Archivio Maggio 2010

auto blu Hanno calcolato che in Italia le 624 mila auto blu costano a noi contribuenti quasi 24 miliardi di € l’anno! L’intero ammontare della manovra correttiva (ma io la chiamerei piuttosto “scorrettiva”) studiata dal Governo per il biennio 2010-2011.

In Gran Bretagna il premier Cameron appena insediato al goveno ha decretato immediatamente l’obbligo per i membri del governo e per tutti gli uomini politici di servirsi dei mezzi politici.

Ma perchè in Italia è così difficile abolire questi assurdi privilegi? Ma sono io un inguaribile, idealista e  sognatore oppure c’è gente che non ha capito che la nave sta affondando veramente?

Ma chi l’ha detto che gli Italiani non siano più capaci di indignarsi contro la classe politica?

Io sono stra-indignato! I tagli alla cultura mi fanno indignare  quanto e forse più del blocco degli stipendi dei meno abbienti!

Pensare che tolgono l’ossigeno ai cervelli, l’aria alla cultura, il nutrimento alle  menti e alla fantasia quando basterebbe fermare tutte le auto blu di questi pancioni, incapaci e inconcludenti per salvare i finanziamenti alla cultura ed evitare di umiliare un’intera categoria (i dipendenti pubblici) che a causa di qualche fannullone (manco a farla apposta prima accozzato e poi protetto da politici fannulloni e sindacalisti sfacciati) andrà a lavorare per tre anni con l’amara sensazione di essere considerato un peso per la società, anzicchè una risorsa al servizio del bene pubblico!

Povera Italia! Poveri noi Italiani! Come ci hanno ridotto questi politici improvvisati e disonesti!

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the record womanSi chiama Julia Gnuse ed ha il 95% del corpo tatuato la donna che detiene il Record Mondiale dei tatuaggi.

Ma il suo record è nato per nascondere una seria malattia della pelle che le causava delle antiestetiche bolle non altrimenti curabili se non a rischio di cecità.

Così dopo aver coperto le parti del corpo martoriate dalle cicatrici, il gusto estetico ha preso il sopravvento sino al riconoscimento del Guiness dei Primati.

Auguri alla neo LAUREATA record-woman.

Per saperne di più:By Daily Mail on line Foreign Service

What began as a bid to cover up a nasty skin condition has resulted into a Guiness World Record for an American who has been named the most tattooed woman in the world.

Julia Gnuse – nicknamed the ‘illustrated lady’ – has 95 per cent of her body covered in ink, ranging from jungle scenes and cartoons to her favourite actors.

Miss Gnuse, from California, started getting tattoos on her legs after developing a skin condition called porphyria, which causes the skin to blister when exposed to sunlight.
Read more: http://www.dailymail.co.uk/news/worldnews/article-1281753/The-Illustrated-Lady-Woman-tattoos-world-flaunts-inked-body.html#ixzz0pOBOd3KI

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teatro scuolaIl Teatro regala grandi emozioni. Anche il Teatro a scuola. Sono dieci anni ormai che faccio Teatro a scuola. E le emozioni non sono andate scemando ma piuttosto crescendo, in questi dieci anni.

All’inizio le più grandi emozioni mi provenivano dal mio essere autore dei testi teatrali; nel vedere i personaggi che io avevo creato sulla carta, assumere un aspetto fisico, parlare, cantare, manifestare il proprio carattere, talvolta persino divvenire qualcosa di diverso da quello che avevo immaginato io scrivendo il copione teatrale.

Poi ho preso ad emozionarmi sul palcoscenico, mentre recito.

Anche oggi è andata così. Un grande batticuore all’inizio e poi la piacevole sensazione che lo spettacolo sappia camminare con le proprie gambe, come una macchina perfetta dotata di volontà propria.

Quella che  forse è l’anima più intima del Teatro.

Oggi abbiamo rappresentato “S’Urtima Jana”, un mio lavoro di ambientazione nuragica.

E’ stato un gran successo, al Sine Nomine Theatrum di Serramanna; naturalmente la gioia è stata anche quella di vedere i ragazzi contenti, raccogliere i frutti di tanti sacrifici spesi nelle lunghe prove di un inverno che sembra non voler finire (oggi, stranamente, in provincia di Cagliari, pioveva).

Mercoledì 9 giugno alle ore 19,00 si replica ancora al Sine Nomine Theatrum di Serramanna (in via Serra, di  fianco al Municipio).

Un grazie di cuore a tutti.

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flying

Mirando un gabbiano

Che gaio volteggia nel cielo

Mi chiedo perché l’uomo

Sia così sfortunato di solo potere immaginare

Di solo poter pensare

Di sempre dover riflettere

Sulle sue quotidiane attività

Senza che mai possa abbandonarsi al vento

E viaggiare, volare!

Dove vai, gabbiano della sera?

Dove sono i tuoi parenti, i tuoi amici?

E che t’importa a te degli affari

E dei falsi problemi

Che gli uomini si inventano

Per occupare i loro giorni!

Certamente tu sai

Dove riposarti stanotte

E domani,

con i primi raggi del sole,

non proverai fatica alcuna

a spiccare nuovamente il volo,

e disegnare ancora nell’aria

le tue fantasie di Libertà!

Santa Lucia 1982

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Not a dwarf at all

Si chiama Ardi Rizal, ha 2 anni e fuma 40 sigarette al giorno. E’ l’incredibile realtà che apprendiamo da un giornale inglese di un bambino indonesiano che è troppo grasso persino per correre a giocare coi suoi coetanei.

“Non c’è niente da fare” – si è lamentata la madre del bimbo- “se non gli diamo le sigarette si mette a urlare, diventa aggressivo e prende a sbattersi la testa al muro violentemente”.

Il padre ha dichiarato invece che lui non vede niente di strano nel comportamente del figlio ed anzi è orgoglioso dell’aspetto esteriore di suo figlio, che scoppia di salute.

E pare che pretenda soltanto una  particolare miscela  di sigarette, alquanto costosa e profumata.

L’Indonesia è il terzo Paese al mondo per consumi di tabacco.

Il consumo di sigarette tra i bambini dai tre ai nove anni negli ultimi anni è passato dallo 0,4% al 2,8%.

Le autorità sono intervenute anche con una legge ma l’industria del tabacco, molto potente nel Paese, è riuscita a bloccare tutto.

Per saperne di più vai sul DM on line:

Too unfit to run: Two-year-old who smokes 40 cigarettes a day puffs away on a toy truck

By Mail Foreign Service

Taking a deep drag on his cigarette while resting on the steering wheel of his truck, he looks like a parody of a middle-aged lorry driver.

But the image covers up a much more disturbing truth: At just the tender age of two, Ardi Rizal’s health has been so ruined by his 40-a-day habit that he now struggles to move by himself.

The four-stone Indonesia toddler is certainly far too unfit to run around with other children – and his condition is  set to rapidly deteriorate.

But, despite local officials’ offer to buy the Rizal family a new car if the boy quits, his parents feel unable to stop him because he throws massive tantrums if they don’t indulge him.

His mother, Diana, 26, wept: ‘He’s totally addicted. If he doesn’t get cigarettes, he gets angry and screams and batters his head against the wall. He tells me he feels dizzy and sick.’

Ardi will smoke only one brand and his habit costs his parents £3.78 a day in Musi Banyuasin, in Indonesia’s South Sumatra province.

But in spite of this, his fishmonger father Mohammed, 30, said: ‘He looks pretty healthy to me. I don’t see the problem.’

Ardi’s youth is the extreme of a disturbing trend. Data from the Central Statistics Agency showed 25 per cent of Indonesian children aged three to 15 have tried cigarettes, with 3.2 per cent of those active smokers.

The percentage of five to nine year olds lighting up increased from 0.4 per cent in 2001 to 2.8 per cent in 2004, the agency reported.

A video of a four-year-old Indonesian boy blowing smoke rings appeared briefly on YouTube in March, prompting outrage before it was removed from the site.

Child advocates are speaking out about the health damage to children from second-hand smoke, and the growing pressure on them to smoke in a country where one-third of the population uses tobacco and single cigarettes can be bought for a few cents.

Seto Mulyadi, chairman of Indonesia’s child protection commission, blames the increase on aggressive advertising and parents who are smokers.

‘A law to protect children and passive smokers should be introduced immediately in this country,’ he said.

A health law passed in 2009 formally recognizes that smoking is addictive, and an anti-smoking coalition is pushing for tighter restrictions on smoking in public places, advertising bans and bigger health warnings on cigarette packages.

