Qualcuno può immaginarselo come un aitante barbuto col tridente nella mano destra, come la inonografia ufficiale ce lo rappresenta dappertutto. Ma il nuovo dio Nettuno è un sommergibile pilotato da Patrick Lahey, co-fondatore della compagnia Triton Submarines di Vero Beach, Florida, U.S.A..

Jim Clash lo ha intervistato per Forbes.com a 1000 piedi di profondità, negli abissi dell’Oceano Atlantico.

Qui pubblico un breve stralcio dell’intervista.

Il resto si può leggere attraverso il link sottostante.

 

Jim ClashC: Here we are in the dark, 1,000 feet under the Atlantic. Describe the view. trad. Siamo qui al buio, oltre 300 metri sotto il livello dell’oceano atlantico. Descrivi il paesaggio.

Patrick Lahey : E’ quasi un paesaggio lunare, ma qui la vita non è esclusa. Anzi ci vivono diverse forme  di vita animale. Ci sono coralli ramificati, gorgonie, pesci. Noi pensiamo ai profondi fondali marini come a dei siti alieni per il semplice fatto che conosciamo assai poco di loro. Ma fanno parte  del nostro pianeta e presentano tante cose da vedere e da scoprire. A questa profondità di 1000 piedi, abbastanza superficiale, se comparata agli abissi più remoti dell’oceano che si possono raggiungere, noi possiamo vedere delle cose di cui  gli scienziati, che conoscono molte più cose di me, non hanno tuttavia contezza.

It’s almost like a lunar landscape, except it’s not devoid of life. It has a lot of unusual animals. There are branching corals, gorgonians, fish. We think of this as an alien landscape because we know so little about it. But it’s our own planet and has interesting things for us to see and discover. Just on this dive so far – relatively shallow compared to some parts of the ocean which are so deep and vast – we’ve already seen things that scientists, who know a lot more about this than me, don’t recognize.

 

 http://www.forbes.com/sites/jimclash/2016/08/05/guinness-world-record-intrepid-interview-conducted-1000-feet-deep-in-nekton-sub-near-bermuda/#266a78b73b0c

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Quando firmai per Marcinelle

Non sapevo neanche che fosse una miniera.

Sapevo sì, che i miei padri

Avean perso la guerra

E io ero solo,

senza soldi e senza lavoro,

senza pane, senza una casa.

La guerra, una volta iniziata, non finisce mai.

Vedo che adesso

Costruite case verso l’alto,

più alte di mille metri,

a grattare il cielo!

Ma voi sapete

Quanto son lunghi

1037 metri

Sotto la terra?

Io si!

Sono lunghi come

L’inferno di Marcinelle!

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ATTO TERZO

Scena Prima

(Don Rodrigo e numerosi Road’s Rats con le rispettive ragazze)

L’azione si svolge nello studio di don Rodrigo. Al centro vi è una scrivania. Dietro la scrivania un quadro con soggetto astratto. A sinistra la porta che immette in scena, a destra la porta che immette nella casa-quartier generale di D.R.. Il boss è elegante ma pacchiano, mentre i metallari sono vestiti come negli atti precedenti. Con un voce  imperiosa Don Rodrigo porrà fine al brusio generale.

D.R.

- Allora, come sta Slim???

 

Greesom

-          Sempre grave, ma stazionario, Barone!

D.R.

- Umh! E i medici, che dicono?

 

Un metallaro

-          Qualcuno ha detto che serviva dell’altro sangue per una nuova trasfusione!

D.R.

- Questi medici sono peggio del conte Dracula (poi digrignando i denti, in tono scherzoso): sangue, sangue, sangue! (risate generale dei presenti; poi, riprendendo il solito tono autoritario) Fate un po’ di passaparola: ci sarà un regalino per chi dona il sangue per Slim! OK? (commenti geneerale di approvazione)

 

Altro metallaro

- Io conosco uno che per quel tipo di regalino è disposto a farsi svenare!

 

Una metallara

-          Il lo dirò al giro di mia cugina.

Altra metallara

-          Anch’io conosco un po’ di gente sempre pronta a tutto per un po’ di maria…

D.R.

- A proposito! Gli affari come sono andati oggi?

 

Tutti i presenti allungheranno dei rotolini di banconote a Don Rodrigo, commentando positivamente gli affari della giornata.

 

D.R.

- Chi ha coperto la zona di Slim?

 

Greesom (allungando un ulteriore rotolino di banconote a Don Rodrigo)

-          Io. Ecco i proventi della zona di Slim.

 

D.R. (prendendo il rotolino e posandolo accanto agli altri, sulla scrivania)

 

-          Bene! La sua percentuale la assegnerò a te, mentre a lui e alla sua girl provvederò io di tasca mia, appena sarà fuori dai casini!

 

Grida di approvazione e di plauso dei presenti: Evviva Don Rodrigo; Evviva il Capo! Bravo!)

 

D.R. (distribuendo a ciascuno degli uomini delle banconote) Tenete! E pensate alle vostre donne!!!

 

Terzo Metallaro (con evidenti atteggiamenti di macho) Certo che ci penso io alla mia donna! (abbracciando la sua ragazza) E’ vero che a te ci penso ogni notte e, a volte, anche di giorno?

 

Atre risate e ammiccamenti vari.

 

D.R.

- Andate tutti, ora! Restino solo Greesom e Stinky, con le fidanzate! (mentre si avviano, aggiungerà) E non dimenticate di passare dalla vecchia Elide. Ha una cosettina speciale per voi (tirerà su col naso, come se fosse raffreddato) Roba buona, eh!!! Perico Special!!!

 

I metallari usciranno con grida di apoteosi e hurràh per Don Rodrigo!!!!

 

X. continua…

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Atto Secondo

Scena Quinta

(Edoardo, Sergio e Linda)

 

Scena come nell’atto primo

 

 

Edoardo (a Sergio)

-         Hai capito il pellegrino!?!

Sergio

-         Eh, già! Scemo, scemo…

Linda

-         La povera Gemma ha completamente perso la testa…

Edoardo

-         Ma tu guarda se mia sorella doveva perdere la testa per uno così: più vecchio di lei di dieci anni, brutto, senza arte, né parte e con un passato a dir poco inquietante…

Sergio

-         La DIGOS ha un fascicolo a suo nome sin dal 1969, come pericoloso esponente del Movimento Studentesco…

Linda

         …senza contare che è noto alla Narcotici come consumatore di hashish e Marijhuana…

 

Edoardo

-         Ma questo sarà sufficiente alla Procura della Repubblica per avviare un procedimento a suo carico?

Sergio

-         Mmmm… In effetti ci vorrebbe qualcos’altro!!!

Linda

-         Qualcosa che attiri l’attenzione di qualche scalpitante Pubblico Ministero!!

Edoardo

-         Non ha pubblicato dei versi tratti da alcuni romanzi classici?

Sergio (in tono di scarsa considerazione)

-         Pensi a un’accusa di plagio?

Edoardo (in tono deluso)

-         No?

Linda

-         Perché non mandiamo alla Procura una lettera anonima dicendo che ha l’HIV e non ha informato Gemma?

 

Edoardo (illuminandosi)

-         Grande! Questo è un reato di lesioni colpose aggravate!

Linda

-         E nella lettera, già che ci siamo, aggiungiamo pure che i libri li ha pubblicati coi soldi della nipote!!!

Sergio

-         Perfetto! Proprio un bell’impianto accusatorio, non c’è che dire!!!

Edoardo (smorzando il suo entusiasmo)

-         Ma… e per le prove? Come facciamo? Sarà poi vero che Giorgio Salvati è sieropositivo ed ha contagiato Gemma ed il suo feto e ha rubato pure i soldi della nipote?

Linfa (rincuorandolo perfidamente)

-         Da quando in qua gli anonimi devono anche fornire le prove, nelle loro denunce?

Sergio (pensieroso)

-         Il problema in realtà è un altro!

Edoardo

-         Cioè? In fondo, senza le prove, rischiamo di fare un buco nell’acqua, non è così?

Sergio (ignorandolo)

-         No, sto pensando che con una lettera anonima, rischiamo che qualche solerte funzionario possa cestinare il tutto!!!

Linda

-         E allora?

Sergio

-         Allora partiamo con una bell’inchiesta giornalistica sul poeta maledetto (e sieropositivo) che ha messo incinta un’ignara, ingenua fanciulla della buona borghesia cittadina, tacendo sul nome di quest’ultima e mettendo solo le iniziali del mascalzone che l’ha sedotta e ingannata. Sono certo che il giorno dopo il primo articolo, o al massimo il secondo giorno, chiamerà al giornale un certo sostituto procuratore di mia conoscenza…

Linda

         -… all’inizio faremo un po’ di resistenza, appellandoci al segreto professionale…

 

Edoardo (inserendosi nel gioco)

-         Ma poi cederete, nel superiore interesse della giustizia!!!

Sergio (di rimando a Edoardo)

-         E alzi la mano chi non consideri più che una prova, le notizie diffuse dai giornali e dalla televisione!!!

Linda

-         E il buco nell’acqua lo farà l’amico Giorgio Salvati se e quando riuscirà a farsi pubblicare quattro righe di smentita in un trafiletto a fondo pagina!

Sergio (di rimando a Linda)

-         L’editore sarà contento perché venderà un po’ più di giornali…

-          

Linda

-         … e noi faremo un figurone col capo-redattore!

Edoarda

-         E avremo salvato Gemma dalle grinfie di quel losco figuro di Giorgio Salvati!!!

Sergio

-         Siamo o non siamo?

Linda

-         Certo che siamo!!!

Edoardo (con gesto appropriato)

-         Datemi un cinque, geniacci!!!

 

I tre si complimenteranno a vicenda per un po’, avviandosi verso l’uscita, mentre calerà il sipario (o le luci) per consentire il cambio di scena.

5. continua…

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Scena Quinta

(dell’Atto Secondo)

Maresciallo (all’appuntato)

Scrivi, Caciotta, scrivi! A verbale: il solido muro di omertà si frà pone (staccato, mi raccomando, staccato! Non facciamo le solite figuracce con il Comando), si frà pone, dicevo,  al corso della Giustizia! (E al barista) Descrivi all’appuntato il criminale! Almeno tu non potrai negare di averlo visto in faccia, giusto?

 

Barista

Sì che l’ho visto! Aveva una faccia normale, da bravo ragazzo, direi!

 

 

Maresciallo (in tono sarcastico)

-           Certo, come no?   Si sa che i bravi ragazzi vanno in giro ad accoltellare la gente! Nevvero Caciotta?

 

Appuntato

Sto scrivendo tutto, Marescia’!

