Scena XIX

(Detti e Suor Germana)

 

Fra Cristoforo (scorgendo Suor Germana entrando in scena)

 

-          E allora?

 

Fra Nicola (gesticolando)

 

-          Tu-tu-tu-tutto fatto!

 

Fra Cristoforo (celiandolo amorevolmente)

 

-          Tu-tu-tu-tutto cosa? Hai visto il treno, per caso?

 

Fra Nicola (sempre serio e gesticolando in direzione della porta da cui è entrato)

-           Fra Ga-ga-Galdino ha già te-te-telefonato!

 

Fra Cristoforo

-        A chi? Ad Agnese o a Don Abbondio?

 

Fra Nicola (sempre gesticolandoc.s.)

-        A tu-tu-tutt’e due!

 

Fra Cristoforo (contento)

-        Benissimo!

 

Fra Nicola (gesticolando)

-        A-a Agnese aa-a aspettava in ca-ca canonica la ma-ma macchina di Fra Galdino!

 

Fra Cristoforo (Indicandogli Greesom)

-        Perfetto! Ora ti do in consegna questo nuovo amico (si alza e per mano accompagna Greeson verso Fra Nicola)

Dagli una decorosa sistemazione nel reparto dei volontari e mettiti a sua disposizione!(Poi rivolta a Greeson)

Spero che avremo modo di parlare e stare insieme!

 

Greesom

-        Lo spero anch’io! Spero di ricambiare la vostra fiducia (e poi a Lucia)

Grazie anche a lei, signorina, e ancora perdono…..

 

Lucia

-        Non io, misera peccatrice ma Dio ci perdona se noi l’accettiamo nel nostro cuore! Non è vero Fra Cristoforo.

 

Fra Cristoforo

-        Ben detto, figliola! Molto ben detto! (e a Fra Nicola) Andate, dunque!

(Fra Nicola e Greesom escono. In quel mentre dalla parte di sinistra Fra Galdino, Agnese e Don Abbondio)

19. continua…

 

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SCENA Diciottesima

[Detti, Lucia e Greesom]

 

Lucia (entrando, seguita a distanza da un impacciato Greesom, si butterà singhiozzando ai piedi di Fra Cristoforo, sopraggiunto anche lui quasi alla soglia)

 

-          Padre! Oh, Padre! Che gioia!!!

 

Fra Cristoforo (accarezzandole la testa e invitandola ad alzarsi)

 

-          Su, coraggio, figlia mia! E’ tutto finito ora!

 

[ Fra Cristoforo guida Lucia al primo tavolino libero. Poi si rivolge a Fra Nicola!]

 

-          Dì a Fra Galdino se vuol farmi il piacere di andare da quella buona donna della madre di Lucia e condurla subito qui!

 

Fra Nicola (facendo per avviarsi)

 

-          Su-su-subito Fra Cri-cri-cristoforo!

 

Fra Cristoforo (sempre a Fra Nicola)

 

-          Ah! E visto che la casa di Agnese non è distante  dalla Canonica, di condurre qui anche Don Abbondio. Ci sarà bisogno di lui, qui! Vai. Su! E digli di far presto!

 

 

Fra Nicola

 

-          Va-va-va-vado!

 

[Fra Nicola si avvia verso la porta che immette all’interno della Comunità]

 

Fra Cristoforo (a Greesom, che per tutto il tempo è rimasto in piedi, distante e con gli occhi bassi)

 

-          Ma prego, siediti anche tu, figliolo. E raccontami come è andata.

 

Lucia (indicando Greesom)

 

-          E’ stato lui a salvarmi e a condurmi qui! Io stessa gliel’ ho chiesto!

 

Fra Cristoforo

 

-          Grazie, figliolo! E che Dio ti ricompensi per questa buona azione!

 

Greesom (schernendosi)

 

-          Ma io ho solo rimediato in parte al male che io stesso ho contribuito a causare……

 

Fra Cristoforo (nello stesso tono di lode e ringraziamento)

 

-          Sì, ma ciò non toglie nulla alla bontà del tuo gesto. Anzi, se vogliamo, questo fatto lo rende ancora più grande e lodevole agli occhi del Signore!

 

Greesom (come per levarsi un peso che lo opprime e lo imbarazza)

 

-          Padre, allora voi non avete capito? Io sono il luogotenente di DonRodrigo Ramirez!!!

 

Fra Cristoforo (alzandosi e prendendogli le mani affettuosamente per rincuorarlo e accompagnarlo al tavolino)

 

-          Lo so figliolo, lo so. Io ti vidi, un giorno che venni al vostro Quartier Generale….

Ma Dio sa guardare il cuore degli uomini e tu, con questo gesto, ti sei saputo riscattare ai suoi occhi!

 

Greesom (cercando di divincolare le sue mani da quelle del frate)

 

-          Vi prego, non sporcatevi toccando queste mie mani grondanti di sangue……

 

Fra Cristoforo (resistendogli)

 

-          Ma io sento che con queste mani tu potrai fare ancora del bene…..

 

Greesom (ancora titubante)

 

-          Dunque io potrei restare qui, a lavorare per la Comunità?

 

Fra Cristoforo (illuminandosi)

 

Se puoi restare, dici?  Ma io ringrazio il Cielo, cento, mille volte se tu vorrai stare!

 

Greesom

 

-          Guardate che io sono siero positivo…..

 

Fra Cristoforo (con enfasi)

 

-          A maggior ragione devi fermarti! Qui troverai da lavorare, ma anche da curarti! La scienza medica fa progressi ogni giorno e tu, come tanti altri giovani, potrai salvarti, a Dio piacendo!

 

Greesom (in tono umile, ormai vinto delle sue remore)

 

-          Io, questo Dio di cui parlate voi, non lo conosco. Ma sento in me come una forza nuova che mi spinge a cambiar vita. Con queste mani che hanno sparso terrore e morte ora voglio aiutare coloro che soffrono a causa del male che anch’io ho seminato………….

 

[ Suor Germana rientra in scena dalla porta interna]

18. Continua…

 

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APPELLO DELL’INFOIBATO

Se trovate uno scheletro

 legato con il fil di ferro

 ad un altro scheletro,

 legato ad un altro scheletro

e a un altro ancora,

quello son’ io.

Non cercatemi in un posto qualunque,

in un fosso o in una buca.

Io giaccio

 in quei recessi contorti

che si  chiamano foibe.

Avvolgetemi, ve ne prego,

 in un drappo bianco

E restituitemi ai miei cari,

alla mia Patria e alle cose di Dio.

Non odio nessuno e  perdono tutti.

Solo un’ultima cosa vi chiedo:

aprite gli occhi dei vostri figli

sulla verità!

                                                   ignazio salvatore basile

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Scena VIII

 

(M.llo Bruno, Generale De Vittorio, Giorgio Salvati e Gemma Vincani, che entrerà nel frangente in cui il Gen. De Vittoriosta raccogliendo le sue cose con aria soddisfatta)

 

Gemma (entrando corre ad abbracciare Giorgio) – Giorgio, che gioia! Sono arrivata proprio mentre il Giudice leggeva la sentenza di assoluzione! (abbracciando anche il nonno) Grazie, nonno! E’ tutto merito tuo!

 

Giorgio (a Gemma, con un velato tono di rimprovero) – Dunque non ti sei fidata della mia parola e hai preferito fare le analisi del sangue…

 

Gemma (toccandosi il ventre) – Veramente l’ho fatto per nostro figlio…

 

De Vittorio – Sono stato io a convincerla! Sa, per la nostra strategia difensiva….

 

Giorgio – A proposito! Complimenti e grazie anche da parte mia!

 

De Vittorio (con aria sorniona) – Non se l’aspettava, dica la verità?

 

Giorgio – Più che altro ero rassegnato…

 

De Vittorio – Mai rassegnarsi, giovanotto! Adesso avrete una creatura da crescere insieme. Lasciate da parte gli screzi e costruitevi una nuova vita! Andiamo M.llo Bruno?

 

M.llo Bruno (scattando sugli attenti e prendendo borsa e toga del generale) Signorsì, signor generale!!!

