Archivio Agosto 2006


In quel tempo sul trono di Israele
Acab regnava, che tanti profeti
di Dio, pel tramite di Gezabele,
avea mandato a morte, ed i suoi veti
ai sacri usi degli Ebrei, per le stele
pagane, gli usi licenziosi e vieti
e gli idoli di Bàal, aveva posto!
Ragion per cui dal re e da sua moglie
[ Elia stava nascosto].

Quando il pio tisbita chiese ad Abdìa,
che con Acàb in cerca di sorgenti,
nella parte verde di Samarìa
si era recato per intendimenti
suoi, di voler vedere il re, Elia,
il quale per divini arrangiamenti
là si trovava pure, per protesta
udì dall?impaurito maggiordomo,
[che ciò metteva in gioco la sua testa!]

Elia lo rassicurò: ?Per la vita
Del Signore degli eserciti, nanti
Il Quale sto, oggi medesmo adìta
Che sia la mia presenza, a lui davanti
comparirò!?
Al re fu riferita
la consegna ed accettò! Senza tanti
preamboli Acab ?sì lo apostrofò:
- ? Salve a te, oh rovina d?Israele!?
[ Elia così lo rintuzzò:]

? Io non rovino Israele, ma tu
e la tua famiglia, perchè i comandi
del Signore non osservate più
e seguite per sentieri e per blandi
e vani territori il dio Bàal! Su,
con un bando fai radunare i grandi
profeti di Bàal sul monte Carmelo
e il popolo intero! Vedrem così
[a chi appartiene il Cielo!]?

Elia si accostò quindi a quel consesso
E disse: ?Fin quando zoppicherete
Da entrambi i piedi? Il dio Bàal professo
seguite, se esso è dio, ma seguirete
invece il mio Signor , se Dio è Lui stesso!!!
Pertanto due giovenchi ora prendete:
io son rimasto solo come messo
del Signore; quattrocentocinquanta
ve n?è di Bàal; scelgano essi per primi
[ che propongo una tenzone santa!].

? Squartino dei due giovenchi il prescelto,
lo pongan sulla legna senza foco;
io l?altro giovenco avrò pur divelto,
allo stesso modo, dopo d? un poco,
sia pure senza fuoco; quindi, svelto,
ciascuno invocherà ?l suo dio, qui, in loco!
La divinità che prima darà
fuoco ai giovenchi, per tutti noi l?Unico,
[ Vero, Dio sarà!].

?Proposta buona!? urlò l?Assemblea,
dichiarando di fatto l?ordalìa!
I profeti di Bàal, in gran marea
attaccarono con la litanìa
al mattino! Ma Elia, di stirpe ebrea,
vista la lor fallace ignofilìa,
così li canzonava all?ora media:
? Insistete col vostro dio dormiente,
[ che di vostre preci non si tedia!].
Più tardi, visto che il fuoco pagano
Non giungeva, prese dodici sassi,
quante le tribù di quel dì lontano,
per far fare un?ara. – ? Acqua ne passi?,
indi ordinò a chi il canal piovano
costruito intorno avea ? ? e che lassi
i falsi profeti siano in battaglia
!!!?
Chiese infine al Signore di mostrare
[ ? Chi vive in vero e qual invece sbaglia!]?

Cadde giù dal cielo fuoco sì tanto,
che bue, legna e fino l?acqua, bruciò
in tal guisa che il popolo diè vanto
ad Elia, e a faccia in terra esclamò:
- ? Il Signore è il nostro Dio?- come un canto!
Trascinatili al torrente Kisòn,
e presili tutti per i capelli,
Elia, i profeti di Bàal scannò
[ come vitelli].

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Al primo quesito rispondo subito affermativamente:sì, se quest’uomo si chiama Elia e se di mestiere fa il profeta un pò meno di 900 anni prima di Cristo; con riguardo al secondo posso solo dire che non saprei a quale sport fare riferimento nella fattispecie, anche se le antiche ordalìe costituiscono senza dubbio le antesignane di tutte le sfide sportive e di tutti gli sport(dalle prime Olimpiadi ai giorni nostri). Sentite come lanciò la sua sfida Elia al re israelita Acàb, che lo accusava di essere la rovina di Israele:

Io non rovino Israele, ma tu
e la tua famiglia, perchè i comandi
del Signore non osservate più
e seguite per sentieri e per blandi
e vani territori il dio Bàal! Su,
con un bando fai radunare i grandi
profeti di Bàal sul monte Carmelo
e il popolo intero! Vedrem così
[a chi appartiene il Cielo!]?

Elia si accostò quindi a quel consesso
E disse: ?Fin quando zoppicherete
Da entrambi i piedi? Il dio Bàal professo
seguite, se esso è dio, ma seguirete
invece il mio Signor , se Dio è Lui stesso!!!
Pertanto due giovenchi ora prendete:
io son rimasto solo come messo
del Signore; quattrocentocinquanta
ve n?è di Bàal; scelgano essi per primi
[ che propongo una tenzone santa!].

