Archivio Settembre 2006


Ai bloggers che vogliano conferma di ciò magari già sanno, rivolgo l’invito a leggere le tre strofe seguenti. Sulle comode ali della poesia facciamo un volo al 356 a.C.. Alla prossima!

Si vuol citare adesso quel nocchiero,
detto Alessandro Magno che la guerra
per conquistare il mondo per intero,
allora noto lungo mare e terra,
fece agli uomini. Ancor? oggi invero
egli è un esempio d?uomo che non erra!
Ma se al Cosmo tu compari il suo viaggio,
nel paragone tu dovrai pensarlo
[un luminoso eppur fugace raggio].

Vi è anche un sole fulgido e fecondo
vissuto per ugual numero d?anni,
venuto non per conquistare il mondo
ma per guarirlo dai suoi tanti affanni!
Anzi, dal male originario e immondo
Che dopo Adamo ed Eva creò malanni!
Parlo di Gesù Cristo Salvatore
che membra d?uomo prese sulla terra
[ ed è creato dal Padre Creatore]

I trentatre, che vive il Condottiero,
anni d?intensa vita sua avvincente,
son testimoni che non menzognero
è quel parlare che debitamente
misura il mondo, non in base a un mero
strumento umano, ma più giustamente
con ciò che vuole Dio ! Verbo incarnato,
luce che illumina e riscalda i cuori
[ sangue divino che ci hai riscattato!]

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… or son diletto dei miei versi! Nel 931 a. C.il regno di Salomone si divide in due parti:ecco come il vostro poeta ha rivissuto l’evento della profezia del profeta Achìa prima e della scissione poi, in quattro strofe a nona rima. Le prossime tappe segneranno il trionfo dell’impero assiro-babilonese che nel 721 a.C conquisterà il regno del Nord e nel 586 il regno del sud con Gerusalemme. A presto!

D?altronde fu così che avea predetto,
per mezzo del profeta il Dio del Cielo,
che fuor Gerusalemme il neo eletto
incontra con addosso il nuovo telo;
165. e Achìa, come già gli era stato detto,
lacerato l?avea con tanto zelo;
e dando a Geroboamo dieci pezzi,
trattenendosi gli altri due dicea:
[?a dominarne tanti tu t?attrezzi?].

Ora son due della Promessa Terra
170. i regni: quel giudeo, nel meridione,
che ne arma cento e mila per la guerra,
l?altro ne guida dieci al settentrione,
che avido di glorïa si rinserra
nei falsi dei di un?altra religione.
175. Ma ?l vero Dio che li ama stante tutto,
non vuol per loro, né la guerra né
[tantomeno il lutto].

Entrambi fanno il male pel Signore
e come pure i loro discendenti;
gente con le tenebre nel cuöre,
180. che adorano feticci inesistenti
cui innalzano gli altari con ardore
e con riti che ottundono le menti.
Fanno eccezione Asa e i suoi eredi,
e prendimi in parola, anche se qui
[tu non li vedi].

185. Non di meno se tu l?elenco esatto
vuoi di quei re, che agli occhi del Signore
gli han camminato innanzi giusto il Patto,
cercalo nell?Antico Trovatore
che nelle Cronache e nei Re ci ha fatto;
190. vi troverai ancor quel Narratore,
che ci racconta come quei regnanti,
si opposero fratelli gli uni agli altri
[ con armi, carri e fanti].

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…..ma non sa quel che trova! Così recita, amici bloggers, un noto adagio, e così accadde a Roboamo nel 931 a.C. quando succede a suo padre Salomone sul trono di Palestina che presto conoscerà la storica scissione, come vedremo nella prossima puntata.

Ahi Salomone di giustizia e d?ori,
che a ciascheduno doni il suo tributo,
son più gemme dei frutti sicomori
nel tuo fulgido regno pien d?aiuto.
125. Forse le troppe mogli, i troppi amori?
I mali di chi in età è canuto?
Come, che cosa ti ha da Lui distolto?
Perché dal Dio unico e vero, dimmi,
[tu ti sei risolto?]

