Archivio Gennaio 2012

SECONDO GIORNO-6.10.1582
POMERIGGIO
(Simone Il Cananeo raggiunge i quattro evangelisti e narra le sue emozioni con Gesù. Marco espone un brano tratto dal suo terzo capitolo, Giovanni la sua versione del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Luca i vv 1-16 del suo cap. 5, Matteo il Disc. Della Montagna)

Simone:

- Mia madre era di Cana
Mio padre dei Giudei,
Di quella casta insana
Che memore dei Maccabei

E di Giuda il Condottiero
Faceva obbligo ai credenti
D’esser dei combattenti
Per rifare ‘l Regno   intero!

Fui Zelote anch’io
Prima che il Nazareno
Di quel regno terreno
Spiegasse che a Dio

Niente gli cale. Segno
Per il popolo ebreo
Di seguire un altro regno.
Io, Simone Cananeo

Ben intesi la lezione.
Così, deposte le armi
L’amore, le preci e i carmi
Furono la tenzone!

Dimenticai mio padre
Ed il mondo suo protervo;
i miei beni diedi a un servo
e presi il nome di mia madre.

Marco

Elezione dei Dodici
VV 13-19

-“ Tu, Simone, ti chiamerai Pïetro;
tu, Giacomo, figlio di Zebedeo
E Giovanni, tuo fratello, dïetro

A noi, con Andrea e Bartolomeo,
Filippo, Tommaso, Simon Zelote,
Matteo, cugini Giacomo e Taddeo,

figli d’Alfeo e Giuda Iscariote
(colui che Lo tradì), vi stabilisco
Qui, sul monte Tabor, con queste note:

‘Andate a predicare. Vi attribuisco
Il potere di cacciare i demòni!
Andate, vi ho scelto e non vi tradisco!’”

Risposta ai malignatori VV 20-30

-“ Come può Satana cacciare Satana?
Se un regno è diviso in sè, questo regno
Non può reggersi; una casa o una tana,

divisa in se stessa, in pietra o di legno,
non può durare, ma sta per finire!
Vi dico in verità, non sarà degno

Dell’ eterno perdono ed a morire
nel peccato senza fine è dannato
chi contro Dio continuerà a mentire

e lo Spirito Santo ha bestemmiato!
E sarà colpevole imperituro!”
Così Gesù, un giorno ha predicato

Ai farisei, che da spirito impuro
Lo dichiaravano esser posseduto.
Questo successe a Nazareth, sicuro!

Non da me, ma da Marco, l’ho saputo!

I parenti di Gesù VV 31-fine

 

Giovanni:

La moltiplicazione dei pani e dei pesci.
1.    Pesci, pani d’orzo e pesci!
Pesci e pani d’orzo!
Chi li compra? Sono freschi!
Chi li compra? E’ senza sforzo!

2.    “Cosa, da mangiare e  bere
Andrea, mio caro discente,
daremo a questa gente
che ci circonda a schiere?”

3.    –“ Vi è solo mio Maestro
un pescatore in erba
che nella cesta serba
poco pane e pesce fresco!”

1.    Ma ai cinquemila intorno
Di certo esso non basta
Che già dal mezzogiorno
Lungi è trascorsa l’asta!”

2.    –“Fateli sedere” disse
Gesù a Filippo e Andrea.
-“Né vi sgomenti la marea!”
Poi i pani benedisse
3.    e i pesci. Quindi lesti
si diedero a  distribuire.
E non fu ‘l vitto a finire!
Infatti dodici cesti

1.    riempirono con quanto
di pani era avanzato
di quel banchetto santo.
E ciascun ebbe pranzato.

2.    –“ Io sono il pane vivo,
chi ne mangia, in eterno
vivrà. Il Padre Superno
mi ha mandato. Non schivo

3.    chi m’accoglie e di carne
mia si ciba. Dal Cielo
son disceso e vi svelo
che né la sete né  fame

1.    avrà più, chi crede in me.
E la Risurrezione
Per volontà di Dio Iavèh
Io porto per dazione!

2.    Colui che di me mangia
E beve, dentro me vivrà,
come io vivo per Abbà,
mio Padre, ed ei sì cangia,

3.    non come quel che gl’antichi
padri un dì nel deserto
ebbero per nutrimento,
finchè non si glorifìchi”.

1.    All’udir queste parole
La gente si partì a metà:
chi lo vedea come il sole,
profeta di gran verità;

2. chi, cieco per ignoranza
o mala fede, la legge
di Mosè e le avite regge
abusava ad oltranza

2.    e non vedean la Luce,
e Chi,  prima di Abramo,
già era. Anzi all’amo,
per recargli fine truce,

1.    i Giudei chieser aiuto;
perché le mani addosso
mettergli avrian voluto,
come un toro verso il rosso!

2.    E avean le pietre pronte,
ma dato che non ancora
era giunta la Sua ora
ascose a lor la fronte!

Luca:
Capitolo 5
Pesca Miracolosa
VV 1-11

Un giorno Gesù, mentre stava in piedi
Presso il lago,  e la folla lo pressava
Verso l’acqua, come bramosi eredi,

ma della Parola di Dio, notava
due barche ormeggiate in riva a quel mare.
La sua ciurma ne era scesa e levava

Le reti. Chiese a Pietro di scostare
La sua barca da terra e vi salì.
Sedutosi, si mise ad ammaestrare

Le folle dalla barca. –“ Getta lì
Le tue reti, poi prendi il mare aperto”-
Disse a Simone che rispose: “Sì”,

non senza averGli detto che era certo
che non vi fosse niente da pescare,
avendo faticato in modo esperto

tutta la notte. Gettatele a mare
sulla Sua parola presero tanti
pesci che rischiavano di sfondare

le reti e chiamarono aiutanti
dall’altra barca, così da riempire
all’inverosimile i due natanti.

Al veder questo Pietro prese a dire,
gettandosi ai suoi piedi: – “Signore,
allontanati da queste mie spire

di peccatore!” un grande stupore
aveva preso lui  e tutti quelli
che avevano visto quel pescatore

miracoloso, compresi i fratelli
Giacomo e Giovanni. Disse Gesù
A Pietro: – “ Non più su questi battelli

Sarai pescatore Simone. Tu
Sarai invece pescatore d’uomini!”
Laciaron tutto e non tornaron più.

Matteo:
- Il Discorso della Montagna

Adattamento della Canzone Petrachersca
Con versi novenari e versi endecasillabi

a. Il Regno dei Cieli sarà
b.  Di quei che son  poveri in spirito.
C.  Beati loro e beati gli afflitti

a. Ognuno dei beati avrà
b. Consolazione, e all’uopo cito:
C.  per la beätitudine anche  i miti;

c.  beati quelli che sfiniti
d. dalla fame e pur dalla sete

d. di giustizïa e d’altre mete,
e. e puri di cuore e beati
e. di misericordia estasiati

D. da Dio;    operai di pace, sarete
f. anche voi beati e chiamati
F. figli di Dio; ed i perseguitati

f. per la giustizia sian beati
g. perché di essi è il Regno dei Cieli;

g. beati voi quando coi teli
h. vi perseguiteranno e mentendo,
I. faranno a voi ogni sorta di stenti

g.  per causa mia e senza peli
h.sulla lingüa, offendendo
I.voi, i vostri amici e parenti!

i.Siate allegri e siate contenti,
l.chè una grande ricompensa

l.avrete nei cieli! Intensa
m.persecuzione hanno subito
m. prima di voi i profeti in sito!

L.Voi siete come  luce immensa;
n.non può restare nascosta una
N.città su un monte; né alcuna

n. lanterna s’accende se è luna
o. piena, ma al buio, per fare

o.luce in casa! A illuminare
p.gli uomini davanti serva
Q.dunque la vostra luce, cosicché

o.vedano il vostro operare
p.in buona lena e non proterva,
Q. a gloria di vostro padre Jahvèh

q.che è nei Cieli! Il sale che
r. condisce la terra siate;

r. ma se il sale, supponete,
s.perdesse il sapore, chi osa
s.pensar che esista un’ altra cosa

R. che possa ridargli il gusto? Vedete
t. che esso sarìa così gettato
T. in terra e da ogni uomo calpestato!

t. Non pensate che io sia  mandato
u. qui per abolire la legge

u..o i profeti; ciascuno vegge
v. che son venuto in verità
Z. no ad abrogare, ma a dar compimento!

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Domenica  mattina La 7 ha mandato in onda un bel film americano  del 1955 dal titolo originale “Love me or leave me” (Amami o lasciami in italiano) diretto da Charles Vidor e magistralmente interpretato da Doris Day e James Cagney.

La pellicola narra la storia vera della cantante Ruth Etting che negli anni venti venne lanciata da un gangster di Chicago, Martin Snyder, che poi  divenne suo marito nel 1922.

Ruth Etting raggiunse l’apice del successo grazie all’appoggio del marito, manager e gangster, dal quale divorziò nel 1937 per sposare un pianista di cui era da sempre innamorata.

Martin Snyder non accettò mai l’abbandono della moglie e in un raptus di gelosia scaricò addosso al rivale la sua rivoltella.

Il pianista si salvò, anche se Martin Snyder, dopo un anno di prigione, fu affidato dalla Corte d’Appello ai servizi sociali.

Nel film Doris Day canta  divinamente numerose canzoni di successo. Il film può definirsi una commedia musicale, proprio grazie al posto che occupano le canzoni.

Naturalmente la storia di Ruth e Martin nel film è romanzata ed il finale è probabilmente edulcorato per fini hollywoodiani. Non di meno la pellicola é abbastanza fedele alla realtà ed è resa splendidamente dalla recitazione dei due grandi attori.

 

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Salmo 46

Dio vincitore

S’acclami Dio con gioia e gran diletto,
sotto i piedi si é messo le nazioni,
perché tremenda è l’ira del Perfetto!
Ascende Dio tra mille acclamazioni,
vanto di Giacobbe Suo prediletto!
Cantate a Dio inni, lodi e canzoni!
Siede in eterno sul Suo trono Santo.
I capi dei popoli son riuniti
[perché Dio può tutto quanto!]

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Se c’è qualcuno che sa, parli!
Dica perché la Madre
è stata strappata al Figlio…
E il fratello al fratello….

E perché bambini senza colpa?
E vecchi senza tempo?
Perché?

Io, li vedo ancora,
in spirito e corpo
fluttuare attraverso i comignoli
e salutarci, con un sorriso pietoso.

Io, odo ancora latrati e voci
che radunano,
spaventano,
disperdono,
recidono legami e affetti
che non vedremo mai più.

Io, sento
la vergogna di essere uomo!
E la paura di vivere e di amare!

Ma perché,
se perfino Gesù Cristo,
dalla Croce,
ci aveva già perdonati!
Perché ? Perché?

Parlate, voi che potete! Voi che sapete!
Parlate!

Io prometto che parlerò…

Per non dimenticare.