 

Maresciallo

Come tutto? Deficiente che non sei altro!!! Devi scrivere solo le dichiarazioni a verbale del testimonio culare, qui presente, hai capito?

 

Appuntato (un po’ confuso)

Sì, signor Maresciallo!

 

Maresciallo (quasi in soliloquio)

Ah, tempi di mori e tempi di lupi, che stiamo vivendo!  Oggi nell’Arma entra chiunque! Ma ai miei tempi! (e all’appuntato) Avanti, dove sei arrivato?

 

Appuntato (leggendo diligentemente)

“Le dichiarazioni a verbale del testimonio culare qui presente”

 

Maresciallo (guardando il barista)

Ah, già! E poi……?

 

Barista

Praticamente ho già detto tutto quello che so!

 

Maresciallo ( arrabbiandosi)

Ma come tutto? Insomma: com’era vestito? Come si chiama? Dove abita? Dove se n’è scappato? Perché diavolo non l’hai fermato, invece di fartelo scappare, barista della malora??????

 

Barista (senza perdere la calma)

A Marescia’, io faccio il barista! Il gendarme lo dovete fare voi!!!!

 

Maresciallo

Silenzio! (all’appuntato) Non scrivere le ultime dichiarazioni, altrimenti mi tocca di arrestarlo! Fagli firmare il verbale e andiamo via! (di nuovo in quel tono di soliloquio di esaltazione retorica) Eppoi pretendono giustizia e sicurezza! I primi son loro a non collaborare e a mettersi dalla parte dei delinquenti! Ecco perché le cose vanno male  in Italia, dico io! (Con difficoltà porterà fuori dalla porta la sua mole non indifferente, per poi affacciarsi ancora verso l’interno,. Ammonendo l’esterrefatto barista con il dito indice sollevato) Ma non finisce qui, giovanotto! Ci rivedremo presto!

 

Barista

Io qua sto!

 

IX. Continua…

 

 

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Adesso ricordo

dove ho visto il tuo viso

incorniciato dai riccioli neri

sulla tua fronte ampia.

Forse giocavi a palla in riva al fiume

mentre i panni lavati

asciugavano al sole.

Indossavi una veste bianca

stretta ai fianchi da una cintura

con fibula nera.

Ti ballavano i seni

mentre guarrula lanciavi la palla

alle altre fanciulle

e splendevano i tuoi denti

piccoli e bianchi

sulle labbra vermiglie.

Io vigilavo, discreto,

sulla vostra incolumità.

E mi accorgo

ora

che ti serbavo in cuore

da oltre duemila  anni.

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Scena Quarta

 

( Detti, Gemma e Linda. Gemma e Linda sono due giovani studentesse di 25 anni circa; Gemma, entrando da destra, richiamerà l’attenzione del nonno, salutandolo)

 

Gemma

-         Ooooh!!! (dopo essersi avvicinata e dopo aver baciato il nonno) Finalmente ti ho trovato! Nonna ti sta cercando disperatamente e si chiede che fine abbia fatto…

D.V. (dopo avere scambiato un’occhiata d’intesa con Bruno) Sì, sì, adesso vado, ma non prima di averti presentato il prof. Salvati…

 

Giorgio (alzandosi in piedi e stringendo la mano a Gemma)

-         Piacere signorina…

Gemma (contraccambiando la stretta, resterà per un po’, come incantata, a guardare Giorgio)

-         Piacere mio…. (poi scuotendosi) E questa è la mia amica Linda…

Giorgio (stringendo la mano anche a Linda, che ricambierà il saluto con una stretta di mano e un timido sorriso)

-         Piacere, Giorgio Salvati…

D.V. (intervenendo con orgoglio e decisione, rivolto alle due ragazze)

         – Il M.llo Bruno ed io ci siamo imbattuti casualmente nel prof. Salvati che si dibatteva con un ufficio pubblico (indicherà l’ufficio anagrafe con il bastone) e siamo dovuti intervenire in sua difesa. Nevvero, Bruno?

 

M.llo Bruno (scattando sugli attenti)

         – Decisamente, signor generale!!!

 

Giorgio (in tono imbarazzato)

-         Ma io veramente… non intendevo creare alcun fastidio…

D.V.

         – Orsù, professore, non sia timido… a proposito, non ci ha ancora detto quale sia il suo problema con quella specie di nido di serpenti a sonagli (punterà ancora una volta, con gesto minaccisoso, il suo bastone verso l’ufficio anagrafe)

 

Giorgio (titubante)

-         E’ una storia un po’ lunga e… molto personale… eppoi non vorrei tediarvi…

D.V. (incoraggiandolo)

         – nessn tedio, mio caro! Eppoi noi non abbiamo fretta… (scambierà un altro sguardod’intesa con il suo attendente, come sopra)

 

M.llo Bruno

         – … a parte Donna Margherita….

 

Gemma

-         Già, è vero! Nonna è di là che ti aspetta!!

D.V. (a Gemma)

         – Di là, dove?

 

Gemma

-         A casa, naturalmente!

D.V. (di nuovo verso Bruno)

         – Visto che non abbiamo fretta: essa è al sicuro, protetta dalle mura domestiche! (quindi  alle due ragazze e poi a Giorgio) Accomodatevi dunque, così sentirete anche voi; continui professore, la prego! Si segga e parli!

 

Giorgio (schermendosi)

-         Io avrei bisogno soltanto di un modulo…

D.V. (in tono di sincero interesse)

-         Un modulo? Che modulo?

Giorgio (quasi tutto d’un fiato)

-         Dovete sapere che io avevo un fratello il quale, dalla sua compagna, ebbe una bimba, nel lontano 1968, poco prima che entrambi soccombessero nelle tristi e violente vicende di quei terribili anni…

D.V. (farfugliando e consultandosi con Bruno)

         – …mmm… sessantotto….Aiutami a ricordare, Bruno… 1947 India e Pakistan…

 

Bruno (di rimando)

-         1949 Cina e Formosa…

D.V. … 1956 …guerra delle due Coree…

 

Bruno

-         1960:Cuba e Congo Belga!

D.V.

         – 1962: indonesia e Algeria…. (tenendosi il mento con la mano destra)… 1968

 

Bruno (imitando il generale)… già 1968…

 

D.V.

         – Ah, ci sono! 1968: la guerra del Viet-Nam!!!!

 

M.llo Bruno (pur senza capire)

         – Per l’appunto: il Viet-Nam…

Giorgio (scuotendo il capo)

-         Ma quale Vietnam d’Egitto!!!

 

M.llo Bruno (intervenendo con irruenza)

         – L’Egitto, signor generale!!! La crisi del Canale di Suez!!!

 

Giorgio (c.s. in tono definitivo)

-         Sono morti durante la rivoluzione del ‘ 68! La rivoluzione dei figli dei Fiori!!!

D.V. (dopo uno sguardo perplesso, battendosi la fronte con una mano)

         – ma certo! I fiori!!! Come ho fatto a non pensarci prima!

 

M.llo (c.s.)

         – Ma era chiaro! I fiori…

 

Giorgio (in tono di triste rimembranza)

-         Eh, già! I fiori, le proteste, le illusioni, le speranze, la repressione, le molotov, i lacrimogeni; poi il risveglio, la disillusione,le spade…

D.V.

         – Ah, le spade! Morto in duello, dunque!!! Oh, perbacco, baccone!!!

(si alzerà in piedi, levandosi il cappello in segno di rispetto) Potevate dirlo subito, invece di star lì a tergiversare….

 

M.llo Bruno (con enfasi)

 

-         Volevo ben dirlo io! Per un momento ho avuto il dubbio che si trattasse della guerra dei sei fiori tra Israele e il mondo arabo…

D.V.

         – Quella è la guerra dei sei giorni del 1967, somaro!!! (e poi a Giorgio)

Orbene?

 

Giorgio

-         Mio fratello e la sua compagna, hanno lasciato un’orfanella che è vissuta con me e con mia madre, ed ora, essendo divenuta maggiorenne, deve entrare in possesso del consistente patrimonio che i genitori le hanno lasciato…

Gemma

         -Ma dove sta il problema?

 

Giorgio

-         Il cancelliere del Giudice tutelare mi ha detto che per trasmettere il patrimonio dei genitori a mia nipote, devo compilare un certo modulo che haoo soltanto in Comune: ecco perché prima bussavo a quello sportello (indica l’ufficio anagrafe)…. Se non mi danno quel modulo, a quanto pare, non posso farle avere ciò che le spetta per legge!!!

D.V (levandosi in piedi)

         – Perbacco! Questa sì che è una storia per la quale val la pena combattere!!! Considerateci a vostra disposizione per la soluzione del caso!

 

M.llo Bruno

         – Signor generale, predispongo per l’assalto immediato alla roccaforte nemica (indica l’ufficio anagrafe) o attenderemo il favore delle tenebre?

 

Gemma

-         Calma, calma, per favore! (poi rivolta a Giorgio) Non capisco davvero che razza di modulo occorra…

Giorgio

-         Ma esattamente non lo so neanche io… il cancelliere parlava di un certificato di esistenza in vita…

Gemma (c.s.)

-         Un certificato di esistenza in vita? Ma per lei o per sua nipote?

Giorgio (un po’ confuso)

-         Veramente non saprei… forse per entrambi… Oh, ma a costo di dormire tre giorni su questa panchina, lunedì voglio levarmi ogni dubbio….

 

D.V.

         – Mi lasci dire, professore, che il suo sarebbe un sacrificio inutile!!!

 

Giorgio

-         In che senso?

D.V. (rivolto al M.llo Bruno in tono di comico e amaro sarcasmo)

         – Hai sentito il nostro professore, Bruno? Vuole tornare in quel posto di lunedì (indica l’ufficio anagrafe ancora una volta) e mi chiede in che senso?

 

M.llo Bruno (assecondando il suo capo)

         – Mai sentito niente di più comico, per dindirindina!!!

 

Giorgio (a Gemma e a Linda)

-         Ma cosa ho detto di tanto comico?

Linda (ai due anziani che continuano a sbellicarsi dalle risate)

-         Beh, in effetti, ha detto soltanto che vuol tornare di lunedì!!!

D.V. (c.s.)

         – Ah, certo, di lunedì! (tornando serio) Ma lei lo sa cos’è un lunedì negli uffici pubblici?

 

M.llo Bruno (facendo eco al suo padrone)

         – Eh, già! Lo sa?

 

Giorgio

-         Perché, cos’ha di speciale un lunedì?

D.V.

– Appunto, niente di speciale! Esattamente come gli altri giorni! Ha visto anche lei quanto si lavora gli altri giorni in quel posto (col solito gesto punterà il bastone contro l’ufficio anagrafe).

