Archivio Luglio 2011

SALMO 17
Canto di trionfo
Con l’uomo che è buono, Tu sei più buono!
Ma col perverso , Dio,  Tu sei astuto!
Signore salva il popolo che è prono
L’empio  malvagio emetta  urla di muto.
Sale il Suo Re sull’elevato trono
Ma gli hosti all’orizzonte più non scruto.
Escono tremanti dal nascondiglio.
Loderò con orgoglio questo Padre
[di Lui sempre sarò figlio]
II
Nell’estremo affanno invocai ‘l Signore,
Quando m’avvolsero i flutti di morte.
Con saetta Dio spirò ‘l suo furore
E di colpo Egli cambiò la mia sorte!
Stranieri cercavano il mio favore
Ed ora Sono qui nella mia corte.
Egli secondo la giustizia indaga:
Secondo l’innocenza mi ripaga.

nuovi salmi1

SALMO 17

Canto di trionfo


Con l’uomo che è buono, Tu sei più buono!

Ma col perverso , Dio,  Tu sei astuto!

Signore salva il popolo che è prono

L’empio  malvagio emetta  urla di muto.

Sale il Suo Re sull’elevato trono

Ma gli hosti all’orizzonte più non scruto.

Escono tremanti dal nascondiglio.

Loderò con orgoglio questo Padre

[di Lui sempre sarò figlio]

II

Nell’estremo affanno invocai ‘l Signore,

Quando m’avvolsero i flutti di morte.

Con saetta Dio spirò ‘l suo furore

E di colpo Egli cambiò la mia sorte!

Stranieri cercavano il mio favore

Ed ora Sono qui nella mia corte.

Egli secondo la giustizia indaga:

Secondo l’innocenza mi ripaga.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

londra1

CAPITOLO PRIMO

L’Agenzia di Gehenna Geld

Venerdì 9 Novembre 1979

Quell’anno, a Londra, i miei pensieri e le mie energie erano concentrati però in tutt’altra direzione anche se,  non sempre la nostra vita prende la strada  dove noi vorremmo indirizzarla.
Quel venerdì 9 Novembre 1979, come mi accingo a raccontare, iniziò l’avventura più avvincente e misteriosa che io abbia mai vissuto, tanto più strabiliante quanto inattesa e inusuale, come son d’altronde tutte le cose più belle che ci capitano nella vita.
In compagnia del mio amico Giorgio, mi trovavo a Londra malinconico e squattrinato. Cercavamo perciò  un qualsiasi, onesto lavoro per sbarcare, come si suol dire,  il lunario, senza essere costretti a rivolgerci alla Social Security Nazionale.
Lo avevo conosciuto a fine agosto di quello stesso anno, in un baretto del centro, durante i primi giorni del mio soggiorno londinese, in uno snack-bar di Leicester Square,  poco distante da Piccadilly Circus. Io andavo là perché era l’unico posto che conoscevo  dove servissero il  caffè   all’italiana, dalla macchina Gaggia “Espresso”, direttamente nelle piccole, classiche tazzine da bar.  Ed anche se lo servivano senza crema, era pur sempre meglio di quella brodaglia annacquata che gli Inglesi spacciano per caffè.
II  bar era ospitato in un ambiente  di forma rettangolare. Sulla destra dell’ingresso vi era il bancone con la macchina del caffè, mentre sulla parete sinistra e su quella opposta alla porta di ingresso, correva ad angolo retto un banco di legno, foderato in plastica di color marrone, ed una mensolina foderata nell’identico modo, altrettanto lunga ma più stretta, su cui poggiavano delle zuccheriere e dei posacenere ben distribuiti.
La parete sinistra, per tutta la lunghezza del banco, a partire dalla mensolina e sino al soffitto tinteggiato originariamente di bianco, consisteva di una spessa vetrata trasparente che, dando luminosità al locale, consentiva a chi  si trovava seduto sul banco di legno, un’ampia panoramica sull’esterno. Proprio di fronte era ben visibile l’ingresso di un teatro dall’atrio ampio e lussuoso.
Era lì che Giorgio sembrava fissare il suo sguardo, oltre gli occhiali tondi (alla John Lennon, avevo pensato). La sua carnagione olivastra, i capelli castani ed i baffi neri non lo facevano certo apparire un probabile  suddito di Sua Maestà la Regina Elisabetta  ma lo interrogai, ciò non di meno,  in inglese. Anche perchè, in fondo, ero a Londra. Che altro idioma sarebbe stato logico parlare?
Era scoppiato a ridere, alla mia domanda. Non subito, bensì dopo essersi girato a guardarmi, con un’espressione divertita, mentre con le mani replicavo alla richiesta di un fiammifero, fregando, nel contempo,  col dito indice destro sul palmo della mano sinistra. Anche lui si era messo in bocca una sigaretta e mi aveva fatto quindi accendere.
Ero rimasto male per la sua strana, incomprensibile risata e stetti lì, come un salame, senza sapere cosa dire. Non sarei riuscito ad incazzarmi, anche volendo. Eppoi, Londra  è piena di matti, pensai.

- “ Scusa”-, mi disse poi, in un italiano cadenzato, sentendomi ancora là. “Ma voi italiani siete davvero buffi, parlando l’inglese. Sei di Roma , vero?”-, aggiunse ancora a bruciapelo, sorridendo quindi compiaciuto alla mia mesta risposta positiva.
Il locale, a parte noi due ed una ragazza che sedeva sull’altro lato del banco, era vuoto. Il barista, dietro il bancone, preparava panini e sandwiches, con formaggio e pomodori, lattuga e salumi, e qualcuno con tutti e quattro i companatici  assieme,secondo il migliore gusto inglese.

