Archivio Giugno 2012

Tra gli scrittori aderenti al Manifesto di Napoli sono numerosi e valenti quelli che scrivono in maniera preponderante sull’WEB, vuoi per mezzo di uno o più blogs (o diari elettronici, se preferite), ovvero attraverso un sito vero e proprio.

Si tratta, ci tengo a sottolinearlo, di veri e propri scrittori. Intendo dire, a scanso di equivoci e fraintendimenti, che ci sono dei bloggers che sono degli scrittori capaci, che hanno tutte le qualità per potere aderire ed essere ammessi al Circolo del c.d. “Manifesto di Napoli”, senza con questo voler dire che tutti i bloggers siano necessariamente  degli scrittori: alcuni sono aspiranti giornalisti o giornalisti per davvero; altri sono politici, alcuni informatori e divulgatori scientifici eccezionali; molti, la maggior parte, é solo gente che scrive (ma non sono scrittori). Pochi sono quelli che possiedono quelle caratteristiche di profondità di pensiero, capacità di scrittura, chiarezza di stile e sentimento sincero di universalità e fratellanza. Senza queste caratteristiche (che vengono valutate a giudizio insindacabile della redazione non si viene ammessi a far parte del Manifesto).

Un blogger che le possiede per intero (e forse anche di più) é Romala. Scrive di sè di essere nata, per caso, a Benevento l’11 o il 12 maggio 1965 (non si è mai ben capito). Ha vissuto, nell’ordine, 10 anni a Napoli, 10 ad Arma di Taggia e 10 a Londra. A 30 anni si è stabilita a Milano dove vive con sua figlia (Laura); musa ispiratrice e compagna di vita fino a quando lo vorrà. Ragioniera per errore, laureata in Interpretariato Parlamentare, lavora presso un editore medico scientifico. Nutre una passione sfrenata per Scrabble e tutti i giochi di parole (e da là, il desiderio di scrivere e comunicare con le parole “scoperte” e imparate). Abile sfruculiatrice è napoletana d’adozione, ma sannita nel cuore e nell’anima. Blogger da maggio del 2008.

Traggo dal suo blog (http://romala.blog.tiscali.it) la poesia che segue e lì vi rimando per apprezzare la sua verve narrartiva piacevole, simpatica ma ricca di siginificato allo stesso tempo.

La neve cade lentamente e tu già sorridi

Cammini in un deserto bianco che non finisce mai

Ti fermi un pò pensosa, guardi intorno e poi ricordi lui

I fiocchi di neve“, diceva, “son cristalli sai?”

“E tu come loro sei, purtroppo tu non lo sai..

Ti fermi poi ti giri indietro e osservi le tue orme

Profonde e solitarie solcano i tratti del cuore tuo

“Saranno cristalli“, dicevi, “ma poi si sciolgono”

“Se il sole li accarezza dolcemente, non esiston più”

E ridendo scappavi via, “Oh, la vita non è teoria

Ma se lui fosse qui gli diresti

Che ai cristalli di neve ora credi

Preziosi come loro non ce n’è

In fondo è solo acqua che vita da

E se lui fosse qui gli diresti

che la vita può esser teoria

un fiocco solitario sembrerai

ma quello che tu dai è amore sai

La brezza abbraccia le tue guance e tu rabbrividisci

Se io sono fiocco di neve, tu cosa sarai mai?!

Guardandoti con aria seria lui ti strinse forte

“Io sono il forte vento che lontano porta la neve

e se un giorno mi cercherai, sarò il vento e ti bacerò

ricordalo, ricordalo..”

La neve cade lentamente e tu già sorridi

Cammini in un deserto bianco che non finisce mai

Ti fermi un pò pensosa guardi intorno e poi ricordi lui

“Io sono il vento forte che lontano porta la neve

E se un giorno mi cercherai, sarò il vento e ti bacerò

Ricordalo, ricordalo, ricordalo..”

 

 

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1) Gli anni di apprendistato e l’incontro con i simoniani  e con il misterioso credente in Turchia (1822-1834);

Peppino, quindi, a quindici anni, convinse il padre a fargli seguire una carriera marittima e si arruolò come mozzo, poi, a 17 anni, si imbarcò sulla Costanza comandata da un  italiano, il signor Angelo Pesante. Il suo primo viaggio si  svolge a Odessa, Mar Nero, e fino a Taganrog, Mar d’Azov,  per il commercio del grano.

