Archivio Giugno 2008

Quando un processo si chiude con la prescrizione non significa che il presunto imputato sia innocente.

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CAPITOLO  PRIMO
L’Agenzia di Gehenna Geld
Venerdì 9 Novembre 1979
Mi sono chiesto spesso come mi vedano gli altri. Tale curiosità mi ha spinto talvolta a cercare un punto di osservazione esterno, come se io fossi un’altra persona che guarda verso di me. Qualche volta, per una frazione di secondo, sono riuscito a vedermi dall’esterno, ma subito mi sono sentito risucchiare dal dialogo interno, che ciascuno di noi intrattiene ordinariamente con se stesso. Interrompere quel dialogo è come uscire da un luogo conosciuto e confortevole, per entrare in un mondo totalmente sconosciuto in cui non sai come muoverti e dove hai paura di perderti, abbandonando la tua vecchia e nota dimensione senza la certezza di poterne dominare quella nuova ed ignota e con una scossa di vertiginoso panico che ti fa temere di non riuscire a trovare mai più la strada per ritornare indietro. E così, superato quel primo, magico istante, mi ricomponevo nella mia confortante ed abituale personalità, impaurito e spaventato ma in fondo anche appagato di avere sperimentato la conferma dell’esistenza di nuovi e agognati mondi oltre l’orizzonte di quello usualmente noto, e non senza la speranza di saper trovare in futuro la forza ed il coraggio per un salto più deciso e sicuro oltre la siepe che funge da cortina di quegli arcani mondi. Questa ricerca presuppone inoltre una serenità affettiva ed una indipendenza economica senza le quali è quasi impossibile ottenere quel silenzio interiore che costituisce il necessario preludio di ogni esperienza mistica che si rispetti.
Naturalmente la mia ricerca continua e prometto al lettore di tenerlo informato, sempre che la cosa susciti in lui un qualche interesse.
Quell’anno, a Londra, i miei pensieri e le mie energie erano concentrati però in tutt’altra direzione anche se, non sempre, la nostra vita prende la strada che noi vorremmo percorrere.
Quel venerdì 9 Novembre 1979, come mi accingo a raccontare, iniziò l’avventura più avvincente e misteriosa che io abbia mai vissuto, tanto più strabiliante quanto inattesa e inusuale, come sono d’altronde tutte le cose più belle che ci capitano nella vita.
In compagnia del mio amico Giorgio, mi trovavo a Londra malinconico e squattrinato. Cercavamo perciò un qualsiasi, onesto lavoro per sbarcare, come si suol dire, il lunario, senza essere costretti a rivolgerci alla Social Security Nazionale.
Lo avevo conosciuto a fine agosto di quello stesso anno, in un baretto del centro, durante i primi giorni del mio soggiorno londinese, in uno snack-bar di Leicester Square, poco distante da Piccadilly Circus. Io andavo là perché era l’unico posto che conoscevo dove servissero il caffè all’italiana, dalla macchina Gaggia "Espresso", direttamente nelle piccole, classiche tazzine da bar. Ed anche se lo servivano senza crema, era pur sempre meglio di quella brodaglia annacquata che gli Inglesi spacciano per caffè.

 

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Ho scritto questo monologo affinchè i ragazzi delle scuole superiori potessero conoscere in maniera meno traumatica, questo grande scienziato.

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Come vedete le barzellette non sono solo sui carabinieri!

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Serata di presentazione del libro di liriche:

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