Cagliari, 26/27 Gennaio 2001

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                    CAPITOLO QUARTO
Una singolare offerta di lavoro

La domanda cadde così strana, o forse fu il modo in cui la pronunciò, che si avvertì subito un grande imbarazzo, e la domanda fluttuò nell’aria, mulinando nei nostri cervelli, senza che nessuno di noi parlasse.
-“ Cosa potrà mai voler dire,  amarla?” – formulò alfine la mia mente. – “Questi inglesi, spesso, usano i termini con un significato diverso da noi del continente. Certo amare, o comunque voler bene ad un essere come Eva, pieno di problemi per me incomprensibili……..Oh Dio! Se davvero aveva dei sentimenti, come sosteneva Mr Winningoes, si poteva anche provare a volerle bene; seppure un dialogo attraverso quei fogliettini non era sicuramente il massimo………
-“ Cosa vuol significare con ‘amarla’”? – chiese Giorgio interrompendo i miei pensieri.
-    “ Vuol significare che essendo Eva una donna, voi capite, essa dovrebbe, data anche la sua età, anzi potrebbe……”
L’imbarazzo di Mr Winningoes aveva un non so che di comico. Era la prima volta che lo vedevo annaspare in quel modo, perdendo la sua consueta imperturbabilità. Ma fu solo un attimo; l’uomo si riprese ben presto, esclamando con rinnovata enfasi:
-    “ Insomma, ragazzi, volete voi essere i padri della nuova razza che dominerà il mondo?”
Quella nuova domanda mi riportò alla realtà, producendo nel mio animo un effetto dirompente: finalmente lo scenario era chiaro! Ecco cosa davvero frullava nella mente di quel pazzo di Mr Winningoes! Ora tutto combaciava alla perfezione nella mia testa: quel suo strano atteggiamento nei nostri confronti,  insieme ansioso e protettivo; i tests di intelligenza; le analisi bio-mediche; gli aeroporti privati, quella specie di caserma in cui ci trovavamo, il rimpianto verso la madre irlandese e l’odio verso il padre inglese, quelle strani frasi di Eva Seconda sulla nostra simpatia, tutto aveva ora un senso! Diavolo d’un uomo! Lucidità e follia convivevano in lui chissà da quanto tempo! Mi versai un altro po’ di whiskey per concentrarmi al meglio. Volevo capire, anzi, dovevo capire se la sua follia fosse davvero innocua, come avevo pensato sino a quel momento, oppure se aveva visto giusto Giorgio, ed ora ci trovavamo prigionieri di uno scienziato pazzo, con deliri di onnipotenza planetaria!
Incrociai lo sguardo di Giorgio. Non lo avevo mai visto così smarrito e confuso.
-    “ Naturalmente” – riprese l’uomo come se niente fosse – “ soltanto uno di voi sarà il prescelto. Eva non accetterebbe mai di intraprendere un rapporto affettivo con due uomini contemporaneamente. Ciò urterebbe contro i suoi principii morali, capite? D’altro canto” – continuò l’uomo tornando su un tono di voce comprensivo e paternalistico – “ chiunque di voi due possa essere  il prescelto,  resterete ai miei occhi sempre sullo stesso piano, in tutto e per tutto, con gli stessi diritti e gli stessi meriti, siano essi finanziari o di qualsiasi altra natura. Credetemi amici, tra i miei collaboratori avrei trovato tutti disposti, anzi entusiasti, a ricoprire un ruolo così fondamentale nella riuscita dell’impresa. Lo stesso Big Joe avrebbe fatto carte false per avere questo onore.  Ma egli, pur fedele tra i più fidi, più forte e coraggioso tra i molti, ahimè, non è molto sveglio di cervello. Eppoi, non dimenticate che io vi ho scelti perché ho potuto conoscervi come siete, senza che voi sapeste che io fossi lì ad osservarvi e così  sondare il vostro nobile animo. Voi siete quindi i soli che Eva possa accettare”.
Tacque aspettando forse che noi dicessimo qualcosa. Da parte mia ero di nuovo esterrefatto. Avevo appena creduto che tutto mi fosse chiaro, che già mi trovavo di nuovo nel dubbio e nel mistero:  ora sembrava nuovamente il Mr Winningoes di sempre; e poi cosa voleva dire, quando diceva di averci osservato senza essere visto? Quale altro colpo di scena doveva ancora riservarci quell’uomo dalle infinite ed indefinite risorse? Dopo una breve pausa, visto che neanche Giorgio aveva  espresso alcunché riprese:
-    “ Del resto, non anticipiamo i tempi. Attendiamo domani mattina, quando Eva ci comunicherà le sue decisioni. Vi anticipo sin da ora che gradirei la presenza e la collaborazione di entrambi anche dopo di allora e che intendo corrispondere  ad entrambi gli stessi emolumenti. Il prescelto sappia però che non c’è niente di immorale in ciò che egli farà, né per i soldi che riceverà. Egli non farà ciò che materialmente farà, ma agirà per un fine superiore, per uno scopo supremo: la salvezza dell’Umanità. Uniti, amici miei, schiuderemo le frontiere del nuovo mondo. Noi saremo il Gotha del Nuovo Ordine Sociale. Statemi accanto e vi darò tanta gloria e tanti onori da essere i primi uomini della Terra. Il Fato, benigno, ci ha fatti incontrare, perché è nei suoi disegni che noi si guidi assieme il mondo ad una nuova, grande era di pace e di progresso verso l’ignoto ma fiducioso futuro. Potenze del Cielo, a voi oggi mi appello….. perché…….”
Ma Mr Winningoes non riuscì però a concludere il discorso. Stavolta si era accalorato più che mai. Aveva iniziato come al solito in un crescendo di voce, irrigidendosi nella persona; poi puntando il dito indice della mano destra al cielo, al culmine dell’esaltazione, era scattato in piedi, ma si era subito ripiegato su sé stesso in una posizione innaturale, con una smorfia di dolore sul viso. Contraendosi con una mano i muscoli all’altezza del cuore, con l’altra schiacciò il  pulsante di un apparecchio citofonico situato sulla scrivania.

-    “ Mary, le gocce, presto!” – riuscì a dire in un tono rauco e soffocato, sempre con l’altra mano sul cuore.
Si drizzò quindi lentamente, con precauzione e con palese dolore, puntellandosi con la mano libera su un bracciolo della sua poltrona di legno.
Io fui, in quei frangenti, preda del panico più assoluto. Non sapevo davvero cosa fare. Pensai di dargli dell’whiskey, ma ebbi paura di peggiorare le cose.
Giorgio gli si approssimò, chiedendogli se poteva aiutarlo. Ci guardò con uno sguardo carico di mitezza e di dolce riconoscenza. Riuscì soltanto a mormorare stentatamente:
-    “ No, grazie, amici miei. Non è niente, è solo……….”
Ma neppure stavolta finì la frase. Miss Goodhealth irruppe nella stanza, seguita da un Big Joe stranamente serio e preoccupato. Miss Goodhealth aveva un bicchiere in mano ed aiutò il poveruomo a berne il contenuto, tenendogli amorevolmente una mano dietro la nuca. Durante questa operazione gli occhi gelidi della donna si puntarono fiammeggianti e accusatori su di noi, come se in noi essa identificasse la causa unica dell’improvviso malessere occorso al suo padrone. L’uomo parve peraltro riprendersi subito. Accennò anche a parlare, ma Miss Goodhealth gli impose con gentilezza il silenzio, raccomandandogli di non fare alcuno sforzo e, fatto un cenno a Big Joe, lo sostennero da entrambe le ascelle accompagnandolo verso la porta. L’uomo si fece guidare docilmente e prima di sparire al di là dell’uscita, voltò il capo verso di noi, dicendoci:
-    “ Riflettete sulla mia proposta, ragazzi. Ci vediamo domani. Vogliate scusarmi, ora.”
Poi, dal corridoio, lo sentimmo ancora mormorare che si sentiva meglio, decisamente meglio.
Dopo un po’ di tempo riapparve Big Joe, sempre con quell’inconsueta espressione seria e preoccupata.
-    “ Lord Winningoes vi manda a dire di scusarlo vivamente. Avrebbe voluto accompagnarvi in città, questa sera, ma è troppo stanco. Mi ha consigliato di proporvi, per dopo cena, la proiezione di un film a vostra scelta. Sarò io stesso l’operatore. A meno che non vogliate che vi accompagni io, in città.”
Pronunciò quest’ultima frase come se invece di andare in città, ci avesse proposto di andare all’inferno. Optammo per il film, anche perché così avremmo potuto star soli, Giorgio ed io, e decidere sul da farsi.
A cena, un Big Joe tetro e taciturno ci informò laconicamente che Mr Winningoes stava meglio e che dormiva. Per il resto della cena, ci osservò con degli occhi spenti, rispondendo alquanto evasivamente alle nostre domande, quali, ad esempio, “da quanto tempo conoscesse Mr Winningoes”;  “chi avesse costruito quei sotterranei dove ci trovavamo”; “se anch’egli fosse irlandese”; alla fine ci stancammo di non ottenere mai risposte adeguate e lasciammo perdere ogni tentativo di conversazione. Solo una volta rispose volentieri alla domanda di Giorgio che gli chiedeva per quale ragione, quel giorno a Londra, nel cantiere della Winpey Enterprise, se ne fosse uscito con quella strana espressione, quando Mr Winningoes (sotto le spoglie di Mr Jocking) ci aveva indirizzati all’Agenzia Gehenna Geld. Giorgio dovette ricordare a Big Joe che, in quell’occasione, aveva esclamato: “Il boia di Gehenna Geld vincerà ancora una volta”.
Si mostrò alquanto sorpreso che Giorgio ricordasse un simile episodio di cui, con malcelata soddisfazione, seppe comunque prontamente spiegare il significato. Disse che il boia di Gehenna Geld era lui stesso e che così lo aveva soprannominato il suo padrone, dato che aveva preso l’abitudine, nei periodi di ozio a Gehenna Geld, di costruire, per suo esclusivo diletto, delle piccole bare in legno. Avendogli il suo padrone comunicato, che proprio in quel giorno due giovani, da lui lungamente attesi, sarebbero giunti al cantiere e che finalmente avrebbero dovuto dare il via all’operazione “Queen Eve the Second” , lui, Big Joe, gli aveva chiesto il permesso,  qualora  fosse stato vero, di potere iniziare a costruire la sua bara, di dimensioni naturali, come da tempo desiderava compiacergli, e avendo Lord Winningoes acconsentito alla scaramantica scommessa, da quel grande sportivo che era, vedendoci andare verso l’Agenzia indicataci, Big Joe, con quella espressione, aveva voluto ricordare al suo padrone la promessa ricevuta, cioè che egli avrebbe avuto l’onore di cominciare a costruire la sua bara, per quando sarebbe stata necessaria.
La domanda di Giorgio gli era piaciuta così tanto, che Big Joe seguitò nella descrizione, minuziosa sin nei minimi particolari, di una splendida bara, sontuosa e robusta dimora per l’eternità, come la definì con compiaciuta enfasi, degna di un Lord quale il suo padrone era.
Io, dal canto mio, mentre lui parlava, senza farmene accorgere,   sotto il tavolo feci tutti gli scongiuri di rito, incluso  il tocco del ferro per l’Italia, quello del legno secondo l’usanza inglese e altri tocchi che non è il caso di menzionare qui.
Razza di menagramo porta sventure: ma com’era possibile avere per “hobby” di costruire bare, in miniatura ed anche di dimensioni naturali? Giorgio lo seguiva malvolentieri, lanciandomi degli sguardi disperati, non scevri, tuttavia, di un loro lato comico. E poco ci mancò che non ci sottoponesse un bozzetto della “extra-lussuosa” bara di Lord Winningoes.
Poi, come detto, tacque, per tutta la durata del pasto.
Dopo cena ci accompagnò nella saletta di proiezione. Mentre Giorgio andava in archivio per scegliere la pellicola, io scelsi una poltroncina a metà circa della piccola saletta. Giorgio ritornò poco dopo e, nel sedersi al mio fianco, mi informò, in tono misterioso,  che aveva scelto un film di Stanley Kubrik, in lingua originale,  che era sicuramente in argomento, senza che io riuscissi a farmi dire il titolo esatto. Ma vuoi per la stanchezza, vuoi per il ronzio della macchina di proiezione alle mie spalle, complice la comoda poltroncina dal soffice schienale, io non seppi mai quel titolo, né ho ricordi nitidi del film, se si eccettuano alcuni passaggi della sua colonna sonora, che furono un bel viatico verso le braccia di Morfeo.
Giorgio mi svegliò soltanto alla fine della proiezione. Big Joe chiese, più a Giorgio che a me, se desiderassimo vedere qualche altro film. Eravamo stanchi e gli chiedemmo di mostrarci il nostro alloggio per la notte.
Lo fece prontamente, accompagnandoci in una immensa camerata che conteneva circa una quarantina di letti a castello, disposti in due file, addossate alle pareti più lunghe.
Ne scegliemmo due al lato opposto dell’ingresso e presto fummo soli.
-“ Ma che razza di posto è questo? Sembra una caserma, eh Gio’?” – feci a Giorgio, che con la punta delle dita saggiava la consistenza del materasso della sua branda.
-    “ Potrebbe anche essere un collegio”- rispose lui, stendendosi sul letto, coi piedi uniti sul tubo di ferro del  telaio.
-    “ Sì, un collegio con un ufficio ‘Headquarter’ che, se non sbaglio, vuol dire ‘Quartier Generale’!!!”
-    “ Embe? Non sei mai stato un boy-scout, tu?”- ribatté Giorgio in tono polemico, col suo solito spirito di contraddizione.
-    “Eh già! Sta a vedere che questo Winningoes vuol liberare l’Irlanda dal giogo degli Inglesi, come dice lui, con un esercito di boy-scouts!”
-    “ Perché, vorresti forse dire che questo è il Quartier Generale….?”
Non terminò neppure la frase. Con uno scatto si mise a sedere, puntandomi gli occhi in faccia.
-    “ E che altro sennò?” – dissi io in tono indifferente,  continuando ad armeggiare con le mie cartine e il mio tabacco per farmi una sigaretta.
Si prese, per un lungo attimo,  la testa tra le mani, pensieroso, e dopo  avermi chiesto le cartine e il tabacco, disse:
-“ A questo punto non so cosa pensare. Questa è una gabbia di matti. Non mi meraviglierei      se questo fosse davvero  il centro operativo dell’esercito della futura razza che questo folle di Mr Winningoes vorrebbe creare con il nostro aiuto!”
-    “ Ma non crederai davvero che quella Eva Seconda possa creare ‘creature a sé simiglianti’, come dice Winningoes?”
-    “ Io posso anche non crederci, ma lui ci crede. Eccome! E addirittura vorrebbe che noi, anzi, uno di noi, la montasse proprio con quello scopo!”
-    “ Ah, Gio’, perché non gli proponiamo di farci montare a miss Goodhealth? A quella sì, glieli farei fare i bambini, belli e forti!”
Giorgio controllò a malapena un sorriso, a quella mia uscita divertita.
-“ Tu scherzi sempre! Ma non  ti rendi conto che siamo in un pasticcio? Quest’uomo ha speso una vita intera in questo assurdo progetto, e chissà quanti soldi c’ha messo! Che cosa gli diciamo noi, adesso?”
-    “ Diciamogli che siamo due finocchi!” – feci io, alzandomi e mimando una posa effeminata.
-    “ Sì, col cavolo! Gli dovresti spiegare che cosa andavi a fare in camera con quella francesina, e per quale motivo rincorrevi donne di mezza Europa per tutta Londra! Ti sei già dimenticato che ci ha seguito, sotto mentite spoglie, sin dal giorno che ci siamo conosciuti, in quel baretto di Leicester Square?”
Con questo Giorgio non si riusciva proprio a scherzare, accidenti a lui!
-“ Ma lo sai che ad un certo momento ho anche pensato che questo Mr Winningoes del cacchio potesse essere una checca!? E invece, quel  modo di guardarmi strano, era per valutare se sarei stato capace di far godere la sua Eva!”- Scoppiai a ridere, un po’ nervosamente, ricordando certi strani guardi indagatori di Mr Winningoes ai quali non ero riuscito ad attribuire un significato coerente.
-“ L’avevo pensato anch’io, sai?”- , disse Giorgio, finalmente ridendo un po’ – “ Ma mai e poi mai, avrei pensato che si trattasse di un affare del genere. Fare l’amore con un robot! Ma come si può….?”
-“ Shhhhh! Non chiamare robot la mia Eva, per favore! – ,  dissi io, scimmiottando Mr Winningoes. E poi, più seriamente, aggiunsi: – “ Io, quasi, quasi, accetterei! Tanto chi se ne frega! Ti ricordi quando, a Londra, con la paura che ci finissero i  soldi, avevamo pensato di fare i gigolò al Cafè Paris,  agganciando  due vecchie cornacchie ricche sfondate? Non sarebbe la stessa cosa,  ora?”
-    “ No che non è lo stesso! Almeno quelle, anche se vecchie cornacchie, come dici tu, sarebbero state donne in carne ed ossa. Ma qui, invece, è diverso! Eppoi, non c’è scopo. Sarebbe soltanto per i soldi, e …..quel coso…..insomma… Eva o come diavolo si chiama lei, non troverebbe nemmeno piacere!”
-    “ E chi te lo dice? L’hai vista anche tu camminare! E ci ha parlato, anche se a modo suo. Eppoi lo scopo c’è: ti sembra cosa da poco dare una speranza a Mr Winningoes? Fargli capire che noi crediamo in lui e nelle sue strampalate teorie?”
-    “ E se invece Mr Winningoes fosse un guardone? O un regista alla ricerca di soggetti originali? O magari vuole utilizzare il nostro sperma per dei secondi fini: hai mai sentito parlare di inseminazione artificiale?”
-    “ Macchè! Non volare con la fantasia, ah Giò! Se volesse solo dello sperma, sai quanto ne trova, coi soldi che ha? Non mi hai parlato proprio tu di Banche del seme? No, Giorgio, dai retta a me! Quest’uomo è semplicemente suonato come una campana! Ma non lo hai capito ancora? E’ fuori di testa! Completamente. Mi fa anche pena, se vuoi proprio saperlo. E’ talmente convinto, poveretto! Ci ha perfino detto che Eva Seconda non potrebbe mai accettare di avere due amanti alla volta! Figuriamoci se con queste remore morali, uno così può pensare all’inseminazione ed ai bimbi in provetta.
-    “ Sì, poi mi spieghi la differenza tra un bimbo in provetta e un bimbo dentro i marchingegni dell’apparato sessuale di questa diavola di Eva! Magari ha davvero un laboratorio per la fecondazione artificiale…..
-    “ Ma, dai, Giorgio! L’hai sentito anche tu! Lui vuole un fidanzato in carne ed ossa! Anzi, è lei che lo vuole………
-    “ Il fatto è che domani, comunque sia, quell’uomo ci aspetta per una risposta. Che gli diciamo?”
-    “ Ma non farti problemi più del dovuto! Aspettiamo domani e si vedrà! Se ci gira storto, lo mandiamo a fare in culo, lui, la superazza e il nuovo mondo del supercacchio! Se ha speso un sacco di soldi e la sua vita intera in questo progetto, son cavoli suoi! Peggio per lui che è stronzo! Se invece decidessimo di restare, vedrai com’è contento! Ci coprirà d’oro, te lo dico io!”
-    “ Sì, eccome no?!?! Ti vorrò vedere, chiedendogli soldi, quando si sarà reso conto che Eva Seconda non fa figli. Sai mai come può reagire, uno così! Quello è capacissimo di fare costruire due bare, a nostra misura, da quell’altro pazzo esaltato di Big Joe!”
-    “ Ma che bare e bare! “ -  lo contestai io, toccando ancora ferro! – “ Che colpa ne avrei, io, se Eva Seconda non fa figli? E’ più probabile che tra i due, chi ha  qualcosa che non va,  sia lei; qualcosa da ritoccare, da modificare, da cambiare, da perfezionare! E intanto intaschiamo le provvigioni o i compensi, o come cavolo li ha chiamati  lui i soldi che ci deve sganciare! E lo assistiamo anche moralmente! Non ti pare?”
Il mio appassionato discorso non lo convinse certo, ma quantomeno gli diede più di uno spunto per riflettere. Borbottò qualcosa sulla morale, più tra sé che al mio indirizzo. Quindi tacque,  stendendosi sul letto e socchiudendo gli occhi.