A  18 anni, nel 1825, si trova a Roma dove era andato con suo padre con un carico di vino per i pellegrini del Giubileo di papa Leone XII. Questo viaggio a Roma è una rivelazione, ma anche una delusione: la Roma dei papi, è molto diversa da quella che immaginava. Da lì inizia la disaffezione  contro i papi e comincia a maturare la sua idea di restituire   Roma all’ Italia, ma il destino non sarà molto benevolo con il nostro eroe, per quanto riguarda Roma, come vedremo in seguito.

Nel 1827, a bordo del brigantino Cortese,  riparte per il Mar Nero, ma i marinai verranno attaccati  da   corsari greci; nel mese di agosto 1828, si ammala e viene sbarcato a Costantinopoli, dove rimane fino alla fine del 1831 .

Si integra nella comunità italiana e si guadagna da vivere insegnando   italiano, francese e matematica,  a dimostrazione che Garibaldi era anche in grado di lavorare con la penna, non solo con l’azione, nonostante la spada  prevarrà in tutta la sua  vita.

Nel febbraio 1832  riceve il brevetto di capitano e naviga di nuovo sul brigantino Clorinde  per il Mar Nero.

Dopo più di un anno di navigazione  torna a Nizza nel marzo 1833 e, successivamente,  parte per Costantinopoli.

In questa circostanza, con l’equipaggio si imbarcano tra i passeggeri anche tredici adepti francesi di Henri de Saint-Simon, che intendono creare una comunità nella capitale ottomana. Il loro leader è Emile Barrault, un professore di retorica che espone le  idee “Saint-Simoniane” a Garibaldi. Questo è un incontro fondamentale per lo sviluppo del pensiero di Garibaldi, che matura  il primo nucleo dei suoi convincementi di libertà e di fraternità universale, il cosmopolitismo tra  i popoli di tutto il mondo.

In particolare lo colpisce la frase chiave:
“Un uomo che ha scelto l’umanità cosmopolita come patria di adozione, offrendo la sua spada e il suo sangue a favore di tutti i popoli,  lottando contro la tirannia,  è qualcosa  più di un soldato:  è un eroe!”

Garibaldi stesso, d’altronde,  diventerà un eroe: l’eroe dei due mondi!

La nave, dopo Costantinopoli,   prosegue per Taganrog. In una locanda, Garibaldi incontra un marinaio soprannominato “il credente” che espone le idee di Mazzini e della Giovine Italia: idee di repubblica e  di unità nazionale;  così come della Giovine Europa per  l’indipendenza di tutti i popoli che non sono ancora liberi.

Non si sa con certezza il nome di questo personaggio, ma sarà veramente importante nella vita futura del nostro eroe.

…Continua…

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La legge, ora, li ha ribattezzati, pomposamente, esami di stato, ma per tutti continuano a chiamarsi esami di maturità, come é giusto che sia.

Infatti questi esami costituiscono un discrimine, che si rinviene in tutte le società, dalle più arcaiche a quelle contemporanee e  che ha il sapore di una mutazione  socio-antropologica,  fondamentale per ciascuno di noi: il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

Sembrano facili, dopo che li hai sostenuti, ma molti di noi li rivivranno nei loro incubi per decenni, un pò come accadeva a noi vecchi di oggi, per la chiamata al servizio di leva (io per decenni ho rivissuto nei sogni entrambe le vicende; e non erano, vi assicuro, per niente sogni piacevoli).

Prendo spunto inoltre dall’ottima rivista on line “scrivendovolo” (v. link sottostante) per raccontare un aneddoto personale che risale a uno dei primi esami di maturità ai quali ho partecipato come commissario interno (al tempo, in tale veste, eri solo contro tutti i commissari esterni; adesso, almeno, si é in numero pari, più il Presidente che é sempre esterno).

Si trattava di ammettere o non ammettere questo candidato; il classico “potrebbe fare di più non si impegna”; insomma uno dei tanti talenti che la scuola non riesce (e non riuscirà mai) a valorizzare.