? Squartino dei due giovenchi il prescelto,
lo pongan sulla legna senza foco;
io l?altro giovenco avrò pur divelto,
allo stesso modo, dopo d? un poco,
sia pure senza fuoco; quindi, svelto,
ciascuno invocherà ?l suo dio, qui, in loco!
La divinità che prima darà
fuoco ai giovenchi, per tutti noi l?Unico,
[ Vero, Dio sarà!"].

?Proposta buona!? urlò l?Assemblea,
dichiarando di fatto l?ordalìa!
I profeti di Bàal, in gran marea
attaccarono con la litanìa
al mattino! Ma Elia, di stirpe ebrea,
vista la lor fallace ignofilìa,
così li canzonava all?ora media:
? Insistete col vostro dio dormiente,
[ che di vostre preci non si tedia!"].

Più tardi, visto che il fuoco pagano
Non giungeva, prese dodici sassi,
quante le tribù di quel dì lontano,
per far fare un?ara. – ? Acqua ne passi?,
indi ordinò a chi il canal piovano
costruito intorno avea ? ? e che lassi
i falsi profeti siano in battaglia
!!!?
Chiese infine al Signore di mostrare
[ ? Chi vive in vero e qual invece sbaglia!]?

Cadde giù dal cielo fuoco sì tanto,
che bue, legna e fino l?acqua, bruciò
in tal guisa che il popolo diè vanto
ad Elia, e a faccia in terra esclamò:
? Il Signore è il nostro Dio?- come un canto!
Trascinatili al torrente Kisòn,
e presili tutti per i capelli,
Elia, i profeti di Bàal scannò
[ come vitelli].

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…sa dove andare…Così recitavano il canto ed il controcanto di una canzone della premiata ditta Mogol/Battisti egregiamente portata al successo da Bruno Lauzi! Certo il fiume è sempre presente nella mitologia e nella storia dell’uomo. Penso a Romolo e Remo abbandonati in riva al Tevere(e che poi, continua la leggenda, litigarono perchè un gemello voleva fondare roma in riva al fiume, mentre l’altro la voleva fondare in collina); penso anche ad Achille, immerso nello Stige dalla madre Teti, che tenendolo per un tallone, coprì involontariamente l’unica parte vulnerabile del suo corpo; penso anche a Mosè, abbandonato in fasce alle acque del fiume Nilo….

Un tributo ora pago doveroso,
ed è quello che è dovuto a Mosè,
quando l?Egitto divenne pauroso,
ai tempi del Faraone Ramsè?,
che il suo popol sempre più numeroso,
per gli egizi fosse un rischio perché,
quei colle armi in caso di guerra, certo
contro avrebbero vinto, per fuggire
[di poi dal deserto.]

E accadendo che i pesanti lavori,
cui gli Egiziani li avean sottoposti,
imperocché diminuirne i valori,
li avea resi più mordaci e più tosti
agli occhi degli stessi vessatori,
di conseguenze incurante e di costi,
il Faraone emanò questo editto:
? Sia ogni figlio maschio degli Ebrei
[affogato nel fiume d?Egitto".]

Ora avvenne che una moglie e un marito,
che di Levi vantavano ascendenza,
dopo un trimestre di aver partorito,
un maschio di notevole presenza,
non potendo tenerlo più inibito,
preso un capace cesto che aderenza
facesse sull?acqua, senza affondare,
misero dentro il bimbo e al fiume Nilo
[lo vollero lasciare.]

Accadde alla figlia del Faraone
di andare in riva al Nilo per nuotare
e, visto in mezzo alla vegetazione
quel cestello, se lo fece portare
da una schiava. Le causò compassione
il gran pianto che il bimbo prese a fare!
Si diè conto la nobile ragazza
Che fame aveva il bimbo e che non era
[della sua stessa razza.]

La sorella del bimbo che nascosta
Avea seguito tutta la faccenda,
con grande tempismo smette la posta
per dire alla regina se essa intenda
darle un permesso oppure un nulla osta
per procurare un petto ebreo che venda
il latte per il bimbo del cestello.
Ed al suo assenso incarica la madre
[del fratello.]

Essa, quando il bambino fu cresciuto,
lo portò alla figlia del Faraone
che la pagò per averlo pasciuto.
E lo chiamò Mosè, per la ragione,
che per gli Egizi indica chi aiuto
riceva in acque di disperazione!
Quel bimbo divenne un figlio per lei,
anche se poi sarebbe divenuto
[eroe di salvezza per gli Ebrei.]

Il come della storia ed il perché
nel Libro Secondo vallo a cercare;
e delle dieci piaghe che a Ramsè?
il Dio dei reclusi deve mandare;
del vitello che al posto di Jahwè?
gli ingrati, d?oro fuso fanno fare!
Se ancora al mio lettore è necessario
io voglio ricordargli che lì trova
[tutto assai più bello e assai più vario.]

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Carissimi amici internauti, bloggisti, lettori, scrittori, webbers (e affini, aggiungerebbe il principe De Curtis, in arte Totò), sono stato a Roma e guardando la volta della Cappella Sistina, ho notato che i primi sei affreschi di Michelangelo comprendono i primi tre capitoli della Genesi. In particolare il sesto illustra la storia del peccato originale e la cacciata del Paradiso Terrestre. Quando, con molta umiltà, vi ho presentato la “Creazione del Mondo” è rimasta fuori dal ciclo biblico proprio la cacciata di Adamo ed Eva. Rimedio oggi con un bentornato a tutti coloro che sono appena tornati dalle ferie, buon viaggio a chi deve ancora partire e buona permanenza a chi non parte affatto!

