Archivio Aprile 2012

Salmo 89

Fragilità dell’uomo

Svaniscono in un soffio i nostri anni;

come  turno di veglia siamo agli occhi

Tuoi, ma tutti son  fatica e malanni!

Chi conosce l’impeto che Tu scocchi

D’ira e di sdegno?!?!? E quando gli affanni,

le pene e le afflizioni che Tu sblocchi?

Per gli anni in cui abbiam visto la sventura,

rendici  gioia! Rafforza per  noi

[l’opra di nostra manifattura!]

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Nel 1849 un gruppo di studenti universitari si riuniscono a Cagliari per festeggiare il Carnevale. Per paura della polizia piemontese che li tiene sotto controllo la loro riunione è segreta e a porte chiuse. Per un disguido le maschere di Garibaldi e di Anita non sono presenti. Mentre un gruppo di maschere decide però di aspettare l’arrivo di Garibaldi, un altro gruppo, quello formato dai nobili, guidati da Iroxi Cancioffali, decide di andarsene a far baldoria e lascia il Circolo al suono della rantantira. Mentre attendono l’arrivo della maschera dell’eroe dei due mondi e della sua compagna Anita, Su Majolu, una Maschera particolarmente intraprendente propone, per la consueta rappresentazione di fine anno, di allestire un copione dedicato alla Congiura di Palabanda, un tentativo fallito di ricacciare a mare i Piemontosi represso nel sangue, avvenuto nell’anno 1812 ad opera di alcuni Sardi rivoluzionari appartenenti ai Gremi, al mondo delle professioni e a qualche rappresentante controcorrente del clero. Mentre mettono in scena il dramma de “S’Annu Doxi” i tre sindaci dei rioni storici di Cagliari portano la notizia che Anita Garibaldi, quella vera, è morta e che al vero Garibaldi è stato impedito di sbarcare a Cagliari dai Piemontesi. Questo scatena l’ira degli studenti, anche se Garibaldi ha deciso di proseguire sino a La Maddalena dove sarà ospite di una famiglia amica. Il piano della finzione drammaturgica, durante le prove, si intersecherà così con la attualità del 1849, offrendo lo spunto alla maschere-attori di fare alcune riflessioni importanti sui loro progetti e sulle aspirazioni future della loro città e dell’infelice isola di Sardegna.

 

Riassunto della Scena Prima: Nel Circolo degli Universitari di Castello le Maschere si presentano. Come da tradizione, dopo le presentazioni, si deve scegliere l’opera teatrale da allestire per la rappresentazione di metà Agost; una parte delle maschere, capeggiate da Gialeto, vorrebbero una rappresentazione elogiativa monarchica (peraltro neanche inedita), il gruppo capeggiato da Su Majolu, che ha in mente una nuova rivolta contro  i Piemontesi, preferisce rappresentare un copione inedito, scritto da Su Majolu e dedicato ai fatti di Palabanda dell’anno 1812, soffocati nel sangue dai soldati regi.

SCENA SECONDA

(In scena ci saranno un lungo tavolo e tante sedie quante sono le persone presenti più una.

Su Majolu, Don Illariu, Frate Larentu, Maistr’e Pannu, Su Piscadori, Framassoni, Gaetano Cadeddu, Su Professori, Su Panetteri, Su Sabateri, S’Acconciadori: tutti seduti attorno a un tavolo. sullo sfondo la porta di Palabanda e un giardino che sovrasta l’Arco.)

 

 

Su Majolu (si alzerà in piedi e leggerà dal copione “S’Annu Doxi”)

            – Fortzisi ci haressi ancora, in calincunu arrenconi de Sardigna, un’homini o una femina nasciusu ispagniolusu e morendi piemontesusu!!! Deppi torrai a nasci’ una giudicessa po provai a segai custus ferrusu chi s’incarenanta a s’Historia?