All’epoca insegnavo nell’oristanese e credo di ricordare ancora il suo cognome, a distanza di venticinque anni circa (tanto l’episodio mi colpì, come primo impatto con quel mondo affascinante e complesso che, nel bene e nel male, é costituito dagli esami finali della media secondaria o superiore che chiamar la si voglia), ma il suo nome qui non ha davvero alcuna  importanza.

Insomma il candidato aveva un quadro mediocre (in termini di voti significa che viaggiava sul cinque di media), anche se in italiano scritto aveva nove. Fu proprio quel suo voto eccezionale in italiano scritto, frutto di una indubbia abilità nello scrivere, che ci convinse a dargli una ” chance” (devo confessare peraltro, che questo della “chance” é un leit-motiv abbastanza ricorrente negli scrutini per l’ammissione agli esami di maturità; e aggiungo che esso é, a parer mio, connaturato in maniera essenziale, agli esami medesimi).

Il collega di italiano, con evidente modestia, attribuiva quelle sue spiccate capacità descrittive, al fatto che il ragazzo, aiutando i genitori a gestire un’edicola, leggesse moltissimi libri.

Lo stesso candidato confermò tale circostanza nel corso del colloquio, che impressionò non poco i commissari esterni.

In conclusione, l’appassionato lettore, nonché  aspirante ragioniere, a dispetto della sua ammissione striminzita ed a maggioranza,  ottene un punteggio pari a 48/60 (era pur sempre la media dell’otto!), mentre altri candidati ammessi con una media altissima, spuntarono un misero 40 e qualcuno addirittura un 36 (praticamente il minimo).

Ho sempre ritenuto che quella formula di esame (un solo commissario interno contro tutti i commissari esterni e con la scelta di una materia a piacere su quattro che, molto spesso, per compiacenza ed abilità dei commissari si riducevano a due), introdotta sperimentalmente nel 1968 e procrastinatasi stancamente sino al 1990, fosse eccessivamente aleatoria; inoltre penalizzava troppo il curriculum scolastico degli anni precedenti, a favore della genialità, brillantezza e improvvisazione del candidato nel corso del colloquio.

Ma a ripensarci bene, non rispecchiava di più il senso e la bellezza della vita?

www.scrivendovolo.it/web/2012/06/19/maturita-i-lettori-forti-hanno-meno-problemi/

 

 

 

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Un altro artista che aderisce al Manifesto di Napoli é Sergio Sensi. Sergio é un artista poliedrico. Alla poesia é giunto attraverso la musica. E’  nato a Cagliari 46 anni fa, nel quartiere storico di Villanova. Sesto di dieci figli: padre ferroviere e madre casalinga. Nel 1973, ha cominciato lo studio di teoria della musica col maestro,concertista di Mandolino, Flavio Cornacchia (uno dei 4 mandolinisti del gruppo del grande Giuseppe Anedda). La passione  gliel’ha trasmessa il  padre il quale lo seguiva in questo percorso in quanto appassionato e musicista per diletto  (suonava la fisarmonica il mandolino e la chitarra).

Purtroppo la musica non gli garantiva il necessario per la sopravvivenza e ha deciso quindi di emigrare a Londra, alla ricerca di un lavoro. Grazie alla sua specializzazione tecnica ha lavorato per cinque anni presso una Societa’ di alta Ingegneria. Nel 2006 ha iniziato a lavorare per l’ Autorita’ Sanitaria che fa capo al Department of Health del governo di Londra. Si é riiscitto   all’Università in Scienza, Tecnologia ed Ingegneria  specializzandosi in Controllo Ambientale e Salute Pubblica, e aggiungendo, per  diletto, anche la Tecnologia della Musica.

In poesia ha esordito nel 2008 con un’opera molto originale, edita da MEF, dal titolo significativo “Fra cieli e poesia”.

La poesia di Sergio Sensi è composta da versi che paiono pennellate di colori vivaci, visioni oniriche, intuizioni sperimentali  e note musicali dell’anima.

Come quando scrive:

“Erica fa volto allegro;

é innamorata di suo marito.

Pensa al tempo andato

ed ai baci ricevuti in calda Primavera.

Ricorda fiumi, laghi,

lagune fiabesche…

Ampolle vetro,

carte farfalle.

Querce esagonali,

marini campi di grano.

