Quarta scena

(Miriam e Laura)

Miriam:- (c.s. ma quasi parlando tra sé;  mentre girovaga per il palco si imbatte nel libro di Laura buttato a terra da Stinko) Laura!!! Ma che strano… Laura è sempre così puntuale… Laura, bambina mia… Toh… un libro per terra…ma questo è il proprio il libro di Laura…(riprende a chiamare con più forza) Laura, bambina mia, dove sei???

Laura:- (dall’interno della Discoteca si ode la voce di Laura) Son qui, nonna!!! Aiutami, ti prego…

Miriam:- (guardandosi attorno con aria smarrita) Qui dove, Laura? Io non riesco a vederti…

Laura:- (c.s.) Qui dentro, nonna, aiuto, aiuto!!!

Miriam:- (sporgendosi all’interno della Discoteca) Laura, sei qui???

Miriam aiuta Laura ad uscire dal buco. Laura ha un’aria alquanto sfatta e provata e quasi non si regge in piedi.

Laura:- (appoggiandosi alla nonna, in tono smarrito e confuso) Sono sfinita nonna… Che brutta avventura…

Miriam:- (incredula, non riuscendo a capacitarsi) Ma cosa ti hanno fatto piccola mia? Cosa facevi là dentro?

Laura:- (cercando di discolparsi) Perdonami, nonna… io non volevo entrare… sono stata ingannata…

Miriam:- (cercando di incoraggiarla) Non ti affannare bambina… adesso è tutto finito…a casa mi racconterai.

Le due donne escono lentamente di scena

4. continua…

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Terza Scena

(detti e Miriam)

La nonna di Laura esce dall’ingresso della  Porta Stretta. Non si avvede della presenza dei bulli e prende a chiamare la sua nipotina. I bulli, come odono la voce della donna, vigliaccamente se la danno a gambe.

 

Miriam:- (prima in modo soave, poi in un crescendo di preoccupazione e disperazione) Laura, Laura, bambina mia, dove sei? Laura…

Alex:- Presto, filiamo! Questa dev’essere la nonna della bambolina!!!

Stinko:- (buttando a terra il libro di Laura) Caspita!!! Allora gambe, ragazzi!!!!

I cinque escono in fretta e furia

3. continua…

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Scena Seconda

La scena è quella del primo atto. In scena entrano schiamazzando cinque bulli: Alex, Lara, Stinko, EsQiu e Delgado. Sono vestiti stile Hell’Angels, in jeans e/o pelle, con  scarponi ai piedi e con gli accessori tipici.

Su una panchina a lato della Porta Sretta  sta seduta Laura che legge un libro assorta e non mostra di accorgersi  dei cinque; neanche questi ultimi, inizialmente, la notano.

Alex:-  (indicando la discoteca dimessa) Ehi, ragazzi, questa è la famosa Disco House!!!

Zara:- Altrimenti detta la Stonehell Disco!!!

Delgado:- I miei genitori raccontano di avermi concepito proprio qui!!!

Stinko:- (in tono sarcastico) E si vedono i risultati!!!!

Tutti ridono, all’infuori di Delgado!!!

EsQiu:- (Avvicinandosi alle tavole che chiudono l’ingresso, con una palese emozione nella voce) Si raccontano un sacco di cose su questa mitica discoteca….storie di mostri e di urla nella notte…

Alex:- (avvicinandosi anche lui all’ingresso e rivolto a Delgado) Ehi, Smilzo, visto che sei di casa, perché non vai dentro e ci racconti qualcosa???

Stinko: Sì, dai Smilzo! Sei l’unico dei tre a passare per quel buco!

Delgado:- (schermendosi) E perché non ci mandi la tua ragazza, puzzola?!?

EsQiu:- (in tono minaccioso) Peccato che tu sia senza palle, Smilzo, altrimenti ti saresti beccato un bel calcio tra le gambe!!!

I quattro ridono nuovamente del povero Delgado

Stinko;- (sporgendosi all’interno del buco che c’è tra le tavole di sbarramento) Maro’, che tanfo terribile!!!!

Zara:- Dicono che sia l’alito del mostro…

EsQiu:- (in tono triste) Ma quale mostro! Sono i bambini morti e abbandonati…

Alex:- (afferrando Delgado con violenza) Ehi, qui si chiacchiera troppo! Adesso tu vai dentro senza far storie!!!!

Delgado:- (prima divincolandosi e poi indicando Laura, nella panchina di fronte) Lasciami coglionaccio. E seguitemi che mi è venuta un’idea!!!

EsQiu:- Oddio, lo smilzo ha avuto una delle sue idee…

Zara:- L’ultima volta che ne ha avuto una siamo finiti in questura, vi ricordate?

I quattro, ridendo, si dirigono verso Laura.

Delgado (che nel frattempo ha raggiunto Laura, sempre assorta nella lettura, strappandole il libro dalle mani) Ehi, tu, ragazzina, che cavolo stai leggendo?

Laura:- (presa di sorpresa) Ma io, veramente…sto solo aspettando mia nonna…

Delgado:- (buttando il libro con un gesto di spregio)  I fioretti di San Francesco? Che roba è?

Stinko:- (fingendosi zoppo, raccoglie il  libro e si avvicina a Laura per restituirglielo) Ma Delgado, cosa fai? Ti sei dimenticato delle buone maniere? Lo scusi tanto signorina, sa, ha avuto dei problemi sin da piccolo…Io mi chiamo Stinko e lei?

Laura:- (timidamente, stringendo la mano che Stinky gli porge, dopo avere preso il libro con l’altra) Grazie, piacere mio, io sono Laura…

Stinko:- (riferendosi a Delgado) Se non avessi una gamba fuori uso gliela farei vedere io a quello zoticone!!!

Laura:- (c.s.) Ma no, non importa… lasci perdere…

Stinko:- (in tono di accondiscenda) Va bene signorina, però venga con me che ho bisogno del suo aiuto…

Laura:- (seguendolo con il libro stretto al petto) Se posso aiutarla, lo farò più che volentieri…

Stinko:- (indicando prima Delgado e poi la Discoteca) Quello screanzato  ha buttato  là dentro la mia stampella ed io ora non so come tornare a casa… Non è che lei può entrare a recuperarla per me?

Laura:- (porgendo il libro a Stinko) Beh, potrei provarci… non so poi se ce la faccio…

Stinko:- Ma si che può farcela… lei è così magra e snella…

Laura entra nella Home Disco e scompare attraverso il buco.

Alex:- (con ammirazione) Puzzola, sapevo che eri un figlio di buona donna!!! Ma non sino a questo punto!!!

Zara:- (a EsQiu) Il tuo moroso è davvero un grande attore!!!

Stinko:- (con falsa modestia) Cose da poco, ragazzi! So fare anche di meglio se mi ci metto…

2. continua…

 

 

 

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Scena XIII

Don Rodrigo e Fra’ Cristoforo

Fra’ Cristoforo (entrando con passo lento e atteggiamento rispettoso) – Riverisco, Don Rodrigo Ramirez, barone di Barranquilla!

D. Rodrigo (senza neppure alzarsi dalla sedia, indicherà al frate una delle sedie, stando sulla difensiva) – Sono io che riverisco voi! State pure comodo e, tralasciando i convenevoli, veniamo al nocciolo della questione!

Fra’ Cristoforo (umilmente ma fissando il suo sguardo intenso negli occhi del barone) Grazie, Don rodrigo ma preferisco stare in piedi!

Don Rodrigo (in tono secco, sentendosi a disagio) – Fate come meglio vi pare! Cosa posso fare per voi, dunque?

Fra’ Cristoforo (in tono imbarazzato ma senza mai distogliere lo sguardo dal barone) – Signor Barone, vengo da voi per conto di una mamma, ad impetrarvi una grazia…

D. Rodrigo (in tono sprezzante, indicando in alto con un dito)- Il reverendo padre ha ben altri referenti cui rivolgersi per chiedere grazie per le sue protette…

Fra’ Cristoforo (annuendo ma sempre con fare dimesso) – Domeneddio ha bisogno degli uomini per affermare la sua misericordia…

D. Rodrigo (sempre guardingo, quasi presagendo il motivo di quella visita insolita) – Orbene…?

Fra’ Cristoforo (abbassando lo sguardo) – Questa madre, dicevo, ha una figlia, orfana di padre e in età da marito (poi d’un fiato, ripuntando i suoi occhi sul barone) Il suo nome è Lucia Mondella!