Ah, benedetto Giorgio! Quanti carri innanzi ai buoi, ostruivano il libero corso della sua vita! Con quanti e quali problemi, si masturbava il cervello, alla ricerca di verità inesistenti! Meglio vivere alla giornata! Strano a credersi, ma proprio lui mi aveva detto, qualche tempo prima, che noi viviamo la nostra vita, momento per momento, con la morte che ci cammina al fianco. Basta che ci giriamo di scatto, alla nostra sinistra, e possiamo scorgerne l’ombra, tranquilla e paziente, ma pronta a ghermirci, quando sarà finito il nostro tempo terreno. Giorgio me ne aveva parlato a proposito di quei suoi studi esoterici e, probabilmente, in quel contesto andavano rettamente inquadrati. Io capii soltanto che nella vita non c’è tempo per indulgenze di nessun tipo, e che all’improvviso, potremmo anche non essere più di casa, sulla terra. Tanto valeva, quindi, sicuramente un’intuizione spicciola e magari scontata, la mia, ma mi resi conto di persona di quanto fosse difficile porla in pratica. Quanto alla morale, non ne avevo mai studiata molta, di quella che si insegna nelle scuole, perlomeno. Certo avevo le mie convinzioni. Pensai che sarebbe stato immorale rifiutare  quell’opportunità di lavoro e di esperienza che la sorte ci offriva; e ancor più immorale sarebbe stato disilludere quel povero, vecchio pazzo di Winningoes. Ma poi era veramente pazzo quell’incredibile persona? O eravamo noi i pazzi, a precluderci degli orizzonti, solo apparentemente impossibili?  Non sarebbe stato meglio non pensarci più di tanto, e dedicarsi con intensità e attenzione all’immediato quotidiano? Chi è più pazzo di colui che si ritiene savio? Forse trovai nel sonno le risposte che più cercavo.

…continua…

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Salmo 45
Dio è con noi!

Tremano i monti nel fondo del mare,
ma la santa dimora del Signore,
ove Egli sta, non potrà vacillare!
Barcollarono i regni con clamore!
Venite voi popoli ad ammirare
del fuoco crepitante il gran bagliore,
che bruciando l’armi, frena la guerra!
Il nostro rifugio è il Dio di Giacobbe
[eccelso sulla terra!]

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Il 23 ottobre 2011 era stato Alessandro a recarsi a Giardini Naxos per il ritiro del premio da me vinto nell’ambito di un concorso organizzato dall’Accademia Internazionale Il Convivio.

Poi è stata Maria Teresa che ha portato qui in Sardegna la bella coppa dorata che la Giuria del concorso ha inteso assegnarmi come riconoscimento e Segnalazione di Merito per la mia silloge poetica “Storie di uomini”.

Non è stata un’impresa da poco se si considera che la mia amica ha dovuto perfino superare  lo sbarramento dei presidi posti in essere dal movimento degli “indignados” siciliani ( movimento dei forconi e autotrasportatori).

Grazia Maria Teresa per la tua infinita cortesia.

Questa Coppa è dedicata anche a te e a tuo genero Alessandro che mi avete sostenuto nell’impresa di avere in casa il premio tanto atteso per quei versi da me scritti negli anni della mia solitudine e negli anni che son venuti dopo.

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Secondo Giorno- 6.10.1582

MATTINO

(Giovanni ricorda il suo primo incontro con Gesù, rimandando al pomeriggio il Suo primo miracolo e la guarigione del figlio del funzionario regio; Luca parla del precursore Giovanni Battista; del Battesimo; Marco racconta come Gesù scelse i primi Apostoli e dopo aver concluso il primo capitolo, sviluppa interamente il suo secondo capitolo; Matteo infine narra le tentazioni di Gesù)

Luca: Bene, adesso che ne sappiamo un po’ di più sulla giovinezza del Maestro possiamo andare avanti! Come prosegue la nostra storia?

Giovanni: Adesso si entra nel vivo del Suo ministero!!!

Marco: E quindi?

Matteo: Quindi occorre presentare il Precursore, cioè Giovanni Il Battista, grande profeta d’Israele e parente anche lui di Gesù per il tramite di sua madre Elisabetta, cugina di Maria Santissima!

Giovanni: Quanti cari ricordi, amici! Come sicuramente sapete già fu proprio mentre seguivo Il Battista che conobbi Gesù! Mi piacque all’istante…. Ma questo fa già parte della mia storia di oggi!

Luca: Ed io parlerò del Battista!

Matteo: Scusate, ma sbaglio, o doveva venire qualcuno, qui da noi?

Marco: Beh, effettivamente, secondo quanto mi dissero ieri i cugini di Gesù sarebbe dovuto giungere qui di primo mattino…sarà stato trattenuto a Firenze, lì, allo Studio Fiorentino….

Luca: Allo Studio Fiorentino del Palazzo Ducale? Marco: Certamente! A Firenze lo Studio Fiorentino è sol quello!

Giovanni: Punta in alto, il nostro Simone!

Marco: Sicuro! E lo può fare! D’altronde è lì che insegna adesso il nostro Termisto Marateo!

Luca: Il buon Lodovico prese il posto di Francesco Redi!

Matteo: Sentite! Spiegatemi bene cosa sta accadendo! Non è che la presenza di Simone al Palazzo Granducale ha a che fare con la sua collaborazione alla nostra impresa!

Giovanni: “Giovanni Evangelista

Son chiamato, ma per Gesù

Luce della Sua vista

Ero. E Lui, per me, lo fu.

Era dolce nei tratti

E mansueto nei gesti!

Dai movimenti lesti

E gli occhi mai distratti!

Piuttosto in certe fasi

Gli coglievi nello sguardo

Un’assenza o un dardo

A seconda dei casi.

Ma era un lampo fugace

Che tosto ritornava

Serena quella pace

Che lo caratterizzava.

Avere Gesù accanto

Per me significava gioia!

E se lontano da Lui noia,

Quando non anche pianto.

Mi piacque sull’istante

Quel dì che il Testimone,

Con profonda decisione,

Ce lo indicò distante.

Avvenne nel Giordano,

Alle quattro d’una sera,

ed io come chi spera

lo seguii mano a mano.

E quando Egli ci chiese:

“Cosa e chi cercate?”

Il cuore Lui mi prese

Rabbì, Signore e Vate.