Castiaisì a giru: su famini attanallada a sa genti e s’isperditziu de su rey e de sa Corti esti chen’ e  misura! Gabellas de pagai po ammantenni cicisbeasa incipriadasa, carrotzasa, livreasa e vitzius de braghetta!!!

Aici Casteddu e totu sa Sardigna bivinti in sa mala sorti!!!! (si siede dopo aver passato il copione a Don Illariu).

Don Illariu (anch’egli in piedi, leggerà dal copione la sua parte)

            – Deppeus tenni su coraggiu de tzerriai “BASTASA!”

Bastasa a s’isfrutamentu de is poberusu!!!

Bastasa a is feudatairus traitorisi e inimigusu de s’honore nostru!!!

Bastasa a is Piemontesusu descarausu, bennius de Torinu po furai!!!

Bastasa!!! Ca’ fintzasa s’Eternu Segnore stari sufrendi sa mala giustissia de una Cresia isfrutadora!

Bastasa: is Sardusu olinti eguallanza e libertadi!!!

(Si leveranno grida di approvazione al discorso e di disapprovazione contro i Piemontesi da parte di tutti i presenti che si alzeranno in piedi)

 

Su Piscadori: Is Sardusu olinti giustitzia!!!

Su Maistr’e Pannu: Is Sardusu olinti pani!!!!

Su Panetteri: a morti is Piemontesusu!!!

S’Acconciadori: E a totusu is feudatarius amigusu intzoru!!!!

Su professori: Custa borta ci dus torrausu a ghettai a mari!!!!

Su Majolu (invitando tutti a sedere e riprendendo a leggere il copione): Candu e’ diaici, ascurtaimi a mei!!! A grupus de tresi, po no si fai pigai de ogu de is militarisi chi fainti sa ronda, intrausu a Sa Marina de sa Porta de Santu Agustinu! Ci seisi?

Frate Antonio (c.s.): Ma in sa Porta de Santu Agustinu ci funti o no is guardiasa?

Su Majolu (c.s.): Aturaisì tranquillusu! Is guardiasa funti giai stetias chistionarasa, e pàgaras puru, de mei ‘e totu, e c’hant’ a girai sa facci de un’artra parti mentris chi passaus nosusu!!!

Su Panatteri: Troppu rogu o Salvatori! Tui ses su mellusu!!!

Altre Voci: Bravu a s’abogau!! Est aici chi si fairi!!! Bona pro nosusu!!! Salvatori è sempri su mellusu!!!

Su Majolu (zitttendo tutti con un cenno della mano): Ascurtai ancora po’ beni, ca immoi beniri sa parti prus difficili; De sa Marina ci pesausu, po sa Porta ‘e Biddanoa, fintzasa a  Castedd’e susu e s’agataus totusu in sa Cattedrali; cumenti chi festusu ingunis po pregai…………………….

Su sagrestanu teniri calincuna cosa de si donai!!! Non è’ diaici, oh Don Michele???

Don Obinu (c.s.): Unu fosili a cad’e unu de nosusu, carrigau a pallettonis mannus!!!!

(Seguono voci di assenso e meraviglia)

Voci: Eeh!! Pitticu puru!!! Gei no e’ po nudda chi a Santu Lussurgiu funti tottus scirusu!!!Dis fareus tremi is murandasa a is Piemontesusu!!!

Su Majolu (c.s.) Is guardiasa de Pobatziu funti stettias pagaras cussas puru, ma su calincuna, a is bortasa, fatzessiri a sa scarescia, o essiri cambiau s’orientamentu……………

Fra massoni (mimando un fucile imbracciato per sparare): Du torraus’ a orientai a fortza de pallettonisi???

Su majolu (c.s.) No, hiad’essiri mellusu de no fai troppu carraxu!!!

S’Acconciadori (mostrando una lama): Cun igusta deu potzu segai sa peddi fintzas de unu sirboni!

