Archivio Novembre 2010

teatro Massimo

teatro Massimo

Ieri sera al Piccolo del Teatro Massimo di Cagliari è andata in scena la Poesia.

La più profonda delle Muse del Parnaso aveva le sembianze di 4 attori: Michela Atzeni, Paolo Meloni, Maria Grazia Sughi e Luigi Tontoranelli.

Tutti e quattro gli attori hanno interpretato alla grande dei brani poetici, in una cavalcata rapida ma significativa che ha guidato lo spettatore in un viaggio ideale nei meandri della poesia italiana, partendo dalla scuola siciliana e toscana del ’200( con versi di Jacopo da Lentini,Jacopone da Todi,Cecco Angiolieri)  sino ai giorni nostri, passando per il Sommo Dante, Petrarca, Tasso, Ariosto, l’Arcadia, Leopardi, Foscolo,  Pascoli, Ungaretti, Montale, Campana, Saba, Guidacci, Quasimodo, Pavese e Giudici (l’unico contemporaneo, fra gli Illustri Poeti).

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Ma alla fine, la sorpresa! In mezz’ora i magnifici 4 hanno letto una dozzina di poesie di Poeti Anonimi, tutte bellissime (sicuramente  anche per merito della loro professionale interpretazione); poesie che erano state consegnate, in grande copia, al botteghino nei giorni precedenti. E non è detto che siano state scelte le migliori, ma erano sicuramente belle! E poi, una scelta, si sa, è sempre dolorosa e limitata, perchè scegliendo qualcuno, ne esclude qualcunaltro.

Ed ecco un breve profilo dei 4 valenti autori:

Michela Atzeni, non è solo attrice, ma anche ballerina e musicista: un’artista poliedrica insomma.

La sua formazione è iniziata frequentando la “Scuola per l’arte dell’Attore” diretta da Marco Parodi, a Cagliari, dove oltre a recitazione e dizione ha avuto la fortuna di studiare canto con l’indimenticabile Giusy Devinu, poi con la sorella Franca, danza contemporanea con Rita Spadola, e Biomeccanica teatrale col M° Nikolaj Karpov del Gitis di Mosca.

Nel frattempo ha seguito diversi seminari sia di recitazione che di danza contemporanea con docenti nazionali e internazionali quali Rossella Fiumi, Jovar Longo, Rick Rodin, Marco Manchisi, Antonio Piovanelli.

Poi l’incontro con la compagnia Actores Alidos, di Quartu S.E. nella quale è entrata subito a far parte in maniera stabile per più di 3 anni.:

Infine un ciclo di seminari organizzato dal Teatro Stabile della Sardegna, con docenti di altissimo livello quali Kevin Crawford, Franco Graziosi, Anna Zapparoli e Mario Borciani, Guido de Monticelli, Veronica Cruciani, Mimmo Sorrentino.

Paolo Meloni ha debuttato in teatro nel 1975 con “La cantata del fantoccio lusitano” di P. Weiss per la regia di A. Melis , al quale segue “Marionette in libertà” di G. Rodari , sempre per la regia di A. Melis.

Dal 1977 come socio della Cooperativa Teatro di Sardegna, ha modo di collaborare con registi di grande prestigio e partecipa a diversi spettacoli.

Maria Grazia Sughi è un’attrice fiorentina che ha iniziato  la sua carriera con Giorgio Strehler ed è sulla breccia ancora oggi con il Teatro Stabile della Sardegna . Un’ interprete di grande spessore e di sconfinata esperienza che conserva ancora intatte  la freschezza  e l’espressività(magistrale l’interpretazione dei versi di Jacopone da Todi dedicati alla Passione di Cristo).

Luigi Tontoranelli è diplomato all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico.

Ha collaborato con il  Teatro Stabile Dell’Aquila, con il Teatro Stabile di Trieste, Teatro Di Roma e con compagnie private. Dal 1995 collabora con il Teatro Di Sardegna di cui è socio.

Insomma, un’esperienza da ripetere. Il mondo ha bisogno della poesia, così come la poesia  ha bisogno, in un momento di crisi dei valori come questo che stiamo vivendo, di maggiore attenzione da parte di tutti.