Anche il re Salomone si addormenta
come Davide suo progenitore.
155. Il popol d?Israel poi si lamenta
con Roboàmo re suo successore.
Ma il giovane sovrano si accontenta,
invece di placare quel clamore,
del consiglio di giovani servaggi
160. lasciando andare quello degli antichi
[saggi].

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Leggete come il grande re pervenne a questa magistrale sentenza, in Gerusalemme, attorno al 950 a.C.

Avvenne al tempo del re Salomone
50. Che due prostitute avean partorito,
vivendo nella comune magione,
due bambini di eguale età e tipo;
ma una mattina, avendo l?intenzione
di dare la poppa al bimbo, d?acchito
55. una di lor s?avvede che raccosto
non le era il bimbo suo, ma uno che
[nel sonno, defunto, le avean posto.]

Le due si ritrovarono così
davanti al re per chiedere giustizia.
Udite le versioni, stabilì
60. Salomone che, con grande perizia,
il bimbo superstite fosse a fil
di spada diviso in due. Con letizia
accolse la sentenza fine l?altra,
ma la madre, col cuore infranto chiese,
[che lo si desse a quella scaltra.]

65. Presa la parola, il re disse: ?Date
il bambino che è vivo a chi era pronta
a perderlo, purchè ei vivesse! Fate
questo perché essa è la madre. Un?onta
sarebbe per noi altro lodo! Andate
70. dunque! Ho già detto tutto ciò che conta!?
Tutti concepirono gran rispetto
pel saggio re, quando ebbero saputo
[del verdetto.]

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Senza alcuna malizia, amici bloggers di Tiscali, ho composto il titolo del presente post con due domande che in realtà, per il Re Salomone, qui in veste di giudice, imponeva soltanto una risposta. Ah se la giustizia italiana avesse soltanto un briciolo della saggezza di Salomone! Leggete come il grande re pervenne a questa magistrale sentenza, in Gerusalemme, attorno al 950 a.C.

Avvenne al tempo del re Salomone
50. Che due prostitute avean partorito,
vivendo nella comune magione,
due bambini di eguale età e tipo;
ma una mattina, avendo l?intenzione
di dare la poppa al bimbo, d?acchito
55. una di lor s?avvede che raccosto
non le era il bimbo suo, ma uno che
[nel sonno, defunto, le avean posto.]

Le due si ritrovarono così
davanti al re per chiedere giustizia.
Udite le versioni, stabilì
60. Salomone che, con grande perizia,
il bimbo superstite fosse a fil
di spada diviso in due. Con letizia
accolse la sentenza fine l?altra,
ma la madre, col cuore infranto chiese,
[che lo si desse a quella scaltra.]

65. Presa la parola, il re disse: ?Date
il bambino che è vivo a chi era pronta
a perderlo, purchè ei vivesse! Fate
questo perché essa è la madre. Un?onta
sarebbe per noi altro lodo! Andate
70. dunque! Ho già detto tutto ciò che conta!?
Tutti concepirono gran rispetto
pel saggio re, quando ebbero saputo
[del verdetto.]

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Carissimi bloggers, voliamo insieme nell’anno 965 a.C.. Davide siede da quarant’anni sul trono unificato di Giudea e Israele. Davide è stato un grande uomo e un grande re: ha sì commesso dei peccati ma Dio, Infinita Misericordia, l’ha perdonato perchè Davide si è pentito e riscattato. Nell’anno 965 a.C., Salomone, suo figlio, gli succede sul trono. Anche egli sarà un grande re. Se volete lo incontreremo ancora……

Ora Davide, vecchio e infreddolito,
si risposa con una verginella;
ma con essa non funge da marito,
anche se calda, pur giovane e bella,
5. dato che per natura è stabilito,
che avvenga ad ogni uom come a una stella,
cui al massimo splendore poi consegua,
una scia che ognor più fiöca piano
[si dilegua].

