Archivio Luglio 2010

faces on MarsSin da ragazzo ho sempre sognato di viaggiare nello Spazio. Adesso che mi fa paura anche un semplice aereo, me ne guarderei bene.

Naturalmente continuo a fantasticare sullo spazio e sui mondi di alieni, ma sempre tenendo i piedi sulla terra (e non è solo un modo di dire!).

Chi, avendo superato da un pezzo gli -anta non ha sperato che ci fosse la vita su Marte anche sulla base della famosa foto che nel 1976 sembrava ritrarre un viso di uomo?

Ebbene la sonda Viking ha trasmesso altre foto, scattate sullo stesso punto, che dimostrano che lì non c’è nessuna faccia, ma soltanto rocce!

Addio sogni di gloria, dunque?

No di certo! L’esplorazione dell’uomo continuerà sempre, perchè essa è innata nella natura umana.

Intanto apprendo da un’intervista dell’astronoma Margherita Hack,  che entro 100 anni saranno attivedelle colonie umane proprio su Marte (senza contare che da un punto di vista tecnologico è già fattibile la costruzione di città orbitanti nello spazio).

Insomma la colonizzazione terrestre dello Spazio è solo agli albori. E stiamo parlando, per adesso, soltanto della Via Lattea.

Ma ci sono ancora miliardi galassie, tutte da scoprire.

Ah, se solo l’Uomo non investisse tutte le sue energie nella guerra!!!!

A quest’ora, chissà, forse il nostro orizzonte spaziale sarebbe ben più ampio!!!

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corrida

Se il voto di domani (oggi per chi legge) accoglierà la petizione di numerose associazioni animaliste, la Catalogna (con Barcellona in testa) dovrà dire addio alle Corride.

Ben 180.000 cittadini catalani, infatti, hanno firmato la petizione che verrà ora votata dal Parlamento Regionale di Barcellona.

Intanto scoppiano le polemiche attorno al caso.

Quelli favorevoli alla tradizione della Corrida, assai radicata e rappresentativa della Spagna, al punto da costituirne uno dei simboli, se non il simbolo stesso per antonomasia, hanno accusato gli organizzatori abolizionisti, di mirare ad un indebolimento politico della coesione unitaria dello Stato Spagnolo, attraverso l’incrinazione dell’identità nazionale.

Ma gli abolizionisti, nel sottolineare che anche le Isole Canarie hanno vietato le Corride sin dal 1991, hanno dichiarato che in caso di successo, la petizione in difesa dei Tori sarà estesa ad altre Regioni della Spagna.

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gazeboMia mamma desiderava ricoprire con un tendone il Gazebo che abbellisce la sua terrazza a livello, il cui cannucciato è ormai malridotto a causa dell’età e delle intemperie. La superficie piana del Gazebo è di circa 25 metri quadri.

Ho chiesto alcuni preventivi a delle ditte specializzate di Cagliari, ma il più benevolo ha chiesto € 643( più iva di legge) con montaggio e trasporto a carico mio. Inoltre la consegna sarebbe avvenuta, a Dio piacendo, almeno dopo 15 giorni (se non addirittura dopo l’estate).

La titolare mi ha precisato infine che il montaggio lo effettuano solo a favore di chi ordini da loro anche l’installazione del Gazebo.

Ho pensato così di ricorrere al prefabbricato.

In un negozio di tende e gazebo (che tratta anche la  hobbistica e il bricolage) un commesso mi ha suggerito di utilizzare all’uopo uno di quei teloni con cui si usa coprire l’automobile.

Così ho fatto ed eccomi qua, aiutato da mia figlia, operaio specializzato (si fa per dire)

addetto al montaggio di teloni per Gazebo.

Sembra che tutto sia andato bene.

Ma il battesimo ci sarà al primo vento di maestrale: se regge all’impeto del maestrale, il lavoro potrà dirsi eseguito a perfezione.