La cacciata dal Paradiso Terrestre

S?accorsero così nei loro cuori
D?essere vergognosamente ignudi
Ed intrecciando foglie con i fiori,
in guisa che fungessero da scudi,
si cinsero a coprir tutti i rossori!
?Dove sei Adamo? Perché mi eludi??
chiëse a chi la vita avea donato
il Padreterno. Confermò la donna
[che a causa del serpente avea mangiato.]

Infatti disse il Signore al serpente:
?Per ciò che hai fatto sii tu maledetto;
siilo più d?ogni bestia repellente,
d?ogni animal selvatico o corretto;
e mangerai la polve eternamente,
strisciando sul tuo ventre e di arti inetto!
Ti schiaccerà la testa poi, la donna,
che ti sarà nemica ed il calcagno
[le insiederai sotto la gonna".]

Disse alla donna: ?Moltiplicherò
i tuoi dolori e ne partorirai;
e verso tuo marito orienterò
l? istinto, ma non lo dominerai!?
Disse invece all?uomo:
? Maledirò
il suol per causa tua! Cibo trarrai
d?esso in eterno duolo; mangerai,
e con sudore, il pane della terra
[donde vieni e dove tornerai.]“

E sin da allora è sbarrata la via
che conduce all?albero della vita,
come Dio disse dell?uomo: ?Non sia
che egli mangi quel frutto ed infinita
divenga la sua vita”
; a custodìa
vi pose i cherubini dall?ardita
fiamma folgorante, ad est del Giardino
da dove scacciò l?uomo malandrino.

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…prima che l’uomo scopra la libertà e la pace?

Voi! Capi del Governo e dello Stato!!!
Voi, Giudici, Potenti e Consiglieri!!
Ricchi mercanti del Notabilato!

Voi grandi maestri di arti e mestieri!
E voi capi d?Armata e di Plotone!
Voi esperti, voi sapienti ciarlieri!

La vostra parola e la vostra azione
sono state contro il vostro Signore,
ed il peccato senza ritenzione,

avete ostentato con disonore!
Voi vi rovinerete da voi stessi!
Beato chi è giusto e chi è retto di cuore,

della sua opera avrà frutto e messi!

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Se Isaia fosse stato miracolosamente sbalzato in uno scenario rock degli anni ’60, e accompagnato dalla chitarra avesse recitato questi versi, sarebbe stato fuori contesto?

Udite, voi, signori della Terra!
Voi che d?armi e uomini a tutto tondo
Avete in folte schiere per la guerra,

con cui vorreste dominare il mondo!
Bramate il potere, il danaro, gli ori,
la sete di ricchezza senza fondo!

Ed ogni fama, ogni gloria, gli onori!
Guai, gente carica di iniquità!
A che vi servono quegli offertori

E quei gesti di finta santità?
Perché calpestate i luoghi a Lui santi
Mischiando delitto e solennità?

Voi, giudici che strisciate davanti
a uomini senza alcuna giustizia,
ed opprimete le vedove e quanti

da esse son nati; l?impudicizia
ha già devastato il vostro paese;
dalle piaghe del corpo la sporcizia

sgorga libera da fasce distese;
le vostre mani grondano di sangue,
le vostre città son dal fuoco accese!

La testa è malata e il cuore vi langue!
Su, ite a discutere col Signore
Ed il vostro peccato sarà esangue,

se docile sarà il vostro cuöre!
Così il Signore Dio vostro ha parlato
Per mezzo di Isaia suo servitore!

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….a nome del Servo dei Servi, il Sempiterno, l’Onnipotente, urlava i suoi sogni senza tempo:

Udite! Io, Isaia, ho fatto un sogno:
che le genti del mondo erano in pace
e che, non avendone più bisogno,

aveano fuso dentro la fornace
le armi, per forgiare nuovi strumenti
più consoni al mite bue che al rapace!

Ecco! Alla fine del mondo le genti
tutte affluiranno al Tempio del Signore,
non più con la guerra e con gli armamenti

ma adottando la giustizia e l?amore!
Venite dunque, popoli e città!
Saliamo al Monte del Divin Chiarore!

Lasciamo ogni odio e ogni iniquità
e marciamo nei sentieri di Dio!

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La foto risponde solo parzialmente, eppoi ci sarebbero i suoni, i colori, le sensazioni. Comunque…

Nel suo libro il profeta Ezechiele
Con ampi segni e chiare annotazioni,
come un pittore che sulle sue tele

descriva le sue intime emozioni,
racconta le parole che il Signore
gli diè da riferire alle Nazioni!

Vedi il cocchio di fiammante bagliore,
con quattro sembianti umani, quadràli,
ritti su zoccoli in bronzeo splendore

che quattro facce aveano tali e quali
il numero di mani e procedean
secondo proprie traiettor facciali

senza mai voltarsi indietro! Avean
tutti tratti umani, leonini a destra,
di toro a manca; e si componean

d?aquila invece in fila di maestra;
con due delle ali lor, si coprivano
mentre l?altra coppia era del vol estra!