D. Rodrigo (sobbalzando nervosamente e alzandosi minaccioso) – Ma che discorsi mai son questi che mi venite a fare? Credete forse che io abbia tempo di interessarmi alle smanie da marito di madri e figlie?

Fra Cristoforo (con enfasi quasi autoritaria) – Signore, Don Abbondio ha parlato! Voi potete fare in modo che Renzo e Lucia si sposino senza più patemi!!!

D. Rodrigo (sempre più adirato) – proprio voi, che dovreste predicar la legge, venite qui a parlare in favore di uno che se ne va per strada ad accoltellare i cittadini?

Fra’ Cristoforo (colto di sorpresa) – Non so di che parliate…

D. Rodrigo (con un ghigno di soddisfazione) – Parlo del vostro amico Renzo il quale, or sono pochi giorni, ha accoltellato uno dei miei uomini, in un bar del centro di Milano!

Fra’ Cristoforo – Ma vi sbagliate, signore, Renzo è un bravo ragazzo, non farebbe mai una cosa del genere. Sicuramente si tratta di un equivoco…

D. Rodrigo (sempre più arrabbiato) – Siete venuto dunque a dirmi in casa che sono un bugiardo? Badate a voi, frate!!! (poi in tono mellifluo e suadente) Se ci tenete veramente a quella ragazza, ditele di venire a mettersi sotto la mia protezione! Qui sarà al sicuro da tutto e da tutti…

Fra’ Cristoforo (accalorandosi all’improvviso) – Voi, signore, parlate da Satana! C’è un Dio, lassù, che sa distinguere i veri benefattori da quelli falsi…

D. Rodrigo (ormai fuori di sè) – Uscite da qui immediatamente e ringraziate il saio che indossate se non vi faccio bastonare come si converrebbe ad un birbone inolente quale voi siete…

Fra’ Cristoforo (riacquistando il suo atteggiamento umile) – Avete ragione. Vi chiedo scusa per il disturbo che vi ho arrecato. Addio signore.

(così dicendo il frate uscirà mogio, mogio, di scena mentre Don Rodrigo, rimettendosi a sedere, inscenerà un’altra finta sniffata di cocaina c.s.)

xiii. continua…

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La Gita

Commedia di ignazio salvatore basile in atto unico e sette scene

Personaggi e interpreti

Professor Giorgio Serci: Un docente di liceo  sempre alla ricerca

Un gruppo classe ginnasiale

Laura: una brava e ingenua lettrice

Miriam: sua nonna

Alex Giusti: un bullo senza regole noto con il soprannome di Nicce

Lara Zurru : sua fidanzata, nota con il soprannome di Zara

Luigi De Sanctis: degno compare di Alex, noto con il soprannome di Stinko

Susanna Quadrotti:   nota con il soprannome EsQiu, fidanzata di Stinko

Fulvio Delgado: un ragazzo molto fragile, noto anche con il soprannome di Smilzo

Annamaria Mossa: ottima collega del prof.  Serci

Atto Primo

La scena si apre su uno spiazzo ampio; sulla destra un grande edificio in primo piano, sbarrato a croce di Sant’Andrea, con un’insegna in cima con su scritto “Disco Stonehell”; sulla sinistra, in campo più profondo, un edificio con un ingresso assai stretto sul cui stipite si legge invece la scritta “Stairway to Heaven”.

Al centro della scena un insegnante cerca di mettere in ordine una scolaresca alquanto rumorosa di alunni ginnasiali.

Docente:-  (in tono perentorio) E allora? Ci mettiamo in ordine e zitti? Avanti: formare tre file, qui di fronte a me!

Gli studenti, con i consueti mormorii si dispongono in tre file parallele al Palcoscenico.

Primo studente:- Prof, io sono stanco…

Secondo studente:- Ma quando si va a mangiare?

Terzo studente:- (voltandosi all’indietro con fare minaccioso) Se non la smetti ti spacco la faccia?

Quarto studente:- Guarda che non sono stato io, o scemo!!!

Docente:- (c.s.) Ehi, Ehi, calma e moderate il linguaggio, sennò si rientra in albergo e la gita finisce qua per tutti!!! E’ chiaro?

Il brusio si placa di colpo.

Quinto studente:- (in tono semiserio) Ma professore, perché siamo venuti qui?

Sesto studente:- Giusto! Ma perché non ci  porta al Centro Commerciale?

Settimo studente:- Io devo comprare i regali per casa!!!

Ottavo studente:- Anch’io, per il mio ragazzo!!!

Secondo studente:- E io ho sempre più fame!!!

Docente:- (sempre c.s.) Mi sembrate dei bambini delle Elementari piuttosto che dei ragazzi del Liceo!!! Allora, aprite bene le orecchie una volta per tutte: Primo punto, le mete didattiche sono state deliberate dal Consiglio di Classe; Secondo punto, questa è una gita di istruzione e non è uno shopping sotto le stelle o qualcosa del genere! Terzo e ultimo punto: qui siamo nella famosa  piazza del ’68! Non ne avete mai sentito parlare?

Nono studente:- Il  ’68? Come no? Non è quello dei moti carbonari?

Docente:- (mettendosi le mani nei capelli) Per carità! Cosa dici? Quello è il ’48! (scandendo le sillabe) Il 1848!!! Io vi sto parlando del 1968: centoventi anni dopo i moti dei carbonari!!!

Decimo studente: Sei il solito somaro, Ivan!!!

Risate generali

Undicesimo studente:- Io lo so prof! Il ’68 è quello di Che Guevara!!!

Docente:- Veramente Che Guevara è morto un anno prima del ’68! Comunque ti sei avvicinato; anche se con questa Piazza, Che Guevara non c’entra molto. Di lui vi parlerò in un’altra occasione!!!

Dodicesimo studente:- E allora, di cosa ci parla oggi, prof?

Docente:- (prendendo la palla al balzo e indicando l’edificio dalla porta sbarrata con gesti e toni enfatici) Oggi vi parlo della Disco Stonehell!!!!

Tredicesimo studente:- Ma non si può visitare all’interno?

Nono  studente:- (indicando l’altro edificio, quello sullo sfondo) E di quell’altro monumento, cosa ci può dire?

Decimo studente: – Oh scemo!!! Non lo vedi che non è un monumento?

Nono studente:- Tu che sei un intelligentone, dimmi allora che cos’è?

Terzo studente:- (dando man forte al nono studente) Se i prof ci hanno portato qui, saranno edifici monumentali o no?

Quarto studente:- (in difesa del decimo studente) A me sembrano comunque edifici!!!

Docente:- (spazientendosi e battendo le mani per ottenere silenzio) Se magari mi fate parlare, riesco a spiegarvi tutto io!!!

Gli studenti si acquietano.

Bene! Allora: per quanto riguarda la Discoteca Stonehell vi dirò che essa è sorta nel 1968 ed ha funzionato per un trentennio circa…

Quattordicesimo studente:- Perché l’hanno chiusa prof?

Docente:- (c.s.) E’ stata chiusa, come stavo per dire, dopo un trentennio dalla sua inaugurazione, dopo che numerosi fatti strani vi erano accaduti…

Quindicesimo studente:- Tipo?

Docente:- (in imbarazzo, quasi reticente) Mah, tipo, incidenti, fattacci…

Sedicesimo studente:- Prof, io non ho capito…

Docente:- (c.s.) Beh, le cronache registrano svariati interventi della Polizia…

Diciassettesimo studente:- E quindi?

Docente:- (c.s.) E quindi le autorità di Pubblica Sicurezza hanno decisa di chiuderla!!!

Diciottesimo studente:- Sì, ma questi fattacci, questi incidenti per cui interveniva la Polizia, cos’erano esattamente?

Docente:- (c.s.) All’inizio pare che si trattasse di stupri, aggressioni, risse; infine si verificarono strane morti…

Diciannovesimo studente:- Cioè? Come strane, prof?

Docente:- (c.s. ma sputando finalmente il rospo) Per farla breve, la leggenda vorrebbe che là dentro si celi un mostro enorme che divora le persone vive e per intero!!!

Ventesimo studente:- Cosa? Un mostro?

Primo studente:- (tra il serio ed il faceto) Una specie di Minotauro o che altro?

Secondo studente:- Zitti, per favore che a me sta passando la fame…

Terzo studente:- O una specie di Lochness di terra piuttosto che di mare??!??

Quarto studente:- Andiamo via per favore: io ho paura!!!!!

Quinto studente:- Ma va là, fifona!!!! Ancora credi a queste scemenze di mostri!!!!

Sesto studente:- (facendo coraggio più a se stesso che agli altri) Il prof ha parlato di leggende, vero prof?