 

(escono il Generale e il M.llo Bruno)

 

Scena X

Giorgio e Gemma si abbracceranno e presi per mano si avvieranno lentamente verso l’uscita. A questo punto calerà il

SIPARIO

 

 

 

 

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Atto Quarto

Scena Diciasettesima

 

 

 

 

 

(Parlatorio della Comunità di Recupero per Malati di AIDS San Federico Borromeo.

Al centro della scena, alto campeggerà la scritta “Comunità di San Federico Borromeo. Appena sotto, un grande Crocifisso ligneo. Lungo la parete frontale,    numerose, alte vetrate abbelliranno la scena. Addossate alla parete numerose sedie e poltrone per i visitatori e per i parenti degli ospiti della Comunità. Al centro qualche tavolino con sedie attorno. A destra  degli spettatori l’ingresso alla Comunità; a sinistra: l’ingresso in scena dall’anticamera del Parlatorio.

 

SCENA DODICESIMA –

[Fra Cristoforo e Fra Nicola].

(Fra Cristoforo sta sistemando alcuni fiori davanti al Crocifisso).

 

 

Fra Nicola  (Venendo da sinistra a piccoli passi veloci. Egli è di minuta statura e balbuziente nel parlare) – Fra Cristof—f—f—foro, c—c—c—c c’è di là un tipo str—str—str—ano

 

Fra Cristoforo ( in tono tranquillo, senza distogliere lo sguardo, continua a curare i fiori che sta riponendo) – Fratello Nicola, che c’è di strano in un tipo strano? Fai entrare! Fra tipi strani, qui, ci intendiamo di sicuro!

 

Fra Nicola (titubante) – Di—di—di—ce  che c—c—c—è con lui una c—c—c-erta Lu—c—c—cia Mon—nn—della!

 

Fra Cristoforo (con un sobbalzo, farà una rapida genuflessione, segnandosi devotamente davanti al Crocifisso) -Sia lodato Domeneddio Onnipotente!!! (poi guardando Fra Nicola, con una grande emozione nella voce) – Dove sono?

 

Fra Nicola (indicando l’anticamera  dietro la porta di ingresso) – D—d—d—d-i là!!!

 

Fra Cristoforo – Corriamogli incontro, presto!

 

Fra Nicola (precedendolo velocemente) – S—s—s—subito, F—f—f- ra Cristoforo!

 

(Fra Nicola aprirà la porta di ingresso, cantando con musicalità religiosa)

 

Fra Nicola – Aaavaaanti!!!!

17. continua…

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Scena XVI

(Anna, Angela, Greesom e Stinky)

Stinky (rivolto a Greesom) – Ma che fretta d’inferno!!! Meno male che ha lasciato il grano! Dai spartiamo, che ho certi programmi….

 

Anna (rivolto a Stinky) – Se tu sapessi, non parleresti così…

 

Stinky (sorpreso) – Sapessi cosa?

 

Greesom (rivolto ad Anna, sospendendo la conta delle mazzette)- Ma insomma, ti vuoi spiegare, una volta per tutte, sì o no?

 

Anna (con enfasi, sciogliendosi dall’abbraccio di Angela) – Siamo tutti morti! Morti, capite???

 

Greesom (spaventato e sorpreso) – Che vuol dire? Ti ha dato di volta il cervello per caso?

Stinky (toccandosi il basso ventre con la mano destra e facendo le corna con la mano sinistra  a mo’ di scongiuro) – Teh, menagramo che non  sei altra!!!

Anna (rivolta a Greesom ed ignorando Stinky) – Non hai capito ancora? (poi indicando le mazzette dei soldi che Greesom aveva poggiato sulla scrivania) Quei soldi non ti serviranno a niente! Siamo tutti spacciati!!!

Stinky (avventandosi sulle banconote) – Ragazza mai, a te mancano tutti i sentimenti! Se tu non li vuoi, fai come ti pare! (poi rivolto a Greesom) Facciamo a metà come sempre? OK?

Anna (rivolta alla porta dalla quale è uscito Don Rodrigo) – Forse non si è salvato neanche lui!!!

Greesom (cominciando a capire qualcosa di grave, ignorando Stinky) – Salvato da chi? Da cosa?

Anna  (c.s.) – in ospedale, i medici hanno fatto i tests dell’HIV sul sangue di tutti i donatori per Slim. Siamo tutti ammalati di AIDS. Slim è già morto e noi dobbiamo subito farci ricoverare!!!

Stinky (scuotendo il capo tra lo spaventato e l’incredulo, dopo avere intascato la sua parte di soldi) – Cristo, no! Non può essere! Proprio ora che andavo al massimo! Corro a dirlo agli altri. Magari è tutto un errore!

Anna – Corri, presto, va! Ma non c’è nessun errore che potrà salvarci! Anche il Barone, che è stato con me diverse volte, si sarà infettato sicuramente anche lui!

Angela (a Stinky) . Aspettami, vengo con te!

Greesom (come folgorato) – Anche Don Rodrigo infettato??? Ma allora, quella ragazza…Lucia….NO… Forse sono in tempo a salvarla!!! (fa per uscire)

Anna (seguendolo verso l porta) – Vengo con te Greesom!!!

(escono)

16. continua…

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Scena XV

(Detti, Greesom, Stinky e Angela; questi ultimi irromperanno nella stanza senza bussare, con aria trionfante, per annunciare al Barone di aver compiuto la scellerata missione del rapimento di Lucia)

 

Greesom – Signor Barone, è fatta!!! La colombella è in gabbia!!!

 

Stinky (a Greesom, ridendo sguiatamente) – And give me a five!!!

 

(I due si scambiano alcuni cinque con I palmi aperti delle mani, come fanno gli atleti nei giorni di squadra, quando segnano un punto).

 

Angela (avvicinandosi ad Anna, che nel frattempo si era risieduta, riprendendo a singhiozzare) – Ma che c’hai Anna? Perché piangi?

 

Anna (abbracciandola come se la vedesse solo ora) – Oh, Angela! Non è possibile!!! Anche tu, come Slim, come me, come tutti!!!

 

Greesom (finalmente accorgendosi che qualcosa sta accadendo, rivolto a Don Rodrigo che nel frattempo ha velocemente concluso le sue operazioni, svuotando anche i cassetti della scrivania di documenti, mazzi di chiavi e di una pistola) -  Che è successo, signo Barone?

 

Don Rodrigo (lanciando alcune mazzette di banconote a Greesom, dopo averle ripescate dal borsone) – Prendi Greesom, questo è il saldo per l’ottimo lavoro!!! Dove hai sistemato la pollastra???

 

Greesom (un po’ confuso, afferrando i soldi) – Nella mansarda della villa, come d’intesa. In compagnia della vecchia Elide! (poi guardando Anna, ma rivolto sempre a don Rodrigo)- Ma si può sapere cosa è successo?

 

Don Rodrigo (avviandosi alla porta d’uscita esterna e facendo saltare un mazzo di chiavi di automobile nella mano destra) – Fatti raccontare tutto da Anna. Io devo scappare! Una cosa è certa: se devo andare all’inferno, non c’andrò da solo!!! E che il diavolo ci protegga tutti quanti!!!

 

15… continua…

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I Reduci – 9

 

PM (sistemandosi la toga sulle spalle, acquisterà la sua solita aria baldanzosa) –Nel capo D delle imputazioni, sig. presidente, tocchiamo con mano e asseveriamo con risolutiva certezza lo spessore della colpevole personalità criminale dell’imputato Giorgio Salviati! Egli, infatti (lo indicherà col dito indice della mano destra), già matura, ed anzi rotto, come abbiamo dianzi evidenziato, ad ogni tipo di esperienza, ad ogni genere di promiscuità nei rapporti di natura sessuale, praticando i quali l’imputato ha inevitabilmente contratto il micidiale virus dell’HIV, facendo invaghire di sé una inesperta ed ingenua ragazza, più giovane di lui di ben dieci anni, e senza peraltro informarla di essere portatore del letale morbo, nonostante una prolungata convivenza more uxorio, la contagiava ignobilmente, congiungendosi ad essa carnalmente e contagiando del pari l’innocente creatura che essa porta in grembo! Orbene…, sig. presidente,…

 

De Vittorio (alzandosi in piedi) – Signor Presidente, possiamo sapere dalla Pubblica Accusa come si chiama questa ingenua ed inesperta ragazza?