In tale previsione dovrò ingegnarmi ad aggiungere delle borchie, perchè quelle del telone, secondo me, sono troppo distanziate una dall’altra (quasi un metro lineare) ed il vento avrebbe gioco facile ad infilarsi in una simile distanza, facendo leva su tutta la superficie del telone.

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ornella vanoniDi chi è stato il primato femminile canoro in Italia negli sessanta? Della Tigre di Cremona o dell’Aquila di Ligonchio? Della Pantera di Goro o della Colomba di Milano? Oppure della Leonessa di Venezia?

Per capirci meglio: chi è più brava tra Mina, Iva, Milva, Patty e Ornella?

Tutte le cinque cantanti sono bravissime, ma sembra di capire che dalla critica musicale siano state selezionate come finaliste Mina e Ornella Vanoni: la prima per la sua vocalità immediata, diretta e naturale; la seconda grazie alle sue doti interpretative ed alla sua voce costruita ma sensuale.

Ebbene io, considerando anche ciò che queste artiste hanno fatto negli anni settanta e sino ai nostri giorni, anche al di fuori della musica, in altri campi dell’arte, sceglierei Ornella Vanoni.

Beninteso, sono state escluse dalla competizione le nuove leve  considerate, come dire, fuori gara, per ragioni anagrafiche, anche se alcune sono davvero brave, anzi, bravissime!

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indro montanelliI Diari 1957-1978 che Rizzoli ha pubblicato nel 2009, sono stati trascritti da 12 quaderni che lo stesso Montanelli consegnò al Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.

Si dividono in 4 periodi: settembre 57-gennaio 58; settembre-dicembre 66; maggi 69-aprile 72; maggio 77-maggio 78.

Il primo si apre con la morte di Leo Longanesi e si chiude con la preghiera laica per la sera: “Signore, dammi la forza di accettare le cose che non posso cambiare, di cambiare quelle che posso, e di capire sempre la differenza tra queste e quelle”

Nel secondo troviamo (fra le tante cose interessanti) l’alluvione di Firenze ed alcuni giudizi sul Fascismo e su diversi personaggi del Fascismo che mi paiono davvero degni di nota.

Il terzo periodo è  quello  del Corriere della Sera, dal cui osservatorio Montanelli vivrà le contestazioni e i disordini sociali e politici del 1968 (movimento che in Italia si protrae e si afferma maggiormente nel biennio 69-70). Campeggiano nei Diari le figure di Ugo La Malfa (ben più consistente del figlio Giorgio), Giovanni Sapdolini (prima direttore del Corsera e poi politico di spicco nel P.R.I), Saragat (poco apprezzato Presidente della Repubblica), Rumor, Fanfani, Moro, Andreotti, Nenni, Di Martino. Emerge, attraverso la cronaca diaristica di Montanelli, quel tessuto politico italiano, fatto di alleanze opportunische e poco coese, nelle cui larghe maglie si inseriranno e prolificheranno i servizi segreti deviati e i depistaggi istituzionali che saranno la risposta goffa, perniciosa  ed impropria alla distorsione politico-sociale che troverà corpo nei gruppi terrostici di destra e di sinistra che infesteranno questi anni e quelli successivi (praticamente sino ai nostri giorni). Si può intravvedere altresì la corruzione culturale del periodo, di cui sono emblematici sia l’asservimento agli interessi editoriali dell’attribuzione dei premi letterari più importanti (dallo Strega al Grinzane, passando per tutti i premi nazionali più importanti), sia la “chiesa” comunista (cui aderiscono i grandi ” maitres a penser” passati e presenti: Moravia, Dacia Maraini, Eugenio Scalfari ecc.).

L’ultimo periodo è il più intenso: al centro vediamo le grandi manovre di Aldo Moro per un’alleanza politica, invisa agli Americani ed allo stesso Montanelli, con il P.C.I.. Nella visione dello statista democristiano queste alleanza doveva servire a dare un nuovo impulso alla società italiana, sia in campo politico, sia in campo sociale. Il disegno era troppo grande e bello per essere realizzato e Moro, come tutti i grandi profeti di pace, pagò con la vita il suo desiderio di migliorare il mondo, emarginando i malvagi e cercando di fare emergere i buoni.