Settimo studente:- Eppoi se il locale è chiuso, da mo’ che il mostro sarà morto!!!!

Docente:- (contento di avere conquistato finalmente l’attenzione della classe) E qui sta il bello!!! La leggenda prosegue nel narrare che il mostro riposa nelle viscere della terra… ma sempre pronto a divorare chiunque provi ad entrare!!!!

Ottavo studente:- (sviando il discorso, quasi fingendosi annoiato) E di quell’altro ingresso così angusto, al lato opposto della piazza, cosa ci può dire prof?

Docente:- (di buon grado) Domanda interessante! Avviciniamo ordunque all’altro ingresso!!!!

La scolaresca si sposta al seguito del docente verso il lato opposto della piazza.

Nono studente:- (fissando la scritta sullo stipite) La scritta sullo stipite è alquanto interessante.

Docente:- Certo, certo! L’esatto opposto della disco…

Decimo studente:- Ma c’è qualche attinenza tra i due edifici della piazza?

Docente:- Beh, la leggenda vuole che percorrendo le scale dei due edifici prima verso  il basso e poi verso l’alto, si arrivi allo stesso posto!!!

Undicesimo studente:- Ma non è possibile profe!!!!???

Dodicesimo studente:- Mi scusi professore, ma a me sembra una vera e propria castroneria…

Gli studenti ridono

Docente:- (imponendo il silenzio) Non siate sciocchi ragazzi… Non interpretate tutto alla lettera…

Magari, come spesso accade, le leggende nascondono una misteriosa simbologia…

Tredicesimo studente:- Professore, la mia guida dice che in certe notti di luna piena dalla Disco House si sente il pianto di numerosi neonati…

Docente:- Davvero? Pensavo che le guide non ne parlassero affatto… in effetti un’altra delle leggende che ruotano attorno a questo edificio narra come il mostro abbia divorato migliaia di creature innocenti…

Tredicesimo studente:- La mia guida spiega che la leggenda è nata per il fatto che forse lì si praticava l’aborto clandestino…

Quattordicesimo studente:- Io ho sentito dire che erano le mammane a praticare l’aborto clandestino…

Quindicesimo studente… e che infilivano in pancia alle ragazze incinte dei ferri di calza arroventati…

Sedicesimo studente:- (ridendo nervosamente) E ci credo che si sentono le urla… devono essere quelle delle ragazze costrette ad abortire in clandestinità!!!!

Alcuni degli  studenti maschi ridono ancora, seppure in maniera scomposta e nervosa…

Secondo studente:- Per favore, prof, io sto per sentirmi male…

Docente:- (in tono di rimprovero) Ha ragione il vostro compagno… questi non sono discorsi da affrontare in gita e con questa leggerezza!!!

La scolaresca esce- Fine Prima Scena

 

 

 

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Il 4 dicembre gli Italiani saranno chiamati a votare sulla riforma costituzionale Boschi. Dovremo esprimere un assenso oppure un diniego alla riforma della Carta Costituzionale. Mi chiedo oggi per quale ragione i nostri politici abbiano inteso spaccare l’Italia in due. Ma non c’erano già abbastanza divisioni? Guardate cos’è successo in Gran Bretagna: il Paese è finito in un vero e proprio turbine di razzismo, di rivalità, di confusione, di odio.

I nostri politici hanno commesso l’ennesima leggerezza a nostro danno. Eppure sarebbe stato abbastanza facile mettere d’accordo tutti gli Italiani;  bastavano tre articoli:

1. Vuoi tu dimezzare il numero di tutti i parlamentari, in modo che alla Camera siano soltanto 315 ed al Senato soltanto 156?

2. Vuoi tu dimezzare i compensi dei parlamentari?

3. Vuoi tu che i parlamentari abbiano diritto ad un rimborso, non più a forfait, ma a piè di lista (cioè giustificando ogni singola spesa da rimborsare)?

State pur certi che avrebbero vinto i sì.

Invece i nostri strapagati politici hanno preferito metterci gli uni contro gli altri, con una riforma difficile nei contenuti, incerta nei risultati pratici, forse addirittura dannosa.

E noi, come diceva Totò, paghiamo!!! Oltretutto si noti che soltanto il primo quesito andrebbe obbligatoriamente modificato con legge costituzionale mentre gli altri due si potrebbero introdurre con legge ordinaria. Ma io per brevità ho ipotizzato una unica legge.

Io non so se andrò a votare: sono stanco di essere preso in giro da politici incapaci e confusionari.

Ma se andassi a votare state pur certo che voterei per il no!

Non voglio entrare nel merito dei contenuti.

Ma io appartengo alla vecchia scuola; quella abituata a diffidare dei governi in carica (di qualunque colore esso sia); quella scuola che non ama il potere; perchè sa bene che chi il potere non si preoccupa del benessere dei cittadini ma del proprio tornaconto personale.

Non voglio andare troppo indietro citando quel povero Gesù Cristo che duemila anni fa venne messo in Croce dai potenti di allora soltanto perché voleva riscattare i poveri e gli emerginati e sapeva svergognare gli uomini potenti menttendo in luce i loro difetti, le loro presunzioni, la loro arroganza e la loro malafede.

Mi basta qui citare il povero Aldo Moro: lui ha tentato di unire i rossi e i bianchi per il bene degli Italiani.

Tutti sappiamo che fina ha fatto.

Ed il suo sangue, come da lui predetto, sta ricadendo sull’Italia intera.

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Scena Dodicesima

(Don Rodrigo e Elide)

Elide (affacciandosi alla porta) – Sig. Barone, c’è un frate di là che chiede di voi!

 

Don Rodrigo (sorpreso) – Un frate’ E che cosa vuole da me , un frate?

 

Elide (schermendosi) – Non lo so, sig. Barone, ma ha chiesto proprio di voi!

 

Don Rodrigo –  Va bene, fallo entrare!

 

(mentre Elide andrà a chiamare l’ospite annunciato, il Barone pulirà velocemente il ripiano della scrivania per fare le tracce di cocaina e si asciugherà il naso con la mano)

 

fine scena dodicesima- continua…

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Atto Secondo

Scena Sesta

 

(La scena si svolge in casa di Giorgio e Gemma. Giorgio è seduto alla scrivania e Gemma rientra che lui se ne avveda; Gemma gli lancerà scortesemente un quotidiano sul ripiano della scrivania)

 

Gemma – Ce l’hanno di nuovo con te!!!

 

Giorgio (alzando appena lo sguardo sul giornale) Ah, i nuovi Bernstein e Woodward on salsa italiana! Cosa scrivono? Le solite cattiverie?

 

Gemma – almeno leggile!!! Sennò come farai a difenderti??

 

Giorgio (c.s.) – Quando l’editore del giornale mi darà lo stesso spazio che dà a quei due, forse, allora potrebbe anche valere la pena di rispondere a questo cumulo di bugie…

 

Gemma – Ma continuando ad ignorarli sembra che tu stia ammettendo tutte le accuse infamanti che ti vengono mosse!

 

Giorgio (smettendo di scrivere e posando la penna) – Per esempio quali?

 

Gemma – Quelle di avere distratto delle somme dal patrimonio di tua nipote, tanto per cominciare…

 

Giorgio (riprendendo la penna in mano) – Oh, per quelle basta controllare tutta la documentazione depsositata in Tribunale, con i vari rendiconti annuali… sono pubblici, chiunque può andare a consultarli e scoprire che le accuse di questi due cialtroni (prenderà il giornale e lo lancerà lontano con disprezzo) sono un cumulo di falsità!!!

 

Gemma – Sì, ma se tu queste cose non le dici al mondo, il mondo penserà che invece sia tutto vero!

 

Giorgio (c.s.) – Perché, mi vuoi dire che la gente che legge questo schifo di giornale, rappresenterebbe il mondo???

 

Gemma – Negli ambienti che frequento io,  è questo giornale che fa notizia, e anche se non ci sono i nostri nomi, l’hanno capito tutti che si parla di te e di me! E dato che viviamo insieme…

 

Giorgio – … hai paura che la gente, meglio, il mondo, ti giudichi complice di un ladro,  drogato e sovversivo…

 

Gemma – Beh, se proprio ci tieni a saperlo, non mi va per niente di essere sulla bocca della gente! Eppoi mi fa ancora più rabbia saperti  così indifferente mentre io mi sto macerando nel dispiacere, al vederti subire passivamente queste ingiuste diffamazioni… almeno difenditi, oppure denunciali…

 

Giorgio- Mi vuoi spingere a fare il loro  stesso sporco gioco? Ma non capisci che è proprio ciò che vogliono? Loro sanno benissimo che quello che scrivono è tutto falso, ma sanno altrettanto bene che agli occhi dei loro lettori io sono già colpevole! (Giorgio si alzerà in piedi e solleverà il tono della voce) Non capisci che questo giornale ha già scritto la sentenza di condanna? E secondo te io dovrei alimentare la curiosità di gente che non cerca verità, ma vuole solo sentenze di condanna già scritte e confezionate!!!