-  “Perchè tu, da dove vieni ?” – gli chiesi io in tono seccato per quel riferimento all’accento degli italiani ed in particolare a quello dei Romani, alla cui grande stirpe mi onoravo e mi onoro di appartenere.

-” Non sono italiano”-, mi rispose con voce pacata, “ma ho vissuto parecchi anni in Italia e perciò conosco bene i vostri costumi, ed anche il vostro accento”-, concluse ridendo nuovamente di gusto.

Il suo riso , però, stavolta non mi infastidì. Erano bastate quelle poche parole a fare sbollire la mia rabbia; o forse sentivo soltanto il bisogno di scambiare quattro chiacchiere senza dovermi spremere il cervello per tradurre i miei pensieri.
Riconoscere le nazionalità attraverso le inflessioni nel parlare l’inglese    era solo uno dei tanti aspetti bizzarri della personalità di Giorgio, come ebbi modo di scoprire in seguito. Ma quello che tra essi mi colpì maggiormente, determinando il rinsaldarsi nel tempo della nostra amicizia, fu la sua passione, da me condivisa, per le filosofie esoteriche. Sino ad allora io le avevo reputate appannaggio esclusivo del mondo e delle culture orientali.Invece Giorgio, proprio nel periodo in cui ci incontrammo, ne coltivava una (al cui studio poi mi introdusse), che egli attribuiva agli  yaqui, un popolo discendente diretto delle antiche popolazioni pre-colombiane  che allo stato presente, secondo quanto allora egli mi disse, abitava in un’area imprecisata del Messico settentrionale.
Quell’estate londinese del 1979 era stata eccezionalmente lunga e mite (a Londra, per Ferragosto, di solito, fa già freddo). Questo mi permise di affiancarlo  proficuamente nella vendita dei gelati. Li vendevamo ai passanti, affacciati in strada con una macchina refrigeratrice “Carpigiani” che poi, alla sera, sistemavamo all’interno di un negozio di souvenirs, lungo la Oxford Street. Lavorare insieme aveva contribuito a rafforzare la nostra conoscenza e diventammo così buoni amici. Di lui  apprezzavo molto la   sicurezza che mostrava nelle cose pratiche e spicciole della quotidianità, non sempre e non necessariamente semplici o banali, che potevano andare dal saper cucinare al sapersi destreggiare egregiamente nell’uso della lingua inglese. Questa sua praticità, tuttavia, si coniugava stranamente con una affannosa ricerca interiore che sembrava finalizzata a capire il senso più profondo della nostra vita sulla terra. Che in fondo era ciò che aveva spinto anche me sino a Londra. Queste cose le avevo più che altro intuite dai grandi  discorsi che, alternati ai lunghi silenzi, c’erano stati fra noi . Infatti Giorgio era un tipo alquanto riservato, che non amava molto parlare di sé, almeno non in  maniera diretta ed esplicita. Né sembrava molto interessato a raccogliere le confidenze altrui. Apparentemente dava quasi l’impressione di avere qualcosa da nascondere o di essere fuggito   da qualche situazione o da qualcuno che voleva dimenticare, in una città dove anche una celebrità passerebbe inosservata. Ma dopo averlo conosciuto meglio mi ero reso conto che i suoi silenzi, la sua riservatezza, la sua misantropia erano insieme il frutto di una timidezza e il risultato di un carattere riflessivo e profondo, proiettato verso una ricerca spirituale che, assorbendo gran parte delle sue energie, lo distaccava alquanto dalle cose materiali della vita quotidiana, eccezion fatta per quelle strettamente necessarie alla sopravvivenza. La ricerca di un mondo ideale, attraverso dimensioni ed esperienze slegate dalla normalità e dalla ripetitività del già vissuto, era stato sicuramente il punto di contatto e di saldatura più importante nel nostro rapporto. Per di più in lui, a parte tutto ciò, avevo trovato un appoggio ed un sostegno disinteressati, senza dei quali la mia avventura londinese si sarebbe certamente conclusa molto prima.
Poi l’estate, improvvisamente finì, e dopo la fine dell’estate , lentamente ma inesorabilmente, finirono anche i risparmi messi faticosamente da parte nella stagione dei gelati.

…continua…

disponibile anche in versione inglese al link:

http://poetryandmore-albixforpoetry.blogspot.com/2010/01/essence-of-life.html

Tag:, , , , , , , , , , ,

Comments 8 Commenti »

sardegna copertina“Pensarci non è peccato” – scrive oggi Salvatore Cubeddu  nel suo editoriale sul nuovo quotidiano Sardegna 24. Credo abbia ragione: se ne può parlare. Ma fra il dire e il fare, come dice il proverbio, c’è di mezzo il mare.

Scrivo con il pensiero ai miei anni giovanili quando, sulle ali dell’entusiasmo che mi suscitarono i miei studi di storia sarda, anche io pensavo ad una Sardegna libera e indipendente. Militai  per un periodo anche nel PSd’Az prima di rendermi conto che non c’era una classe politica preparata per proporre seriamente un’istanza indipendentista nei confronti di Roma.