Puff baby: Ardi blows smoke while trundling around on his truck

But a bill on tobacco control has been stalled because of opposition from the tobacco industry.

The bill would ban cigarette advertising and sponsorship, prohibit smoking in public, and add graphic images to packaging.

Benny Wahyudi, a senior official at the Industry Ministry, said the government had initiated a plan to try to limit the number of smokers, including dropping production to 240 billion cigarettes this year, from 245 billion in 2009.

‘The government is aware of the impact of smoking on health and has taken efforts, including lowering cigarette production, increasing its tax and limiting smoking areas,’ he said.

Mr Mulyadi said a ban on advertising is key to putting the brakes on child and teen smoking.

‘If cigarette advertising is not banned, there will be more kids whose lives are threatened because of smoking,’ he said.

Ubiquitous advertising hit a bump last month when a cigarette company was forced to withdraw its sponsorship of pop star Kelly Clarkson’s concert following protests from fans and anti-tobacco groups.

However, imposing a non-smoking message will be difficult in Indonesia, the world’s third-largest tobacco consumer.

Tubagus Haryo Karbyanto, a member of the National Commission of Tobacco Control, said Indonesia must also address the social conditions that lead to smoking, such as family influence and peer pressure.

‘The promotion of health has to be integrated down to the smallest units in our society, from public health centres and local health care centres to the family,’ he was quoted as saying by the Jakarta Globe on Friday.

Health Minister Endang Sedyaningsih conceded turning young people off smoking will be difficult in a country where it is perceived as positive because cigarette companies sponsor everything from scholarships to sporting events.

‘This is the challenge we face in protecting youth from the dangers of smoking,’ she said in a statement on the ministry’s website.

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stop the violenceSi chiama così l’originale collezione d’arte elaborata da   Francois Robert, un americano davvero ingegnoso, che comprende sedici composizioni tutte costruite da ossa per uso didattico.

La collezione è stata venduta per $ 35.000 dollari (circa 40.000 €) a una galleria d’arte moderna.

“Mi sono dato all’arte” – ha dichiarato l’originale artista americano -” per colpa della recessione e della crisi che stiamo attraversando. Così sono riuscito a rimettermi in piedi ed ora, con gli emolumenti che ne ricavo, posso vivere più sereno.”

“Il mio messaggio è molto esplicito”- ha concluso l’artista -” la guerra ci lascia solo il tempo di contare le ossa dei morti”.

Per saperne di più vai sul DM on line:

It began when Francois Robert bought a school locker for £30 at an auction and out tumbled a skeleton.

The wired-up figure had been used to teach pupils but the 63-year-old artist saw its potential for his creative talents.

However because it was all wired together he found there was little he could do.

So, he turned to a company that makes bones for medical schools which exchanged the skeleton for a box of 206 bones which Francois, from Arizona in the U.S., then turned into works of art.

He spends hours painstakingly arranging the bones into striking shapes each 5ft or 6ft wide before photographing them.

His amazing work has now fetched more than £35,000 and won him a prestigious Lucie Award which in the past has honoured photographers like Annie Leibovitz and Elliott Erwin.

The collection of 16 images called Stop The Violence aims to make a statement about the consequences of war.

Francois said: ‘Each image is a symbol of war or violence, such as a gun or a tank and I wanted to show that sadly the human skeleton is often all that remains from such acts of violence.

‘This is what you are left with after war – a body count.’

Francois said he would never have started the project if it hadn’t been for the pressure brought on him by the recession.

But his decision to make art out of bones has really paid off because the response for his collection had been amazing.

He said: ‘I think I’m the only person who is glad the recession hit.’

Not only has Francois’ collection earnt him an award but he sold the collection of 16 images to a collector in Chicago for £35,000.

‘The interest in my work has snowballed, I also sold my images to an American author who is using his images in his book which goes on sale in August.

‘And I sold a larger image from the collection at a fine art exhibition for £4,500.’

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cuore infrantoSedotto e abbandonato, dopo 12 anni d’amore, gli resta della moglie solo l’abito da sposa.

Lui fonda un blog: www. l’abitodasposadellamiaex.com e diventa un caso nazionale in Arizona (USA).

La ricerca dei 101 modi per reimpiegare l’abito nuziale della sua torturatrice diventano una sorta di terapia per lenire il dolore dell’abbandono, rielaborando il lutto che lo connota.

Tutti i 23 usi sinora sperimentati mostrano generalmente, insieme all’indubbio dolore, anche una sorta di acredine, una voglia  inarrestabile di vendetta: spaventapasseri, straccio per scarpe,materassino da ginnastica, portaghiaccio sono alcuni esempi.

La ex moglie pare non abbia gradito.

Per saperne di più:

Boot cleaner, scarecrow, sports banner, dish cloth… just some of the 101 uses a jilted husband has for his ex-wife’s wedding dress

By Paul Thompson

But Mr Cotter has refused take the blog down. He has attracted hundreds of thousands of hits and been featured on American television show Inside Edition.

The ex-wife said: ‘I wish all the best to Kevin and hope he seeks counselling to deal with his anger and resentment.

‘His determination, along with his family’s support, to continue with this endeavour after his children and I have asked him to stop is incomprehensible.’

The couple share custody of their two young children,a son aged seven and a daughter aged nine.

Mr Cotter said devising ways of using the wedding dress has helped him cope with the trauma of the break-up.

‘It’s been good. It really has,’ he said. ‘It’s been a great distraction.

‘It’s about me and a large piece of fabric basically, that I’ve been able to get some therapy from and have some fun with – get through some difficult times.’

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teatro scuola

Sabato 29 maggio, alle ore 11,00, al “Sine Nomine Theatrum” di Serramanna debuttera il nuovo spettacolo “S’Urtima Jana” allestito dalla Compagnia Teatrale “Mattei” di Decimomannu, che opera da dieci anni all’interno dell’ITCG “E. Mattei”, nell’ambito del progetto “Shardana: Sa gent”e mari”, di cui io sono coordinatore.

Stasera si è svolta l’antigenerale; venerdì pomeriggio ci sarà la prova generale in costume e, finalmente, sabato mattina, il debutto.

Alle prove di stasera io mi sono istintivamente posizionato dietro le quinte, perchè c’è bisogno di un direttore di palcoscenico che regoli le entrate e soprattutto le uscite da e per il palco; ma anche perchè io interpreto uno dei personaggi e, per l’assenza di uno studente, dovevo interpretarne un altro.

Come regista in realtà il mio posto sarebbe stato davanti al proscenio, a dare le ultime indicazioni agli attori ed a rifinire lo spettacolo.

Mentre ero nel backstage, dunque, sentivo Alessia Pala, la responsabile del bel teatrino che ci ospita, dare utilissime e preziosissime indicazioni ai ragazzi su alcuni movimenti di scena alquanto delicati ed importanti; tutti punti rimasti in sospeso dalle ultime prove fatte a scuola, nella palestra, e chiusesi un po’ bruscamente prima delle vacanze di Pasqua ed interrottesi quasi inevitabilmente durante la fase che ha preceduto i Colloqui generali di aprile, di solito preceduti dalle ultime e decisive interrogazioni (salvo recuperi da effettuare tra maggio e giugno per i meno dotati).

Insomma una piacevole sorpresa: pur avendo visto per la prima volta lo spettacolo, Alessia si è saputa inserire con grande autorevolezza e competenza nella parte di regista ed io l’ho lasciata fare.

Del resto io ho fatto ciò che ho potuto: innanzittutto ho scritto, riscritto, rimaneggiato e riallineato il mio testo per adattarlo alla Compagnia Teatrale che si andava formando (ogni anno i ragazzi di quinta se ne vanno e vengono sostituiti da altri studenti che poi, magari a metà strada, per svariati motivi, si ritirano e vengono sostituiti da altri ancora o da nessuno; e allora bisogna tagliare parti e ruoli; ricordo che un anno   iniziammo il laboratorio in quaranta e lo finimmo in otto; salvo imbarcare due mezzi imbranati al momento di partire per la rappresentazione ad una importante Rassegna Nazionale di Teatro nella Scuola. Eppure ce la cavammo anche in quell’anno disgraziato).

Inoltre ho coordinato il lavoro dei collaboratori e degli studenti, pensando anche alla loro mensa nei giorni delle prove. Collaboratori peraltro validissimi, alcuni già collaudati negli anni scorsi, altri nuove, piacevoli scoperte di quest’anno;

Ancora ho dovuto pensare ai costumi d’epoca (comprese le calzature) e non è stato facile neppure stare appresso alla sarta e ai fornitori di calzature;

Poi ho dovuto tenere i contatti con gli enti finanziatori, con gli uffici amministrativi, con l’estero per il viaggio che dovrebbe coronare il nostro progetto, con gli esperti esterni ed interni; senza dimenticare che ho dovuto trovare il Teatro ove esibirmi con i ragazzi ed i mezzi di trasporto per recarcisi;

Infine, come già detto, sono anche attore, regista e direttore di palcoscenico.