Ecco che tutto d?un tratto apparivano,
a fianco di ciascuno dei sembianti,
due cerchi che l?uno all?altro s?univano

in un cerchio soltanto e circolanti
a lor piacere in quattro direzioni;
avean dimensioni assai importanti

tutte e quattro le facce e degli occhioni
intorno e quando gli esseri viventi
si movevano,lo stesso i cerchioni,

che in mezzo si vedean carboni ardenti
simili a torce solidal con loro,
e quando quei s?alzavano a momenti

le ruote pur s?alzavan di straforo;
se quelle si fermavano all?istante
pur i cerchi si bloccavano in coro

perché il loro spirito animante
nelle ruote dovea trovarsi posto!
Sopra le teste del quartetto astante

v?era splendente come un ciel d?agosto,
una specie di raro firmamento
e sotto, ogn?arto alato disposto,

l?un contro l?altro in aprimento!
Quand?essi si movevano, s?udiva
Come tumulto d?un accampamento,

un rombo d?ali, al quale poi seguiva,
una novella volta sopra un trono
di zaffiri
, una figura viva

che lucente come il miglior dono
parea dai fianchi in su; di fuöco
per l?altra metà; non di color mono,

ma di tutti quei che io conosco
dell?arcobaleno risplendeva!
Era la gloria del Signore e poco

Fu che non svenissi mentr?io cedeva
A faccia in giù sentendo quel vociare!

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Fingo d?essere il Re sapientissimo
onde mostrarvi gli inganni del mondo!
Quello che a volte ci appare verissimo

spesso è un quadro che ricerca il ritondo.
Non è pessimismo il mio, ma realtà!
A che giova essere triste o giocondo?

Tutto è vanità delle vanità!
Vano è il piacere che stilla l?amore,
Vana sapienza, anche con umiltà!

Vano chi vive e vano chi muöre;
vana stoltezza che ci spinge in basso,
vana la gloria che induce all?onore!

Vana l?accusa che offende col sasso,
vana difesa che indulge le pene!
Vano è il mangiar che sia parco o sia crasso,

vano il digiuno che asciuga le vene;
è vano il tramonto e vana è l?aurora!
Vano è anche il fiume che va e che viene!

Vano ogni soffio di vento e di bora,
vano ogni evento che appar sotto il sole;
vana è la storia corrente e d?allora

vano ogni odio e ogni male che duole;
vano ogni sforzo o tenzone mentale;
vana fatica il mortaio e le mole;

vana caparra che vale o non vale!
Vano l?inebrio che viene dal mosto,
vano è altresì ogni sforzo manuale;

Vano è volere esser vani a ogni costo,
è vano il dire il falso o il dire il vero,
per quanti in sorte hanno identico posto!

Vano Ti cerco per ogni sentiero,
vano non esser mio dolce Signore!

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Le gesta di Giuditta che si leggono nell’omonimo libro dell’A.T. mi fanno pensare che questa eroina, invero meno celebre di tante altre, debba invece annoverarsi tra le grandi di tutti i tempi, per ardore, coraggio e intelligenza. Narrano infatti le fonti che……

Viveva un dì non in tetre caverne,
ma in regge e palazzi lussuosi,
un generale di nome Oloferne
dagli abiti e costumi licenziosi;
5. invece di seguir le leggi eterne,
seguiva dei pagani lussuriosi
gli usi gentili. Nabucco soltanto
gli passava avanti e un bel giorno, in armi
[ ei s?accampo?sul luogo santo]

Prima di continuare nella storia
10. vò? a rammentare ai miei fidi lettori
che parlo di Ninive nella gloria,
e dei Giudei che giaccion nei dolori;
prima che dell?esilio, la scoria
si fosse tramutata negli onori.
15. Distrutta, come predetto, Ninive,
le mura e le luci di Gerusalemme
[sarian tornate più forti e più vive].

Utile quanto mai tale avvertenza,
poiché da ora in poi la cronologia,
si prenderà anche più d?una licenza
20. misconoscendo quella diacronìa
di cui la storia non può fare senza.
Ed il presente, come già Tobia,
ambienta i fatti talora al di qua
della deportazione in Babilonia,
[tal?altra al di là].

25. Giova pertanto ricordare ancora,
che la Bibbia non è un testo di storia.
E giace in fallo colui che ignora
ch?Esso fu scritto a lode e gloria
di chi speranza e fede onora.
30. Colui che, lo vedremo, un dì si spolia
dell?unico Suo Figlio messo in croce.
Ma ora di tornare da Giuditta
[ a noi non nuoce].

Riferito a chi comandava
Tutto il supremo esercito di Assur
35. che il popolo di Giuda già gli aveva
ostruito ogni passaggio su e giù,
A mano a mano che egli li ascoltava
Capo Oloferne non ci vide più.
E, consigliatosi, tese la rete
40. per fare sì che gli Ebrei di Betulia
[ morti sarebber di sete].

Proprio in quei giorni venne a conoscenza,
Giuditta, della tale situazione.
Essa già vedova in grande decenza,
viveva nella coniugal magione,
45. che aveva dal marito, morto senza
figli, ricevuta per donazione,
congiuntamente ad ori e molti argenti
terreni, schiavi e numerosi armenti.