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scuolaLa scuola, da noi, è iniziata due mesi e mezzo orsono; in questo lasso di tempo, nelle mie classi e nella mia scuola in generale, si è vissuta la vita comunitaria scolastica di sempre: conoscenza della classe e proposta del contratto formativo all’inizio; spiegazione, compiti in classe e verifiche orali in un secondo momento;  e naturalmente discussioni, chiarimenti, ritardi, commento dei fatti di cronaca più eclatanti; talvolta, a richiesta dei ragazzi, anche qualche lezione fuori programma che, a noi docenti di diritto, capitano spesso, perchè lo studente, magari, è curioso di sapere come vada devoluta per legge l’eredità del nonno o di una zia celibe deceduta, oppure ancora come ci si debba comportare di fronte ad un torto subito, ad un contratto firmato in maniera superficiale ed ancora piccoli e grandi problemi di ambientazione, di salute, di convivenza in classe; gite scolastiche, progetti scolastici, piccole e grandi soddisfazioni legate ai voti ed al rendimento scolastico, con relative aspettative talvolta deluse, talaltra appagate; poi ritardi, uscite, giustificazioni, pause-sigaretta contestate, lavoro di formazione e di educazione alla vita: il più importante, il più difficile.

In una delle mie classi, formata da ben 28 studenti, con i colleghi, abbiamo affrontato dei problemi di natura straordinaria, almeno per quanto riguarda la nostra scuola.

In tale classe, alcuni tra questi 28 studenti,  hanno posto in essere e persistito in un atteggiamento di sfida, chiassoso e irriguardoso delle più elementari regole di comportamento scolastico e di convivenza civile, al punto che un’altra parte della classe, la più numerosa e motivata, ha preso a lamentarsi per lo svolgimento frammentato e lento delle lezioni (soprattutto in laboratorio computer, dove la formazione professionale di un futuro ragioniere programmatore affronta dei passaggi cruciali indispensabili).

Quando insieme alla condotta, ci siamo accorti che anche il profitto degli studenti più indisciplinati, era insoddisfacente, dopo  i reiterati inviti per un ravvedimento costruttivo e operoso, le annotazioni di biasimo sul diario di classe, i votacci (dati con dispiacere ma anche con la speranza che siano da stimolo per un recupero delle lacune, prima che divengano incolmabili), i primi contatti telefonici con le famiglie, sono scattate sei sospensioni: una per due giorni; le altre cinque per un giorno; senza obbligo di frequenza e con avviso scritto alle famiglie,  cui è stato rivolto telefonicamente l’invito ad un sollecito colloquio teso da un lato a spiegare il significato e le intenzioni sottese all’adozione della sanzione; dall’altro a unire gli sforzi delle due agenzie formative più importanti (scuola e famiglia) nell’interesse precipuo dei ragazzi.

Ebbene, all’atto in cui, come coordinatore della classe, ho comunicato agli interessati l’adozione delle sanzioni, ho riscontrato in alcuni degli studenti puniti, uno scarso senso di autocritica, accompagnato non solo da contestazioni (che se civilmente motivate possono e devono essere prese in considerazione) ma anche da intemperanze verbali e da infuriate minacce di reiterare, ed anzi peggiorare,  il loro già esecrabile comportamento.

Per fortuna ho trovato invece in alcune famiglie (due mamme in particolare) una rispondenza positiva ed una presa diu coscienza matura e consapevole che secondo me porterà frutto.

Soltanto un’ultima considerazione: questi sei giovani, prima della sospensione, erano spavaldi e si gloriavano a voce alta, davanti a compagni e docenti, di non temere affatto il minacciato ricorso alle famiglie.

Davanti alla cartolina che comunica alle famiglie il provvedimento adottato hanno reagito invece come se l’evento non fosse davvero gradito.

Si tratta di capire se sia una sana paura delle conseguenze che ne potrebbero discendere in termini di ulteriori punizioni correttive e/o limitazioni del tempo libero, della paghette e delle tante gratifiche di cui sicuramente godono (ricariche telefoniche, play-station, acquisti e regali di capi firmati, libero accesso ad internet, ecc.); il che non sarebbe poi tanto male; oppure se, come dice qualche collega, questi ragazzi si reputano talmente grandi, da sentirsi offesi per il fatto che i docenti abbiano osato investire i genitori di una questione che essi avrebbero preteso di gestire da soli e in maniera autonoma.

Staremo a vedere.

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people nameless

E’ con grande emozione che apprendo dell’esistenza di un popolo che vive nella foresta pluviale del Perù e che entra in contatto con il resto del mondo per la prima volta.

Una bella sorpresa  per gli antropologi, che avranno un grande e bel daffare nello studio di questa tribù. Io, da profano, mi chiedo:   su cosa si regge il loro mondo? In cosa credono, cosa pensano, cosa sognano?