Non basta il grande cuore dei Sardi per una siffatta impresa! Sul piano economico la classe imprenditoriale sarda è da sempre subalterna a quella forestiera: spagnola, piemontese o lombarda poco cambia. L’ex Partito Liberale Italiano interpretò alla grande  questo atteggiamento di fedeltà e di subalternità, seppure non mancarono i benefici per la nostra Isola (se è vero come è vero che l’on, Cocco Ortu fu il migliore dei politici Sardi prestati all’Italia, sul piano dei vantaggi e dei risultati concreti ottenuti a favore dei Sardi). E cercare a sinistra è inutile: oggi non c’è più niente; ma anche ai tempi d’oro del PCI e dell’Internazionale vi si respirava un’aria imperialistica da centralismo democratico i cui bagliori lampeggiano ancora oggi, sinistramente, nell’altopiano del Tibet e in Cecenia.

E allora cosa resta in termini socio-economici e politici? Non certo gli eredi della DC: come cattolici non siamo mai stati capaci di esprimere neppure un minimo di Sardità neanche nei vertici ecclesiastici (una riprova lampante la troviamo nella figura dell’Arcivescovo in carica e nel suo modo di trattare Sardi e Sardità).

Restano i pastori, con il loro movimento, oggi ben posizionato sul fronte della protesta, ma pronto a cedere al primo elicottero di passaggio (e chi potrebbe dare torto alla speranza e al desiderio di vedere riconosciuto un minimo di decoroso profitto, a fronte di una vita di lavoro intenso e duro come non mai?) e la galassia dei micro-partitini di matrice sardista che si moltiplicano come per partenogenesi senza mai produrre una sola idea che sappia di unitario.

Certo Cubeddu, possiamo pensarci alla nostra Indipendenza; possiamo anche parlarne; ma per realizzare delle idee ci vogliono dei mezzi economici e degli uomini capaci  di coagulare attorno a sè le istanze libertarie che da sempre albergano nei cuori dei Sardi; ma in questo deserto di miseria economica e culturale non vedo nè gli uni, nè gli altri. Io, da inguaribile pacifista, da sempre contrario ad ogni forma di violenza (fosse anche esercitata per la più nobile delle cause) mi accontenterei anche di un Partito o di un Movimento che nella normale dinamica istituzionale nazionale ed europcentrica, si presentasse unito a rivendicare i diritti che già ci sono stati riconosciuti (sulla Carta), prima di sognare chimere forse irraggiungibili.

Tag:, , , , , , , , ,

Comments 2 Commenti »

london3

PROLOGO

Mi  sono chiesto spesso come mi vedano gli altri.

Tale curiosità mi ha spinto talvolta a cercare un punto di osservazione esterno, come se io fossi  un’altra persona che guarda verso di me. Qualche volta, per una frazione di secondo,  sono riuscito a vedermi dall’esterno, ma subito mi son sentito risucchiare dal dialogo interno, che ciascuno di noi intrattiene ordinariamente con se stesso.  Interrompere quel dialogo è come uscire da un luogo conosciuto e confortevole, per entrare in un mondo totalmente sconosciuto in cui non sai come muoverti e dove hai paura di perderti, abbandonando la tua vecchia e nota dimensione senza la certezza di poterne dominare quella nuova ed ignota e con una scossa di vertiginoso panico che ti fa temere di non riuscire a trovare mai più la strada per ritornare indietro. E così, superato quel primo, magico istante, mi ricomponevo nella mia confortante ed abituale personalità, impaurito e spaventato ma in fondo anche appagato di avere sperimentato la conferma dell’esistenza di nuovi e agognati mondi oltre l’orizzonte di quello usualmente noto, e non senza la speranza di saper trovare in futuro la forza ed il coraggio per un salto più deciso e sicuro oltre la siepe che funge da cortina di quegli arcani mondi.

…continua… disponibile anche nella versione in lingua inglese nel blog  di cui al link sottostante

http://poetryandmore-albixforpoetry.blogspot.com

Tag:, , , , , ,

Comments Nessun commento »

borghezio1Ci sono certi frutti che hanno un aspetto commestibile e invece sono velenosi; altri, meno belli da vedere sono invece buoni da mangiare.

Il veleno sta quindi nella radice.

L’europarlamentare della lega Nord Borghezio ha tentato (da par suo, è proprio il caso di dire) di difendere le idee di Breivik, il  massacratore di Oslo.

Ma si può difendere la bontà dei frutti di un albero dalle radici velenose?

La risposta, ovviamente, è no! E tali sono le idee del pazzo di Oslo.

Bene ha fatto la Lega a sconfessare Borghezio, chiedendo scusa alla Norvegia!

Davanti ai morti, tanto più se sono vittime innocenti, ci vuole silenzio e rispetto.

Poi ci sarà il giusto spazio per le idee.

Ma le idee, tutte le idee, devono necessariamente affondare le loro radici in un terreno di pace, di non violenza, di rispetto reciproco.

Anche quelle idee che eventualmente contrastino con le politiche immigratorie dei governi occidentali.

Altrimenti rischiamo di cadere nell’errore dei comunisti e dei fascisti, che arrivavano a giustificare ogni sorta di violenza  in nome delle loro ideologie.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments 4 Commenti »

miis1Mi chiedono spesso quale sia il segreto della mia bellezza !

In particolare molti vogliono sapere se per affermarsi nella vita  sia più importante la bellezza esteriore o quella interiore.

Ma che domande!

Vi faccio un esempio, fra i tanti, per mostrarvi quanto sia retorica una simile domanda: al Concorso di Miss Regione, sino al 1990, a noi concorrenti prendevano  le misure principali; se non raggiungevi le misure canoniche 90-60-90 su almeno un metro e settanta di statura eri fuori Concorso!

Adesso non è più così!

Infatti, nella giuria del concorso c’è sempre la psicologa e la musica è cambiata! Altro che se è cambiata! Ricordate nell’edizione del ’91 quel test che valse il Primo Premio alla concorrente n. 54?