Insomma, siccome non ho neppure la dote più nota  di San Padre Pio (quella della bilocazione, per intenderci), quando ho sentito che Alessia dava quelle sapienti indicazioni registiche ho quasi tirato un sospiro di sollievo.

Quando si dice la passione ed il Teatro nel sangue!

E adesso mancano solo cinque giorni al debutto di sabato 29 maggio p.v.

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keith-richards-anita-pallenberg-tommy-weberNon guardate la vicenda con gli occhi di oggi, se non volete indignarvi, ma se volete capire pensate al 1971, se il privilegio dell’età ve lo consente. E se per fortuna vostra in quell’anno non eravate ancora nati, sforzatevi lo stesso di capire.

In quell’anno i Rolling Stones scapparono in Francia per sfuggire alle grinfiie del vorace Fisco della Corona.

In quell’anno Mick Jagger e Bianca  si sposarono a Saint Tropez, non distante dalla Villa dove si svolsero i fatti che narriamo.

Alla  villa Nellcote di Cannes, i Rolling Stones registravano il loro album “Exile on Main Street”.

La villa era tutto un pullulare di amici, agenti discografici, giornalisti, simpatizzanti, fans, sostenitori, pushers……

Keith Richards decise di regalare a Mick Jagger, come regalo di nozze, mezzo chilo di cocaina purissima; un altro mezzo chilo lo volle tenere per sè.

Diede i due pacchi a due fratellini, di otto e sei anni, che stavano lì con il padre, che forse era stato il procacciatore della “roba”.

I due fratelli si chiamavano Jake e Charley Weber, figli di Tommy Weber, un aristocratico danese, cresciuto a Londra, amicissimo di Sterling Moss ed ex pilota di Formula Uno, amico anche di Richards, anche se inviso a molti del giro.

Ma non giudichiamo con gli occhi di oggi. Allora era tutto il diverso. Il mondo sembrava diverso. La droga non sembrava ai disincantati ed illusi   giovani, quella maledetta, diabolica asservitrice e padrona che essa è!

All’epoca sembrava  una docile schiava che poteva condurci su onirici terreni di libertà, di affrancazione dai tabù, liberandoci dalle catene del conformismo millenario che ci inchiodava ancora al dejà vù.

La madre dei due ragazzi, Susan “Puss” Acoat, era una ricchissima ma fragile ereditiera, alla perenne ricerca di una maturazione spirituale che cercò di colmare nel modo sbagliato: assumendo le terribili pillole dell’acido lisergico (LSD) che prestò la portò alla schizofrenia acuta, curata allora con pillole e con l’elettroshock.

In quel 1971, mentre già pensava di riunirsi alla famiglia in Costa Azzurra, Susan morì, pare suicidandosi con un micidiale cocktail di quelle stesse pillole che avvrebbero dovuta ricondurla alla perduta sanità mentale.

“Nonostante tutto” – ha dichiarato Jake Webwer,  oggi affermato attore a Hollywood- “ho un ricordo felice di quei mesi trascorsi in Costa Azzurra, nell’entourage dei Rolling Stones”.

“Anita Pallenberg, la fidanzata di Richards, che allora era incinta, anche se non sapeva se il nascituro fosse dello stesso Keith oppure di Mick Jagger, dato che dormiva regolarmentge con entrambi” continua Jake- ” era molto materna con me e con mio fratello. Si assicurava che fossimo sempre ben vestiti e che avessimo mangiato adeguatamente. cosa abbastanza agevole, dato che avevamo dei cuochi francesi pronti a cucinare qualsiasi cosa a nostra semplice richiesta.”

“Anita era molto amica di nostra mamma Susan. Ma nessuno in quella villa dei sogni, piena di giochi, di piscine e di distrazioni, ci mancò mai di rispetto. Tutti erano affettuosi e riguardosi anche se l’alcool e la droga scorrevano a fiumi. E il sesso non era un  tabù tra gli adulti. Ma nessuno ci mancò mai di rispetto. Ripeto: ho un ricordo felice di quegli anni, anche se mio padre era di tutto fuorchè un padre e mia madre morì in quel modo che ho già narrato. E non ci mandarono neppure al funerale dato che sarebbe stato un trauma per noi assistere al funerale di nostra madre, morta all’età di 26 anni.!”

Il padre dei ragazzi, Tommy Weber, è morto nel 2006 all’età di 66 anni, dopo una vita di dissolutezze e di esagerazioni.

L’altro figlio Charley oggi è un montatore cinematografico.

Una storia di ieri, piena di fascino e misteri. Raccappricciante per certi versi, ma avvolta in un alone quasi mitico, un pò come tutte le storie di quei lontani anni sessanta e settanta.

Per saperne di più:

http://poetryandmore-albixforpoetry.blogspot.com/

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decreto bondiDopo avere ospitato nel mio blog il post di un Artista del Coro della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari, avente ad oggetto il contenuto del famigerato Decreto Bondi, con cui si è voluto porre mano alle 13 Fondazioni operanti in Italia (ma famose nel mondo intero) per cercare di sanare il passivo dei loro bilanci che, a quanto è dato di sapere, ammonta complessivamente a 100 milioni di €, mi  sento in dovere, visto anche l’interessante dibattito che  attorno ad esso si è sviluppato, di fare le seguenti, sintetiche osservazioni sperando che esse possano contribuire allo scambio di idee che, nel pieno rispetto dell’altrui pensiero, ritengo fondamentale per una società civile e matura:

1. Ho ospitato quel post perchè sono un appassionato melomane e sono orgoglioso in quanto tale e in quanto Italiano, del grande patrimonio culturale ed artistico che esso rappresenta nel mondo e che se sfruttato a dovere potrebbe contribuire a migliorare la Bilancia dei Pagamenti italiana e la percezione distorta  che a volte  il mondo ha del nostro Paese.

2. Il mio blog non è un blog politico, ma tutti possono esprimervi il loro pensiero in piena libertà, senza violare la legge e senza offendere la libertà di pensiero altrui.

3. Nella esposizione del mio pensiero sul decreto Bondi non partirò quindi da analisi ideologicamente preconcette, per il semplice fatto che io non ne ho (o cerco di non averne, se preferite).

4. Premetto quindi che l’idea di risanare i bilanci di Enti e/o Fondazioni che in qualche misura dipendono dal Bilancio dello Stato mi trova consenziente.

5. Il risanamento di un Ente o di una Fondazione che produce cultura va fatto salvaguardando i livelli occupazionali e salariali acquisiti e rapportati alle diverse professionalità.

6. Se tagli si rendono necessari occorre essere coerenti con la manovra economica  globale (quella governativa in corso di predisposizione da parte di Tremonti per intenderci) e tagliare perciò quegli stipendi che superino la soglia dei 100.000,00 annui (per intenderci quelli dei dirigenti apicali, peraltro responsabili, come si evince chiaramente dal dibattito in corso, del deficit delle Fondazioni).

7. Poichè le cariche apicali (parlo dei sovrintendenti ma anche dei direttori artistici e dirigenti apicali vari) sono cariche di nomina politica, io non capisco come possa il ministro Bondi (ma se si chiamasse Biondi o Goldfinger e se fosse di sinistra sarebbe esattamente lo stesso) prendersela con le maestranze. Se il deficit ci fosse (e pare che ci sia) esso sarebbe imputabile ai politici che hanno nominato amministratori e dirigenti e non certo alle maestranze (artisti del coro, professori d’orchestra, tecnici, impiegati e quant’altro) che hanno fatto e continuano a fare  il loro lavoro.

8. Se invece di guardare le tessere politiche i nostri governanti (di ogni fede e colore) avessero valutato le capacità e fossero stati capaci essi stessi, di imprimere alla gestione delle Fondazioni Liriche la giusta direzione, si sarebbero resi conto che l’Opera Italiana è una risorsa  culturare ed economica, non una peste da sconfiggere (come penserebbe chiunque leggesse il decreto Bondi senza conoscere la realtà dell’Opera in Italia).