Infatti viene il giorno, miei lettori,
10. che Davide, passati i quaranta anni,
lascia il suo regno, col trono e gli onori.
E stanco delle lotte e degli affanni,
s?addormenta coi padri ed i dolori.
A Salomone d?indossarne i panni,
15. lascia agli atti d?ultima volontà.
E che venga punita di Ebiatàr
[e di Ioàb la truce reità].

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Sulle ali della poesia siamo di nuovo nel Regno di Davide, anno 980 circa a.C.. Amnòn e sua sorella Tamàr erano figli di Davide, ma generati da due donne diverse. Amnòn concupisce la vergine Tamàr e poi la scaccia. Assalonne, figlio di Davide e della stessa madre di Tamàr, vendicherà nel sangue l’offesa fatta alla sorella dal fratellastro. Qualcuno ha detto che questa nefasta vicenda sia stata una punizione per Davide che , poco prima, invaghitosi della splendida Betsabea, per liberarsi del marito Huria lo manda a morire in guerra.Ecco come il vostro poeta, in tre ottave secche, ha rivisitato per voi l’intera vicenda.

Giunti a questa soglia narrarvi è d’uopo,
di quando Davide per Bersabea,
il prode Huria con licenzioso scopo,
(che egli invero già ottenuto avea),
non avendovi rimediato dopo,
in prima fila per morir mettea.
Ma ciò non piace al Dio Nostro Signore,
Che ricambia il re con pianto e dolore.

Succede infatti un giorno che un fratello,
Amnon, di una germana si invaghisce;
E grazie ad un sottil, vile tranello,
Con l’aiuto d’un Simmeita ordisce,
Per ottenere il dono suo più bello;
e dopo nell’orgoglio la ferisce.
E l’ottiene col furto d’un consiglio
del Re di cui si mostra degno figlio.

E pieno d’ira il principe Assalonne,
Più bel d’aspetto che gentil di core,
non gradendo l’ offese alle sue donne,
all?insaputa del suo genitore,
a Ghesur organizza e predisponne
il censo per Amnon profanatore.
Ed al banchetto dei figli del Re,
a fil di spada lo passano in tre.

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…e che sogni!!! Carissimi bloggers, visto che i sogni vanno forte, vi racconterò il sogno che il profeta Daniele spiegò a Nabuccodonosor II. Seguitemi dunque ancora nell’anno 587 a.C., in Assiria, dove i Giudei vivono il secondo, grande esilio della loro storia. Vi prometto che dopo vi riporterò indietro, al tempo del Regno di Davide.

Salve, Nabuccodonosò? Secondo!
Vivi per sempre! Tu, dominatore
in cielo e in terra! Odi , re del mondo,

ciò che Daniele sa dal Suo Signore,
Unico e Vero Dio, per quel tuo sogno
di cui chiedi notizia! Nel torpore

Egli me l?ha mostrato!!! Ed al bisogno
t?illustrerò anche la spiegazione!
Lascia dunque i pensieri di scalogno

e revoca l?ordine di uccisione
dei saggi e dei maghi babilonesi!
C?è un Dio nel Cielo che con la visione

nel sogno svela i misteri protesi
nel futuro! Se son stati svelati
a me non è perché io possieda pesi

di Sapienza e poteri insuperati,
ma perché tu conosca cos?hai in core!
La statua vista in sogno ha quattro strati:

il tuo, Maestà, è quello superiore,
Re dei Re, di oro puro esso è composto;
ciascuno degli altri è al tuo inferiore,

d?argento, oppure di più vile costo!
Dio t?ha concesso il dominio su tutto,
ma quei re che siederanno al tuo posto,

non saranno giammai di tal costrutto!
Anzi, il quarto regno sarà diviso
in due e poi esso sarà distrutto,

dato che al ferro ed all?argilla è inviso
ed i due giammai si fondono interi,
opposti come son il pianto e il riso!