Ama il surreale

ed ascolta musica in stile Fado…

Non quello tropicale però,

ma quello del paese di Amalia:

gran Signora,

egregia artista…

Supplicava in versi,

in quel canto affranto ne l’Ai Mouraria…

…Lamenti

“Hai udito come suona il sassofono?”

Ai Mouraria ed il canto pro-Olimpia.

Addio,  grande maestra!

http://musicamore.blog.tiscali.it/2012/02/22/il-mandolinista/?doing_wp_cron

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Salmo 97
Inno a Dio Giudice

Cantate al Signore un canto nuovo
Perché ha compiuto tanti prodigi.
Più giusti di Lui altri non trovo!
I giusti esultino con i ligi,
fremano  i mari nel loro covo,
i fiumi, i laghi ed i monti bigi!
Il Signore viene a giudicare
Il mondo e i popoli con giustizia.
[Tremate gente di malaffare.]

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Io che non scommetto mai, ci avrei scommesso. Il  Senato ha votato sì all’arresto per l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. I sì sono stati 155, i no 13.

Come mai? Rigurgito di dignità da parte dei senatori? Ditemene un’altra! Nuovo corso della Camera Alta? Ma va là!! (direbbe qualche deputato molto noto); Meglio tardi che mai? Non regge!!!

Qualcuno ha scritto che i senatori abbiano avuto paura dei forconi della piazza; può anche darsi; ma io ho in mente una spiegazione più convincente. Me la diede un cliente, tempo fa! Stavamo sorseggiando al bar del Palazzo, dopo un’udienza finita bene (qualche volte succede).

“Avvocato, lo sa lei qual’é il reato peggiore?”- mi chiese il cliente sorridendo in maniera sornione mentre lasciava degli spiccioli di mancia al cameriere che ci aveva servito il caffé al banco.

” Ce ne sono tanti!” avevo risposto io, in maniera vaga, intuendo  che il cliente non aveva in mente una graduatoria parametrata sui massimi edittali del codice penale.

” Se mi permette glielo dico io, avvocato” aveva proseguito incurante della mia risposta.

Il bar era molto affollato, quella mattina; d’altronde non é raro che lo sia, a certi orari del mattino.

Mi rispose quando già imboccavamo  l’ampio  corridoio che conduce all’uscita principale.

“C’é un reato,  avvocato,  che non si può perdonare mai, nel nostro ambiente. E’ quello commesso contro uno  di noi. Nessuno deve permettersi di rubare in casa di un ladro; o  di cercare la donna o peggio i bambini di uno di noi; é imperdonabile; c’é il nostro mondo, e c’é il mondo degli altri; sono due sfere contigue, ma separate; saper vivere significa sapere a quale mondo si vuole appartenere.”

Ci sono gesti o parole di clienti che ti rimangono impressi.

Queste parole mi sono tornate in mente a proposito della vicenda di Luigi Lusi.

Naturalmente spetta alla magistratura stabilire la verità processuale. Nel mio blog non si scrivono sentenze.

Qualcuno dice che Lusi abbia rubato 20 milioni di Euro alla Margherita, quando ne era tesoriere.

I suoi colleghi senatori (almeno quei 155 che hanno votato a favore dell’arresto), ne devono essere convinti.

E la colpa di Lusi, ai loro occhi, deve essere sembrata imperdonabile.

Se avesse rubato da un’altra parte (che so io? supponiamo, a mò, d’esempio, che si fosse trattato di una evasione fiscale; o di bustarelle intascate a favore del partito; o anche delle sue tasche) lo avrebbero potuto anche perdonare; forse, aggiungo; probabilemente, mi sbilancio.

Ma Lusi, ai loro occhi, si é reso colpevole di un reato gravissimo: ha rubato in casa loro; in casa di un partito, ancorché disciolto e poi ricomposto insieme ad altri e con un’altra sigla politica.

Imperdonabile.

A me resta una grande amarezza e una domanda che ancora aspetta risposta: ma se Lusi ha potuto rubarne venti, di milioni di Euro (quaranta miliardi del vecchio conio, urlerebbe qualcuno in TV), ma quanti diavolo di milioni di Euro avevano in cassa quelli della Margherita per non accorgersi (se non dopo diversi anni) che ne mancavano così tanti?