 

Gemma (crollando a sedere e tenendosi la testa tra le mani in tono disperato) – Ma almeno con un processo, ci sarà qualcuno che dovrà stabilire la verità!

 

Giorgio (rimettendosi a sedere a fianco a Gemma e prendendole le mani nelle sue in tono affettuoso) – Lascia stare i processi, tanto prima o poi, stai tranquilla che lo faranno anche a me; adesso a me interessa un’altra cosa! Gemma, guardami negli occhi: tu hai paura che io ti abbia veramente contagiato l’HIV?

 

Gemma – No, Giorgio!Almeno non come scrivono loro! Ma tu potresti essere sieropositivo anche senza saperlo!!!

 

Giorgio (saltando in piedi) – Ma cosa diavolo ti salta in mente? Perché mai dovrei essere sieropositivo? Per gli esperti, io non non sono un soggetto a rischio: nopn ho mai fatto uso di siringhe, non ho frequentazioni omossessuali, non pratico il sesso promiscuo…

 

Gemma (interrompendolo) – Però tu stesso mi hai confidato di avere avuto in passato rapporti sessuali non protetti!!!!

 

Giorgio – Sì, è vero, ma tanti anni fa, quando questo accidente di malattia neanche esisteva!!!!

 

Gemma – Perché non ti fai delle analisi e gliele sbattiamo in faccia a tutti quanti???

 

Giorgio – Insomma, io dovrei sconvolgere le mie abitudini solo perché due stronzi e il loro dannato giornale hanno deciso, non si sa bene con quale scopo, proprio di sconvolgere la mia vita? In pratica mi stai chiedendo di dargliela vinta e di fare il loro gioco?

 

Gemma (c.s.) Il fatto è che la nostra vita è già bella e sconvolta e, continuando di questo passo, riusciranno anche a distruggerla. Allora sì che gliela avremo data per vinta!!!

 

Giorgio – Vuoi forse dire che il loro scopo è allontanarti da me?

 

Gemma (addolcendo la voce in tono affettuoso) – Perchè no? E non è detto che sia quello l’unico loro obiettivo…

 

Giorgio – Cioè? Cosa intendi dire? Non puoi essere più esplicita?

 

Gemma – Non mi hai forse detto che tua nipote aveva degli interessi in certe società contro le quali hai dovuto lottare per far valere i suoi interessi?

 

Giorgio – Sì certo! Quindi tu dici che potrebbe esserci un nesso?

 

Gemma (abbracciandolo) – Qualunque cosa ci sia sotto, io vorrei che stessimo uniti!!!

 

Giorgio – Se le cose stessero così, allora sì che li affronterei in Tribunale, tutti quanti sono!!!

 

Gemma – Ed io voglio essere lì, accanto a te! Lotteremo insieme!!!

 

Giorgio – Grazie Gemma! Credo proprio che avrò bisogno del tuo aiuto!!!

 

 

 

Fine scena sesta… continua…

 

 

 

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ATTO TERZO

Scena Seconda

(Don Rodrigo , Greesom e Stinky con le rispettive ragazze)

D.R. (mettendosi a sedere dietro la scrivania imitato dai  quattro metallari)

- Parliamo di cose più serie adesso (nel dir ciò Don Rodrigo, dopo aver estratto un involucro di carta stagnola dalla tasca del suo panciotto, disporrà sulla scrivania una decina di  strisce di polvere bianca e, dopo averne sniffato una con un cannellino d’oro, inviterà i presenti ad imitarlo)

Greesom – comandi, Barone!

D.R. – Cosa sappiamo del feritore di Slim?

Greesom (asciugandosi con soddisfazione il naso dopo avere sniffato a sua volta, e dopo aver passato la sua banconota arrotolata agli altri tre metallari)

-          Tutto ciò che sono riuscito a sapere dal barista  è che, prima che arrivassimo noi in quel dannato pub, era in compagnia di una certa ragazza con la quale pare che abbia litigato. Infatti lui ha fatto in tempo, con la coda dell’occhio, a vedere la ragazza che fuggiva piangendo dal locale…

D.R. – E nient’altro?

Greesom – (in tono ironico) Il barista diceva di aver detto tutto alla polizia, ma io l’ho convinto a fare uno sforzo di memoria…

 

D.R. Bravo Greesom ! (farà un altro tiro, invitando Greesom a fare altrettanto) E quindi?

 

Greesom – Dice che gli è sembrato di sentire i due, durante il litigio, chiamarsi Renzo e Lucia…

 

D.R. (sobbalzando) – Senti, senti… Lucia e Lorenzo, detto Renzo! Così ti ha detto?

 

Greesom – Il barista ricorda solo di aver sentito i giovani chiamarsi Renzo e Lucia. Il resto, nonostante le mie buone maniere, non sono riuscito a farglielo dire!

 

D.R. (meditabondo) – il resto te lo dico io, caro Greesom. Se è vero come è vero che due più due fa quattro!

 

Greesom (sorpreso)– In che senso, Barone?

 

D.R. – Nel senso che ti mando al paese del feritore di Slim per due cose: primo, per indagare dove si sia rifugiato il nostro accoltellatore, onde assicurarlo alla Giustizia! Dico bene?

 

Stinky (in tono ironico) – E come no? Noi siamo sempre per la giustizia, come ci ha insegnato lei, signor Barone!!!

 

D.R. (annuendo all’indirizzo di Stinky e poi rivolto ancora a Greesom) – Secondo, nello stesso paese inviterai la fidanzata del feritore, Lucia, a venir via con te. Non si sa mai che il fidanzato, così violento e pericoloso, non tenti di farle fare la fine che ha fatto di Slim! E’ tutto chiaro?

 

Greesom (annuendo ma alquanto confuso) – Sempre ai suoi ordini Barone… ma in quale paese? E chissà quante Lucia ci saranno!!! Io non so neppure che faccia abbia…

 

D.R. (prendendo carta e penna da un cassetto della scrivania, in tono rassicurante) – Non ti preoccupare, Greesom. Qui ti scrivo il nome del paese e i nomi e i cognomi dei nostri due piccioncini. Sappi comunque che di Mondella, lì, c’è solo la famiglia di Lucia. Non potrai sbagliarti: vive con la madre, che è vedova, in fondo al paese…

 

Greesom (rassicurato dalla sicurezza del suo padrone) – Ho capito Don Rodrigo! Stinky e Beba prenderanno informazioni sui movimenti di Renzo, mentre Marta ed io presenteremo il suo gentile invito alla signorian Lucia!

 

D.R. (allungando delle banconote a Renzo) – Ben detto! Così mi piaci Greesom! Questi sono per affrontare le prime spese. Vi servirà una macchina, meglio se presa in prestito o noleggiata a nome di qualche rispettabile cittadino. E poi vi servirà molta discrezione. Questo genere di inviti non sempre viene accolto con un sorriso…

 

Stinky (con spavalderia) – Lasci fare a noi, signor  Barone!

 

D.R. (con un’espressione minacciosa) – Ma che non le accada niente di male, badate! Ne rispondete con la vostra vita!!!

 

Greesom (spaventato) – Certo, certo, Barone! Ho ben inteso!

 

D.R. – La lascerai nella mansarda di Castello, in custodia alla vecchia Elide; lei ha anche le chiavi; predisponi tutto per il meglio e raccomandale che non le manchi niente di tutto ciò di cui le donne abbisognano. Andate ora!!! (mentre i quattro si sono già levati in piedi si udrà bussare alla porta di sinistra, quella di accesso alla casa del Barone)

 

Fine scena seconda – atto terzo- … continua…

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Scena Terza

(il presentatore Bonaudo è accasciato sulla poltrona ove originariamente sedeva l’ospite, rivolto verso il pubblico)

 Bonaudo – (sospirando) Eh sì! Questa è la vita della TV di Stato! Tutti ci vogliono essere! tutti vogliono apparire! E tutti fanno di tutto perché si appaia e si vada in onda! come se fosse così facile!