 

Presidente – Può dirci il nome della persona offesa Pubblico Ministero?

 

P.M. (compulsando il fascicolo) – Certamente, sig. Presidente! La poveretta si chiama…eccola…si chiama Gemma Vincani!

 

De Vittorio – Nata a Roma il 10-10-61?

 

Presidente (al PM) – Pubblico Ministero?

 

P.M. (c.s.) – Sissignore, proprio lei!!!

 

De Vittorio – Ebbene, sig. presidente, io produco delle analisi di laboratori oda cui risulta che Gemma Vincani, nata a Roma il 10 ottobre 1961 ed ivi residente in via Pineta Sacchetti 235 è risultata negativa al test dell’HIV così come lo è il feto di cui è incinta al 5° mese (porge dei fogli di analisi cliniche al Presidente; il Pubblico Ministero si avvcinerà per prenderne visione, mentre Giorgio, rimasto impassibile per tutto il processo, avrà un sussulto all’udire il nome e la vicenda sanitaria di Gemma)

 

P.M. – Sig. presidente, nella denegata ipotesi in cui queste analisi siano autentiche, chiedo la derubricazione del reato di cui al capo D da lesioni gravissime a tentate lesioni gravissime!

 

Presidente – Quindi lei chiede la condanna dell’imputato?

 

P.M. – Per tutti i reati ascritti, sig. Presidente, con il vincolo della continuazione, l’aggravante dei futili motivi,  della convivenza e la condanna a 10 anni di reclusione, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la sospensione dei diritti civili per cinque anni!

 

Presidente – La parola alla difesa!!!

 

De Vittorio – Sig. presidente, l’odierno dibattimento, nonostanti le fantasiose circonvoluzioni dell’accusa, ha mostrato con solare evidenza l’inconsistenza dell’impianto accusatorio. Un impianto accusatorio, sig. presidente, fondato esclusivamente su quanto proditoriamente dalla stampa locale e da un certo quotidiano di provincia, più simile a certe pubblicazioni scandalistiche di stampo anglosassone, che alla tradizione dell’informazione prudente e documentata. D’altronde sarebbe stato sufficiente valutare seriamente la personalità dell’imputato per capire che ci si trovava di fronte ad una costruzione ingannevole e fallace. Qui abbiamo sub judice (si volterà ad indicare Giorgio, che persisterà nella sua posa di assente partecipazione), sig, presidente, un uomo, un giovane, che nella sua vita ha perseguito e praticato il bene. Io ne ebbi sentore sin dal primo momento in cui ebbi occasionalmente a conoscerlo, nella piazza del Municipio di Arcana Marina, il mio attendente ne è testimone… (il M.llo Bruno scatterà immediatamente in piedi, sugli attenti, in senso di assenso ed approvazione)…

 

Presidente (con modi spicci e bruschi) – Riposo, riposo! Stia seduto , per favore; e lei, avvocato, continui pure…

 

De Vittorio – Grazie , sig. presidente! Dicevo che l’odierno imputato, il sig. Salvati, qui presente (indicherà Giorgio c.s.), si mostrò subito per quello che egli effettivamente è: un uomo probo, che persegue esclusivamente il suo dovere e, q1uando è necessario, perfino nell’interesse altrui. Cosa cercava infatti l’odierno imputato,  quel giorno che io lo conobbi, nel Municipio di Arcana Marina (pausa voluta)

 

Presidente – Cosa cercava?

 

Cancelliere (con la penna a mezz’aria) – Cosa cercava?

 

P.M. (con un movimento della mano destra, unendo le cinque dita verso l’alto) – E cosa cercava???

 

Presidente (c.s.) – Avvocato, vuol continuare, per cortesia?

 

De Vittorio –Alfine di potere trasferire alla nipote, da lui cresciuta come un padre affettuoso sin dalla tenera età, il patrimonio che egli aveva oculatamente ed onestamente amministrato durante tutto il perdurare della sua incapacità di agire, l’imputato Giorgio Salvati cercava inutilmente di farsi rilasciare un certificato di esistenza in vita….

 

Presidente (con un sobbalzo) – Come, come? Vuol rileggere Cancelliere?

 

Cancelliere (leggendo dai suoi appunti) – … Alfine di potere trasferire alla nipote, da lui cresciuta come un padre…

 

Presidente (con un moto di impazienza) – Ma no! Legga quello che viene dopo!!!

 

Cancelliere -… che egli aveva oculatamente ed onestamente amministrato durante tutto il perdurare della sua incapacità d’agire…

 

Presidente (c.s.) – Ma quale incapacità di agire del cavolo!!! Legga ciò che viene dopo per favore! Laddove parla di ciò che cercava…

 

Cancelliere (voltando la pagina in avanti) Ah, sì, ecco! “Cercava inutilmente di farsi rilasciare un certificato di esistenza in vita alfine…

 

Presidente (con tono emotivo nella voce) – Fermo là!!! Avvocato Di Vittorio, lei conferma la circostanza?

 

De Vittorio (intuendo la svolta favorevole del processo) – Confermo tutto , sig. presidente!!!

 

Presidente (c.s.) – Cancelliere, controlli nell’indice del fascicolo se per caso vi sia il certificato di esistenza in vita dell’imputato!!!

 

Cancelliere (farfuglierà tra sé mentre compulsa l’indice alla ricerca del certificato richiesto) – Sig. presidente, qui non c’è alcun certificato di esistenza in vita!!!

 

Presidente – Quindi mancando il suddetto certificato è come se l’imputato non esistesse?

Cancelliere – Beh, sì, certamente! E’ un caso di scuola: quod non est in actis, non est in mundo!

 

E si può condannare o assolvere un uomo che non esiste?

 

Cancelliere – Certo che no!!!

 

Presidente  – Allora scriva : “ il processo si estingue per inesistenza in vita dell’imputato!” Timbro, data e firma!!!

 

P.M. (con uno scatto rabbioso di nervi) – Mi oppongo sig. Presidente! Questo è il solito cavillo della difesa!!!

 

Presidente – Obiezione respinta!!!

 

P.M. – impugnerò la sentenza in Cassazione!!!

 

Presidente – Impugni ciò che vuole, dott. Seghi! Ormai la sentenza è stata emessa e verrà pubblicata con le motivazioni entro 60 giorni!!! (Rivolto a tutti) La seduta è tolta!!!

 

Escono: il presidente, seguito a ruota dal Cancelliere ed il P.M. seguito dai suoi testi).

 

Fine scena VII… continua…

 

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I Re Magi

Avvenne un dì che il re di Palestina,

Eróde, saputo che dall’oriènte,

eran partiti di  buona mattina

tre re, tra i più ricchi  e pronti di  ménte,

che avean patito quéi tanti disagi,

per vedere il sovrano più potènte,

chiamò segretamente a sé quei Magi

e  féce  dire  lor con esattezza,

quando della lucente  stella i raggi

in éssi avesser mossa l’accortézza,

avendo il re avuto turbamento,

che  secondo ‘l vedessero in grandezza!

E appreso che il Sant’Avvenimento

luogo doveva avere  in Betlemme,

ve li inviò nón sènza avvertiménto

che vistoLo, tosto in Gerusalemme

solo a lui riportassero la nuova,

affinché égli, lèsto, non già lèmme,

andasse ad adorarlo nell’alcòva!

Udito ciò andarono i Persiani,

éd ècco comparire in ciel la pròva

dél luògo óve il Padre déi Cristiani,

in fasce e cón la Madre si trovavano!

E i Magi quegli scrigni nélle mani,

in cui òro, incènso e mirra istavano,

donarono a quel Re  in adorazióne,

méntre che déntro all’anima provavano

una gran giòia  a quell’apparizióne

di ridondante e fulgido splendóre!