Questi che spiego, re, son segni veri:
la pietra che nel sogno, per divina
mano, rotolando in giusti sentieri

la statua ha spinto giù per quella china
è il Regno del Signore senza etate,
che gli altri renderà polvere fina,

come la pula nelle aie d?estate
ed intrasmesso, durerà per sempre!

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<….Con questo endecasillabo il vostro poeta riprende il viaggio da dove si era interrotto l'ultima volta. Siamo sempre nell'anno 1000 a.C. ed i personaggi sono ancora loro: il Re Davide, suo suocero Saùl, Mikàl moglie di Davide, Gionata suo fratello e Abisài, un vile traditore che va incontro ad una brutta fine.

Danzan le donne e cantan nella sera
Davide di Saùl ne vale dieci;
era una danza semplice e sincera
ma suscitarô? invidia quelle preci;
finchè ?l Beniaminita si dispera,
portando lui e chi ne fa le veci,
alla perpetrazion d?un attentato
a cagione del Re predestinato.

Ma Davide è protetto dal Signore,
che lo salva per mezzo dei parenti:
Giönata e Mikàl, suo primo amore,
tutta gente dai buoni sentimenti;
e nel frattempo il suocero oppressore
seppure gli predicano gli eventi,
già scampato alla mano di Abisài,
sul Gelboe, per mano sua medesima,
[ spegne la vita ed i suoi guai].
/b>

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Carissimi bloggers che contraccambiate la simpatia e la passione con cui compongo le pagine del mio blog, oggi permettetemi, con la grande ed eterna macchina del tempo (la poesia) di tornare indietro dal 587 a. C. (esilio del popolo ebreo in Babilonia) all’anno 1000 a.C (data di fondazione del Regno di Israele ad opera di Davide). Ma andiamo per gradi: siamo nel periodo dei Giudici (quelli Giudei e non quelli Sardi, che arriveranno 1800 anni dopo). Proprio l’ultimo Giudice, Samuele, riceve l’incarico dai capi delle dodici tribù, stanchi della tirannia di Saùl, di eleggere un nuovo Re. Ecco come il vostro poeta ha rivisto per voi l’evento in tre strofe a nona rima di versi normalmente endecasillabi…

Ultimo Giudice è quel tal Samuele
che prima di tornarsene al Creatore,
richiesto a grande voce da Israele,
d’aver per capo un Re o un Imperatore,
poi che dato gli ebbe Saùl crudele,
che tanto poi si oppose al successore,
da Dio Signore venne incaricato
che ungesse il fondator del Davidato.

Recossi quindi pur se vecchio e stanco,
il pio Samuele, giudice, a Betlemme,
portando l’olio ed un giovenco bianco
per consacrare chi a Gesuralemme
sarebbe divenuto il Capo branco;
dal braccio sempre forte, giammai lemme
armato dal Dio giusto e sempiterno
che lo guidò per vincere Golìa
[onde spedirlo giù all'inferno].

Così egli scelse Davide tra gli otto
figli di Iesse, ché per il Buon Dio,
val più dell’apparenza ciò che sotto
agli indumenti batte all?uomo pio!
Lo scelse contro a chi già avea rotto,
proteso all?odio ma all’amor restio,
il sacro patto. Per cui re Saùl,
il trono dovrà dare, a chi è prescelto
[ per essere ascendente di Gesù].

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….Carissimi amici di Tiscali.blog, il titolo che vi propongo oggi mi è venuto in mente mentre, curiosando tra i blogs, ho letto di una simpatica blogghista che si lamentava perchè un vecchiaccio, non pago di divorarsela con gli occhi in un bar, l’ha poi seguita per strada, suscitando le sue giuste rimostranze. E’ stato allora che ho pensato che il profeta Daniele, nel suo bellissimo libro, ci narra di una certa Susanna, una sposa tanto avvenente quanto fedele, che per avere rifiutato le attenzioni lussuriose di due vecchiacci, si vide imputata di adulterio (reato che a quel tempo si scontava con la lapidazione). Ma la perspicacia di Daniele la salvò da quell’ingiusta condanna, che dovettero subire invece i due vecchi lussuriosi. Ecco come il vostro poeta ha immaginato, trasponendola in versi endecasillabi, la curiosa vicenda.