A loro appare così semplice! Ah, gli ingenui, i sognatori, gli ambiziosi del nulla! Se sapessero cosa c’è davvero dietro queste luci (indica i fari e le luci di scena ancora accesi).

Quanti problemi, quantio affanni e quali drammi vi si celano! Da quando faccio televisione vado in giro con la parrucca, barba e baffi (indossa il trucco mentre parla).

Guardatemi! (si alza e si sporge in evidenza verso il pubblico). Per strada non mi riconoscereste, nevvero? (si risiede e riprende a parlare dopo una breve pausa di riflessione). Ebbene, sì! Ho dovuto nascondermi dietro questo trucco (se lo leva d’un colpo) perché con il mio vero volto non sarei potuto uscire per la strada: questo è il destino di noi divi della TV! questa è la condanna che dobbiamo scontare! Fuori dalla scatola magica io non sono niente, non sono me stesso; “io non sono io” senza la TV!

Sapeste come mi osservano per strada! Mi scrutano, mi invadono, mi trapassano, coi loro sguardi bramosi di verità! Ma io non posso apparire senza la scatola sulla testa e, credetemi, sarebbe scomodo (indossa sulla testa una scatola aperta sul davanti, a forma di apparecchio televisivo e si alza, come prima, sporgendosi sul proscenio). Solo così gli potrei  impedire di rivolgermi la parola, di chiedermi autografi, di ammirarmi, di sorridermi, di indicarmi come Bonaudo, il Presentatore. Così, per loro, sarei sempre me stesso, dentro la mia realtà di vita, dentro la scatola della vita!

Ma ahimè (si toglie la scatola e torna a sedersi) continuerei così ad attirare su di me la loro attenzione, con il rischio di venire bloccato, spinto, e soprattutto con lo svantaggio di sentirli, di vederli, toccarli ed essere toccato! quale orrore! Meglio stare con loro dal mobile della cucina, del salotto o della camera da letto o al limite anche in bagno: tanto chi le sente le lro grida, i loro sospiri, le loro lamentele, i litigi, gli odori!?! Meglio così: sono con loro, essi mi vedono ma io non vedo loro!!! Io sono per loro inarrivabile, come un dio che esaudisce i loro desideri, che si può invocare, che esiste, che c’è, ma non è possibile toccarlo, fermarlo, interrogarlo. Presente ma impalòpabile, appariscente però astratto, visibile ma etereo!

Guai se la gente non avesse dei miti irraggiungibili e lontani! (si alza ancora e cambiando tono indica le suppellettili nello studio) Ma quali e quanti inganni!!! Guardate! E’ tutto qua: questo è uno studio televisivo! Scene di cartapesta! finzioni e trucchi. Qui tutto è fasullo, evanescente, ma resta negli occhi e nella mente dei telespettatori come se fosse vero tutto vero: perchè noi entriamo nelle loro case e facciamo parte della loro vita quotidiana. Ed è molto meglio il teatro: si esce di casa, si assiste allo spettacolo, eppoi è tutto finito: ognuno a casa sua di nuovo. così invece io resto prigioniero dentro la scatola magica e la gente non mi vedrà mai fuori di lì!

Fine atto primo… continua…

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Chissà cosa avrebbe detto l’onorevole Andreotti, buonanima, della furibonda sparata che ha fatto Renzi a proposito della pronuncia dell’Unesco riguardante la Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Lui, l’enigmatico Giulio, il divo Giulio, erede di una diplomazia romana, con venature vaticane, sempre prudente e misurato nelle sue dichiarazioni, mai fuori dalle righe.

A me è sinceramente sembrata esagerata la sfuriata di Renzi. Non entro nel merito della questione, perchè mi riprometto di fare un post sull’argomento, troppo complesso e delicato per essere liquidato in quattro righe.

Ma mi è sembrata fuori luogo. E’ sicuramente segna una inversione di tendenza nella diplomazia italiana.

Una presa di posizione esagerata che spero  non abbia   conseguenze negative per l’Italia.

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«Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana»

Con questa motivazione l’Accademia svedese ha attribuito il premio Nobel per la letteratura 2016 al cantautore Bob Dylan.

Sono un estimatore del cantautore nordamericano da molto tempo.

Mi sono cimentato sin dai primi anni settanta nella traduzione dei suoi brani più orecchiabili. Ho considerato i suoi  testi  altamente poetici, onirici e visionari come si conviene ad un grande poeta.

Non parlo solo di Blowing in the wind, di The times are changing e di Mr Tambourine man. Parlo di gran parte della sua produzione.

Devo però confessare che da giovane non lo consideravo un grande  musicista ma un menestrello (nel migliore e più alto dei significati possibili).

Oggi forse il mio giudizio sulla sua cifra stilistica di musicista andrebbe rivisto.

Non di meno preferisco continuare a considerare come un grande poeta.

Sono decenni che desidero di vedere nelle nostre antologie scolastiche i brani di Bob Dylan, di Fabrizio De Andrè, di Francesco De Gregory, di Leo Ferrè e di tanti altri; lo dico senza togliere niente ai Leopardi, ai Carducci, ai Pascoli e ai D’Annunzio (Leopardi in particolare è il mio poeta preferito).

Dico solo che le antologie su cui studiano i nostri ragazzi andrebbero svecchiate consentendo l’ingresso di questi nuovi poeti.

Forse con il Nobel alla letteratura di Bob Dylan qualcosa sta cambiando.

Finalmente.

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La storia studiata a scuola, come tutti gli studenti hanno potuto personalmente constatare nel corso dei loro studi, è una materia alquanto ostica, per non dire addirittura antipatica.

Certo non è facile destreggiarsi tra dinastie dirette e rami cadetti, titoli onorifici e abdicazioni, guerre e trattati di pace, annessioni e concessioni, congiure e ribellioni; regni e giudicati, imperi e papati; senza contare le difficoltà connesse al linguaggio diplomatico, alle leggi e ai decreti, alle ordinanze, ai pregoni e a quant’altro servisse nei tempi andati per mandare avanti gli affari, dentro e fuori i confini  dello Stato.

I libri di storia sono in realtà un super concentrato di avvenimenti e di personaggi che gli storici cercano, giocoforza, di ridurre a sintesi. Cimento per niente facile, o forse impossibile, che mi fa pensare al tentativo di fare assumere ad un bambino, nell’arco temporale di un anno, tutte le proteine, le vitamine e i carboidrati, necessari alla crescita di tutta la sua vita.

Personalmente ho provato sempre un’attrazione speciale per la storia, anche se per capirla bene, ho provveduto sempre ad approfondire ed ampliare i singoli argomenti.

Ho scritto diverse commedie a fondo storico e volendo restare fedele agli avvenimenti storici entro  i quali situavo le vicissitudini dei miei personaggi, ho dovuto sviluppare una mia personale tecnica di indagine storica, onde venire a capo con una certa esattezza degli esatti contorni storici di riferimento.

Non si tratta di niente di eccezionale; e non si tratta neppure  di tecniche o formule più o meno magiche; in realtà si tratta di studiare; nel mio caso aggiungo che sono abituato a prendere degli appunti durante lo studio; e questi appunti poi mi guidano nella ricostruzione delle vicende storiche di riferimento.

E’ un lavoro che ho fatto anche recentemente in occasione della scrittura di uno degli ultimi drammi storici che ho composto e che sto proponendo agli studenti che mi sono stati assegnati per lo svolgimento di una materia alternativa allo studio della Religione Cattolica (in linguaggio burocratico: studenti non avvalentisi della R.C.).

L’opera che ho proposto a questi studenti è in lingua sarda (o se preferite in uno dei dialetti della lingua sarda) e s’intitola “Abettendi a Garibaldi” (Aspettando Garibaldi).

Fra realtà e finzione l’opera narra di un gruppo di studenti universitari cagliaritani che, durante i festeggiamenti del Carnevale  del 1849,  decidono di mettere in scena un copione (la prima rappresentazione è tradizionalmente prevista per il giorno dell’Assunta, cioè per il 15 Agosto) dal titolo “S’Annu doxi” ambientato durante i moti cagliaritani del 1812, che portarono alla congiura di Palabanda, una rivolta dei popolani Sardi, capeggiati da alcuni borghesi illuminati, repressa nel sangue dai Piemontesi.

La scelta del copione non è casuale, perchè gli studenti del 1849 stanno pensando ad una nuova ribellione contro la monarchia Sabauda.