Luca: L’anno settecentottanta da quando

A Roma, Romolo avea tracciato

Il primo solco, mentre governando

Stava nella giudea Ponzio Pilato

In vece di Tiberio Imperatore

E il regno già Asmoneo era smembrato

Dopo la tirannia dell’oppressore

Erode Il Grande, da Cesare ai tre

figli superstiti del genitore,

con Caifa e Anna sacerdoti che

comandavano il Sinedrio, discese

con la Sua Santa parola Jahwèh

sopra Il Battista che, senza pretese,

viveva nel deserto e se ne andava

per tutta la regione del paese

attorno al Giordano, e predicava

un battesimo di conversione

per il perdono dei peccati; stava

già scritta infatti questa previsione

negli oracoli del saggio Isaia:

‘ voce di uno che grida in zone

Desertiche; preparate la via Del Signore drizzando i suoi sentieri. Ogni burrone sia riempito e sia abbassato ogni monte e ciò che ieri Era tortuoso sia oggi drizzato E in ogni luogo impervio e nei poderi Ed ogni colle sia pure spianato! Ogni uomo sarà salvo per Dio!’ II Da tutta la Giudea e dall’Eufrate persino, accorrevano e confessando i peccati e le colpe lor passate da lui eran battezzati. Notando però il Battista molti Farisei e Sadducei, che andava battezzando li apostrofò dicendo: “Quali dei sperate di ingannare? Non il Dio di Abramo, alla cui ira, neanche nei vostri nidi di vipera, rinvio troverete! Fate or dunque frutti degni di conversione e cuore pio! E non sognate di dire ‘siam tutti Figli di Abramo’, perché il Signore, dai sassi di questi torrenti asciutti, può far nascere germogli e vigore quanto ne hanno in corpo i figli di Abramo! Pronta è la scure del disboscatore Alla radice degli alberi: gramo Destino attende, al fuoco ardente avvezzo A distruggere ogni albero e ramo Che non porti frutto! Io vi battezzo Con acqua per la conversione, ma Chi viene dopo di me, per mezzo Del Santo Spirito battezzerà: Egli è più potente di me, ed io Di Lui mi sento indegno! Pulirà E ammasserà il grano nel granaio, ma brucerà la pula al fuoco eterno!” Battesimo di Gesù -“ In te Io mi sono assai compiaciuto! Sei proprio tu il mio figlio prediletto!” E prima che il rito fosse compiuto Lo Spirito discese sull’Eletto, Colombiforme, dal ciëlo aperto! Come Isaia aveva già predetto, – “Voce di uno che grida nel deserto: È il Messaggero che spiana la via A Colui che primazia ha nel merto su qualsivoglia umano e chicchessia!-“ Così Giovan Battista nel Giordano, tutti coloro che dalla Giudìa, da Gerusalemme e da più lontano Ivi accorrevano, li battezzava! E, anche se può apparire strano Poichè dinanzi a Lui per certo stava, ei battezzò umile e senza vanto Gesù, Il Quale non con ciò che lava Battezzerà, ma con Spirito Santo! Lo Istesso che per ben quaranta giorni Lo spinse nel deserto al fin del Canto!

Marco: Seguitemi, vi farò diventare Pescatori di uömini” Gesù Disse ad Andrea e Simone, che in mare Le reti gettavano e ancor più giù, sempre lungo il gran mar di Galilea, vide anche Giacomo e Giovanni. –“Su”- disse – “venite, stirpe Zebedea!” E tutti lo seguirono lasciando reti alla barca e barca alla marea! Intanto Gesù iva predicando Il Vangelo di Dio e sì diceva: “Il Regno di Dio ora sta arrivando, convertitevi!” E questo accadeva dopo che Giovanni, il decapitando cugino di Gesù, fosse arrestato.

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Parla bene chi testimonia con le azioni, ciò che annuncia con la bocca.

I poveri in spirito sono il popolo di Dio. Staccati dalle cose terrestri, nelle altezze della povertà, essi contemplano il figlio di Dio nei misteri della sua vita e nella gloria del cielo. I mondani, che hanno fede solo di parole, e ripongono la speranza in se stessi e nelle loro cose, e si appoggiano unicamente sull’uomo, sono ingordi di cose terrestri e puzzano di mondo.

L’accumulatore di ricchezze è più povero dei poveri, perchè non è padrone di se stesso: é il denaro il suo signore; sembra un pssessore, in realtà è proprietà del danaro. Chi non é mai sazio, seppure diventi padrone del mondo, é un mendico; non é povero colui che si accontenta di quello che ha.

Quanto più l’uomo allarga i suoi possessi, tanto più si limita, perché perde la sua libertà. La smania delle ricchezze lo rende schiavo e, facendosi servo di esse, si immeschinisce. Infelice chi è più piccolo delle cose che possiede.

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CAPITOLO TERZO
La struttura di Eva Seconda

“Innanzitutto vi dirò che l’ho chiamata Eva Seconda per distinguerla dall’altra stupenda Eva che rallegrò in passato i miei giorni: la giovane moglie del mio Adam, di cui ho già avuto modo di parlarvi. Esse, certamente, sono alquanto diverse, me ne rendo conto, ma le lega un unico filo logico: il ruolo di progenitrici della nuova umanità, cui entrambe sono state predestinate.
Come vi accennavo ieri a Heavengate, Eva nasce nel momento in cui i miei studi sulla computeristica e sulla biogenetica giungono al culmine. Essa unisce in sé le qualità di precisione e di perfezione proprie dei computers a quelle di sensibilità e di amore proprie degli esseri viventi.
Per non annoiarvi cercherò di spiegarvi brevemente i principii su cui si basa la vita di questa futura madre del mondo.
Il funzionamento dei computers, allo stadio di sviluppo tecnologico attuale, è basato su tre componenti fondamentali. Nella terminologia scientifica esse sono: Input/Output, la Central Processing Unit e la Memoria.
Tali sono, dicevo, le componenti essenziali delle attuali quinte generazioni di computers. Vi sarà altrettanto noto come l’Input/Output son sia altro che il sistema attraverso il quale essi possono comunicare con l’esterno; o meglio sarebbe dire che noi possiamo interagire con i computers grazie al sistema input/output.
La CPU è, per così dire, la mente del calcolatore, la parte cioè, che elabora i dati condensati nella Memoria centrale. Ebbene, tralasciando , per brevità e semplicità,  le altre parti secondarie, possiamo affermare che anche la vita di Eva Seconda è basata su questi principii. Soltanto che Eva è parecchie generazioni oltre gli attuali calcolatori elettronici. Io ho battezzato la sua generazione, di cui per ora esse è l’unica rappresentante, la Decima Generazione.
L’input, come vi ho fatto notare stamattina, non è una tastiera, ma un sofisticato apparecchio di ricezione audiofonica che si basa sulla frequenza delle onde sonore che, come saprete, variano da idioma a idioma. Eva è dotata di due distinti sottosistemi: uno per la ricezione e la elaborazione della lingua  Gaelica e l’altro, analogo, per la lingua inglese.
Eva, inoltre, ha un sofisticato sistema di rilevamento radio e di misurazione delle distanze costituito da un’apparecchiatura che, utilizzando le onde elettromagnetiche, è in grado di determinare  la posizione , la direzione e la velocità degli oggetti e delle persone che le stanno attorno, da quelli più piccoli, come una formica o una piccola biglia di vetro, a quelli più grandi. Questo sistema RADAR, che peraltro agisce in base ai noti principii, presenta però la peculiarità di utilizzare dei tubi a microonde diffusi capillarmente su tutto il corpo.
Per quanto riguarda l’Output, per adesso, Eva è dotata di una microstampante ad aghi che risponde in base agli impulsi che arrivano dall’esterno tramite l’interazione tra la Memoria Centrale e la CPU. Il sistema, nel suo insieme, è collegato alla Memoria Centrale che è forse la componente che più si accosta, per il suo grado di evoluzione tecnologica, alle attuali macchine computerizzate. Possiamo definirla, per metafora, come  uno schedario dove sono raccolti tutti i dati e le conoscenze in mio possesso che io ho, per l’appunto, trasmesse ad Eva. Per vostra informazione sappiate che la Memoria di Eva equivale a 2 alla ventesima kilogigabites sfruttata, al momento, soltanto in parte.
Ma la componente che maggiormente contraddistingue la mia Eva è la CPU. Là io sono riuscito a condensare l’elettronica e la biologia, la materia e lo spirito, le reazioni chimiche e fisiche, la cui simbiotica coesistenza caratterizzano il funzionamento di ogni essere umano.
La CPU,  in Eva, non si limita ad eseguire e controllare le operazioni che la memoria svolge. Essa non è infatti formata dai classici microprocessori al silicio, come ogni altro computer costruito sinora, ma è composta da “biochips” di mia invenzione, cioè da molecole organiche, da cellule intelligenti e sensibili. Questa sua caratteristica peculiare rende Eva un essere appartenente di diritto al regno animale, non più una fredda macchina calcolatrice. Di conseguenza il “cervello” di Eva può rielaborare, sviluppare ed ampliare le nozioni contenute nella sua memoria e può farlo con una elasticità mentale che solo gli esseri umani possiedono. Inoltre essa ne sa ricavare le necessarie emozioni e le  implicazioni sociali e morali che certe deduzioni e certe scelte comportano. Devo dirvi, per concludere, che ho collegato all’apparato bio-chimico generale di Eva, un mini laboratorio capace di ospitare uno o più  ovuli precedentemente impiantati e di rilasciarli in un periodo prestabilito, a frequenza ciclica, cadenzata sulle fasi lunari, in modo da stabilire per lei un ciclo di fertilità naturale.
Come spero avrete già intuito, questi ovuli sono perfettamente idonei ad essere fecondati, con metodi naturali, per formare un embrione umano.
Il mini laboratorio riproduce in effetti le caratteristiche, sia in termini morfologici, sia in termini di ambiente e temperatura, dell’utero femminile ed ha un collegamento diretto con il suo apparato genitale.  E proprio in occasione del ciclo di ovulazione, Eva, per come è strutturata, come d’altronde succede per tutte le femmine della specie umana normodotate, sente una forte attrazione verso il  maschio  della stessa specie, anche se l’educazione che io le ho trasmesso, ovviamente, non le consentirebbe   di accettare un   congiungimento di carattere carnale con un qualsiasi rappresentante della specie, come vi spiegherò più approfonditamente quando verrà il momento. L’unico limite di Eva, al momento presente,  “- si avviò a concludere Mr Winningoes, non senza che io cogliessi, nella descrizione di  questi dettagli così intimi, un certo tono di imbarazzo – “ è costituito dal fatto che essa, pur essendo in grado, come già detto di concepire al suo interno un embrione umano,  non è in grado però di accompagnare il suo sviluppo. Questa è la ragione per cui  l’embrione concepito da Eva dovrà essere prontamente trasferito in altro ambiente naturale, più idoneo e sicuro per il suo sviluppo.
Io non so se voi, amici miei, “- sembrò voler tagliare corto il nostro ospite- “ mi abbiate seguito in questa breve esposizione dei principii generali di base della vita di Eva Seconda.
Era importante, anzi è importante per me che voi sappiate che niente è stato lasciato al caso.
Come progenitrice della nuova razza dominante Eva doveva nascere senza difetti, senza pecche morali, integerrima, incorruttibile, al di sopra di ogni umana debolezza. Ed in ciò, io sono riuscito. Posso assicurarvi che Eva è un essere umano, ma solo nei pregi, perché io ho superato per lei l’antinomia tra bene e male e tutte le altre contraddizioni e contrapposizioni che l’umanità  ha manifestato sin dalla sua prima apparizione sulla terra. Ho fatto ciò sviluppando e perfezionando i principii dell’Algebra Binaria su cui è basata tutta la scienza dei computers.”

A questo punto Mr Winningoes si fermò di parlare, guardandoci in viso, ora l’uno, ora l’altro, come se volesse saggiare l’effetto del suo discorso e rendersi conto se l’avessimo seguito.
Io non ero certo un esperto di scienza dei computers. Le mie conoscenze in materia, anzi, si fermavano ai video-giochi. Ero però un appassionato di fantascienza e quella che avevo appena ascoltato era la storia più fantastica che io avessi mai sentito. L’algebra binaria, i microprocessori, i bit e i gigabites erano per me più oscuri dell’alfabeto giapponese e pertanto non avevo niente da commentare. Fu Giorgio, come al solito, a levarmi d’impaccio.

-“ Da dove Eva prende l’energia per camminare e per vivere?” – chies’egli come se fosse uno studente che interpella il professore.
Gli occhietti di Mr Winningoes si illuminarono e una viva espressione di soddisfazione si dipinse sul suo volto.