Resta il mistero del perchè lo Stato non volle salvare Aldo Moro, scegliendo di lasciarlo morire nelle mani delle Brigate Rosse che, seppure accecati dal loro furore ideologico, si accorsero di essere inconsapevole strumento nei disegni di forze occulte e superiori che, più di loro, volevano la morte del “prigioniero del popolo”, ma non furono capaci di trarne le dovute conseguenze (superfluo dire che furono dei piccoli uomini a spegnere il grande cervello; e in Italia non era la prima volta: era già successo con un altro grande cervello: quello di Antonio Gramsci, ucciso dai cervellini fascisti e non solo).

Certo a leggere i diari di Montanelli si intuisce che nella lotta di potere intestina, che dilaniava la D.C. in quegli anni, opponendo Andreotti a Fanfani, Fanfani a Moro, Rumor a Zaccagnini, e tutti contro tutti, Moro faceva comodo più da morto che da vivo. Ma è solo una verità parziale che furono i suoi amici democristiani a volerlo morto.

In ogni caso la sua maledizione è ricaduta sul partito alla grande: dopo la sua morte solo Cossiga guadagnò un posto di potere ai massimi livelli; la D.C. è stata sterminita da tangentopoli nei primi anni ’90 ed Andreotti vivacchia ai margini della grande politica.

Forse è l’unico che potrebbe raccontare la verità. Ma non la ce la racconterà,  anche perchè non esiste una sola verità, neppure sul caso Moro e su tutti i misteri dell’Italia Repubblicana.

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watermelonboy

Da piccolo quando vedevo una donna incinta, pensavo che nascondesse un’anguria!

Altro che cicogna e cavoli!

Dunque avevo proprio ragione!?!

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mozzilla cineseStamattina mi trovavo a scuola con il Preside (in effetti adesso si chiama D.S., ma era per capirci) dando uno sguardo ai futuri progetti teatrali (pensati anche contro la dispersione scolastica)prima delle ferie.

A un certo punto bussano alla porta ed entrano due ragazze: una è del quarto anno e ci presenta una ragazza dai tratti somatici inconfondibilmente cinesi.

Ci comunica che vorrebbe visitare la scuola, perchè ha intenzione di iscriversi da noi per il prossimo anno scolastico.

Il Preside le fa qualche domanda di rito: è buffo e simpatico sentirla parlare con un marcato accento veneto.

Dice di venire da Treviso, dove ha frequentato con successo la Terza Media e di doversi trasferire in Sardegna dal mese di Settembre 2010.

Ancora più buffo mi sento io, perchè mi aspettavo di sentirla parlare in cinese, o comunque con accento cinese (magari con le elle al posto delle erre, come da copione).

Il suo italiano è invece perfetto (a parte l’accento veneto, ma non credo sia un difetto, anzi….).

Ma la cosa più simpatica in assoluto è questa: proprio quando sono entrate le due ragazze stavo esponendo al Preside il mio progetto di mettere in scena un pièce teatrale per metà ambientata in in Sardegna e per l’altra metà ambientata in Cina.

Tra i personaggi della commedia (che si intitola “L’uomo che disse subito sì” ed è stata già rappresentata a Ghilarza con successo lo scorso anno) vi è una ragazza cinese alla quale ho messo il nome di “Ying-Tsie-Tan”.

Appena l’ho vista sulla porta ho notato che la sua figura corrisponde alla descrizione che ho dato al personaggio.

Quando l’accompagno a visitare la scuola le chiedo il nome.

“Ying” mi ha risposto timidamente.

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indro montanelliIl libro di Montanelli che sto leggendo sotto l’ombrellone (I conti con me stesso- diari dal 1957 al 1978-  edito da RCS nel 2009) è per me come un tuffo nel passato.