9. Una idea su tante che si potrebbe applicare alla Lirica, sta nell’utilizzo della parola sinergia di cui a volte i nostri politici si riempiono la bocca ma che al momento buono non sanno applicare. Sarebbe sufficiente infatti che la TV di Stato comprasse i diritti delle opere liriche più importanti prodotte in un anno dalle 13 Fondazioni per un prezzo pari a 100 milioni  di € (stornandolo magari dai miliardi di € assegnati al Calcio) e che distribuisse via satellite in tutto il mondo queste opere, oppure rivendendole direttamente alle televisioni estere che, statene certi, sarebbero ben liete di trasmetterle ai loro telespettatori, per capire che le Fondazioni porterebbero prestigio e quattrini alle asfittiche casse della TV italiana. Comunque, al di là del profitto, la TV, diffondendo le opere liriche, contribuirebbe a dare un servizio culturale agli Italiani, sottraendoli, almeno parzialmente, alla morsa asfissiante dei programmi calcistici che, sinceramente, di culturale non hanno più niente.  Anzi, istigano all’odio e alla violenza, occupando le forze dell’ordine in assurde battaglie metropolitane dove  a volte qualche povero poliziotto ci lascia persino la vita.

10. Avrei davvero tante altre cose da dire, ma voglio chiudere con una nota polemica che è  anche una domanda: ma siamo sicuri che sopprimendo l’Opera noi avremmo un’Italia migliore? Oppure vogliamo fare anche qui un decreto assegnando l’Opera di Bellini alla Sicilia, quella di Porrino alla Sardegna, quella di Verdi all’Emilia Romagna, quella di Mascagni alla Lombardia, quella di Puccini alla Toscana? E così via elencando per Rossini, Leoncavallo, Mercadante, Corelli, Monteverdi e via discorrendo? Io preferirei che questi Autori restassero patrimonio culturale del mondo intero, come Mozart, Wagner, Berliotz, Bizet e tutti gli altri grandi dell’Opera i cui nomi qui non mi sovvengono.

Uniti si vince e la Cultura ci unisca e non ci divida.

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teatro“Un caro amico, totalmente estraneo al mondo dei Teatri Lirici e, come tanti, disinformato o male informato sulle vicende che in questi giorni hanno portato a parlare dei Teatri Lirici su stampa e TV, mi chiede cosa sia il decreto Bondi… Provare a spiegarlo a chi non sa nulla è veramente difficile se si vuole giungere a far comprendere, oltre al decreto, le motivazione della nostra protesta. A tal fine non ho potuto evitare di partire da lontano e spiegargli così quello che, al di là dei fatti oggettivi, rimane comunque un mio personale punto di vista. Ho cercato di evitare di parlare di un certo personaggio al quale io attribuisco la responsabilità di molti mali del nostro paese, ma anche questo non è stato possibile, perché a mio avviso quello che stiamo subendo oggi è uno dei risultati di un’operazione partita da lontano, dagli anni ’80 con un certo Berlusconi e le sue televisioni, che da “dispensatrici” di cultura, informazione e intrattenimento quali ci si aspetta che siano, si trasformano invece in contenitori di pubblicità (i cui proventi devono ingrassare il padrone) con programmi pensati sempre più solo in funzione degli sponsor. Perciò programmi sempre più “di massa”, una massa le cui esigenze sono create dalla televisione e la televisione che asseconda le esigenze della massa creandogliene di nuove, in un loop che va avanti da 30 anni… Il venditore di false illusioni, il Signore degli Inganni (per citare un best seller di Terry Brooks) trova i compratori di false illusioni e i sudditi adatti a credere agli inganni… Berlusconi non sarebbe arrivato fin qua se non avesse trovato una naturale predisposizione in una vasta categoria di persone, sparse nelle diverse categorie e classi sociali, che hanno visto incarnare in lui i loro sogni di ricchezza facile e veloce, vita lussuosa, ville, auto, donne a pagamento e tutto quello che sappiamo… Perciò la mia conclusione è che la “colpa” di Berlusconi è comunque relativa, ha semplicemente trovato e sfruttato il famoso terreno fertile, creando contemporaneamente e con abilità nuovi terreni da coltivare.

E’ superfluo spiegare cosa abbia a che fare la cultura con tutto ciò: la cultura è ciò che non rende fertile quel terreno sfruttato dai coltivatori di inganni, la cultura è il filtro che non lascia passare segnali falsi e fuorvianti come quelli che ho detto prima, la cultura è ciò che permette all’essere umano di ragionare con la propria testa, che gli permette di capire e giudicare e perciò diventa lo scudo contro ogni forma di condizionamento, il partigiano che resiste all’invasione della mente, il nemico di ogni regime. La storia ci insegna, viceversa, che ogni oppressore, ogni tiranno ha volutamente tenuto nell’ignoranza il popolo da opprimere, eliminando così ogni possibilità di ribellione soffocandone il semplice desiderio, il popolo non si ribella perchè non pensa neppure di doversi ribellare, la sua ignoranza non gli permette di capire che sta male, il lavaggio del cervello è completo, il gioco è fatto.

Il lavoro iniziato con le televisioni, tornando a oggi, prosegue immediatamente con la “fabbrica di cultura”, cioè la scuola. Vediamo tutti cosa è successo con la scuola, che dalle nefandezze della riforma Moratti è arrivata fino ai tagli di quest’ultimo governo, alle “riforme” della Gelmini che hanno annichilito la scuola, non l’hanno eliminata ma l’hanno messa semplicemente in condizioni di “non nuocere”, a partire dall’istruzione elementare fino alle università, da sempre “focolaio” di rivolte anche storiche come quella del ’68.

Il lavoro prosegue poi, ovviamente, con l’informazione che utilizzando il mezzo di partenza, la televisione, informa in maniera parziale, e con la “conquista” della stampa che viene semplicemente acquistata dal tiranno, allontanando nel contempo i giornalisti scomodi che non si allineano o, meglio, non si lasciano acquistare. Ma il mezzo preferito rimane sempre la televisione, che ormai entra in casa e in testa con la forza che le viene dall’abitudine del suo utilizzo e della spesso apparente innocuità. Il giornale non è così immediato e così invadente, ma anche qui può subentrare una certa abitudine a comprare e leggere spesso senza porsi in maniera critica di fronte a quanto si legge, senza accorgersi che quel giornale può essere ormai nelle mani di qualcuno che sta nascondendo delle verità per propinarne altre addomesticate. In Sardegna, per esempio, comprare il giornale si traduce automaticamente con comprare “L’Unione Sarda”: quante persone sanno chi è il proprietario dell’Unione Sarda e quale sia la sua parte politica ? Per me la percentuale di persone a conoscenza di questi semplici dati, a prescindere ovviamente dal giornale acquistato e letto, è veramente bassa, e questo è il naturale frutto della coltivazione dell’ignoranza, intesa sempre non in senso dispregiativo ma nel suo significato di “non conoscere”. Naturalmente non si possono tenere in considerazione quei giornali che da sempre sono di dichiarata parte politica perchè vengono acquistati solo da chi già concorda con quella parte politica…

La televisione è diversa, la televisione è ancora più subdola, ti inganna con  programmi che soddisfano la naturale guardonesca morbosità, con programmi in cui lo spettatore stupido si sente un genio perché vede qualcuno sudare perché non riesce a rispondere ad una domanda a cui invece lui sa rispondere perfettamente, ti invoglia a consumare beni di cui non hai bisogno e li consumi acquistandoli probabilmente dallo stesso proprietario della televisione e sei dentro quel circolo vizioso descritto prima…

Arriviamo ora alla domanda iniziale: cosa è il decreto Bondi…

Il decreto Bondi è semplicemente uno dei frutti della coltivazione di ignoranza, un mezzo per indebolire ancora di più la cultura in Italia.

Nel 1967 lo Stato italiano riconosce ” l’attività lirica e concertistica di rilevante interesse generale, in quanto tesa a favorire la formazione musicale, culturale e sociale della collettività nazionale. Per la tutela e lo sviluppo di tali attività lo Stato interviene con idonee provvidenze.” Il testo fra virgolette è tratto dalla legge n° 800 del 1967, legge emanata appunto con lo scopo descritto. Stabilisce quindi che in Italia ci sono 13 teatri di importanza particolare, che prendono la denominazione di Enti Lirici, e ne finanzia l’attività. Precisiamo subito una cosa: questa è da tempo la principale contestazione fatta da chi non ha capito un concetto fondamentale, e cioè il concetto che la lirica non è solo spettacolo. Considerandola solo una forma di spettacolo diventa difficile non dire che tutte le altre forme di spettacolo indistintamente meritano lo stesso identico trattamento che la legge 800 riserva agli Enti Lirici: il concetto fondamentale che deve essere capito è che la lirica è spettacolo ma nello stesso tempo è la storia della cultura musicale italiana per eccellenza, la forma musicale nata in Italia e diffusa poi in tutto il mondo, la forma musicale che i grandi musicisti stranieri hanno dovuto studiare qui in Italia al fine di comporre i capolavori che conosciamo. La lirica è perciò un monumento che va salvaguardato a tutti i costi, pena la perdita di una parte enorme della storia della nostra cultura. Un giornalista ha commentato, stupidamente, che gli scrittori non sono finanziati con denari pubblici, eppure, dice, anche quella è cultura. Ma non è la storia della cultura, non fa parte dei fondamenti della cultura italiana che invece vengono riconosciuti nelle opere di Dante (ne cito uno per tutti), che uno stato ha il dovere di salvaguardare. Per questo non finanzia ogni forma d’arte o di cultura, ma finanzia quelle che crede siano fondamentali nella storia della nostra cultura.