Il dramma viaggia quindi su due binari storici : quello del 1812, dove primeggiano i moti di Palabanda (all’epoca era vicerè piemontese in Sardegna  Carlo Felice, futuro re di Sardegna dopo la morte del fratello)  e quella degli studenti rivoltosi del 1849, periodo in cui  è già re il famigerato Carlo Alberto.

Contemporaneamente, nello stesso anno 1849 abbiamo la morte di Anita Garibaldi e il primo sbarco dell’eroe in camicia rossa in Sardegna ( a Cagliari i Piemostesi non gli consentirono lo sbarco, ma Giuseppe Garibaldi approdò ugualmente in terra sarda, sbarcando a La Maddalena ed occupando  la prima metà di quell’isola di Caprera che più tardi sarà tutta sua).

In entrambi i contesti storici primeggiano però realmente le persone del popolo Sardo, quelle vere, quelle che patiscono la fame e gli stenti, quelle che sentono le emozioni e le istanze di libertà e di riscatto, quelle che nei libri di storia vengono sempre troppo frettolosamente liquidate in due righe, a favore dei grandi personaggi.

E per noi Sardi e per la Sardegna questo è ancor di più tristemente vero, dato che è noto a tutti come  noi Sardi, insieme alla terra e  alla lingua, siamo stati privati della cultura e della conoscenza diretta della storia  dell’isola dei nostri avi (  anche se la scuola di oggi sembra voler porre rimedio al silenzio millenario che sembra avvolgerci tutti quanti).

Io comunque proporrei un modo diverso di studiare la storia.

Partirei dallo studio delle vicende più vicne e più prossime alla realtà che circonda i bambini; solo dopo estenderei lo studio alle vicende degli altri luoghi e degli altri popoli.

Tanto per esemplificare, nel caso della storia della Sardegna, partire con lo studio dei nuraghi, delle tombe dei giganti, delle città puniche e dei monumenti che ci sono in Sardegna.

Solo dopo porrei ai ragazzi il tema: ma mentre i nostri avi costruivano i nuraghi che abbiamo visitato e che conosciamo, gli altri popoli cosa facevano?

La storia deve essere etnocentrica; per capire gli altri bisogna prima capire se stessi.

Ai miei tempi, nelle scuole sarde, non si studiava un solo rigo sui Sardi, sui nuraghi, sugli Shardana, sui Giudicati, su Eleonora d’Arborea, sulle città regie sarde e così via.

Non lo trovo giusto. Insieme alla lingua, hanno tentato di cancellare la nostra memoria.

Ma adesso è giunto il momento di svegliarci dal sonno millenario.

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Scena Seconda

(detti, una ragazza vistosamente procace in cerca di notorietà e una voce fuori campo)

 

Ragazza (affacciandosi timidamente da una porta laterale sinistra)

- Scusate…. E’ permesso? Cerco il dott. Minghetti…

 

Presentatore Bonaudo (in tono aggressivo)

- Ma chi se ne frega di Minghetti!!!Come diavolo ha fatto ad entrare qui dentro? (e rivolto al regista, invisibile dietro i fari e dietro le telecamere) Chi ha fatto entrare questa guastafeste, uscieri della malora!!!

Voce fuori campo – Non saprei Roberto! Le porte sono state chiuse dall’interno, come sempre, credo….

Bonaudo – Ma roba da matti!!!!

 

Ragazza (occupando ora il centro della scena con la sua figura slanciata)

- Scusate, io cercavo…

 

Bonaudo (per niente impressionato dalla sua apparenza e sempre dannatamente irritato)

- Ma lei qui non può entrare! Lo sai lei che qui nessuno può entrare????

Ragazza (un po’ impaurita dall’atteggiamento aggressivo del presentatore)

- Ma io veramente…

 

Panzieri (alquanto affascinato dalla avvenente ragazza)

- Gli uffici sono dall’altra parte, signorina; questo è uno studio di registrazione

Ragazza (incoraggiata dal tono gentile di Panzieri)

- Uaoooo!!!!! Uno studio di registrazione!!!! Che bello!!! Lo sogno da una vita!!!!Chissà che invidia quando lo racconterò alle mie amiche!!!! E stiamo andando in onda????

 

Bonaudo (sul punto di scoppiare9

- Sì, come no?!?!? Su TELEMENGA. (poi rivolgendosi a Panzieri) ma tutto questo è INAUDITO!!! Se mi entrano tra le mani quegli uscieri del cavolo faccio una vera strage!!!

Panzieri (sempre in tono di benevola accondiscendenza)

- No, stiamo solo provando.

 

Ragazza (in un’estasi di piacere)

- Oh, che peccato!!! Non so cosa darei per andare in onda, per esistere finalmente anch’io… (poi uscendo dal sogno) Ma dato che sono qui, non è che possiamo fare un provino????

 

Bonaudo (balbettando per la rabbia e lo sconforto, si accascerà sulla sua poltrona sconsolato)

- Come? Cosa? Ma…ma…ma…ho sentito bene? Panzieri dimmi che sto sognando….

 

Panzieri

- Signorina se è qui per un provino forse posso aiutarla io. Venga per me, prima che accada il peggio

(Escono Panzieri e la ragazza)

2. fine scena seconda…continua….

 

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Scriveva James Clark in un articolo di Welfare Magazine nel lontano 1927 che ” la questione delle punizioni corporali è indubbiamente complessa e conviene considerarla da molti punti di vista”.

L’articolo dell’articolista americano forniva lo spunto a uno dei redattori della Rivista Minerva (edita da UTET) che nel n. 21 del 1° novembre 1927, a pag. 811 affronta l’argomento in un articolo, ancora oggi attuale, dal titolo “Le punizioni corporali e l’educazione dei fanciulli”.

La vexata quaestio è talmente risalente nel tempo che anche la Bibbia, nel libro della Sapienza (e non solo) tratta l’argomento, suggerendo al genitore di usare la verga nell’educazione dei  figli, se non vuole piangere da vecchio.

Questi metodi di correzione così drastici, come è noto a quelli che hanno superato da molto gli “anta”, come lo scrivente, sono stati utilizzati sino agli anni cinquanta e non solo in famiglia o nelle famigerate case di correzione, ma anche nelle scuole dove, sin dalle Elementari, i maestri non disdegnavano di colpire  con la temuta e inseparabile bacchetta, le diverse parti del corpo degli scolari più riottosi e, talvolta, anche di quelli meno dotati, nella falsa convinzione che i colpi potessero sopperire alla carenza di una adeguata nutrizione o, peggio ancora, alla mancanza di un metodo di insegnamento più elastico e misurato.

Poi venne il grande pedagogista americano Spock che decretò il definitivo De profundis alle punizioni corporali, dando il via a un permissivismo che, al di là delle immancabili folate di nostalgia (non solo dell’epoca in cui i treni pare che arrivassero sempre in orario), sembra effettivamente poco congeniale ad una seria educazione.

Ne sanno qualcosa i poveri docenti della scuola italiana di ogni ordine e grado che quotidianamente combattono contro delle abitudini che i loro scolari e studenti hanno acquisito nell’indifferenza e nella latitanza di famiglie sempre  più  allargate e sempre meno attente, con genitori indaffarati (quando non anche separati) che sopperiscono al loro assenteismo elargendo un permissivismo a buon mercato, impreziosito da donativi generosi capaci di scaricare le loro colpevoli coscienza da ogni responsabilità.

E i risultati sono un bullismo sempre crescente, un uso smodato della tecnologia e la convinzione che il mondo possa, anzi debba, piegarsi ai loro capricci.

Naturalmente ci sono anche docenti che riescono a mantenere l’ordine in classe sequestrando i telefonini e imponendo il silenzio ai più irrequieti con continue ammonizioni (verbali e scritte) ma talvolta, di fronte al rifiuto di consegnare “l’appendice tecnologica”, necessaria a tenere i contatti con mamme ansiose e iperprotettive, non è raro che le famiglie si schierino contro l’insegnante troppo severo e “demodé”.

Così a New York il sindaco ha cominciato a concedere l’utilizzo dei telefonini in classe, vietandone il sequestro con motivazioni educative e didattiche incomprensibili per noi europei.

Chi scrive preferisce comunque l’esercizio della autorevolezza invece dell’autoritarismo dei tempi che furono, anche se è sempre più difficile conquistare e affascinare dei sedicenni sempre più avvolti da onde elettromagnetiche che riempiono l’etere (e i cervelli delle persone) di immagini così suggestive da ingannare persino la percezioni di tanti adulti, non nativi digitali, che seppure cresciuti nell’era del cartaceo e della parola, hanno preferito nutrire la loro sete di verità con immagini molto più facili da assimilare, senza alcuno sforzo e senza più esercizio critico.