Vi ho ritrovato personaggi di cui avevo persino dimenticato i nomi, oltre che i fatti ad essi correlati: Tanassi e Gui, ad esempio, erano due politici di spicco che rimasero coinvolti nel primo grande scandalo politico della Repubblica (lo scandalo Lockeed, una piccola tangentopoli ante-litteram dei primi anni settanta); Ferrari-Aggradi (uno dei tanti ministri della P.I. di quel periodo caldo che, paragonati a questi del 2000, non erano poi così male, anche se a noi militanti della galassia sinistroide del Movimento Studentesco, non piacevano affatto); poi Angelo Rizzoli (lo sapevate che era un semi-analfabeta, ma intelligentissimo, al punto da aver creato un impero che esiste ancora?); Giangiacomo Feltrinelli (di lui diceva il grande Cicito Masala che aveva scambiato la Sardegna per Cuba): morì per lo scoppio di una bomba che lui stesso tentava di piazzare sotto un traliccio dell’Alta Tensione a scopo terroristico; non mancano i grandi ritratti femminili: Colette, la moglie dello stesso Montanelli; Maria Giulia Crespi, allora proprietaria del Corriere della Sera, di cui Montanelli era scrittore di punta; Maria Bellonci, fondatrice del Premio Letterario Strega, il cui marito sfidò a duello proprio il direttore del Corriere della Sera, colpevole di avere pubblicato il soprannome di sua moglie (l’aigle a deux tetes), attribuitole a cause del gonfiore silicotico che caratterizzava il suo petto.

Insomma una galleria di personaggi e una miniera di fatti che sto letteralmente divorando fra interesse e nostalgia.

Interessante, anzi illuminante l’introduzione di Sergio Romano.

Peccato che molti personaggi non compaiano perchè, dice una noticina dell’editore, i diari di Montanelli contenevano giudizi troppo caustici e severi su di loro (ma il vero motivo, mi è sembrato di capire, è che questi personaggi sono a tutt’oggi troppo potenti e influenti).

Alla prossima.

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twins twisted

Non è la versione femminile di un famoso gruppo musicale; e neppure un ricorrente caso di gemelli eterozigoti.

Si tratta invero di due gemelline, nate da una coppia di razza mista (lui di origine africana, lei di origine europea), che sono eguali in tutto meno che nel colore: una è bionda con gli occhi chiari; l’altra è nera, con i capelli crespi.

Fin qui niente di eclatante, a parte la bellezza delle due gemelline, che sono entrambe incantevoli.

Ma se avete la pazienza di cliccare il link sottostante vi accorgerete che la notizia è un’altra ed è inspiegabile anche per gli scienziati: una coppia di cittadini  britannici di origine nigeriana, che hanno già due figli dai caratteri somatici simili ai loro e caratteristici della razza nera, hanno messo al mondo una terza figlia bionda, con la pelle chiara e gli occhi celesti.

Leggere per credere!

Misteri della genetica!!

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indro4Dopo lo sciroppo americano Dan Brown eccomi sotto l’ombrellone con un drink nostrano, verace e corposo: Indro Montanelli e i suoi “Conti con me stesso” cioè i suoi diari dal 1957 al 1978 pubblicati da RCS.

Anche se depurati da alcuni brani ritenuti lesivi di alcuni personaggi, questi diari che ho cominciato a leggere sotto l’ombrellone non sono davvero male.

C’è tutto lo stile asciutto e tagliente del grande giornalista di Fucecchio ma senza quel velo di conformismo con cui anche Montanelli, noto per non avere troppi peli sulla lingua (nè sulla penna), doveva pur sempre coprire i suoi giudizi, pena altrimenti la sua esclusione dal consesso civile e sociale di quegli anni.