Infine  pér diversa direzióne,

cóme gli suggerì ‘l sógno latóre,

fécero ritórno al loro Paése,

e sènza ripassar dal mentitóre

 che,   passati due anni in vani attése,

  immaginando vana la sua fròde,

e risentito per le sue pretése,

che di lui s’avésse maggiore lòde

e glòria, senza capire che ‘l regno

dél Messïa nón era in terra, Erode

 diede ordine con un decreto indegno,

che i bimbi di   in Betlèmme di Giudèa,

fino a due anni avesser morte in pegno!

Pér la qual còsa, ancor sèrba nomea!

Intanto il Signóre Iddio in difésa

Dél Santo Suo Figliuòlo, in sógno avea

Mandato a  Giuseppe un Angiol, che présa

La Madre e préso il Figlio se ne andò

In Egitto e soltanto dopo attesa

la mòrte del   tiranno ritornò!

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Ave o Madre del Dio Vivente

scrigno del più prezioso dei tesori

generatrice dell’Onnipotente,

di Colui che esiste dagli albori

di Colui che per sempre sarà!

Madre che lenisci i nostri dolori,

luce di conforto e pietà!

Avvocato di cause nostre infelici,

inimitabile virtute e beltà!

Aiuto a peccatori e peccatrici,

rifugio che ci ami e ci sostieni!

Modello di bontà e sacrifici,

miniera dai filoni ripieni

di gioie d’inesauribile valore!

Tu, che sola  richiedi e ottieni,

da Tuo Figlio Gesù il Redentore!!!

Tu, che riscatto sei stata di Eva,

umilmente servendo il Creatore

nel progetto che per noi prevedeva

il perdono dell’antico  peccato!

Perfezione e Mistero che s’elèva,

arduo da capire e complicato!

Madonna Madre di Gesù Salvezza

che sol suo sangue l’uomo ha riscattato

dalla sua originaria nefandezza!

Non basta il pensiero umano

per spiegare il mistero di grandezza

che,  pur venendo da così lontano,

s’è fatto carne in questa terra;

e Tu, tu L’hai cresciuto, piano, piano,

covando in cuor ciò che ogni mamma inserra,

per il sangue del suo sangue,

pur conscia del Suo destino; erra

chi non avverte il cuor che langue

di una mamma che generosamente,

il frutto di Sua carne esangue

non vuole abbia sofferto inutilmente!

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Presidente (in tono conciliante) – Va bene, va bene, Pubblico Ministero, torniamo ai temi processuali!

 

Cancelliere (alzandosi in piedi con un moto di stizza giovanile)  – E no, signor presidente, mi scusi ma allora anche io sono un reduce!!!

 

M.llo Bruno (in tono serio) – Di quale campagna? Di quella del Libano?

 

 

Cancelliere (mostrando un distintivo nel bavero della giacca, sotto la toga nera) – Sono entrato a dieci anni nei boy-scouts e li ho prestato servizio per 15 anni, raggiungendo il grado di capitano!

 

Presidente (dando una manata sulla spalla del giovane cancelliere e rimettendolo a sedere) – Non ci si metta anche lei adesso, cancelliere! ( E al P.M.) Dott. Seghi, passiamo alla discussione del Capo B!

 

P.M. (riacquistando la sua baldanza iniziale, in tono ampolloso, magniloquente e retorico) – L’imputato, sig. Presidente, in numerosi suoi scritti, che ho provveduto a collazionare in questa cartella (mostrerà un voluminoso incartamento, passandolo a De Vittorio), si vanta di aver fatto uso di sostanze stupefacenti e di averne di-sin-vol-ta-men-te ceduto a terzi, per di più descrivendone gli effetti con toni di benefica esaltazione, tali da indurre gli ignari e ingenui lettori a sottovalutarne le devastanti conseguenze sul sistema nervoso e sul benessere psico-fisico, fatto reso ancor più grave, sig. presidente, dalla circostanza che l’imputato è un insegnante e quindi egli dovrebbe essere un formatore di coscienze civiche e di personalità socialmente mature, suscettibili di una fattiva integrazione nella futura società italiana…

 

De Vittorio – Sig. presidente, io vorrei intervenire!!!

 

Presidente – Pubblico Ministero, ha finito?

 

P.M. (rimettendosi a sedere) – Posso continuare dopo sig. presidente. Sono proprio curioso di sentire che cosa mai abbia da dire la difesa…

 

Presidente – Prego, avvocato De Vittorio, dica pure!

 

De Vittorio – Sig. Presidente, per quanto riguarda il ruolo formativo della funzione docente svolta dal mio assistito, mi riservo di dimostrare, attraverso adeguate testimonianze, che egli sconsiglia i suoi studenti, a parole e con i fatti, dall’assunzione di alcool, sigarette e droghe di ogni tipo, pesanti o leggere che esse siano. Per quanto riguarda invece i suoi scritti, sig. presidente, se il criterio fatto proprio dall’accusa fosse accettabile, allora noi dovremmo pensare che Giulio Verne è sceso davvero per ventimila leghe sotto i mari o magari egli sia stato sulla luna ben prima degli stessi americani; d’altro canto tutti sanno che Emilio Salgàri, il creatore di Sandokan, non si recò mai in India durante tutta la sua vita!

 

P.M. (in tono stizzito) – Cosa c’entrano adesso il Capitano Nemo e… quel… Sandokan, con il processo in corso? Sig. Presidente la difesa continua a sviare il discorso…

 

De Vittorio – Invece è lei che svia e si contraddice, egregio pubblico ministero! Infatti, sig. Presidente, prima dice che, in base al capo C delle imputazioni, il mio assistito avrebbe commesso il reato di plagio; poi, invece, stigmatizza (fa sventolare in aria la cartella che poco prima gli aveva allungato lo stesso P.M.) la sua presunta vena autobiografica!!!

 

P.M. (c.s.) – L’istigazione a drogarsi è contenuta in vari racconti ed in alcuni romanzi, mentre è l’opera poetica dell’indagato, sig. Presidente, che afferisce nell’orbita del reato di plagio!

 

De Vittorio – Comunque si ricordi, la Pubblica Accusa, che il reato di plagio è disciplinato nel codice Rocco del 1930 (sottolineerà la data), e che la stessa normativa civilistica in materia di diritto d’autore risale al 1940 (c.s.). Non so se mi spiego, sig. Presidente!!!

 

Presidente (in tono perentorio) – Lo sappiamo benissimo, avvocato! Non c’è bisogno che lei stigmatizzi date o periodi! (Al P.M.) Vogliamo passare al capo D delle imputazioni, sig. Pubblico Ministero?

 

8. continua…

 

 

 

 

 

 

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Scena XIV

(Don Rodrigo e Anna)

Anna (affacciandosi alla porta di sinistra, dopo aver bussato leggermente) – Si può…?

 

Don Rodrigo (tirando su col naso, colto di sorpresa) – Ah, sei tu Anna!?

 

Anna (facendo per entrare) – Disturbo?

 

Don Rodrigo (recuperando il suo autocontrollo) – Ma certo che no!!! Entra e siediti. Hai novità di Slim?

 

Anna (già in lacrime si lascia cadere sulla sedia con le mani sul viso) E’ finita…

 

Don Rodrigo (avvicinandosi ad Anna) – Vuoi dire che Slim è… morto?

 

Anna (continuando a singhiozzare e scuotendo la testa) – Slim se n’è andato… E con lui ce ne andremo tutti quanti…

 

Don Rodrigo (pur senza capire, le accarezzerà i capelli affettuosamente) –Coraggio, anna. Anche per quello che c’è stato tra noi, puoi contare su di me… Potrai costruirti una nuova vita, se vorrai…

 

Anna (sollevando fieramente la testa)- Non hai capito niente! E’ finita per tutti! Per tutti noi: Slim, io, Greesom, Marta, Stinky, Angela, tutti spacciati, tutti quanti, capisci?

 

Don Rodrigo (ritraendosi istintivamente spaventato) – Che vuoi dire? Spiegati meglio…

 

Anna (c.s.) – I medici che hanno fatto le analisi a me e agli altri donatori del gruppo hanno trovato un virus mortale nel sangue di tutti noi!!!!

