere concepita, non più esclusivamente come edificio scolastico che ospita le aule ed i laboratori, ma come casa di accoglienza.

La sua struttura architettonica deve cambiare e contenere gli spazi per lo sport, la mensa, i cameroni per il pernottamento, le sale di accoglienza per studenti ed ospiti, le cucine, la bibliotec, le sale di proiezione, i teatri e quant’altro necessario per una vita da svolgere a scuola.

In questo contesto è ovvio che il docente dovrà avere ruoli e presenze diverse all’interno della scuola.

Il docente dovrà, anche lui, vivere nella scuola dal mattino al pomeriggio. Altro che 18 o 21 o 24 ore!!!

Ma appare evidente che non si tratterebbe di aumentare le ore di lezione frontale. Quell’aumento, fatto in quel modo, insensibile, punitivo e brutale (come sono state le riforme Moratti, Gelmini e Brunetta) sarebbe il colpo di grazia per una scuola già asfittica e moribonda.

Se lo Stato vuole la morte della scuola, proceda pure nell’approvazione della legge di stabilità attualmente all’esame del Parlamento, introducendo le modifiche già proposte.

Ecco che il mio discorso si ricollega al tema iniziale: se vogliamo una società diversa da quella attuale, con cittadini più attenti alla legalità, alla cosa pubblica, alla solidarietà; se vogliamo dei cittadini più partecipi alla vita politica e sociale, alle istituzioni; se vogliamo che l’onda dell’antipolitica, lo sdegno giustificato contro chi ha gestito il potere negli ultimi decenni, la fine della guerra tra poveri; se vogliamo che cessino  l’ignoranza in cui ha navigato la popolazione italiana, tra una TV generalista ipocrita, falsa, becera, rumorosa, diseducativa, politicamente orientata e una rete ancora troppo distante e disordinata; se vogliamo tutto questo e molto altro, allora il riscatto, secondo me, può e deve ripartire  da una scuola diversa.

La  scuola deve diventare avamposto di legalità, di educazione civica, di impegno sociale!!!

Ma possiamo davvero chiedere chiedere anche questo ai nostri insegnanti??? C’è qualcuno, là in alto, a Roma, intendo dire, che sia capace di dare il buon esempio??? E c’è qualcuno che abbia voglia di scommettere su una nuova generazione di docenti che intraprendano la lunga marcia del riscatto civico delle genti del sud?

Io ci scommetterei, se fossi lo Stato: contro la malavita organizzata, contro le bande armate, contro il menefreghismo, contro la rassegnazione!

C’è un problema, lo so: ma lo Stato vuole davvero combattere seriamente la malavita organizzata??? Vuole davvero che la gente, dal basso, si riprenda le istituzioni di base e le rilanci in maniera onesta?

E soprattutto lo Stato è abbastanza pulito ed onesto per intraprendere una simile battaglia???

A giudicare da ciò che sentiamo quotidianamente sui nostri politici, direi di no!

La scuola che vedo io implicherebbe una scelta di fondo molto seria: investire per costruire nuove scuole e contemporaneamente preparare i docenti del futuro, sin dal loro primo ingresso a scuola, a concepire l’insegnamento come qualcosa di più coinvolgente, in termini di impegno orario, ma anche in termini di emozioni da vivere insieme agli studenti, nello sport, a teatro, nei viaggi di istruzione, nel lavoro psicologico di costruzione dei futuri cittadini.

Ci vuole una Scuola nuova, per rigenerare uno Stato nuovo!

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5)Il primo esilio(1835-1848)

Prima di continuare con la nostra storia,  dobbiamo brevemente descrivere la situazione del Brasile e del Sud America quando Garibaldi arriva a Rio de Janeiro. Una grande confusione regna nel 1835 in Brasile e in tutto il Sud America a causa di una guerra di potere .

 

Dopo la conquista napoleonica della Spagna, le colonie del Sud America si impegnano in un processo di indipendenza che si conclude con la sconfitta della Spagna. Il territorio è suddiviso in una serie di repubbliche indipendenti incluse località cisplatine, la Confederazione Argentina, Paraguay.
Per quanto riguarda il Brasile, l’invasione del Portogallo da parte di Napoleone,  obbligò la famiglia reale (che discende da un ramo collaterale dei Capetingi, ), andò all’esilio a  Rio de Janeiro e la colonia è elevata a  regno .