Giorgio (c.s.)

- Ma, e quindi?

 

D.V

    – Quindi lunedì ci sarà tempo e spazio solo per gli avvenimenti sportivi, martedì ci sarebbe un’assenza per malattia; mercoledì uno sciopero; uno scambio di consegne l’altro giorno; un’altra assenza per ragioni di famiglia il venerdì e lei si ritroverebbe qui, dopo un’altra settimana , ancora e sempre a bocca asciutta, senza modulo e senza speranze! Proprio come oggi! Ma poi, mi scusi, non sono forse 18 anni che lei aspettava questo momento?

 

Giorgio (sempre più confuso e demoralizzato)

-         Beh, sì, giorno più, giorno meno…

Gemma

-         Sì ma a me continua a non convincere affatto questa storia del certificato di esistenza in vita! Sa, io sono praticante Notaio e potrei chiedere al mio capo, che saprà di certo il da farsi, in casi come questo…

Girogio (schermendosi)

-         Ma non vorrei darvi troppe noie…

Gemma

-         Naturalmente il mio aiuto è completamente disinteressato!

Giorgio

-         Davvero signorina? Ma tutti questi fastidi perché? No, no, non voglio, lasciamo stare…

D.V. (con orgoglio)

         – Si vede che nelle vene di mia nipote scorre il mio stesso sangue!!!! Noi siamo sempre dalla parte dei deboli, caro professore! Quindi ci lasci fare e vedrà che tutto di risolverà per il meglio!

 

Escono tutti

Fine Primo Atto

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ATTO SECONDO

SCENA QUARTA

 (Il barista, il Maresciallo e un appuntato della Pubblica Sicurezza; alcuni avventori che sono sopraggiunti  nel bar a curiosare. Sia il maresciallo che l’appuntato sono in divisa ed hanno un accento marcatamente meridionale; il maresciallo è un ciccione più largo che alto, mentre l’appuntato, di più giovane età, è uno smilzo.)

 

 

1° Avv. (affacciandosi, rivolto al barista)

Egidio, ma cos’è tutto questo via vai di trambusto?

 

Barista

E’ che certa gente starebbe meglio dietro le sbarre, invece di andarsene liberi di dar fastidio! Anche se stavolta (indica la pozza di sangue) gli è andata male, gli è andata a ‘sti impuniti di metallari!

 

In tal frangente si udrà la voce del Maresciallo che, grasso com’è, non riesce ad entrare nel bar, vuoi per la mole, vuoi perché la soglia è occupata in parte dall’avventore.

 

Maresciallo (entrerà con la pistola in pugno, praticamente sospingendo il povero e sprovveduto avventore all’interno del locale e subito seguito dall’appuntato)

Tutti fermi e con le mani in alto! Sappiamo che c’è quasi scappato il morto…….

 

Primo Avventore ( da dietro il bancone, alzando le mani, imitato dal barista)

Mi sa che qui è già scappato l’assassino, più che il morto!

 

Maresciallo (puntando la pistola allo spaventato avventore)

E tu chi sei? Avanti, ti conviene confessare! (poi rivolto all’appuntato) Tu siediti, Caciotta, e stendi il verbale!

 

Appuntato (sedendosi e prendendo  taccuino  e penna dagli alti stivali)

Subito, marescia’(poi rivolto all’avventore) Così lei ha deciso di confessare! Nome e cognome e come si chiama, prima di tutto!

 

1° Avv. (abbassando le mani, in tono spaventato e arrabbiato nel contempo)

Ma quale confessa d’Egitto! Io sono appena entrato nel bar! Egidio, diglielo tu, per piacere! (Poi rivolto ad alcuni altri avventori che si saranno situati presso all’ingresso e che annuiranno con un brusio di assenso alle parole dell’avventore) E’ vero o no che noi si stava tutti là fuori?

 

Egidio(in tono di scherno, rivolto al maresciallo)

L’assassino è scappato da quella parte e se voi gli andaste dietro forse avreste ancora qualche possibilità, anzi ( rivolgendosi all’appuntato) lei avrebbe qualche possibilità di acciuffarlo!

 

Maresciallo (in tono minaccioso)

Come osi, barista? Vuoi insegnarmi a fare il mio lavoro? Non lo sai che per quello che hai detto potrei anche arrestarti per oltraggio a Pubblico Ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni?

 

 

Barista

Buonanotte! Adesso il colpevole sarei io!!!

 

1° Avv.

Oh Egidio! Ma cosa vuoi che rincorra, con quella panza?!?

 

( Risate degli altri avventori)

 

Maresciallo (agli avventori)

Silenzio, voi! O faccio sgombrare l’aula!  (E al barista)

E tu parla e racconta esattamente quello che sai! (All’appuntato) Caciotta, stai sempre scrivendo?

 

Appuntato

Sì , Marescia!

 

Barista

Io ero là dentro (indica la tenda dietro al bancone); quando ho sentito un gran baccano. Sono uscito e ho visto un tizio per terra,      proprio dove vedete quel disegno (indica al Maresciallo la sagoma disegnata col gesso dai due barellieri);  il tizio, dicevo, rantolava in terra per il dolore, mentre un altro si metteva le mani sul viso, come per disperazione; quando ho detto che avrei chiamato il 113 sono scappati tutti di gran carriera, a cominciare dal feritore o dall’assassino come l’ha chiamato lei, e a seguire tutti i suoi compari metallari, esclusa la moglie o la fidanzata, io non so bene, che invece è andata via coi barellieri in ambulanza. Tutto qui.

 

2° Avventore (con gesti eloquenti delle braccia)

Ben gli sta a ‘sti impuniti di metallari!

 

3° Avventore (c.s.)

Son sempre in giro a minacciare, a provocare guai e perfino a spacciare!

 

2° Avventore (al Maresciallo)

Ma perché non li arrestate tutti quanti d’una buona volta?!?

 

Maresciallo (agli avventori)

Silenzio, vi ho detto!!! O arresto tutti voi! Qui le domande le faccio io, è chiaro? Cosa sapete voialtri dell’assassino?

 

1° Avventore

Ci risiamo! Io ho già detto che non so niente!!! (si avvia all’uscita)

 

 

3° Avventore (anche lui, facendo per uscire)

Eh ti pareva! Una volta che qualcuno fa un po’ di giustizia, lo vogliono pure arrestare! Invece di dargli un premio……

 

2° Avventore (c.s.)

Qui in Italia è sempre lo stesso! Gli onesti subiscono e i delinquenti son protetti dalla legge!

 

(Tutti gli avventori escono)

8. continua…

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Adesso spero che i nostri amici Inglesi (anche per rispetto della memoria della povera Jo Cox, barbaramente uccisa dagli antieuropeisti nazisti) ci ripensino e rientrino nella compagine europea.

Ma in attesa che ciò accada (se mai avverrà) chiedo che si serrino i ranghi ed i Paesi Europei più volenterosi e forti, costituiscano finalmente una Europa politicamente più forte e credibile.

E’ giunta l’ora di lasciare da parte gli egoismi ed i sogni atavici di grandezza (se andiamo indietro nel tempo tutti abbiamo titolo per vantarne: Roma con l’Impero Roma, Vienna con gli Asburgici, e non solo i Francesi con Napoleone).

Adesso è il momento di rilanciare l’idea originaria di Europa, quella dei padri costituenti. Spero che la Francia e la Germania (parlo dei Paesi più forti e più intrappolati nell’illusione di una grandezza individuale che poco vale di fronte alle sfide globali di questo millennio e contro i suoi giganti emergenti (Cina, India, Brasile e non solo) e contro i giganti di sempre (USA e Russia in testa).

Insomma è giunta l’ora di capire che la cessione di porzioni di sovranità all’Unione Europea non solo è conveniente ma è è necessaria per creare un’Europa finalmente credibile e competitiva in tutti campi e in tutti i sensi.

Avanti, dunque, con o senza Londra!

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Confesso che sino a giovedì 16 giugno seguivo il dibattito sulla Brexit in maniera compassata, quasi indifferente.

“Sono affari interni” pensavo tra me e me.

Insomma, attendevo il 23 giugno senza prendere posizione, accettando l’esito del referendum per quello che sarebbe stato.

Anche ripensando ai pochi articoli apparsi sull’argomento in questo blog,  mi rendo conto che in fondo ho sempre pensato che gli Inglesi (un po’ meno gli Scozzesi e i nord-irlandesi) fossero dentro l’Unione Europea senza convinzione, con la testa sulle grandi questioni atlantiche e i piedi nel Mediterraneo, ma soltanto per controllarci da vicino, godendo soltanto dei vantaggi economici del grande mercato unico europeo.

Ma dopo la barbara uccisione della parlamentare laburista Helen Joanne “Jo” Cox ho cambiato idea.

Adesso sento che ormai l’Inghilterra (ma il discorso va esteso a tutta la   Gran Bretagna) è parte indissolubile dell’Unione Europea.

Adesso aspetto con ansia l’esito del referendum del 23 giugno prossimo.

Adesso so che se  la morte di Jo Cox farà pendere la bilancia sul “no” alla Brexit (e quindi sulla permanenza del Regno Unito nell’UE),  la valorosa e passionale parlamentare laburista non sarà morta invano.

Anche per lei continuerò ad essere un convinto europeista.

Ma d’ora in poi considererò la Gran Bretagna parte integrante e vera della nostra Unione Europea.

Stiamo uniti, fratelli europei. Riconosciamoci nelle nostre comuni radici cristiane. Senza odio e senza razzismo, ma con una nostra identità ben precisa e delineata.

Sarà più facile confrontarci con chi viene da fuori e professa un altro credo religioso se noi riscopriamo la nostra spiritualità. Io non ho paura dei Musulmani, dei Buddhisti, degli Hindù o dei Giudei, anche se come Cristiano (e Cattolico nella fattispecie) resto saldo nelle mie convinzioni, attaccato alle mie radici.

Stiamo uniti, per fronteggiare i rigurgiti neo-nazisti, che portano all’odio, all’intolleranza, alla violenza.

Stiamo uniti per fronteggiare ogni tipo di fanatismo e non permettiamo che l’inestinguibile sete di spiritualità che affligge l’uomo sin dai primordi della civiltà, sia riempita con oscuri misteri, con vacue ciarlatanerie e magie vaganti, o con false e superficiali  convinzioni di natura esoterica.

Al di là di ogni convinzione religiosa (io non so e non voglio sapere niente sulla religiosità della parlamentare uccisa; la fede resta comunque una cosa personale) Jo Cox è stato un esempio di serietà e impegno nella politica e nel sociale. Un esempio da seguire da parte di tutti gli europei.