E così vengono fuori giudizi eclatanti su grandi personaggi dell’epoca: dal presidente Gronchi, bollato come un buono a nulla(sto usando un eufemismo), a Benedetto Croce (colto nel suo lato perfido), a Rossellini e Fellini (che si confrontano parlando di donne); e ancora papi, cardinali,  ambasciatori, uomini politici, artisti, colleghi giornalisti, industriali, nobildonne e mercanti d’arte, tutti passati al setaccio di una penna lucida e impietosa.

Ma Montanelli è severo e sincero anche con se stesso: ne emerge un quadro più umano dello scrittore, fuori dal mito e dalla leggenda che ormai lo attornia dappresso.

Due cose mi hanno colpito più delle altre: l’originalità del pensiero montanelliano, completamente sganciato dalla intellighenzia dell’epoca, abbarbicata in maniera retorica e conformista su posizioni antifasciste (osservava Montanelli: “non si può dire intellettuali di sinistra, perchè gli intellettuali sono soltanto di sinistra, quelli di destra non vengono neppure considerati intellettuali”); e la capacità,  tutta montanelliana anch’essa,  di delineare con poche frasi grandi personalità dell’epoca: Giovanni XXIII, ad esempio; ma lo stesso Mussolini e tutto il momvimento fascista vengono messi a nudo impietosamente, seppure privati da quell’alone di enfasi e di retorica che nell’immediato dopoguerra caratterizzò la lotta politica e le vicende politiche  italiane.

Insomma, per me che sono cresciuto a pane, libri  e antifascismo di maniera, un modo nuovo di vedere i personaggi dell’epoca e di rileggere le vicende italiane del secondo dopoguerra.

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Red sea's partingEcco come sarebbe apparsa dall’alto la partizione delle acque che permise agli Ebrei di fuggire dall’Egitto e dalle persecuzione del Faraone.

Questa è almeno la ricostruzione che ne ha fatto un’artista australiano di nome Dive.

Per saperne di più

http://www.dailymail.co.uk/news/worldnews/article-1295301/emailArticle.html

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IMG_0276Oggi ho fatto il  mio primo bagno al mare del Poetto.

Eppure non è stato il mio primo giorno al mare. C’ero già stato numerose volte in precedenza.

Ma oggi era impossibile resistere.

C’era un’afa che si tagliava con coltello.

L’acqua era splendida: calda nei primi dieci metri, più fresca appena oltre.

Negli anni son diventato restìo a buttarmi in acqua.

Le mie due figlie, prima la grande e poi la piccola, mi costringevano a fare il bagno controvoglia, quando erano bambine.

Ed io, un pò per accontentarle e un pò per paura di lasciarle in acqua da sole, mi immmergevo con loro, anche se avrei preferito starmene sotto l’ombrellone a leggere e a poltrire.

Cosa che adesso faccio regolarmente, magari con un libro d’evasione.

Anche perchè le mie figlie, adesso, preferiscono che io non gli stia tra i piedi (soprattutto la piccola, che ha 12 anni) perchè quasi si vergognano a farsi vedere col papà che controlla che non ci siano troppi mosconi intorno.

Insomma, nella vita si cambia, diceva qualcuno.

Io, però, sotto l’ombrellone a poltrire beatamente in compagnia d’un buon libro ci sto sempre bene.

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rock saving worldFinalmente dall’Afghanistan arriva una notizia positiva. I giovano suonano e ballano a ritmo del Rock.

Faccio parte di una generazione che ha creduto nella musica Rock come veicolo di ideali di libertà, di pace, di amore.

Oggi i giovani afghani sfidano la repressione dell’integralismo religioso talebano, incapace di proporre e coniugare il rispetto di determinati valori, con l’innegabile ed inarrestabile esigenza di libertà e progresso, a suon di musica Rock.

Oggi non so se la musica Rock sia stata da noi giovani di allora idealizzata e mitizzata; e se Woodstock sia stato un afflato di fratellanza e libertà, o una sbornia ideologica generazionale, ma questa mi sembra comunque una bella notizia.

foto del daily mail on line

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a ride together

- Tienti forte, piccola! Ora si parte!