Giovanni ritornò a Lisbona causa della rivoluzione liberale del 1820, mentre suo figlio Pierre divenne reggente del Brasile. Nel 1822 divenne imperatore del Brasile sotto il nome di Pietro il primo. Nel 1831, fu costretto ad abdicare in favore del figlio Pietro II °, per  recarsi in Portogallo a ripristinare la figlia sul trono di  Lisbona usurpato dal fratello minore dell’imperatore Michele I.

 

Pietro II, tuttavia, è ancora minorenne (il raggiungimento della maggiore età è prevista  per il 2 dicembre, 1843).

 

Anche se i liberali riescono a fare passare una legge che abbassa l’età  di Pietro II,  da 18 a 14), una reggenza è stata istituita con l’obbiettivodi affrontare i suoi limiti di autorità. Il Brasile vince  tre conflitti internazionali (la guerra cisplatina, la  Guerra uruguaiana e la guerra contro il Paraguay).

 

Credendo che la concessione di una maggiore autonomia alle entità provinciali e locali dovrebbe calmare il crescente dissenso, l’Assemblea Generale nel 1834, ha adottato l’emendamento costituzionale chiamato Ato Adicionale (Atto aggiuntivo) che aumenta il loro potere.

Invece di porre fine al caos, questo emendamento non fa che aumentare le rivalità locali e le ambizioni. La violenza esplode in tutto il paese. I partiti politici di tutti i colori cercano con tutti i mezzi  di prendere il controllo del sistema elettorale e il potere politico sull’ intera regione.

Questa è la situazione che il nostro eroe scopre  quando arriva nel 1835 a Rio de Janeiro.

 

La dimensione europea che Garibaldi aveva raggiunto  lo spinge a  un impegno totale e sincero nella loggia massonica. Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro di quasi tutti italiani, entra  al servizio della massoneria e diviene la figura di spicco dell’Italia laica e anticlericale.

In questo egli era veramente il massone n. 1 in Italia, e non solo, un forte sostenitore di ideali massonici europei e universali.

 

Possiamo dire che Garibaldi è un figlio del suo tempo: gli ideali dell’Illuminismo, il respiro napoleonico,  i segreti della Massoneria, i desideri di libertà e di indipendenza di tutti i popoli del mondo, l’anticlericalismo, sono tutti ideali da infonedere  in  una lotta serrata per tutti coloro che cercano e combattono per la libertà!

…continua…

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Salmi 114-115-116 – 117

Invocazione, Ringraziamento, Canto dei Popoli e Fiducia

I

Amo il Signore perché ascolta il grido

Della mia preghiera. L’orecchio ha teso

Verso di me, nel giorno in cui l’infido

Mi stringeva a morte ed ero preso

Nei lacci degli inferi. Da quel nido

di oblio Lo invocavo perché reso

Fossi a salvezza. Ritorna anima mia

Alla tua pace; percorri la Sua via!

II

Ho creduto anche quando mi dicevo:

sono troppo  sgomento ed infelice!

E in ogni uomo l’inganno vedevo!

-“ Cosa renderò a Dio?”- mi dice

il cuore- “di ciò che Gli devo?

A Te io loderò, servo supplìce!

Popoli tutti, lodate il Superno!

La Sua fedeltà durerà in eterno!

III

La Sua misericordia è eterna,

dall’angoscia Dio in salvo  mi ha tratto.

Egli è con me anche senza lanterna;

affronto il buio e senza un contratto

sfiderò la  rivalità, interna

ed esterna. Nel Suo nome ho disfatto

il cerchio ostile che mi circondava:

in mio aiuto il Signore li annientava!

IV

Mia forza e mio canto è il Signore!

Egli è stato mia salvezza e vittoria.

S’ode gridar di gioia nel tepore

Delle tende dei giusti!  Dato ha gloria

la  Sua destra a Dio e ha fatto clamore!

Non morirò, manterrò la memoria

e annuncierò l’ opera del Signore!

Ei non ha voluto fermarmi ‘l cuore!

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