Il tempo ci dirà se Jo Cox ha contribuito con il suo sangue innocente a costruire una Europa più unita  e solidale. E se nel grande libro della nostra Europa avrà il riconoscimento che merita di avere.

Una cosa però è certa: Jo Cox occuperà per sempre un posto importante nel mio cuore.

Grazie Jo, per ciò che sei stata e per l’esempio che hai saputo dare, mentre eri in vita, con il tuo impegno in favore dei più deboli e degli emarginati.

La folle mano che voleva sopprimere le tue idee non ha fatto altro che mettere le  ali a quelle stesse idee, che ora volano, libere, nelle menti più sensibili e mature della tua Gran Bretagna e della nostra Europa.

Ennesima dimostrazione di quanto sia inutile e stolta ogni forma di violenza.

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Primo giovane  (rivolto al generale con una sigaretta in mano)

 

-         Nonno, hai mica del fuoco, per piacere?

 

D.V. (con fare minaccioso)

 

-         Se non sparisci subito, il fuoco te lo appicco a quella capigliatura da cavallo pazzo! E non prenderti certe confidenze con me, chiaro?

 

Primo giovane (ritraendosi spaventato)

 

-         Ehi, ma che maniere!!! Io volevo solo un fiammifero…

 

Giorgio (Sempre più imbarazzato, estraendo il suo accendino dalla tasca e porgendolo a uno dei due giovani)

 

-         Ecco, tieni! Accendi pure!

 

Secondo giovane (accendendo a sua volta e restituendo l’accendino, ma guardando di traverso il generale)

 

-         Grazie tante!

(i due giovani si allontanano, rivolgendo sguardi minacciosi al che generale che li ignorerà beatamente)

 

 

 

D.V.

- Ma ditemi un po’ voi se l’Italia può progredire con giovani di questa tacca! Sporchi e trasandati oggi, scansafatiche e sindacalisti domani (indica ancora con il bastone lo sportello dell’ufficio Anagrafe)

 

Giorgio      

-         Beh, magari alle volte, l’apparenza inganna…

D.V.

- Nient’affatto, caro lei! La forma, invece, ha la sua fondamentale importanza! Nevvero Bruno?

 

 

Bruno

-         Signorsì, signor generale! Altro che! “Est modus in rebus!”

Giorgio

-         Più che alla forma, io bado alla sostanza! Eppoi mi sforzo di capire perché i giovani si vestono e si comportano in un certo modo: c’è sempre una motivazione profonda…

D.V. (alterandosi)

- Ma quali motivi e motivazioni!? Questi giovani hanno tutto e vogliono sempre di più: soldi, successo nella vita, carriera assicurata e Dio sa che altro ancora!

Subito, dico, e senza fare alcun sacrificio!!! Eccole qua le sue motivazioni profonde, caro lei!!!

 

Giorgio (sempre in tono compassato)

-         I giovani, in fondo, sono soltanto il risultato del sistema sociale. Ecco: i giovani sono un prodotto, un risultato storico e sociale che discende da profondi e complessi processi di cui è difficile ricostruire il percorso…

D.V.

- Eh, ma come li difende !!! Ma lei non sarà mica uno di quei sociologi che ogni giorno sproloquiano in televisione a favore dei giovani?

 

(Di Vittorio ridono della battuta)

 

Giorgio (restando serio)

-         No, no! Anzi, se dipendesse da me, alla TV, si vedrebbero ben altre cose! Io sono soltanto un insegnante che lavora coi giovani e che cerca di capirli!

 

D.V. (in tono gioviale)

- Ah, bene! Un insegnante! E cosa insegna di grazia?

 

Fine terza scena.

Continua…

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 (Slim, Anna, il Barista, due barellieri)

Si ode una sirena di ambulanza avvicinarsi sempre più.

1° Barelliere (entrando di corsa e trafelato dalla porta di destra)

E’ qui il ferito?

 

Anna (ancora inginocchiata sul corpo di Slim)

Sì presto è qui!

 

2° Barelliere (è entrato di seguito al primo, con la barella in mano a mo’ di borsa, in tono alquanto brusco)

Si scosti, signorina , che è di intralcio!

 

1° Barelliere (tracciando con il gesso la sagoma di Slim e un cerchio sulla posizione del coltello, rivolto al barista)

Cos’è stato?

 

Barista

Una rissa tra avventori.

 

1° Barelliere (sempre al barista)

Il maresciallo vi raccomanda di non toccar niente per nessun motivo!

 

Barista (allargando le braccia)

-           E chi si muove!

 

Anna (in tono apprensivo, mentre i due sistemano il ferito nella barella)

State attenti, fate piano!

 

2° Barelliere ( ad Anna, notando la ferita sul petto coperto di sangue)

Un bello sbercio, eh!

 

Anna (ai due barellieri che si accingono ad uscire)

Posso venire anch’io?

 

2° Barelliere (titubando)

Ma ….  Veramente

 

Anna (al 1° Barelliere)

Vi prego, avete visto com’è grave! Eppoi son l’unica parente……(entrano gli avventori)

 

1° Barelliere (al Barista)

Dica al Maresciallo che è venuta con noi al Pronto Soccorso del Gemelli!

 

Barista (in tono rassegnato)

Va be’……

 

(I due barellieri e la ragazza escono di scena dalla stessa porta di destra.

7. continua…

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(Renzo , il barista e un gruppo di metallari con le rispettive donne)

Renzo (sbattendo il boccale dopo averlo svuotato in un  lungo sorso)

-          Barman, un’altra birra!

Barista (sporgendosi dalla tenda)

-          Desidera signore?

Renzo (mostrando il boccale vuoto)

-          Un’altra di queste!

Barista (prima di rientrare all’interno della tenda)

-          Gliela porto subito.

 

Mentre il barista sparisce dietro la tenda entra nel locale un folto gruppo di metallari, per metà uomini (tra i quali Greesom e Slim) e per metà donne. Sono vestiti in maniera pittoresca da metallari. Il loro ingresso, pur rumoroso, lascia indifferente Renzo che, pur tuttavia, attirerà l’attenzione delle ragazze.  Sposteranno rumorosamente tavolini e siederanno sugli sgabelli.

 

Slim (battendo col pugno sul tavolo)

-          Oste della malora, dove ti sei cacciato?

 

Risate e confusione della cricca.

 

Barista (uscendo dalla tenda con il boccale di birra per Renzo)

-          Sono subito da lor signori!

Greesom

-          Avete sentito compari? Vi ha chiamato “ lor signori”!!! Questo sì che è un locale per bene!!!

-

Altre risate generali e schiamazzi.

 

Barista (avvicinandosi con carta e penna)

-          Cosa vi porto da bere?

Terzo Metallaro

-          Così va meglio amico! Portaci un ettolitro di birra nei boccali più grandi che hai!

 

Barista (dopo aver preso nota)

-          E le signorine?

Quarto metallaro (facendogli il verso ma rivolto alle ragazze)

-          Cosa gradiscono lor signorine?

 

Risate sguaiatissime come sopra

 

Anna

-          Io voglio dell’wiskey and cola!

Marta

-          Per me gin and tonic!

Terza ragazza

-          Anche per me!

Quarta ragazza

-          A me invece come Anna!

Greesom

-          Fa una cosa, amico! Insieme alle birre portas due bottiglie, una di gin e una di Wiskey, con lattine di Coca e di Acqua tonica in quantità! Dopo di che farai bene a levarti dai piedi per un po’, intesi?

Il barista dopo avere annuito, sempre scrivendo a capo chino, si dirigerà verso la tenda.

 

Slim (mentre il barista infila la tenda)

-          E vedi di non annacquare i liquori che “lor signorine” sono di palato fine!

-

Ancora risate c.s.

 

Mentre il barista è dentro i metallari si daranno da fare per armare un joint di marihuana e se lo passeranno dall’uno all’altra, creando sbuffi di fumo intensi e odorosi. Il barista sopraggiungerà con un vassoio colmo di bevando accolto da grida di giubilo.

 

Renzo (facendo un cenno al barista con il boccale vuoto, come sopra)

-          Ancora una!!!

 

Il barista farà ritorno poco dopo con il boccale di birra richiesto da Renzo.

 

Marta (rivolgendosi al barista)

-          Dove si va a smaltire, buonuomo?

 

Barista (indicandole la porticina accanto al tavolino di Renzo)

-          In quella porta c’è il W.C.

 

Marta si recherà alla Toilette facendo di tutto per farsi notare da Renzo che non sembrerà darsi gran cura della vistosa ragazza. Nel frattempo i suoi compari continueranno a sghignazzare, fumando e bevendo rumorosamente.

 

 

Marta (rientrando dalla toilette c.s., con uno sguardo d’intesa con le amiche, indicando Renzo, che indifferente sarà ancora assorto nei suoi pensieri)

-          Non male, quel bono là in fondo!

Anna (con accento di invidia)

-          Ma se no ti ha degnata di uno sguardo!!!

Marta (in tono piccato e di sfida)

-          Non è vero! Non solo mi ha seguita fisso con lo sguardo, ma mi ha persino sorriso se proprio lo vuoi sapere!!!

Terza ragazza

-          Però!!! Sembrava tanto un musone e invece…

Quarta ragazza

-          L’apparenza inganna davvero, a quanto pare.

 

Slim (alzandosi in tono seccato, con un attacco di gelosia, dirigendosi minaccioso verso di Renzo)

-          Adesso gli insegno io a non dare fastidio alle ragazze degli altri!!!

Marta (pentendosi delle sue millanterie)

-          Ma no Slim! Guarda che scherzavo…

 

Slim (dando vista di non sentire il richiamo di Marta)

-          Ehi, tu, manichino! Mi spieghi che cos’hai da guardare nella mia ragazza!???

 

Renzo (senza scomporsi più di tanto)

-          Con chi ce l’hai, amico?

Slim (sempre più minaccioso)

-          Con tuo nonno, babbeo! Qua dentro ci sei solo tu!!!

 

Gli altri uomini rideranno, mentre le donne, resesi conto del pasticcio, cercheranno di calmare Slim.

 

Marta

-          Ti ho già detto che scherzavo, Slim, per favore…

Anna

-          Hai sentito, Slim? Non è vero niente… Dai, molla!!!!

Renzo (alzandosi in piedi e mettendosi in posizione di difesa contro il minaccioso Slim)

-          Dai retta alle  tue amiche, ragazzo,  che non è giorno!!!

Slim (facendo scattare la lama di un coltello che avrà estratto dai pantaloni)

-          Tu scherzi col fuoco, uomo!