Il conduttore le chiese:

-“Sei in compagnia di un’amica; la classica secchiona, prima della classe, con le lenti spesse tre dita, i brufoli su tutto il viso e la scoliosi! OK? Siete   alla fermata del bus: si accosta un fustone con la Ferrari Testarossa che riconosci essere  un noto calciatore! Tu:

a)      Ti fiondi senz’altro in macchina, mollando la tua amica;

b)      Fai l’indifferente;

c)       Inviti la tua amica ad approfittare dell’occasione, ben sapendo che il fustone è attratto dalla sua profonda bellezza interiore!

Naturalmente la risposta giusta era proprio l’ultima! D’altro canto, se accendete la televisione vi rendete subito conto di quale sia la bellezza che conta: badate bene a cosa cercano avidamente le telecamere, in quelle suggestive inquadrature dal basso verso l’alto! Oppure quando ci riprendono da dietro, mettendo in risalto i costumi che indossiamo! I costumi, si badi bene! Altro frutto della sapienza interiore, ingegnosamente disegnati per fare risaltare la nostra bellezza interiore.

Certamente la bellezza interiore è più difficile da coltivare: infatti non si nasce belli, ma lo si diventa col tempo e coi sacrifici.

Dunque, a parte l’estetista, la parrucchiera, la manicure, la visagista, il chirurgo plastico, il dentista, la massaggiatrice (meglio si di sesso maschile, sapete, sono più efficaci), il preparatore atletico, il dietologo, le truccatrici e quant’altro; a parte questi, dicevo,   la bellezza interiore occorre coltivarla con metodo. Mica è uno scherzo! E’  fondamentale senz’altro avere una serenità incrollabile, che io ho conquistato con una tecnica di rilassamento basata sulla respirazione:  chiudo gli occhi nella penombra della mia stanzetta e sgombro la mente dai pensieri molesti, piano, piano…

Eh, sì! La bellezza interiore è proprio una conquista difficile ma assolutamente fondamentale!

Sono stata anche in India, sapete? Già, proprio lì: nella patria delle filosofie orientali e della pace interiore!

Pensione completa in un grande Resort con tutti i comforts necessari a salvaguardare la bellezza interiore! Pacchetto speciale, tutto compreso per il  Ponte di Pasqua, Pasquetta, Liberazione e Primo Maggio!

Tag:, , , , ,

Comments 2 Commenti »

giustiziaSuccede spesso che i miei studenti, venuti a sapere che svolgo la professione di avvocato, mi chiedano come possa un avvocato sostenere la difesa di un imputato colpevole.

A mia volta gli chiedo quando è che essi ritengono un iumputato senz’altro colpevole.

“Quando ci sono le prove” mi rispondono gli intraprendenti studenti. I più arditi si spingono ad affermare che quando ci sono le prove è inutile sprecare tempo e soldi nel processo: conviene subito eseguire la pena (quasi sempre questi studenti dalle maniere spicce e dall’approccio pratico (io lo chiamo americano, ma non è un’offesa; mi fanno pensare al far-west, a tex willer, ma anche alla recente vicenda di Dominique Strauss-Khan) sono favorevoli alla pena di morte, con pubblica esecuzione.

Naturalmente non cerco mai di imporre il mio punto di vista (io sono contrario alla pena di morte); cerco piuttosto di ragionare, discutere, analizzare, ma sempre rispettando le loro idee.

Talvolta riesco ad incrinare le loro certezze raccontando degli episodi inerenti a cause che ho svolto personalmente (tacendo o simulando nomi di persone e luoghi) o che magari  mi è   capitato di studiare sugli annuari (oggi reperibili su immense banche dati di agevole consultazione).

Spesso racconto uno dei casi giudiziari che ebbi modo di seguire quando facevo la pratica da avvocato.

Ecco la storia: “ Una vecchia signora, che viveva da sola, non avendo figli, nè altri parenti prossimi, aveva fatto testamento a favore di un suo nipote che l’accudiva in tutto e per tutto. La signora era molto ricca ma all’epoca non usava assumere badanti o maggiordomi filippini; la signora era autosufficiente, amava vivere da sola (il nipote l’avrebbe presa volenieri a casa sua ma lei voleva stare, da sola e indipendente,  nella sua bella casa) e in ogni caso, il nipote provvedeva ad ogni sua necessità e non mancava giorno, avendo perfino le chiavi di casa, che non andasse a trovarla o quantomeno la chiamasse telefonicamente.

Un sabato mattina, come al solito, l’affezionato nipote si recò dalla zia per fare insieme la lista delle cose da comprare al vicino mercato civico della città; entrato in casa con le sue chiavi prese a chiamare  la zia; nessuno però rispondeva ai suoi richiami; si avvicinò al bagno e niente; si avviò verso la cucina e con il piede colpì un oggetto che era per terra. Istintivamente lo raccolse: era un coltello intriso di sangue; con un cattivo presentimento il giovane   vide la povera zia riversa nel corridoio in una pozza di sangue. Non fece in tempo neppure a chinarsi su di lei che la polizia (chiamata dai vicini, spaventati dalle urla che avevano udito poco prima provenire dall’appartamento) fece irruzione in casa, trovandolo davanti al cadavere con il coltello insanguinato  in mano e una faccia sconvolta.”

Il povero giovane venne naturalmente arrestato e, nonostante la bravura dell’avvocato difensore, la verità processuale che emerse, fu incontrovertibile.

Il verdetto fu un macigno: ergastolo con tre anni di isolamento totale.