Non è un caso che nei films, (non so se l’abbiate notato) anche le lezioni del grande archeologo Indiana Jones vengono interrotte dopo alcuni minuti dalla campanella che salva gli alunni dalla noia e il professore dal dovere inventare altre affascinanti attrattive.

Certo il tema delle punizioni corporali rimane ancora aperto.

Mio nonno diceva che quando ci vuole, ci vuole.

E l’adagio era riferito sia ad un sonoro ceffone alle impertinenti signorinelle, sia a un bel calcio nel sedere per  qualche pervicace perdigiorno.

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Pare che il sogno di un’Europa Unita sia stata un’Utopia. Ecco perché mi piaceva così tanto. Io ci credevo. Adesso non saprei…

Ho visto le facce di Merkel e Hollande, oggi, a Bratislava; e Renzi che andava via sbattendo la porta.

Mi è tornata in mente un’altra scena, di qualche anno fa. La Merkel allora era con Sarkozy e ridevano parlando dell’allora premier italiano Berlusconi.

Ma noi Italiani chi siamo? Cosa siamo diventati?

Siamo dei sognatori? Continuiamo  a credere nel  sogno degli Stati Uniti d’Europa mentre gli altri ridono di noi oppure, nella migliore delle ipotesi, ci ignorano?

E questi Franco-Alemanni chi credono di essere?

Si sono già dimenticati del De Bello Gallico? Di  Giulio Cesare e delle sue conquiste di civiltà quantomeno sino al fiume Reno?

Non pensano che senza di noi forse sarebbero ancora con le corna in testa a danzare per i loro dei nelle notti di  luna?

Insomma, io chiedo almeno rispetto se non proprio gratitudine.

Oppure siamo decaduti nel più profondo degli abissi senza rendercene conto?

O meglio,  la cialtroneria dei nostri politici, fatta di stupidi scherzi nelle occasioni ufficiali, di mafia romana, di inaffidabilità, incapacità, di lingue straniere farfugliate in forma elementare e ridicola, ci ha ormai irrimediabilmente resi ridicoli agli occhi della vera politica?

Eppure non è tanto che Carlo Azeglio Ciampi dialogava  in lingua tedesca con Helmut Khol, Andreotti in francese con Jacques Chirac  e Prodi in inglese un po’ con tutti!!!

Adesso siamo in mano  ai Renzi, ai Salvini, ai Grillo, ai Giachetti, agli Alfano…

I padri europei, da Giuseppe Mazzini in poi, si staranno rivoltando nella tomba.

Ed io, come tramonta il sogno dell’Europa Unita, riscopro i giovanili sogni di una Sardegna indipendente.

Se l’ Utopia non c’è davvero, io mi aggrappo ai  sogni.

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Il bello della diretta

opera teatrale in 3 atti di ignazio salvatore basile

Personaggi e interpreti

Robi Bonaudo = Presentatore TV di successo

Joe Panzieri = Ospite TV di Bonaudo

Una voce fuori campo= Il Regista televisivo Alabiso

Una avvenente ragazza (protetta di Minghetti)= aspirante starlette televisiva

Dott. Biagio Minghetti = solerte funzionario della TV di Stato

Un giudice= Presidente del Tribunale

Un Pubblico Ministero= Un accusatore implacabile ma non troppo

Mario Sanna=Un Cancelliere

4 spettatori al processo

2 fotografi

Atto primo

Scena Prima

La scena si svolge in uno studio televisivo; al centro vi è uno sgabello girevole su cui sarà assiso il presentatore Bonaudo; al suo fianco ci sarà l’ospite, seduto su una comoda poltrona;Panzieri è vestito in modo pacchiano e appariscente, Bonaudo ha un’eleganza più grigia e compassata;  un occhio di bue illuminerà il presentatore Bonaudo;

Bonaudo: ” Dunque, caro Joe, stammi bene a sentire. Prima dell’inizio della nostra intervista io presenterò la puntata con queste parole: “Carissimi telespettatori, siate i benvenuti alla millesima puntata di “A cuore Aperto!” Eppoi continuerò così, lisciando il pelo al pubblico sul “Record raggiunto grazie a voi” e amenità del genere . ” grazie di averci seguito con tanto affetto in questi venti anni”… ecc. ecc..; quindi, dopo aver presentato il tuo personaggio, stai tranquillo, con le parole più appropriate, finalmente partirà la SIGLA!!!!

Alla parola SIGLA, pronunciata da Bonaudo con grande enfasi, si sentirà la voce del regista fuori campo che griderà ” A cuore Aperto n. 1000- Via!!!”; Al via si illuminerà l’altro faro ad illuminare l’ospite;  

- Bonaudo- poi io dirò: ” Signore e signori ecco a voi il grande Joe Panzieri!” Dopo che tu avrai risposto al mio saluto io proseguirò: “Come è nello stile della nostra trasmissione le domande saranno incalzanti e intriganti perchè, come voi ormai sapete, esse mirano a denudare, in senso metaforico, ben s’intende, un personaggio dello spettacolo!” Quindi rivolto a te dirò : “Sei pronto Joe?”

Tu naturalmente diari di sì. ” Sei disposto a rispondere senza riserve e senza limiti a qualunque domanda ti venga rivolta?” e tu naturalmente dirai ancora di sì!

- Sei disposto a rispondere eventualmente alle domande che le nostre telespettatrici ti rivolgeranno per telefono da casa? (cambiando tono si rivolgerà ancora all’ospite)

- Ovviamente il numero di telefono che noi manderemo in sovrimpressione risulterà sempre occupato e le così dette fortunate che ti porranno le domande già concordate saranno le nostre ragazze qua dietro le quinte. Intesi?

Panzieri: Senti roberto, queste menate me le ha già spiegate quel mangiasoldi del mio Agente; quindi non perdiamo altro tempo. Le risposte, piuttosto, me le avete già predisposte?

Bonaudo (porgendogli una cartelletta che aveva per le mani dall’inizio della trasmissione) Certamente! Eccole qua!

Panzieri (guardando verso l’alto) >Il gobbo è piazzato al solito posto?

Bonaudo (annuendo e guardando in alto) Al solito posto. Lo vedi distintamente?

Panzieri (fissando lo stesso punto) Sì, lo vedo. Piuttosto fai andare un po’ i caratteri che voglio sincerarmi di leggerli chiaramente; Sai, con l’età anche la vista sta scemando…

Boanudo (rivolto al regista fuori campo) Vai col gobbo, Alabiso! Corpo quaranta, non risparmiare!!!

Panzieri: – Perfetto! Li vedo benissimo!!!

Bonaudo – Per le interruzioni pubblicitarie non ti preoccupare. Andranno in onda ogni cinque minuti. comunque trenta secondi prima di ogni spot si accenderà una spia rossa sopra il nasto del gobbo; inoltre dirò il classico “restate con noi!” Va da sè che il telespettatore dovrà percepire tutto il programma come se queste prove non avessero mai avuto luogo….

fine scena prima. continua….

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“Dal Mediterraneo a Firenze” è il titolo di un bel volume  di cui è autore Marco Luppi per i tipi di EunoEdizioni di Enna. Come recita il sottotitolo, il libro è una biografia storico-politica di Giorgio La Pira dal 1904 al 1952 (il libro si chiude sulla scelta che Giorgio La Pira fu costretto ad operare, nel 1952, tera la carica di parlamentare e quella di Sindaco di Firenze. Da quel momento in poi Giorgio La Pira fu soprattutto il Sindaco di poveri, il primo cittadino della Perla del mondo, come lui definì il capoluogo toscano in un celebre telegramma; ma le vicende di La Pira sindaco saranno trattate dal chiaro autore in un successivo volume).

Il presente volume inizia illuminando le origini e i primi passi della vita del grande uomo democristiano, nato nella bella Sicilia ( a Pozzallo, in provincia di Messina) e poi trasferitosi sul continente al seguito del suo primo maestro di diritto, Ugo Betti (come è noto Giorgio la Pira fu docente universitario di Istituzioni di diritto romano prima come supplente all’università di Siena e poi, come ordinario, nella stessa Siena e in altre importanti facoltà italiane).

Il libro è interessante e godibile; scritto in un italiano piano e scorrevole.

A me, sincero  appassionato cultore di studi giuridici (all’università mi piacquero in particolare gli esami romanistici e lo studio del diritto costituzionale che condussi con gradevole fatica sui libri di Costantino Mortati), del bel  libro di Marco Luppi,  ha interessato  soprattutto la parte relativa al ruolo che Giorgio La Pira svolse nell’ambito dell’Assemblea Costituente, in quei diciotto mesi in cui si gettarono le basi della nuova società italiana repubblicana.