-    “ Molto intelligente! Veramente molto intelligente!” – esclamò compiaciuto. –“ Voi anticipate le mie spiegazioni e ciò mi incoraggia ad andare avanti con più convinzione e speditezza. Seguitemi dunque. Concluderò con una dimostrazione la mia illustrazione.”

Così dicendo si alzò e attraverso un dedalo di corridoi ci ritrovammo dinanzi alla porta su cui stava la scritta “Central Controlling Room”, dove ci eravamo recati immediatamente dopo il nostro arrivo a Gehenna Geld.

-    “Voi saprete”,  – riprese Mr Winningoes – “anche se non avete condotto  studi di medicina, che il nostro corpo trae il suo sostentamento per svolgere le sue attività motorie e mentali, dagli alimenti che ingeriamo sotto forma di cibo. Il nostro apparato digestivo non è nient’altro che un complesso laboratorio chimico, dove dal cibo vengono sintetizzate le sostanze utili all’organismo, mentre quelle inutili vengono scartate ed espulse. Saprete, d’altro canto, che gli orientali, ed in particolare i maestri di yoga, riescono a vivere per lunghi periodi di tempo senza cibo, o comunque ingerendo una quantità di cibo largamente insufficiente alle normali esigenze caloriche di un organismo umano, nutrendosi con una sostanza, contenuta nell’aria che respiriamo, e che essi chiamano ‘prana’. Orbene, Eva sfrutta, ancora una volta, tutti e due questi sistemi di alimentazione, che io distinguo con i nomi di principio dell’energia tangibile e principio dell’energia impalpabile. Per quanto riguarda l’attività mentale Eva si avvale di un complesso apparato bio-chimico  che trasforma l’energia chimica dei batteri, nell’energia elettrica necessaria a far funzionare i suoi circuiti. Io provvedo a somministrarle, con una certa frequenza, nuove colture di batteri, in modo che mai le manchi l’indispensabile materia prima.
Per l’attività motoria, invece, il discorso cambia. Gli arti mobili di Eva, che sono antroposimili, vengono comandati da un circuito integrato collegato al sistema audiofonico ed a tutte le sue altre componenti interne, in modo tale che essa possa coordinare i movimenti in base a quanto le venga comunicato. Del resto Eva possiede anche una sua autonomia di iniziativa, ed è proprio attraverso quel circuito integrato che essa regola i suoi movimenti. Il mini-circuito riduce, aumenta o arresta, tramite apposite servo-valvole, la quantità di fluido che aziona i cilindretti idraulici responsabili “meccanicamente” dei movimenti. A seconda dell’ordine impartito, o più in generale a seconda delle esigenze motorie che Eva intenda soddisfare, il suo circuito meccanico regolerà il flusso ai cilindretti idraulici, producendo il movimento desiderato. La caratteristica del circuito motorio di Eva è quello di essere alimentato dal “prana” attraverso delle specie di cellette solari che io ho mimetizzato lungo tutta la sua  epidermide metallica. Ecco, vedete: per mezzo di questo quadro di lettura rilevo la quantità di energia presente nella stanza di Eva”. – Così dicendo Mr Winningoes ci mostrò un quadrantino tarato sulla consolle centrale,  che egli aveva illuminato schiacciando un pulsante rosso contrassegnato dalla lettera “E” in carattere  maiuscolo. Una minuscola freccia prese ad
oscillare sulla scala dei valori. – “ L’indicatore non deve mai superare, in un senso o nell’altro, i segmenti rossi; non deve cioè andare al di sotto di 30 né oltre i 90. Nel primo caso, infatti, il circuito motorio non avrebbe l’energia necessaria ad inviare prontamente i programmi di movimento; nel secondo, invece, rischierebbe  di andare in corto circuito. Ma quest’ultimo caso è difficile da realizzarsi perché qui in Irlanda abbiamo spesso il sole coperto, e neppure la prima ipotesi è probabile a verificarsi, in quanto io ho tarato, in base alle condizioni climatiche del luogo, tutte le apparecchiature interne ed esterne alla mia Eva. D’altronde qui c’è     un  controllo costante su  tutti i valori e, di sopra,  c’è sempre Mary con Eva, che è addestrata per ogni evenienza”.
Si immerse di seguito in una miriade di operazioni: premette diversi altri pulsanti, girò alcune manopole, azionò certe leve, schiacciò alquanti interruttori; compose e lesse numerosi diagrammi sui diversi video di controllo. Infine battè con destrezza sulla solita tastiera centrale e attese con pazienza che la macchina emettesse un chilometrico tabulato che strappò velocemente con viva eccitazione, leggendolo subito dopo con avidità. Solo dopo un’attenta lettura il suo volto si distese in un sorriso rilassato.

-    “ Bene, bene. Tutto è a posto, amici. Possiamo andare”.-

Dopo aver percorso il lungo e spoglio corridoio che dall’hangar ci aveva condotti in quella sala piena di marchingegni, Mr Winningoes imboccò le brevi scale verso il piano superiore, pregandoci di seguirlo. Ero convinto che stessimo tornando da Eva Seconda e invece, giunti di sopra, svoltammo a destra e dopo un breve tratto di corridoio, ci arrestammo di fronte alla terza porta a sinistra. Una targhetta lunga e stretta vi spiccava con la scritta “Headquarter”.
Lo precedemmo nell’ufficio. In fondo a destra vi era una scrivania in legno e lì si diresse Mr Winningoes. Si accomodò dietro la scrivania invitandoci a fare altrettanto, indicandoci col mento due sedie che gli stavano di fronte.
Alle pareti vi erano numerosi ritratti di militari, civili e religiosi tutti, chi più e chi meno, somiglianti all’ineffabile Lord Winningoes. A un lato della scrivania vi era un armadione in legno chiaro dello stesso colore della scrivania e delle sedie. Dietro la scrivania una vetrina stretta ed alta conteneva una bandiera inastata e piegata, di cui distinsi le tre bande verticali di colore verde, bianco e rosso.
Mr Winningoes si allungò ad aprire uno sportellino verticale, alla sua destra, da cui estrasse una bottiglia ambrata e due bicchieri. Li riempì quasi al colmo.

-    “ Bevete, prego. E’ whiskey  irlandese di puro malto, non di quello annacquato che vendono i vinai. Io ho smesso da tempo di berlo, purtroppo, ma con l’età, miei cari amici, occorre saper controllare i propri vizi”.

Ciò detto ci guardò, senza mai distogliere lo sguardo, mentre scrutavamo in controluce quel liquido che aveva il colore dell’ambra. Ne aspirai  lungamente gli aromi, pregustandone il sapore. Il primo sorso non tardò ad espandersi nel mio organismo producendo una piacevole sensazione di calore e di ottimismo.

-    “Buono!”- disse Giorgio facendo schioccare la lingua sotto il palato.

Mr Winningoes non profferì parola. Reclinò leggermente la testa da un lato e dopo un po’, tutto d’un fiato, domandò:

-    “ Allora, vi piace Eva Seconda?”
-    “ Oh, sì, mi piace, certo!” – risposi io con convinzione.
-    “Pensate che……… potreste amarla?” – chiese  con insolita  titubanza Mr Winningoes.
…continua…

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Venerdì mi è capitato sotto gli occhi un elenco cartaceo dei vitalizi erogati dallo Stato agli ex parlamentari.

Non é stato bello leggere che dopo appena 64 giorni di mandato parlamentare, c’é qualcuno (Toni Negri), che percepisce un vitalizio di oltre 3 mila € al mese.

Tra i  pensionati ex parlamentari menzionati nell’elenco Toni Negri era il più povero. C’é gente che prende più di 8 mila € al mese (Vittorio Sgarbi) e gente che supera i 20 mila al mese (Prodi e Amato). Questi ultimi godono di altre pensioni che cumulate al vitalizio parlamentare raggiungono cifre iperboliche.

“La ricchezza è un valore” ha detto il premier Monti  durante un’intervista televisiva.

Lo diceva già Adam Smith agli albori della nascita della scienza economica.

Da un punto di vista morale forse l’affermazione è discutibile ma dal punto di visto economico credo sia da condividere, soprattutto dopo il fallimento dei sistemi economici  socialcomunisti del secolo scorso.

Ma quando questa ricchezza proviene dalle casse di uno Stato indebitato per una cifra superiore alla ricchezza che esso é capace di produrre annualmente, allora la ricchezza assume più i contorni di una vergogna che quelli di un valore socialmente apprezzabile.

Lo stesso Stato che paga pensioni da fame a gente che ha lavorato una vita; lo stesso Stato che vende all’asta, tramite il suo braccio esecutivo che corrisponde al nome di Equitalia s.p.A., la prima casa di contribuenti colpevoli di non essere riusciti a pagare, con quelle pensioni da fame, debiti erariali cresciuti a dismisura a causa di interessi e sovratasse che se applicati da soggetti privati porterebbero a una denuncia penale per pratiche usuraie (per inciso la responsabilità di cotanto agire non è di Equitalia s.p.A. e dei suoi dipendenti, ma dei parlamentari che hanno votato la legge istitutiva di un simile esattore, cinico e spreggiudicato; gli stessi parlamentari che hanno goduto o godranno di quei vitalizzi da nababbo di cui sopra).

Da studente  e da insegnante ho sempre creduto nel rispetto e nell’osservanza dell’art. 53 della nostra Costituzione (i tributi si pagano in relazione alla ricchezza goduta).

Ben vengano quindi i controlli e le sanzioni della Guardia di Finanza contro i ricchi travisati da poveri che girano in Ferrari, veleggiano su yatch di lusso e volano su jet privati.

Era ora. Ma speriamo che non sia il solito fuoco di paglia e che lo Stato la smetta finalmente di essere leone con i conigli e coniglio con i ricchi come ha fatto sino a ieri.

E speriamo anche che lo Stato la pianti di vedere nei contribuenti nemici,  ladri e disonesti da perseguire e da spremere in maniera cieca e incondizionata, senza l’applicazione, nei procedimenti di riscossione, di quei criteri di umanità e ponderazione che fanno prevalere le condizioni umane sui numeri e senza dei quali l’attività di riscossione dei tributi rischia di divenire un massacro sociale.

Bisogna forse torrnare ai vecchi dazieri per avere uun fisco dal volto umano?

 

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Salmo 44

Il re messianico

Effonde liete parole il mio cuore;

la mia lingua è come rapida stilo

di scriba! Oh prode, nello splendore

della tua mäestà, tu cingi il filo

della tua spada e susciti terrore

nei nemici del re, sino anche al Nilo!

Per sempre il Tuo nome farò lodare

E da tutti Ti farò ricordare!

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Potevate anche dirmelo che questa cosa gialla era così aspra!!! Che cavolo!!! Fa schifo!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.dailymail.co.uk/home/index.html

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Attingo dalle pagine della cultura del  quotidiano  Sardegna24 per evidenziare due miei grandi amori: la Poesia e la Sardegna.

Due grandi amori uniti nel nome del poeta Giorgio Caproni, figlio della Liguria, una terra tanto simile alla Sardegna, se non altro nella sua morfologia, pur nelle tante, ovvie,  diversità.

Mi hanno colpito certe riflessioni che il poeta fece in seguito ad un viaggio in Sardegna effettuato nel 1955.

Queste riflessioni, esprimono in versi, delle sensazioni che Giorgio Caproni ricavò dal suo contatto visivo e tattile con  le pietre che coprono gran parte del nostro territorio.

Le pietre della nostra terra hanno sempre ispirato delle incredibili sensazioni anche a me.

Forse perchédi pietra sono quelle maestose e misteriose fortezze che ricoprono strategicamente tutto il territorio sardo; forse perché di pietra sono i pozzi sacri ove i nostri antichi padri svolgevano i loro riti propriziatori; o magari per il fatto che certe rocce, soprattutto nelle coste del nord, hanno quelle forme curiosamente forgiate dal vento nei millenni trascorsi, che lanciano, a chi sappia leggerli, i messaggi del tempo;  o anche per effetto di quelle mirabili sculture che uomini sardi hanno modellato, non tanto e non solo per effetto di studi scolastici mai regolarmente portati a termine, ma in quanto figli delle stesse pietre che in una sorta di partenogenesi, attraverso la scultura, riproducono i loro (e i nostri)  ancestrali progenitori.

Ed il poeta, con la sua innata sensibilità, è riuscito a cogliere, magari stringendo in mano una piccola pietra portata indietro dal suo viaggio, queste ed altre sensazioni che sono scolpite nel cuore degli uomini.

Per saperne di più:

 

 

http://www.sardegna24.net/cultura/caproni-in-sardegna-i-sassi-hanno-voce-1.51442

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Salmo 43

Elegia Nazionale

I

I nostri padri c’hanno raccontato

L’opera che hai compiuto ai loro giorni!