Orsù, dicci, vecchiaccio quale fronda
Funse da riparo agli amplessi spinti
Dell?adulterio di Susanna! Sponda
Farò dei vostri due racconti, se intinti
Nella menzogna oppure se monda
Aveate la coscienza quando avvinti
Vi affannavate come sentinelle
A scrutare di Susanna le forme
[pudiche e belle]

?Sotto un lentisco? rispose arrogante
uno dei giudici calunniatori
al giovane Daniele che, schiumante
di sdegno, i due vecchi accusatori
interrogava, in guisa che distante
fosse l?uno dall?altro. ? I peccatori
erano sotto un leccio? spergiurò
l?altro anziano. E l?Assemblea a morire
[ di identica sorte li condannò]

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Come già preannunciato, amici bloggers, ecco alcuni versi tratti dalla mia opera “Il Poema della Creazione” ispirati ai Libro del Levitico e del Deuteronomio in materia di norme giuridiche.

Disse ancora il Dio Signore a Mosè:
siate santi nelle cose terrene
75. ed in quelle che riguardano me;
se non vuoi incappare nelle pene
rispetta sempre la legge qual è;
quella legge che le tavole ha piene,
oltre a quei dieci che già ti son noti,
80. non mangiare sangue, non far magìa,
[rammentati sempre dei voti].

Non essere iniquo o falso in giudizio.
Non essere astioso con tuo fratello.
Non andare con le donne di vizio.
Al Signore immolerai un torello.
85. Non passare la tua vita nell? ozio.
Non sarà di due tele il tuo mantello.
Non prestare il tuo denaro a interesse,
ricorda Pasqua, i tributi, le feste
[ il settimo anno non ci sia messe]“.

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Il Cap. 16 del Deuteronomio, nell’A.T., li associa nel versetto 18° ai giudici, ammonendoli entrambi con queste parole: “essi giudicheranno il popolo con giuste sentenze” – per poi aggiungere – ” Non farai violenza al diritto, non avrai riguardi personali e non accetterai regali, perchè il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti.” Eh, sì, cari amici bloggers, credo proprio che la Bibbia la sappia lunga sulla giustizia e sulle debolezze umane! Bene, per quanto riguarda gli scribi, vedremo di capirne di più in seguito. Alla prossima. Ciao

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Carissimi navigatori, parlando del libro del Duteronomio, la volta scorsa, abbiamo messo in luce alcune simpatiche stranezze del diritto giudaico antico, insieme ad altre norme che, pur presenti sin dalle dodici tavole romane, la nostra civiltà attuale sembra avere superato. Ricordate il proverbiale: vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano e piede per piede? Ebbene, nel Capitolo 19 del libro della Seconda Legge (o Deuteronomio, se preferite), ritroviamo ancora questo adagio che sembra radicato nel cuore dell’uomo più di quanto certe legislazioni occidentali moderne sembrano esplicitamente disposte a riconoscere. Nello stesso capitolo 19 troviamo anche alcuni versetti dedicati al testimonio che ci appaiono di una incredibile e vivida attualità (basti pensare alla legislazione italiana in materia di pentiti). Nel diritto giudaico antico, coerentemente ai principii di carattere generale, il testimone falso viene però fatto oggetto di una pena uguale a quella che egli voleva fare scontare all’imputato con la sua testimonianza falsa. “Gli altri lo verranno a sapere” – conclude il più volte menzionato cap. 19 – “e ne avranno paura e non commetteranno più in mezzo a te una tale azione malvagia”. Alla prossima, con qualche verso che riassuma il predetto.