A tal proposito, quindi, viene emanata la legge 800 che garantisce questo impegno dello stato nei confronti dei più importanti Teatri d’Italia.

Nel 1996 un decreto di Veltroni trasforma gli Enti Lirici in fondazioni di diritto privato, permettendo ai privati “l’ingresso” nei teatri mediante sponsorizzazioni che dovrebbero portare altri soldi alla lirica, ma questo non avviene o avviene in parte. I privati “sponsorizzano” in maniera cospicua solo se c’è l’incentivo della defiscalizzazione. Questa non c’è e perciò le fondazioni di minore importanza non attirano grossi sponsor, mentre il discorso è ovviamente diverso per un teatro come il Teatro alla Scala di Milano, o l’Arena di Verona…

Nel frattempo certe cattive gestioni degli Enti Lirici prima e delle fondazioni poi da parte di quelle figure di espressione puramente politica nominate ad amministrarli, i sovrintendenti, portano a grossi passivi economici, i finanziamenti non bastano più, si indebitano con le banche, si chiedono altri finanziamenti ed anticipi su quelli futuri e mentre i lavoratori dipendenti dei teatri attribuiscono la responsabilità del tracollo alla cattiva gestione e agli sprechi dei cachet astronomici dei cantanti solisti, dei direttori d’orchestra e dei registi, i costi delle figure dirigenziali la cui retribuzione non è stabilita dal contratto nazionale ma è a contrattazione libera, i sovrintendenti, che stranamente non vengono mai chiamati a rispondere di tutto questo, attribuiscono invece la colpe ai costi del mantenimento del personale stabile. Il loro ideale di teatro è quello con una decina di dipendenti stabili soprattutto nelle figure dirigenziali e coro, orchestra e tutto il personale che serve alla messa in scena di un’opera viene chiamato se e quando serve. Siamo perciò all’idea di lavoro stagionale. Per inciso, in Italia esiste un teatro così: è il Teatro Regio di Parma, con pochissimi dipendenti, un sovrintendente che fra stipendio e benefit prende circa 350000 euro all’anno e un deficit di svariati milioni di euro. Bondi lo indica come teatro-modello. Se il problema sono i dipendenti ci si chiede da dove viene il deficit del Teatro Regio di Parma… Il sovrintendente-modello di questo teatro-modello è quello che per circa dieci anni fu sovrintendente al lirico di  Cagliari, che lasciò con un debito di 26.000.000 di euro. Fu “punito” per questo ? Nemmeno per idea… fu premiato con la nomina a sovrintendente del Teatro alla Scala da dove, per fortuna, dopo una serie di scioperi ad oltranza dei lavoratori che non lo volevano, dovette andar via senza mai metterci piede ed infine approdò a Parma. Quel debito di 26.000.000 qui a Cagliari ci fa soffrire ancora e ancora ne soffriremo per anni.

Cosa fa il governo nel frattempo? Taglia i fondi per “eliminare” gli sperperi… A nessuno viene in mente di controllare le gestioni, ovviamente. Una parte dei sovrintendenti  insiste sui costi del personale stabile contro cui parte una campagna denigratoria ed infamante, che guidata da gente del calibro di Brunetta (figlio di un musicista mediocre che non è mai riuscito ad entrare in un’orchestra stabile e perciò avvelenato contro la categoria) attraverso la stampa prezzolata arriva a definirci “privilegiati, mantenuti, gente che lavora 16 ore alla settimana e guadagna 70.000 euro all’anno”. I tagli al fondo unitario per lo spettacolo (FUS) erano già iniziati col precedente governo Berlusconi, i fondi vennero poi ripristinati dal governo Prodi, e nuovamente tagliati dall’attuale governo, tagli che andranno avanti progressivamente fino a eliminare definitivamente il finanziamento pubblico. Il decreto Bondi nasce con l’intento di “porre fine allo stato di grave crisi economica dei Teatri Lirici” e lo fa proseguendo con i tagli, bloccando le assunzioni, riducendo notevolmente le retribuzioni, vietando il reintegro del personale collocato a riposo (blocco del turn-over) e perciò di fatto portando alla morte dei teatri trasformandone l’attività che diventa praticamente stagionale (ti chiamo se mi servi e solo per quanto mi servi, pagandoti di conseguenza…), in breve si arriva ai teatri agognati dai sovrintendenti ( o meglio dalla loro associazione:l’ANFOLS), veri artefici del decreto Bondi. E’ doveroso specificare che non tutti i sovrintendenti possono essere considerati responsabili di quanto sta accadendo: alcuni hanno immediatamente preso posizioni di  netto dissenso sia nei confronti dei tagli che del decreto, altri sono rimasti su posizioni più moderate, altri invece appoggiano e sostengono fortemente tagli e decreto. Questi ultimi costituiscono un gruppo che, almeno ufficialmente, è in netta minoranza, ma per una serie di vicende interne all’ANFOLS rimane di fatto padrone assoluto del campo. Bondi oggi sostiene che il decreto è fortemente voluto dai sovrintendenti, ma visto lo stato delle cose, non è esatto: dovrebbe dire che è fortemente voluto dal gruppuscolo di sovrintendenti rimasti al timone dell’ANFOLS. Col suo decreto sposa la teoria dei costi del personale stabile insieme a quella dei musicisti privilegiati e mantenuti, che producono poco e sono pagati troppo. La soluzione perciò e mandarci tutti a casa, abbastanza lentamente, ma inesorabilmente… C’era in progetto anche di trasformare il Ministero dei Beni Culturali in una S.p.A., come la protezione civile, e farla gestire a quella cricca recentemente smascherata… E’ necessario aggiungere altro per capire cosa ci ha portato al decreto Bondi ?    In conclusione, si tiene il popolo nell’ignoranza, gli si fa vedere un nemico responsabile della crisi in un lavoratore “da 70.000 euro all’anno per 16 ore di lavoro alla settimana” e la mossa è fatta. Si mettono lavoratori contro lavoratori e si regna incontrastati su le divisioni create ad arte, il paese è sempre più ignorante, privo di cultura e di cervello. Il Signore degli Inganni muove e vince.”

Alberto Loi

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libri on lineQuando venni arruolato sotto la naja, ahimè, decenni or sono, l’istruttore, dopo averci fatto rasare a zero le folte chiome ci diede, tra i tanti avvertimenti di rigore, il seguente: “Se un giorno vi svegliate con quattro palle, non inorgoglitevi troppo; è il vostro migliore amico che sta cercando di fottervi(l’ho ripulita perchè il linguaggio di caserma era  ben più crudo e volgare).

Chissà perchè mi è tornato in mente questo buffo aneddoto oggi che, in seguito ad una ricerca casuale sulla rete, ho scoperto che il mio libro  ”Il Poema della Creazione”che avevo fatto stampare a spese mie quasi due anni fa, (destinato come tanti libri ad un consumo familiare e comunque limitato) è in vendita in una decina di siti di vendita libri on line (cito a memoria e a caso: unilibri.it, libreriauniversitaria.it,dvd.it ecc.).

Mi sarei potuto anche sentire sentire orgoglioso di questa mia ignota popolarità ma quell’aneddoto ha fatto capolino nella mia memoria e così ho pensato che qualcuno stia cercando di fregarmi.

Magari mi sbaglio per eccesso di diffidenza oppure perchè il privilegio dell’età, ahimè,mi ha insegnato che il mondo è pieno di gente pronta a fregarti.

Ho deciso di vederci chiaro ed ho cominciato collo scrivere al tipografo che mi stampò il libro.  Chissà che lui non riesca a spiegare il mistero e magari a farmi ricredere, una volta tanto, sul mondo della rete e sul mondo dei furbi.

Se vi interessa prometto di tenervi informati sulla evoluzione delle mie indagini.