Tu con le mani Tue hai sradicato

ogni popolo ostile dei dintorni,

Per fargli posto, tutti hai sterminato!

Non furono quindi né i loro corni

E né le braccia a conquistar la terra!

Ma fosti Tu a vincere la guerra!

II

Ora che ci hai coperto di vergogna

E più non esci con le nostre schiere,

i nemici ci hanno messo alla gogna;

ci hai dispersi come ovi tra le fiere!

Il nemico ci vede come rogna

E vuol essere per noi giustiziere!

SvegliaTi! Perché dormi, mio Signore?

Non abbiamo tradito l’Alleanza
[ e sai pure ciò che coviamo in core!]

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RIEPILOGO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Quattro poeti, alla fine del XVII secolo, sfidando i divieti del Pontefice Clemente VIII, decidono di narrare la vita di Gesù in lingua volgare, ricavandola direttamente dalla versione ufficiale latina del Nuovo Testamento. Il loro scopo è diffondere la parola di Gesù tra il popolo e dimostrare che per capire ed amare il Cristo non c’è bisogno di intermediazioni culturali ma chiunque può pervenire alla Sua parola direttamente e per conto proprio. Per sfuggire alla repressione del Sant’Uffizio e del suo braccio armato, il temibile Tribunale dell’Inquisizione, che attraverso una fitta rete di spie controlla tutto il territorio dello Stato Pontifico e degli stati limitrofi, decidono di retrodatare la loro opera di circa cento anni e di celare la loro vera identità assumendo i nomi dei quattro evangelisti, segregandosi in una remota località al confine con la Toscana. Ma la notizia, pur gelosamente custodita, circola tra i poeti e gli amici dei quattro, i quali, attingendo alle fonti apocrife, li aiuteranno a colmare le lacune dei Vangeli canonici nella vita terrena di Gesù.

5 Ottobre 1582 – POMERIGGIO

Dopo gli interventi di Luca e Marco, tocca adesso a Matteo, Giacomo Minore e Giuda Taddeo parlare di Gesù.

Matteo:

I Re Magi Avvenne un dì che il re di Palestina,

Erode, saputo che dall’Oriente,

eran partiti all’alba una mattina

tre re, tra i più ricchi e pronti di mente,

che avean patito quei tanti disagi,

per vedere il sovrano più potente,

chiamò segretamente a sé quei Magi

e fece dire lor con esattezza, quando della lucente

stella i raggi in essi avesser mosso l’accortezza,

avendo il re avuto turbamento,

che secondo ‘l vedessero in grandezza!

E appreso che il Sant’Avvenimento

luogo doveva avere in Betlemme,

ve li inviò non senza avvertimento

che vistolo, tosto in Gerusalemme

solo a lui riportassero la nuova,

affinché egli, lesto, non già lemme,

andasse adorardolo nell’alcova!

Udito ciò andarono i Persiani,

ed ecco comparire in ciel la prova

del luogo ove il Padre dei Cristiani,

in fasce con la Madre si trovavano!

E i Magi quegli scrigni nelle mani,

in cui oro, incenso e mirra istavano,

donarono a quel Re in adorazione,

mentre che dentro all’anima provavano

una gran gioia a quell’apparizione

di ridondante e fulgido splendore!

Infine per diversa direzione,

come gli suggerì ‘l sogno latore,

fecero ritorno al loro paese,

e senza ripassar dal mentitore

che passati due anni in vani attese

immaginando vana la sua frode,

fu risentito per le sue pretese,

che di lui s’avesse maggior lode

e gloria, senza capire che il Regno

del Messïa non era in terra!

Erode infine, ordinò con un decreto indegno,

che i bimbi di Betlemme di Giudea,

fino a due anni avesser morte in pegno!

Per la qual cosa, ancor serba nomea!

Intanto il Signore in difesa

Del santo Suo figliuolo, in sogno avea

Mandato a Giuseppe un Angiol, che presa

La Madre e preso il Figlio se ne andò

In Egitto e soltanto dopo attesa

la morte del tiranno ritornò!

Matteo: – Questo è quanto, per ora!! Tieni, Marco, prendi le pergamene da unire al testo. Aggiungici che dopo, Gesù, Giuseppe e Maria tornarono a Nazareth, dove Gesù cresceva e si fortificava pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di Lui, come dimostrerà Luca con l’episodio di Gesù tra i dottori del Tempio!

Giacomo Minore: Parole Sante, Matteo! Altrochè se cresceva e si fortificava! Eppoi, sin da quando acquistò il dono della parola si capì che mio cugino aveva qualcosa di veramente speciale in termini di Sapienza e Grazia divina!

Giuda Taddeo: Per non parlare di zia Maria! Che grazia speciale e che sapienza grande e semplice allo stesso tempo! E ti ricordi, Giacomo, la meraviglia dei nostri parenti?

Giacomo Minore: Oh, certo! Anche se poi, da grande, quella ammirazione si trasformò in ostilità!

Marco: Davvero? E chi osò tanto?

Giuda Taddeo: Non certo Sua mamma Maria!

Giacomo Minore: Anzi, proprio zia Maria e zio Giuseppe, finchè fu in vita, furono gli unici ad accettare Gesù fino in fondo!

Giuda Taddeo: E già! Certi ricordi preferirei non averli!

Giacomo Minore: Sentite: io e mio fratello abbiamo preparato due differenti scritti, sintetici ma chiari. Il mio arriva sino ai dodici anni di Gesù! Per non appesantire la narrazione tralascio la storia dei Suoi nonni materni, Anna e Gioacchino e dell’infanzia nel Tempio di Sua mamma Maria.

Giuda Taddeo: Beh, anche il mio scritto è solo uno schizzo veramente breve sulla nostra adolescenza e sulla prima maturità! L’ho voluto apposta così bre

Giovanni: Siete due grandi poeti, ma anche due amici generosi ed altruisti! Dai Giacomo, inizia subito tu, perché non vedo l’ora di sentire!

Giacomo Minore

Prologo

- “Se chiudo gli occhi e penso

A quando ero bambino

Ti vedo chiaro e terso

Mio Gesù, caro cugino.

Palpitava il mio cuore

Emozioni ed afflati

Nei meriggi soleggiati

A giocar nel chiarore!

Chi avrebbe immaginato

Che a quel compagno di giochi

Così dolce come pochi

Lo avrebbero inchiodato?

Che fosse eccezionale,

ogni cosa che faceva,

non lo si può negare:

chè chiunque lo vedeva.

Ma solamente più in là

Chiaramente si seppe

Che il figlio di zio Giuseppe

Veniva dall’Eternità.

Non solo perché aveva

Occhi e capelli splendenti

Non perché sorprendenti

Motti e parol diceva

Qualcosa intuita l’aveo

D’una divina essenza

Da Maria e da Alfeo

Per quella coincidenza

Che un tal promesso seme

Secondo gli antichi detti

Dei più grandi profeti

Nascer dovèa in Betlemme!

Gli indugi furon rotti

Quando Giovan Battista

Con chiari segni e motti

Di Lui ci fece vista.

Era Gesù, il Messia

Da noi tanto bramato!

Per Lui avean professato

Ezechiele ed Isaia!

Ecco perché apprendeva

Le lezioni di zia Maria

Con agile maestria

Poi ce le ripeteva!

A me, Giacomo Minore

Come fu da bambino

Con fede e con amore

M’accolse nel cammino.

La vita in quei tre anni

È raccontata in altra sede.

Qui si legge e qui si vede

Delle gioie e degli affanni

Di due sposi sin genìa C

he di anni già avanzati

Vengono poi premiati

Dall’arrivo di Maria,

Madre del Bambino Gesù

Che per dono di natura,

Come se vuoi leggerai tu,

resterà vergine e pura,

pur dando la luce invero,

al Padre Suo e al Figlio eterno,

pio consiglio, salvezza al mondo intero.

Mistero impenetrabile

Che è opera di Dio Frutto di fè e desìo

All’uom insuperabile.

Marco: Che bella storia! Grazie per averci illuminato sull’infanzia di Gesù!

Giovanni: Se non sbaglio, però, anche Luca ha detto di aver scritto qualcosa su Gesù ragazzo!

Luca: Non ti sbagli! E’ su Gesù dodicenne! Ve lo racconto subito! Accadde, come vi dicevo, quando Gesù aveva dodici anni. Quell’anno, come ogni anno, Gesù, con tutto il tutto il parentado si era recato a Gerusalemme per la festa più importante, quella che ai Giudei ricorda il viaggio di liberazione dalla schiavitù d’Egitto e a noi cristiani ricorda invece la morte e Resurrezione di Gesù. Beh, insomma state a sentire cosa accadde:

“ Avete per caso visto Gesù?

Alfeo! Marta! Non riusciamo a trovare

Gesù!!! Non L’hai visto neppure tu,

Taddeo? Giuseppe, dobbiamo tornare

Indietro a Gerusalemme, perché

deve essere rimasto lì, a fare

Dio sa cosa, quel ragazzo!!!Non c’è

Tempo da perdere, siamo in viaggio

Già da un giorno! Signore mio, Jahvèh,

proteggilo Tu!” – “ Su, fatti coraggio,

mia amata, mia sposa! Ora torniamo

indietro e Lo cerchiamo, il nostro raggio,

la nostra luce, il nostro amore! Bramo

quanto te, trovarLo e stringerLo forte

forte a me!” Con quest’ansia e questo spasmo

Giuseppe e Maria, per le più corte

Vie, tornarono a Jerusalem dove,

permettendo salute e buona sorte,

in ricordo di quel dì che ancor commuove,

le tribù della giudea nazione,

andavano ogni anno più che altrove,

a festeggiare la liberazione

dalla pesante schiavitù d’Egitto

che, con uguale denominazione,

a noi ricorda quando fu trafitto

il nostro Salvatore sulla Croce!

Dopo tre giorni di cercare fitto,

gridando il Nome Santo a squarciavoce,

dove lo ritrovano i disperati genitori?

Nel Tempio, ove Egli doce

e ammaestra quei sommi letterati

della Bibbia, che pieni di stupore

coi presenti, Li udivano ammirati!

Maria, stupita come il genitore

Putativo, Gli disse: – “Perché, figlio,

ci hai fatto così? Noi con gran tremore

Ti cercavamo! Ed Egli con piglio

Rispose: – “E perché mi cercavate?

Del vostro stupore, Io mi meraviglio!!

Che devo occuparmi, non sapevate,

dunque, delle cose del Padre mio?!?

Essi, come risposte strampalate

Le accolsero, senza capirne il brio!

Gesù, che avea soltanto dodici anni,

all’epoca del narrato disvio,

torna a casa nei Suoi consueti panni,

restando ai genitori sottomesso!

Maria serbava nel suo cuor gli affanni

E le gioie che il figlio suo professo

Le donava! E suo figlio, in sapienza,

grazia ed età cresceva, nel consesso

degli uomini e davanti a Dio Onniscienza!!!”

Giuda Taddeo:

“Condivido in pieno

Ciò che ha detto mio fratello

Prima, sul Nazareno.

Su quanto Egli era bello

Di come emozionante fosse

vivere, scherzare, patire,

gioire, amare insieme a Lui.

Ogni istante, qualsiasi istante,

era magico per noi cugini.

Mamma ci volle vicini

E fu fratellanza vera!

Ad insegnarci fu Maria

il primo apprendimento

Del Divino Testamento.

Era dolce anche mia zia!

Dopo i dodici anni,

Anche se già era emersa

La Sua Sapienza tersa,

A piallar solidi scranni

Ante, finestre e porte

Con Suo padre Giuseppe

Mite e umile si stette.

Ma non era la Sua sorte!

Così cresceva in età

In Grazia e Sapienza

Stupiva in eloquenza

Luce, amore e beltà!

Che anni furon quelli!

Le ragazze con occhiate

Languide e innamorate

Modello tra i modelli

Dolci lo accarezzavano.

E non vi sono gelosie

In queste confessioni

Perché tutti l’amavano

Di quello amor celeste

Che mira verso il Cielo

Che non il corpo veste

Ma dell’anima è lo stelo.

E quando il mio genitore

E il senso generale

Di ciò che è bene e male

Mi dissero in errore

I retaggi, io, Giuda Taddeo,

seppure triste e affranto

depositai in un canto

di chiunque e di papà Alfeo.

Non vi era più ragione

Di seguire i vecchi riti

Della vecchia religione

Dai sensi inariditi.

Ora che all’orizzonte

Gesù già ci indicava

Il mondo che cambiava

La via che appiana il monte

Là ci portava il cuore

E là noi ci portammo

Ove lieti ascoltavamo

La Parola del Signore.”