Mentre noi scriviamo al computer e programmiamo di volare oltre il sistema solare, questo popolo vive ancora l’età di pietra: i loro usi e costumi sono immutati da millenni.

Si stima che in Perù siano almeno le tribù di origine asiatica (giunti nel continente 9000 anni prima di Cristo attraverso lo stretto di Bering) che vivono isolate dal resto del mondo, in uno stadio di civiltà arcaica.

Il popolo senza nome parla una lingua completamente sconosciuta che non prevede comunque una definizione di se stessi. Un popolo senza nome, per l’appunto.

Quando un popolo entra in contatto con noi, dopo millenni di isolamento, è a forte rischio di epidemia, in quanto i loro organismi non hanno gli anticorpi per respingere le malattie di cui noi soffriamo.

Inoltre il rischio della loro estinzione è incrementato da una politica irriguardosa condotta dal Governo nazionale peruviano nei loro confronti, che prevede la concessione delle terre da loro occupate per la ricerca e lo sfruttamento delle fonti energetiche (soprattutto petrolio).

Non voglio fare una impossibile graduatoria fra la nostra civiltà e la loro: probabilmente gli svantaggi ed i vantaggi si compenserebbero; anzi, per certi versi li invidio al punto che, se non fosse per quel Gesù, giunto 2000 fa sulla Terra per svelarci la verità del Dio Unico e Misericordioso, quasi, quasi, preferirei vivere nella innocente incoscienza.

Per saperne di più:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-1332416/emailArticle.html

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copertina x prince william's wedding

Michael Thorton, un acuto osservatore della Casa Reale Inglese, in un recente articolo pubblicato sul DM on line, ha invitato il Principe Carlo a farsi da parte e a cedere la primogenitura nella successione al trono al figlio William.

Molte sono le motivazioni che il giornalista inglese adduce per dare fondamento alla sua richiesta; non da ultimo quello strano matrimonio con Camilla, che dovrebbe, altrimenti, affiancarla nel suo regno.

Ma soprattutto l’opinionista ha messo in evidenza la grande popolarità ed il grande animo mostrato dal giovane Principe, in contrapposto alla fredda grettezza del padre (e della sua attuale moglie).

Mi ha colpito la dichiarazione che ha fatto il principe William nel regalare alla fidanzata l’anello appartenuto alla madre Diana: “Glielo regalo perchè voglio che mia madre sia coinvolta nel nostrro matrimonio; e perchè spero di dividere con Kate tutta la mia vita”.

Bellissima e romantica dichiarazioe; degna d’un vero  principe.

Ed io, a dispetto di quel menagramo del vescovo londinese Broadbent, che ha vaticinato sette anni di durata per il prossimo matrimonio regale, auguro al principe William ed alla sua fidanzata  una vita felice ed un proficuo regno insieme.

http://www.dailymail.co.uk/news/article-1331626/emailArticle.html

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sardatlantidePremetto che non ho né le competenze professionali, né la presunzione di addentrarmi in una dettagliata disamina scientifica delle differenti posizioni emerse nella diatriba che ormai da quasi un decennio vede contrapposta la comunità archeologica isolana e l’autore del libro-inchiesta  sulle Colonne d’Ercole Sergio Frau, secondo cui la mitica isola di Atlantide sarebbe da identificarsi con la nostra amata isola di Sardegna.

Io sono soltanto un poeta; un poeta che con la mente e con il cuore cerca Dio, perdendosi nell’immensità dell’Universo;  un poeta che ha ben salde le sue radici nella terra, frammento divino di quel medesimo universo, creazione insondabile, incomprensibile, irraggiungibile, nella sua maggior parte; le mie radici si nutrono di sapori mediterranei, nelle profonde falde delle isole mediterranee; ma si estendono in infinite ramificazioni che mi hanno dato conferma di quanto sia vero che l’uomo ha un imprimatur originario, uno stampo divino unico ed inconfondibile, che accomuna tutti gli uomini sotto l’egida di figli del Dio Unico e Misericordioso.

Eppure, quando al ritorno dal  mio  giovanile peregrinare per i lidi del mondo, il mal di Sardegna mi ricondusse all’ombra dei nuraghi, rimasi folgorato nel pensare ai miei avi lontani, costruttori di quelle imponenti costruzioni, che si stagliano possenti lungo le coste  dell’Isola, all’interno, nelle profonde Barbagie, nelle pianure e nei monti, dappertutto, testimoni di una grandezza remota, innegabile e orgogliosa.