Su Majolu (c.s.) Pigadda cun tui, ma spereusu chi no c’indi siara abosonju.

Su Sabateri (c.s.): E apustis, s’abogau?

Su majolu (c.s) Apustis ‘ndi pinnicausu a su cumandanti; a Giacumu Pes de Villamarina e, totusu, seu narendi totusu, cussusu chi non c’arrenniscinti a nai correttamenti su fueddu “cixiri”, s’indi deppinti torrai a Torinu o a su corr’e sa furca de aunti ndi funti arribausu innoi in Casteddu!!!!!!

(Voci di assenso e acclamazione)

Voci: Aforas is Piemontesusu!!! A morti is affamadorisi de su populu!!! Pani po totusu!!!E cixiri tostau a is Piemontsusu!!!!! Evviva s’Abogau Cadeddu governadori!!! A mori Villlamarina e totus is Sadrus traitorisi!!!!

…continua…

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Un giorno Ronald Reagan, contrariato dalle di risposte imprecise che gli davano i suoi consulenti economici, si sfogò dicendo che avrebbe voluto avere dei consiglieri economici con una sola mano (traducendo la metafora dalla lingua inglese, diremmo che il presidente USA degli anni ’80 voleva consiglieri che non oscillassero da un canto all’altro degli inafferrabili fenomeni economici).

In realtà, in economia, come nella terapia farmaceutica, non esiste una cura che non abbia controindicazioni.

Se tu prendi una pastiglia per il mal di testa, rischi di ritrovarti con il mal di stomaco; e magari con un buon antibiotico, insieme ai virus rischi di distruggere la tua flora intestinale e le tue riserve vitaminiche.

Anche in Economia, se aumenti la quantità di moneta in circolazione, dai impulso all’inflazione; e se aumenti i salari, i prezzi vanno su; e così via.

La realtà é che noi siamo in crisi perché abbiamo l’illusione che la nostra crescita economica possa svilupparsi all’infinito.

E non siamo disponibili a regredire e a mutare le nostre  abitudini consumistiche.

Eppure dovremo rassegnarci, prima o poi,  a modificare il nostro modello economico di sviluppo (e i consumi scriteriati che ne costituiscono il corollario) se non vogliamo che il pianeta terra sprofondi sotto il peso dei nostri abusi.

E forse ha ragione il grande filosofo Edgar Morin quando scrive che anche il nostro modello di rappresentatività democratica va cambiato, rinnovandolo con un coinvolgimento più diretto delle comunità locali da un canto, e con una mondializzazione dei governi centrali dall’altro.

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Salmo 88

Tu domini l’orgoglio del mare,

Tuoi sono i cieli, Tua è la terra;

giustizia e diritto son regnare;

l’iniquo non mette il prode in terra;

santo il popolo che  sa acclamare

Dio che è lontano;  ma Lui non erra.

Il Tuo servo è divenuto  scherno

Dei suoi vicini. Sia benedetto

[il Signore in eterno!]

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Salmo 87

Preghièra dél desolato

Giunga fino a Te la mia preghièra,

protèndi l’orécchio ai mièi laménti;

mi hai chiuso nélla fòssa più néra,

hai distratto da me i conoscènti.

Ti chiamo Signóre, da mane a séra!

Mi hanno annientato i mièi tròppi torménti:

A Te mio Signóre, io grido aiuto;

Tu sèi sollièvo pér i vivènti!

[E' Tuo,  tutto ciò che ho avuto!]

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In Rete si conoscono tante persone. Alcune non le vedremo mai dal vivo e resteranno sempre, così come noi per loro, un nickname, una foto, un avatar, un blog. Altre, invece, per le infinite combinazioni della vita, ci troveremo ad  incontrarle. Quando questo accade é un grande piacere, una grande scoperta; é come avere osservato per lungo tempo dalla finestra di casa un bel paesaggio e dopo tanti anni ritrovarsi  dentro quel paesaggio, a farne parte, in un contatto visivo e corporeo immediato e diretto.