Era bella d?aspetto ed avvenente
50. pur se viveva nel timor di Dio.
Adombrata nel cuore e nella mente,
per i rimbrotti e il grande tramestìo
successi tra i suoi capi e la sua gente,
chiamòlli a sé coll?espresso desìo,
55. che i primi non dessero agli assedianti
la loro città, né entro cinque giorni,
[ e neppure più avanti].

Dopo che ebbe supplicato il Signore
che degli Assiri facesse giustizia,
rivestita e adornata di splendore
60. ad Oloferne fece con mestizia,
equivocare il buio per chiarore
così che il grande capo la milizia
fece allontanare dalla sua tenda.
E la testa Giuditta gli staccò
[ portandola a Betulia qual prebenda].

65. Si agitarono quindi i miscredenti
come farebbe un polpo senza testa,
Code mozze di rettili e serpenti.
Ma a Betulia sul monte c?è la festa
Con gli Osanna dei giusti e dei credenti.
70. E la truppa già armata lesta, lesta
disperdendo gli assiri dall?assedio,
sancì così il trionfo di Giuditta.
[ ed ora di lei più non vi tedio].

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La Regina di Saba non credeva a ciò che si diceva del Re Salomone, tanto più che i suoi consiglieri sostenevano che nella storia del mondo non si era mai sentito di un Re che fosse valoroso condottiero, ricco, generoso, abile amministratore e uomo saggio nel contempo. Pertanto decise che si sarebbe recata personalmente a Gerusalemme e………..

Giunse la fama del re Salomone
90. Fino all?estremo lembo del Mar Rosso,
nel lato opposto a quel di settentrione,
donde Mosè, lungo il solco rimosso,
il popolo ebreo, giù in direzione
della Terra Promessa, al re molosso
95. e Faraon d?Egitto avea sottrato!
Yemen, oggi si chiama; ma a quel tempo
[Regno di Saba era nominato.]

Udita questa fama, una regina,
da Saba, ricolma di ogni ricchezza,
si mette in viaggio una bella mattina,
100. per comprovare se la sua saggezza,
sia usurpata oppure sia genuïna;
ed essa di mille enigmi s?attrezza.
Ogni risposta agli enigmi fu data
Da Salomone! La regina fu
[di ciò tanto ammirata.]

105. Allora disse al re: “dunque era vero
Quanto avevo sentito al mio paese
Sul tuo conto, re saggio! Menzognero
L?avevo pensato; invece è palese
Neppure una metà di ciò che mero
110. Possiedi, d?oro e di sapienza
!” Stese
Un tappeto di lodi, aromi e ori
E a casa ritornò coi servitori.

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A proposito di Madre, volevo fare gli auguri a tutte le mamme per la ricorrenza della festa della Madre di tutti i Cristiani:Maria, Assunta in Cielo, Madre di Gesù Cristo e di tutti noi. Dedico il prologo al Canto XIII del Vol. III del Poema della Creazione a tutte le mamme, a tutte le Marie e a tutte le Assunte e a tutti coloro, che Cristiani e non, si riconoscono nel mistero della vita.

PROLOGO

Ave Maria, Madre del Dio Vivente,
scrigno del più prezioso dei tesori,
generatrice dell?Onnipotente,

di Colui che è Fattore dagli albori,
di Colui che è per sempre e sarà!
Madre che lenisci i nostri dolori,

luce di gran conforto e di pietà!
Avvocato a cause nostre infelici,
virtù inimitabile per beltà!

Aiuto a peccatori e peccatrici,
rifugio che ami l?uomo e lo sostieni!
Modello di bontà e sacrifici,

miniera aurea dai filoni ripieni
di gioie d?inesauribile valore,
Tu, che sola vuoi, richiedi e ottieni

da Tuo figlio Gesù Il Redentore;
Tu, che riscatto sei stata di Eva,
umilmente servendo Il Creätore

nel progetto che per noi prevedeva
il perdono dall?antico peccato!
Perfezione e Mistero che s?eléva,

?sì arduo da capire e complicato!
Madonna Madre di Gesù Salvezza
Che col Suo sangue l?uomo ha riscattato

Dalla sua originaria nefandezza!
Non basta il misero pensiero umano
Per spiegare il mistero di grandezza,

che pur venendo da così lontano
s?è fatto carne sulla nuda terra;
e Tu, Tu l?hai cresciuto, piano, piano,

covando in cuor ciò che ogni mamma inserra
per il sangue del sangue del suo sangue,
conscia del Suo destino amaro; ed erra

chi non avverte il cuore che langue
di una mamma che generosamente,
quel Santo frutto di Sua carne esangue

non vuole abbia sofferto inutilmente!

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Seppure colpevole, vorrei dare la mia versione dei fatti, per onore della verità ed affinchè al nome di Giuda non venga associata soltanto l’infamia più vile e venale….

IL CANTO DI GIUDA

PROLOGO
1. Il mio nome non era
sinonimo di infamia,
prima che quella sera
l?ignobile ignominia

2. di quel bacio sulla guancia
A Gesù, mio Rabbunì
io dessi. Fu proprio lì,
il ricordo il cor mi trancia,

3. nell?orto degli ulivi,
che consumai il misfatto.
Ma chiedo un nuovo atto
che tal nomea mi privi

4. nell?umana mia vicenda.
Per questo un?orazione,
che un po? d?onor mi renda,
vi farò di quell?agone.