Eppure la verità, quella non processuale, era un’altra e ben diversa.

La fortuna volle che qualche anno dopo, il vero assassino ( che in realtà era un ladro ed era entrato per rubare, scappando attraverso i tetti appena commesso il delitto, senza fare in tempo neppure a rubare, spaventato sia dalla reazione della povera vecchia, sia dal rumore della porta che il nipote stava aprendo subito dopo l’accoltellamento ; la circostanza purtroppo, durante il processo, andò contro il nipote; se il ladro avesse fatto in tempo a perpetrare il furto, la circostanza avrebbe infatti confortato la versione sostenuta dal giovane innocente), nel frattempo finito in carcere per scontare una lunga serie di furti e rapine che gli erano piovute addosso tutte in una volta, avendo intrapreso un suo percorso spirituale, assistito dal cappellano delle carceri, si decise a confessare l’orrendo delitto.

La revisione del processò scagionò completamente il povero giovane che potè riacquistare la sua libertà (anche se la sua vita ne rimase comprensibilmente sconvolta).

A questo i più intelligenti tra gli studenti, cominciano a dubitare della bontà delle loro teorie (molto spesso si tratta in realtà di teorie elaborate dai genitori ed apprese quindi in famiglia) e interagiscono con diverse considerazioni.

Di solito però c’è tra loro qualche irriducibile che, volendo comunque avere la sua parte di ragione, continua a sostenere  che almeno di fronte ad un reo confesso, la ghigliottina,  la camera a gas ,  la fucilazione,  l’impiccagione o insomma, la condanna a morte,  in base alla legge del taglione, debba essere eseguita.

Allora  mi sovviene quell’altro caso giudizio, pure realmente accaduto nella mia città, di quell’uomo ricchissimo che avendo commesso un omicidio, convinse un suo dipendente, in cambio di 100 milioni di lire (all’epoca si era negli anni ’60 e la somma era davvero importante) e di una perpetua assistenza a favore dei parenti più prossimi (moglie e figli) ad assumersi la responsabilità del fatto (l’uomo scontò soltanto 19 anni di carcere perchè dopo la morte del vero assassino, un’altra verità processsuale emerse, grazie all’intelligente lavoro degli avvocati (ma io aggiungo che anche la Procura avrebbe dovuto e potuto lavorare meglio e di più all’epoca della prima verità processuale).

Concludo, a proposito di verità processuali e non, riportando la risposta ad un commento che ho dato a un intelligente e stimolante lettore che mi stuzziccava argutamente e provocatoriamente in calce ad un altro post che parlava di altre verità.

Quando feci l’esame da avvocato   il presidente della commissione, dopo che i singoli commissari avevano finito di interrogarmi in diritto civile, penale, amministrativo, ecclesiastico, internazionale  e nelle due procedure principali allora in auge  mi chiese cosa mi immaginavo di provare nel mio animo, da futuro avvocato, di fronte ad un imputato che mi avesse confidato la sua colpevolezza: un sentimento di vergogna, per essere costretto a sostenere la menzogna del mio cliente e comunque per essere costretto a difendere un reo oppure no. All’epoca ero ancora infarcito delle teorie sul libero arbitrio e delle teorie sociologiche che attribuiscono la colpevolezza degli atti umani, soprattutto in materia penale, non alle singole persone che li pongono in essere, ma bensì al sistema socio-economico che, attraverso i suoi modelli repressivo-pedagocici e per mezzo dell’iniqua distribuzione della ricchezza, provocano  nell’individuo un sentimento di rivalsa e di inadeguatezza di fronte alle norme prescrittive del comportamento, tali da condurre in ogni caso alla non colpevolezza dell’imputato. Seppure in maniera contorta, la svangai, per così dire. In realtà quel presidente non aderiva affatto a quelle teorie ma mi disse, dando il semaforo verde alla mia promozione, che io ero costretto non solo a mantenere il segreto sulla colpevolezza del mio assistito, ma dovevo fare quanto in mio potere per farlo assolvere sulla base delle norme di diritto positivo esistenti e non sulle base di fumose teorie sociologiche. Quanto al piano morale, concluse dicendo che  la verità da ricercare nel processo è quella processuale, del tutto separata e differente da quella morale, laica, religiosa o filosofica che definir la si voglia. Nello svolgimento della carriera professionale ho avuto modo di appurare quanto sia vera l’affermazione che le diverse verità (quella processuale e quella morale in particolare) raramente coincidono nella sentenza vergata alla fine di un giudizio, soprattutto in Italia dove al magistrato è fatto obbligo di motivare la sentenza sulla base della legislazione vigente (e non sul piano dell’equità).”

Tag:, , , , , , , , , , , , , , ,

Comments 2 Commenti »

SALMO 16
Supplica del giusto
Porgi, oh Dio,  l’orecchio alla mia preghiera
Le mie labbra non conoscono  inganno!
Saggia, Signore, il cuore mio a sera
E non vi troverai alcun malanno!
La mia bocca non sarà menzognera
Così i miei piedi non vacilleranno!
Evidenzia  i prodigi del Tuo amore
Tu che dei miei nemici sarai sempre
[il Salvatore]
nuovi salmi1
SALMO 16
Supplica del giusto
Porgi, oh Dio,  l’orecchio alla mia preghiera
Le mie labbra non conoscono  inganno!
Saggia, Signore, il cuore mio a sera
E non vi troverai alcun malanno!
La mia bocca non sarà menzognera
Così i miei piedi non vacilleranno!
Evidenzia  i prodigi del Tuo amore
Tu che dei miei nemici sarai sempre
[il Salvatore]
Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments 3 Commenti »

don sturzo1Don Luigi Sturzo nasce a Caltagirone nel 1871. Nel  1894 Viene ordinato sacerdote e nel 1896 Si laurea in teologia all’Università Gregoriana di Roma.