- OK! ma non correre troppo!

Foto del Daily Mail on line!

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mare di siciliaGiro per le strade del paese, alla ricerca di ricordi lontani. Rivedo il Castello della Piazza Centrale, di cui apprendevamo  con un brivido, dai più grandi, la presenza dei folletti. Rivedo le panchine della Piazza della Chiesa, su cui si svolgevano i nostri giochi di carte e figurine. Cerco di ricordare la nostra casa, sulla via Nazionale. Ma solo dopo che un’amica di allora mi dice che ci hanno fatto un negozio di scarpe, la riconosco con difficoltà.

La sera, siedo con Don Vincenzo, fuori dalla   porta della sua casa. Un leggera brezza proveniente dal mare, stempera i raggi ancora caldi del sole. La chiamo la carezza di Dio, quella che manca agli sfortunati che vivono rinchiusi a Milano, Firenze, Perugia, Torino. Forse è una ricompensa per i guasti   provocati alle case dalla salsedine; per i morti che il mare si porta via, per i disastri che sa compiere quando si scatena.

Mi racconta che con mio padre andavano a girare nei paesi viciniori, dove egli aveva trascorso la sua fanciullezza, appresso a mio nonno, con la sua bottega itinerante, mentre compiva il suo apprendistato di orologiaio, mestiere al quale sarebbe stato attaccato per tutta la vita, anche dopo avere aperto i suoi negozi, anche nell’epoca degli orologi usa e getta.

Mi racconta di una piazza a Rocca Valdina (ME), ove mio padre udiva risuonare i colpi del martello di un fabbro ferraio, sentiti 50 anni prima. E di un passante, fermato per domandargli se lì, in quella casa semi-diroccata, vi fosse stata una bottega di fabbro.

Immagino gli occhi lucidi di mio padre, alla risposta affermativa dell’anziano passante.

Anche Don Vincenzo si commuove mentre racconta.

E’ strano: lo facevo un coetaneo di mio padre, invece è nato sette anni dopo e, tra i singhiozzi,  mi confessa che quando dalla Sardegna mia sorella gli telefonò per comunicargli la morte di mio padre, gli sembrò d’aver perso il padre per la seconda volta.

Adesso ho capito da chi ho preso il desiderio di ricercare nei luoghi i ricordi del passato.

Ma è solo a sera inoltrata, quando il sole è tramontato da un pezzo, che passeggiando in riva al mare, ritrovo un ricordo nitido e immutato.

E’ il profumo del mare siciliano a riportarmi indietro di quarant’anni. Mi entra dal naso, nei polmoni, ma mi tocca l’anima: lo sento uguale, intenso, indescrivibile, misterioso e lontano.

Proprio come allora.

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lipari-vicoli2

Ci sono tanti modi per ricordare le persone care che non ci sono più. Certi ricordi vengono su da soli, prodotti della malinconia più che della gioia (e questo è forse il più antico e il più naturale dei mezzi con cui sollecitiamo i ricordi, attraverso il ricordo interiore oppure visitando i luoghi di un passato che cerchiamo di ricordare).

Poi sono  nati la scrittura,   le immagini, (dapprima fisse, più tardi anche in movimento), i suoni registrati.

Si può ricordare anche attraverso la testimonianza  di persone che hanno conosciuto i nostri cari.

A Don Vincenzo lo trovo che innaffia il suo orticello. Segue un metodo antico: attraverso una pompa convoglia l’acqua lungo dei solchi scavati a fianco delle piantine di melanzane, peperoni, cetrioli, fagiolini.

Più tardi, davanti a un limoncello fresco, fatto con i limoni del suo giardino, mi    racconta di mio padre, che lo ha avuto come vicino di casa, nel suo paese in provincia di Messina, gli ultimi anni della sua vita terrena, trascorsi più sul versante messinese del Tirreno che su quello sardo.