Ed é quello che é successo a me con una commentatrice acuta ed attenta dei miei post (e non solo dei miei, dato che mi é capitato spesso di leggere dei suoi commenti in altri blogs che normalmente visito).

I suoi commenti sono sempre molto profondi, sintomatici di una personalità riflessiva ed intelligente (del resto lei é una mia collega del Foro di Cagliari, anche se le nostre rispettive specializzazioni ed i diversi  orari di frequentazione del Palazzo non ci avevano permesso in passato di avere un rapporto diretto).

Per Pasqua abbiamo deciso di incontrarci e di scambiarci gli auguri personalmente. Ci siamo dati appuntamento vicino a casa di mamma perché quella mattina avevo un impegno con lei; eppoi volevo che lei conoscesse anche gli altri  miei cari. E’ stato un incontro bello, emozionante ed interessante.

Ho scoperto così che Ely (questo é il nome con cui firma i suoi commenti, anche se io l’ho ribattezzata “L’Angelo del blog”) é anche una notevole artista.

Infatti per hobby dipinge; insomma é una pittrice. Poi fa dei dolci tanto belli da vedere, quanto buoni da mangiare.

Mi ha confidato di essere depositaria di alcune ricette che nella sua città (la terza città sarda per grandezza ed importanza) vengono segretamente tramandate di generazione in generazione.

In particolare, sapendo che i dolci di mandorla sono i miei preferiti,  nel cestino di dolci con cui mi ha voluto omaggiare, eccellevano gli amaretti, is  gueffus, le margherite, is pinzolleddusu; troneggiava la superba confezione una pecorella, anch’essa fatta di pasta di mandorle, con un sonaglietto dorato al collo e una composizione gigante di pasta di piricchittusu. Completava la confezione unu “panixeddu de saba”, anch’esso dolce tipico pasquale della nostra Sardegna che in campo gastronomico, ed particolare, nell’arte dolciaria, ha saputo conservare e migliorare la tecnica tradizionale importata dagli Spagnoli secoli orsono.

Inutile dire che questi dolci hanno allietato la mia tavola pasquale e delizizato il palato dei convenuti al tradizionale paranzo di Pasqua.

E sono pronto a scommettere che qualcuno é ancora convinto  che la realtà virtuale non esiste.

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Nonostante il referendum abrogativo promosso nell’ aprile del 1993, sulla scia del clima di sfiducia  successivo a Tangentopoli , che  vide il 90,3% dei voti espressi a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico, i partiti si sono arricchiti a spese dei contribuenti italiani.

Occorre ricordare che già negli anni settanta si era tentato di”levare” la cassa ai partiti, ma il referendum non ottenne il quorum di validità stabilita.
Nello stesso dicembre 1993   il Parlamento provvede alla bisogna con una legge, subito applicata in occasione delle elezioni del 27 marzo 1994. Per l’intera legislatura vengono elargiti ben  47 milioni di euro.

La stessa norma viene applicata in occasione delle successive elezioni politiche del 21 aprile 1996.

Nel1997  con un’altra legge si tenta di convvincere i cittadini contribuenti a  di destinare il 4 per mille dell’imposta sul reddito al finanziamento di partiti e movimenti politici (pur senza poter indicare a quale partito).  Ma l’adesione alla contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille ai partiti resta minima. I partiti naturalmente non si danno per vinti.

Infatti con la legge n. 157 del 3 giugno 1999, la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici viene abrogata, ma con la stessa legge si  reintroduce un finanziamento pubblico completo per i partiti, assai più conveniente e proficuo per le casse dei partiti.  Il rimborso elettorale previsto non ha infatti attinenza diretta con le spese effettivamente sostenute per le campagne elettorali. La legge entra in vigore con le elezioni politiche italiane del 2001.