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Giuseppe Garibaldi nasce a Nizza il 4 luglio del 1807, secondo di sei figli di Domenico e di Rosa Raimondo, entrambi di origine ligure ma trapiantati da diversi anni nell’importante  porto del piccolo regno sabaudo. In realtà, però, quando il nostro eroe nasce, Nizza non é più sabauda da quattordici, da quando cioè, Napoleone Bonaparte, ha annesso la città (unitamente alla Savoia) a far parte della Francia. La città, peraltro,  tornerà a far parte del Regno di Sardegna alla caduta del condottiero corso, per ridiventare definitivamente francese, a seguito degli accordi di Plombières, siglati da Cavour e Napoleone III, nel 1860, alla vigilia dell’Unità d’Italia. L’eroe nizzardo non perdonerà mai a Cavour la cessione della sua città natale.

Garibaldi é giustamente noto come l’Eroe dei Due Mondi, avendo combattuto a lungo sia in Europa e sia in America per la libertà dei popoli. Questo fascino di valoroso combattente, ampiamente meritato per il suo coraggio e il valore mostrati nei campi di battaglia, ha però inevitabilmente offuscato altri suoi pregi.

Non tutti sanno, ad esempio, che Garibaldi aveva una bellissima voce da baritono e che a Marsiglia, dove si era rifugiato nel 1834, dopo la sua condanna a morte da parte dei giudici del Re di Sardegna, per avere complottato insieme a mazzini per spodestare il re a vantaggio della repubblica, si guadagnò da vivere cantando le romanze italiane allora in auge nelle trattorie e nelle taverne, dove le arie d’opera del bel canto italiano, anche allora, andavano per la maggiore.

Garibaldi inoltre è stato anche insegnante di francese, di italiano, di fisica e di matematica. L’italiano era la sua lingua madre; il francese lo padroneggiava alla grande, avendolo respirato, se non in casa (dove il giovane Peppino udì risuonare sempre il dolce italico sì), quantomeno in certi ambienti cittadini che ebbe modo di frequentare sin dalla sua prima giovinezza.

Quanto alla Fisica ed alla Matematica occorre ricordare che Garibaldi era un maestro della navigazione (a 27 anni ottenne già il brevetto di Capitano) e, come tale, conosceva alla perfezione certi fenomeni fisici e le leggi matematiche che stanno alla base dell’istruzione di un marinaio del suo livello.

Avremo modo di tornare su queste vicende.

I genitori, facoltosi basta per poterselo permettere, assunsero tre precettori per dare al giovane Peppino una brillante educazione e una solida formazione culturale. Volevano infatti che egli diventasse un medico o un avvocato; la madre, fervente cattolica, sperava in cuor suo che l’amato Peppino si facesse prete. Ma il destino di Garibaldi era un altro.

Per adesso, lasciato il Garibaldi bambino (lui stesso ha scritto nelle sue Memorie che amava più i giochi degli studi, come ogni altro bambino che si rispetti, aggiungo io!), troviamo Peppino quindicenne che, presa in prestito una barca, alla rimessa del porto di Nizza, si avventura con altri amici alla scoperta della Liguria.

Ma viene scoperto e riportato a casa la sera stessa!!!

 

Fine Parte Prima- Continua…

 

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Un altro grande scrittore se n’é andato. Lo scorso 5 giugno è venuto a mancare, all’ età di novantadue anni, Ray Bradbury.

Lo scrittore nordamericano ha certamente segnato in maniera indelebile il mondo della letteratura con la genialità dei suoi racconti e romanzi.

Qualcuno ha creato per la sua scrittura  l’etichetta di fantascienza sociologica, perché Ray Bradbury, attraverso essa, intendeva mettere a nudo i segreti che si celano nella società contemporanea.

Fu autore di oltre trenta libri divenuti leggendari, seicento racconti, decine di testi teatrali e riadattamenti cinematografici.

“Non ha mai avuto paura delle cose sconosciute, non ha mai temuto il diverso, il nuovo, l’inatteso”.
Non amava molto internet e, soprattutto, i libri elettronici. Ma é comprensibile in un uomo che, pur intelligintissimo, aveva quasi novantadue.

Egli era nato infatti nell’Illinois nel 1920. Da giovanissimo si era però trasferito nella più ricca california in cerca di fortuna ma anche per sfuggire la morsa della grande depressione che nel 1929 era scoppiata negli USA, estendendosi poi in tutto il mondo c.d. civilizzato.