 

Don Rodrigo (sempre più spaventato) – Un virus? Che virus???

 

Anna (guardandola fisso negli occhi) – Un virus nuovo e micidiale…

 

Don Rodrigo (con  terrore) L’H.I.V.?

 

Anna (tutto d’un fiato) – Proprio quello!!!

 

Don Rodrigo (scostandosi istintivamente) – Anche tu…?

 

Anna (alzandosi, come in preda al delirio) Sì, sì! Anche io!! E tutti gli altri, come me, appestati dall’Aids! E i medici mi hanno detto di avvisare quelli che hanno avuto rapporti sessuali con me… (puntandogli il dito, con un sorriso amaro, sempre come in delirio) Anche tu, Barone Don Rodrigo, sei dunque a rischio!!!

 

Don Rodrigo (arretrando ormai preda del terrore, parlando tra sé) – Ah, canchero della malora!!! Devo farmi subito le analisi anch’io! Forse sono ancora in tempo! Per il diavolo!!! Magari l’ho pure scampata, o magari la scamperò!!!!

 

Anna (oramai come in trance) – tutti, tutti quanti…. Nessuno può scampare la peste del duemila… questa è la punizione divina che ci meritiamo per avere sfidato la legge di Dio. Moriremo tutti, tutti quanti….

 

Don Rodrigo (ignorandola c.s. ) – Devo provvedere al meglio. Coi soldi si può tutto! Adesso devo pensare solo a me! (così dicendo armeggerà in una cassaforte celata dietro a u quadro della parete dietro la scrivania riempiendo un bosone con mazzette di soldi, documenti e preziosi vari). Dall’esterno giungeranno delle voci allegre, tra battute e schiamazzi).

 

XIV… continua…

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Atto Secondo

Scena Settima

 

(Aula di un Tribunale. Presidente Laconi e Cancelliere Rinaldi su scrivania rialzata rispetto alle scrivanie del Pubblico Ministero dott. Seghi e della Difesa, rispettivamente a destra e di fronte a quella del presidente; i testi dell’accusa staranno a destra mentre quelli della difesa affiancheranno l’avv. gen. De Vittorio.

Come presidente si avrà cura di scegliere un tipo magro, anzi segaligno, con occhiali cerchiati di metallo, mentre il suo cancelliere (che fungerà anche da segretario di udienza) sarà un tipo grassoccio, con lenti spesse ed una voce chioccia e petulante; il PM sarà possibilmente un tipo alto e massiccio.)

 

Presidente- Cancelliere, prenda ora il fascicolo 180/1986, relativo al procedimento contro Giorgio Salvati (guarderà in direzione di Giorgio), presente e libero. Da chi è difeso?

 

De Vittorio- (Si alzerà in piedi, imitato dall’inseparabile attendente M.llo Bruno)Difeso da me, signor presidente.

 

Presidente (in tono formale) – A che titolo, mi scusi. Lei chi è? E chi sarebbe il suo accompagnatore?

 

De Vittorio (assumendo una posa militaresca, imitato dal M.llo Bruno)Generale Arnaldo De Vittorio in quiescenza; già procuratore Militare del Regno e poi Avvocato Generale durante il periodo della Resistenza!!! E questi è il mio segretario personale, il reduce di guerra Maresciallo Bruno!!!

 

Presidente- E in che rapporti sta con l’imputato?

 

De Vittorio – L’ho iscritto d’ufficio all’Associazione Reduci di Guerra e pertanto, come tale, egli ha diritto alla difesa in giudizio gratuitamente!!!

 

Presidente – (al P.M.) Che ne pensa il Pubblico Ministero?

 

P.M. – (con aria di boriosa sufficienza) Come ex Procuratore Generale del Regno forse potrebbe avere i titoli per esercitare l’ufficio di difensore, anche se, con questo impianto accusatorio che ho messo su…. Non c’è difensore che tenga!!!!

 

Presidente – (sorpreso e incuriosito) Perché quali sono i capi di imputazione?

 

P.M. – (schiarendosi la voce e leggendo con grande enfasi)

         Capo A – Attività clandestine tendenti a sovvertire l’ordine costituito;

         Capo B – Uso, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti;

         Capo C – Plagio e violazioni delle leggi sul diritto d’autore;

Capo D – Lesioni gravissime e tentato omicidio plurimo per contagiodi HIV, col vincolo della continuazione e l’aggravante per rapporti di convivenza, signor presidente!!!

 

Presidente (con un significativo gesto della mano) – Va bene, va bene!La parola alla difesa.

 

De Vittorio – (alzandosi in piedi) Con riguardo al Capo A, signor presidente, chiedo che l’accusa precisi  meglio il periodo al quale si riferisce l’imputazione.

 

Presidente – (al PM) Prego Pubblico Ministero, precisi pure…

 

P.M. – (compulsando i documenti del suo voluminoso fascicolo) Dunque…vediamo… ecco, qui c’è una segnalazione della DIGOS dell’ottobre 1968 “Occupazioni abusive di istituzioni scolastiche, interruzioni di pubblico servizio, stampa clandestina in proprio, frequentazioni nella galassia dei partiti extra-parlamentari dell’estrema sinistra:Lotta Continua, Potere Operaio, Partito Marxista-Leninista…ecc…ecc. (porge il foglio alla difesa)

 

De Vittorio – Sig. Presidente, il mio cliente, nel 1968, non aveva ancora compiuto la maggiore età; pertanto, per l’ipotesi in cui questi reati non si fossero ancora prescritti, sarebbero comunque di competenza del Tribunale dei Minorenni (porge lo stesso foglio al presidente); eppoi, se qui ci mettessimo a sindacare le militanze avute nel passato, non sarebbe certo il sig. Giorgio Salvati a doversi vergognare! Mi spiego, sig. Pubblico Ministero?

 

P.M. – Come si permette di alludere? Sig. presidente, io protesto: rammento al rappresentante della difesa che io sono un reduce della Repubblica di Salò e sono stanto quindi repubblicano prima di lui e di tanti altri! Eppoi, sig. presidente, vogliamo dimenticare,  qui, in un’aula di Tribunale, che c’è stata l’amnistia generale e che se reato eventualmente ci fosse stato, esso sarebbe stato estinto proprio dall’amnistia!?!?

 

De Vittorio (al PM) – Ma lei mi insegna, sig. Pubblico Ministero, che esiste un diritto positivo ed esiste anche un diritto naturale!!!!

 

P.M. – E con ciò?

 

De Vittorio – E con ciò le dico che né la grazia, né l’indulto, né l’amnistia messi insieme possono cancellare le responsabilità della storia!!!

 

PM – Protesto ancora, sig. Presidente. Qui si vuole sovvertire la storia, falsificandola attraverso una lettura ideologicamente deviata! (a De Vittorio) Guardi che i veri disertori sono stati quelli che se la sono fatta sotto, svignandosela a Pescara insieme al Re Vittorio Emanuele III!!!!

 

De Vittorio – (guardando il presidente darà una gomitata d’intesa al M.llo Bruno)Ah, quindi lei sostiene che i Badogliani sono stati dei traditori cagasotto?

 

Presidente – (punto nel vivo, batterà il pugno sul piano della scrivania) Adesso basta! Io sono stato con Badoglio sin dall’8 settembre ’43 e non ho mai tradito niente e nessuno! E’ chiaro’ Sennò sospendo la seduta e trasmetto gli atti alla Procura Generale per violazione dell’art. 290 del Codice Penale!!!!

 

PM – (consapevole della gaffe commessa)- Sig. presidente, io non ha mai usato la parola “traditore”. Volevo soltanto dire che ogni reduce di guerra, che abbia combattuto per i suoi ideali, meriti il rispetto della storia…

 

 

… continua…

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Quinta scena

Rientrano i cinque bulli, visibilmente sfatti ed euforici. Si passano una canna.

Delgado:- Visto che roba, raga’!!!

EsQiu:- Uno sballo davvero mi-ci-dia-le!!!

Zara. :- (come in un sussulto di responsabilità, indicando la discoteca )Meglio tenersi alla larga da questo posto, ragazzi!!!