Non nutro questi sentimenti di sardità per ragioni politiche o per rivendicare chissà quali spinte autonomistiche o partitiche.

Mi sento e mi basta sentirmi un figlio del Dio vivente, fratello in Cristo(cercando di esserne degno), cittadino d’Europa e aspirante cittadino del futuro ordine mondiale.

Non mi servono altre rivendicazioni.

Eppure non amo quei Sardi che rinnegano il loro passato; che scimmiottano tutto ciò che viene da fuori, considerando la propria terra un’ infelice isola, terra di malaria e di disgrazie, che ha sempre bisogno degli altri per qualificarsi degno di esistere.

Questa xenofilia esagerata e preconcetta non serve alla Sardegna del futuro. E’ obsoleta. E’ finita.

Non so chi abbia ragione tra Sergio Frau e i 173 burocrati che hanno firmato contro il suo libro-inchiesta che, a loro dispetto, sta diffondendosi nel mondo, attirando l’interesse di illustri scienziati  quali  Maria Giulia Amadasi Guzzo,  Lorenzo Braccesi ; Vittorio Castellani (Astrofisico alla Normale di Pisa, archeologo e Accademico dei Lincei); Claudio Giardino (Archeologo specializzato in metallurgia antica, docente all’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli); Mario Lombardo (Docente di storia e letteratura greca e archeologo all’Università di Lecce); Kostas Soueref (Archeologo della Soprintendenza di Salonicco, Grecia); Benedetta Rossignoli (Ricercatrice e saggista dell’Università di Padova);  Azedine Beschaouch (Accademico di Francia, archeologo,   per conto dell’Unesco); Isa Boccero (direttrice del Museo del Sannio); i geologi del Cnr Davide Scrocca e Vincenzo Francaviglia (Nuove tecnologie per i Beni Culturali); Antonello Petrillo (docente di sociologia all’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa), Oya Barin (attaché culturale dell’Ambasciata di Turchia a Roma), Carlo Zanda de “La Stampa” e Daniela Fuganti di “Archeo”,  compreso quel grande, libero pensatore che corrisponde al nome di Giovanni Lilliu, su “Babbu Mannu” dell’archeologia sarda.

Ripeto: non so chi abbia ragione. Ma so che è ora di scrollarci di dosso quel senso di autocommiserazione e disistima che   ha condannato i Sardi, negli ultimi sei secoli soprattutto, a un ruolo marginale nella storia d’Italia.

Sento che vale la pena indagare nuovi orizzonti scientifici, senza facili e superficiali entusiasmi e inutili illusioni di grandezza, ma anche senza pregiudizi e senza complessi di inferiorità.

Per questo riprenderò in mano il libro di Sergio Frau, sempre con l’atteggiamento umile del poeta, lasciando ad altri le giuste e doverose ricerche scientifiche.

Titolo: Le Colonne d’Ercole. Un’inchiesta. La prima geografia. Tutt’altra storia Autore: Frau Sergio Editore: Nur Neon Data di Pubblicazione: 2002 ISBN: 9788890074004 Dettagli: p. 800 Reparto: Geografia e viaggi

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VII

Ricorda la promessa fatta al servo

Tuo, con la quale mi hai dato speranza.

Mi consola la Tua parola e fervo

D’ essa!Gli uomini superbi ad oltranza

mi odiano e insultano; contro il protervo

m’ha preso lo sdegno. Nell’Alleanza

custodisco Signore i Tuoi precetti,

i Tuoi giudizi per me son diletti!

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garlo“Tutto il mondo è paese” recita un antico adagio. E andando in Bulgaria  ho avuto una ulteriore conferma di quanta verità contenga anche questa perla di antica saggezza.

Anzi, nel caso della Bulgaria e della Sardegna si tratta in realtà di fratellanza vera.

Mai e poi mai avrei immaginato quanto siano veramente vicini  i sardi e i bulgari, due popoli che appartengono alla grande famiglia della Mater Mediterranea, insieme agli etruschi, ai greci, ai corsi, ai catalani, ai liguri, ai coloni della magna grecia e a tutti gli altri che qui non voglio e non saprei elencare per intero.

E’ difficile ricostruire i flussi migratori che nei millenni hanno interessato i tanti  popoli europei che ora vivono sotto diverse bandiere.