Leggere il Capitolo III (pagg. 249-334), dedicato appunto all’impegno di La Pira alla Costituente,  è stato per me come un tuffo nel passato, quando giovane studente universitario cagliaritano, seguivo con vigile  curiosità le lezioni del prof. Umberto Allegretti, perfezionando poi la mia conoscenza del diritto costituzionale, come già detto,  sui volumi di  Costantino Mortati.

Anzi, grazie al libro di Marco Luppi, mi sono sentito come un architetto che ritrovi con piacere  le sue costruzioni preferite, non solo rivisitandone le facciate, i profili, gli abbellimenti interni ed esterni, ma studiando i progetti originari che guidarono i costruttori nell’innalzamento degli edifici.

Giorgio La Pira fu infatti tra i 75 membri della Costituente prescelti per la redazione della Carta Costituzionale e delle tre sottocommissioni in cui si divisero i redattori padri costituenti, egli fece parte dei 25  componenti  della prima sottocommissione (quella che si occupò in particolare della redazione degli articoli riguardanti le libertà fondamentali, in campo sociale, dei cittadini).

E’ stato perfino emozionante immaginare  Giorgio la Pira mentre,  a tu per tu con il comunista Palmiro Togliatti, con il socialista Basso, con il monarchico Lucifero, affiancato da Aldo Moro e da Giuseppe Dossetti, si batteva per far emergere, sulle ceneri devastanti del pensiero fascista, l’uomo, sia come individuo, sia come componente delle mille realtà sociali viventi nello Stato (famiglie, circoli, associazioni, fabbriche, aziende, attività commerciali, comitati, fondazioni, società, chiesa, comuni, provincie, regioni e così via).

A lui siamo debitori della lettera e dello spirito che permeano la formulazione dell’articolo 2 della nostra ancora valida Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Emerge dal libro anche la grande umanità di questo nostro padre costituente. Belle le pagine in cui lo si dipinge trepidante nell’attesa dell’indomani, quando le sue idee si sarebbero scontrate con la visione opposta dei comunisti di Palmiro Togliatti. Ammirevole l’elasticità mentale di entrambi i protagonisti capaci perfino di trovare un terreno comune tra il dettato evengelico e la filosofia marxista, nel superiore e preminente interesse dell’uomo, coi suoi bisogni, le sue aspirazioni, il suo diritto al lavoro e alla giusta mercede, per il raggiungimento di una indefettibile dignità umana e sociale, a discapito di pretese supremazie statali, invadenti e totalizzanti. Mirabile sintesi di intelligenza e sensibilità umane che sanno superare perfino gli steccati ideologici.

Quanto diversi mi appaiono oggi i politici romani e cagliaritani, tutti affannati a inseguire incarichi, prebende ed onori (quando non anche bustarelle e soldi sottobanco, collidendo con i poteri occulti che stanno soffocando la gente per bene nell’indifferenza e nella rassegnazione).

A lui siamo debitori, così come lo siamo anche nei confronti di altri padri costituenti di estrazione diversa da quella cattolica di Giorgio La Pira, ma ugualmente e onestamente impegnati nel gettare le basi di un’Italia diversa e futura che, bene o male, ci ha portato ad occupare i primi 10 posti tra le potenze mondiali.

Ed oggi, con le sfide che ci attendono, in questo mondo maledettamente complicato,  globalizzato e dominato da finanzieri e potenti senza scrupoli, cosa ci rimane se non la nostra Costituzione?

Chissà cosa direbbero quei padri costituenti delle modifiche apportate all’impianto costituzionale nel 2001?  E di quelle che saremo presto chiamati a votare, nel prossimo referendum costituzionale di novembre-dicembre, approvate dal Parlamento in doppia lettura ad aprile?

Sono davvero  fatte, queste modifiche, per meglio affrontare le sfide che ci attendono, come dicono i sostenitori del “Sì”? O snaturano quella armonica distribuzione dei poteri che ci ha permesso di costruire la nostra società democratica, come dicono i sostenitori del “No”?

Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza, mentre attendiamo che il nostro Marco Luppi pubblichi, come promesso, il secondo volume della biografia del grande Giorgio La Pira.

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La Costante Resistenziale Sarda“, illustrava il prof. Giovanni Lilliu in un’intervista alla Nuova Sardegna di qualche anno fa , “non è una filosofia di conservazione ma un modo attivo di tutelare un’identità in movimento, di partecipare alla dinamica storica sapendo chi siamo, sapendo che non veniamo dal nulla, che abbiamo titoli e argomenti per presentarci in modo originale e moderno sulla scena del mondo”.

Grande prof. Lilliu, un altro Sardo illustre di cui sento molto la mancanza, un vero Sardus Pater, l’uomo che ha ridato la luce a “Su Nuraxi” di Barumini.

E ancora,  nella stessa intervista rilasciata al giornalista  Giuseppe Marci della Nuova Sardegna, l’ormai distante 9 maggio 1987, il prof. Lilliu dichiarava: ” La filosofia che deve animare i Sardi e la Sardegna,  subalterna e negletta, per la quale occorre trovare una logica di sviluppo, va trovata nella coscienza del valore delle genti sarde, l’alto prezzo dei prodotti che qui sono stati realizzati. Pensiamo ai nuraghi: averli edificati ha un grande significato. Esprimono una base di tecnica e di lavoro che ci mette alla pari con altre regioni mediterranee ed europee. Non siamo inferiori, abbiamo avuto una nostra originalità, dobbiamo affermarla e difenderla!”  

Parole semplici e immense, dense  di significato. Senza retorica Giovanni Lilliu ci dice chi siamo. Lasciamo stare le beghe politiche, le discussioni infinite sulla lingua sarda e i suoi numerosi dialetti. Guardiamo i nuraghi: ecco chi siamo stati e chi siamo ancora!!!

Non cesserò mai di resistere e non mi farò mai omologare, tanto meno nella indistinta insipienza italiota o anglicizzante dei nostri sciagurati tempi.

Grazie prof. Lilliu per ciò che hai fatto e per ciò che sei stato.

Con la tua umiltà e con la tua geniale grandezza hai lasciato un’orma profonda e indelebile nei nostri animi feriti.

Io non ti dimenticherò e continuerò costantemente a resistere finché Dio mi darà la forza per farlo.

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Qualcuno può immaginarselo come un aitante barbuto col tridente nella mano destra, come la inonografia ufficiale ce lo rappresenta dappertutto. Ma il nuovo dio Nettuno è un sommergibile pilotato da Patrick Lahey, co-fondatore della compagnia Triton Submarines di Vero Beach, Florida, U.S.A..

Jim Clash lo ha intervistato per Forbes.com a 1000 piedi di profondità, negli abissi dell’Oceano Atlantico.

Qui pubblico un breve stralcio dell’intervista.

Il resto si può leggere attraverso il link sottostante.

 

Jim ClashC: Here we are in the dark, 1,000 feet under the Atlantic. Describe the view. trad. Siamo qui al buio, oltre 300 metri sotto il livello dell’oceano atlantico. Descrivi il paesaggio.

Patrick Lahey : E’ quasi un paesaggio lunare, ma qui la vita non è esclusa. Anzi ci vivono diverse forme  di vita animale. Ci sono coralli ramificati, gorgonie, pesci. Noi pensiamo ai profondi fondali marini come a dei siti alieni per il semplice fatto che conosciamo assai poco di loro. Ma fanno parte  del nostro pianeta e presentano tante cose da vedere e da scoprire. A questa profondità di 1000 piedi, abbastanza superficiale, se comparata agli abissi più remoti dell’oceano che si possono raggiungere, noi possiamo vedere delle cose di cui  gli scienziati, che conoscono molte più cose di me, non hanno tuttavia contezza.

It’s almost like a lunar landscape, except it’s not devoid of life. It has a lot of unusual animals. There are branching corals, gorgonians, fish. We think of this as an alien landscape because we know so little about it. But it’s our own planet and has interesting things for us to see and discover. Just on this dive so far – relatively shallow compared to some parts of the ocean which are so deep and vast – we’ve already seen things that scientists, who know a lot more about this than me, don’t recognize.

 

 http://www.forbes.com/sites/jimclash/2016/08/05/guinness-world-record-intrepid-interview-conducted-1000-feet-deep-in-nekton-sub-near-bermuda/#266a78b73b0c

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