La normativa viene modificata dalla legge n. 156 del 26 luglio 2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, che trasforma in annuale il fondo e abbassa dal 4 all’1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale. L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa più che raddoppia, passando da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro.

Ma é con la legge n. 51 del 23 febbraio 2006 che i partiti riescono a compiere una vera e propria grassazione a danno delle casse pubbliche: l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Con quest’ultima modifica l’aumento è esponenziale.

Con la crisi politica italiana del 2008, i partiti iniziano a percepire il doppio dei fondi, giacché ricevono contemporaneamente le quote annuali relative alla XV Legislatura della Repubblica Italiana e alla XVI Legislatura della Repubblica Italiana.

Questa é la Cuccagna dei partiti, che ha consentito al tesoriere della Margherita Lusi  di fare sparire 23 milioni di € senza che i responsabili se ne accorgessero subito. E alla Lega di finanziare i Bossi , i Mauro e i dintorni con prebende  e somme fantasmagoriche.

Ma noi cittadini siamo davvero esenti da colpe?

Certo qui emerge una disonestà di base dei politici, che incassano dsomme da capogiro e le sfruttano per ragioni personali.

Ma noi cittadini li abbiamo lasciati fare, delegando proprio i partiti a fare quel lavoro sporco e duro (se fatto seriamente) che si chiama politica.

Eppure l’art. 49 della Costituzione  riconosce ai cittadini la libertà di associarsi in partiti. Quindi i partiti, che sono associazioni di natura privatistica, non sono essenziali alla vita politica.

Forse ci vorrebbe una iniziativa di origine popolare che sfociasse in una legge capace di dare impulso ad altre realtà consociate: le ONLUS ad esempio; le associazioni culturali;  i movimenti di pensiero; questo impulso dovrebbe incentivare la presentazione di liste alle elezioni da parte di organismi diversi dai partiti, associazioni ormai logore e corrotte che, nonostante i loro costi proibitivi non sono neppure capaci di gestire il governo nazionale (emblematica la presenza dei tecnici nell’attuale governo presieduto da Monti).

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Un’altra bomba ha fatto strage di cristiani in Nigeria. Non va meglio in altri Paesi islamici, dove la rivoluzione di primavera sembra avere risvegliato le forze sopite degli integralisti.

Non va meglio d’altronde neanche in certi Paesi di religione Hinduista, primo fra tutti l’India,  in cui i cristiani non possono più manifestare liberamente la loro fede religiosa. Strano a dirsi ma anche in Paesi come  la Colombia, il Messico, il Nicaragua, il Brasile e le Filippine (oltre al Pakistan, al Sud Sudan, al Congo, al Burundi; ma lì c’è la scriminante della religione ufficiale islamica che se non giustifica certo, aiuta comunque a capire),  si sono avute, negli ultimi anni, numerose morti violente per ragioni religiose che hanno visto la morte di fedeli cristiani.

L’unica loro colpa é quella di amare la Croce di Cristo.

Noi siamo fortunati di potere amare Cristo, di potere manifestare la religione cristiana, senza paura, ricevendone gioia, serenità, solidarietà.

Certo dietro questa apparente fortuna c’é il sangue versato nei millenni scorsi dai Martiri cristianni, da Santo Stefano in poi.

Occorre anche dire che noi, in Italia e i tutto l’Occidente, abbiamo anche  la libertà di non osservare alcuna religione. E anche questa é una grande conquista.

Buona Pasqua a tutti.

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Salmi 60-61-62
Prece d’un esiliato, Fiducia in Dio e Sete di Dio
I
Signore, Tu ascoltami quando grido;
sii attento, o Dio,  alla mia preghiera!
Nell’odio e la violenza   non confido:
per me sei rifugio, da mane a sera;
T’ invoco ora e sempre da ogni lido,
l’anima mia in Te riposa e spera
in Dio che ci ha dato l’eredità,
compendio di chi teme il nome Suo!
[Lo guardino grazia e fedeltà.]
II
La Tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la Tua lode,
come l’anima mia che inaridita
T’anela, terra riarsa che corrode,
mi sazierò come a mensa imbandita
con la mia bocca gioiosa che gode
lodandoTi all’ombra delle Tue ali!
Nel Signore  è la  salvezza e la  gloria
[rifugio e difesa che sempre vali.]