La storia, quella dei libri, la scrivono i vincitori, ha detto qualcuno; ed è vero; e ricostruirla, se ci accontentiamo della versione ufficiale delle fonti, in fondo è abbastanza facile.

Più difficile è ricostruire la preistoria; difficile, ma non impossibile.

Ci stanno provando in tanti a farlo: Leonardo Melis, Sergio Frau, Onnis, Pintore e tanti altri tra gli scrittori; poi ci sono i geologi, gli antropologhi, i sociologhi, gli archeologhi; tra questi ultimi, a Sofia, ho conosciuto la prof.ssa Dimitrina Mitova Gionova che ha scoperto a Garlo ( a 50 km dalla capitale bulgara) un pozzo sacro protosardo.

E’ stato emozionante visitarlo; per un lungo istante, mentre scendevamo gli scalini in pietra, ricoperti di muschio, che dal dromos conducono al pozzo, l’emozione ha avvolto la nostra comitiva in un velo di commozione senza tempo; io ho sentito nel mio animo che le mie radici affondavano sino a lì.

La sera della conferenza la archeologa ha detto di essere una bulgare che si sente sarda; io, la sera successiva, dopo la rappresentazione teatrale, ho dichiarato di essere un sardo che, almeno per qualche giorno, si è sentito molto bulgaro.

Con noi c’era anche Sergio Frau, che ci ha intrattenuto con una relazione  multimediale di presentazione del suo libro “Le colonne d’Ercole”.

Con emozione e sorpresa ho appreso che esse, in realtà, non sarebbero da collocare tra Gibilterra e Marocco (in quello stretto passaggio del mar mediterraneo che immette nell’oceano atlantico) ma bensì tra la Sicilia e la Tunisia (prima che il mare ne ricoprissi le antiche estremità terrestri, ora sommerse).

Ma di questo parlerò in un prossimo post.

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salmi2

VI

Venga a me Signore la Tua grazia,

la salvezza secondo la promessa!

Dalla  bocca la parola che sazia,

Tu non togliermi mai, confido in essa!

Custodirò la Tua legge che spazia

Per l’ eterno universo   che mai cessa!

Della Tua alleanza davanti ai seggi

Dei re parlerò! Amo le Tue leggi!

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giovani1Una cara amica, direttrice artistica di un Teatro,ha ha invitato di recente degli studenti  della mia Scuola alla rappresentazione di un valido lavoro teatrale.

Nello stilare insieme un bilancio della comune iniziativa culturale(comunque positiva) , la mia amica mi comunicava di avere notato, seppure limitatamente ad alcune classi soltanto,  una certa diseducazione di fondo.

Seguiva una sua amara riflessione sul futuro della nostra società, che in quel momento di amarezza, la mia amica definiva in prospettiva “non particolarmente roseo”.

Lì, su due piedi, istintivasmente, ho a mia volta provato ad esprimere alcune considerazioni di replica che mi ripromettevo (e mi riprometto) di sottoporre ad una analisi più meditata ed approfondita.

Le ho risposto dunque che in fondo questi adolescenti (si trattava di ragazzi e ragazze compresi in una fascia d’età che oscilla tra i 15 e i 17 anni) sono il frutto di una società che noi adulti abbiamo creato; una società, chiosavo, dove i giovani vengono considerati soltanto come soggetti consumatori e vengono bombardati, sin da bambini da una pubblicità ossessiva che propone modelli di vita avulsi da ogni contesto spirituale e/o morale, ed ancorati invece ad una visione della vita parametrata sull’avere piuttosto che sull’essere.

Senza contare genitori distratti e super-impegnati (se non, addirittura, in tutt’altre faccende affaccendati)che si fanno agevolmente sostituire dalla televisone nel compito di intrattenimento ludico-educativo, delegando ad una scuola in grande affanno tutto il resto.

Insomma, se la società è l’albero, i giovani ne sono i frutti.

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IMG_1590Come abbonato e frequentatore appassionato del Teatro Lirico vorrei intervenire nella diatriba che di recente si è accesa nella piattaforma Tiscali a proposito della crisi che, non solo in Sardegna, queste importanti istituzioni culturali stanno attraversando.

Tutto è partito da un post pubblicato dalla redazione del blog forumcivico firmato dall’avv. Ugo Sanjust al quale sono seguiti commenti e post di varia intonazione e differente orientamento.

L’avv. Sanjust, dopo la  diagnosi delle cause che hanno determinato l’attuale dissesto finanziario della Fondazione, propende per una cura di stampo liberista, dichiarandosi favorevole alla scelta di licenziare,  piuttosto che alla riduzione ( suppongo qualitatita e quantitativa) della produzione artistica.