5. Voi, principi del foro,
sostenete la mia voce!
Non lasciate che precoce
essa risuoni al coro!

6. E voi, genti del mondo
lasciate il pregiudizio.
All?Universal Giudizio
c?è già Dio iracondo!

EPILOGO

Quando Gesù mi nominò
Fra i dodici migliori
Io, Giuda di Kerìo?,
Il corso degli onori

Avevo già intrapreso
Della teologal carriera
Giacchè il mio censo era
Di quel lignaggio e peso.

Nel Tempio a tu per tu
Stavo con Gamaliele
E il fior fiore d?Israele
Ma mollai tutto per Gesù.

Fu subito evidente
Che il poter di Gesù Cristo
Superiore a ogni vivente
Mai in terra s?era visto!

E ciò non dico a caso!
L?ho visto coi miei occhi
Guarire chiunque tocchi,
liberare ogni pervaso.

E l?ho udito spiegare
Più brani della Scrittura
La cui spiegazion è dura
Per il sommo profetare.

La gente lo ascoltava
Dal sud al settentrione
E mentre predicava
Cresceva l?impressione!

?Credetemi è il Messia?
dicevo a tutti quanti
?Se lui ci sta davanti
non ci sarà più chi dia

molestie al popolo di Dio!
Hittiti e Cananei,
o Romani! Vi dico or io:
All?armi fratelli Ebrei!?

Radunammo a profusione
Samaritani e Giudei,
certo pronti alla tenzone,
con in testa i Galilei.

Dopo tre lunghi anni
Passati a radunare
Folle dai monti al mare
E dopo tanti affanni

Io chiesi al Nazareno:-
? Maestro , non è già l?ora
per il suol, per la Dimora
di levar il morso e il freno
??

Alle viscere m?afferra
La risposta rassegnata
Il Messia non per la guerra
La missione ha designata!

Il Suo Verbo è per la pace
La Sua lotta per l?amore
Affranto son nel cuore
Ad intendere incapace!

E che cieco sono stato
Dopo n?ebbi coscienza
D?orgoglio e supponenza
L?animo fu offuscato!

Ahi Caifa, anima nera
Che m?hai scavato il cuore
Qual assetata fiera
Hai succhiato il mio livore!

Sento ancor le tue parole:
? Dimmi Giuda prediletto
di Giudea! Chi, eletto
a profeta si vuole

il suol, la Patria, il Tempio
lascerebbe ai suoi nemici?
Coi nemici van gli amici
O vanno contro all?empio?

Lui, che or ne avrebbe agio
Col gran seguito di folle
Perché non ha il coraggio
E la spada in alto tolle?

Chi è Re, sul trono siede
E in armi gli hosti infidi
Ricaccia ai loro lidi
E ai Padri l?onor riede!

Chi invece si rifiuta
Di adempiere la legge
Il fronte rompe in schegge
Ed il nemico aiuta!?

Muta ebbi la lingua e mesta.
Conchiuse me infelice:
-?E chi inerte se ne resta
dell?empio è ben complìce
!?

Non fu per trenta danari
Che io dunque lo baciai!
Non per soldi! Quando mai,
per simili salari,

tradito avrei il Signore!?!
Ma il Grande Sacerdote
Sommo suonò le note
Del canto ingannatore!

Così, mentre lo baciavo
Infatuato da quel canto
Israele liberavo
E di ciò menavo vanto!

Ma il tintinnio d?argento
Gli occhi sul mio malanno
E sul Suo vile inganno
spalancò! E fu il tormento

Che terminò sol quando
Preda dei miei rimorsi
All?orto me ne corsi
E mi spensi penzolando.

Gesù, Figlio dell?Eterno
Mio Maestro e Fratello

Dal fuoco dell?Inferno
Ti giunga quest?appello

Perdono, ancor perdono
ChiederTi, Gesù, io voglio
Per la viltà e l?orgoglio
Con cui ho accolto il dono

Della Tua Missione in terra.
E voi che m?ascoltate
Lì, d?ogni ben lasciate
Di cura, affanno e guerra!

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Lo so, cari lettori della Rete, che la domanda può sembrare retorica, ma non lo è. Io penso che “giuda” si diventi e non si nasca. Non di meno ho composto questo brano, che fa parte del Vol. V° del “Poema della Creazione” e che ho recitato con particolare passione in diversi teatri sardi, nella duplice convinzione che tutti abbiano diritto alla difesa e che le fonti canoniche siano troppo scarne per contenere con ragionevole verosimiglianza il resoconto dei fatti…….
La verità dei fatti la trovate sul Blog Spettacoli, alla sezione Teatro. Grazie per l’attenzione. A presto.