Stinko:- (con enfasi esagerata) Quella è la giostra della morte! Il meglio del meglio!!! L’Impossibile, l’Irraggiungibile, l’Assurdo!!!!

Alex:- (con grinta, passando la canna e avvicinandosi all’ingresso della discoteca per rimuovere alcuni degli assi che ne sbarrano l’ingresso) Ma a me non basta!!! Io voglio di più e adesso vi faccio vedere come si fa!

Stinky:- (incoragggiandolo) Vai Nicce! Sei un grande!!!

EsQiu:- (gridando all’indirizzo di Alex) Ma siamo sicuri che questa sia la cosa giusta???

Alex:- (dopo essere riuscito a fare un passaggio abbastanza grande entrerà a testa alta nella Disco ) Voi, fifoni, fate pure come vi pare! E chi mi ama, mi segua!!! (scompare nella Disco)

Zara. :- Aspettami, Alex! Io vengo con te! (scompare anche lei nella Disco)

Delgado:- (titubante) Raga’, io stavolta mi passo…

Stinko:- (spavaldo) Non sia mai detto in giro che Stink de Sanctis si è ritirato per paura!!! (si avvia verso la l’ingersso della Disco)

EsQiu:- Aspettami Stinko!!! (poi rivolta a Delgado) Avanti, dunque!!! Che stai a fare lì da solo???

Delgado:- (alquanto titubante) Ma siamo sicuri che poi non ci accada niente???

Stinko:- (voltandosi prima di entrare definitivamente nella Disco) Ma dai coniglio!!! Quando ci stufiamo di godere, ce ne torniamo a galla!!!

Delgado:- (vincendo le sue resistenze sarà l’ultimo a entrare) Aspettatemi, vengo!!!

I cinque scompariranno nella Disco e non riappariranno mai più in scena.

5. continua…

 

 

 

 

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Quarta scena

(Miriam e Laura)

Miriam:- (c.s. ma quasi parlando tra sé;  mentre girovaga per il palco si imbatte nel libro di Laura buttato a terra da Stinko) Laura!!! Ma che strano… Laura è sempre così puntuale… Laura, bambina mia… Toh… un libro per terra…ma questo è il proprio il libro di Laura…(riprende a chiamare con più forza) Laura, bambina mia, dove sei???

Laura:- (dall’interno della Discoteca si ode la voce di Laura) Son qui, nonna!!! Aiutami, ti prego…

Miriam:- (guardandosi attorno con aria smarrita) Qui dove, Laura? Io non riesco a vederti…

Laura:- (c.s.) Qui dentro, nonna, aiuto, aiuto!!!

Miriam:- (sporgendosi all’interno della Discoteca) Laura, sei qui???

Miriam aiuta Laura ad uscire dal buco. Laura ha un’aria alquanto sfatta e provata e quasi non si regge in piedi.

Laura:- (appoggiandosi alla nonna, in tono smarrito e confuso) Sono sfinita nonna… Che brutta avventura…

Miriam:- (incredula, non riuscendo a capacitarsi) Ma cosa ti hanno fatto piccola mia? Cosa facevi là dentro?

Laura:- (cercando di discolparsi) Perdonami, nonna… io non volevo entrare… sono stata ingannata…

Miriam:- (cercando di incoraggiarla) Non ti affannare bambina… adesso è tutto finito…a casa mi racconterai.

Le due donne escono lentamente di scena

4. continua…

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Terza Scena

(detti e Miriam)

La nonna di Laura esce dall’ingresso della  Porta Stretta. Non si avvede della presenza dei bulli e prende a chiamare la sua nipotina. I bulli, come odono la voce della donna, vigliaccamente se la danno a gambe.

 

Miriam:- (prima in modo soave, poi in un crescendo di preoccupazione e disperazione) Laura, Laura, bambina mia, dove sei? Laura…

Alex:- Presto, filiamo! Questa dev’essere la nonna della bambolina!!!

Stinko:- (buttando a terra il libro di Laura) Caspita!!! Allora gambe, ragazzi!!!!

I cinque escono in fretta e furia

3. continua…

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Scena Seconda

La scena è quella del primo atto. In scena entrano schiamazzando cinque bulli: Alex, Lara, Stinko, EsQiu e Delgado. Sono vestiti stile Hell’Angels, in jeans e/o pelle, con  scarponi ai piedi e con gli accessori tipici.

Su una panchina a lato della Porta Sretta  sta seduta Laura che legge un libro assorta e non mostra di accorgersi  dei cinque; neanche questi ultimi, inizialmente, la notano.

Alex:-  (indicando la discoteca dimessa) Ehi, ragazzi, questa è la famosa Disco House!!!

Zara:- Altrimenti detta la Stonehell Disco!!!

Delgado:- I miei genitori raccontano di avermi concepito proprio qui!!!

Stinko:- (in tono sarcastico) E si vedono i risultati!!!!

Tutti ridono, all’infuori di Delgado!!!

EsQiu:- (Avvicinandosi alle tavole che chiudono l’ingresso, con una palese emozione nella voce) Si raccontano un sacco di cose su questa mitica discoteca….storie di mostri e di urla nella notte…

Alex:- (avvicinandosi anche lui all’ingresso e rivolto a Delgado) Ehi, Smilzo, visto che sei di casa, perché non vai dentro e ci racconti qualcosa???

Stinko: Sì, dai Smilzo! Sei l’unico dei tre a passare per quel buco!

Delgado:- (schermendosi) E perché non ci mandi la tua ragazza, puzzola?!?

EsQiu:- (in tono minaccioso) Peccato che tu sia senza palle, Smilzo, altrimenti ti saresti beccato un bel calcio tra le gambe!!!

I quattro ridono nuovamente del povero Delgado

Stinko;- (sporgendosi all’interno del buco che c’è tra le tavole di sbarramento) Maro’, che tanfo terribile!!!!

Zara:- Dicono che sia l’alito del mostro…

EsQiu:- (in tono triste) Ma quale mostro! Sono i bambini morti e abbandonati…

Alex:- (afferrando Delgado con violenza) Ehi, qui si chiacchiera troppo! Adesso tu vai dentro senza far storie!!!!

Delgado:- (prima divincolandosi e poi indicando Laura, nella panchina di fronte) Lasciami coglionaccio. E seguitemi che mi è venuta un’idea!!!

EsQiu:- Oddio, lo smilzo ha avuto una delle sue idee…

Zara:- L’ultima volta che ne ha avuto una siamo finiti in questura, vi ricordate?

I quattro, ridendo, si dirigono verso Laura.

Delgado (che nel frattempo ha raggiunto Laura, sempre assorta nella lettura, strappandole il libro dalle mani) Ehi, tu, ragazzina, che cavolo stai leggendo?

Laura:- (presa di sorpresa) Ma io, veramente…sto solo aspettando mia nonna…

Delgado:- (buttando il libro con un gesto di spregio)  I fioretti di San Francesco? Che roba è?

Stinko:- (fingendosi zoppo, raccoglie il  libro e si avvicina a Laura per restituirglielo) Ma Delgado, cosa fai? Ti sei dimenticato delle buone maniere? Lo scusi tanto signorina, sa, ha avuto dei problemi sin da piccolo…Io mi chiamo Stinko e lei?

Laura:- (timidamente, stringendo la mano che Stinky gli porge, dopo avere preso il libro con l’altra) Grazie, piacere mio, io sono Laura…

Stinko:- (riferendosi a Delgado) Se non avessi una gamba fuori uso gliela farei vedere io a quello zoticone!!!

Laura:- (c.s.) Ma no, non importa… lasci perdere…

Stinko:- (in tono di accondiscenda) Va bene signorina, però venga con me che ho bisogno del suo aiuto…

Laura:- (seguendolo con il libro stretto al petto) Se posso aiutarla, lo farò più che volentieri…

Stinko:- (indicando prima Delgado e poi la Discoteca) Quello screanzato  ha buttato  là dentro la mia stampella ed io ora non so come tornare a casa… Non è che lei può entrare a recuperarla per me?