Leggo tra le righe del suo intervento il disappunto per il mancato rispetto del principio costituzionale della obbligatorietà del concorso per l’accesso agli impieghi nella Pubblica Amministrazione.

Pur dubitando della annoverabilità della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari nei ranghi della p.a., ritengo apprezzabile e condivisibile il richiamo implicito e sottinteso all’art. 97 della Costituzione, tanto più che la Fondazione ha goduto in passato e tuttora gode, seppure in misura meno rilevante, di finanziamenti pubblici.

Anche se l’accusa esplicita che l’avv. Sasnjust muove alla Fondazione in ordine a delle assunzioni clientelari e non meritocratiche appare infondato ed improponibile, quantomeno con riguardo agli Artisti del Coro ed ai Professori d’Orchestra.

Non vi è chi non veda infatti come sia alquanto ardua una pratica di assunzioni clientelari ed indiscriminate in un settore, come quello in esame, in cui non si può assolutamente prescindere dal possesso di titoli e certificati, unitamente a qualità e tecniche vocali e professionali insostituibili. E chiunque frequenti il Teatro Lirico di Cagliari può serenamente confermare che la qualità artistica del prodotto è innegabile.

Se poi l’avv. Sanjust intendesse riferirsi al personale amministrativo, occorrerebbe allora distinguere tra quello stabile (che a quanto mi consta non è inferiore alla media impiegatizia nazionale per organico e capacità) e quello di scelta della Dirigenza che, con una sorta di spoil system, i vari Sovrintendenti si portano appresso in seguito alla  loro nomina o selezionano dai ranghi degli amministrativi in servizio organico.

Qui non entro in merito, ma penso che il buco di 25 milioni di Euro subito dalle finanze della Fondazione prima, e l’incapacità di porvi, almeno parzialmente, rimedio poi, definisca  abbasatanza chiaramente l’operato dello staff dirigenziale (Sovrintendenti, Direttori Artistici, Direttori Amministrativi e quant’altro).

Ma opporre alle impetuose e drastiche cure di linceziamento, suggerite in nome di un liberismo contabile e lucrativo (peggiore anche del liberismo originario che lo ha generato), una salvaguardia dello status quo, pur giustificabile in nome del generico principio della salvezza dei diritti acquisiti e del livello occupazionale (tanto più in una situazione che, come dianzi dimostrato, non è frutto di una gestione clientelare e scriteriata nella selezione del personale), non mi pare nè sufficiente, nè corretto.

Da tempo si è affacciata alla ribalta della scienza economica la Dottrina Sociale Cattolica che, superando le annose e ormai stantie contrapposizioni ideologiche di classe, pone al centro del sistema economico l’uomo, coi suoi bisogni, la sua dignità, la sua personalità, di soggetto economico e di lavoratore.

Al di là delle teorie economiche è comunque da evitare il ricorso al licenziamento, soprattutto quando, come nel caso di specie, i lavoratori (altamente qualificati) sono del tutto estranei ed incolpevoli rispetto ad una amministrazione scriteriata e spericolata, che ha sperperato ingenti risorse finanziarie, sull’onda di una mentalità gestionale delle risorse pubbliche (che ancora resiste in altri settori della p.a, come ad es., la Sanità) che non aveva   limiti e freni, nella convinzione che quelle risorse venissero attinte da un pozzo senza fondo, pronto a ripianare qualunque deficit di bilancio.

Ed era che il pozzo si è asciugato non devono essere certo i lavoratori a pagare per le colpe altrui.

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salmi3

V

Indicami la via dei Tuoi precetti

Ed io la seguirò sino alla fine!

Dammi luce affinchè osservi i Tuoi detti

E li custodisca con cuore incline

Ai Tuoi comandi, che a me son diletti.

Distogli Dio gli occhi miei dalle chine

Vane! Fammi stare sulla Tua via.

Alla Tua parola, fedele io sia!

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copertina janasFra sette giorni esatti è prevista la rappresentazione dello spettacolo teatrale “S’Urtima Jana” a Targovihste, nella Concert Hall della  cittadina bulgara, a cura della Compagnia Teatrale Mattei di Decimomannu.

Si replica due giorni dopo nella capitale Sofia con l’organizzazione del Circolo dei Sardi della capitale bulgara e con l’Alto Patrocinio dell’Ambasciata  Italiana.