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Quante volte, amici bloggers, ci siamo posti questa domanda?
L’unica risposta che riesco a trovare, amici navigatori di Tiscali.blog e non solo, è che la nostra sofferenza si spiega con la rivelazione di una vita che non finisce sulla terra. Naturalmente il dibattito è sempreaperto. il mio modesto compito di poeta non è certo quello di dare risposte ad interrogativi così difficili e profondi. Questi versi, ispirati al libro di Giobbe, vogliono essere soltanto un momento artistico di discussione. A presto per la terza e ultima parte della storia di Giobbe come la veda il vostro cantore, con la consueta avvertenza che l’Originale resta l’insostituibile capolavoro di letteratura e poesia.

Avvenne un?altra volta ancora in viaggio
Che Satana fu chiesto dal Signore:
? Hai visto quel mio Giobbe, che coraggio
niente possiede più ch?abbia valore
eppur nell?alma sua rifulge il raggio
che benedice Dio con tutto il cuore
Mi riconosce l?essere perfetto
Invero in lui io godo e mi diletto”.

?Non c?è merito? contestò ?l cornuto
?per gli uomini niente c?è di più caro
a tutti quanti è noto e risaputo,
del bene fisico, sì che assai raro
è che ?l privato se ne resti muto,
piuttosto che parlar con tono amaro
contro Dio Fattore dell?Universo
E posso dimostrare che anche lui
[non è diverso]?

?Va dunque, che io sicuro t?accontento
Va pure anima tentatrice e impaga
Che ne fa una e poi ne pensa cento
Va se è così che tu la pensi e indaga
Sino a che punto ?l?uomo nel tormento
L?anima sua rattrista e così vaga
Negli antri oscuri del tuo vile regno
Va, ma ricorda, che la vita sua
[qui tengo in pegno] ?

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libro di Giobbe, purtroppo rimasto ignoto. Cari amici bloggers qui di seguito c’è soltanto un misero assaggio. Se volete gustare la vera poesia andate alla fonte dell’Originale: il libro di Giobbe si trova tra I Maccabei ed i Salmi. Buona lettura e alla prossima.

Giobbe, Giobbe, Giobbe, è certo che tu
Non avresti trovato più di Giobbe
uomo sì ricco! Avea: mille e più
Tra buoi e asini, seimila gobbe
Di cammello. -?Più ricco d?un Perù! ?-
Oggi si dice d?uno che di robbe
Ne ha così tante. Sette figli maschi
E tre femmine con cui festeggiava
[ tra canti, carni e fiaschi]

Era giusto di parole e pensieri;
era osservante nei riti e nei fatti,
attento sempre ai costumi sinceri
Uomo probo come non ce n?è tanti
Per far bene non attendeva ieri
Fermo nella parola e ligio ai Patti
Soprattutto con quei del Dio di Sion
Che lagnanze di lui non faceva
[per alcuna ragion]

?Che bella forza? disse il tentatore
?Per un uomo d?essere sì corretto
ricolmo com?egli è di oro e d?amore!
E? troppo facile essere perfetto
Lascial? a me questo tuo servitore
Ch?io lo privi della prole ed del tetto
Così vedremo la sua vera essenza?
?Và?,- disse l?Eterno, -?ma della vita
[ sua non hai licenza]?

Ecco dai quattro punti della terra
Giungono i servi con le male nove
Chi le pecore dice morte in guerra
Chi del furto di cammelli dà prove
Chi racconta e chi giura che non erra:
?Il tetto cadde e niun più non si move
Dei figliuoli!? Ma Giobbe per la vita
Sua loda e ringrazia Dio che è Bontà
[infinita]