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Molti osservatori, tra i più acuti ed attenti, rilevano come ormai, anche le feste religiose più importanti, non siano altro che uno sfoggio di consumismo frettoloso e vorace, che seppellisce sotto un cumulo di acquisti, spesso inutili e sovrabbondanti, il senso più autentico dei vaori e dellla spiritualità che a quelle feste sono collegati.

Il senso più autentico e profondo della Pasqua, lo abbiamo perso da un lato nel consumismo becero e materialista dei nostri giorni, dall’altro nella disillusione e nella delusione ravvisabile nella condotta di un clero che la storia, sin dai banchi di scuola, ha protocollato come corrotto, materialista, farisaico, sfruttatore, opportunista, ingannatore, depositario di un retaggio di superstizioni inculcate e perpetuate nel volgo per fini di gestione del potere; riuscendo così ad appannare la spiritualità più genuina e verace, che nella Pasqua di Resurrezione trova il suo apice di Verità.

In questo percorso plurisecolare (quand’anche non addirittura plurimillinerio, se non ci limitassimo a datare l’annacquamento del Verbo originario da parte dei discendenti di Pietro, a far data  da Bonifacio VIII sino alla caduta del potere temporale di Roma) si é cercato, senza successo, di colmare il vuoto di spiritualità prima con la meteora del secolo dei Lumi (che più che una stella, oggi, sembra essere stato un enorme buco nero), poi con le dottrine orientali e le nuove filosofie; infine con le varie “new ages” e “new waves” di importazione anglo-americana,  che hanno condotto l’uomo sull’orlo del baratro esistenziale,  anche aa causa dell’abuso di sostanze stupefacenti e alcoliche (qualcuno ci aggiunge anche gli antidepressivi e le merci consumate per dimenticare, senza alcuna reale utilità economica, il c.d. consumismo elevato a sistema, pilastro della civiltà).

La barca del Cristianesimo,  sballottata ed ammaccata da simili marosi, é stata parzialmente rimessa nella giusta rotta, dagli ultimi Papi (direi, quantomeno  da Leone XIII, il grande fondatore della Dottrina Sociale Cattolica,  in poi).

Certo non basta. In un momento in cui crollano i valori temporali (lo Stato e tutto il suo apparato in mano ai partiti ladroni e predatori; la Finanza dominata da avvoltoi senza scrupoli, veri e propri accaparratori di ricchezza, creatori del nulla, ma predoni del lavoro altrui; la Telecrazia che trasmette messaggi senza costrutto, disvalori sotto mentite spoglie, insegnamenti senza base e senza storia), ci vorrebbe una Chiesa capace di smascherare i suoi stessi falsi profeti (quelli che si annidano numerosi in Vaticano, ancora travisati dietro formule stantie, che elevano tuttora fumi di incenso dietro ai quali celano le loro iniquità) e ridare voce e consistenza al messaggio di Gesù Cristo, ai valori autentici del Suo Vangelo: le ricchezze del mondo appartengono a tutti e vanno condivise tra i poveri; le comunità, dalle più piccole alle più grandi, riscoprano il senso del vero, in una dimensione meno materilista e più spirituale; si uniscano tutte le religioni nel nome dell’Unico, Vero, Dio Misericordioso, il Padre degli umili e degli ultimi, il Fratello dei poveri e dei diseredati).

E ciascuno di noi, nel suo piccolo, riscopra e riconosca l’importanza e la prevalenza dello spirito sulla materia.

Buona Pasqua nel Signore a tutti.

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