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genio e sregolatezza‘Roman Polansky mi disse in un tono molto freddo: Se non sei abbastanza grande per fare sesso con me, non sei grande neppure per fare cinema con me. Io devo andare a letto con ogni attrice per poter lavorare con lei. Questo è il modo in cui io posso conoscerle e plasmarle secondo le mie esigenze artistiche”

‘Rimasi scioccata da questa richiesta e mi misi a piangere. Gli dissi che non volevo giacere con lui, che aveva 50 anni,  e che lo trovavo disgustoso. Quindi scapppai in lacrime nell’appartamento a fianco, dove c’era la nostra comune conoscente, la modella Eliza Karen”.

“Ma avevo bisogno dei soldi promessi dalla produzione del film all’attrice prescelta dal regista per il film “Pirati” , così tornai da Roman Polansky, che mi guidò direttamente nella camera da letto”.

Questo è uno stralcio della scioccante intervista che l’attrice Charlotte Lewis, lanciata dal regista Roman Polanski nel 1983, ha rilasciato a Los Angeles, venerdì scorso, nel corso di una conferenza stampa organizzata dal suo avvocato americano, che intende perseguire il regista americano, agli arresti domiciliari in Svizzera per un analogo fatto di abuso sessuale consumato nel 1977 ai danni di una tredicenne aspirante attrice.

Ma mentre la prima vittima preferisce dimenticare e vivere la vita che è riuscita a ricostruirsi dopo lo stupro subito dal regista, sospetto pedofilo, Carole, dopo 23 anni e una fulminante carriere cinematografica finita miseramente nell’abuso di droghe e nella disperazione, ha deciso di parlare e di raccontare al mondo la verità.

“Non lo faccio per soldi, ma solo per sete di giustizia. Vorrei incontrare roman Polansky, che adesso ha una figli di 16 anni, per dirgli, che cosa penserebbe se sua figlia dovesse subire quello che io ho subito da lui in quel lontano 1983. Non lo perdonerò mai, perchè mi ha rovinato la vita. Inoltre voglio che si sappia che il mondo di Holliwood sbaglia a giustificare Roman Polansky. Con tale giustificazione si passa sotto sillenzio la pratica della pedofilia, così diffusa nell’ambiente cinematografico americano a danni delle ragazzine minorenni, convinte di essere mature ma invece molto fragili ed attratte da facili guadagni e da una gloria effimera e da un successo passeggero.

Per saperne di più, clicca sul link  e vai al DM on Sunday per leggere per intero l’articolo-intervista  di  Katie Nicholl and Laura Collins

“It has been a long time since Charlotte Lewis held a crowd enthralled in Hollywood.

But if she ever dreamed of a return to Los Angeles, where as a young actress she was hailed as a ‘golden child’ – talented, exquisitely beautiful and with a film career unfurling before her – it would never have been like this.

On Friday, Charlotte, now 42, called a Press conference in Los Angeles to claim that director Roman Polanski, the man who gave her her first break, had abused her, ‘in the worst possible way’ when she was just 16 years old.

Polanski is currently under house arrest in Gstaad in Switzerland under threat of extradition to America to face charges of an alleged rape of a 13-year-old in 1977.

His alleged victim, Samantha Geimer, has said she has no desire to see him stand trial as she simply wants to get on with the life she subsequently built.

But 27 years after their first meeting, Charlotte feels very differently. She wants him to ‘get what he deserves’, she says and has given a statement to prosecutors in Los Angeles.

Now, in an exclusive interview with The Mail on Sunday, Charlotte explains why she has chosen to speak up now – against not just Polanski, but against  Hollywood itself.

She says: ‘I know I should have gone to the relevant authorities at the time but I was scared and ashamed. I somehow thought it was my fault.

‘I’ve been so angry with some of the people in Hollywood who have spoken out in support of Polanski. Hollywood is giving the wrong message to paedophiles.

‘He sexually abused me and manipulated me in the worst way. He has scarred me and the experience has definitely put a strain on my life.

‘I was recently engaged to a lovely man, but I would often clam up physically and I don’t think I’m very good in relationships. I will never forgive Polanski for what he has done to me.’

Charlotte had only just turned 16 when she first encountered Polanski. She had left school at 15 and by her own admission thought she was ‘pretty grown-up and street smart’ at the time. Looking back, she recognises that, though she may have been precocious and ambitious, she was anything but.

She had no acting experience but knew that she wanted her future to lie in film.

She modelled a bit while she searched for her big chance and, in 1983, she got it when a mutual acquaintance, 23-year-old model Eliza Karen, asked her to come with her to Paris to audition for a role in Polanski’s film Pirates.

Polanski had fled to the French capital five years earlier to escape the American courts over the Geimer case.

Charlotte recalls: ‘We had come over to Paris on the boat with not much money so that I could meet Roman. I was with Eliza, a friend of his. She was also a model and a couple of years older than me.

‘She had put me up for a part in Roman’s new film. Apparently he wanted someone exotic-looking and because of my Hispanic look he wanted to see me. I didn’t know at the time, but I later found out that they had already found a French actress to play the role so I don’t know why he still wanted to see me.

‘We had checked into a hotel which was pretty central and very reasonable but when we told Roman where we were staying he said the hotel was not good enough and invited us to stay in his spare penthouse on the Avenue Montaigne, which seemed like a great offer.’

That night the girls went straight to Roman’s house for pre-dinner drinks. The first thing Polanski did on seeing Charlotte was to frame her face with his hands, as if shooting her through a camera. She felt uncomfortable, she now admits, but given the purpose of their meeting this in itself could hardly be described as odd.

She says: ‘The very first thing he asked me was, “How old are you?” I told him I was 16, but only just. This was in September and I had turned 16 that August.’

After dinner Polanski checked the girls out of the hotel room that he had dismissed as substandard and took them back to his apartment. While her friend retired to a neighbouring flat, Charlotte stayed chatting with the director on the sofa in his living room.

‘We were drinking Moet and Chandon, I’ll never forget that, and I still can’t drink that champagne to this day. He told me he wanted me to stay the night with him and then he made a pass at me. He tried to kiss me and touch my breasts. I pulled away and told him that I had a boyfriend, which wasn’t true. It was an excuse, but he didn’t care.

She has described exactly what she alleges happened next to the Los Angeles’ prosecutors, who are expected to investigate.

 Iraqi-Chilean father to whom she owes her looks. Speaking in a promotional interview for the film in 1986, Polanski himself said of Charlotte: ‘She had what I needed for the film. Dark hair, dark eyes – and the look of innocence.’

Back then Charlotte spoke of the experience of filming as a ‘nightmare’.

‘Polanski tried to dominate me right from the start,’ she said. ‘He swore at me and shouted at me. There was such pressure on me that I became a nervous wreck.’

Today Charlotte recalls: ‘The mental abuse started as soon as I started filming. I always felt that as soon as I started the movie he wanted to fire me.

‘I developed a serious eating disorder. He would play mind games with me and tell me I was too fat and then too thin. I developed bulimia and lost so much weight I passed out five times during filming.

I had turned 17 and Roman had been told by the producer Tarak Ben Ammar and MGM to stay away from me. I was very alone. They wouldn’t allow me to have an agent. Roman continued to emotionally bully me and would joke to other people onset that I was frigid.

 ‘I remember he made a bet once with a very famous American male actor that there was no way he could get me into bed because I was so cold and frigid. The producer flew my mother out to Tunisia [where Pirates was filmed] and I remember her hating Polanski. She said he had dead eyes.’

But though little has changed in how she remembers the miserable process of filming itself, her version of what happened between her and Polanski on a physical level has altered with the years.

In 1986 Charlotte claimed: ‘I found him very attractive, I’d love to have had a romantic relationship with him – and a physical one. You can’t help falling in love with him. But he didn’t want me that way.’

Though it is worth noting that at the time she was speaking she was still working for Polanski and, it could be argued, in thrall of him.

Today she says: ‘There was nothing about him I could have found physically attractive. He was short and stout and very strong.’

In another interview in 1999 Charlotte went on to claim that she did have a relationship with Polanski. But that it started after she had been cast in the film and when she was 17.

‘I wanted him probably more than he wanted me,’ she said then, claiming that they were lovers for six months in an affair that ended only when they began filming Pirates in Tunisia. She claimed afterwards that she’d been misquoted.

Ultimately this case must come down to one person’s word against another’s. Charlotte did not keep in touch with Eliza, the one person who could corroborate her account and, despite The Mail on Sunday’s strenuous attempts, we have been unable to trace her.

What is clear is that what Charlotte had hoped would be the start of a great Hollywood dream, instead set her on a path that led ultimately to addiction and despair.