Quello che mi colpisce sempre, parlando o scrivendo di scrittori americani é che da giovani, per pagarsi gli studi o per sbarcare il lunario, vendevano i loro racconti a riviste specializzate. Una gran cosa! Considerando che in Italia, a certe riviste, se non sei un figlio di X, o del partito o movimento YZ, o della bottega dell’integhillenzia K, non ci arrivi mai.

Il suo più grande capolavoro é del 1953 e si intitola Fahrenheit 451.

Dal romanzo é stato tratto un celebre film diretto da François Truffaut nel 1966.

L’ambientazione è quella di un ipotetico futuro in cui leggere libri è reato e l’unica forma di informazione e istruzione possibile è la televisione, attraverso la quale il governo controlla l’etica e decide cosa è giusto e cosa sbagliato.

Per contrastare il reato di lettura è stato istituito un corpo speciale, i “bruciatori di libri” con il compito di trovare i libri clandestini e, appunto, bruciarli (che visione, ragazzi! a me ricorda certi fanatici e  zelanti barbuti, o anche dei pedanti funzionari cinesi e comunisti,  che oggi (come ieri) bruciano i libri che non riportano la dottrina ritenuta assoluta e veritiera.

C’è chi crede che questo capolavoro volesse essere un richiamo al periodo dei roghi nazzisti dei libri, o ancora un velato tentativo di mostrare la società odierna dei consumi di massa e dei media capaci di plasmare le coscienze.
Ma c’è ancora un’altra ipotesi: gli anni 50 negli Usa furono un decennio molto particolare. Il senatore McCarthy, in carica per dieci anni, creò scompiglio tra politici e non solo, addirittura attori, ossessionato dalla sua tendenza anticomunista. In quegli anni, persone di varia estrazione vennero accusate di essere spie sovietiche o simpatizzanti comunisti e furono oggetto d’indagini e accuse riguardanti le loro opinioni e la loro adesione a movimenti. Furono riservati a queste persone trattamenti poco democratici.

E in effetti Bradbury avvalora questa ipotesi con le sue parole: “Lavorai a Fahrenheit 451 mentre Joseph McCarthy stava facendo vivere un brutto periodo a molta gente e la sua commissione non lavorava davvero secondo i dettami della nostra democrazia. Visto che avevo bisogno di soldi pensai di vendere il racconto a qualche rivista, ma tutti avevano paura di pubblicarla per timore di finire sotto accusa”.

Nell’opera diversi critici trovarono analogie con Orwell (1984) e Huxley (Il mondo nuovo).

Le analogie ci stanno tutte, anche se gli stili di scrittura sono alquanto diversi.

Per saperne di più vai al link sottostante

http://www.scrivendovolo.it/web/2012/06/15/tributo-a-ray-bradbury-di-martina-bortolotti/

 

 

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Salmo 96
Trionfo di Dio

Con senario di chiusura
Giustizia e Diritto sono la base
Del trono del Signore! Egli brucia
Tutti i nemici all’intorno e le case!
Sia confuso colui che i suoi dei cucia;
Tutte le loro statue siano rase.
Una luce per il giusto s’annuncia!
Rallegratevi giusti nel Signore!
Rendete grazie al Suo nome! Sia gioia
[per i retti di cuore!]

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Hunter Stockton Thompson può sembrare forse a qualcuno, in Italia,   un Carneade, ma  è stato un giornalista e scrittore di successo, emblematico di un modo di essere, dinamico e dissacrante allo stesso tempo, tipico di una certa  America degli anni ’60,prodotto della rivoluzione underground dei figli dei fiori e della beat generation, nata prima a San Francisco, in California e poi diffusasi in tutto il mondo.

Nato prima come giornalista sportivo é divenuto in seguito  scrittore; il suo   successo é andato   oltre  la fine della beat generation, anche se il suo romanzo più accreditato resta “ Fear and Loathing in Las Vegas” (Paura e delirio a Las Vegas nella traduzione italiana di Sandro Veronesi), scritto nel 1971,  che è un resoconto del viaggio che Thompson fece , insieme al suo avvocato Oscar Zeta Acosta, ufficialmente  per seguire i lavori della conferenza antidroga dell’Associazione nazionale dei procuratori distrettuali.