…continua…

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Pare che il fotografo, prima di immortalarli nella foto,  abbia chiesto ai  due coraggiosi scalatori norvegesi  di fargli un bel sorriso! I due, sospesi nel vuoto ad un’altezza di mille metri, non sono riusciti a sorridere più di tanto! Forse erano alquanto preoccupati che il poderoso macigno incastrato tra i due costoni rocciosi, potesse scivolare sotto il loro peso. Personalmente avrei scelto una posa fotografica più comoda, però ammiro gli intrepidi scalatori che non solo hanno affrontato una salita impegnativa, ma sono stati capaci di rischiare una ridiscesa sicuramente assai più impegnativa ancora!

Per saperne di più

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2082587/The-hikers-boulder-Climbers-lives-hands-picturing-stood-rock-wedged-1-000-metres-up.html

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RIEPILOGO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Quattro poeti, alla fine del XVII secolo, sfidando i divieti del Pontefice Clemente VIII, decidono di narrare la vita di Gesù in lingua volgare, ricavandola direttamente dalla versione  ufficiale latina del Nuovo Testamento. Il loro scopo è diffondere la parola di Gesù  tra il popolo e dimostrare che per capire ed amare il Cristo non c’è bisogno di intermediazioni culturali ma chiunque può pervenire alla Sua parola direttamente e per conto proprio.

 

Per sfuggire alla repressione del  Sant’Uffizio e del suo braccio armato, il temibile Tribunale dell’Inquisizione, che attraverso una fitta rete di spie controlla tutto il territorio dello Stato Pontifico e degli stati limitrofi, decidono di retrodatare la loro opera di circa cento anni e di celare la loro vera identità assumendo i nomi dei quattro evangelisti, segregandosi in una remota località al confine con la Toscana.

 

Ma la notizia, pur gelosamente custodita, circola tra i poeti e gli amici  dei quattro, i quali, attingendo alle fonti apocrife,   li aiuteranno  a colmare le lacune dei Vangeli canonici nella vita terrena di Gesù.

 

5 Ottobre 1582 – POMERIGGIO- Prima Parte

(Luca, Matteo e Giovanni vengono raggiunti da Marco che porta seco Giacomo di Alfeo e Giuda Taddeo, due poeti dell’Accademia che assumono i nomi dei cugini di Gesù, i quali narrano i loro ricordi d’infanzia, colmando così alcune lacune dei quattro scrittori canonici. Matteo ottiene di narrare la storia dei Re Magi)

 

Marco: – Salve amici!

 

Luca: – Salve a te, o Marco!

 

Giovanni: – Benvenuto a te ed agli amici che porti con te!

 

Marco: – Grazie! Penso che vi ricordiate di questi due grande letterati!

 

Luca: – E chi potrebbe mai dimenticarsi di loro e dei loro versi? Essi saranno decantati anche fra tre secoli e più!

 

Giovanni: – Sedetevi amici! Ti attendevamo con ansia, caro Marco!

 

Marco: E perché addirittura con ansia?

 

Matteo: – Prima di tutto non vedevo l’ora di proporti di svolgere tu le  funzioni di segretario dell’Accademia!

 

Marco: Per così poco? In fondo non dovrebbe esserci molto da scrivere! Io ho con me la mia versione in volgare già bella e  tradotta e, secondo gli accordi, ciascuno di voi dovrebbe aver fatto altrettanto: si tratta quindi soltanto di collazionare il tutto!

 

Matteo: Beh, però c’è da verbalizzare le sedute, espungere i brani ridondanti, correggere quelli ammessi, registrare quelli degli ospiti e così via discorrendo!

 

Luca: Ma così tu lo farai spaventare, Matteo!

 

Marco: Oh no, Luca! Stai tranquillo! Accetto l’incarico! Tanto più se confermate il ruolo centrale degli avvenimenti da me narrati sulla vita pubblica di Gesù!

 

Matteo: -Per me è il giusto riconoscimento per la tua personale biografia e confermo tale riconoscimento! E  voi Luca e Giovanni?

 

Luca: -Sì, sì, naturalmente!  Però ci resta comunque un vuoto nella vita di Gesù: quello che va dall’età di 40 giorni sino a quella dei dodici anni…….

 

Giovanni: – Anche per noi non ci sono problemi, ma c’è anche  un altro vuoto dai dodici sino ai trent’anni!!!

 

Marco: – Beh, animo allora! Perché cosa pensate che siano venuti qui Giacomo e Taddeo?

 

Matteo: – Ma…..loro due….sanno tutto?

 

Marco: – Certo! E sono venuti appunto per aiutarci!!

 

Matteo: – E non avete paura delle possibili conseguenze?

 

Marco: – Rilassati, Matteo! Ho pensato a tutto! Io verbalizzerò i loro interventi sotto i nomi dei due discepoli e cugini di Gesù!

 

Giovanni: – Sì, d’accordo! Ma c’è un altro problema!

 

Marco: Ah! C’è dell’altro, dunque!?

 

Giovanni: – C’è che ci serve il tuo parere ed il tuo aiuto per decidere quale delle due vie seguire nel prosieguo della nostra storia: se quella di Luca, che da Betlemme  conduce a Nazareth e quindi a Gerusalemme per poi riportarci subito dopo, ancora a Nazareth, oppure quella di Matteo, che da Betlemme ci conduce invece ad Egitto,  sino alla morte di Erode il Grande, prima di giungere a Nazareth!!!

 

Marco: – Ma io sono il meno indicato per dipanare questa matassa; chiediamo invece ai nostri due ospiti, che hanno studiato le fonti scritte dai due cugini di Gesù in persona!!! Chi più di loro, che oltretutto sono cresciuti insieme a Gesù, potrebbe illuminarci e fugare ogni dubbio??

 

Giacomo Minore: – Io sono pronto a dire tutto ciò che so, senza riserve; ma tenete in debito conto che i miei ricordi, così come quelli di mio fratello Taddeo, retroagiscono, al massimo, ai tre anni di Gesù e lì si fermano!

 

Marco: – E dai vostri parenti non avete appreso niente a proposito del viaggio in Egitto?

 

Giuda Taddeo: – Niente di niente!

 

Giovanni: – Nemmeno nel senso che magari siano partiti in Egitto dopo la presentazione al Tempio?

 

Giacomo Minore: – No davvero! Né zia Maria, né zio Giuseppe, né i miei genitori fecero mai alcun accenno a questo viaggio in Egitto. Naturalmente con questo io non voglio dire che tale viaggio non ci sia stato! Semplicemente dico di non averne mai sentito parlare!

 

Giuda Taddeo: – Zia Maria parlava volentieri del Tempio dove lei era stata allevata, come sta scritto nelle fonti da noi consultate e come vi dirà mio fratello Giacomo!

 

Giovanni: – Allora, se siamo tutti  d’accordo, chi ci impedisce di situare il viaggio in Egitto dopo la presentazione di Gesù al Tempio?

 

Matteo:- Ben detto, fratello! Propongo dunque che si prosegua con la presentazione di Gesù al Tempio! Ed io di seguito vi narrerò l’avventuroso viaggio della Sacra famiglia in Egitto!

 

Marco: – Bene! La parola ancora a Luca, ordunque!

Luca:

            – “Ogni primo maschio della nazione”

1        così è scritto – “sarà sacro a Jahwèh!”

Al tempo della purificazione,

dunque, giusta la legge di Mosè,

Giuseppe e Maria al Tempio Gesù

Condussero in offerta a Chi in Cielo   è!

E per donargli, in obbligo e virtù

Una coppia di tortore o colombi,

secondo quanto usavan le tribù!

A Gerusalemme, vecchio di lombi,

Simeone, giusto e timorato,

al quale di non vedere i piombi

della morte,  era stato  preannunziato,

prima che avesse visto il Messia

e che Israele fosse  confortato!

Mosso dal Santo Spirito, la via

del Tempio, mentre l’offerta adempievano

i due  dell’antica legge giudìa,

ei prese e giuntovi,  benedicevano

Iddio le sue parole,  abbracciando

Quella Luce nella Quale  vedevano

I suoi occhi le genti illuminando,

Per la gloria del popolo Giudeo,

la salvezza che andava preparando

ad ogni popolo.  “Or che mi beo

di cotanto, secondo la Parola,

lascia che vada in pace,  Santo Teò’,

 

il Tuo servo!” Ancor si sente e  vola,

nelle orecchie stupite di Maria,

la voce di Simeon, cui disse sola:

 

“ Di molti uomini  in questa terra mia,

per la rovina e la  risurrezione

Egli è, segno di forte discrasia,

 

perché esprimano rivelazione

i pensieri di molti animi e cuori!

Ed anche nel tuo cor dello schidione

 

Udrai della Sua carne  i molti  fori!”

 

 

Matteo: – Questa profezia fa venire i brividi solo al sentirla!!!

 

Marco: Se non sbaglio, oltre a Simeone, c’era anche una profetessa di nome Anna?

 

Giovanni: – Sì, è vero! Dai, Luca, narraci anche di Anna!

 

Luca:

 

 

-C’era anche Anna, una profetessa

Figlia di Fanuéle, della Tribù

Di Aser. Avanzata d’età, essa,

 

rimasta vedova, non s’era più

sposata. Aveva ottantaquattro anni

e serviva Dio notte e giorno, su

 

nel Tempio, con digiuni, preci e affanni!

Anche Anna s’unì dunque a Simeone,

nelle lodi a Dio; e a quanti dei danni

 

morali dei Giudei,  la Redenzione

aspettavano per mezzo del Messìa,

parlava di Gesù! A conclusione

 

dei riti, attraverso la Samaria

tornarono alla città Galilea

di Nazareth. Il Bambino via, via

 

cresceva forte e sapiente ed avea

sopra di Lui la grazia del signore!”

…continua…

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Capitolo Secondo

Eva Seconda: la Dea Madre, Regina del Nuovo Mondo.

Lo seguimmo, ancora per lo stesso lungo e spoglio corridoio, svoltando poi a sinistra e quindi sù,  per delle corte scale, sino a quello che mi parve essere un piano sopraelevato dell’edificio sotterraneo che avevamo appena visitato.

Dopo avere imboccato un altro corridoio ci arrestammo, quasi in fondo ad esso, davanti ad una porta grande in legno scuro.

Mr Winningoes vi bussò con decisione. Per tutta risposta, una luce rossa e intermittente, si accese sullo stipite superiore della porta. Mr Winningoes non attese un minuto di più. Attraversato un ingresso finemente arredato, ci introdusse in un’ampia e lussuosa stanza. Appena entrato, notai di fronte all’ingresso, una tenda bianca, finemente ricamata con dei motivi gialli che facevano pensare a degli uccelli in volo. Sulla sinistra, in fondo, addossato alla parete, vi era un maestoso letto a baldacchino. Per il resto la stanza rivelava, nel raffinato arredamento, un gusto ed una presenza femminili alquanto evidenti.
- “ Eva, dove sei, mia cara?” – chiamo Mr Winningoes, una volta dentro.

Dopo poco, una porta si aprì, alla destra dell’imponente baldacchino. Una figura fantascientifica comparve sulla soglia e, dopo una breve, quasi impercettibile, esitazione, avanzò verso di noi con passo lento e marziale.
- “ Eva, mia cara, come stai?” – disse premuroso l’uomo correndole incontro con fare affettuoso. Lo strano essere parve, in qualche modo, contraccambiare il suo abbraccio.
Finiti quei convenevoli, Mr Winningoes si tirò da parte e, come ricordandosi di noi, disse:
- “ Eccoti i due amici di cui ti ho parlato”- . Aggiunse poi rivolto a noi:
- “ Amici miei, questa è Eva Seconda” -.
Lo strano essere avanzò ancora verso di noi. Io ero impietrito dalla sorpresa, fermo come una statua. Parve accorgersi prima di Giorgio, che mi precedeva nella sua traiettoria.

Quello strano personaggio aveva l’aria di un robot, senza sembrare tuttavia un robot. Aveva infatti una figura antropomorfa, di media statura, con dei capelli biondi e lisci che le ricadevano sulle spalle.

Il viso, seppure inespressivo, presentava dei tratti umani, con delle guance incavate appena, a mettere in risalto gli zigomi alti e pronunciati; il naso e il mento apparivano regolari, come se fossero stati modellati da uno scultore; le labbra erano dischiuse leggermente, fissate in un improbabile sorriso. Solo gli occhi, su quel viso, pur bello e gentile, avevano in effetti manifestato segni di vitalità.