La commedia musicale, scritta e diretta dal docente coordinatore Ignazio Salvatore Basile è ambientata nell’immaginario villaggio nuragico di Nure e narra la storia di due cugini.

Il primo, Rumisu, è figlio del re Gonario, morto quando egli aveva appena un  anno.

Secondo le consuetudini del villaggio il trono del re defunto spettava  a lui e lo avrebbe dovuto reggere la madre Nakigia, vedova del re Gonario, sino alla magggiore età del piccolo Rumisu.

Ma il fratello di Gonare, Itzokar, ha usurpato il potere del nipote, insediandosi di prepotenza sul trono.

A distanza di venti anni Rumisu prepara, con l’aiuto di sua madre Nakigia e della sacerdotessa Bithia, la sua rivincita.

Per riconquistare il trono che gli spetta per diritto sfiderà in un drammatico duello suo cugino Damasu, figlio di Itzokar e da lui designato come erede al trono.

I due cugini sono inoltre rivali in amore: tutti e due anelano a sposare la principessa Aristea; per cui la lotta dei due è doppiamente accesa e ricca di motivi di scontro.

Rumisu sarà il vincitore ma quando inviterà la bella Aristea a sedersi sul trono a fianco a lui, la principessa gli negherà i suoi favori, dichiarando il suo amore per Iolao, un guerriero indipendente che la ama per davvero.

Le donne non sono prede di guerra, che si conquistino con le lotte e le armi, come uno scettro e un mantello“- dirà Aristea a Rumisu- “ma sono trofei che si conquistano che si conquistano con l’amore!”

Aristea, nella commedia, incarna il principio lunare (simbolo della femminilità), in contrasto con quello solare (simbolo del potere patriarcale), rappresentato da Damasu e dallo stesso Rumisu, entrambi preoccupati soltanto di lottare per il potere.

Il popolo festeggerà per l’ultima volta (S’urtima Jana, per l’appunto) la vittoria della luna sul sole, del matriarcato sul patriarcato.

Dopo di allora i maschi prenderanno a regnare incontrastati sino ai nostri giorni.

La compagnia teatrale “Mattei” si presenta in Bulgaria con la traduzione dell’opera in lingua Inglese, in lingua Francese e in lingua Italiana, anche se la recitazione avverrà rigorosamente in lingua Sarda.

La commedia è comunque comprensibile, non solo grazie alla traduzione nelle lingue più diffuse del mondo,  ma anche perchè si tratta di una commedia musicale basata sulla gestualità, sulla ritualità, sulle danze e sulle musiche autoprodotte dalla Campagnia medesima.

Le coreografie sono di Maria Carla Erdas, mentre le  musiche sono state elaborate

da Giuseppe Atzori; la preparazione vocale è di Barbara Mostallino, mentre le scenografie sono di Antonello Cappai.

La regia, come già detto, è dello stesso autore e docente coordinatore Ignazio Salvatore Basile.

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L’impronunciabile acronimo definisce un disturbo di natura psichiatrica più noto in Italia come “Sindrome Ipercinetica” , che ultimamente si sta diffondendo tra gli adolescenti che, prima di andare a dormire(o addirittura che quando già sono a letto), abusano nell’invio di sms, nella visione di immagini video-televisive e nell’utilizzo di iPad ed altri apparecchi multimediali.

sindrome ipercineticaUn allarme rilanciato dai medici americani che  non dovrebbe essere sottovalutatoda parte di genitori ed educatori.

Per saperne di più

http://www.corriere.it/salute/10_novembre_03/adolescenti-sms-ipad-sonno-perasso_f5ed0db8-e738-11df-a903-00144f02aabc.shtml

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la legge della junglaSembra soggiacere alla più antica e spietata delle leggi questo inerme topolino finito disgraziatamente nelle fauci di questo rospo gigante del Cameroon, in Africa.

Ma la foto potrebbe costituire anche un’emblema del sistema economico capitalistico, con le banche che divorano le case degli infelici debitori (a proposito: e se invece di continuare a parlare di nani e ballerine si rispolverasse quella proposta di legge che dichiara impignorabili le prime case?), i concorrenti che ingoiano le imprese più deboli, gli imprenditori mangiano a quattro ganasce i finanziamenti pubblici e ppoi scappanno all’estero (scusate, non si dice scappare ma delocalizzare).

Mi fermo qui, ma le nefandezze cui assistiamo quotidianamente non sono solo legate al sistema economico.