Laura:- (porgendo il libro a Stinko) Beh, potrei provarci… non so poi se ce la faccio…

Stinko:- Ma si che può farcela… lei è così magra e snella…

Laura entra nella Home Disco e scompare attraverso il buco.

Alex:- (con ammirazione) Puzzola, sapevo che eri un figlio di buona donna!!! Ma non sino a questo punto!!!

Zara:- (a EsQiu) Il tuo moroso è davvero un grande attore!!!

Stinko:- (con falsa modestia) Cose da poco, ragazzi! So fare anche di meglio se mi ci metto…

2. continua…

 

 

 

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Scena XIII

Don Rodrigo e Fra’ Cristoforo

Fra’ Cristoforo (entrando con passo lento e atteggiamento rispettoso) – Riverisco, Don Rodrigo Ramirez, barone di Barranquilla!

D. Rodrigo (senza neppure alzarsi dalla sedia, indicherà al frate una delle sedie, stando sulla difensiva) – Sono io che riverisco voi! State pure comodo e, tralasciando i convenevoli, veniamo al nocciolo della questione!

Fra’ Cristoforo (umilmente ma fissando il suo sguardo intenso negli occhi del barone) Grazie, Don rodrigo ma preferisco stare in piedi!

Don Rodrigo (in tono secco, sentendosi a disagio) – Fate come meglio vi pare! Cosa posso fare per voi, dunque?

Fra’ Cristoforo (in tono imbarazzato ma senza mai distogliere lo sguardo dal barone) – Signor Barone, vengo da voi per conto di una mamma, ad impetrarvi una grazia…

D. Rodrigo (in tono sprezzante, indicando in alto con un dito)- Il reverendo padre ha ben altri referenti cui rivolgersi per chiedere grazie per le sue protette…

Fra’ Cristoforo (annuendo ma sempre con fare dimesso) – Domeneddio ha bisogno degli uomini per affermare la sua misericordia…

D. Rodrigo (sempre guardingo, quasi presagendo il motivo di quella visita insolita) – Orbene…?

Fra’ Cristoforo (abbassando lo sguardo) – Questa madre, dicevo, ha una figlia, orfana di padre e in età da marito (poi d’un fiato, ripuntando i suoi occhi sul barone) Il suo nome è Lucia Mondella!

D. Rodrigo (sobbalzando nervosamente e alzandosi minaccioso) – Ma che discorsi mai son questi che mi venite a fare? Credete forse che io abbia tempo di interessarmi alle smanie da marito di madri e figlie?

Fra Cristoforo (con enfasi quasi autoritaria) – Signore, Don Abbondio ha parlato! Voi potete fare in modo che Renzo e Lucia si sposino senza più patemi!!!

D. Rodrigo (sempre più adirato) – proprio voi, che dovreste predicar la legge, venite qui a parlare in favore di uno che se ne va per strada ad accoltellare i cittadini?

Fra’ Cristoforo (colto di sorpresa) – Non so di che parliate…

D. Rodrigo (con un ghigno di soddisfazione) – Parlo del vostro amico Renzo il quale, or sono pochi giorni, ha accoltellato uno dei miei uomini, in un bar del centro di Milano!

Fra’ Cristoforo – Ma vi sbagliate, signore, Renzo è un bravo ragazzo, non farebbe mai una cosa del genere. Sicuramente si tratta di un equivoco…

D. Rodrigo (sempre più arrabbiato) – Siete venuto dunque a dirmi in casa che sono un bugiardo? Badate a voi, frate!!! (poi in tono mellifluo e suadente) Se ci tenete veramente a quella ragazza, ditele di venire a mettersi sotto la mia protezione! Qui sarà al sicuro da tutto e da tutti…

Fra’ Cristoforo (accalorandosi all’improvviso) – Voi, signore, parlate da Satana! C’è un Dio, lassù, che sa distinguere i veri benefattori da quelli falsi…

D. Rodrigo (ormai fuori di sè) – Uscite da qui immediatamente e ringraziate il saio che indossate se non vi faccio bastonare come si converrebbe ad un birbone inolente quale voi siete…

Fra’ Cristoforo (riacquistando il suo atteggiamento umile) – Avete ragione. Vi chiedo scusa per il disturbo che vi ho arrecato. Addio signore.

(così dicendo il frate uscirà mogio, mogio, di scena mentre Don Rodrigo, rimettendosi a sedere, inscenerà un’altra finta sniffata di cocaina c.s.)

xiii. continua…

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La Gita

Commedia di ignazio salvatore basile in atto unico e sette scene

Personaggi e interpreti

Professor Giorgio Serci: Un docente di liceo  sempre alla ricerca

Un gruppo classe ginnasiale

Laura: una brava e ingenua lettrice

Miriam: sua nonna

Alex Giusti: un bullo senza regole noto con il soprannome di Nicce

Lara Zurru : sua fidanzata, nota con il soprannome di Zara

Luigi De Sanctis: degno compare di Alex, noto con il soprannome di Stinko

Susanna Quadrotti:   nota con il soprannome EsQiu, fidanzata di Stinko

Fulvio Delgado: un ragazzo molto fragile, noto anche con il soprannome di Smilzo

Annamaria Mossa: ottima collega del prof.  Serci

Atto Primo

La scena si apre su uno spiazzo ampio; sulla destra un grande edificio in primo piano, sbarrato a croce di Sant’Andrea, con un’insegna in cima con su scritto “Disco Stonehell”; sulla sinistra, in campo più profondo, un edificio con un ingresso assai stretto sul cui stipite si legge invece la scritta “Stairway to Heaven”.

Al centro della scena un insegnante cerca di mettere in ordine una scolaresca alquanto rumorosa di alunni ginnasiali.

Docente:-  (in tono perentorio) E allora? Ci mettiamo in ordine e zitti? Avanti: formare tre file, qui di fronte a me!

Gli studenti, con i consueti mormorii si dispongono in tre file parallele al Palcoscenico.

Primo studente:- Prof, io sono stanco…

Secondo studente:- Ma quando si va a mangiare?

Terzo studente:- (voltandosi all’indietro con fare minaccioso) Se non la smetti ti spacco la faccia?

Quarto studente:- Guarda che non sono stato io, o scemo!!!

Docente:- (c.s.) Ehi, Ehi, calma e moderate il linguaggio, sennò si rientra in albergo e la gita finisce qua per tutti!!! E’ chiaro?

Il brusio si placa di colpo.

Quinto studente:- (in tono semiserio) Ma professore, perché siamo venuti qui?

Sesto studente:- Giusto! Ma perché non ci  porta al Centro Commerciale?

Settimo studente:- Io devo comprare i regali per casa!!!

Ottavo studente:- Anch’io, per il mio ragazzo!!!

Secondo studente:- E io ho sempre più fame!!!

Docente:- (sempre c.s.) Mi sembrate dei bambini delle Elementari piuttosto che dei ragazzi del Liceo!!! Allora, aprite bene le orecchie una volta per tutte: Primo punto, le mete didattiche sono state deliberate dal Consiglio di Classe; Secondo punto, questa è una gita di istruzione e non è uno shopping sotto le stelle o qualcosa del genere! Terzo e ultimo punto: qui siamo nella famosa  piazza del ’68! Non ne avete mai sentito parlare?

Nono studente:- Il  ’68? Come no? Non è quello dei moti carbonari?

Docente:- (mettendosi le mani nei capelli) Per carità! Cosa dici? Quello è il ’48! (scandendo le sillabe) Il 1848!!! Io vi sto parlando del 1968: centoventi anni dopo i moti dei carbonari!!!

Decimo studente: Sei il solito somaro, Ivan!!!

Risate generali

Undicesimo studente:- Io lo so prof! Il ’68 è quello di Che Guevara!!!

Docente:- Veramente Che Guevara è morto un anno prima del ’68! Comunque ti sei avvicinato; anche se con questa Piazza, Che Guevara non c’entra molto. Di lui vi parlerò in un’altra occasione!!!

Dodicesimo studente:- E allora, di cosa ci parla oggi, prof?

Docente:- (prendendo la palla al balzo e indicando l’edificio dalla porta sbarrata con gesti e toni enfatici) Oggi vi parlo della Disco Stonehell!!!!