Renzo (con un balzo improvviso si avventa su Slim, afferrandolo con forza inaspettata al braccio che stringe il coltello)

-          Non mi fai mica paura, scavezzacollo!

-

Seguirà una concitata colluttazione al termine della quale Slim si accascerà colpito dal suo stesso coltello!

 

Marta (accorsa per chinarsi su Slim, rivoltandolo si accorge della gravità della ferita e si rivolge a Renzo in lacrime)

-          Disgraziato! Me l’hai ammazzato!!!

Renzo (in modo confuso, riacquistando un po’ di sangue freddo)

-          Io non volevo… E’ stata una disgrazia…E’ stato lui a provocare…

Barista (uscendo trafelato dalla tenda)

-          Cosa è questo grande trambusto???

Marta (indicando Renzo in tono di accusa e poi rivolgendosi a Slim in lacrime)

-          E’ stato! Me l’ha ammazzato…Slim… ti prego…parlami

Renzo (rivolto al barista)

-          Non è vero, io non ho colpe. Il coltello è il suo e mi sono soltanto difeso…

Barista (in tono sbrigativo e preoccupato)

-          Io chiamo direttamente il 113. Vi spiegherete con loro…Non voglio rogne per causa vostra.

 

Renzo a questo punto abbandona di corsa il locale.

 

 

 

Greesom (rivolto ai compari e poi a Marta, ancora china su Slim)

-          Squagliamocela anche noi! Qui fra un po’ farà parecchio caldo! Tu Marta facci sapere .OK?

Marta (sempre tra i singhiozzi)

-          Sì, voi andate. Mi farò viva io! Dai, Slim, dì qualcosa…

 

I metallari usciranno di corsa mentre il barista al telefono chiama il 113.

 

Barista (in tono concitato)

-          Presto! Al Bar di Egidio, in via Del Monastero 12. C’è stata una rissa e forse c’è scappato il morto! Fate presto. (pausa) Io sono Egidio, il titolare. Vi racconterò tutto dopo, adesso fate presto!

6. continua…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Si parla molto, mentre i due schieramenti affilano le armi aspettando la fatidica data del referendum di ottobre, della riforma costituzionale Boschi, approvata in via definitiva dal parlamento il 12 aprile 2016, dopo un iter lungo a faticoso. Come dispone l’art. 138 della nostra Costituzione, però, tale fatica potrebbe rivelarsi simile a quella mitologica di Sìsifo, qualora ad ottobre vincesse lo schieramento dei contrari alla riforma.

I pro e i contro.

Gli argomenti più  favorevoli alla riforma mettono in evidenza soprattutto due vantaggi: i risparmi e la maggiore  velocità decisionale del nuovo organigramma di potere (concentrato sul binomio  Camera – Governo).

Lo schieramento  contrario risponde contestando l’effettivo risparmio ed evidenziando che l’accorciamento dei tempi decisionali andrebbe a discapito della democrazia.

Naturalmente ci sono altri profili che non andrebbero trascurati. Ad esempio è importante notare che la riforma sopprime il tavolo paritetico Stato-Regioni. Anche questo costituisce un argomento a due facce: per i detrattori della riforma, un ulteriore colpo basso alla democrazia; per i sostenitori una  ulteriore semplificazione dei processi decisionali.

Ma chi ha ragione?

Come al solito, in politica, non è facile trovare chi abbia ragione.

Se ascoltassimo un dibattito con animo semplice ci troveremmo a dover dare ragione ad entrambi gli schieramenti, rischiando di fare la fine dell’asino di Buridano.

Un mio vecchio amico mi disse una volta che quando si parla di riforme, in politica, per formarsi un’idea corretta del problema, occorre chiedersi quali interessi economici si celino dietro le scelte politiche (dietro ogni scelta politica, infatti, chiosava il mio amico, c’è sempre un interesse economico).

Ma allora qual’è l’interesse economico che dà impulso alla riforma costituzionale Boschi? E tale interesse economico va a vantaggio dei cittadini oppure no?

Provo a rispondere alla prima domanda (e poi anche alla seconda).

Il neo presidente della Confindustria, massima espressione del ceto imprenditoriale italiano, ha già dichiarato che voterà “sì”. Quindi la riforma costituzionale corrisponde ad un interesse economico della grande industria italiana.

Se seguissi fino in fondo l’insegnamento di quel mio vecchio amico, adesso dovrei dire che se la riforma piace alla Confindustria non piace a me. Ma quel mio amico divideva il mondo in due classi contrapposte; quindi per lui il ragionamento era più semplice (forse ai suoi tempi era giusto così, ma oggi, che il mondo è più complesso di ieri, direi che tale risposta sarebbe semplicistica).

Sicuramente la riforma piace anche ai cc.dd. poteri forti (qualcuno li chiama occulti); io li chiamo con il loro vero nome: i poteri finanziari;  si tratta di una oligarchia di potenti che muovono miliardi di dollari e di euro su e giù per i percorsi ottici che avvolgono il pianeta; questi poteri  per loro stessa natura, amano la velocità, il verticismo e il danaro, e mal sopportano i vecchi  riti della democrazia, i dibattiti complessi e gli idealismi degli  utopisti fuori moda e senza tempo (ex sessantottini non pentiti; intellettuali senza maschera e senza padrone; keynesiani della prima ora e neo- antiliberisti; sardisti azionisti;  no-globals,  new wavers di varia estrazione e, ultimamente, i neo-evangelici di Santa Marta, con papa Francesco in testa).

Questi poteri finanziari, insieme alle multinazionali, con cui vivono una simbiosi parassitaria, hanno fagocitato, globalizzandoli in un abbraccio mortale, i vecchi modelli statali e in certe aree geografiche sono un tutt’uno con apparati politici di natura teocratica o con oligarchie politiche che non hanno mai visto la luce della democrazia.

L’unico argine possibile a questo straripante potere finanziario è la fragile e residua frontiera del libero pensiero euro-americano (o ciò che ne rimane) al tramonto dei movimenti di emancipazione intellettuale post-capitalistici, nel tenue crepuscolo delle logore  democrazie che, bene o male, ne hanno garantito la sopravvivenza.

Ed ora cerchiamo di dare una risposta almeno alla seconda domanda. Ma l’ interesse di questi potentati economico-finanziari,  che tanto sembrano amare la riforma costituzionale Boschi,  coincide o contrasta con l’interesse  dei cittadini oppure no?

In maniera poco riguardosa mi viene da dire che ai cittadini, in realtà, di questa riforma non gliene frega un beato piffero. O meglio, li riguarda e  interessa loro nella misura in cui essa riuscirà a garantire quel minimo di benessere sociale ai vecchi ed a creare un ragionevole numero di posti di lavoro per i giovani. Tutto il resto è noia, o quasi.

Piaccia o no, lo stato sociale  (non solo in Italia, per quel che esso vale), è finanziato da quei famigerati e non più tanto occulti poteri finanziari di cui si è scritto dianzi. E con quei poteri toccherà fare i conti agli stati, ed ai suoi cittadini, che ormai dai loro soldi totalmente dipendono.

Certamente con loro  potremmo trattare ed ottenere risultati più vantaggiosi,  se negli scranni del potere romano (per non parlare di quelli di Bruxelles e di Cagliari), non sedessero degli scalda poltrone,   maliziosi e incapaci, organizzati in partiti e movimenti autoreferenziali che, arroccati nelle cittadelle del potere, hanno perso ogni contatto con la realtà.

Se è vero che nel lungo periodo saremo tutti morti, spero che il breve duri quel tanto da consentirmi di vedere chi vincerà le sfide che ci attendono; ad iniziare da quella di ottobre, sul referendum costituzionale Boschi (anche se quelle successive sono assai più importanti: il futuro dell’Unione Europea, ad esempio, che passa anch’esso attraverso un referendum, cioè quello Brexit del 23 giugno; oppure quella dei flussi migratori: braccia che arrivano, cervelli che fuggono; o magari quella di dotare il mondo di un forte governo mondiale capace di arginare il potere della finanza globalizzata, ed il pericolo rappresentato da nuovi ducetti, senza stivali ma con trucco e parrucco, che si affacciano minacciosamente alla ribalta politica di quello che rimane delle nostre logore democrazie popolari).

Insomma, chi vivrà, vedrà!

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Uno dei cartoni animati che mi è rimasto impresso, tra quelli che guardavo con le mie figlie quando erano piccole (da ragazzo esistevano i giornaletti; ma in casa mia quelli di Topolino non circolavano tra i miei fratelli più grandi; e neppure tra quelli più piccoli), è quello di  Topolino apprendista stregone.

Stava all’interno del film di Walt Disney “Fantasia“; una pellicola eccezionale anche per le musiche. E’ incredibile come il grande Walt (che da giovane non apprezzavo per una serie di pregiudizi di cui scriverò in un’altra occasione) abbia realizzato sempre dei cartoni animati, ricalcando dei personaggi che si rispecchiano totalmente nella vita di ogni giorno. Basti pensare all’ingenuo Pippo (il mio preferito), allo sfortunato Paperino, all’avido Paperone, al fortunato Gastone, alla dolce nonna Papera e a tanti altri.

Il mondo che ci circonda è pieno anche di apprendisti stregoni.

Uno di loro  secondo me è il primo ministro britannico Cameron. Ha mosso mari e monti con la storia dell’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna ed ora scopre che i meccanismi che ha attivato gli sono sfuggiti di mano. Ed al referendum del 23 giugno sta chiedendo ai suoi concittadini di votare per la loro permanenza nell’Unione Europea. Chissà come andrà finire…

 Una delle prime cose che ho imparato da mio padre, quando in estate, controvoglia, mi toccava di seguirlo nella sua bottega di artigiano orologiaio specializzato,  era di non provare mai a smontare il movimento di un orologio se prima non lo si era studiato alla perfezione. E raccomandava sempre i suoi praticanti di diffidare degli orologi cronografi e dei pendoli, i più difficili in assoluto.

Peccato che non tutti abbiano imparato quella lezione.

Poi io, con la sua benedizione, mi sono dedicato a tutt’altro.

La prima cosa che mi insegnò l’avvocato presso il cui studio legale  iniziai la mia pratica forense (ahimè molti decenni or sono), fu che gli avvocati sono degli artigiani. Ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti.  Ed ho trasferito nella professione forense certi principii che ho appreso nella scuola di mio padre (come, ad esempio, quello di non assumere mai un incarico che non si è in grado di svolgere appieno). Certi principii sono davvero universali.