Si erano accesi quando Mr Winningoes, da lontano, l’aveva apostrofata e brillavano anche adesso, mentre tendeva la mano verso Giorgio, il quale rispose come potè a quell’invito.

Si accesero nuovamente quando strinse la mia mano. Sentii la pressione del suo dito pollice sulla parte superiore del mio polso e la temperatura calda della sua mano.
Indossava una gonna in stoffa scozzese, a sfondo bordeaux, che le giungeva sino al di sotto del ginocchio. Una grossa spilla dorata ne univa i lembi sulla parte inferiore sinistra. La camicetta bianca, dalle maniche lunghe, leggermente scollata, le modellava il petto ben proporzionato, facendo inoltre risaltare un collier a gocce che incastonava al centro un consistente smeraldo, di almeno dieci carati, cui facevano da corona altri sei smeraldi, dello stesso taglio, ma più piccoli, per ogni lato; degli orecchini pendenti ed un bracciale, sempre di smeraldi, completavano la parure.

Nonostante avesse i piedi nudi, quello strano essere aveva un aspetto davvero regale.
Diavolo d’un Mr Winningoes! Che altro aveva escogitato ancora? C’era forse una donna particolarmente esile e minuta in quella corazza di metallo dai lineamenti così delicati? Oppure quello strano essere che egli aveva definito come Eva Seconda era un vero robot dalle fattezze umane, intelligente e sensuale?
– “ Orsù!” – ci incitò Mr Winningoes, vedendoci lì impalati e fermi come mummie.
– “ Parlatale. Eva vi conosce già. Chiedetele qualcosa e vedrete che vi saprà rispondere.”
– “ Sono smeraldi veri, le pietre della tua collana ?” – chiesi alfine io, dopo una lunga esitazione, rivolto timidamente verso il nostro ospite.
– “ Ti devi rivolgere a lei” –mi corresse con dolcezza Mr Winningoes. – “Guarda!” – aggiunse facendomi notare una schermatura circolare appena visibile sul collo. – “ Devi parlare in questa direzione. E’ lì che ha sede il suo apparato uditivo”.

Riformulai la domanda in quella direzione. I suoi occhi si illuminarono ancora una volta e, dopo essersi toccata la collana con la mano sinistra, come a verificarne la reale presenza, portò la mano destra dietro il collo e quindi mi porse un foglietto di carta, più lungo e più largo di un normale scontrino di cassa. Vi era stampata la risposta alla mia domanda: “La collana, gli orecchini ed il bracciale che indosso fanno parte di una parure che venne regalata da re Giorgio V° d’Inghilterra alla nonna di Patrick. Gli smeraldi provengono dal Sudamerica e sono stati tagliati in Olanda e incastonati a Parigi. E’ la risposta esauriente? Stop.”

Rimasi allibito, con quel foglietto in mano, guardando ora Giorgio, ora Mr Winningoes, che sembrava divertirsi un mondo della mia meraviglia.

– “ Davvero più che esauriente, Eva cara” – disse quest’ultimo in mia vece. Un nuovo foglietto comparve rapidamente nella mano di Eva. Vi stava scritto stavolta: “ Thank you! Stop.”
Mi accorsi che ogni qual volta Eva veniva interpellata, oppure si muoveva in qualche direzione, i suoi occhi, altrimenti inespressivi, si accendevano di una luce rossa.
- “ Coraggio” – fece quindi Mr Winningoes rivolto a Giorgio – “chiedile anche tu qualcosa, dài!”
Giorgio parve tentennare per un momento. Quindi chiese, in un tono di malcelata sfida:
- “ Puoi dirmi, prego, chi sono io?”

L’attesa questa volta fu un po’ più lunga, ma alfine, dopo il consueto borbottìo elettronico, un biglietto apparve nella sua mano destra. Mi avvicinai a Giorgio al quale istantaneamente aveva teso il lungo biglietto di risposta. L’inglese semplice e lineare di Eva mi consentì di capire perfettamente il suo significato che posso fedelmente tradurre così: “ Non è facile sapere chi sei, uomo! Non di meno è per me agevole conoscere ciò che gli altri uomini sanno e pensano di te. Ti chiami Giorgio Shardana e sei nato a Mallorca, nelle isole Baleari, l’11-5-54, da madre spagnola e padre siciliano.

Hai vissuto nella tua isola natìa sino all’età di quattordici anni. Quindi, con la tua famiglia, ti sei trasferito a Roma, studiando senza convinzione ma con sufficiente profitto, prima al liceo e poi all’Università. Prima della laurea in Giurisprudenza ti sei però trasferito a Londra, inseguendo i tuoi sogni ideali di libertà. Timido e introverso ma leale e generoso. Un po’ misogino, narcisista ed a volte incoerente, seppur sincero e rispettoso dei diritti altrui. Ribelle per natura, mal sopporti la disciplina ed ogni autorità costituita.

Nella erronea convinzione che l’uomo sia dotato di istinti naturali di autoregolamentazione individuale e sociale, oscilli tra l’ illusione di facili utopie anarchiche e l’intelligente ricerca di un sistema di vita sociale alternativo al presente. Forza di volontà notevole e determinazione incrollabile. Dovresti prendere te stesso e il mondo meno sul serio. Molto dotato nello studio delle lingue, delle civiltà straniere e della musica. Quoziente intellettivo lievemente superiore alla media. Stop. “

Diabolica Eva! Neanche io, che potevo dire di ben conoscere Giorgio, sarei riuscito a farne un profilo così azzeccato! E lei non lo conosceva neppure! Era incredibile. Incredibile e fantastico!
Giorgio restò incredulo, con quel foglietto in mano, guardandosi intorno quasi a cercare di leggere, nell’espressione di Mr Winningoes o negli occhi tornati inespressivi di quello strano automa, il trucco che lo aveva messo a nudo in quel modo così netto e fragoroso.

Riacquistò dopo un po’ di tempo un minimo di autocontrollo, ma solo per pronunciare, in tono piccato, un secco ringraziamento ad Eva Seconda, la quale, imperturbabile, gli porse un rapido biglietto di risposta con la scritta: – “ You are welcome, my dear”.
- “ E’ incantevole, non è vero?” – ci disse con orgoglio Mr Winningoes.- “ Per ora parla solo due lingue: il Gaelico e l’Inglese, ma presto gliene insegnerò delle altre. E spero anche di riuscire a darle una voce, quanto prima. Ma vi parlerò ampiamente di questo ed altro, a pranzo. Avete qualche altra domanda, ragazzi?”

Io non ne avevo e neanche Giorgio, che era rimasto alquanto pensieroso. Chissà cosa gli rimuginava in quel suo complicato cervello.
- “ Allora noi ce ne andiamo cara “- disse poi rivolto ad Eva – “ A più tardi”.
Gli occhi di Eva brillarono ancora una volta e la sua mano allungò ancora un foglietto.
Mr Winningoes lo prese, lo scorse velocemente e senza una grinza ce lo passò. Lo lessi io, a voce alta, anche per Giorgio: -“ A più tardi, Patrick. Saluta i tuoi amici, che sono due simpatici ragazzi. Sarà davvero imbarazzante e difficile scegliere. Domani mattina avrete comunque la mia risposta. Bye, bye. Ah! Digli di fumare di meno, perchè il fumo fa male ai loro polmoni. Stop!”

A pranzo un’altra sorpresa ci attendeva. Nel grande salone che ospitava quella che pareva essere una mensa aziendale o militare, dietro il grosso bancone con lo scaldavivande e lo stretto passaggio delimitato da una ringhiera passamano in ferro che incanalava verso la distribuzione, ci apparve una nostra vecchia conoscenza: Miss Goodhealth. Più in forma che mai, stavolta nelle vesti di cuoca e cameriera, spuntò silenziosa dalla cucina, impettita e linda, aveva una fumante zuppiera nelle mani.

Ci eravamo sistemati in uno dei tanti tavoli che riempivano la sala, apparecchiato con diversi coperti, solo per metà della sua superficie. Ci sorrise gioviale mentre la osservavamo stupiti.
- “ Benvenuti a Gehenna Geld “ – ci disse.
- “ Cos’hai preparato per i nostri amici, Mary?” – le chiese semplicemente Mr Winningoes.
- “ Stufato irlandese per tutti, mylord”- rispose gentile ed ossequiosa.
- “ Ma bene! Davvero un’ottima scelta” – commentò lui, fregandosi le mani e stendendosi un bianco tovagliolo sulle gambe.

Fu la stessa Miss Goodhealth a servirci. Cuoca o infermiera che fosse, quella donna era avvolta da un alone di sensualità misterioso e coinvolgente. Il profumo dello stufato, tuttavia, mi riportò alla realtà presente.

Dopo che Mary si fu ritirata con un leggero e professionale inchino rivolto al suo nobile padrone, mangiammo con gusto e in silenzio. Il piatto consisteva in costolette di agnello e patate, servite in un brodo giallo e denso, molto succulento.
- “ E’ uno dei piatti tipici dell’Irlanda” – ci informò il nostro ospite. E furono le sole parole che pronunciò durante il pranzo. Notai che era impegnato a consumare ancora la sua prima porzione di stufato, mentre Giorgio ed io ce ne servivamo in abbondanza, una seconda volta dalla zuppiera che Miss Goodhealth aveva lasciato sulla tavola. Dopo lo stufato Mr Wnningoes ci invitò a servirci dalle portate di formaggio, di verdura e di frutta che erano state posate in precedenza sull’ enorme tavola. Mentre piluccavamo dell’uva bianca dagli acini grossi e croccanti, come per incanto riapparve Miss Goodhealth.
- “ Thè o caffè, mylord, signori?” – chiese gentilmente.
Ognuno scelse ciò che preferiva. Io volli tentare per il caffè, sperando che in Irlanda lo facessero meglio che in Inghilterra. Servite le bevande calde e rimasti ancora soli, le sorseggiammo ancora in silenzio. Mi aspettavo che Mr Winningoes parlasse da un momento all’altro. Lo osservai fissare il caldo liquido nella tazza di porcellana. Pareva assorto e indifferente, ma io percepii una leggera inquietudine che, forse, lo tormentava nel profondo.

- “ Bene amici” – esordì ad un tratto, posando sul tavolo la tazza ancora fumante e sistemandosi per bene nella sedia. Il suo viso scarno appariva più stanco e ceruleo che mai. La sua voce suonò quella di sempre: cavernosa e suadente.
- “ Siamo giunti finalmente al nocciolo della questione. Finalmente in Irlanda. “ – D’un tratto cambiò l’inflessione della voce e, guardandoci negli occhi, a bruciapelo ci chiese: -“ Che ne pensate di Eva Seconda?”.

Fui colto di sorpresa da quella domanda improvvisa. Ma anche pensandoci su, a ben vedere, non sapevo davvero cosa pensare di quella strana figura che lui chiamava Eva Seconda, e non sapevo decidermi se essa potesse essere un’opera di supremo ingegno o un altro dei tanti bidoni di quell’eccentrico personaggio.

Neanche Giorgio rispose alla sua domanda, ma Mr Winningoes non sembrò curarsene più di tanto, e aggiunse, come in trance:
- “ E’ stupenda, non è vero?”
- “ E’ interessante” – gli fece eco stavolta Giorgio in modo sornione. In cuor mio lo ringraziai per avermi tolto dall’imbarazzo. Io non avrei saputo cosa rispondere. Ma il sorriso di Mr Winningoes non fu meno sornione ed enigmatico di quello di Giorgio. Si può anzi dire che colse la palla al balzo dicendo:
- “ Visto che vi interessa, vi narrerò, in sintesi, la storia di Eva Seconda. In essa ho condensato tutti i miei sforzi, i miei affetti, il mio sapere, i miei sogni e i miei ideali”.
Si accomodò meglio nella sedia, bevve un sorso d’acqua e prese a raccontare.

…continua…

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Salmi 41-42
Il sospiro dell’esule
I
La cerva anela all’acqua del torrente,
Come la mia anima anela a Te;
Essa è assetata del Dïo vivente!
Quando vedrò ‘l volto di Dio Jawvèh?
Sono qui, gïorno e notte, piangente!
Mi dicono sempre: -“ Il Tuo Dio, dov’è?” –
Anima mia che ti rattristi e gemi,
Spera nel Signore e la tua barca
[non sarà mai senza remi!]

II
Mandami la verità e la luce,
mandale a illuminarmi nel sentiero
che al monte e alle dimore Tue conduce!
Salvami Dio, dall’uomo che è insincero
E guardami dall’uomo empio e truce!
Vedrò l’ara dell’Unico Dio vero!
Anima mia , perché sei triste e gemi?
Spera in Dio e davanti all’oppressore
[ il cuore tuo non tremi!]

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