Nel 1897 Fonda e fa uscire il primo numero del giornale “La croce di Costantino”; che diventa il foglio e il portavoce della sua ideologia sociale e politica.

Fonda  il 3 settembre 1900 la Democrazia Cristiana con ROMOLO MURRI ; ma pochi anni dopo  è lui a fondare un nuovo partito cattolico: il “Partito Popolare”.

Era un grande uomo con una spiccata, autentica e carismatica personalità politica.

Ecco il suo decalogo politico:

1. Essere sincero e onesto. Prometti poco e realizza quel che hai promesso
2.    Se ami troppo il denaro, non fare attività politica
3.    Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge per un presunto vantaggio politico
4.    Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà
5.    Non pensare di essere l’uomo indispensabile, perché da quel momento farai molti errori
6.    E’ più facile dal NO arrivare al SI che dal SI retrocedere al NO. Spesso il NO è più utile del SI
7.    La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai
8.    Dei tuoi collaboratori al Governo fai, se possibile, degli amici, mai dei favoriti
9.    Non disdegnare il parere delle donne…esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini
10.    Fare ogni sera l’esame di coscienza è buona abitudine anche per l’uomo politico

L’Italia ha bisogno di uomini veri che esercitino una vera funzione politica. Secondo gli insegnamenti di Don Luigi Sturzo.

Tag:, , ,

Comments Nessun commento »

cassacopertinaDevo confessare di essermi subito riconciliato con la tecnologia informatica.

L’occasione è stato l’invio del Mod/5 che in pratica è la dichiarazione annuale che gli avvocati devono fare per legge alla Cassa di Previdenza.

E mentre gli anni scorsi eravamo costretti, dopo aver compilato a mano il Modulo relativo alla dichiarazione (Mod/5 per l’appunto), a metterci in fila nell’Ufficio Postale più vicino, a volte anche per un’ora, quest’anno è davvero bastato un click, comodamente seduti al computer.

Insomma la tecnologia, quando non ti fa arrabbiare, non manca la corrente, non si impalla il computer, non ti attaccano i virus e non hai voglia di interagire realmente con qualcuno, è proprio una grande invenzione!

Tag:, , , , ,

Comments 2 Commenti »

news1Ricordo con simpatia una professoressa di lettera ed una sua lezione in materia di informazione.

La docente ci propose di riflettere sulla circostanza che i giornali (allora non era ancora in voga l’espressione anglo-latina mass media) selezionavano le notizie da pubblicare a seconda del loro orientamento politico; inoltre è importante considerare anche il modo in cui le notizie vengono presentate; infine la ciliegina sulla torta: “riflettete anche sul fatto che molte notizie non vengono date per niente!”

E qui si apre il dilemma: le notizie compongono ai nostri occhi la realtà oppure soltanto una realtà possibile?

La risposta io non ce l’ho.

Però, a distanza di quasi 40 anni da quella importante riflessione posso aggiungere che oggi, attraverso la Rete, ciascuno può in fondo cercarsi la realtà che vuole.

Intendo dire che la Rete ci dà la possibilità di trovare le notizie che cerchiamo più che in passato; e soprattutto queste notizie non provengono necessariamente da centri di potere con interessi predeterminati, ma possono  provenire da pensatori indipendenti.

Non sarà la realtà, ma è già una realtà più accettabile e meno condizionata.

Tag:, , , , , ,

Comments Nessun commento »

Roman AbramovichCon poco più di un milione e mezzo di €  alla settimana si può prendere in affitto lo yacht privato del miliardario russo Abramovich!

Che sia in crisi anche lui?

Niente paura: l’Eclipse è solo  uno dei suoi tanti yacht privati, forse troppo ingombrante da portare in giro.

Premetto a scanso di equivoci che detesto e avverso il comunismo più del becero e pacchiano capitalismo (in realtà non mi piacciono entrambi).

Premetto anche che io ringrazio Dio per ciò che ho, perchè mi basta per soddisfare i miei bisogni primari e, con qualche sacrificio, anche qualche bisogno c.d. voluttuario o secondario; non di meno un  pensiero mi attraversa la mente mentre scrivo: ma la ricchezza di certi personaggi è in qualche modo collegata alla povertà di tanti altri essere umani sulla faccia della terra?

Vorrei soltanto che chi non ha niente o troppo poco sulla terra, avesse qualcosa con cui vivere e che chi ha troppo, come questo miliardario, avesse magari un po’ meno a favore degli ultimi.

Per saperne di più sul mega-veliero in affitto:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2016652/emailArticle.html

Tag:, , , , , , ,

Comments Nessun commento »

lacasta2La casta si autoriduce i privilegi? Era ora! Peccato che lo faccia con un disegno di legge costituzionale: il che significa quattro passaggi in parlamento con un intervallo di 3 mesi tra i primi due passaggi e gli ultimi.

Eppoi, sig Calderoli, con il suo disegno di legge costituzionale lei ci sta praticamente dicendo, che se vogliamo la riduzione dei privilegi della casta dobbiamo accettare di ridimensionare il Presidente della Repubblica a favore del Premier?

Ma che scherzi sono mai questi?

Ma voi della casta vi siete di colpo dimenticati che esistono i decreti legge?