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SCENA QUINTA

 (Renzo, Lucia e il barista)

(Una Birreria o Pub di stile moderno ma con l’arredamento in legno rustico. Al centro, ma in fondo, il bancone di mescita e dietro al bancone una tenda celerà la porta che conduce alla cucina personale del barista. Sul davanti alcuni tavoli con banchi in legno. Ai lati i tavoli si fanno più piccoli, sempre in legno ma con sgabellini per due/quattro persone.

A destra del pubblico, come al solito, la porta che immette in scena. A sinistra, invece, una porta più piccola, con la scritta “ W.C.”

Renzo e Lucia son seduti in un tavolino sulla sinistra. Renzo è vestito come nell’atto primo e occupa il seggiolino di fronte al pubblico. Anche Lucia è vestita come nell’atto precedente, ma è seduta di spalle. Sul tavolino ci sono due boccali grandi di birra, di cui uno pieno a metà e, davanti a Lucia, una tazza da thè con piattino.)

 

Renzo

Quindi tu sapevi tutto?

 

Lucia (assentendo con il capo)

Sì.

 

Renzo (un poco alterato)

E non mi hai detto mai niente?

 

Lucia (in tono mesto)

Sai, per paura che tu facessi uno sproposito. Avrai notato come io abbia insistito con te, ultimamente, per accelerare la data delle nozze. Magari avrai anche pensato che ero una sfacciata…………

..

 

Renzo (battendo un pugno sul tavolo)

 

Ah, birbone di un Don Rodrigo. Ma stavolta pagherà per tutte, pagherà! E si che lo faccio lo sproposito…….

 

Lucia (posandogli una mano sul pugno che giace su tavolo, in tono supplichevole)

No, Renzo, ti prego! Non farlo, in nome del nostro amore….

 

Renzo (in tono di rimprovero)

E chi altri sapeva?

 

Lucia

Mia madre. Mia madre e il buon Fra Cristoforo al quale gli confidai tutto nel segreto del Confessionale e che mi ha promesso di interessarsene…….

 

Renzo (in tono di scherno e di minaccia)

Hai ben visto anche tu quali risultati abbia prodotto il suo interessamento. Ma lo so io che ci vuole con certa gentaglia, dato che non c’è più giustizia per noi poveri……….

 

Lucia (c.s.)

Ti prego, Renzo, non  parlare  così, perché io non sto tranquilla……..

 

Renzo

Già! E a me tu non ci pensi? Come vuoi che io stia tranquillo, quando mi sento lo zimbello della situazione? E perché? Perché lui ha i  soldi crede di potermi sottomettere al suo volere?

Lucia (in tono di affettuoso rimprovero)

Ma tu hai il mio amore! Non dubitarne! Sappi che nemmeno cento Don Rodrigo, mille volte  più ricchi e potenti potrebbero scalfire il mio amore per te!!!

 

Renzo (prendendole la mano e con intensità)

Se tu mi ami davvero, io so cosa fare, per fregare tutti quanti, Don Rodrigo, Don Abbondio, Metallari e compagnia cantante!

 

Lucia (titubante)

Parla allora………..

 

Renzo

-           Andiamocene a vivere insieme. La casa è pronta, i mobili sono arrivati,       gli allacci di acqua e luce me li hanno promessi a giorni …se non dubiti del mio amore, com’io non dubito del tuo, cosa aspettiamo???

 

Lucia ( rattristandosi)

Renzo, Dio sa quanto io ti ami e quanto ti desideri (…..pausa) …..con tutta l’anima e con tutto il corpo io ti desidero, mio Renzo (arrossisce) ma proprio a causa di questo mio profondo e sincero sentimento che io voglio coronare il mio amore nella maniera giusta, con le giuste regole………..

 

Renzo (impulsivamente)

Se è il pezzo di carta che vuoi, potremmo benissimo sposarci in Comune……

 

Lucia (singhiozzando)

No, Renzo! Tu non hai capito niente! Sposarcsi in Chiesa, davanti a Dio, non è un pezzo di carta! Come puoi aver pensato una cosa del genere? (si alza e scappa via)

 

Renzo (tentando vanamente di trattenerla)

Lucia, aspetta! Cerca di capire……(e poi rimettendosi a sedere, in tono sconfortato)

Oh, al diavolo tutti quanti!

5. continua…

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SCENA QUARTA

 (Detti e Lucia)

 

Lucia (si ode dall’esterno bussare,  e come si schiude l’uscio, avanzerà Lucia con un pacco in mano. E’ vestita in modo semplice ma elegante allo stesso tempo )

E’ permesso?

 

Perpetua (divincolandosi, allegra e giuliva)

Avanti, avanti Lucia, ti ho riconosciuta dalla voce! Entra pure! C’è anche Renzo.

 

Lucia (vedendo Renzo)

Ciao Renzo, sei qui da tanto?  (e rivolgendosi anche a Perpetua) Ho fatto un po’ tardi con mia mamma che ha insistito affinchè   portassi al sig. curato questi dolci, con tanti saluti anche a Voi (porge il pacco a Perpetua)

 

Perpetua (prendendo il pacco con un sorriso)

Grazie, Lucia! Quella santa donna di tua mamma! Non doveva prendersi alcun fastidio.

 

Lucia ( a Renzo, notando il suo aspetto corrucciato, prendendogli una mano nelle sue)

Amore, c’è qualcosa che non va?

 

Renzo (in tono cupo)

Va tutto a ramengo, va! Poi ti dirò…..(e rivolto a Perpetua che nel frattempo si sara avvicinata alla porta che immette nella casa) Quanto al curato, salutatelo da parte mia e fategli sapere che se occorre essere birboni, per ottenere ragione, allora anch’io saprò fare la mia parte………

 

Perpetua (a Lucia, con cui si scambiano un rapido sguardo d’intesa)

Convincilo tu, Lucia, a non fare pazzie! E tanti saluti a tua mamma.

 

Lucia

Grazie, presenterò.

 

Perpetua (imboccando la porta d’ingresso alla casa)

Se vedete quel fannullone del  Sagrestano ditegli di venire da me , per piacere)

 

Lucia

Va bene, Perpetua, glielo dirò.

 

(escono anche Renzo e Lucia)

4. continua…

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SCENA TERZA

  (Perpetua e Renzo)

 

Renzo (si ode da dietro la porta bussare e urlare con furore)

Ma insomma aprite, o devo sfondare la porta??

 

Perpetua (affrettandosi verso la porta)

Un momento! Arrivo, arrivo.

(apre la porta)

 

Renzo (fa un passo avanti e sbircia all’interno, oltre la spalla di Perpetua che le si para davanti. Indossa un abito elegante, da cerimonia, di colore scuro, con scarpe nere e cravatta a farfalla su camicia bianca. Ha l’aspetto   piacevole di un giovane sano )

Buonasera, Perpetua. Era un po’ che bussavo…..

 

Perpetua (in tono seccato)

-      E va bè!   Mica siamo al servizio vostro!

 

Renzo

Vogliate scusare, ma sapete, è un pezzo che il sig. curato mi rimanda da una giorno all’altro. Oggi avevamo l’appuntamento per fissare finalmente la data… (facendo  per proseguire oltre) E’già qui per caso ?

 

Perpetua (impedendogli il passaggio con il proprio corpo)

Ah è per questo che siete così elegante. Complimenti, fatevi osservare…..

 

Renzo (glissando, tenta ancora di superare Perpetua)

Avete detto che Don Abbondio ci aspetta……..

 

Perpetua (ridiventando arcigna)

Don Abbondio vi manda a dire che è impedito. Sapete (abbassa la voce) Sta molto male……

 

Renzo (sorpreso e perplesso)

Ooh!!! Me ne dispiaccio molto. Ma io non lo voglio incomodare più di tanto. Deve soltanto fissarmi una data, a comodo suo, per celebrare il matrimonio mio e di Lucia……

 

Perpetua ( in tono oscuro ed equivoco, tergiversando)

E già, a voi giovani pare tutto facile. Comunque glielo dirò, state tranquillo che appena guarito, come sarà rientrato dal viaggio e non avrà più impedimenti, saprà servirvi senz’altro.

 

Renzo (contrariato, a voce alta)

Come sarebbe a dire, quando sarà guarito? Quando sarà tornato? A che gioco giochiamo, qui?

 

Perpetua

Vi prego, non gridate; non fate scandali! Se ci tenete alla vita del vostro curato!!!!

 

Renzo

Ma cosa dite? Volete spiegarmi cosa sta succedendo? Parlate, avanti!

 

Perpetua

Io, non posso parlare. Vi prego, andatevene…..

 

Renzo (con uno scatto, scostando la domestica con un movimento brusco del braccio)

Quand’è così, lo chiederò direttamente a lui…….

 

Perpetua ( cercando di trattenerlo)

No, Renzo, parlerò, vi dirò…….Non è colpa sua, sapete. Ci sono al mondo certi birboni………..

 

Renzo (fermandosi)

Birboni?!?!?! Di che birboni state parlando?

 

Perpetua

Non posso far nomi, sapete………anche per il vostro  stesso bene……

 

Renzo (afferrandola per il braccio con violenza)

Li farete, eccome, se li farete. Al mio bene so badare io! Ma voi badate al vostro e parlate!

 

In tal frangente si udrà bussare ancora alla porta.

3. continua…

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SCENA SECONDA  

 (Don Abbondio e Perpetua)

 

Don Abbondio (strillando in direzione della porta di destra, con le mani in testa e girando in tondo per la disperazione)

Perpetua, Perpetua! Presto! Ma dove ti sei cacciata???? Per l’amor del Cielo!!!!

 

Perpetua (entrando in scena trafelata)

 

Eccomi, eccomi! Ma cos’è successo, signor Curato? Vi ha forse morso la tarantola?

 

Don Abbondio (senza badare alle sue parole, disperato c.s.)

Presto, chiudi a chiave quella porta , te ne prego! (poi vedendola indugiare)

Ma presto, prima che ritornino………

 

Perpetua (scuotendosi dall’iniziale sorpresa, si appresta alla porta di sinistra, chiudendola a doppia mandata. Poi con tono di inquisizione)

Prima che tornino chi????

 

Don Abbondio (c.s. ma accasciandosi sulla poltroncina)

Non fare domande alle quali non posso rispondere! Hai chiuso la porta????

 

Perpetua (sempre più incuriosita, sedendosi di fronte)

Ma sì che l’ho chiusa, quella benedetta porta! Adesso volete parlare, finalmente???

Si può sapere cos’è che v’ha tanto spaventato???

 

Don Abbondio (mettendosi un dito indice tra le labbra)

Per l’amor di Dio, vuoi forse la mia rovina? Taci, o sarò perduto!!!

 

Perpetua (ormai rosa da una curiosità irrefrenabile, cambiando tattica)

Va bene, va bene. Parlerò più piano, se è questo che volete……..