Poi visito la sua casa.

Bighellonando per le strade che, anche se per un breve tratto di vita, mi hanno visto ragazzo, mi chiedo (come mi accade sempre più di frequente) dove  andiamo a collocarci, quando stanchi del nostro corpo, ci riappropriamo della nostra dimensione?

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cartina_europaPer chi venga dalla Sardegna è sorprendente notare come, in provincia di Messina, i paesi  che guardano sulla costa tirrenica si sviluppino lungo la strada nazionale uno dopo l’altro senza soluzione di continuità: Torregrotta, Rometta Marea, Verdesca, Valdina, Venetico Marina,Spadafora e tutti gli altri sono praticamente attaccati gli uni agli altri.

Se provieni da Palermo e prendi il treno verso Messina, i cui binari corrono paralleli alla strada provinciale, puoi vedere anche  la spiaggia e il mare, se hai l’accortezza di sceglierti un sedile accanto al finestrino.

Le spiagge migliori della provincia si trovano sulla costa jonica e nel resto della Sicilia non mancano certo le spiaggie belle. Non è quindi nelle bellezze naturali che bisogna cercare la differenza tra le due più grandi isole del Mar Mediterraneo.

Entrambe sono bellissime  o quantomeno io le amo entrambe allo stesso modo: una perchè ha dato i natali a mio padre, la seconda perchè ci son nato io (oltre che mia madre).

Pur avendo una  superficie quasi uguale (la Sicilia è solo leggerveneticomente più grande) gli abitanti della Sicilia sono più del  triplo di quelli della Sardegna (un milione e mezzo di residenti a fronte di quasi cinque milioni).

Inoltre ho l’impressione che nonostante la presenza dei Catalani ad Alghero, dei Tabarchini a Carloforte e nonostante le peculiarità anche linguistiche dei Galluresi, la Sardegna, forse a causa della sua maggiore isolatezza, sia rimasta più omogenea sia da un punto di vista culturale, sia da un punto di vista socio-antropologico.

Per contro, però, occorre sottolineare,  da un altro  punto di vista, che  la Sicilia ha giocato e gioca un ruolo politico più importante rispetto alla Sardegna (a discapito dei tre Presidenti della Repubblica che quest’ultima  ha saputo esprimere).

Credo che il motivo di questo più significativo ruolo che la Sicilia svolge a livello nazionale, non sia da attribuire  soltanto al   maggiore  peso elettorale  che essa esercita su Roma, ma risieda piuttosto nella capacità, tutta siciliana, di unire le forze e superare le diversità, in nome dell’interesse comune.

Per cui messe da parte  le antiche e le nuove rivalità, palermitani, catanesi, messinesi, siracusani e agrigentini, si ritrovano coalizzati a Roma nel nome del superiore interesse siciliano.

Laddove i Sardi, forse più chiusi e diffidenti, sicuramenti meno uniti e decisi dei Siciliani, non sono mai riusciti ad esprimere una fattiva unità d’intenti nei confronti di Roma.

Una dimostrazione emblematica ce l’abbiamo all’indomani dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando i Siciliani si affrettarono con tempismo e capacità ad approvare il proprio Statuto Speciale (che non a caso delinea una specialità più marcata e incisiva rispetto a quello sardo), mentre i Sardi si divisero e litigarono  tra loro al punto che Emilio Lussu, quando lo Statuto vide finalmente la luce, lo definì “un gatto che sostituisce il leone che ci aspettavamo).

Adesso ci accomuna l’accusa, che proviene da un certo federalismo nordista di ultima e nuova matrice,  di essere due Regioni che vivono di assistenzialismo e di fannulloni annidati nel pubblico impiego.

Bella faccia tosta, dopo essersi aggregati al Regno Sardo-Piemontese e dopo che il riscatto della Italianità e la liberazione dal giogo straniero è partito proprio dalla Sicilia con Garibaldi e i Mille.

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