Ha presente, ministro, quegli strumenti aventi forza di legge che entrano in vigore immediatamente, in casi eccezionali di necessità ed urgenza? A me pare che voi li conosciate invece molto bene, ma adesso non vi fa comodo ricordarvene!

Io credo che  una crisi come questa richieda interventi d’urgenza!! O no?

Io sono sempre andato a votare e forse continuerò ad andarci; forse.

Ma  una cosa voglio dire: il mandato che io vi ho dato, a voi classe politica diventata casta, depositaria di privilegi inaccettabili e innumerevoli, io lo revoco da questo momento in poi.

Lo so che non ha valore giuridico, ma solo valore malore.

Ma in attesa che voi decadiate dallo scranno al quale siete abbarbicati in maniera proterva, mentre mi riservo di votare qualche candidato non appartenente alla casta oppure di non votare affatto, voglio che sappiate che non avete più il mio mandato elettorale per continuare a prendere gli Italiani per i fondelli.

Non a nome mio.

Tag:, , , , , , , ,

Comments 4 Commenti »

fresu2“…Ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt- Cap. 25, V 36)

Bravo Paolo Fresu, che a 50 anni suonati è andato a suonare per i reclusi del carcere San Sebastiano di Sassari.

Ne ha fatta di strada da quel 1981 quando, con l’aiuto dell’ARCI, di un finanziamento comunale e di un gruppo di amici riuniti nell’associazione culturale “Sorres” riuscii a portarlo al mio paese per un concerto da lire 800.000 (€ 400,00 più o meno, a valuta nominale corrente).

Bravo Paolo! Il successo che hai te lo sei meritato tutto!!!

Tag:, , , , ,

Comments 2 Commenti »

tibet1La Cina ha minacciato ritorsioni commerciali e finanziarie contro gli Stati Uniti per il fatto che Barack Obama ha ricevuto il Dalai Lama.

Non è la prima volta che succede. E per fortuna gli USA non si son fatti impressionare.

Anche se la Cina è il paese straniero che possiede il maggior numero di titoli  del debito pubblico americano.

Credo che l’antimericanismo di molti Paesi finirebbe domani se la Cina divenisse il Paese più potente del mondo al posto degli USA.

La Cina infatti sin dal 1950 (anno di invasione del Tibet) hanno soffocato ogni libertà in Tibet, esercitando la loro oppressione principalmente contro la libertà reliigiosa.

Tutti potremmo divenire tibetani, domani.

Ma come si può tacere mentre ogni giorno, ogni ora, ogni minuto i comunisti cinesi impongono il loro colonialismo comunista nel regno della religione tibetana?

E per quanto tempo ancora la libertà di autodeterminazione dei popoli sarà soffocata dalla protervia della ragion di stato?

Soffro con tutti che anelano alla libertà.

Tag:, , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

lacastaE’ il sogno di ogni blogger: passare da 50 visite al giorno a 50 mila.

E’ successo a un blogger anonimo che svelando i segreti della casta è stato premiato da 53.000 visite al giorno.

andate pure sul link sottostante e ne leggerete delle belle!

Se ancora riuscite ad indignarvi contro questa classe politica nazionale sempre più impresentabile e indecorosa.

In un momento di crisi acuta questi politici non sanno pensare ad altro che a mantenere i loro privilegi, non solo in termini di soldi, ma anche di servizi, compresi quelli sanitari.

E mentre questi politici, che dovrebbero essere i tutori dei deboli, i protettori dei bisognosi, introducono la tassa di dieci euro sulle visite specialistche e di 25  euro sui codici bianchi al pronto soccorso, la loro casta continua a godere di rimborsi per spese specialistiche sino a 30.000 euro al giorno.

Non c’è limite alle nefandezze di questi politici italiani, ingordi, incapaci e insaziabili.

http://isegretidellacasta.blogspot.com/

Tag:, , , , , , , , , ,

Comments 4 Commenti »

E’ pei Santi che sono sulla terra
tutto quanto l’amore che io possiedo!
Si affrettino dunque gli altri alla guerra:
certo agli  idoli di carta io non  riedo!
Sei Tu che la mia mano  destra afferra,
esulto e godo se il Signore vedo;
accanto a Te non posso vacillare,
esulta la mia anima e il mio corpo:
[senza timori può riposare!]
salmo1
Salmo 15
Fedeltà verso Dio
E’ pei Santi che sono sulla terra
tutto quanto l’amore che io possiedo!
Si affrettino dunque gli altri alla guerra:
certo agli  idoli di carta io non  riedo!
Sei Tu che la mia mano  destra afferra,
esulto e godo se il Signore vedo;
accanto a Te non posso vacillare,
esulta la mia anima e il mio corpo:
[senza timori può riposare!]
Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

rating2Che il potere degli Stati fosse regredito di fronte allo strapotere delle multinazionali era già noto.

Ma che gli Stati fossero divenuti preda dei grossi speculatori internazionali sta emergendo con sempre maggiore evidenza in questi ultimi tempi.

Certo, nel caso dell’Italia,   i limiti istituzionali di un organismo ormai superato dalla storia, nell’ambito di una nuova realtà internazionale globalizzata semprepiù aggressiva, vengono acuiti dalla impreparazione di una classe politica troppo autoreferenziale e da una compagine governativa approssimativa ed impreparata.

Inoltre l’esistenza di un  debito pubblico enorme, accumulatosi a dismisura negli ultimi trenta anni, rende l’Italia particolarmente fragile.