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Carissimi bloggers, vorrei proseguire il nostro viaggio nel Poema della Creazione presentandoVi oggi un personaggio famosissimo. Tutti conoscono sicuramente Sansone, anche se sono quasi certo che pochi sanno che egli era un giudice: un giudice della Palestina di più di tremila fa!Quindi sicuramente un giudice in parte diverso da come lo immaginiamo noi. Ma niente paura, amici navigatori, non sono qui per fare lezioni di istituzioni di diritto pubblico giudaico dell’epoca pre-monarchica. Non ne ho nè i titoli, nè l’intenzione. Come sa bene chi segue il mio blog, la Bibbia viene letta e rivisitata, in rima e in versi, in un’ottica laica e avventurosa, senza pretese di natura teologica.

GESTA DI SANSONE

E giunti a questo punto miei lettori,
mi corre l?obbligo di farvi un sunto
dei molti vanti ed anche degli errori
del popol d?Israele che raggiunto
ormai avea dei primi genitori,
pronta e redatta di completo punto
la Terra che il Signore tanto buono
gli avea promesso ancor quando in Egitto
[esso era schiavo e prono].

Narrarvi se volete, ancor vorrei,
anche dei nobilissimi ascendenti
dell’unico Dio vero tra gli dei,
che Primo si fè uomo tra i perdenti
nascendo coi bambini degli Ebrei,
fra poveri ed avverso dei potenti.
Parlo di Gesù Cristo Salvatore,
figlio di Dio Padre, Nostro Signore.

Prima però che si riprenda il viaggio,
di tutta questa Santa dinastia,
è doveroso ognor rendere omaggio,
anche per doverosa diacronìa,
ad un famoso e illustre personaggio
che è membro di una tale gerarchia
di cui dopo dirò. Or di Sansone
parlo, scelto da Dio per annientare
[ i Filistei in tenzone].

Della sua nascita fece ambasciata
a una sterile di razza vanita
un messaggero alato. Ed avvisata,
che mangiasse cucina insaporita,
seppur la donna fosse rassegnata,
seppe che sarìa stata concepita
d?un nuovo capo per la razza ebrea
di grande forza e stirpe nazirea.

Tosto mostrò Sansone la sua forza
e la diresse contro i Filistei
di ogni città, valente ovver scamorza,
che già in quel tempo essi erano rei,
da quaranta anni, di fare la scorza
a tutti quanti i suoi fratelli ebrei!
A mani nude sconfisse un leone,
di nemici, da solo, ne valeva
[un plotone].

E? d?uopo che il lettore ora abbia scienza
Del sito ove la forza era deposta,
il cui segreto ch?ei facesse senza
era di tagliärsi, a fronte o a costa,
le sue chiome. Mi prendo qui licenza
di evidenziare la virtù men tosta
di questo nostro grande eroe vanita,
che amava assai le donne filistee.
[E ciò gli costerà la vita].

Avvenne infatti ch?ei si innamorò
Incautamente d?una filistea,
tal Dalila Sorèq, la qual brigò,
d?intesa coi fratelli, ai quali avea
in cambio di danaro qual dirò,
promesso di svelar com?ei potea
esser sì forte da buttare giù,
cento nemici a colpi di mascella
[d?asino ed anche più].

?Non già con sette corde fresche d?arco,
neppur con sette funi ancora nuove
di forze sovrumane sono parco;
né la potenza mia se ne va altrove,
se legato io sia col pettine e carco
io ne abbia, donde l?ordito muöve,
sulle sette trecce; ma sulla testa
passato il rasoio che sia, del mio
[ vigor, niente più resta].?

Udita Dalila tal confessione
Pronta diè la notizia ai corruttori
E, dopo aver sfiancato lo stallone,
in che modo lo pensino i lettori,
mentre dormìa, simile a un gran melone
il capo gli rasa senza dolori,
per non svegliarlo. Quindi i suoi compari
chiama a sé per legare il Nazireo
[e incassare i suoi sporchi danari].

Trascina la macina lento, lento
Sansone accecato e senza più chioma,
mentre avida conta i sicli d?argento
Dalila Sorèq mai paga e mai doma,
poiché gliene hanno dato mille e cento
per ogni capo, e non si sa la somma;
ma lentamente i capelli s?allungano
e le forze, piano, piano ritornano.

Ecco dunque Sansone, poco a poco,
con i suoi capelli l?antico vigore
sente rinascere e, simile a un fuoco,
gli avvampa l?alma il suo desìo di onore!
Fu così un dì, che i Filistei gran gioco
di lui facean , per copia e per clamore,
appoggiatosi ai pilastri portanti,
riesce a piegarli e a far crollare la casa!
[E con lui muoiono tutti quanti].

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Cari visitatori volevo dirvi che personalmente non sono in grado di dire cosa sia la poesia(il dibattito è aperto su tanti siti di poesia e su varie riviste), però posso affermare che la poesia è anche spettacolo. Per quanto riguarda in particolare il mio “Poema della Creazione” da diversi anni faccio regolarmente delle letture mensili nell’ambito dell’Associazione culturale Azzurri Orizzonti, in via Portoscalas 35 a Cagliari (da ottobre a giugno). Inoltre ho allestito due spettacoli: uno si chiama “Bible’s songs” e l’altro “Musica e Poesia”. Bible’s songs è uno spettacolo in cui ho voluto unire ai miei testi, ispirati alla Bibbia, diversi Spirituals della tradizione afro-americana che, come è noto, nei testi si richiamano alle vicende dell’Esodo del popolo ebraico, con le cui persecuzioni e sofferenze i neri americani, schiavi nei campi di cotone, si identificavano. Lo spettacolo prevede la presenza di un soprano e di un pianista, oltre alla mia. Con il soprano alterniamo la recitazione dei brani del Poema della Creazione alla esecuzione cantata degli spirituals.
Il secondo recital coniuga invece la recitazione dei canti ai brani per organo della tradizione musicale sacra (J.S. Bach ma non solo).