Following her appearance in Pirates, Charlotte was hailed the new Nastassja Kinski – a former protege of Polanski who is said to have started an affair with him at the age of 15.Charlotte split her time between the UK – where she had a long-running role in Grange Hill – and Hollywood, where she starred opposite Eddie Murphy in The Golden Child in 1986.

She eventually moved to America and was swiftly linked with a string of eligible A-listers and hell-raisers, including Charlie Sheen and Mickey Rourke.

Professionally her star was on the rise but personally she was in serious trouble. ‘Living in Los Angeles is like being at one long party,’ she later admitted. ‘It’s difficult to get away from it. I got to the stage where I was wondering, “What is the point of living here?” All I have is temptation.’

But she never lived up to her early film promise and in 1997, 14 years after she met Polanski, Charlotte returned to Britain and checked into the Priory to be treated for cocaine addiction. She had tried to give it up twice already, she said, but only ever in a ‘half-hearted’ way.

She tried to resurrect her career but whatever attraction Hollywood had held seemed to have gone.

  

Eight years ago she quit acting for good and today she says her only ambition  is to be a good mother to her five-year-old son, Miles, with whom she lives in a flat in Hampstead, North London.

‘We have a normal life,’ Charlotte says, a flicker of pride in her voice. ‘We wake up, watch cartoons, shower and I take him to school.

‘I am happy but it’s true to say I have never been able to have a normal relationship with a man. I have spoken to my vicar and my GP about this and I am now having counselling.’

Charlotte has many reasons for speaking out now but money is not one of them and she has not been paid for this interview.

Instead, she insists, her abiding desire is simply to tell the truth that she has concealed for so long.

Last summer she made two trips to Paris and tried to contact Polanski. She says: ‘I wanted to see him. I wanted him to apologise. But he was away making a movie.

‘I’d heard that Polanski’s daughter had turned 16 and if I could ask him one question it would be, “How would you feel if this was your daughter?”

‘I will never forgive Polanski,’ Charlotte says as tears threaten to fall. ‘I’ll never know if my life would have been different had this not happened. There needs to be some justice. I’m telling the truth and Roman knows I’m telling the truth.’

Mr Polanski declined to comment last night.”
Read more: http://www.dailymail.co.uk/femail/article-1278722/I-forgive-Polanski-Im-telling-truth-Roman-knows-Actress-Charlotte-Lewis-claims-abused-director-16.html#ixzz0o4gvpPWj

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maccaroniIn G.B. il DM on line ha risollevato la questione della tutela della salute dei consumatori con riferimento alla conoscenza della provenienza delle carni e del luogo ove gli animali sono stati allevati.

Questa volta il giornale inglese ha preso di mira direttamente la catena distributiva di Mac Donald per denunciare le condizioni inaccettabili in cui vengono allevati i polli che forniscono la carne per confezionare i famosi ChickenBurger.

E’ emersa così la falsità ingannevole della pubblicità commerciale che mostra allegre fattorie con vaste aie di allevamento e famigliole sane e felici che si cucinano uova al prosciutto succulente.

In realtà i polli, le cui carni finiscono tra i denti dei clienti britannici di MacDonald sono allevati in uno spazio equivalente ad un foglio A4 e sono programmati per essere macellati dopo 60 giorni al massimo (quando non muoiono prima).

Insomma un grido d’allarme preoccupato ed offeso.

Mi è tornata subito alla mente la celeberrima scena del film “Un americano a Roma” in cui Alberto Sordi, dopo aver tentato di mangiare hamburger di varia natura, insaporendoli inutilmente con salsette ed intingoli americani, cedeva alfine alfine alla provocazione di un bel piatto di bucatini al pomodoro. 

- “Bucatini, voi me provocate? E io ve magno!”

Maccaroni’s provocation, per l’appunto.

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i 5 cont-”Non fare l’Africano!” – gridava il nostro maestro siciliano, passando per i banchi, quando qualcuno commetteva degli errori marchiani nello svolgimento del compito assegnato. E talvolta la colorita espressione si accompagna ad uno scappellotto non sempre leggero.

- ” E che siamo in America?”- diceva a un altro che parlava di opulenza, sprechi e sovrabbondanza di risorse.

- ” Non fare l’Indiano, tu!”- apostrofava un compagno che cercava di scansare i compiti. Con la variante del “Napoletano” qualora alla pigrizia si affiancasse anche una buona dose di scaltrezza imbonitrice.

E l’Australiano era   quello che urlava frasi inconsulte o magari si muoveva in maniera disordinata tra i banchi, quasi saltando come un canguro.

L’Europeo era naturalmente il ragazzo che azzeccava le risposte e si mostrava più ingegnoso ed attento degli altri.

Insomma i cinque continenti, ed anche con dovizia di dettagli geografici, trovavano nelle fantasiose metafore del maestro Carmelo, una propria connotazione.

Ma come cambia il mondo! Oggi ricevo nella mia casella di posta elettronica, come minimo, 10 e-mail al giorno provenienti dai posti più disparati dell’Africa, contenenti trucchi, offerte e raggiri, degni della più grande tradizione truffaldina europea.

Gli Americani hanno usurpato il posto dei Napoletani. Almeno Totò, infatti, vendeva agli sprovveduti Americani opere d’arte vere e proprie, come la “Fontana di Trevi”, il Colosseo ed altre bellezze realmente esistenti.

Ma a noi sprovveduti Europei, gli Americani ci hanno invaso di “scatole cinesi” (a proposito “il Cinese” era un ragazzino smunto che aveva sempre fame, ed era il primo a beccarsi una qualche provvidenza o sostegno che si rendesse eccezionalmente disponibile nel povero ambito scolastico), di junk bonds e di sub-primes completamenti privi di valore, costruzioni immobiliari  fasulle e autentiche  patacche finanziarie.

Per non parlare degli Indiani: fra un pò ne vedremo delle belle, quando le utilitarie indiane da 5.000 euro si diffonderanno nel mercato dell’auto.

E noi Europei? Continueremo a subire questa sottospecie di legge del contrappasso?

Speriamo che qualche maestro, in qualunque parte del mondo, non incominci ad apostrofare qualche disastrato studente  pasticcione con l’espressione : “E piantala, tu, di fare l’Europeo!”.

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benjamin buttonHo appena letto, nello splendido e-book che ho ricevuto in regalo per il mio compleanno, l’appassionante racconto di Francis Scott Fitzgerald “Il curioso caso  di Benjamin Button”.

Appena lette le prime righe la memoria è corsa al film di David Fyncher che ho visto due anni fa e che è tratto proprio dal racconto del grande scrittore americano.

Ma subito dopo mi sono reso conto dello stravolgimento subìto dalla novella di Fitzgerald: nel testo originale Mr Button padre non è un pavido e spietato genitore che abbandona il proprio figlio  indifeso, nelle scale di una casa qualunque.

Nel libro si legge si legge con sottile ironia di un atteggiamento paterno che, superato il comprensibile shock iniziale, cerca comunque di adeguarsi a quella paternità originale e sicuramente ed inconsueta.

Insomma, non voglio tornare sul giudizio positivo che a suo tempo espressi, ma vengo rafforzato nell’idea che il cinema, quando trae ispirazione da testi di narrativa, esercita sugli autori un’indecrivibile violenza.

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sine nomine Theatrum

Oggi è il mio compleanno. Ma non  ho compiuto 39 anni. Purtroppo 39 sono  i gradi della temperatura che ho rilevato stamane alle 6 e mezzo. Ho fatto colazione, mi son preso una bustina di OKI e sono andato a scuola. Normalmente non vado a scuola quando sto male. Lo faccio per rispetto dei miei studenti e di me stesso. Anche se ho l’impressione che il più delle volte siano proprio gli studenti a contagiarmi i vari virus stagionali. Insomma, dopo la scuola avevo un appuntamento con una operatrice teatrale, con la quale mi ha messo in contatto la sig.ra Paola Lai, responsabile provinciale del teatro per i ragazzi e che gestisce un teatro che è un vero e proprio gioiellino.

Per farla breve il Teatro si chiama “Sine Nomine Theatrum” è bellissimo ed è disponibile per gli studenti attori del Mattei che il 28 maggio potranno finalmente esibirsi nello spettacolo “S’Urtima Jana” realizzato nell’ambito del progetto “Shardana: Sa gent’è Mari”.

Insomma un bel regalo di compleanno che mi ripaga di tutte le grandi delusioni subì te e delle promesse mancate.