In questo brodo di coltura sguazzano alla grande gli speculatori finanziari, che trovano nelle società private di rating (Standard & Poor,  Moody’s e Ficht sono le più note) degli alleati quanto mai utili e produttivi (qualcuno dice che esse stesse siano in realtà i diretti beneficiari delle grandi speculazioni finanziarie, in quanto detengono nel loro portafoglio innumerevoli e variegate tipologie di titoli pubblici e privati).

E tra l’incudine di uno Stato ottuso e sempre più famelico, ed il martello di una congrega di speculatori finanziari senza scrupoli, capaci di creare profitti dal nulla, ci siamo noi cittadini e contribuenti.

Questa è l’analisi della situazione.

I rimedi non spetta a me indicarli.

E se non sbaglio c’è qualcuno che ricopre degli incarichi istituzionali, oltre tutto  lautamente retriibuiti, che ha il diritto ed il dovere di prendere gli opportuni provvedimenti e di muoversi nella direzione giusta per evitare agli speculatori di nuocere allo Stato e, soprattutto, a noi cittadini, risparmiatori e contribuenti.

Tag:, , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

lucio battisti1Se la TV italiana ha qualcosa di buono, ce l’ha di sicuro negli archivi.

E allora viva l’estate in TV!

Quando i visi famosi  (finalmente) scompaiono dal video, e i cc.dd.  palinsesti tacciono;, le grandi produzioni sono ferme e le fictions,  grazie al cielo, sono finite,  la TV per riempire quei vuoti è costretta a pescare negli archivi.

E’ così che giovedì 14 luglio la  RAI ha tirato fuori un programma in bianco e nero tutto dedicato al magico duo Mogol-Battisti e alle sue canzoni, andato in onda sulla seconda rete.

Mi sono goduto tutti i grandi successi del grande sodalizio: pensieri e parole; vendo casa; emozioni; 29 settembre; balla linda; le luci dell’est; acqua azzurra, acqua chiara; e penso a te; insieme; la canzone del sole; io e te da soli; amore caro, amore bello; impossibile elencarli tutti.

Sul finire del bellissimo programma (da solo giustifica il pagamento del canone; pur se interrotto dalla pubblicità più volte) anche le canzoni dell’altro grande binomio battistiano: quello con il poeta Panella.  Non male neanche quello, anche se il primo resta mitico.

Grande Lucio! Morto troppo presto a 55 anni.

Tag:, , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

sardegnainsideIeri, sul nuovo quotidiano Sardegna24 ho letto un interessante articolo di Luciano Marrocu dal titolo “partito sardo:l’aggettivo non basta”.

Il tema affrontato è interessante anche se, ovviamente, non si esaurisce certo in una colonna di giornale.

Noi Sardi soffriamo di vittimismo congenito: in parte esso è giustificato dalle plurisecolari dominazioni che ci hanno angheriato, sfruttato, vilipeso.

“Siamo un popolo dalla lingua tagliata”- diceva il grande poeta e scrittore Cicitu Masala.

Purtroppo è vero.

Ho il privilegio anagrafico(purtroppo per me) per ricordare i maestri d’oltremare (ma anche Sardi) che bacchetttavano le mani tese dei miei compagni, colpevoli di usare la lingua appresa in casa come lingua madre, a discapito della lingua italiana; e l’ignominia subita, dietro la lavagna o con i ceci sotto le ginocchia.

Io ero fortunato, ( in un certo senso, ma non non ne facevo un vanto a discapito dei miei compagni di allora, coi quali amavo fare lunghe scorribande per le campagne e per il paese, talvolta anche marinando la scuola per andare al fiume) perchè essendo il mio papà siciliano, in casa si parlava l’italiano come lingua principale; anche se per me era una festa quando mia nonna materna ci raggiungeva dal paese: allora si parlava rigorosamente in Sardo ed io, se si era d’inverno, rinunciavo ad uscire per poter stare con lei accanto al caminetto, a parlare in Sardo, arrostendo carne e castagne e abbrustolendo il pane.

Ma è giunta l’ora di superare questo vittimismo.

Adesso non siamo più ni locos,ni pocos,ni maleunidos (come impietosamente ci etichettarono gli spagnoli un tempo lontano); (anche se a volte, in preda allo sconforto, mi sembra che siamo più disuniti che mai; come quando vedo i simboli dei partiti “sardi” moltiplicarsi nelle campagne elettorali, per poi sparire nella italianità più becera e servile a urne chiuse).

E quanto ai pocos, dirò che pochi ma buoni è meglio che tanti e stolti; e quanto ai locos, infine, dirò che non dobbiamo rinunciare a quel pizzico di follia che può trasformarsi in ingegno per amor di patria.

E anche se qualcuno volesse dubitare che qui, un tempo, sorgeva la mitica Atlantide, bastano e avanzano i trentamila nuraghi ancora esistenti a dimostrare che un tempo siamo stati grandi.

E senza odiare nessuno; senza volerci chiudere ma al contrario amando l’incontro ed il confronto con le altre culture; appassionandoci allo studio dell’inglese, dello spagnolo, del cinese, dell’arabo e di tutto ciò che sollletica la nostra curiosità, non cessiamo mai di essere orgogliosi della nostra sardità.

E non scordiamoci le nostre radici: la nostra lingua (o i nostri dialetti, per me non fa differenza; l’amore per il suono che produce “eja” è sempre un’emozione), la nostra cvultura, la nostra storia.

Certo un aggettivo non basta.

Ma un sostantivo con la S maiuscola è già qualcosa per iniziare.

http://www.sardegna24.net/dialoghi/luciano-marrocu/partito-sardo-l-aggettivo-non-basta-1.3396

Tag:, , , , , , , ,

Comments Nessun commento »