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….allora sua cognata gli si avvicinerà in presenza degli anziani, gli toglierà il sandalo dal piede, gli sputerà in faccia e prendendo la parola dirà: “Così sarà fatto all’uomo che non vuole ricostruire la famiglia del fratello. La famiglia di lui sarà chiamata in Israele la famiglia dello scalzatob>”Eh, sì, cari amici navigatori! Eppure l’A.T. non è sempre così spietato e schematico come quando recita : occhio per occhio, dente per dente, mano per mano e piede per piede. Nel Deuteronomio (o Libro della Seconda Legge), oltre alla stravagante pena per chi violi la legge del levirato (che obbligava i fratelli a sposarsi con la vedova del proprio fratello, quando questi fosse morto senza figli,onde lasciare una sua discendenza) vi sono delle altre cose buffe:sempre nel Cap. 25 si prescrive che venga mozzata quella mano della donna che, per difendere il marito, venuto alle mani con altro uomo, abbia afferrato le pudenda dell’avversario! La prossima volta spero di segnalarvi altre norme serie e meno serie dell’antica società giudaica, arricchendole con qualche verso tratto dal mio “Poema della Creazione”. Ciao e a presto.

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è una sanzione comminata dall’antica legge giudaica a chi si rifiuti di adempiere alla legge del levirato. Si legge infatti nel Cap. 25 del Deuteronomio: allora la cognata gli togliera il sandalo dal piede, gli sputerà in faccia e prendendo la parola dirà: “Così sarà fatto all’uomo che non vuole ricostruire la famiglia del fratello. La famiglia di lui sarà chiamata in Israele la famiglia dello scalzato</b>”Eh, sì, cari amici navigatori! Eppure l’A.T. non è sempre così spietato e schematico come quando recita : occhio per occhio, dente per dente, mano per mano e piede per piede. Nel Deuteronomio (o Libro della Seconda Legge), oltre alla stravagante pena per chi violi la legge del levirato (che obbligava i fratelli a sposarsi con la vedova del proprio fratello, quando questi fosse morto senza figli,onde lasciare una sua discendenza) vi sono delle altre cose buffe:sempre nel Cap. 25 si prescrive che venga mozzata quella mano della donna che, per difendere il marito, venuto alle mani con altro uomo, abbia afferrato le pudenda dell’avversario! La prossima volta spero di segnalarvi altre norme serie e meno serie dell’antica società giudaica, arricchendole con qualche verso tratto dal mio “Poema della Creazione”. Ciao e a presto.

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Giace sull?orlo del camin dimesso
Afflitto da una piaga purulenta
Colui che tutto d?una volta ha perso
Ciò che di più caro avea. Ora tenta
Con un coccio di passare attraverso
Le piaghe della carne macilenta
E mentre giace così sofferente
Lo irride la moglie: ?Il tuo Dio non puote
[niente??]

Nel frattempo di tutte le disgrazie
Da tre amici la novità fu udita
E partirono preda delle ambascie
Elifaz e Zofar il Naamatita
Pronti a lenir con solidali fascie,
Congiuntamente a Bildad Il Sulchita,
Il povero Giobbe. Ma alzati gli occhi
Dal gran dolore stettero con lui
[sette giorni e sette notti]

La storia più avvincente va avanti
Toccando apici di vera poesia
Non c?è, ch?io sappia, un racconto di santi
Negli scritti precedenti il Messia
Che di lirica ad intreccio si vanti
Con indagine di filosofia.
Troverai che nella scena del dramma
C?è anche Ebiu oltre ai quattro predetti
[ e vedrai che il discorso si infiamma]

Per tal motivo rinvio il lettore
A godere del diletto dei versi
Che per quanto m?ispiri il mio Signore
Dïo dell?arte e degli universi
giammai potrei pervenire al nitore
Di tal pöetici carmi sì tersi!
E pertanto se di questi ti cale
Senza indugïo ti invito ad andare
[alla fonte dell?Originale]

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1. occhi alteri, 2. parlare menzognero, 3. cuor che trama progetti di dominio, 4. testimone che non dice il vero, 5. chi la famiglia porta allo sgominio, 6. mani versano sangue innocente, 7. piede che segue la scia del serpente. Queste sette cose le ritroviamo tutte nei diversi personaggi della Vigna di Nabòt, racconto mirabile di avventura e di sintesi tratto dal primo Libro dei Re

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