Grazie quindi alla responsabile del Teatro di Serramanna, Alessia Pani, al sindaco di DEcimomannu ed alla responsabile delle scuole Cristina Gai che ci metteranno a disposizione i pullmann per recarci a Serramanna a fare le prove ed a rappresentare la commedia musicale; le maestranza scolastiche, il Dirigente Scolastico.

FAteci un “In bocca a lupo” grande, grande. Ne abbiamo bisogno.

Sapeste quanto ha faticato per trovarlo! Dopo vane promesse riguardani il giardino megalitico di San Sperate, il Teatro Comunale di Serrenti, il Teatro della Base Nato di Decimomannu e così via.

E come avrei potuto mancare quell’appuntamento?

Insomma, febbre a parte, sono contento. Il Teatro si chiama “Sine Nomine Theatrum” è bellissimo ed è disponibile per i miei studenti attori del Mattei di Decimomannu.

Finalmente il 28 maggio potrà aver luopgo il saggio finale. “S’Urtima Jana” va in scena.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato: la responsabile de teatro “Sine Nomine” Alessia Pala, il Comune di Decimomannu con il sindaco e Cristina Gai che ci mjetteranno a disposizione i pullman per raggiungere il teatro da Decimo a Serramanna; tutti i miei collaboratori, le maestranze scolastiche, il Dirigente sciolastiche, i ragazzi.

Fateci un “In bocca al lupo” grande, grande.

Ne avremo bisogno.

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yale univHo sempre pensato che gli uomini nascessero buoni e poi fosse la società, o la famiglia o altri fattori a condurli verso il male.

Ma sembra che dovrò ricredermi.

Stando ad una recente ricerca, condotta alla Yale University, nel Connecticut (USA), dal Professor Paul Bloom, i bambini sin dalla più tenera età (6 mesi) sarebbero in grado di distinguere il bene dal male.

Per saperne di più:

http://poetryandmore-albixforpoetry.blogspot.com/

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Nepro MailliwCopista o grande artista? E’ ancora avvolta nel mistero la storia di questo quadro, sino a ieri considerata una copia, ma che in realtà è un originale che vale più di 250.000,00 sterline inglesi.

Lavicenda del quadro si inserisce in una vera e propria storia di spionaggio risalente all’epoca della prima Guerra Mondiale.

Intanto Nepro Mailliw è  un importante artista britannico (irlandese per la precisione) che serviva l’esercito del suo Paese, come ritrattista  durante la Grande Guerra.

Il quadro venne realizzato in Francia durante la Prima Guerra Mondiale.

Ufficialmente l’artista dichiarò che quadro ritraeva  una spia tedesca, anche se pare che si trtattasse della sua giovane amante franceseYvonne Aubicque.

Il   nome vero del ritrattista, però,  è Orpen William, cioè l’esatto anagramma di Negro Mailliw.

Il quadro, creduto una volgare imitazione, vale in realtà più della casa dove esso è rimasto appeso per più di 50 anni.

Gli esperti hanno scoperto trattarsi di un originale dopo avere analizzato per bene il dipinto, in considerazione del fatto che l’autore che lo ha autografato si è firmato, per l’appunto, Negro Mailliw, alias Orpen William, l’artista che ha firmato anche l’altra copia esposta in un importante museo britannico.

Nei prossimi giorni si terrà una conferenza stampa per svelare tutti i particolari della singolare vicenda.

Per saperne di più:

DM on line By Paul Sims
Sometimes it pays to take a second look at a work of art.

When this ‘copy’ of a painting by wartime artist Sir William Orpen was first taken to the Antiques Roadshow, it was judged to be nothing special.

After experts from the long-running BBC programme did further research, however, they were astonished to find it was an original – and it was valued at an incredible £250,000.

 The real deal: The owner of an original Sir William Orpen painting was shocked to discover it is worth £250,000

Irish portrait painter William Orpen created his artwork The Spy  – of his mistress Yvonne Aubicque – as an escape from the daily trials of covering WWI.

The name of the painting aroused suspicions of the censor, Lieutenant-Colonel Lee, according to expert Rupert Maas.

‘The idea of a spy was extremely tricky because the English spy Edith Cavell had just been executed and Mata Hari had also been executed,’ Mr Maas said.

‘Orpen was summoned back to London to explain himself and he tried to bluff it by creating a story. He said that the woman was a German spy who was to be shot by the French and he had been allowed just an hour to paint her.

‘He said that she had been given the greatcoat to wear by one of the guards and she was hoping that when she took it off her simple beauty would astonish the firing squad and they wouldn’t be able to pull the trigger.

Orpen then came clean and admitted the painting was of his lover. He was facing a court martial, but charmed Lft Col Lee with the help of Lord Beaverbrook. The painting was renamed The Refugee.

In a further twist, Ms Aubicque became involved with Orpen’s chauffeur after the artist left France – and the pair both spied for Britain during WWII.

Grover-Williams was caught and shot and Yvonne returned to Britain, where she became a judge at dog show Crufts.

This not only made it worth more than the owner’s house, but also the most valuable artwork ever to appear on the show.

The incredible story behind the painting will be revealed to viewers tomorrow.

The owner, who after learning the value of the painting now wishes to remain anonymous, was left ‘completely gobsmacked’ after discovering the truth about his heirloom.

Antiques Roadshow’s Rupert Maas said: ‘His uncle bought the painting because he loved it and the owner kept it and hung it in his home all these years because he loved it.

‘Both men had no idea it was by Orpen himself and the current owner was staggered that is was worth so much money. He is a modest man of modest means,’ Mr Maas added.

The man had inherited the picture, of Yvonne Aubicque, Sir William’s beautiful young mistress, and hung it in his living room before taking it to a recording of the programme in Greenwich.

Orpen – an official war artist – was in France recording the horrors of the First World War trenches when he found time to paint his lover – the daughter of the Mayor of Lille.

His work shows the attractive young lady with red cheeks wearing an Army greatcoat.

The artist was threatened with court martial when his superiors learned he had taken time out for the private portrait, but he escaped punishment after the intervention of his friend Lord Beaverbrook.

As a thank you, Orpen painted a near-identical version of the portrait in 1920 and gave it to the aristocrat.

It was later bought by the current owner’s uncle. The original is in the Imperial War Museum.

Mr Maas said he found references to the copy in a letter from Orpen to Lord Beaverbrook.

 

An inscription on the picture reads ‘copy by person unknown’ but Mr Maas suspected the painting was by Orpen after discovering his trademark signature Nepro Mailliw – his name spelled backwards – had been inscribed on the work.

Mr Maas said the second version was warmer and perhaps more desirable’ than the original.

‘It makes you wonder just how many people there are out there sitting on national treasures like this.’

The story behind the painting will be told on Sunday’s episode of Antiques Roadshow”

Read more: http://www.dailymail.co.uk/news/article-1274294/Owner-fake-painting-gobsmacked-sets-Antiques-Roadshow-record-250-000.html#ixzz0nJfIHDzx

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Alzheimer's masterswitchQuando si spegne l’interruttore della memoria è l’inizio della fine. Per noi e per i nostri cari.

Ma ora nuove speranze giungono da medici e scienziati.

Un nuovo interruttore principale, in grado di recepire un potente farmaco  capace di invertire il decadimento cerebrale, facendo recuperare la memoria di individui anziani, riportandola allo stato di efficienza giovanile, è stato scoperto  nel cervello dei topi.

Questo potente farmaco, il Vorinostat, è già usato nella cura del cancro ematico, ma può rendersi utile per la cura delle demenze senili che riguardano il cervello in età avanzate.

Ma gli scienziati ritengono che un simile interruttore sia presente anche nel cervello umano, ciò che aprirebbe  grandi aspettative di una più lunga e migliore esistenza per milioni di anziani nel mondo affetti dal morbo di Alzheimer e da altre malattie genericamente denominate come “decadimento senile”.

Il Dr Fischer, dell’istituto Europeo di Neuroscienze, di  Gottingen in Germania, è riuscito a identificare una proteina , (in codice H4K12) responsabile della memoria, nel cervello dei topi.

Un medico americano, il Dr Sweatt, in un articolo di commento, ha aggiunto che riuscire ad attaccare adeguatamente tale proteina, trattandola con adeguati farmaci, significa restituire alla memoria le sue capacità rigenerative.

Gli scienziati sono convinti che nell’arco dei prossimi dieci anni le cure dovrebbere essere pronte anche per il cervello umano.

Questa è la strabiliante scoperta riportata dalla prestigiosa e affidabile rivista scientifica Science.

Leggi di più attraverso il link sottostante:

 

http://poetryandmore-albixforpoetry.blogspot.com/2010/05/new-hopes-for-alzheimers-sufferers.html

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