Tredicesimo studente:- Ma non si può visitare all’interno?

Nono  studente:- (indicando l’altro edificio, quello sullo sfondo) E di quell’altro monumento, cosa ci può dire?

Decimo studente: – Oh scemo!!! Non lo vedi che non è un monumento?

Nono studente:- Tu che sei un intelligentone, dimmi allora che cos’è?

Terzo studente:- (dando man forte al nono studente) Se i prof ci hanno portato qui, saranno edifici monumentali o no?

Quarto studente:- (in difesa del decimo studente) A me sembrano comunque edifici!!!

Docente:- (spazientendosi e battendo le mani per ottenere silenzio) Se magari mi fate parlare, riesco a spiegarvi tutto io!!!

Gli studenti si acquietano.

Bene! Allora: per quanto riguarda la Discoteca Stonehell vi dirò che essa è sorta nel 1968 ed ha funzionato per un trentennio circa…

Quattordicesimo studente:- Perché l’hanno chiusa prof?

Docente:- (c.s.) E’ stata chiusa, come stavo per dire, dopo un trentennio dalla sua inaugurazione, dopo che numerosi fatti strani vi erano accaduti…

Quindicesimo studente:- Tipo?

Docente:- (in imbarazzo, quasi reticente) Mah, tipo, incidenti, fattacci…

Sedicesimo studente:- Prof, io non ho capito…

Docente:- (c.s.) Beh, le cronache registrano svariati interventi della Polizia…

Diciassettesimo studente:- E quindi?

Docente:- (c.s.) E quindi le autorità di Pubblica Sicurezza hanno decisa di chiuderla!!!

Diciottesimo studente:- Sì, ma questi fattacci, questi incidenti per cui interveniva la Polizia, cos’erano esattamente?

Docente:- (c.s.) All’inizio pare che si trattasse di stupri, aggressioni, risse; infine si verificarono strane morti…

Diciannovesimo studente:- Cioè? Come strane, prof?

Docente:- (c.s. ma sputando finalmente il rospo) Per farla breve, la leggenda vorrebbe che là dentro si celi un mostro enorme che divora le persone vive e per intero!!!

Ventesimo studente:- Cosa? Un mostro?

Primo studente:- (tra il serio ed il faceto) Una specie di Minotauro o che altro?

Secondo studente:- Zitti, per favore che a me sta passando la fame…

Terzo studente:- O una specie di Lochness di terra piuttosto che di mare??!??

Quarto studente:- Andiamo via per favore: io ho paura!!!!!

Quinto studente:- Ma va là, fifona!!!! Ancora credi a queste scemenze di mostri!!!!

Sesto studente:- (facendo coraggio più a se stesso che agli altri) Il prof ha parlato di leggende, vero prof?

Settimo studente:- Eppoi se il locale è chiuso, da mo’ che il mostro sarà morto!!!!

Docente:- (contento di avere conquistato finalmente l’attenzione della classe) E qui sta il bello!!! La leggenda prosegue nel narrare che il mostro riposa nelle viscere della terra… ma sempre pronto a divorare chiunque provi ad entrare!!!!

Ottavo studente:- (sviando il discorso, quasi fingendosi annoiato) E di quell’altro ingresso così angusto, al lato opposto della piazza, cosa ci può dire prof?

Docente:- (di buon grado) Domanda interessante! Avviciniamo ordunque all’altro ingresso!!!!

La scolaresca si sposta al seguito del docente verso il lato opposto della piazza.

Nono studente:- (fissando la scritta sullo stipite) La scritta sullo stipite è alquanto interessante.

Docente:- Certo, certo! L’esatto opposto della disco…

Decimo studente:- Ma c’è qualche attinenza tra i due edifici della piazza?

Docente:- Beh, la leggenda vuole che percorrendo le scale dei due edifici prima verso  il basso e poi verso l’alto, si arrivi allo stesso posto!!!

Undicesimo studente:- Ma non è possibile profe!!!!???

Dodicesimo studente:- Mi scusi professore, ma a me sembra una vera e propria castroneria…

Gli studenti ridono

Docente:- (imponendo il silenzio) Non siate sciocchi ragazzi… Non interpretate tutto alla lettera…

Magari, come spesso accade, le leggende nascondono una misteriosa simbologia…

Tredicesimo studente:- Professore, la mia guida dice che in certe notti di luna piena dalla Disco House si sente il pianto di numerosi neonati…

Docente:- Davvero? Pensavo che le guide non ne parlassero affatto… in effetti un’altra delle leggende che ruotano attorno a questo edificio narra come il mostro abbia divorato migliaia di creature innocenti…

Tredicesimo studente:- La mia guida spiega che la leggenda è nata per il fatto che forse lì si praticava l’aborto clandestino…

Quattordicesimo studente:- Io ho sentito dire che erano le mammane a praticare l’aborto clandestino…

Quindicesimo studente… e che infilivano in pancia alle ragazze incinte dei ferri di calza arroventati…

Sedicesimo studente:- (ridendo nervosamente) E ci credo che si sentono le urla… devono essere quelle delle ragazze costrette ad abortire in clandestinità!!!!

Alcuni degli  studenti maschi ridono ancora, seppure in maniera scomposta e nervosa…

Secondo studente:- Per favore, prof, io sto per sentirmi male…

Docente:- (in tono di rimprovero) Ha ragione il vostro compagno… questi non sono discorsi da affrontare in gita e con questa leggerezza!!!

La scolaresca esce- Fine Prima Scena

 

 

 

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Il 4 dicembre gli Italiani saranno chiamati a votare sulla riforma costituzionale Boschi. Dovremo esprimere un assenso oppure un diniego alla riforma della Carta Costituzionale. Mi chiedo oggi per quale ragione i nostri politici abbiano inteso spaccare l’Italia in due. Ma non c’erano già abbastanza divisioni? Guardate cos’è successo in Gran Bretagna: il Paese è finito in un vero e proprio turbine di razzismo, di rivalità, di confusione, di odio.

I nostri politici hanno commesso l’ennesima leggerezza a nostro danno. Eppure sarebbe stato abbastanza facile mettere d’accordo tutti gli Italiani;  bastavano tre articoli:

1. Vuoi tu dimezzare il numero di tutti i parlamentari, in modo che alla Camera siano soltanto 315 ed al Senato soltanto 156?

2. Vuoi tu dimezzare i compensi dei parlamentari?

3. Vuoi tu che i parlamentari abbiano diritto ad un rimborso, non più a forfait, ma a piè di lista (cioè giustificando ogni singola spesa da rimborsare)?

State pur certi che avrebbero vinto i sì.

Invece i nostri strapagati politici hanno preferito metterci gli uni contro gli altri, con una riforma difficile nei contenuti, incerta nei risultati pratici, forse addirittura dannosa.

E noi, come diceva Totò, paghiamo!!! Oltretutto si noti che soltanto il primo quesito andrebbe obbligatoriamente modificato con legge costituzionale mentre gli altri due si potrebbero introdurre con legge ordinaria. Ma io per brevità ho ipotizzato una unica legge.

Io non so se andrò a votare: sono stanco di essere preso in giro da politici incapaci e confusionari.

Ma se andassi a votare state pur certo che voterei per il no!

Non voglio entrare nel merito dei contenuti.

Ma io appartengo alla vecchia scuola; quella abituata a diffidare dei governi in carica (di qualunque colore esso sia); quella scuola che non ama il potere; perchè sa bene che chi il potere non si preoccupa del benessere dei cittadini ma del proprio tornaconto personale.

Non voglio andare troppo indietro citando quel povero Gesù Cristo che duemila anni fa venne messo in Croce dai potenti di allora soltanto perché voleva riscattare i poveri e gli emerginati e sapeva svergognare gli uomini potenti menttendo in luce i loro difetti, le loro presunzioni, la loro arroganza e la loro malafede.

Mi basta qui citare il povero Aldo Moro: lui ha tentato di unire i rossi e i bianchi per il bene degli Italiani.

Tutti sappiamo che fina ha fatto.

Ed il suo sangue, come da lui predetto, sta ricadendo sull’Italia intera.

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