Però avete una cera che non mi piace affatto, sapete?

 

Don Abbondio (lasciandosi andare all’autocommiserazione)

E ti credo…… Avrei voluto veder te al mio posto. Che guaio…..

Ma proprio a me doveva capitare?????? Tremo ancora tutto……

 

Perpetua (alzandosi)

A voi vi occorre qualcosa da bere. Non muovetevi! Torno subito.

 

Don Abbondio (prendendosi la testa tra le mani, mentre Perpetua esce)

E dove vuoi che vada! Va, va, ma torna presto! Oh povero me! Me tapino! Come farò? Proprio a me, che nella vita non cerco nessuno! Che guaio, che gran guaio……

 

Perpetua (rientrando in scena con un fiasco di vino in una mano e un bicchiere nell’altra, dopo aver colmato il bicchiere)

Tenete, bevete un sorso del vostro vino, vi gioverà!!!

 

Don Abbondio ( dopo avere scolato  il bicchiere  d’un fiato)

Povero me! Che guaio, come farò?

Perpetua (prendendo la palla al balzo, in tono di solidale complicità)

Confidatevi, dunque, sennò come potrò aiutarvi??

 

Don Abbondio (sul punto di cedere)

Ma tu, saprai mantenere il segreto?

 

Perpetua (alzando gli occhi al cielo e facendosi il segno della Croce)

Sarò muta come un pesce morto! Lo giuro!

 

Don Abbondio (scuotendo il capo)

Quante volte ti devo dire che non si giura? Oh povero me! Son proprio finito…..

 

Perpetua (sporgendosi in avanti ed abbassando il tono della voce)

E dunque…..?

 

Don Abbondio (anche lui sporgendosi ed abbassando la voce)

Son venuti…. Da quella porta……… (indica la porta alla sua destra) Oh mamma del Cielo!! Ma sei sicura di averla chiusa bene?????

 

Perpetua (ormai smaniando)

Oh, via, signor curato! Qui siamo al sicuro! Parli, parli, per carità!!

 

Don Abbondio

Se tu li avessi visti coi tuoi occhi, quei due, non penseresti mai di essere al sicuro! In alcun posto!

 

Perpetua

Ah, quindi erano in due…?

 

Don Abbondio

 

Sì. Due loschi figuri. E’ stato terribile. Non avevo mai incontrato due simili energumeni…..

 

Perpetua

Ho capito! Erano due taglieggiatori mandati dalla mafia per il pizzo! Madonna Santissima! Anche in Chiesa, adesso!? Non c’è più religione……

 

Don Abbondio (in tono seccato)

Ma di cosa straparli? Almeno fossero stati della Mafia. Quelli, in Dio ci credono! Questi invece: guarda il mio orecchio ……Oh povero me!

 

Perpetua

Uomini senza Dio? Erano forse due delle Brigate Rosse?

 

Don Abbondio

Macché! Almeno fosse! Quelli sono uomini di cultura, ancorché senza Dio!

Peggio, Perpetua, peggio! Pensa che mi volevano persino tagliare la gola e sfasciare i denti (si tocca la mascella destra) Oh me sciagurato, chi mi salverà mai da questo impiccio????

 

 

Perpetua

Tagliare la gola e sfasciare  i denti? Allora non potevano essere che un otorino e un dentista del Servizio Sanitario Nazionale messi assieme!!!!!!

 

Don Abbondio

Ma quali dentisti! Quali otorini! Ti dico e ti ripeto che si tratta di due esseri orripilanti!

 

Perpetua (battendo una mano sulla scrivania)

Ci sono !!! Erano due ex-democristiani della Prima Repubblica??!??

 

Don Abbondio (con un gesto risolutivo)

Peggio ancora! Ascolta (si sporge ancor di più verso la domestica e abbassando la voce) Due metallari di Don Rodrigo Ramirez, con le scarpe di cuoio e le mani di ferro(si tocca ancora l’orecchio e la mascella)

 

Perpetua (con una sonora esclamazione)

Due metallari di Don Rodrigo Ramirez!!??

 

Don Abbondio (tendendo le mani in tono supplichevole)

Zitta, per carità, se ci ti è cara  la mia vita!

 

Perpetua (abbassando la voce)

Ma cosa possono volere , di grazia, da Vostra Signoria?????

 

Don Abbondio

Ah, sapessi! Se tu sapessi, Perpetua mia, cosa vogliono quei due e quel loro capo

che solo a sentirne il nome, mi torna la tremarella……

 

Perpetua (spazientendosi)

E parlate, infine, per piacere!

 

Don Abbondio

Mi hanno imposto, a costo della mia vita, capisci?, mi hanno imposto che io non celebri il matrimonio di Lorenzo Tramaglino e Lucia Mondella (Don Abbondio si accascia di nuovo sulla poltrona, sconsolatamente)

 

Perpetua (segnandosi)

Oh Vergine Santissima!!!! E perché mai???

 

Don Abbondio (scuotendosi)

Ma che domande fai??? Anche tu, ti ci metti, adesso? Cosa vuoi che ne sappia, io, dei capricci di questi prepotenti???? E di quel Lorenzaccio, con quel bel carattere che si ritrova?? Così giovane e già vuole rovinarsi con le sue stesse mani????? Che gran guaio…….. Che ne sarà di me…?

 

 

Perpetua (versandogli un altro bicchiere dal fiasco)

Bevete, intanto, e lasciatemi pensare un poco……….povero il mio padrone……….Però ……mi viene un’idea!

 

 

Don Abbondio ( animandosi dopo aver posato il bicchiere sulla scrivania)

Un’idea? Che idea? Parla, presto!!!

 

Perpetua

Fategli un Nulla Osta per un’altra Parrocchia e voi ne siete fuori?

 

Don Abbondio (reagendo stizzito)

E brava! Così quelli penseranno che li ho voluti ingannare e sbeffeggiare!!!

Bell’aiuto, davvero! Aiutami ad andare di là (si alza appoggiandosi alla scrivania, visibilmente malfermo sulle gambe. Perpetua correrà a sorreggerlo). Voglio mettermi a letto. Poi avvertirai il mio medico e dirai a tutti che sono ammalato; che non posso veder nessuno. (Si avviano verso l’ingresso della casa. Quando saranno sulla porta, si udrà bussare alla porta opposta, prima piano e poi sempre più forte. Si udrà anche una squillante voce maschile chiamare forte il nome di Don Abbondio e l’invito perentorio e minaccioso  ad aprire)

 

Don Abbondio (di nuovo spaventato)

Mi pare la voce di Renzo! Povero me! Lasciami e vai ad aprire, prima che sfondi la porta. Digli che non ci sono e che non tornerò prima di quindici giorni. Vai, ce la farò da me. Che guaio…..Proprio a me che non faccio male ad una mosca……….(scompare dietro la porta che viene chiusa prontamente da Perpetua che tranquillizza il pavido parroco)

2. Continua…

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Questo matrimonio non s’ha da fare

Atto Unico in 15 scene

 

riduzione teatrale di Ignazio S. Basile, liberamente ispirata al Romanzo omonimo di Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi” , ambientata nella nostra epoca, con i necessari adattamenti.

 

TRAMA

L’azione si svolge a metà degli anni ottanta, del secolo ventesimo. La trama è quella classica, con qualche necessario adattamento teatrale:  Don Rodrigo, un donnaiolo colombiano che dice di essere un nobile discendente degli antichi conquistadores spagnoli che sbarcarono in America del Sud nel secolo sedicesimo, capeggia una banda di pericolosi  Road’s Rats (letteralmente “Topi di Strada”, un gruppo di metallari) che con le loro donne e con le loro potenti motociclette scorrazzano per la città. Ufficialmente sono adibiti alla consegna di pacchi e messaggi per conto di una delle società che fanno capo a Don Rodrigo e a suo cugino, un altro losco  tessitore di oscure trame, ma in realtà, come si sospetta da tempo, essi sono dediti allo spaccio e al contrabbando di sostanze proibite. La gente comune ha un grande terrore al solo vederli,  ma anche le autorità li temono, un po’ per le coperture politiche che i due cugini riescono a dargli, un po’ per il loro carattere violento e sopraffattore , che non si ferma di fronte a nessuno e che non ammette altra legge diversa da quella dei loro padroni.

 

 

Don Rodrigo un giorno, mentre passeggia con il suo degno cugino, il Conte Attilio, vede passare  una operaia di nome Lucia,  che nella sua grazia semplice e incosciente, attira le brame del farabutto. Il Conte Attilio lo sbeffeggia, dicendogli che una donna così diversa dalle sofisticate bellezze femminili cui il “dongiovanni” è aduso accompagnarsi, non potrà mai essere sua. Don Rodrigo  accetta la sciagurata  sfida, scommettendo con il cugino che riuscirà, in un modo o nell’altro,  a farsi quella ragazza.

 

 

Quando scopre che Lucia sta per sposarsi con un giovane di nome Renzo, manda due dei suoi scagnozzi a minacciare il parroco Don Abbondio affinchè non abbia a celebrare quel matrimonio. Don Abbondio, morto di paura, con scuse e stratagemmi vari riesce a rinviare la data del matrimonio tra i due innamorati. Renzo propone a Lucia di andare a convivere (come d’altronde si usa ai giorni nostri) o, quantomeno, di celebrare provvisoriamente un matrimonio civile. Ma Lucia, profondamente attaccata ai suoi principii religiosi, desidera coronare il suo sogno d’amore celebrando un rito  con i crismi cattolici e comunque  senza rinunciare alla verginità prima del matrimonio.

 

 

Dopo un’animata discussione in un pub, Lucia fugge dal locale. Renzo rimane solo nel pub, annegando nella birra la sua delusione. Ad un certo punto entrano nel locale un gruppo di metallari, tra i quali ci sono anche Greesom e Slim, i due che hanno minacciato Don Abbondio,  ma che niente sanno di Renzo. Due ragazze del gruppo, Anna e Marta,  non di meno, si scambiano degli apprezzamenti sul solitario avventore che fanno ingelosire proprio Slim, fidanzato di Anna. Deciso a punire Renzo, per quella involontaria attenzione che ha suscitato nella sua donna, lo sfida a duello, ma ha la peggio, beccandosi una profonda coltellata nello stomaco per la quale viene prontamente ricoverato in fin di vita all’ospedale.