Il mio pensiero va a quei poveri Cristiani della Chiesa della Nostra Signora della Salvezza di Bagdhad assaliti ancora una volta da dei malvagi che spendono abusivamente il nome di Dio per massacrare altri, veri credenti, mansueti e indifesi.

Come il topolino della foto.

http://www.dailymail.co.uk/news/article-1325902/emailArticle.html

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maria aleida rodriguezAnche io mi accingo a dare spazio al concorso che in questi giorni sta spopolando fra i

fra i giovani artisti cantanti della rete: il 1° concorso di canto online bandito dal blog Musicamore. Oggi sono stati proclamati i vincitori dalla giuria tecnica di cui anche io ho fatto parte con la speranza di trovare qualche talento che possa interpretare la mia opera teatrale S’Urtima Jana. Naturalmente col talento cerco anche qualche sponsor. Per ora sono stato invitato a rappresentarla in Bulgaria con i miei alunni.

Sarebbe davvero bello poterla invece realizzare a Cagliari.

La prima classificata nella sezione canto leggero è la bellissima voce di Simona Collu che, detto tra noi, avrebbe potuto presentarsi benissimo anche per la sezione canto lirico. Ecco il link per accedere al suo video vincente.

SIMONA COLLU

Nella sezione voci liriche la giuria tecnica ha dato il premio ad un’artista straordinaria. Un soprano dalla voce estesissima, un vero fenomeno. Si tratta della venezuelana

Maria Aleida Rodriguez

Due giorni fa lo stesso concorso ha avuto altre due artiste vincenti , ma questa volta a decidere è stato il pubblico dell’WEB. Si tratta del soprano

Tania Buccini

e per la sezione voci leggere, la giovane filippina

Nastassha S. Teodosio

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Dio articoloQuando ero giovane, di fronte alle palesi ingiustizie del mondo,  non accettavo l’esistenza di Dio.

-”Come può esistere un Dio”-  mi dicevo- “mentre intere popolazioni muoiono di fame ed altre affogano nella pinguedine e nell’abbondanza?”

Non mi rassegnavo, dunque, ad accettare un Dio che permetteva le guerre, che consentiva ai protervi di ghermire i deboli, che impediva, attraverso divieti e freni morali, il pieno sviluppo della persona umana.

Non è cambiato molto il mondo, da allora, anche se son passati alcuni decenni.

I bambini dell’Africa continuano a morire come mosche; le guerre impazzano numerose in tutto il mondo e i protervi, come i lupi di Esopo, continuano a sbranare gli agnelli.

Eppure io, attraverso i decenni, tra dubbi, tormenti e riflessioni, ho maturato alcune meditate convinzioni.

1. Dio è al di là di ogni comprensione umana; il fallace e limitato raziocinio umano non appartiene alle categorie divine.

2. Dio non è e non può essere ciò che noi vogliamo e auspichiamo.

3. Dio si trova dentro di noi, in quello spazio insondabile e infinito, che i Padri della Chiesa chiamano con il nome di anima.

4. Ciò che vediamo al di fuori dell’anima non è il risultato dell’opera di Dio, ma bensì è voluto e realizzato, grazie al libero arbitrio di cui siamo dotati, dall’opera dell’uomo; l’opera di Dio è l’anima;  le azioni malvagie, le guerre, le prepotenze, l’odio, l’egoismo, l’accaparramento dei forti a danno dei deboli sono opera dell’uomo.

5. Queste opere malvagie sono il risultato dell’abbandono della retta via; accadono perchè l’uomo preferisce abbandonare i sentieri dell’anima per percorrere i sentieri del mondo.

6. Se gli uomini coltivassero la loro anima con la frequentazione regolare dei Sacramenti (confessione e comunione soprattutto) e della Preghiera, la loro azione non potrebbe essere malvagia, ma si tradurrebbe in opere buone.

7. Dio va cercato prima di tutto dentro di noi.

Certo restano insolute molte domande: “perchè gli uomini prediligono la violenza e l’arroganza?” “perchè gli uomini amano così tanto il danaro da arrivare perfino a derubare un’orfana?” “perchè siamo  così egoisti da non accorgerci del malessere di altri uomini?” “perchè ci sentiamo attratti dalle cose proibite: il sesso, la droga, i piaceri?”.

E così via, potrei continuare a lungo, con molte altre domande.Ma occorre cercare di rispondere a queste e ad altre domande che ci assillano, partendo dall’intima convinzione che Dio c’è!

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