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Cari visitatori, nel ringraziarVi per avere visitato il mio blog continuo nella presentazione della mia opera “Il Poema della Creazione” sperando di farVi cosa gradita.

In principïo Dio creò il cielo
e la terra, che era informe e deserta,
e il buio ricopriva come un velo
il nero abisso; ma sulle acque all?erta
stava Dio che, col Suo divino zelo,
volle che l?oscurità fosse aperta
dalla luce. E la luce ovunque fu!
La chiamò giorno e il buio ?l chiamò notte.
[ E al primo giorno Ei non pensò più].

Poi partì le acque e mise il firmamento
e separandole, emerse l?asciutto
in dove dispose che dal frumento,
dai germogli, dagli alberi da frutto
e da ogni specie idonea al giovamento,
producesse col seme e dappertutto.
Nominati il cielo, la terra e il mare
al dover del quarto giorno il Buon Dio
[ si diè da fare].

Indi le luci per il cielo Ei pose
per ben distinguere la notte e il giorno.
E tanto Egli è perfetto nelle cose,
che fece sole e luna tutto attorno
ed altri segni e stelle in giusta dose,
più per utilità che per adorno!
Pensava sin d?allora il Padreterno
ai giorni, ai mesi, agli anni e alle stagioni
[ e a tanto più ch?io non secerno].

Liberi volino in aria gli uccelli
e in mare sguazzino assai numerosi
i pesci; pascolino ovi e vitelli
con ogni bestiame nei prati erbosi;
crescano rettili e fiere per pelli,
esseri viventi belli e mostruosi!
Così creòlli Dio nel quinto giorno
gli animali del mondo e gli ordinò
[ di moltiplicarsi tutto intorno].

Infine Ei disse: -? Facciamo ora l?uomo,
a nostra immagine ed assomiglianza,
che ogni animale domini dal sommo
!?
E per il sesto giorno fu abbastanza!
Da quel giorno, dopo sei giorni, domo
o non domo, sol cena e solo pranza
l?uomo al settimo giorno, dal Creatore
consacrato al riposo ed alle preci
[dalle prime alle ultime ore].

Eppur mancava ancora alla Creazione
l?alito che le cose inanimate
trasforma, e dà la vita alle persone!
Quindi al mondo le acque vennero date
che, cadendo dal cielo, sulle zone
della terra che Dio avea donate,
potessero di poi irrigare il suolo;
e con quel fango denso plasmò l?uomo
[il qual però, restava solo].

Pertanto un dì, che Adamo era dormiente,
gli tolse Dio una costola dal fianco
e, plasmatala con arte suadente,
ne fece una compagna per chi stanco
aveva detto d?esser solo. In mente,
nel corpo e nell? anima lor, financo,
simili ad uno specchio tali e quali
si riconobbero l?un l?altra, prima
[che Adamo ne scoprisse i mali].

In verità, come ho già detto pria,
fu il serpente, il sottile ingannatore
che convinse la sciagurata ria
a mangiare il frutto che il Buon Fattore
avea vietato, in quanto sulla via
avrìa posto il mortale saggiatore,
della onniscienza del bene e del male!
Esso fu la dannazione dell?uomo
[nel peccato originale].

S?accorsero così nei loro cuori
D?essere vergognosamente ignudi
Ed intrecciando foglie con i fiori,
in guisa che fungessero da scudi,
si cinsero a coprir tutti i rossori!
?Dove sei Adamo? Perché mi eludi??
chiëse a chi la vita avea donato
il Padreterno. Confermò la donna
[che a causa del serpente avea mangiato.]

Infatti disse il Signore al serpente:
?Per ciò che hai fatto sii tu maledetto;
siilo più d?ogni bestia repellente,
d?ogni animal selvatico o corretto;
e mangerai la polve eternamente,
strisciando sul tuo ventre e di arti inetto!
Ti schiaccerà la testa poi, la donna,
che ti sarà nemica ed il calcagno
[le insiederai sotto la gonna.]

Disse alla donna: ?Moltiplicherò
i tuoi dolori e ne partorirai;
e verso tuo marito orienterò
l? istinto, ma non lo dominerai!?

Disse invece all?uomo: ? Maledirò
il suol per causa tua! Cibo trarrai
d?esso in eterno duolo; mangerai,
e con sudore, il pane della terra
[donde vieni e dove tornerai.]

E sin da allora è sbarrata la via
che conduce all?albero della vita,
come Dio disse dell?uomo: ?Non sia
che egli mangi quel frutto ed infinita
divenga la sua vita.
A custodìa
vi pose i cherubini dall?ardita
fiamma folgorante, ad est del Giardino
da dove scacciò l?uomo malandrino.

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