 

 

In seguito a ciò Renzo, che seppure ha agito sotto l’influsso dell’alcool e con l’attenuante della  provocazione, capisce di averla fatta grossa, si dà alla fuga e viene ricercato dalle forze dell’ordine. Don Rodrigo, approfittando della situazione, dà incarico a Greesom e a un altro sgherro di rapire Lucia, che viene tenuta prigioniera,  a sua disposizione, in una mansarda. Ma quando Greesom va a portare al suo padrone la notizia della compiuta missione, trova Anna nell’ufficio di Don Rodrigo che in lacrime comunica che Slim è morto, ma non per la  coltellata di Renzo, bensì   a causa del  terribile virus dell’HIV che i medici gli hanno trovato nel sangue. E non è tutto. Dalle analisi che gli stessi medici hanno

effettuate sul sangue   di tutti i componenti del gruppo che si sono offerti di donargli il sangue, tra cui Greesom e la stessa Anna,  è risultata, seppure a stadi diversi, la presenza dello stesso micidiale virus. Anche Don Rodrigo, con cui Anna ha avuto una tresca, potrebbe esserne infetto.

 

A questo punto Greesom, folgorato da un improvviso pentimento,  prende una provvidenziale decisione, onde impedire che l’ignara  e innocente Lucia, non solo subisca quel terribile affronto alla quale la concupiscenza del capo l’avrebbe  di sicuro condannata, ma che possa addirittura restarne infetta, a rischio della stessa  sua vita.  Con la moto precede Don Rodrigo alla mansarda-prigione e, liberata Lucia, l’accompagna al sicuro alla Comunità di Recupero per tossicodipendenti e malati di Aids “San Federico Borromeo”, consegnandola al suo Direttore,  Fra Cristoforo, un frate attivo e coraggioso che aveva inutilmente tentato di convincere Don Rodrigo a lasciare in pace la povera Lucia.

 

 

Greesom, ormai completamente pentito, per riscattarsi dal male che adesso capisce di avere fatto,  si offre   di lavorare per la Comunità, se Fra Cristoforo vorrà accettarlo. Il buon frate lo incoraggia e lo rassicura che nella Comunità non solo potrà essere utile agli altri, con l’esempio di operoso ravvedimento, ma potrà ricevere quell’assistenza medica di cui abbisogna chi è nel suo stato di salute.

 

 

Dopo l’arrivo della madre di Lucia, Agnese, e di un don Abbondio lagnoso e sospettoso, fatto chiamare appositamente da Fra Cristoforo su richiesta del Cardinale Borromeo, compare di nuovo in scena Renzo il quale,  stanco di latitare senza pace, ha deciso di costituirsi per potersi difendere dalle accuse. Scopre così con sorpresa e gran piacere che la sua posizione processuale, in seguito alla morte per  Aids di Slim, è assai più tenue di quella che lui paventava. Ma ancora un ostacolo si frappone alla felicità dei due giovani: Lucia, nel buio della mansarda, preda del terrore per il suo incerto destino, ha fatto voto alla Madonna di farsi suora se fosse riuscita a scampare l’ignoto pericolo.

 

 

Tutto però volgerà al sereno quando Fra Cristoforo spiegherà alla giovane che un voto fatto in quelle condizioni non ha valore alcuno. I due fidanzati potranno così coronare il loro tanto sospirato sogno d’amore.

 

 

 

DRAMATIS PERSONAE

 

Don Abbondio                                                           Un parroco pavido e indolente

 

Perpetua                                                                    Domestica di Don Abbondio

 

Greesom                                                                    Luogotenente di Don Rodrigo

 

Slim                                                                           Braccio destro di Gresom

Anna                                                                          Fidanzata di Slim

 

Renzo                                                                        Giovane onesto ma impulsivo

 

Lucia                                                                         Sua promessa sposa

 

Agnese                                                                      Madre di Lucia

 

Fra Cristoforo                                                            Coraggioso e intraprendente Frate

 

Suor Germana                                                           Collaboratrice di Frà Cristoforo

 

Suor Galdina                                                             Altra Collaboratrice di Frà Cristoforo

 

Gervaso                                                                     Titolare di un Pub

 

Maresciallo Pisciotta                                                 Grasso e incapace poliziotto

 

Appuntato Cacione                                                   Suo assistente nelle indagini

 

Due barellieri

 

Avventori del Pub

 

CORO NARRANTE

 

 

SCENA PRIMA

 

L’azione  si svolge all’interno della Sacrestia della Parrocchia del Redentore di cui Don Abbondio è appunto parroco. L’ambiente è arredato lungo la parete frontale con bassi armadi in legno su cui poggiano diverse statue lignee tra cui la Madonna col Bambino, Sant’Ambrogio, San Giuseppe ed altri. Al centro capeggia una scrivania con poltroncina interna e sedie esterne, tutte in legno. Sopra la scrivania un Crocifisso. A sinistra del pubblico la porta che dalla Chiesa immette nella Sacrestia; a destra altra porta che immette nella Canonica ove abitano il parroco e la sua domestica. Alla scrivania sta seduto Don Abbondio che recita le orazioni dal suo Breviario. Ogni tanto solleva gli occhi al cielo, seguitando a mormorare le sue preci;  nel far ciò, chiude il Breviario tenendovi l’indice   della mano destra a mò di segnalibro e, con la stessa mano destra lo adagia    sul ripiano della scrivania, poggiandovi sopra l’altra mano e assumendo un’aria di mistica contemplazione. L’uomo, di circa 60 anni, un po’ rotondo di fattezze e non troppo alto di statura, con pizzo e baffi bianchi e radi, è vestito con l’abito talare tradizionale di colore nero e bottoni che vanno dai piedi al soggolo e termina con colletto bianco e rigido.

 

SCENA PRIMA (Don Abbondio, Greesom e Slim)

 

I due Road’s Rats vestiti con pantaloni di jeans e giubbotto, pure di tela jeans, sul cui dorso si nota l’applicazione  di uno stemma di stoffa raffigurante un grosso topo di fogna, indossano grossi scarponi neri e alti sulla caviglia. Grosse borchie di metallo si notano sia sul giubbotto e sia sui pantaloni, mentre sulla maglietta che si intravvede sotto il giubbotto si noteranno alcuni stemmi, anch’essi di metallo. Sono entrambi alti ma Greesom è più robusto e imponente.

 

Greesom – (entrando rumorosamente in scena senza bussare,  con voce imperiosa )

 

Ehi, di casa!

 

Slim – (trattenendosi sulla porta e bussandovi violentemente, in tono sguaiato)

 

Greesom,  hai  forse dimenticato le buone maniere?

 

Don Abbondio – ( trasalendo, alterato e contrariato, tenterà di alzarsi dalla poltroncina)

 

Ma, ma signori, vi prego……..Non è questo il modo di……..

 

Greesom – ( posando pesantemente una mano sulla spalla di Don Abbondio e obbligandolo a star seduto)

 

Il nostro reverendo non si formalizza mica, vero?

 

 

Don Abbondio  – (Con evidente paura, avendo osservato meglio i due, cambia repentinamente atteggiamento, divenendo ossequioso)

 

Certo che no ! Figuriamoci! Si accomodino, pure! Cosa comandano, lor signori…….

 

Greesom (dopo essersi seduto, imitato dal suo compare, che stenderà, osservato solo in tralice dal prete, i piedi sul bordo della scrivania, cominciando ad armeggiare con una impugnatura in ferro massiccio, in tono minaccioso)

 

Ci risulta che il Reverendo abbia fatto le pubblicazioni a due giovani fidanzati, tali Lucia Mondella e Lorenzo Tramaglino………

 

Don Abbondio – (senza troppa convinzione)

 

Non io, signori, non io! Eventualmente io pubblico a richiesta! Vedete, io sono il servo, e  sono i fedeli che comandano…….

 

Slim – (stendendo il pugno, che adesso indossa l’impugnatura in ferro, verso il prete)

 

Insomma li conoscete o no, questi fidanzati?

 

Don Abbondio – (ritraendosi)

 

-       Ma sapete, io conosco tanta gente! Tutti vengono qui, per battesimi e offizi religiosi vari. Anche per matrimoni,  ben si intende….. Si sa come sono i giovani……impulsivi….frementi………Come avete detto che si chiamano? Trava…mi…

Trava……gli…….

 

Greesom – (alzandosi di scatto e afferrandogli  l’ orecchio  con la mano )

 

-       Questo matrimonio non s’ha da fare, Reverendo, né ora, né mai!!!! Siamo intesi???

 

 

Don Abbondio (cercando di sottrarsi alla morsa della di Greesom)

Ahi, ahi, mi fate male…

 

Slim (alzandosi in piedi e mettendogli il pugno ferrato sotto il naso e ridendo sguaiatamente)

Con questo ho fatto la fortuna di più di un dentista in città. Come si chiama il vostro cavadenti di fiducia?

 

Don Abbondio (che nel frattempo tenta, divincolandosi, di  liberare l’orecchio dalla morsa di Greesom, si toccherà la mascella sinistra alquanto spaventato)

No, no…… per carità………..Vi prego io non…………..

 

Greesom (rivolto inizialmente a Slim in tono di finto rimprovero, allontanando dal viso di Don Abbondio il pugno di ferro con la sua mano sinistra)

Ma Slim, non ci sarà bisogno di queste misure estreme, fra noi galantuomini, nevvero signor curato?

 

Don Abbondio (annuendo con frenesia)

Certo che no! E quando mai……..

 

Greesom (mollando l’orecchio e stando in piedi, come se niente fosse accaduto)

A proposito di galantuomini! Le manda i saluti l’Eccellentissimo Don Rodrigo Ramirez de Barranquilla, il nostro principale

 

Don Abbondio (con un sussulto interrogativo, alzandosi in piedi in segno di rispetto)

Don Rodrigo…ma…quel….. Don Rodrigo…?

 

Greesom (con appropriata enfasi, in tono di commiato)

Ebbene sì, proprio quello! Il cugino del Conte Attilio Mendoza de Almaviva! E tanti saluti anche da lui!

 

Don Abbondio (con un altro sussulto, inchinandosi ossequioso)

Oh, grazie, grazie! Contraccambiate, naturalmente! I miei ossequi……..

 

Greesom (accommiatandosi)

Presenteremo, non dubiti, vossignoria!

 

Slim (prima di seguire il compare, in tono ironico, rimostrando il temibile pugno)

E tanti saluti al suo dentista!

 

Greesom (voltandosi, poco prima di uscire dalla porta, portandosi il dito indice alle labbra)

E….mi raccomando…… Silenzio!  Con chiunque! Se ci tenete a voi!

 

Slim (mostrando ancora il pugno di ferro)

E ai vostri denti!

 

(Usciranno di scena con un buffo inchino e un gesto della mano destra come se si levassero  un immaginario copricapo dalla testa; don Abbondio si porterà le mani al viso in segno di disperazione estrema!)

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