In realtà, Thompson e Acosta si mettono alla ricerca del sogno americano a Las Vegas, con l’aiuto di notevoli quantità di LSD, mescalina e numerose altre droghe.

A tale vicenda è ispirato il film omonimo ” Fear and Loathing in Las Vegas”  girato nel 1998 da Terry Gilliam e con Johnny Depp nel ruolo dello stesso Thompson.

Da ricordare anche un suo romanzo dedicato agli “Hell’s Angels” i terribili teppisti californiani in motocicletta.

Thompson é morto in circostanze poco chiare nel 2005(ma ufficialmente la morte é stata archiviata come morte per suicidio) mentre indagava sugli attentati alle Torri Gemelle di New York del settembre 2001.

Il giornalista-scrittore cercava le prove per dimostrare che i servizi segreti americani, pur sapendo del terribile attentato alle Torri Gemelle in cui persero la vita quasi tremila persone, non sarebbero intervenuti in forma preventiva, per consentire al governo U.S.A. dell’epoca di intervenire successivamente nello scacchiere internazionale a scopo repressivo.

Un colpo di pistola mise fine alle sue inchieste mentre era al telefono con la moglie.

In mancanza di prove certe, preferisco non esprimere alcun giudizio sulla teoria che Thompson si era ripromesso di dimostrare durante gli ultimi anni della sua vita; teoria che, d’altronde, é stata avanzata anche da altre parti.

Certo é che senza il sanguinario e spietato attentato dell’11 settembre 2001, il mondo oggi sarebbe diverso.

Sicuramente migliore e più sicuro.

Forse la storia saprà dare quelle risposte che la cronaca di questi ultimi dieci anni non é riuscita a dare.

Hunter Stockton Thompson resta comunque una figura emblematica di un modo coraggioso e diretto di fare giornalismo e letteratura tipicamente americano che in Europa, e soprattutto in italia, non trova ancora validi proseliti.

 

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Salmo 95

Inno al Dio Universale

Cantate tutti al Dïo della Storia
Un canto nuovo per la Sua grandezza!
Ai popoli narrate la Sua gloria,
annunziate loro la Sua salvezza!
Tutti gli altri dëi sono una scoria;
davanti al Signore son la bellezza,
la maestà, la potenza e lo  splendore!
Famiglie dei popoli date gloria
[al Signore!]

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Ieri, mentre rientravo a casa, con la testa tra le  nuvole biancocelesti del bel cielo cagliaritano, mi sento chiamare.

Sollevo lo sguardo e vedo Gianni Garbati.

Gianni Garbati io lo chiamo “El hombre de Madrid”.

E’  già un caso fortuito trovarlo a Cagliari, lui, che spende il suo tempo a beneficio della cultura e della lingua “de Sardigna Nostra” nella capitale spagnola! Incrociarlo poi casualmente mentre si passeggia in città, sa quasi di miracolo (in effetti ero in prossimità del Santuario di Bonaria quando ci siamo incontrati!).

Lo conobbi alcuni anni fa. Grazie a lui riuscii a portare a Madrid il mio Musical in lingua sarda “Aforas sos Sardos” realizzato nella mia scuola con gli studendi del triennio.

Lui mise a disposizione la sua grande esperienza di uomo di teatro, il marchio del Circolo dei Sardi di Madrid “Ichnusa”  e dell’Associazione “Comites” di cui é Presidente e il suo carisma di organizzatore.

Da allora non ci siamo mai persi di vista.

Ci unisce il grande amore per la lingua sarda e la convinzione che noi Sardi dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere per salvare il grande patrimonio linguistico e culturale della lingua dei nostri avi.

Il che equivale a dire che non possiamo e non dobbiamo recidere le nostre millenarie radici linguistiche e culturali.

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Salmo 94

Invito all’adorazione

Venite, applaudiamo al Signore
Suoi sono i monti e Suo è il mare;
Adoriamo il nostro Creatore,
Egli ci porta a pascolare
E  dice: “Non induritevi il  cuore,
perché nessuno potrà mai entrare
nel luogo del mio riposo, tra quei,
che pur avendo visto le Sue opere
[non credono al Dio dei Giudei.]

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